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Giornata contro la violenza sulle donne, iniziative dalla Farnesina alla Presidenza del Consiglio. Gli italiani e la percezione del fenomeno

Nella Giornata della violenza contro le donne, molte sono le iniziative e gli strumenti messi in campo per contrastare questo triste fenomeno. Un flash mob virtuale dal 25 novembre farà viaggiare per 16 giorni il colore arancione attraverso tutta la rete estera della Farnesina per rispondere all’appello dell’Onu ‘Orange the world’, la campagna dedicata alla lotta contro la violenza sulle donne. “Un filo che si snoderà – spiega Angelino Alfano Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale – dalla giornata mondiale contro la violenza di genere fino al 10 dicembre, giorno dedicato dalle Nazioni Unite ai diritti umani. Tutte le sedi consolari e diplomatiche italiane interverranno sui social per richiamare l’attenzione sull’iniziativa che quest’anno si mobilita sul tema “Leave no one behind: end violence against women and girls”.

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Sempre il 25 novembre il Governo ha stanziato 33 milioni l’anno per i prossimi tre anni nel nuovo Piano nazionale antiviolenza. L’annuncio è stato dato dalla sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio con delega alle Pari Opportunità, Maria Elena Boschi. Si tratta di una guida per le aziende sanitarie e ospedaliere per il soccorso e l’assistenza socio-sanitaria alle donne vittime di violenza. Le linee del nuovo Piano nazionale antiviolenza, che avrà durata triennale, sono il frutto di un percorso di confronto e riflessione avviato dal mese di febbraio dal Dipartimento Pari Opportunità con le altre Amministrazioni centrali coinvolte, le Regioni e i Comuni, le associazioni impegnate sul tema della violenza e gli enti pubblici di ricerca. L’altra novità è il fondo per gli orfani di femminicidio, con due milioni e mezzo l’anno per il triennio 2018-2020. Lo prevede un emendamento alla manovra a firma della presidente della commissione d’inchiesta sul femminicidio Francesca Puglisi, come ha spiegato la relatrice al provvedimento, Magda Zanoni. Almeno il 70% del fondo, come si legge nel testo dell’emendamento, sarà destinato a interventi in favore dei minori

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La donna nell’imaginario degli italiani è stata anche analizzata da IPSOS che ha presentato, in questa occasione, una ricerca per indagare le opinioni degli italiani sugli stereotipi di genere.

Un bilancio drammatico si registra dal 2016

I dati denunciano la percezione del fenomeno per spronare tutti a “portare alla luce” situazioni a rischio.

  • 6 milioni e 788 mila donne vittime di violenza fisica o sessuale
  • 652 mila donne vittime di stupri (62,7% commesso da partner o ex partner)
  • 80% aggressioni verso le donne avviene dentro le mura domestiche
  • 149 vittime di femminicidio nel 2016

Nel 65,2% dei casi, i bambini assistono alla violenza sulle madri (violenza assistita) e gli orfani di femminicidio sono 1.700. 17 ML l’anno è il costo economico e sociale della violenza contro le donne. Un fatto sociale da affrontare in ottica multidimensionale, con un piano strutturato che prevede investimenti sulla prevenzione. Dai risultati emerge la persistenza di stereotipi di genere che spesso sono le stesse donne a rafforzarli. Il 33% delle italiane dichiara che tutte le donne sognano di sposarsi, percentuale non distante dagli uomini, 38%. La maternità viene considerata una esperienza che consente alla donna di realizzarsi completamente. L’indagine, elaborata su un campione di 1000 italiani tra i 18-65 anni (uomini 49% e donne 51%) è stata una occasione per individuare quali sono i principali stereotipi cui la donna è soggetta.

Dall’indagine statistica emergono le seguenti affermazioni:

  • La donna è capace di sacrificarsi per la famiglia molto più di un uomo (65%)
  • Per una donna è molto importante essere attraente (62%)
  • Tutte le donne sognano di sposarsi (37%)
  • In presenza di figli piccoli è sempre meglio che il marito lavori e la moglie resti a casa coi bambini (36%)
  • Per l’uomo più che per le donne è molto importante avere successo nel lavoro (35%)
  • La maternità è l’unica esperienza che consente ad una donna di realizzarsi completamente (32%)
  • È soprattutto l’uomo che deve mantenere la famiglia (28%)
  • Avere un’istruzione universitaria è più importante per un ragazzo che per una ragazza (17%)
  • È giusto che in casa sia l’uomo a comandare (13%).

L’indagine ha poi individuato quali comportamenti discriminatori sono accettabili sempre o in alcune circostanze:

  • Fare battute a sfondo sessuale (19%)
  • Fare avances fisiche esplicite (17%)
  • Obbligare la donna a lasciare il lavoro o a cercarne uno (10%)
  • Impedire ad una donna qualsiasi decisione sulla gestione dell’economia familiare (9%)
  • Controllare o impedire le amicizie di una donna con altre persone (8%)
  • Umiliare verbalmente (8%)
  • Rinchiudere una donna in casa o controllare le sue uscite o le sue telefonate (7%)
  • Minacciare o insultare (6%)
  • Sottrarre alla donna al suo stipendio (5%)

Per concludere anche il Presidente del Senato Pietro Grasso ha voluto lanciare un pensiero preciso insistendo sul tema delle denunce: “Dobbiamo riconoscere che siamo indietro anche sotto un profilo culturale e sociale: denunciare una violenza non è facile, c’è la drammatica tentazione di rimuovere interamente quanto accaduto, di non parlarne per colpa degli effetti pubblici e sociali di una denuncia, che spesso sono a carico più delle vittime che dei carnefici. Anche i più recenti casi di cronaca confermano infatti che davanti ad una denuncia non scatta un’unanime solidarietà: le parole di una donna, le sue azioni, vengono soppesate quasi a cercare una giustificazione della violenza subita o, peggio ancora, una colpa o addirittura una convenienza nel tacere o nel denunciare dopo tempo”.

Cristina Montagni
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