Il lavoro domestico è necessario per l’80% degli italiani e per l’89% contribuisce in modo significativo al benessere della società. Questi, alcuni dati contenuti nel 1° Paper del Rapporto 2026 Family (Net) Work: “La social reputation nel lavoro domestico. Dalla percezione sociale alla situazione contrattuale”, presentato il 19 marzo scorso a Roma, realizzato dal Censis e promosso da Assindatcolf Lavoro domestico.

Analisi e visione di un settore fragile
L’indagine – condotta dal Censis su un campione rappresentativo della popolazione – sostiene l’importanza del lavoro domestico, tuttavia emerge una fragile reputazione sociale; il 72% degli italiani pensa sia poco o per nulla stimato e il 54,4% non vorrebbe che un figlio o una figlia lo svolgesse. 9 persone su 10 ritengono sia essenziale per il benessere della società, il 52,3% pensa di non avere alternative e tra coloro che si dichiarano contrari, pesano le condizioni economiche e le prospettive professionali (il 43,8% degli intervistati ritiene ci siano scarse possibilità di crescita e il 42% pensa sia male retribuito). Il 17,2% considera questa scelta libera e il 22,8% lo interpreta come un lavoro temporaneo in attesa di opportunità migliori. Quanto alle tutele, il 57,3% degli italiani sostiene che il lavoro domestico non è tutelato dallo Stato, mentre lo è in parte per il 28,7%, solo il 7,8% ritiene sia adeguatamente protetto. L’illecita occupazione di questi lavoratori pesa sulla reputazione del settore; incide per il 34,5% degli italiani, abbastanza per il 44,3%, mentre il 14,8% pensa incida poco o per niente. L’indagine si concentra anche sulle responsabilità del lavoro nero. Infatti, il 49,5% del campione pensa che le responsabilità siano condivise tra lavoratori e famiglie; il 40% le attribuisce alle famiglie, mentre il 6,5% ai lavoratori domestici. Solo il 4% pensa che il fenomeno non dipenda né dagli uni né dagli altri.
Lavoro dignitoso e aspettative dei figli
Il 54,4% degli italiani non vorrebbe che un figlio o una figlia svolgesse un lavoro domestico, mentre il 15% si dice indifferente e il 30,5% afferma che sarebbe molto o abbastanza contento di questa scelta. Tra chi vede positiva questa possibilità, prevale il riconoscimento della dignità del lavoro: il 59,6% lo considera un lavoro dignitoso, mentre il 33,4% richiama al sentimento dell’assistenza e cura delle persone. Il 15,8% del campione si appella al tema del prestigio sociale, infatti, secondo gli italiani per aumentare la reputazione del lavoro domestico sarebbero necessari incentivi alla regolarizzazione contrattuale (47,6%) e un incremento delle retribuzioni (45,3%).
Andrea Zini, Presidente di Assindatcolf, ha spiegato: “Questa è la prima indagine in Italia dedicata alla social reputation del lavoro domestico e mette in luce un paradosso: è un lavoro riconosciuto come indispensabile, ma ancora poco considerato. In più emerge che negli ultimi dieci anni la reputazione del settore è rimasta sostanzialmente ferma: per il 52,2% degli italiani non è cambiata, mentre solo il 22,9% ritiene sia migliorata e il 18,9% sia peggiorata. In un Paese che affronta un inverno demografico senza precedenti non possiamo permetterci che resti un settore di serie B: chiediamo alle istituzioni di investire per valorizzarlo”.
Cristina Montagni







