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Le ragioni della violenza e i condizionamenti psicologici nel nostro tempo

Per violenza si intende un atto commesso contro l’altrui volontà che si esprime in vari modi (abuso di potere, controllo, sopruso fisico-sessuale, psicologico, economico, plagio, minacce, umiliazione ed altro).

In Italia il 70% dei delitti commessi in famiglia coinvolgono la donna all’interno delle mura domestiche che subisce violenza fisica ed economica. Tuttavia, non sono solo le donne a patire soprusi e violenze, esiste una realtà poco narrata che attiene ai maltrattamenti nei confronti dei minori di genere maschile.

Di recente l’ISTAT ha comunicato che il 69% delle donne che si rivolge al numero verde 1522, dichiara di avere figli minori, di questi il 62% ha assistito alla violenza e il 18% sostiene di averla subita in prima persona. In generale il 97% delle violenze vengono commesse da uomini, contro l’85,4% dei casi di violenza maschile. Secondo i dati la molestia più diffusa è quella verbale, seguita da pedinamenti e molestie fisiche. L’ambiente domestico è poi il luogo in cui si svolgono la maggior parte dei maltrattamenti perlopiù ad opera di uomini che sfogano la rabbia fisicamente, mentre le donne tendono ad agire sulla psiche.

Contesto sociale di appartenenza 

Nel nostro contesto sociale la violenza affettiva ed emotiva è spesso nascosta, risiede nella relazione tra genitori e figli, nella vita domestica, nel lavoro, tra i due generi e può essere economica, ideologica ed etnica. La violenza non solo uccide l’altro ma si manifesta quando si usano parole mordaci, quando si compie un gesto per allontanare una persona, quando si obbedisce per paura. Come afferma il filosofo Jiddu Krishnamurti, la violenza non è solo strage organizzata in nome di Dio, della società o della patria, è più sottile e profonda. Odio e violenza, sostiene Andrea Zirilli, sono scelte facili perché fomentate da una rabbia difficile da domare. Chi è in errore, compensa con la violenza ciò che manca (Johann Wolfgang Goethe) ed è un metodo di lotta inferiore, brutale ed illusorio, fonte di debolezza in ragione di effimeri trionfi (Filippo Turati). La violenza, frutto della nostra epoca, può uccidere colui che stai odiando, ma non uccide l’odio (Martin Luther King).

Le radici della violenza

Le radici della violenza secondo Mahatma Gandhi sono la ricchezza senza lavoro, il piacere senza coscienza, la conoscenza senza carattere, il commercio senza etica, la scienza senza umanità, la politica senza principi. Ma è anche paura delle idee altrui e poca fiducia nelle proprie (Filippo Turati), è sintomo di impotenza (Anais Nin). Nella violenza dimentichiamo chi siamo (Mary McCarthy) e le persone sono indotte a credere che il dolore derivi dagli altri, quindi gli altri meritano di essere puniti (Marshall Rosenberg). “Ciò che mi spaventa non è la violenza dei cattivi” disse Martin Luther King “è l’indifferenza dei buoni perché è il rifugio dell’incompetente e dell’incapace (Isaac Asimov) e mai può creare qualcosa di buono bensì solo distruzione (Benedetto Croce).

Rabbia e paura. Le connessioni cerebrali della violenza

La violenza è una patologia che danneggia coloro che ne fanno uso indipendentemente dalla causa, e se non viene compresa sfocia in guerra o follia (Sam Peckinpah). La rabbia e la paura sono presenti sia nell’aggressore che nella vittima con modalità diverse attivate dalle connessioni cerebrali. I circuiti neurali si attivano per proteggerci dalle minacce con l’attacco (rabbia), la fuga (paura), il freezing (panico) e perdurano nei secoli; di conseguenza il nostro cervello utilizza gli stessi circuiti neurali per processare le minacce fisiche, psicologiche, emotive e sociali. Recenti studi sulla neurobiologia e neuroscienze confermano che il cervello è motore dell’apprendimento sociale dell’uomo, possiede energia, plasticità ed è in grado di modificare nel tempo la funzionalità delle sue parti in quanto dalla nascita è predisposto per poter funzionare. Le esperienze vissute attraverso l’ambiente attivano le funzionalità grazie alle connessioni neurali che a loro volta determinano comportamenti nella relazione e nella comunicazione con il mondo esterno. I comportamenti sociali che si apprendono come imitazione-modellamento – localizzati nel lobo frontale inferiore sinistro della corteccia anteriore ed in alcune aree del lobo frontale – sono responsabili del controllo delle emozioni e dei comportamenti aggressivi.

In conclusione, tra tutte le emozioni vissute dall’uomo, rabbia e paura sono quelle che si alternano più facilmente come la felicità, tristezza, gioia e dolore.

Maria Zampiron

Psicologa-Psicoterapeuta

Ordine degli Psicologi della Regione Lazio

Fondazione Onda e l’Open Week salute donna

In occasione della VI Giornata nazionale della salute della donna, la Fondazione Onda dedica dal 19 al 25 aprile una settimana gratuita di prevenzione e cura al femminile. L’obiettivo è promuovere una sana informazione sulle patologie più diffuse a livello epidemiologico nella popolazione (quali sono, come prevenirle, come riconoscerle e affrontarle).

Alimentare la conoscenza, sviluppare consapevolezza è un passo fondamentale per tutelare la propria salute e compiere scelte adeguate a preservarla. La buona informazione genera scelte migliori anche in ambito sanitario in termini di diagnosi e cura. In questa occasione non manca il progetto “UNA SETTIMANA PER LA SALUTE DELLA DONNA NEGLI OSPEDALI CON I BOLLINI ROSA”.

Gli ospedali con i Bollini Rosa che hanno aderito all’iniziativa, saranno offerti gratuitamente servizi clinici, diagnostici e informativi (in presenza e a distanza) nelle aree specialistiche di cardiologia, dermatologia, diabetologia, dietologia e nutrizione, endocrinologia e malattie del metabolismo, geriatria, ginecologia e ostetricia, medicina della riproduzione, neonatologia e patologia neonatale, neurologia, oncologia ginecologica, oncologia medica, pediatria, psichiatria, reumatologia, senologia, urologia, violenza sulla donna. Un appuntamento per sottolineare l’importanza della prevenzione primaria, della diagnosi precoce, dell’aderenza terapeutica e facilitare l’accessibilità ai servizi, ancor più a fronte del protrarsi dell’emergenza sanitaria da pandemia Covid-19.

Per conoscere orari, date e modalità di accesso ai servizi, basta cliccare sul banner in home page e scoprire i servizi offerti. Seleziona la Regione e la Provincia di interesse per visualizzare l’elenco degli ospedali e il nome della struttura per consultare il/i servizio/i offerto/i.

Tutte le prestazioni sono consultabili dal 6 aprile 2021 a questo link H-Open Week sulla Salute della Donna (bollinirosa.it)

Cristina Montagni

Welfare aziendale e lavoro. Una delicata ripartenza post Covid-19

Il welfare aziendale può giocare un ruolo significativo e le nuove modalità di lavoro se non bilanciate possono generare disparità fra i lavoratori con il rischio di far emergere fragilità in una fase di alta competizione nei mercati. È evidente il bisogno di motivazione e appartenenza che metta a fuoco le prossime sfide per aziende e lavoratori. Questi alcuni temi esposti il 24 marzo a seguito della presentazione del 4° Rapporto Censis-Eudaimon con il contributo di Credem, Edison e Michelin.

Sentimento dei lavoratori

Tre italiani su quattro impiegati nel privato sono impauriti per il loro futuro e temono di ritrovarsi presto disoccupati. In particolare, questo sentimento appartiene a 4,6 milioni di lavoratori che pensano di dover accettare tagli sulle retribuzioni, 4,4 milioni di restare disoccupati, 3,6 milioni di cambiare lavoro e 4,5 milioni di lavorare di più. Lo stato d’ansia coinvolge 9,4 milioni di lavoratori nonostante sia stato stabilito per decreto il blocco dei licenziamenti.

Ottimismo delle aziende

L’ottimismo delle aziende per una ripresa a seguito della pandemia si contrappone all’oscuro sentimento dei lavoratori. L’87% dei responsabili aziendali intervistati dal Censis guarda con fiducia al futuro e lo dimostra con gli stati d’animo prevalenti: voglia di fare (62,2%), speranza (33,7%) e coesione interna (30,1%). Un futuro possibile orientato al recupero di fatturato e quote di mercato (76%) e alla sfida della transizione digitale (36,2%). La fiducia delle aziende stupisce ancora di più poiché il 68,7% di esse ha registrato notevoli perdite di fatturato dopo il lockdown della scorsa primavera.

La doppia faccia del lavoro agile

Il lavoro da casa – nonostante sia oggetto di valutazione soggettiva – è apprezzato da chi lo pratica e temuto da chi non può permetterselo. È apprezzato dal 52,4% di chi lo pratica ma è una minaccia per il 64,4% di chi lavora in presenza. Così i timori sul futuro sono diversificati: il 33,5% dei lavoratori teme di dover tornare a lavorare sempre e solo in presenza, il 18,2% di lavorare di più in smart working. Numeri che confermano un rapporto soggettivo con il lavoro a distanza che imporrà il ricorso a modelli ibridi bilanciati tra le due modalità e soprattutto ritagliati in base alle specifiche necessità dei lavoratori. Il 31,6% dei lavoratori ha sperimentato il lavoro da remoto: il 51,5% dei dirigenti, il 34,3% degli impiegati e il 12,3% degli operai. Per il lavoro a distanza vengono espressi giudizi controversi, infatti il 52,4% degli smartworker lo apprezza e vorrebbe che restasse in futuro, mentre il 64,4% di chi lavora in presenza lo teme. Per il 37% degli smartworker il lavoro è rimasto uguale, mentre per il 35,5% è peggiorato e per il 27,5% è migliorato. Tuttavia, per 4 lavoratori su 10 il lavoro da casa genera forti disuguaglianze e divisioni all’interno dell’azienda. In concreto lo scenario futuro nel mondo del lavoro sarà contrassegnato da resistenze culturali, nuove modalità imposte dal digitale e dicotomia tra aziende proiettate verso obiettivi di mercato e lavoratori ripiegati su paure e richieste di nuove certezze.

Il potenziale economico del welfare aziendale

Il welfare aziendale se fosse adottato da tutte le imprese del settore privato, il valore economico potrebbe raggiungere 53 miliardi di euro. I benefici aziendali sarebbero pari a 34 miliardi, tra vantaggi fiscali e possibili incrementi di produttività. Per ogni lavoratore il beneficio sarebbe pari a una mensilità in più all’anno, per un totale di 19 miliardi. Per l’87,2% delle aziende il welfare aziendale sarà decisivo in futuro, infatti per il 52% migliorerebbe la coesione interna dei lavoratori sempre più diversificati nelle modalità di lavoro e per il 35,2% renderebbe disponibili servizi di welfare utili e strumenti di formazione per trasferire nuove competenze ai lavoratori. In definitiva aziende e lavoratori si trovano d’accordo nel welfare aziendale: il 77,4% di loro vorrebbe sia potenziato in azienda, il dato tocca l’83,1% tra i dirigenti, all’82,1% tra gli impiegati e scende al 61% tra gli operai.

Rapporto Censis-Eudaimon

Il Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale è stato commentato da Francesco Maietta, responsabile dell’Area Politiche sociali del Censis, da Alberto Perfumo, Amministratore Delegato di Eudaimon, Claudio Durigon, Sottosegretario del Ministero dell’Economia e delle Finanze, Luigi Sbarra, Segretario Generale della Cisl, Debora Serracchiani, Presidente della XI Commissione Lavoro Pubblico e Privato della Camera dei deputati, e Massimiliano Valerii, Direttore Generale del Censis.

Cristina Montagni

No Women No Panel e Politiche UE per la parità di genere

Nella sede del Parlamento Europeo a Roma il 23 marzo si è svolto il convegno Next Generation EU: le politiche per la parità di genere e l’iniziativa “No Women No Panel – Senza Donne non se ne parla”. La campagna lanciata dalla Commissaria europea Mariya Gabriel intende scardinare gli stereotipi che vedono le donne in diversi ambiti lavorativi, dibattiti, conferenze e commissioni, non equamente rappresentate.

Al webinar hanno aderito Elena Bonetti, Ministra per le Pari Opportunità e per la Famiglia, Evelyn Regner, Presidente della commissione per i Diritti delle Donne e l’Uguaglianza di Genere del Parlamento europeo, Mariya Gabriel, Commissaria europea per l’Innovazione e Paolo Gentiloni Commissario europeo all’Economia.

Il direttore del PE in Italia Carlo Corazza nell’introdurre il dibattito sottolinea che l’Europa è in prima linea sulla parità di genere, riconosce che c’è molto da fare e i numeri lo confermano. “Oggi ci sono oltre 640 milioni di donne occupate in meno a livello globale, con enormi differenze salariali e fragilità contrattuali dovuti a stereotipi culturali che non appartengono ai paesi in via di sviluppo ma risiedono in Occidente”. Inoltre, un sondaggio della Women Forum sui paesi G7 mostra che il 74% degli intervistati ritiene normale che la donna debba sacrificare la carriera per una piena vita familiare, mentre il 38% pensa ci sia differenza nell’apprendimento maschi/femmine, per cui le donne sarebbero meno adatte alle professioni scientifiche. Questa arretratezza culturale reca un danno all’intera società, e uno studio McKinsey dimostra che se vi fosse piena parità si potrebbero liberare già dal 2025 oltre 240 milioni posti di lavoro generando un PIL pari a quello del Giappone, Germania e Regno Unito.

Lavoro, benessere, equità sociale per la Ministra Elena Bonetti

A sinistra Simona Sala-Direttrice Rai Radio1 e Ministra Elena Bonetti

La ministra Elena Bonetti convinta della campagna “No Women No panel” sostiene sia fondamentale abbracciare una cultura che promuova la parità di genere, un atto di civiltà al quale il nostro paese è rimasto troppo indietro. “Le donne in Italia sono all’altezza per esercitare una leadership in ogni settore” e aggiunge “la parità non si concede ma si costruisce con un sistema politico, economico e lavorativo in cui la parità è scelta come elemento necessario per esercitare la democrazia”. “Con il Piano Next Generation EU l’Italia avrà a disposizione 191 miliardi di euro per incidere su tre pilastri primari: Sud, Giovani e Donne”. Il governo – guidato da Mario Draghi – ha come obiettivo la parità di genere riconosciuto come un investimento e non un costo; quindi investire nelle donne significa promuovere lavoro, benessere ed equità sociale. La ministra conferma che a breve verrà disposto un piano in cui saranno definite azioni per singoli interventi. “Dal lato del lavoro” commenta “siamo sotto la soglia del 48%, occorre puntare alla media europea, 20% in più di posti di lavoro, incidendo sui territori e sulle donne del Sud Italia”. “Per gli asili nido è necessario raggiungere il 50% di posti di lavoro, media francese (Italia 24% della media nazionale). Questo traguardo può essere ottenuto modificando la legge Family Act che avrà un effetto moltiplicatore sulle donne spesso costrette a seguire i figli nella cura e nelle attività educative”.

Gender mainstreaming vs una valutazione della parità di genere

Simona Sala, Elena Bonetti, Emma D’Aquino

Il modello Gender mainstreaming costituisce la strategia europea per raggiungere una pari opportunità tra uomini e donne. Su questo modello il presidente del Consiglio Draghi ha lanciato la prima strategia per la parità di genere, dove la filosofia – simile alla campagna “non women non panel” – è che la parità venga considerata uno strumento di produttività economico-sociale, cioè ogni azione verrà misurata attraverso uno strumento di valutazione per ottenere un indice sistemico. “Sul piano della transizione energetica” sottolinea Bonetti “si adotteranno criteri ad hoc per aumentare l’impatto della componente femminile in ogni settore e successivamente verificare quanto la misura incida sull’occupazione femminile nei settori produttivi. Il concetto è introdurre – sia nel pubblico che nel privato – un’indicizzazione che promuova e valuti la parità di genere”. Ogni azienda dovrà specificare in modo trasparente quanto le azioni messe in campo hanno incentivato la parità nella leadership. “Solo così” afferma la ministra “sarà possibile premiare le azioni positive adottate dall’azienda, viceversa penalizzare quelle che non si dotano di tali criteri. Per quanto riguarda il bonus baby-sitter Bonetti chiarisce che il paese deve sostenere un welfare nel quale il carico di cura genitoriale è visto come una responsabilità che il genitore esercita in nome di tutti e va accompagnato. Il governo ha trovato 300 milioni di euro per gli aiuti alle lavoratrici (partite IVA, libere professioniste) ma sta studiando un piano per incrementare le risorse a partire dall’assegno unico universale che incide in buona parte sulle spese educative della famiglia.

Programma Europeo InvestEU 2021-2027

Evelyn Regner, Presidente della Commissione per i Diritti delle Donne

Evelyn Regner conferma che il Piano Europeo InvestEU 2021-2027 stanzia ingenti risorse per sostenere l’occupazione femminile. “Le donne penalizzate dalla pandemia” commenta “con questo piano hanno la possibilità d’essere maggiormente occupate. Pregiudizi, retaggi culturali, ingiustizia fiscale, scarso accesso al credito, hanno fatto credere che le donne siano meno propense a fare impresa. Invece sono loro a dar vita a piccole e medie imprese investendo capitale proprio senza dimenticare che sono anche impegnate in lavori sociali”. Obiettivo della Commissione è eliminare le ingiustizie, promuovere l’equità sociale, garantire l’accesso nei posti chiave e far sì che le banche concedano maggiori crediti alle donne. “Focus del piano” conclude Regner è “incentivare i micro finanziamenti, dare spazio all’economia sociale, promuovere la parità e premiare le qualifiche professionali con l’istruzione”.

Mariya Gabriel, promotrice della campagna “No Women No Panel”

Mariya Gabriel, promotrice della campagna “No Women No Panel”

La Commissaria europea Gabriel sostiene che esistono donne di talento che possiedono un forte potenziale imprenditoriale a favore dell’economia verde. Il 41% sono scienziate, ingegneri, il 48% sono laureate e rappresentano il 33% dei ricercatori ed il 32% ricoprono alte cariche universitarie; insomma, un universo che ha bisogno di maggiore visibilità. La campagna “No Women No Panel” nata nel 2018 intende garantire che almeno una donna partecipi ad ogni panel istituzionale per sensibilizzare il pubblico all’uguaglianza di genere.

Paolo Gentiloni Commissario europeo all’Economia

Valutazione dell’impatto di genere, il punto del Commissario europeo Paolo Gentiloni

Con Next Generation EU la Commissione dovrà sorvegliare sull’attuazione delle regole affinché vengano ben allocate le risorse per misurare la valutazione dell’impatto di genere (VIG). Da un lato verificherà l’impatto sugli investimenti, dall’altra sorveglierà affinché ogni paese rispetti le linee dettate dal Piano europeo. In ordine alla parità salariale – principio sancito dai Trattati di Roma nel 1954 ma rimasto sulla carta – Gentiloni specifica che il divario in Europa si attesta al 14% ma triplica sulle pensioni (33%).

Simona Sala, Paolo Gentiloni, Elena Bonetti, Emma D’Aquino

“Di recente” spiega “la Commissione Europea ha firmato la direttiva che obbliga le imprese a rendere trasparenti gli stipendi tra uomini e donne. Questo strumento di vigilanza sarà uno stimolo per le aziende e per le organizzazioni sindacali che avranno il compito di far rispettare la direttiva all’interno delle strutture imprenditoriali”. “Infine”, conclude Gentiloni “il Recovery plan sarà un’occasione per accelerare la parità di genere e Next Generation EU va proprio in questa direzione e aggiunge che la prima tranche dei fondi europei (circa 20 miliardi) potrebbe arrivare prima della pausa estiva.

Cristina Montagni

L’Italia ospita il Pre-Vertice a Roma sui sistemi alimentari delle Nazioni Unite 2021

L’Italia dal 19 al 21 luglio darà il via ai lavori pre-Vertice delle Nazioni Unite sui sistemi alimentari 2021. La manifestazione che si svolgerà a Roma, annunciata il 17 marzo dalle Nazioni Unite e dal Governo italiano, sarà un’occasione per realizzare nuovi obiettivi in considerazione che l’Italia presiederà a novembre il G20 e ospiterà la Conferenza delle parti sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite (COP26, Climate Change Conference of the Parties).

Sotto la guida del Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres e del Presidente del Consiglio italiano Mario Draghi, l’evento contribuirà a riunire gli sforzi di un processo globale che ambisca alla trasformazione dei sistemi alimentari. La tre giorni che ospiterà giovani, piccoli agricoltori, popolazioni indigene, ricercatori, settore privato, leader politici e ministri dell’agricoltura, dell’ambiente, della salute e delle finanze, mira a fornire un approccio scientifico basato sulle buone pratiche provenienti da tutto il mondo e lanciare azioni condivise per mobilitare finanziamenti e nuove alleanze. Il Vertice finale sui sistemi alimentari si svolgerà poi a settembre durante l’assemblea generale delle Nazioni Unite a New York.

Il pre-vertice in Italia” ha spiegato il Segretario Generale delle Nazioni Unite Guterres “sarà fondamentale per mobilitare gli ambiziosi impegni di cui abbiamo bisogno per costruire sistemi alimentari sostenibili che siano di aiuto alle popolazioni, al pianeta e alla prosperità”. “Queste azioni” ha aggiunto “daranno la possibilità di ricostruire il mondo post COVID-19, combattere la fame crescente ed affrontare la crisi climatica”.

Sulla stessa linea il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha affermato “mi aspetto che tutti si uniscano a noi in uno sforzo globale per proteggere l’ambiente con azioni significative”. “L’Italia” ha poi aggiunto “è pronta ad accogliere il Vertice sui sistemi alimentari a Roma per affrontare il tema della sicurezza alimentare all’interno del programma come Presidenza del G20. Infine, ha ricordato che con le Nazioni Unite e le agenzie con sede a Roma, l’Italia si impegnerà a promuovere un’agricoltura migliore, filiere produttive sostenibili e stili di vita salutari.

Svolgimento dei lavori nel Pre-Vertice a Roma

Il pre-vertice si svolgerà in modalità virtuale per tre giorni, durante i quali molti parteciperanno di persona presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite e dalla sede FAO di Roma, mentre altri si collegheranno da ogni parte del mondo attraverso un’imponente piattaforma virtuale. Durante le conferenze i principali leader mondiali saranno chiamati a proporre strategie, soluzioni ed alleanze per “ricostruire meglio” dopo il Covid-19. Allo stesso modo i leader di tutto il mondo saranno interpellati sul come raggiungere i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG, Sustainable Development Goals), ognuno dei quali fa riferimento ai sistemi alimentari, alla nutrizione, alla sostenibilità e all’equità.

Ulteriori informazioni sul Vertice sui sistemi alimentari delle Nazioni Unite del 2021 sono disponibili online: www.un.org/en/food-systems-summit

Cristina Montagni

Il PE nella Giornata internazionale della donna: Emancipazione, leadership e trasparenza salariale

Un parterre d‘eccezione per ricordare la Giornata internazionale della donna durante la plenaria del PE l’8 marzo scorso. Sono intervenute alla commissione la Prima ministra neozelandese Ardern, la Vicepresidente americana Harris, il Presidente Sassoli e la Presidente von der Leyen per omaggiare le donne in prima linea contro il COVID-19. Il Parlamento europeo ha celebrato la Giornata Internazionale delle donne, ricordando l’importanza dell’emancipazione e della leadership femminile durante la pandemia.

Sassoli, Ardern, Harris e von der Leyen hanno reso omaggio alle donne in prima linea nella crisi del COVID-19 © Unione Europea 2021

In occasione della plenaria del Parlamento Europeoche ricordiamo si svolge dall’8 all’11 marzo a Bruxelles – il Presidente David Sassoli ha dichiarato: “La pandemia rischia di cancellare decenni di conquiste delle battaglie delle donne europee sul diritto al lavoro, alla condivisione del lavoro di cura, all’autonomia nelle relazioni, al rispetto e al diritto delle proprie scelte nelle relazioni affettive”. Ha poi sottolineato quanto il divario salariale di genere ha raggiunto traguardi inaccettabili: ”le donne in Europa guadagnano in media il 14,1% in meno degli uomini e questa disparità non è più accettabile”. “La proposta” ha detto Sassoli “è mettere al centro dell’agenda della Commissione Europea misure vincolanti per la trasparenza salariale.” Ha poi esortato tutti i Paesi dell’Unione a ratificare la Convenzione di Istanbul, e l’UE a considerare in maniera definitiva la violenza contro le donne reato a livello comunitario.

Index score for European Union 2020. Indicator that measures the complex concept of gender equality and based on the EU policy framework (EU 28 and some countries including Italy)

In un videomessaggio la prima ministra della Nuova Zelanda, Jacinda Ardern, ha sottolineato come il COVID-19 abbia accentuato le disuguaglianze tra donne e uomini affermando che “solo attraverso una piena inclusione delle donne a tutti i livelli di leadership è possibile garantire che le risposte alla pandemia soddisfino i bisogni di tutti”. Ritiene inoltre fondamentale sostenere le imprese guidate da donne, considerandole parte della strategia di ripresa dal COVID-19, cosicché possano accedere con maggiore facilità ai vantaggi nel commercio e servizi”.

La Vicepresidente degli Stati Uniti, Kamala Harris, ha parlato delle tante sfide che le donne hanno affrontato durante la crisi sottolineando che “dobbiamo garantire la sicurezza delle donne a casa e in ogni comunità, trattarle con dignità sul posto di lavoro sostenendo piani e condizioni favorevoli affinché possano prendersi cura delle famiglie ed eccellere sul posto di lavoro”. Ha poi aggiunto che “è tempo di offrire alle donne ruoli paritari nei processi decisionali, necessari per garantire democrazie libere e giuste”. “Non è solo un atto di buona volontà” ha commentato Harris “è una dimostrazione di forza. Se costruiamo un mondo a “misura” per le donne, le nazioni saranno più sicure, più forti e più prospere”. A fine conferenza Harris ha commentato sul futuro delle relazioni UE e Stati Uniti: “Il Presidente Biden e io non vediamo l’ora di lavorare con i membri del Parlamento europeo per consolidare l’alleanza transatlantica”. E conclude ”è essenziale lavorare insieme per portare avanti quei principi che rafforzano le democrazie: responsabilità e trasparenza, Stato di diritto e diritti umani. Non sprechiamo l’opportunità che abbiamo davanti a noi”.

La celebrazione della Giornata internazionale della donna si è conclusa con il discorso della Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che ha sottolineato: “troppe donne in Europa non hanno l’opportunità di lavorare e guadagnarsi da vivere. Oggi, il tasso di occupazione femminile è al 67% contro il 78% degli uomini, questo divario è inaccettabile”. “La scorsa settimana” ha ricordato “abbiamo fissato un nuovo obiettivo per l’Europa: dimezzare il divario occupazionale di genere e il traguardo del 78% entro la fine del decennio deve essere uguale per uomini e donne. Non sarà facile, ma faremo di tutto per raggiungere questo traguardo”. Infine, ha tenuto a precisare che la Commissione europea ha chiesto agli Stati membri che le donne siano al centro dei piani economici di ripresa dalla pandemia, solo così si può parlare di crescita per tutti.

Cristina Montagni

Stime Istat: “Record di povertà assoluta in Italia oltre 1 milione in più nel 2020”

La povertà assoluta in Italia cresce e tocca il valore più elevato dal 2005. L’istantanea, presentata a marzo dall’Ufficio Centrale di Statistica – ISTAT, ha restituito il volto di un Paese impoverito, avvolto nel disagio sociale ed economico dove la pandemia da Covid19 ha prodotto nell’anno passato conseguenze devastanti nel tessuto sociale italiano incidendo sulla spesa e sui consumi delle famiglie.

Dalle prime stime 2020, l’Istat ha colto lo smarrimento delle persone che hanno visto azzerare le proprie risorse economiche e deteriorare parte del sistema produttivo. Da qui l’ente ha fotografato una crescita esponenziale dell’incidenza della povertà assoluta per famiglie e singoli individui rispetto alla ripartizione Nord, Centro e Sud Italia.

Una povertà trasversale che nell’anno della pandemia ha visto vanificare i miglioramenti registrati nel 2019. In termini familiari gli indicatori e l’incidenza della povertà dal 2019 ad oggi sono aumentati dell’1,3%, passando dal 6,4% al 7,7%, coinvolgendo oltre 2 milioni di famiglie. Il divario aumenta se si considera il peso in termini individuali che dal 7,7% è passato al 9,4%, con un incremento di oltre 1 milione di persone attestandosi a quota 5,6 milioni di individui.

Distribuzione della povertà in Italia

Nel 2020 la povertà assoluta aumenta nel Nord Italia di oltre 218 mila famiglie in più rispetto all’anno precedente con un’incidenza dal 5,8% al 7,6% a livello familiare per passare dal 6,8% al 9,4% in termini individuali. Il Mezzogiorno va oltre questa incidenza portandosi dal 9,3% per le famiglie all’11,1% per gli individui e nel Centro Italia, sono in povertà quasi 53 mila famiglie e 128 mila individui in più rispetto al 2019.

In breve, nell’anno della pandemia e dopo quattro anni di valori positivi dei principali indicatori che avevano registrato un decremento di famiglie e individui in povertà assoluta, nel 2020 l’Italia inverte la rotta per collocarsi a valori negativi, più elevati rispetto al 2005. La conferma dello stato di necessità arriva anche dai centri di ascolto della Caritas che segnalano quanto la percentuale dei “nuovi poveri” passa dal 31% al 45%. Infatti, oggi circa una persona su due che si rivolge alla Caritas, lo fa per la prima volta. Aumenta anche la quota delle famiglie con minori, donne, giovani e persone in età da lavoro che risultano in maggioranza (52% rispetto al 47,9 % dello scorso anno).

Cristina Montagni

Stereotipi di genere in condizioni di stress sociale e individuale: Italia e Turchia a confronto

Il Consiglio Nazionale delle ricerche tra marzo e luglio 2020 ha condotto due importanti indagini nazionali tra Italia e Turchia per cogliere le differenti reazioni indotte dagli stereotipi di genere in condizioni di stress sociale e individuale. Lo studio – presentato il 25 febbraio scorso e pubblicato sulla rivista European Review for Medical and Pharmacological Sciences – ha evidenziato come l’impatto da lockdown per il COVID19 sia strettamente correlato al contesto sociale e culturale di riferimento in cui vive una popolazione.

Indagine psicosociale tra gli stereotipi di genere Italia – Turchia

L’analisi statistica, effettuata dall’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del CNR in collaborazione con l’università Süleyman Demirel di Isparta (Turchia), ha analizzato con un approccio psicosociale gli stereotipi di genere tra Italia e Turchia. Uno degli autori della ricerca, Antonio Tintori del Cnr-Irpps, ha spiegato che in Turchia là dove l’adesione agli stereotipi di genere sono più radicati rispetto all’Italia, durante il lockdown sono stati chiari gli effetti positivi sul benessere individuale in risposta alla crisi da COVID19. Inoltre, l’autore sottolinea che le emozioni negative quali rabbia, disgusto, paura, ansia e tristezza sono più controllate. Al contrario in Italia, dove la subordinazione sociale delle donne è da tempo in discussione, l’adesione a tali condizionamenti sociali appare più un fattore di rischio individuale, con la tendenza ad accrescere le emozioni primarie negative incrinando maggiormente il benessere e la serenità del nucleo familiare.

Differenze socio – culturali tra le donne italiane e turche

L’analisi parallela Italia – Turchia sottolinea come la differenza nella diffusione degli stereotipi di genere sia strettamente connessa a caratteristiche sociali, religiose, storiche e politiche tipiche dei due Paesi. Tintori precisa, infatti, che il 68% degli intervistati turchi relega il ruolo della donna a madre e moglie, contro il 32% delle donne italiane. In entrambi i Paesi, l’adesione agli stereotipi risulta più frequente a chi possiede un basso livello di studio, e tra i credenti in Turchia l’86% e in Italia il 55%. In concreto, maggiore è la diffusione degli stereotipi, minori sono le differenze in termini di genere, età e condizione occupazionale. In Italia, infatti, dove donne e giovani sono meno condizionati, la percentuale di soggetti stereotipati ammonta rispettivamente al 26% e al 21%.

Conseguenze psicologiche e contraccolpi sulla famiglia a seguito del lockdown

Secondo il report le attività quotidiane delle donne turche non hanno avuto particolari contraccolpi, considerata la condizione sociale del paese, proprio perché la ripartizione delle attività domestiche nel corso del lockdown hanno seguito una rigida routine di genere correlata all’adesione di tali stereotipi. L’impatto sul clima familiare è stato assorbito in positivo, infatti gli intervistati hanno risposto di vivere un clima familiare pacifico, affettuoso e collaborativo. Sulla “scorta” delle precedenti osservazioni, anche il rischio di violenza domestica durante il confinamento è stata inferiore tra le donne che aderiscono agli stereotipi sessisti; solo il 28,7% delle donne turche contro il 45% di quelle che non vi aderiscono. In Italia, questa percezione è stata riscontrata dal 12% delle donne che aderiscono agli stereotipi di genere, contro il 21,8% di quelle che non vi aderiscono.

Dal lato psicologico, l’influenza degli stereotipi sul benessere individuale presenta risultati contrapposti rispetto ai due Paesi. “Complessivamente durante il lockdown, le donne più degli uomini hanno percepito emozioni negative. Chi subisce importanti pressioni agli stereotipi di genere – come la Turchia – presenta bassi livelli emozionali, mentre in Italia le emozioni negative sono maggiori tra chi aderisce a questi stereotipi. “Si deduce” conclude Tintori “che questo stato d’animo dipende soprattutto dall’aumento del processo di emancipazione culturale rispetto al sessismo che in Italia è in atto da anni, mentre in Turchia è solo agli esordi”.

Cristina Montagni