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UNICEF Italia. Proposte per tutelare i diritti delle bambine e dei bambini
L’UNICEF Italia il 19 marzo ha proposto alcune raccomandazioni per rafforzare un modello di paternità vicino ad una cultura della cura condivisa e tutelare i diritti degli adolescenti. L’organizzazione ha ricordato che una paternità accudente è una dimensione fondamentale per costruire una società più equa, attenta al benessere di ogni bambino e bambina.

Il modello, pensato per creare un ambiente sereno e alleggerire i carichi di cura delle madri, è articolato in quattro punti essenziali:
• Estendere la durata e l’accessibilità del congedo di paternità oltre gli standard normativi, per garantire un futuro di parità e condivisione della responsabilità educativa e di cura, nonché incentivare la fruizione del congedo parentale.
• Avviare un processo virtuoso per le aziende e organizzazioni che decidono di adottare politiche di lavoro family-friendly, volte alla conciliazione vita-lavoro e al rafforzamento di nuovi modelli culturali di paternità responsiva.
• Aumentare i programmi di formazione per il personale sanitario per aiutare i padri nel loro ruolo accudente sin dai primi mille giorni di vita del neonato.
• Sostenere percorsi di sensibilizzazione, all’interno dei servizi territoriali, che promuovano l’importanza della partecipazione attiva dei padri.
“La paternità – ha commentato Nicola Graziano, Presidente dell’UNICEF Italia – “rappresenta un potente strumento di trasformazione sociale. Per questo l’UNICEF raccomanda ai decisori politici e al settore privato di adottare strumenti adeguati fin dai primi giorni di vita delle bambine e dei bambini”. “Il sostegno dei padri ha concluso “è determinante per l’allattamento, poiché contribuisce a creare un ambiente sereno e la condivisione dei carichi di cura alleggerisce la pressione sulle madri. Promuovere una paternità coinvolgente significa investire in una società più equa e paritaria ma soprattutto costruisce un sistema più attento ai diritti dei più piccoli”.
Cristina Montagni
Premio Eccellenza Donna 2026
Resilienza, coraggio, tenacia e merito, questi i codici della VI edizione del Premio Eccellenza Donna 2026, organizzata il 6 marzo nella Sala Capitolare del Senato. Sul palco hanno sfilato donne che con le loro testimonianze hanno raccontato frammenti di storie di vita, artefici di un cambiamento per un’Italia più equa. Il premio è stato suddiviso in varie sezioni: dal sociale all’arte, dalla scienza alla tecnologia, dalla medicina allo sport per arrivare alle politiche di genere.
Il riconoscimento ha affermato l’impegno, la perseveranza, il talento, la determinazione e soprattutto ha valorizzato le grandi sfide femminili nel mondo del lavoro per giungere alle pari opportunità, un esempio virtuoso per l’intera società.

La Senatrice Cinzia Pellegrino, artefice e promotrice dell’iniziativa, nonché membro delle pari opportunità della Commissione Europea, ha svelato queste esperienze anche a fronte di un disagio segnato dalle loro esistenze. Sin dal principio – ha detto – di non volere celebrare l’8 marzo nei modi abituali, ma sua intenzione comunicare un sentimento inedito: rivelare percorsi per una nuova leadership, basata sulla collaborazione ed empatia. Durante le testimonianze si è resa conto che di fronte all’annosa questione della violenza femminile dentro e fuori le mura domestiche, ci sono donne in grado di abbattere le barriere socioculturali del nostro tempo, attraverso la costante formazione professionale.
Alla Kermesse hanno sfilato donne note al pubblico: Maria Grazia Cucinotta, attrice e testimonial per il sociale e alcune lontane dai riflettori, eccellenze provenienti da diversi mondi: medicina, sport, danza, arte, moda e giornalismo, al fine di valorizzare la parità di genere nell’ambito della vita sociale, civile e professionale. Obiettivo della giornata era tracciare percorsi di successo: cultura, imprenditoria, politica, ricerca scientifica, fino all’arte e alla tecnologia. Un gruppo di professioniste che oltre ad essere portatrici di competenze, sono messaggere di armonia e autentica bellezza; costruttrici di forza nelle azioni per giungere dritte al cuore delle giovani generazioni.
Premio eccellenza donna 2026
Il premio è andato alla vicedirettrice del TG2 Maria Antonietta Spadorcia per l’impegno nel giornalismo politico e aver saputo raggiungere traguardi importanti di carriera, e a Donatella Gimigliano, presidente del Consorzio Humanitas e IntegrArte Onlus che con dedizione ha impiegato la sua vita in favore di donne che hanno subito violenza e a quelle affette da cancro al seno.
Sezione imprenditoria ed eventi internazionali
Tra le eccellenze in grado di coordinare eventi iconici e attrarre istituzioni e celebrità internazionali, Elvia Venosa, considerata tra le più influenti firme del “Destination Wedding” in Italia, è inserita in prestigiose riviste di settore, ed è tra le 10 migliori wedding planner in Italia. Venosa è inoltre ideatrice di grandi eventi internazionali di successo, tra cui il famoso Gran Ballo Viennese di Roma.
Sezione arte
Federica Virgili, artista autodidatta, di formazione umanistica, successivamente imprenditrice, ha intrapreso il percorso pittorico sin da giovane per approdare al mondo espositivo. Virgili vanta numerose esposizioni in Italia e all’estero e per aver sviluppato una tecnica fondata sull’interazione tra colore, luce e vibrazione emotiva, traducendo la dimensione interiore del dolore in opere di intensa forza espressiva. Per resilienza e spettacolo, Erica Occhionero, ballerina di danza aerea, dopo l’infortunio stradale, ha trasformato la sua vita in una nuova forma espressiva, grazie alla conoscenza della fisica. Nel percorso di rinascita ha compreso l’essenza di essere donna e ha raccontato che la resilienza non è forza eroica, ma una forza silenziosa che aiuta a trasformare una difficoltà in nuovi obiettivi.
Sezione sport
Alessia Zecchini, apneista italiana, pluriprimatista mondiale in sei discipline dell’immersione in apnea, 18 volte campionessa del mondo nelle discipline indoor e outdoor, è un connubio tra passione viscerale per il mare, dedizione estrema all’allenamento fisico e mentale e una costante ricerca del superamento dei propri limiti.
Sezione ricerca ambientale
Annamaria Nocita, ittiologa e ricercatrice, ha raggiunto risultati eccellenti senza rinunciare alla propria identità. Dal lato internazionale rappresenta una figura chiave nel dialogo globale sull’uguaglianza di genere e si è distinta per aver saputo valorizzare il patrimonio culturale e biologico, in un settore – ancora oggi – prevalentemente maschile.
Sezione diplomazia e politiche di genere
Elvira Marasco, presidente della fondazione women20, e delegata italiana dell’engagement del gruppo delle donne, dal 2018 si occupa di parità di genere nelle relazioni esterne su progetti europei a loro dedicati. Marasco ha spiegato che al principio la strada è stata tortuosa, successivamente con la partecipazione al G20 (principale forum internazionale), il gruppo ha acquistato rilevanza, dove erano presenti donne rappresentanti di ogni nazionalità. L’obiettivo era fare sintesi per aiutare le popolazioni più fragili e porre la parità di genere al centro degli sforzi di emergenza e ripresa.
Sezione medicina e ricerca scientifica
Nel settore della medicina avanzata, la cardiochirurga Flavia Belloni, specialista in cardiologia interventistica percutanea coronarica, ha operato al Santo Spirito di Roma nei laboratori di emodinamica trattando patologie cardiache con tecniche mininvasive e tecnologie all’avanguardia. Mentre Maria Alessandra Calegari si è distinta per studi innovativi sul tumore del colon-retto e lo sviluppo di terapie personalizzate, contribuendo al progresso della medicina oncologica.
Sezione comunicazione e prevenzione sanitaria
Monica Ramaioli, capo della comunicazione della Fondazione Umberto Veronesi, oggi, direttore generale, coordina un settore cruciale nella ricerca scientifica e di prevenzione. Ramaioli ha ricordato il maestro Umberto Veronesi descrivendolo un faro, un uomo che ha saputo illuminare i suoi collaboratori con passione ed energia. Le donne – ha detto – devono ancora oggi dimostrare di essere più preparate dei colleghi maschi, ma solo attraverso una solida preparazione possono raggiungere traguardi straordinari.
Sezione cyber crime e cyber security
Selene Giupponi, una delle prime donne ad occuparsi di crimini informatici, ha portato in Italia la cyber intelligence. Esperta di Digital Forensics e Managing Director Europa di Resecurity Inc., ha svelato i segreti del Dark Web per combattere il cybercrime ai massimi livelli. Giupponi è segretario generale di Women4Cyber Italia, partner strategico della Polizia Postale. Sul fronte europeo promuove il gender gap nella cyber security con l’intento di spiegare alle nuove generazioni che questo settore non è più appannaggio di soli uomini.
Sezione musica e cultura
Daria Masiero, artista di fama internazionale, con la sua voce da soprano è considerata tra le interpreti più raffinate della sua generazione, calcando i palcoscenici più prestigiosi al mondo; dal Teatro alla Scala, alla Sydney Opera House.
Sezione innovazione e tecnologia
Considerata una eccellenza nel campo dell’ingegneria meccanica, Adele Trombetta viene citata da Forbes tra le 100 imprenditrici più potenti del 2025, oggi vicepresidente di EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa) guida la trasformazione digitale in una delle aree geografiche più complesse del mondo.
Sezione sociale
Cristina Mazzavillani Muti, regista, fondatrice e direttrice artistica del Ravenna Festival, si è definita “impaginatrice di anime” coinvolgendo negli anni nuovi talenti nella sua terra di origine. Infine, con il progetto Sparruccati, Sofia Crescenzo ha raccontato che dopo la diagnosi di linfoma di hodgkin, ha affrontato pesanti cure per arrivare alla guarigione. Da quì nasce il progetto che trae ispirazione dal suo vissuto per affrontare in modo diverso la malattia, grazie all’allestimento di un set cinematografico, dove lo staff ha ideato spazi per truccatori, fashion stylist e costumisti che si occupano di curare il look della persona. La parrucca torna ad essere uno strumento di eleganza, dove al di là del trucco, tutte le persone sono uguali. Un simbolo potente di rinascita e un modo di vedersi con occhi diversi.
Cristina Montagni
Allarme alla Quarta Conferenza Internazionale sul Finanziamento per lo Sviluppo: blocco di 420 miliardi di dollari per la parità di genere nei paesi in via di sviluppo

420 miliardi di dollari bloccano la parità di genere nei paesi in via di sviluppo, la carenza dei finanziamenti, gli scarsi sistemi di tracciamento e le cattive norme finanziarie stanno rallentando i progressi sulla parità di genere. UN Women intervenendo alla Quarta Conferenza Internazionale sul Finanziamento per lo Sviluppo, ha chiesto investimenti urgenti per colmare il divario e rispettare gli impegni in materia di parità.
Ogni anno si stima che i paesi in via di sviluppo non riceveranno i finanziamenti per raggiungere la parità nell’ambito degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG). Alla Conferenza Internazionale dal 30 giugno al 3 luglio 2015 in Spagna, UN Women ha adottato il Compromesso di Siviglia che riafferma l’impegno condiviso degli Stati membri per uno sviluppo inclusivo e sostenibile. Nonostante il contesto globale sia complicato, l’accordo rappresenta un passo verso il riconoscimento del ruolo della parità di genere nelle strategie di finanziamento. Il Fondo per lo Sviluppo rappresenta un’importante opportunità per dare impulso alla parità di genere, riconosciuta essenziale per lo sviluppo sostenibile e per economie forti e inclusive. Quello che occorre sono investimenti costanti e mirati, sbloccare le opportunità e garantire che nessuno venga lasciato indietro.
ONU sostiene un bilancio attento alla questioni di genere

L’ONU sollecita governi e istituzioni finanziarie ad investimenti duraturi che aiutino le donne e le ragazze bisognose. L’attuale gap mostra la carenza di risorse per i diritti e i servizi delle donne e segnala l’urgenza che governi e istituzioni riallochino le risorse di conseguenza. Una parte importante dei finanziamenti globali ignora i Paesi poveri, dove vive la maggioranza delle donne a basso reddito e dove questi investimenti sono più urgenti. Nonostante si registri la crescente diffusione di un bilancio attento alle questioni di genere, solo un paese su quattro dispone di sistemi per monitorare che i fondi pubblici vengano distribuiti per la parità di genere. Senza queste informazioni, è impossibile pianificare, redigere un bilancio e raggiungere gli obiettivi di sviluppo nazionale.
“Non possiamo colmare il divario di genere con bilanci che non riflettono la reale situazione finanziaria”, ha affermato Nyaradzayi Gumbonzvanda, Vicedirettrice Esecutiva di UN Women. “I governi devono sostenere gli impegni con investimenti concreti, monitorare come vengono spesi i fondi e valutare i risultati. La parità deve passare dai bilanci al cuore delle politiche pubbliche. Sono necessarie riforme e una leadership che consideri le donne non un costo, ma un investimento futuro“.
Raccomandazioni UN WOMEN al rispetto dell’Agenda 2030 dello sviluppo sostenibile

- Espandere e potenziare l’uso di un bilancio attento alle questioni di genere per garantire che le priorità nazionali siano in linea con gli obiettivi di parità di genere. Ciò garantisce che i finanziamenti siano destinati per soddisfare i bisogni e i diritti di donne e ragazze in tutti i settori. I paesi devono rafforzare le proprie istituzioni e avere la volontà politica per attuare e monitorare questi bilanci;
- Implementare l’alleggerimento del debito, regole di finanziamento globale eque e una riforma fiscale progressista, attenta alle questioni di genere. Queste misure sono necessarie per porre fine all’austerità e ottenere entrate necessarie per gli investimenti pubblici in servizi essenziali come sanità, istruzione e assistenza.
- Riequilibrare la spesa pubblica per rispondere agli obiettivi di sviluppo umano a lungo termine, tra cui l’uguaglianza di genere, la costruzione della pace e lo sviluppo sociale inclusivo.
- Investire in sistemi di assistenza pubblica come l’assistenza all’infanzia e agli anziani, infrastrutture essenziali che consentono piena partecipazione delle donne nel mondo del lavoro e nella società. Investire il 10% del reddito nazionale nei servizi di assistenza ridurrebbe la povertà, aumenterebbe il reddito familiare e creerebbe milioni di posti di lavoro dignitosi.
UN Women sottolinea infine che la continua carenza di investimenti sta rallentando i progressi in materia di parità, la realizzazione dei diritti, l’emancipazione di donne e ragazze dell’Agenda 2030 e della Piattaforma d’azione di Pechino. Alla 4 Conferenza Internazionale l’Ente delle Nazioni Unite esorta i leader mondiali a coniugare gli impegni politici con i finanziamenti duraturi, trasparenti e responsabili necessari per colmare il gap di 420 miliardi di dollari e mantenere le promesse fatte a metà della popolazione mondiale.
Cristina Montagni
Rapporto OIL-UNICEF: 138 milioni di bambini e adolescenti nel mondo sono ancora vittime di lavoro minorile
Sullo slogan: “I bambini non dovrebbero lavorare sui campi, ma sui sogni”, il 12 giugno si è celebrata la Giornata Mondiale contro il lavoro minorile, con l’obiettivo di portare agli occhi del mondo il grave e ancora diffuso fenomeno dello sfruttamento dei bambini sul lavoro.

La ricorrenza istituita nel 2002 dall’ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro) costituisce una voce per richiamare l’attenzione contro lo sfruttamento sul lavoro di milioni di bambini. Il rapporto: “Lavoro minorile: Stime globali 2024, tendenze e prospettive”, sottolinea da una parte i progressi compiuti e dall’altro denuncia l’esistenza di un diritto ancora negato a milioni di bambini e adolescenti; quello d’imparare, giocare e semplicemente essere bambini.
Qualche dato del Rapporto OIL/UNICEF
Secondo le stime del rapporto dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) e UNICEF, dal 2000 al 2024 il lavoro minorile si è quasi dimezzato passando da 246 milioni è a 138 milioni, di cui 54 milioni sono minorenni coinvolti in lavori pericolosi mettendo a rischio la propria salute, sicurezza e sviluppo. In Italia, circa 340.000 ragazzi sotto i 16 anni sono coinvolti in attività lavorative ai limiti dello sfruttamento. Lo studio sottolinea una riduzione del lavoro minorile di circa il 50% dall’inizio del secolo, ma globalmente il mondo è lontano dal raggiungere l’obiettivo dell’eliminazione entro il 2025. Per cancellare questo fenomeno entro i prossimi cinque anni, gli sforzi dovrebbero essere superiori a 11 volte. I settori più coinvolti sono: l'agricoltura che rappresenta il 61% di tutti i casi, seguiti dai servizi (27%), come il lavoro domestico e la vendita di beni nei mercati, e dal settore industriale (13%), che comprende l'industria mineraria e manifatturiera. Lo studio rileva inoltre che i bambini e ragazzi hanno più probabilità delle bambine e ragazze di essere coinvolti nel lavoro minorile a qualsiasi età, ma quando si include il lavoro domestico non retribuito per 21 ore o più a settimana, il divario di genere si inverte.
Aree interessate dal fenomeno
L’Africa subsahariana costituisce i due terzi (circa 87 milioni) di tutti i bambini impiegati nel lavoro minorile. Nonostante il fenomeno sia sceso dal 24 al 22%, il numero totale è rimasto stagnante a causa della crescita demografica, dei conflitti in corso e di quelli emergenti, dell’estrema povertà e dei sistemi di protezione sociale deboli.
L’Asia e il Pacifico dal 2020 hanno registrato una riduzione più significativa del lavoro minorile, con un tasso sceso dal 6 al 3% (da 49 milioni a 28 milioni di bambini e adolescenti). In America Latina e Caraibi la prevalenza del lavoro minorile è rimasta invariata negli ultimi quattro anni; il numero totale di bambini coinvolti è sceso da 8 a circa 7 milioni.
Proposte UNICEF e OIL
Per accelerare il progresso, UNICEF e OIL propongono ai governi di:
- Investire in protezione sociale per le famiglie vulnerabili, attraverso dispositivi di sicurezza sociale come l’assegno familiare universale, in modo che le famiglie non debbano ricorrere al lavoro minorile;
- Rafforzare i sistemi di protezione dell’infanzia per prevenire e identificare i bambini a rischio, soprattutto per quelli esposti alle forme peggiori di lavoro minorile;
- Assicurare l’accesso universale all’istruzione di qualità, soprattutto nelle aree rurali e nelle zone colpite da crisi, così che ogni bambino e adolescente possa studiare;
- Garantire un lavoro dignitoso a adulti e giovani, compreso il diritto dei lavoratori di organizzarsi e difendere i propri interessi.
- Applicare le leggi e la responsabilità delle imprese per porre fine allo sfruttamento e proteggere i bambini e adolescenti lungo le filiere di fornitura.
Le due Agenzie in conclusione avvertono che, se si vuole mantenere il livello dei risultati raggiunti, sono necessari finanziamenti, sia a livello globale che nazionale. I tagli all’istruzione, protezione sociale e supporto ai mezzi di sostentamento possono spingere le famiglie più fragili sull’orlo del baratro, costringendole a far lavorare i bambini e adolescenti. Allo stesso tempo la riduzione degli investimenti nella raccolta dei dati renderà sempre più difficile individuare e affrontare il problema.
“Il mondo ha fatto progressi nella riduzione del numero di bambini e adolescenti costretti a lavorare. Eppure, troppi continuano ad essere impiegati nelle miniere, nelle fabbriche o nei campi, svolgendo lavori pericolosi per sopravvivere”, ha dichiarato Catherine Russell, Direttrice Generale dell’UNICEF. “Sappiamo che gli sforzi per porre fine al lavoro minorile sono possibili attraverso l’applicazione di tutele legali, estensione della protezione sociale, investimento in un’istruzione gratuita e di qualità e miglioramento dell‘accesso al lavoro dignitoso per gli adulti. Gli attuali tagli dei finanziamenti su scala globale minacciano di far retrocedere le conquiste ottenute ed occorre impegnarsi per garantire che i bambini siano nelle aule e nei campi da gioco, non a lavoro”.
Cristina Montagni
34° anniversario della ratifica dell’Italia della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia
Il 27 maggio si è celebrato il 34° anniversario della ratifica da parte dell’Italia della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia con #dirittincomune27maggio.

UNICEF Italia, con il patrocinio dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI), ha lanciato l’iniziativa dal titolo “DIRITTI IN COMUNE”, una campagna rivolta alle amministrazioni comunali per favorire la conoscenza dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza tra gli amministratori e i cittadini. L’azione è nata per ricordare il 34° anniversario della ratifica da parte del nostro Paese della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza avvenuta con Legge n.176 del 27 maggio 1991.
L’evento è stato accolto da più di 160 comuni e ogni Comune ha invitato a diffondere i contenuti attraverso il sito e i profili social dell’amministrazione e dei singoli amministratori utilizzando l’hashtag #dirittincomune27maggio distribuendo materiali di comunicazione in tutti i luoghi pubblici.

“È nostro preciso dovere” ha commentato Gaetano Manfredi, presidente dell’Anci e sindaco di Napoli, “assicurare che i principi sanciti dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza non rimangano lettera morta, ma si traducano in azioni concrete e quotidiane. Grazie alla vicinanza ai cittadini, siamo in una posizione privilegiata per monitorare, supportare e intervenire a favore dei più giovani, garantendo un ambiente sicuro, inclusivo e ricco di opportunità per la crescita e il loro sviluppo. L’adesione all’iniziativa “Diritti in Comune” rappresenta un passo importante in questa direzione, grazie all’opera di sensibilizzazione che può contribuire a stimolare l’impegno dei Comuni per creare una cultura della consapevolezza e del rispetto dei diritti dell’infanzia all’interno della comunità”.
Nicola Graziano, Presidente dell’UNICEF Italia ha ringraziato l’ANCI per essere anche quest’anno al fianco dell’UNICEF e dei bambini per questa ricorrenza arrivata alla sua quarta edizione. Ogni anno l’evento individua un principio della Convenzione ONU che viene approfondito: questa edizione ha focalizzato il tema dell’ascolto e della partecipazione dei bambini e degli adolescenti, come sancito dall’art. 12. I Comuni svolgono infatti una funzione importante nel garantire la partecipazione dei bambini e degli adolescenti alle scelte e alle decisioni che li riguardano, e DIRITTI IN COMUNE costituisce un’opportunità per le amministrazioni comunali per comunicare alla cittadinanza il proprio impegno nel sostenere politiche e programmi che tengano conto delle richieste e delle esigenze dei più piccoli.
L’iniziativa è stata promossa nell’ambito delle azioni di sensibilizzazione realizzate dal Programma UNICEF Città amiche dei bambini e degli adolescenti e previste dal protocollo ANCI – UNICEF Italia, per mettere in evidenza l’attività svolta dai Comuni nell’attuazione dei principi sanciti dalla Convenzione ONU.
Per informazioni sul Programma UNICEF Città amiche dei bambini e degli adolescenti: www.unicef.it/cittamiche
Cristina Montagni
L’Europa e i suoi valori richiedono unità
“Difendere l’Europa e i suoi valori”, la conferenza coordinata dall’associazione “Io Parlo Europeo” per portare consapevolezza e coscienza europea a cittadini e cittadine, promossa dall’ex parlamentare europea Beatrice Covassi di cui è presidente, nasce in un momento di sfide sull’identità dell’Europa rispetto agli avvenimenti degli ultimi mesi. Il dibattito svolto ad aprile a Roma, nello spazio Esperienza Europa David Sassoli, ha focalizzato l’impegno di ripartire da una resistenza europea proveniente dal basso per lanciare un’azione collettiva e creare un legame con l’Europa attraverso unità e coraggio.

Stati Uniti lontani dai valori di riferimento europei
I relatori hanno indicato scenari inediti; messaggi giunti alle delegazioni di Ginevra e Parigi in cui si rileva che gli Stati Uniti non sono più partner affidabili, distanti dai nostri valori di riferimento che potrebbero creare fibrillazioni sull’intero sistema multilaterale. L’amministrazione americana, all’inizio dell’insediamento, ha impedito i riferimenti rispetto all’agenda 2030, dove ambiente, clima, parità, sono banditi dai documenti delle organizzazioni internazionali. Poi con lo smantellamento delle strutture multilaterali non si sa se l’Europa troverà il coraggio di riempire il vuoto lasciato dagli Stati Uniti. Non sempre sarà possibile sostenere determinati impegni finanziari, si pensi all’intero sistema della cooperazione allo sviluppo, dove i finanziamenti all’USAID (Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale) sono bloccati. Per l’Europa sarà difficile sostituirsi, perché non ha la capacità di raddoppiare i fondi alla cooperazione. A queste criticità si aggiungono le tensioni interne all’Europa, dove libertà, uguaglianza, fratellanza e diritti umani vacillano con l’avanzata di nuovi nazionalismi, populismi e l’ascesa di regimi che tendono alle autocrazie. I valori che davamo per scontati da oltre 70 anni, oggi non sono più così ovvi.
Nel disordine mondiale l’Europa può essere visionaria
L’attuale disordine mondiale non dipende solo dalla presidenza Trump; nel tempo sono venute meno le basi dell’ordine occidentale. Nel 1945 gli Stati Uniti possedevano il 50% del PIL mondiale, nel 1973 il G7 deteneva il 50% della ricchezza globale, oggi è al 30%. Se a ciò si aggiungono gli attacchi ai paesi emergenti, con la leadership statunitense si delinea una svolta imperialista che cerca di drenare risorse al resto del mondo per ottenere una posizione dominante. La svolta americana porta in primo piano una politica di potenza, in cui Stati Uniti, Cina, Russia e presto l’India, cercheranno di competere nel mercato di risparmio del mondo, compresa l’Europa. In questo quadro, l’Europa appare il “ventre molle” dell’ordine mondiale; questo il motivo per il quale occorre una trasformazione per difendere i propri interessi e valori. È necessario – come ha detto Draghi – che l’Europa agisca come un unico Stato, completi il processo di federalizzazione, superi l’unanimità, abbia competenza esclusiva in politica estera, capacità concorrenziale sulla difesa e rafforzi i poteri della commissione; poiché al momento è simile ad una federazione, si pensi all’unione monetaria dove la commissione occupa un ruolo rilevante.
Dal sistema comune di difesa alla transizione ecologica
Oggi assistiamo ad una diffusa domanda di Europa che si manifesta nelle piazze, dove le persone sanno che per garantire il proprio stile di vita, sicurezza, benessere, democrazia e libertà, occorre l’unificazione dell’Europa. Da un lato occorre riformare i Trattati, dall’altro costruire il consenso degli Stati membri per dare risposte ai cittadini. Per Castaldi è necessario un sistema comune di difesa, contenere i costi energetici che penalizzano il tessuto produttivo. La creazione di una “griglia energetica” europea si tradurrebbe in una riduzione dei costi del 32%. Altro elemento riguarda l’unione fiscale per finanziare la transizione ecologica, digitale e difesa. Il recente rapporto Draghi propone alcune soluzioni, ma anche la proposta della Commissione Juncker circa l’armonizzazione fiscale dove si parla di una aliquota mediana europea per tassare le imprese; ciò porterebbe a un gettito di 239 miliardi in più all’anno.
Valori e strategie di difesa sono fattori interconnessi

Valori e difesa si inquadrano su piani diversi. Così Costanza Hermanin sostiene che la tutela dei valori europei e della libertà della democrazia si applicano anche alle politiche di difesa militari, poiché il controllo civile sui militari ispirati ai valori, rappresenta la base della nostra convivenza. Altro fattore riguarda l’attacco ai valori e alla democrazia che delinea una strategia di guerra ibrida e un altro elemento attiene alla struttura istituzionale. Su valori e strategia della difesa, l’UE ha compreso il nesso tra questi fattori, infatti, già nel 2020 Von der Leyen aveva pubblicato l’Action plan sul Defense of democracy attraverso il quale la commissione aveva utilizzato strumenti per tutelare gli aspetti valoriali attraverso le basi giuridiche del mercato interno. In questo scenario la ricercatrice ha detto che il lavoro ha prodotto una proposta sulla trasparenza nei finanziamenti ai partiti politici, sul pluralismo dei media (European Media Freedom act) che tutela i giornalisti per far luce sui finanziamenti dei media, e una direttiva sulla rappresentanza degli interessi degli Stati terzi nel mercato europeo. L’idea è vigilare sulle interferenze degli Stati terzi all’interno dei paesi dell’Unione Europea. Queste proposte adottate nel 2023 legano la difesa ai valori, così come è importante che i rappresentanti politici li rappresentino, poiché il rischio è bloccare la prosecuzione di una strategia comune di difesa Europea, come all’interno del proprio Paese si potrebbero determinare il mancato rispetto di tali diritti. A livello Europeo esiste il Digital Service Act, strumenti in grado di contrastare la disinformazione che introduce una serie di norme per proteggere i nostri diritti fondamentali online. Questi diritti includono la libertà di pensiero, espressione, informazione e opinione senza manipolazione. In conclusione, la commissione è chiamata a mostrare maggiore coraggio per aiutare nella costruzione della difesa.
Hanno contribuito alla conferenza: Roberto Castaldi, segretario nazionale del Movimento federalista europeo; Marco Del Panta, segretario generale dell’European University Institute di Fiesole (Firenze) e vicepresidente di Io Parlo Europeo; Costanza Hermanin, docente di politiche Ue presso European University Institute e College of Europe; Antonio Tanca, professore di politica di sicurezza e difesa comune dell’Unione europea all’Università di Milano-Bicocca, già funzionario del Consiglio Ue e Thierry Vissol, direttore del Centro euro-mediterraneo Librexpression della Fondazione Giuseppe Di Vagno
Cristina Montagni













