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Diritto alla parità retributiva per uno stesso lavoro tra uomini e donne. Un principio che necessità trasparenza salariale

L’XI Commissione Lavoro della Camera dei deputati il 15 giugno ha esaminato la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio per rafforzare il principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore attraverso la trasparenza delle retribuzioni e meccanismi esecutivi. All’audizione sono intervenuti giuristi ed accademici che hanno commentato alcune criticità da un punto di vista della norma e della sua applicazione.

La Commissione europea – nell’ambito della Strategia per la parità di genere 2020-2025 – ha presentato una proposta volta a garantire la trasparenza salariale e la stessa retribuzione per identici lavori. L’Italia secondo il Global Gender Gap Index 2020 è passata nel ranking mondiale dal 70° al 76° posto rispetto a paesi che attuano la parità salariale. La proposta verrà discussa dal Parlamento Europeo e poi andrà all’esame dei singoli stati membri prima del recepimento.

Donata Gottardi, professoressa di Diritto del lavoro dell’università di Verona
Donata Gottardi, professoressa di Diritto del lavoro dell’università di Verona

Proposte per garantire il principio di parità retributiva

Donata Gottardi spiega che la proposta comunitaria era attesa da 15 anni, tuttavia va migliorata poiché bisogna evitare di parlare di una direttiva “trasparenza”. La direttiva – commenta Gottardi – si focalizza sulla trasparenza ma è necessario utilizzare un termine più preciso per non generare equivoci. Nello specifico, per garantire il principio di parità retributiva, occorre rafforzare i meccanismi integrativi presentati nella bozza di regolamentazione. La trasparenza – sostiene l’accademica – è solo una condizione preliminare che non deve essere il solo e unico punto di forza. Sulla questione della verifica e rispetto della parità retributiva, fissata a 250 dipendenti, Gottardi dice che è troppo elevata, e ritiene giusto pensare ad un monitoraggio annuale all’interno del sistema produttivo aziendale. È pure critica sul ruolo delle parti sociali. Da un lato il ruolo delle parti sociali è valorizzato perché si considerano gli accordi interconfederali, dall’altro non è riconosciuta l’attività sindacale; solo genericamente si parla di rappresentanza dei lavoratori, mentre si profila un eccesso di unilateralità da parte del datore di lavoro (oneri riconosciuti ed altri interventi). Questa unilateralità “pesa” da un punto di vista del ricorso giacché vengono vanificate le possibilità di ricorsi collettivi mentre si consolidano quelle delle singole parti che lo richiedono. Altra criticità riguarda il linguaggio. Nel documento comunitario si coglie netta la distinzione tra lavoratori di sesso maschile e femminile ed emergono criteri neutri. Su questo punto emergono perplessità giacché si profila una sorta di discriminazione indiretta. Usare questo aggettivo per la giurista è il peggior modo di utilizzare la direttiva e propone di sostituire il termine “neutri” per evitare di creare confusione perché i criteri di equità vanno applicati a lavoratrici e lavoratori per raggiungere corretti inquadramenti professionali. “Parlare di trasparenza è giusto” ma aggiunge “non può bastare perché la parità retributiva è più articolata e dalla direttiva non si colgono gli aspetti”. Per quanto attiene all’informazione sulla retribuzione, la docente sostiene che nella proposta comunitaria emerge un dato retributivo aggregato dove non verrebbero alla luce singole situazioni. Questa, secondo la giurista, sarebbe la parte più debole per la difficoltà di verificare il rapporto di lavoro del personale impiegato.

Buona informazione e cambiamento culturale per cogliere i segnali dati dal nostro tempo

Alberto Guariso, avvocato

La direttiva comunitaria per Alberto Guariso nasce in un clima di consapevolezza in relazione al periodo pandemico che stiamo vivendo. Questa situazione può portare buoni risultati se viene accompagnata da un’adeguata informazione sulla dimensione collettiva degli interessi di cui si parla. Dalla direttiva emerge un ostacolo, quello della disuguaglianza che frena il potenziale produttivo. “Fare buona informazione” spiega Guariso “significa passare attraverso un cambiamento culturale ed una sensibilizzazione in grado di cogliere nuovi aspetti dati dal nostro tempo. L’Istat, commenta Guariso, ha evidenziato che il 30% del divario retributivo dipende dalla sovra-rappresentazione delle donne in settori a basso salario. In una realtà dove vi è ridotta mobilità tra i settori nel mercato del lavoro, scarsa formazione etc, la direttiva può incidere sul 30% di cui parla il documento. Quanto alle discriminazioni, la proposta mostra elementi utili come il capitolo sulla prescrizione e sull’onere della prova. La proposta prende atto che l’inserimento delle donne nei settori deboli del mercato occupazionale dipendono dalla collocazione delle donne straniere. Per esse il fattore nazionalità si cumula con il differenziale salariale di genere. Infatti, sempre secondo i dati Istat, il differenziale salariale italiani/stranieri è pari al 25% che se cumulato ai valori riferiti a donne e uomini, emergono percentuali preoccupanti. Per quanto riguarda la trasparenza non è chiaro come si vuole procedere, ma un punto nodale dove occorre impegnarsi riguarda l’avanzamento di carriera che nella direttiva scompare totalmente. Ultimo elemento interessa la legittimazione attiva dei lavoratori che costituisce uno strumento a tutela del lavoro e deve valere sia per uno che per l’intera collettività dei lavoratori.

Responsabilità delle imprese e trasparenza nell’informazione

Francesca Guarnieri, avvocata

Per Francesca Guarnieri l’intervento del legislatore è importante perché introduce modifiche al codice delle pari opportunità e della parità retributiva. Nonostante il quadro delle disposizioni sembra completo ed efficace, l’attuazione del principio in Italia continua ad incontrare ostacoli che crea un divario salariale di genere accentuato dalla pandemia e non può essere accettato. La direttiva ha il merito di portare alla luce un’antica questione; da un lato si rifà alle responsabilità dirette delle imprese nella trasparenza e informazione, dall’altra intensifica gli strumenti processuali per incentivare la rivendicazione del diritto alla pari retribuzione. Nel sistema italiano la discriminazione retributiva non è definita nei CCNL e soprattutto la differenza riguarda quasi sempre bonus ed indennità difficili da percepire come violazione del diritto alla parità salariale. Quanto alla trasparenza retributiva, la proposta europea è puntuale perché dispone che le informazioni debbano essere fornite direttamente alle lavoratrici e non trasmesse a figure istituzionali che non vengono condivise con le lavoratrici, con le organizzazioni sindacali e con i difensori. Queste informazioni sono riportate in un report annuale, disaggregate per genere ed altre statistiche sono fornite dalle aziende con più di 250 dipendenti con la possibilità di procedere alla verifica qualora risulti che il gender pay gap è superiore al 5%. In sintesi, i dati consentono di percepire la discriminazione e forniscono la prova o gli indizi che determinano l’inversione dell’onere. Quanto agli strumenti processuali – prescrizione dell’onere della prova – la relatrice segnala l’importanza dell’art 19 che esclude la possibilità per il giudice di condannare alle spese di lite la lavoratrice ricorrente. In conclusione – dice Guarnieri – questi strumenti sono opportuni perché da un lato si interviene sull’onere della prova, con obbligo d’informazione ai lavoratori, dall’altra si introducono elementi correttivi nell’ipotesi discriminatoria.

Arturo Maresca, professore di Diritto del lavoro all’università degli studi di Roma “La Sapienza”

Arturo Maresca concorda che la direttiva europea si focalizza sulla trasparenza, mezzo per raggiungere la parità di trattamento. Quello che appare poco produttivo riguarda l’apparato delle previsioni attese che sono al di sotto di quelle previste dall’ordinamento italiano. La differenza retributiva che penalizza le donne non riguarda le retribuzioni contrattuali ma le retribuzioni di fatto che sussistono all’interno delle aziende.

L’informazione strumento per facilitare i tentativi di mediazione e conciliazione

Luca Passanante, professore di Diritto processuale civile dell’università degli studi di Brescia

Per quanto riguarda gli aspetti del processo civile e la tutela dei diritti, Luca Passanante rileva che nella proposta europea manca l’indicazione dei criteri per individuare le disparità retributive tra lavoratori e lavoratrici. Sarebbe opportuno fissare tali criteri e disporre di consulenti tecnici con adeguata formazione in questo settore. Altro aspetto concerne la tutela dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori che coinvolge sia l’azione di classe che quella collettiva. Nella direttiva comunitaria si prevede che associazioni, organismi della parità e rappresentanti dei lavoratori, possano agire a sostegno di uno o una pluralità di lavoratori. Il giurista sottolinea che occorre distinguere l’azione collettiva da quella di classe. Altra criticità riguarda l’accesso alle informazioni in relazione alla tutela dei diritti soggettivi delle lavoratrici e lavoratori. Le informazioni – dice Passanante – non possono essere sostituite dall’inversione degli oneri della prova poiché rappresentano il presupposto affinché la decisione finale sia giusta, frutto dell’applicazione della norma di legge in base a fatti certi. Le informazioni, spiega l’accademico, sono importanti per attivare tentativi di mediazione e conciliazione e devono essere considerate come condizione di procedibilità. Ultimo elemento riguarda lo standard minimo della prova che nella direttiva appare impreciso e dovrebbe essere rivisto analizzando studi più recenti in materia.

Francesca Bagni Cipriani, consigliera nazionale di parità

Le Consigliere di parità per conoscere i percorsi femminili e maschili all’interno dell’azienda

Il fatto che l’Europa scenda in campo per raggiungere la parità di salario è importante, afferma Francesca Bagni Cipriani. Tutta la direttiva si focalizza sulla verifica e sull’individuazione dei fenomeni discriminatori sul lavoro e come correggerli. Nel nostro paese esistono fattori culturali che creano disparità salariali tra lavoratrici e lavoratori ma esistono strumenti di controllo e le consigliere di parità possono intervenire in base ad alcuni adempimenti sia nel pubblico che nel privato. Dalle relazioni della rete delle consigliere possono emergere i percorsi femminili e maschili all’interno dell’azienda, capire i piani di azioni positive, verificare le assunzioni e come intervenire su queste condizioni. Bagni Cipriani spiega che le relazioni biennali sono sempre esistite nella nostra legislazione, successivamente è nata la piattaforma informatica che dà la possibilità di fornire dati sulle condizioni di lavoro all’interno delle aziende private. Bagni Cipriani segnala che nella direttiva europea si fa riferimento ai dati per aziende con 250 dipendenti, mentre in Italia il tetto era a 50 dipendenti; da qui potrebbero sorgere problemi di natura tecnica. La seconda criticità – segnala la Consigliera – è che le liste aziendali “censite” al di sopra dei 100 dipendenti sono gestite dall’Inps e l’istituto non ritiene utile comunicare queste informazioni e la direttiva non specifica come risolvere la questione. In sintesi, la proposta comunitaria è utile perché tende a rafforzare anche la normativa italiana.

Federdistribuzione applaude al certificato premiale per le aziende virtuose

Elisa Medagliani, responsabile del lavoro e sulle politiche attive di Federdistribuzione

Per quanto riguarda l’occupazione femminile sulla parità retributiva, l’Italia ha un forte deficit strutturale commenta Elisa Medagliani. Durante il periodo pandemico la perdita di posti di lavoro delle lavoratrici è stato doppio in termini percentuali rispetto a quelli della media europea. Difficoltà fra conciliazione vita-lavoro, livelli bassi d’istruzione e statistiche sul gender pay gap rilevano una percentuale del 17% nel settore privato rispetto al 15% della media UE. Più confortante è il quadro femminile in riferimento alla parità retributiva nel settore Federdistribuzione. Il comparto per quanto riguarda l’occupazione femminile ha una presenza pari al 60% con un trend costante negli ultimi 10 anni e l’azienda guarda con interesse alla proposta europea. Quanto allo strumento della trasparenza retributiva, Medagliani cita l’art 5 che dispone che i datori di lavoro in fase pre-assuntiva hanno l’obbligo di indicare ai futuri candidati i livelli e la fascia retributiva da corrispondere. Altro elemento dell’art 5 è che il datore di lavoro ha il divieto di chiedere ai potenziali lavoratori informazioni sul livello retributivo relativo al pregresso rapporto di lavoro. Federdistribuzione chiede di eliminare questo divieto che sarebbe controproducente. L’art 8 prevede l’obbligo da parte dei datori di lavoro, per una azienda con 250 dipendenti, di fornire informazioni sulle retribuzioni tra uomini e donne. Medagliani rileva che esiste già una norma simile nell’ordinamento italiano valida per i datori di lavoro con più di 100 dipendenti e che il rapporto sullo stato di occupazione maschile e femminile viene trasmesso ogni due anni. Questo report secondo Medagliani rappresenta un adempimento oneroso per le aziende, poiché esse già lo trasmettono all’Inps attraverso il sistema informatico. Federdistribuzione commenta positivamente l’art 8 della direttiva affinché venga stabilito che gli stati membri possano inserire le informazioni retributive sulla base dei dati dei datori di lavoro alle autorità fiscali o di sicurezza sociale. Infine, l’art 9 della proposta comunitaria dispone che qualora emerga una disparità retributiva del 5%, i datori di lavoro sono tenuti alla valutazione in collaborazione con i rappresentanti dei lavoratori. Mentre una procedura simile è già prevista nel codice per le pari opportunità, Federdistribuzione chiede in fase di recepimento della direttiva, l’obbligo di premiare le aziende più virtuose e rispettose della percentuale retributiva. Già nel codice di pari opportunità è inserita questa premialità che avvantaggia l’azienda di uno sgravio contributivo dell’1% per tutto il periodo di validità della certificazione. Questa misura premiale dovrebbe essere incardinata all’interno del nostro ordinamento per garantire il rispetto della normativa, conclude la responsabile del lavoro Elisa Medagliani.

Ai lavori hanno preso parte Donata Gottardi, professoressa di Diritto del lavoro dell’università di Verona, Alberto Guariso, avvocato, Francesca Guarnieri, avvocata, Arturo Maresca, professore di Diritto del lavoro all’università degli studi di Roma “La Sapienza” e Luca Passanante, professore di Diritto processuale civile dell’università degli studi di Brescia. Erano presenti Francesca Bagni Cipriani, consigliera nazionale di parità, Elisa Medagliani, responsabile del lavoro e sulle politiche attive di Federdistribuzione e Filippo Pignatti Morano della direzione del lavoro e delle relazioni sindacali.  

Cristina Montagni

Semaforo verde del Parlamento UE al certificato digitale COVID

Il Parlamento Europeo il 9 giugno ha approvato il certificato COVID digitale per facilitare gli spostamenti all’interno dell’Unione e contribuire alla ripresa economica. Il testo ora dovrà essere adottato dal Consiglio e pubblicato in Gazzetta Ufficiale, per l’applicazione immediata dal 1° luglio 2021.

Il certificato verrà rilasciato gratuitamente dalle autorità nazionali e sarà disponibile in formato digitale o cartaceo con un codice QR. Il documento attesterà che la persona è stata vaccinata contro il coronavirus o ha effettuato un test con esito negativo o che è guarita dall’infezione. Il sistema entrerà in vigore il 1° luglio 2021 e durerà 12 mesi. Il certificato però non costituirà una condizione preliminare per la libera circolazione e non sarà considerato un documento di viaggio. I Paesi dell’Unione sono incoraggiati a garantire che i test siano a prezzi accessibili e disponibili su larga scala. Inoltre – su richiesta del Parlamento – la Commissione si è impegnata a mettere a disposizione 100 milioni di euro per consentire agli Stati membri di acquistare test per il rilascio dei certificati digitali COVID dell’UE.

Vaccini

Tutti i Paesi dell’UE devono accettare i certificati di vaccinazione rilasciati dagli altri Stati membri per i vaccini autorizzati dall’Agenzia europea per i medicinali (EMA). Spetterà poi agli Stati membri decidere se accettare i certificati per i vaccini autorizzati secondo le procedure nazionali o per i vaccini elencati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per l’uso d’emergenza.

A tale riguardo il presidente della commissione per le libertà civili Juan Fernando López Aguilar (S&D, ES) ha dichiarato: “Oggi il Parlamento ha dato il via al ripristino della libera circolazione mentre continuiamo a combattere questa pandemia. Il certificato COVID digitale dell’UE funzionerà dal 1° luglio e garantirà viaggi sicuri e coordinati quest’estate. Gli Stati dell’UE sono incoraggiati ad astenersi dall’imporre restrizioni, a meno che non siano strettamente necessarie e proporzionate, ed è rassicurante che alcuni stiano già rilasciando il certificato”

Cristina Montagni

Salute emotiva e psicologica a rischio giovani e donne. Indagine pilota delle associazioni Gasp e ARCLazio

Il tempo complesso e confuso del coronavirus è un mondo che sta cambiando le persone e la collettività. Le associazioni a promozione Sociale Gasp e ARCLazio al fine di programmare interventi a sostegno dei singoli, giovani, adulti e famiglie hanno svolto sul territorio di Bracciano e comuni limitrofi, un’indagine socio-psicologica pilota per analizzare gli effetti sulla qualità della vita prima e dopo pandemia.

L’analisi condotta tra marzo e aprile 2021, traccia un bilancio sugli effetti correlati alla pandemia e nello specifico durante i periodi di lockdown. Per cogliere i bisogni delle comunità è stato somministrato un questionario in forma anonima, utilizzando la piattaforma Googleworks.

Metodo e campione statistico

L’indagine per sesso ed età è stata elaborata su un campione di 75 individui: 38 maschi, 36 femmine e 1 individuo di genere binario (identità non corrispondente né al genere maschile né al genere femminile) considerando la popolazione fra i 16 ed i 71 anni. Fatte 100 le classi rappresentate, alle interviste anonime hanno risposto il 21% di adolescenti (16-20 anni), il 31% di giovani adulti (21-30 anni), il 33% di adulti (31-50 anni) e il 15% degli adulti tra i 51 e i 71 anni. Scopo dello studio era individuare il disturbo emotivo-psicologico, il malessere vissuto a seguito delle limitazioni e i cambiamenti di vita quotidiana inferti dalla pandemia. Per lo studio sono stati presi in esame i pesi percentuali considerando 3 tre scale di valore: 0-4 (influenza minore), 5-7 (influenza media), 8-10 (influenza maggiore).

Indagine pilota e risultati sul territorio di Bracciano

Dall’indagine emerge che isolamento e limitazioni della libertà hanno contribuito ad aumentare il malessere e le difficoltà nell’ambito familiare soprattutto riguardo alla comunicazione e alla relazione tra gli stessi membri. Questo stato d’animo è condiviso dall’82% dei giovani 21-30 anni, mentre il 62% degli intervistati (16 – 20 anni) hanno risposto all’impatto psicologico con valori massimi compresi tra 5 e 10. Le sofferenze dovute alle limitazioni e/o impedimenti nelle relazioni sociali sono state avvertite dal 91% dei giovani 21 – 30 anni, mentre il vissuto per la mancanza di contatto fisico ha coinvolto il 94% degli adolescenti 16 – 20 anni e dal 70% dei giovani adulti 21 – 30 anni. L’analisi sottolinea che chi ha vissuto di più la condizione relativa al malessere affettivo si è concentrata per il 65% nella fascia 21 – 30 anni, a seguire gli adolescenti 16 – 20 anni con il 63%. Inoltre, le sofferenze relative alla mancanza di condivisione sociale hanno descritto un’impennata dell’88% tra gli adolescenti 16-20 anni e dell’83% tra i 21- 30 anni. Infine, ansia, depressione, nervosismo, solitudine, scarsa concentrazione, insonnia, angoscia e paura sono i sentimenti emotivi più vissuti e le età più coinvolte dal campione hanno rivelato una concentrazione fra i 16 ai 20 anni e fra i 21 a 30 anni.

Disaggregando le frequenze per genere, la componente femminile ha dichiarato evidenti reazioni psicosomatiche e tale condizione ha coinvolto la fascia 16 – 20 anni; il 63% afferma di soffrire di isolamento, il 75% stanchezza, il 50% ansia e nervosismo tra gli individui 21 – 30 anni, l’82% vive l’ansia, il 73% nervosismo ed isolamento, il 64% depressione e solitudine. In aggiunta la componente femminile tra i 31 – 50 anni ha dichiarato nel 62% dei casi di provare ansia, soffrire di isolamento (46%) e nervosismo (31%). Infine, per la fascia di età (51-71 anni) sono emersi condizioni di insonnia (63%), ansia e stanchezza (50%), nervosismo (38%) e depressione (25%). Rispetto alle condizioni precedenti, queste situazioni hanno indotto il 50% delle donne (21-30 e 31-50 anni) ad assumere farmaci, mentre chi è ricorso al sostegno psicologico sono state soprattutto donne (50%) nella fascia di età 21-30 anni.

Conclusioni dell’indagine

Dai risultati dello studio è emerso che sul territorio laziale di Bracciano la fascia più fragile si concentra nei giovani adulti 21 – 30 anni che insieme alla componente femminile abbraccia tutte le età del campione. In conclusione, la maggior parte degli studi hanno sostenuto che il vissuto di ognuno, angoscia della solitudine, separazioni, malattia e perdita dell’identità sociale hanno contribuito ad accrescere i disturbi alimentari, le violenze domestiche sulle donne e minori, senza contare i rischi correlati all’aumento futuro delle dipendenze patologiche, incremento dei suicidi dovuti ad una diagnosi di positività al coronavirus o difficoltà dovute alla perdita del lavoro. Inoltre, la difficile condizione di vita imposta dalla pandemia sta facendo emergere disturbi post-traumatici da stress (PTSD) negli adolescenti, nei giovani e nel genere femminile come descritto nella ricerca descritta.

Il futuro – chiusa la parentesi coronavirus – impone a tutti noi una rielaborazione della perdita di socialità e degli affetti facendo riemergere le personali e sociali risorse che l’essere umano possiede per un’innata predisposizione. In questa esperienza di isolamento e distanziamento sociale, la solidarietà non basta, sono necessarie le competenze e le responsabilità delle Istituzioni che insieme alle associazioni presenti nel territorio possono intervenire efficacemente nell’infondere una fiducia interpersonale e collettiva nei contesti sociali di appartenenza.

Maria Zampiron

Psicologa-Psicoterapeuta

Ordine degli Psicologi della Regione Lazio

Intervista esclusiva all’Onorevole Elisa Siragusa

La deputata Elisa Siragusa è stata eletta all’estero ed è capogruppo della Commissione Lavoro alla Camera per il Movimento 5 Stelle. Le tematiche che segue nei lavori parlamentari sono legate agli italiani all’estero ma è anche impegnata per azzerare le differenze retributive e migliorare le condizioni dei lavoratori a contratto delle sedi diplomatiche. Per quanto riguarda il decreto Cura Italia, sta lavorando sul congedo parentale, bonus baby-sitter, ecc, oggetto di discussione alla Camera.

Siragusa - M5S

 

Onorevole Elisa Siragusa

 

Abbiamo iniziato la nostra interessante intervista chiedendo alla deputata dell’attuale emergenza sanitaria che sta traumatizzando il paese e approfondire come il Ministero degli Affari Esteri sta trattando i rimpatri dei nostri connazionali all’estero. Degne di nota le sue considerazioni sulla questione “Cura Italia”, i prossimi step parlamentari, del REM (Reddito di emergenza) per accennare agli strumenti di solidarietà e flessibilità che sono allo studio della Commissione Europea.

Leggiamo cosa ci ha detto per capire quali saranno le prossime tappe post trauma coronavirus.

L’Unità di crisi della Farnesina nell’emergenza Covid-19, quali strumenti di prevenzione e sensibilizzazione ha introdotto per aiutare i nostri connazionali all’estero?

L’Unità di crisi, nella sua attività di supporto e assistenza degli italiani all’estero, è attiva ventiquattr’ore su ventiquattro, sette giorni su sette. Proprio nel mese di febbraio, la Camera dei deputati ha votato una risoluzione volta a promuovere l’utilizzo di uno strumento oggi di grande utilità: l’applicazione dell’Unità di crisi, che integra i servizi offerti dai portali viaggiaresicuri.it e dovesiamonelmondo.it. Sin dall’inizio dell’emergenza, attraverso questi strumenti, la struttura del MAECI ha reso disponibile una sezione speciale dedicata al Coronavirus, insieme a schede paese costantemente aggiornate, con tutte le informazioni necessarie per i nostri connazionali bloccati all’estero.

Si conosce il numero esatto degli italiani che ancora non possono rientrare nel nostro paese e cosa si sta facendo sul fronte dei rimpatri?

Quantificare il numero degli italiani all’estero è da sempre una sfida per la Farnesina; proprio per questo nacque il sito dovesiamonelmondo.it, in cui i nostri connazionali possono – volontariamente – segnalare la propria presenza all’estero. Ad oggi già decine di migliaia di italiani sono riusciti a rimpatriare, ma ce ne sono ancora molti altri in attesa; ogni giorno riceviamo segnalazioni da ogni parte del globo, ma tutta la rete del Ministero degli Esteri è impegnata per permettere loro di rientrare – anche se avranno degli obblighi, come quello di mettersi in auto isolamento per quattordici giorni dal rientro in Italia. La Farnesina è impegnata ad organizzare voli speciali, ma è un processo non semplice, perché prevede di stipulare accordi con i vari paesi per l’autorizzazione delle partenze.

Secondo le ultime stime, l’80% delle persone che vivono in UK potrebbe contrarre il virus. Gli italiani che risiedono lì sono monitorati dalle nostre sedi consiliari per ottenere le cure necessarie?

Così come i nostri ospedali curano cittadini residenti in Italia, di ogni nazionalità, lo stesso avviene con il servizio sanitario inglese. Chiunque ne abbia necessità, deve rivolgersi al servizio sanitario britannico (nhs). L’ambasciata ha tuttavia attivato anche un servizio di consulenza sanitaria per coloro che si trovano in condizioni mediche precari.

Con il Decreto “Cura Italia” quante risorse sono a disposizione per mettere in sicurezza il nostro Paese. Mi riferisco a sanità, scuola, università, lavoratori dipendenti e autonomi, imprese e famiglie?

Siragusa 10

 

Onorevole Elisa Siragusa

 

Il decreto CuraItalia è solo la prima risposta economica all’emergenza in corso, e vale 25 miliardi, dedicati a sanità, lavoratori, imprese, famiglie. Ma è solo un primo passo. Siamo sempre stati consapevoli del fatto che c’era l’assoluta necessità di ulteriori interventi. Non a caso, è appena stato approvato il decreto per dare liquidità a famiglie e imprese, che mobiliterà fino a 400 miliardi di credito per le imprese, e a breve sarà emanato un altro provvedimento governativo che consentirà di estendere e ampliare le misure che abbiamo introdotto con il decreto Cura Italia.

Secondo lei quali sono i prossimi step parlamentari per dare sollievo a famiglie, lavoratori e imprese colpiti dall’emergenza coronavirus?

Sicuramente bisognerà rinnovare tutte le misure per lavoratori e famiglie previste dal decreto CuraItalia. Ma si dovrà iniziare a lavorare anche sul lato imprese, aiutando il nostro tessuto economico a riprendersi appena finita l’emergenza. Il reddito di emergenza poi sarà altrettanto necessario per dare risposte immediate a tutte le famiglie che sono state messe in ginocchio dalla crisi.

Il REM (Reddito di emergenza) è sufficiente per aiutare le famiglie in difficoltà che non hanno accesso agli ammortizzatori fin qui previsti?

Nel decreto CuraItalia abbiamo cercato di non lasciare indietro nessuno, garantendo un sostegno a tutti i lavoratori. In uno Stato giusto, nessuno viene lasciato solo, e tutti contribuiscono, in proporzione alle proprie possibilità, alle sue spese (articolo 53 della Costituzione).  Il REM è uno strumento giusto in questo momento, ma una cosa è certa: lo Stato dovrà, finita l’emergenza, imporsi con forza per contrastare il lavoro nero. Secondo i dati Istat infatti, la parte di economia italiana non osservata vale oltre 210 miliardi di euro. Non è più accettabile che allo stato “sfuggano” centinaia di miliardi.

Il Covid19 ha cambiato qualsiasi priorità in Europa. Come si sta muovendo l’Europa sul fronte delle riforme e quali gli interventi per concedere margini di flessibilità che il momento storico richiede?

Abbiamo già votato lo scorso mese in parlamento lo scostamento dagli obiettivi di bilancio per finanziare le prime misure per famiglie e imprese e per fronteggiare a livello sanitario l’emergenza in corso. Per quello abbiamo già ottenuto flessibilità da parte dell’Europa. È al momento in corso una discussione articolata sugli altri strumenti europei da mettere in campo. I lavori dell’Eurogruppo vanno avanti e sono fiduciosa che si riuscirà con un atteggiamento costruttivo da parte di tutti ad arrivare a una soluzione condivisa.

La Presidente dell’UE von der Leyen ha dichiarato che metterà a disposizione 100 miliardi di € come strumento di solidarietà per i cittadini italiani. Il sostegno a chi viene destinato e la SURE può considerarsi una risposta soddisfacente?

Condivido le parole del premier Conte, l’Europa può fare molto di più; e questo è il momento di dimostrare il suo valore. Il piano SURE è un passo importante, ma non sufficiente. La risposta più efficace per uscire dalla crisi finanziaria ed economica sono gli eurobond.

Cristina Montagni

 

Coronavirus, il coro di 700 bambini uniti in “Nessun dorma”

Settecento bambini italiani ed europei hanno cantato dalle loro case ‘Nessun Dorma’, la famosa aria dell’opera Turandot di Giacomo Puccini. L’iniziativa, lanciata dall’orchestra Europa InCanto, vuole essere un messaggio di speranza e solidarietà rivolta al mondo intero più che mai importante in questo momento.

coro 700 bambini Nessun dorma

È con gli occhi dei bambini che possiamo scorgere un raggio di speranza e un futuro migliore!

 

coro 700 bambini Nessun Dorma

“Da questa prova terribile uscirà una generazione migliore e più forte della nostra”, così Dario Franceschini, ministro dei beni culturali, ha commento il video nel quale bambini e bambine d’Italia e d’Europa, guidati dalla bacchetta del Maestro Germano Neri, si sono uniti in un coro virtuale per eseguire la celebre aria di Puccini.

 

 

Cristina Montagni

 

Festival dell’Economia 2019

Il Festival dell’economia a Trento quest’anno va dritto al punto. Giunto alla 14a edizione e sostenuto dalla Provincia autonoma di Trento, l’evento si svolgerà dal 30 maggio al 2 giugno per discutere sulle trasformazioni intervenute negli ultimi anni a livello globale che avranno come architrave il tema della “Globalizzazione, nazionalismo e rappresentanza”.  La maratona economica prevede oltre sessanta incontri, tra lecture, dialoghi, proiezioni cinematografiche e dibattiti a partire dai libri pubblicati negli ultimi mesi per raccontare al pubblico cosa significa globalizzazione, cioè riduzione delle distanze tra i Paesi per una maggiore circolazione di beni e persone. Ad illustrare il programma nella sede romana della casa editrice Laterza, il 16 aprile erano presenti Giuseppe Laterza, i rappresentanti della Provincia di Trento, università e Tito Boeri, direttore scientifico del Festival, che ne ha spiegato il sentiment nel rispetto delle regole del pluralismo e del libero confronto.

Festival dell'economia 2019“Il Festival non sarà una rassegna dedicata alla politica” ha detto Giuseppe Laterza “ma una manifestazione trasversale, non gerarchica per attirare una platea popolare nel senso più nobile del termine”. “La kermesse oltre ad intercettare economisti, intellettuali ed esperti” ha spiegato Boeri “si rapporterà sui temi che stanno a cuore alle persone con esponenti del mondo della cultura, società civile, politica nazionale ed internazionale”.

Globalizzazione per ridurre le differenze

“Questo Festival, rispetto alla passata edizione (Festival dell’economia 2018) è il più globale delle edizioni passate” ha commentato Tito Boeri. “La globalizzazione” ha ricordato “è un fenomeno in corso che oltre ad aver ridotto le distanze fra i popoli, ha reso facile la circolazione dei beni, capitali e persone permettendo il trasferimento di idee e culture, si pensi ad alcune religioni che nel tempo sono state “spazzate via” per effetto del sistema globalizzato”. “A seguito di queste trasformazioni” ha proseguito “sono sorte reazioni nazionaliste generando nei paesi spinte al protezionismo, innalzando barriere commerciali fino a chiudere le frontiere all’immigrazione”. Il terzo termine è rappresentanza. “Negli ultimi anni” ha spiegato Boeri “alcuni paesi hanno visto l’affermazione di partiti che si sono opposti al popolo ed una élite che ha invocato il ripristino della sovranità nazionale generando uno sconvolgimento della classe dirigente e delle rappresentanze politiche. “Interessante” ha concluso “sarà il contributo di scienziati ed economisti che dialogheranno sul bilanciamento del potere e sul ruolo dei corpi intermedi necessari per evitare l’eccessiva concentrazione di potere delle maggioranze politiche che possono minare la stessa democrazia”.      

Programma del Festival

Un’anteprima del programma sarà presentata il 23 maggio a Roma presso l’Associazione della Stampa Estera dove l’economista Guido Tabellini commenterà i risultati di una ricerca volta a capire quanto siano distanti le opinioni degli europei fornendo informazioni per interpretare il voto europeo di maggio.

Festival dell'Economia di Trento 2019Il 30 maggio dopo l’inaugurazione del Festival, l’economista e politologo James Robinson, terrà una lecture per rispondere alla domanda Cosa si può fare del populismo? Alberto Alesina, dell’Harvard University, rifletterà sul rapporto fra immigrazione e stato sociale comparando i fatti con le percezioni più diffuse. Sabino Cassese commenterà sul rapporto fra istituzioni politiche nazionali, macchina dello Stato e mercato globale. Per non dimenticare poi l’attentato a Strasburgo dell’11 dicembre 2018 in cui rimase vittima il giovane giornalista trentino Antonio Megalizi, la sera del 31 sarà dedicata al suo progetto Europhonica e a ciò che a lui stava a cuore: cioè un’Europa non solo burocratica, ma vicina alla vita delle persone e piena di opportunità. Il 1° giugno, Elhanan Helpman parlerà del rapporto fra globalizzazione e disuguaglianze, mentre Filippo Grandi, Alto commissario delle nazioni Unite per i rifugiati, fornirà una testimonianza sulle conseguenze del recente conflitto in Libia. Tra i prestigiosi relatori molto atteso sarà l’intervento di John Bercow, speaker della Camera dei Comuni inglese e del premio Nobel Michael Spence che discuterà sull’integrità delle competenze.

Il Festival nelle piazze e nelle vie di Trento

Il Festival non vive solo nelle sedi ma coinvolge le piazze del centro storico con attività apprezzate dal popolo dello Scoiattolo. In Piazza Duomo, oltre alla libreria del Festival, sarà istallato un maxi schermo che permetterà di seguire in diretta i principali eventi. Nel cortile del Palazzo Thun ci saranno laboratori creativi per i più piccoli, mentre Piazza Lodron ospiterà il Bicigrill, in cui sarà possibile noleggiare gratuitamente una bicicletta per tutta la manifestazione. In piazza Santa Maria Maggiore, la fondazione Demarchi proporrà laboratori culturali per valorizzare un’economia attenta ai temi sociali e ambientali, mentre nella galleria Civica sarà allestita una mostra fotografica per presentare i fenomeni sociali, politici ed economici di attualità.

Cristina Montagni

Codice Rosso, il pacchetto violenza sulle donne passa al Senato

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Il 3 aprile la Camera dei Deputati ha approvato il pacchetto di misure che inaspriscono le pene in materia di violenza sulle donne. Si promette un iter veloce nelle indagini riguardanti i reati di violenza domestica e di genere e prevede che la vittima dovrà essere ascoltata entro poche ore dalla violenza per applicare la misura cautelare nei confronti dell’indagato per evitare che le violenze sfocino in omicidi. Il decreto battezzato “Codice Rosso” voluto dal ministro della giustizia Alfonso Bonafede e dal ministro della pubblica amministrazione Giulia Bongiorno, passerà al Senato ad eccezione della norma sulla castrazione chimica che sarà presentato successivamente. Codice Rosso contempla quindi una serie di misure tra cui il revenge porn di cui abbiamo parlato in un precedente articolo (Revenge Porn) e di estendere l’uso del braccialetto elettronico a tutte le misure a tutela delle vittime di violenza (es. ordine di allontanamento e divieto di avvicinamento alla vittima).

Analizziamo in dettaglio il pacchetto Codice Rosso

Processi veloci – si introduce una corsia preferenziale per le denunce e le indagini per i reati sessuali. Si prevede che la comunicazione del reato viene data immediatamente anche in forma orale a cui segue quella scritta con le indicazioni e la documentazione prevista. Il pubblico ministero avrà tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato per raccogliere le informazioni, ad eccezione solo se la vittima è un minore. Altra novità è l’allungamento dei tempi per sporgere la denuncia: la vittima avrà 12 mesi e non più 6 per sporgere denuncia dal momento della violenza sessuale.

Stalking – la reclusione passa da un minimo di 1 anno fino a 6 anni e 6 mesi 

Revenge porn e sexting – l’emendamento approvato introduce un nuovo articolo nel codice penale, il 613 ter. Il reato è punito con la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5 mila a 15 mila euro. La stessa pena è applicata a chi ha ricevuto, acquisito immagini o video e li pubblica o li diffonde senza il consenso della persona interessata al fine di recare un danno di immagine. La pena aumenta se i fatti sono commessi dal coniuge, anche se separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva con la persona offesa anche attraverso strumenti informatici o telematici. La pena aumenta da un terzo alla metà se i reati sono commessi a danno di una persona in condizione di inferiorità fisica o psichica o di una donna in stato di gravidanza. (leggi il mio articolo)

Violenza sessuale e abusi nei confronti di minori – La violenza assume un peso rilevante in caso di atti sessuali con minori di 14 anni a cui è stato promesso denaro o qualsiasi altra cosa utile.
La pena sarà aumentata di 1/3 nelle ipotesi più gravi, cioè:
se commesso a genitori, nonni o parenti stretti a prescindere dall’età della vittima;
se commesso nei confronti di chi non ha compiuto ancora 18 anni;
se la vittima non ha ancora compiuto 14 anni;
se la vittima non ha compiuto ancora 10 anni la pena si raddoppia;
se la violenza sessuale è di gruppo, le pene vanno da 8 a 14, anziché da 6 a 12.

codice rosso 2Comunicazione tra gli uffici dei tribunali in caso di procedimenti su minori
Nel processo il minore verrà sempre considerato persona vulnerabile e quindi da tutelare di più se deve essere testimone in un processo sempre fino a che non compie 18 anni.

Maltrattamenti in famiglia o conviventi – il carcere passa da 3 a 7 anni, anziché da 2 a 6 anni. Se i maltrattamenti avvengono di fronte ad un minore o di una donna incinta o di un diversamente abile, la pena arriva fino a 10 anni e mezzo di carcere. Per il reato di maltrattamenti e lo stalking sarà possibile applicare misure di controllo e prevenzione come la “sorveglianza speciale” di pubblica sicurezza. 

Sfregio del viso – La deformazione del volto con l’acido o un qualsiasi altro sfregio permanente di una donna sarà considerato reato e verrà punito col carcere da 8 a 14 anni. Inoltre, se la vittima della deformazione viene uccisa, si applicherà la pena dell’ergastolo.

Estensione della pena fino all’applicazione dell’ergastolo
In caso di omicidio, si applicherà l’ergastolo sia se il colpevole conviveva con la vittima, sia se aveva una relazione stabile senza convivere sotto lo stesso tetto. Inoltre, l’omicidio in questi casi sarà considerato aggravato anche se il rapporto con la vittima era già terminato. In questo caso si applicherà il carcere da 24 a 30 anni.

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Matrimonio forzato e orfani di femminicidio – con l’emendamento approvato dalla Camera il 12 marzo scorso (costrizione matrimoniale e matrimonio precoce) si punisce chi induce un altro a sposarsi usando violenza, minacce o approfittando di una infermità psico-fisica o per precetti religiosi. La pena va da 2-6 anni se coinvolge un minorenne ed è aggravata della metà se danneggia chi non ha compiuto 14 anni al momento del fatto. Si può quindi arrivare fino a 10 anni e mezzo di carcere.

Formazione Forze dell’ordine – per contrastare tutte queste fattispecie verranno istituiti corsi di formazione destinati al personale che esercita funzioni di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria, sia per la prevenzione che sul perseguimento dei reati.

Cristina Montagni

 

Violenza sulle donne. La Camera dei Deputati approva all’unanimità il reato di Revenge Porn

Onorevole BuongiornoLa Camera dei Deputati il 2 aprile nell’ambito dell’esame del disegno di legge recante “Modifiche al codice penale, in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere (C. 1455-A​)”, ha approvato l’emendamento sul revenge porn o porno vendetta.

L’Italia ancora non aveva una legge in tal senso mentre è riconosciuto come reato in Germania, Israele e Regno Unito e in trentaquattro Stati degli Usa. Il fenomeno nel nostro paese ha visto una crescita esponenziale negli ultimi anni dove episodi di vendetta pornografica hanno assunto contorni drammatici, come il suicidio delle vittime esasperate a seguito della diffusione di video o scatti privati.

Il testo approvato prevede all’art. 612-bis la seguente disposizione: 

“Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5.000 a 15.000 euro. La stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o il video li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di recare loro danno. La pena è aumentata se i fatti sono commessi dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona o se i fatti sono commessi attraverso strumenti informatici o telematici. La pena è aumentata da un terzo alla metà se i fatti sono commessi in danno di persona in condizione di inferiorità fisica o psichica o in danno di una donna in stato di gravidanza. Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. La remissione della querela può essere soltanto processuale. Si procede tuttavia d’ufficio nei casi di cui il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio”.

revenge porn

Cos’è il revenge porn

Il revenge porn può essere identificato nella pubblicazione, o minaccia di pubblicazione (anche a scopo di estorsione), di fotografie o video che mostrano persone impegnate in attività sessuali o ritratte in pose sessualmente esplicite, senza che ne sia stato dato il consenso dal diretto interessato, ovvero la persona o una delle persone coinvolte. La cronaca ha dimostrato che a perpetrare il ricatto sessuale siano soprattutto persone legate alla vittima da un rapporto sentimentale (coniugi, compagni/e, fidanzati/e) che agiscono in seguito alla fine di una relazione per “punire”, umiliare o provare a controllare gli ex facendo uso di immagini o video in loro possesso. Può trattarsi di selfie scattati dalla stessa vittima e inviati all’ex partner, oppure di video e fotografie scattate in intimità con l’idea che dovessero rimanere nella sfera privata oppure, di scatti e riprese avvenuti di nascosto, senza che una delle parti ne fosse consapevole. La condivisione di tali immagini può avvenire in rete, o attraverso e-mail e cellulari che conduce umiliazione, lesione della propria immagine e della propria dignità, condizionamenti nei rapporti sociali e nella ricerca di un impiego.

Cristina Montagni