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SETTIMANA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

Ciclo di eventi in diretta streaming

Nella Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne, la Regione Lazio dal 23 al 27 novembre ha messo in campo diverse iniziative di grande valore simbolico.

In occasione della Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne, la Regione Lazio ha organizzato un ricco programma di iniziative ed eventi di sensibilizzazione in modalità virtuale. Dal premio al ricordo di Donatella Colasanti e Rosaria Lopez, vittime del caso del Circeo, avvenuto nel 1975, all’iniziativa “Salute in rosa” per offrire un sostegno alle donne vittime di violenza nei pronto soccorso e negli ospedali del Lazio e altro ancora. Vista l’importanza dell’evento – dal 23 novembre sera al 27 novembre – per la prima volta il palazzo della Regione Lazio si tingerà di rosso per simboleggiare l’impegno per il contrasto alla violenza maschile sulle donne. Alla kermesse seguiranno testimonianze delle donne imprenditrici nel Lazio ed illustri interventi in videoconferenza. I saluti istituzionali saranno aperti da Giovanna Pugliese, Assessora Turismo e Pari Opportunità della Regione Lazio.

PROGRAMMA

Diretta streaming sulla pagina Facebook della Regione Lazio

Lunedì 23 novembre

Ore: 11.00

Conferenza stampa in diretta streaming sulla pagina Facebook della Regione Lazio

SAVE

Servizio nazionale di prevenzione, raccolta dati e sostegno, psicologico e legale, per vittime di violenza e abusi nel mondo sportivo

Progetto di Assist Associazione Nazionale Atlete e Differenza Donna Ong promosso dalla Regione Lazio.

Programma

Elisa Ercoli – Presidente Differenza Donna Ong

Luisa Rizzitelli – Presidente Assist Associazione Nazionale Atlete

Giovanna Pugliese – Assessora al Turismo e alle Pari opportunità Regione Lazio

Saluto delle Campionesse Olimpiche – Antonella Bellutti, Martina Caironi e Josefa Idem

Martedì 24 novembre

Ore 11.00

Iniziativa rivolta alle scuole del Lazio che hanno aderito al PROGETTO IO NON ODIO

FATTI D’ODIO

Dove “fatti” sta per assuefatti e per le azioni che si compiono in nome di quell’assuefazione.

Maura Gancitano e Andrea Colamedici – TLON intervisteranno alcuni personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo per approfondire con loro cosa genera odio, dove affondano le radici del peggiore dei sentimenti e cosa si può fare per contrastarlo.

Saluti istituzionali

Giovanna Pugliese, Assessora Turismo e Pari Opportunità, Regione Lazio

Interventi:

Eleonora Mattia, Presidente Commissione Pari Opportunità della Regione Lazio

Milena Monteiro Duarte, sorella di Willy, 21enne ucciso lo scorso settembre a Colleferro

Fatti d’odio

Lorenzo Baglioni, musicista

Irene Facheris, parità in pillole

Emanuela Fanelli, attrice

Elena Favilli, scrittrice

Chiara Francini, attrice

Cathy La Torre, avvocata e attivista

Giacomo Mazzariol, scrittore, con Stefano Cipani, regista

Nicole Rossi, influencer

Paolo Ruffini, attore

Ore: 15.00

Conferenza stampa in diretta streaming su webtv.senato.it

“DALLA PARTE DELLE DONNE: IL RUOLO FONDAMENTALE DEI CENTRI ANTIVIOLENZA

Iniziativa organizzata dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere

Videomessaggio Maria Elisabetta Alberti Casellati, Presidente del Senato della Repubblica

Introduce

Valeria Valente, Presidente Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere

Intervengono in videoconferenza

Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio dei ministri

Elena Bonetti, Ministra per le pari opportunità e la famiglia

Collegamento con le sedi dei centri Antiviolenza:

“Maree” gestito dalla cooperativa Befree con la presenza dell’Assessora al Turismo e alle Pari opportunità della Regione Lazio, Giovanna Pugliese

“Casa internazionale dei diritti umani delle donne” gestito da Telefono Rosa con la presenza di una rappresentante del Comune di Roma e con le rappresentanti delle Reti dei centri antiviolenza: D.i.Re – Donne in rete contro la violenza; Casa internazionale delle donne di Roma; Differenza Donna; Pangea Rete Reama; UDI – Unione donne in Italia

Mercoledì 25 novembre

Per la prima volta il palazzo della Regione Lazio si tingerà di rosso, dal 23 novembre sera al 27 novembre, per simboleggiare l’impegno quotidiano per il contrasto della violenza maschile sulle donne.

Ore: 11.00

Conferenza stampa in diretta streaming sulla pagina Facebook della Regione Lazio

GIORNATA MONDIALE CONTRO LA VIOLENZA MASCHILE SULLE DONNE

Giovanna Pugliese, Assessora al Turismo e alle Pari Opportunità, Regione Lazio

Eleonora Mattia, Presidente Commissione consiliare Pari Opportunità

Letture a cura di Eleonora Fanelli

Antonio Galletti, Presidente Ordine degli avvocati (in collegamento)

Nicola Zingaretti, Presidente della Regione Lazio

A seguire

Alice Pasquini, artista

INAUGURAZIONE PANCHINA ROSSA contro la violenza sulle donne personalizzata dall’artista Alice Pasquini. La panchina sarà intitolata a Donatella Colasanti e Rosaria Lopez e a tutte le donne vittime di violenza maschile

Giovedì 26 novembre

Ore: 11.00

Incontro in diretta streaming sulla pagina Facebook della Regione Lazio

DONNA E IMPRESA

Libera di fare. Libera di essere. Riflessioni sull’imprenditorialità come strumento per superare situazioni di difficoltà in collaborazione con Global Thinking Foundation.

Modera Ilaria Corsi, Lazio Innova

Intervengono

Giovanna Pugliese, Assessora Turismo e Pari opportunità, Regione Lazio

Paolo Orneli, Assessore allo Sviluppo Economico, Commercio e Artigianato, Ricerca, Start-Up e Innovazione, Regione Lazio

Cecilia D’Elia, Presidente Cabina di Regia per la prevenzione e il contrasto della violenza sulle donne

Marietta Tidei, Presidente Commissione Sviluppo economico e attività produttive Regione Lazio

Roberta Lombardi, Consigliera regionale Lazio

Maria Angela Ilari, Lazio Innova – Presentazione del progetto “Scelgo di essere. Libera!”

Claudia Segre, Presidente Global Thinking Foundation, partner del progetto “Scelgo di essere. Libera!”

Testimonianze delle donne imprenditrici nel Lazio e in Europa

Ginevra Bentivoglio, GB EditoriA

Ivana Pagliara, Promotuscia

Sonia Mascioli, Casa delle donne di Amatrice

Priscilla Contesini, Mensura

Linda De Luca, Imems Technology

Lisa Lang, ELEKTROCOUTURE (Portogallo)

Magda Rull, KYO FILMS (Spagna)

Odile Ehrbar, VAPODIL (Francia)

Ore: 17.00

Conferenza stampa in diretta streaming sulla pagina Facebook della Regione Lazio

APERTURA CASA RIFUGIO NEL FRUSINATE

Intervengono

Enzo Salera, Sindaco di Cassino

Maria Concetta Tamburrini, Assessora Pubblica Istruzione, Turismo, Sport e Pari opportunità Comune di Cassino

Mauro Buschini, Presidente Consiglio regionale del Lazio

Sara Battisti, Consigliera regionale

Elisa Viscogliosi, Presidente Associazione Risorse Donna

Marta Bonafoni, Consigliera regionale

Una testimonianza

Gianpiero Cioffredi, Presidente dell’Osservatorio Tecnico Scientifico per la Sicurezza, la Legalità e la Lotta alla Corruzione della Regione Lazio

Fiorenza Taricone, Consigliera provinciale di parità

Giovanna Pugliese, Assessora Turismo e Pari Opportunità Regione Lazio

Venerdì 27 novembre

Ore: 11.00

Incontro in diretta streaming sulla pagina Facebook della Regione Lazio

CUCINA, UN’IMPRESA AL FEMMINILE

Modera

Luca Polizzano – Responsabile Spazio Attivo di Bracciano

Saluti istituzionali

Giovanna Pugliese, Assessora Turismo e Pari opportunità Regione Lazio

Enrica Onorati, Assessora Agricoltura, Promozione della Filiera e della Cultura del Cibo, Ambiente e Risorse Naturali Regione Lazio

Intervengono

Camilla Monteduro – Food concept designer, TV presenter

Iside De Cesare – Chef La Parolina ristorante stellato (Trevinano – VT)

Testimonianza femminile delle ragazze dell’Istituto Alberghiero di Vittorio di Ladispoli

Ricette proposte:

Iside – Coregone marinato con panna acida e salsa verde

Camilla -Pane con ricotta e glassa al miele nocciole e scarola

Iside e Camilla – Millefrolle

Ore: 17.00

Incontro in diretta streaming sulla pagina Facebook della Regione Lazio

CON MARIA

In cammino con l’Arte, la Bellezza e la Cultura nel Lazio

Terza tappa del progetto speciale CON MARIA che mette in relazione tre percorsi, il primo di tipo spirituale, sulle tracce delle Madonne del Lazio, il secondo sulla parità di genere e sul ruolo delle donne nella società e infine un terzo sulla salute delle donne.

Presenta:

Serena Dandini

Saluti istituzionali

Giovanna Pugliese, Assessora Turismo e Pari Opportunità Regione Lazio

Alessandra Sartore, Assessora alla Programmazione economica, Bilancio, Demanio e Patrimonio Regione Lazio

Interventi

Sport

Antonella Bellutti, Campionessa olimpica

Attualità Covid

Maria Rosaria Capobianchi, Direttore Laboratorio di virologia – IRCCS Spallanzani

Arte

Francesca Cappelletti, Direttrice Galleria Borghese a Roma

Volontariato

Angela Caprio, Consigliera nazionale “La Misericordie”

Medicina di genere

Mariavita Ciccarone, Associazione Gemme Dormienti Onlus

Libri

Alicia Giménez Bartlett, scrittrice

Giustizia

Maria Monteleone, Sostituto procuratore a Roma e coordinatrice del pool che si occupa dei diritti dei minori

Università

Antonella Polimeni, Magnifica Rettrice dell’Università La Sapienza di Roma

Musica

Marina Rei

Teatro

Adel Tirant Imprenditoria culturale

Gemma Trevisani, Responsabile narrativa italiana Rizzoli

Da lunedì 23 a venerdì 27 dalle ore 16 alle ore 17

Talk in diretta streaming sulla pagina Facebook della Regione Lazio

LE DONNE SI RACCONTANO

Talk in collaborazione con Wired, condotto da Chiara Oltolini, con 20 storie di donne che ogni giorno, attraverso il proprio impegno e la propria professione, si confrontano con la complessità dei nostri tempi e combattono la violenza maschile sulle donne, le discriminazioni e il gender gap

LUNEDÌ 23

Giovanna Pugliese, Assessora Turismo e Pari Opportunità Regione Lazio

Cathy La Torre, Attivista, avvocata specializzata in diritto antidiscriminatorio

Antonella Baccaro, Giornalista

Silvia Cutrera, Componente del direttivo AVI onlus (past-president Agenzia per la Vita Indipendente di Roma) componente della segreteria DPI (Disabled people International) e vice Presidente FISH (Federazione Italiana Superamento Handicap)

MARTEDÌ 24

Tiziana Ronzio, Operatrice sanitaria, Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, fondatrice dell’associazione “Tor Più Bella” dedita alla riqualificazione strutturale e sociale del quartiere di Tor Bella Monaca a Roma

Paola Di Nicola, Magistrata e scrittrice

Eva Giovannini, Giornalista e inviata Rai

MERCOLEDÌ 25

Musica e parole contro la violenza sulle donne

GIOVEDÌ 26

Valentina Cardinali, Consigliera regionale di Parità

Valeria Giunta, Responsabile Federculture CGIL Roma e Lazio

Start up femminili – Scienza della Vita

Start up femminili – Moda

Giorgia Pontetti, Ferrari Farm

VENERDÌ 27

Donatella Di Pietrantonio, Scrittrice

Francesca Innocenti, Presidente Ass. Donna Lilith contro la violenza sulle donne

Flori Degrassi, Direttore Generale ASL Roma2

Arcangela Galluzzo Dirigente Area Pari Opportunità Regione Lazio

Cristina Montagni

#Iolochiedo. Il sesso senza consenso è stupro

L’8 luglio alla Casa del Cinema di Roma, è stata presentata la campagna #Iolochiedo in cui Amnesty International chiede al ministro della giustizia che la legislazione italiana si adegui agli standard internazionali, stipulati con la convenzione di Istanbul nel 2011.

#Iolochiedo campagna Amnesty

La campagna Amnesty lanciata in partnership con l’associazione Libere Sinergie ha l’obiettivo di diffondere sul territorio nazionale l’esposizione della mostra What Were You Wearing (Com’eri vestita?). La mostra narrata in cinque lingue ha riprodotto le storie di abusi con gli abiti che la vittima indossava al momento della violenza subita: un pigiama, dei jeans, un maglione collo alto, un vestito attillato e una gonna al ginocchio. L’idea è quella di smantellare il pregiudizio che la vittima avrebbe potuto evitare lo stupro se solo avesse indossato abiti meno provocanti.

L’appello di Amnesty International

La richiesta di Amnesty riguarda la modifica dell’articolo 609-bis del Codice penale affinché venga considerato reato qualsiasi atto sessuale non consensuale. La normativa italiana attualmente considera lo stupro un reato solamente nel caso in cui sussistano l’elemento della violenza, della minaccia, dell’inganno o dell’abuso di autorità e non nel caso di un “rapporto sessuale senza consenso”.

campagna AmnestyL’iniziativa #Iolochiedo intende rafforzare la consapevolezza nelle giovani generazioni sul tema dello stupro, sugli stereotipi di genere da combattere e chiarire il concetto del consenso. L’organizzazione internazionale chiede che alla modifica della norma del Codice penale che regola la violenza sessuale, siano messe in atto misure per promuovere la cultura del consenso come sinonimo di condivisione e rispetto. Per contrastare le violenze sessuali è necessario cambiare i comportamenti sociali basati sulla discriminazione di genere e sulle relazioni di potere di genere e contrastare la cosiddetta cultura dello stupro, intesa come normalizzazione della violenza sessuale. Lo stupro e i reati sessuali rappresentano una violazione dei diritti umani. Le vittime sono violate nel loro diritto alla vita, alla salute fisica e mentale, all’uguaglianza all’interno della famiglia o di fronte alla legge e si trovano spesso ad affrontare ostacoli nell’accesso alla giustizia. Per questo il diritto internazionale impone agli stati di attuare misure per proteggere le donne dalla violenza di genere, non solo con la tutela delle stesse, ma attraverso la condivisione di buone pratiche volte a trasformare leggi, politiche e atteggiamenti alla base dei crimini di violenza sessuale.

La coordinatrice delle campagne di Amnesty Italia, Tina Marinari, ha sottolineato che lItalia ha sottoscritto la Convenzione di Istanbul nel settembre del 2012, il Parlamento l’ha ratificata nel 2013 ma la legislazione non è stata modificata secondo le direttive del documento. “A nostro avviso” ha spiegato “è importante completare questo passaggio perché il trattato di Istanbul rappresenta il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne”.

Dati sulle vittime di abusi sessuali

I dati europei sulla violenza sono enormi. Si stima che 1 donna su 20 di età pari o superiore a 15 anni è stata stuprata, mentre 1 su 10 ha subito qualche altra forma di violenza sessuale. L’Istituto Centrale di statistica (Istat) nel 2019 ha rilevato che in Italia persiste il pregiudizio che addebita alla donna la responsabilità della violenza sessuale subita per il modo di vestire (24% degli intervistati) o se sotto effetto di alcool e droghe (15%). Mentre il 39% degli intervistati ritiene che una donna sia sempre in grado di sottrarsi ad un rapporto sessuale se davvero non lo vuole.

Cristina Montagni

Covid 19. Centri antiviolenza a fianco delle donne

1522 numero antistalkingPangea/Reama, Udi, Telefono Rosa per contrastare la violenza domestica con politiche integrate per il coordinamento della rete dei Centri Antiviolenza e per agevolare l’accesso alle strutture e i contatti.

Martedi, 24/03/2020 – Riceviamo e pubblichiamo
Le richieste di: Associazione Nazionale Telefono Rosa/Pangea-REAMA Network/ UDI-Unione Donne in Italia
Soprattutto in questo momento così difficile per il nostro paese e per tutta la società, servono politiche integrate per approfondire quale percorso le donne vittime di violenza debbano intraprendere per sfuggire agli uomini violenti.

La Ministra Bonetti rilancia il numero di pubblica utilità 1522 in vari articoli e nelle trasmissioni televisive, ma nonostante ciò riteniamo che non sia una risposta sufficiente alla luce del fatto che il 1522 lavora in rete con una parte dei centri antiviolenza d’Italia.

Ad oggi i centri antiviolenza, secondo la rilevazione del 2017 sono 366 in tutto il paese ma le telefonate sono diminuite. È opportuno chiarire e dare ulteriori informazioni perché i CAV – Centri Antiviolenza, che sono nella maggior parte dei casi chiusi, operano costantemente al telefono fornendo consulenza legale civile e penale e soprattutto sostegno psicologico. La consulenza legale è necessaria alle donne per avere consigli, per preparare una denuncia e per il percorso successivo da intraprendere. Sono invece funzionanti le Case Rifugio, ma molte di esse sono già piene e non possono garantire ulteriori prese in carico e alloggiare donne ex novo.

Sarebbe utile, per gli addetti ai lavori, conoscere quali Case Rifugio abbiano ancora spazi disponibili e se sono attrezzate con spazi adeguati per far trascorrere la quarantena alle donne in situazioni di infezione. Dovrebbe altresì essere chiara la prassi sanitaria da seguire in tutta Italia prima di poter inserire le donne nelle Case e le operatrici dovrebbero essere munite di mascherine e guanti da parte della protezione civile per garantire anche la propria sicurezza sanitaria.

Se una donna è in pericolo ed esce di casa, incontrando le forze dell’ordine, più che compilare un modulo può chiedere aiuto per uscire dalla situazione di pericolo in cui si trova, dichiarando lo stato di necessità per la sua messa in sicurezza. Sarebbe soprattutto opportuno far uscire il violento di casa con misure immediate speciali, allontanandolo sino al periodo post COVID19 e assicurando tutte le condizioni sanitarie e di sicurezza necessarie anche per il violento. In ogni caso vanno assicurate alle donne tutte le condizioni necessarie sanitarie e di sicurezza per la donna e per i figli.

Per i finanziamenti stanziati con DPCM fino al 2020 a tutte le Regioni, chiediamo che siano erogati direttamente ai centri in funzione che sono riconosciuti dalle regioni e dal DPO con massima urgenza, entro e non oltre 15 gg.
Speriamo che le nostre richieste vengano accolte in tempi brevi. Oggi più che mai dobbiamo assicurare alle donne e ai minori protezione e sicurezza.

Firmato
Associazione Nazionale Telefono Rosa
Pangea- REAMA Network
UDI-Unione Donne in Italia

https://www.1522.eu/

Cristina Montagni

Il Parlamento Europeo sollecita tutti gli Stati membri a ratificare la Convenzione di Istanbul

Per porre fine alla violenza contro le donne, i deputati del Parlamento Europeo il 28 novembre hanno chiesto a tutti gli Stati membri di aderire alla Convenzione di Istanbul e di ratificarla senza esitazioni.

Commissione Europea su violenza di genere

Con la risoluzione non legislativa, adottata il 28 novembre con 500 voti favorevoli, 91 contrari e 50 astensioni, si invita il Consiglio a concludere con urgenza la ratifica da parte dell’UE della Convenzione sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne, nota come Convenzione di Istanbul. Con questa risoluzione si esortano i sette Stati membri che l’hanno firmata, ma non ancora ratificata, a farlo in tempi brevi.

Occorre rammentare che la convenzione di Istanbul, adottata dal Consiglio d’Europa nel 2011, è entrata in vigore nel 2014 ed è stata firmata dall’UE nel giugno 2017. Si tratta del primo strumento internazionale di questo tipo: alla ratifica devono seguire norme globali e giuridicamente vincolanti per prevenire la violenza di genere, proteggere le vittime e punire i responsabili. Nonostante l’UE abbia firmato la Convenzione il 13 giugno 2017, sette Stati membri non l’hanno ancora ratificata: Bulgaria, Repubblica ceca, Ungheria, Lituania, Lettonia, Slovacchia, Lettonia, Slovacchia e Regno Unito e per questo si chiede a questi paesi di farlo senza indugi.

violence_against_womenAzioni concrete del Parlamento Europeo

Tutti i deputati condannano con fermezza gli attacchi e le campagne contro la Convenzione in alcuni paesi che si basano su un’interpretazione errata e una presentazione sbagliata del messaggio e della comunicazione al pubblico. La Commissione europea chiede quindi di considerare la lotta alla violenza di genere come priorità nella prossima strategia europea sul genere e di presentare un atto giuridico che affronti ogni forma di violenza di genere, comprese le molestie online e la violenza informatica. In aggiunta la stessa Commissione chiede che il fenomeno della violenza contro le donne sia inserito in un catalogo dei reati riconosciuti dall’UE.

Tutti gli Stati membri dovrebbero garantire che la Convenzione sia applicata correttamente assegnando finanziamenti adeguati e risorse umane ai servizi predisposti. È fondamentale fornire una formazione adeguata ai professionisti che si occupano delle vittime (magistrati, medici, funzionari di polizia). A tale proposito il Parlamento conferma uno stanziamento di 193,6 milioni di euro per azioni di prevenzione e lotta alla violenza di genere nell’ambito del programma Diritti e Valori.

Ulteriori informazioni

Risoluzione del Parlamento europeo del 28 novembre 2019 sull’adesione dell’UE alla convenzione di Istanbul e altre misure per combattere la violenza di genere

The Istanbul Convention: A tool to tackle violence against women and girls

Cristina Montagni

Nella Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, la Regione Lazio presenta il Premio “Donatella Colasanti e Rosaria Lopez”

Donatella Colasanti e Rosaria Lopez sono state protagoniste delle pagine più cruente della storia del nostro paese. Le due amiche di 17 e 19 anni furono vittime di un barbaro “massacro” nel comune di San Felice Circeo, tra il 29 e il 30 settembre 1975, che fu tra i primi casi di cronaca di femminicidio che sconvolsero la coscienza di tutti, dall’opinione pubblica alle istituzioni italiane.
Premio Cosanti Lopez

Una violenza che andò oltre lo stupro, ad opera di assassini della cosiddetta Roma “bene” che si inserisce in anni in cui le donne avevano raggiunto importanti conquiste: approvazione della legge sul divorzio, interruzione volontaria di gravidanza, introduzione del nuovo diritto di famiglia e la nascita del movimento femminista. In ricordo della triste vicenda e della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne che si celebra il 25 novembre, la Regione Lazio ha presentato molte iniziative per sensibilizzare i cittadini, ma soprattutto i giovani su questo tema.

Bando della Regione Lazio

Per la promozione di una cultura del rispetto dei diritti umani fondamentali e delle differenze tra uomo e donna, è stato presentato il bando per ricordare Donatella Colasanti e Rosaria Lopez, con il “Premio Colasanti Lopez”, rivolto alle scuole secondarie e agli istituti di formazione del territorio, finanziato dalla Regione Lazio per l’anno scolastico 2019-2020. Gli studenti potranno elaborare scritti e progetti sul tema e i vincitori riceveranno un voucher per l’acquisto di materiale a supporto della didattica pari a 5.000 euro. Le domande potranno essere presentate fino al 15 aprile 2020. Bando per partecipare : Scheda Premio Colasanti Lopez

Appuntamenti della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne

Durante il pomeriggio del 25, Giovanna Pugliese e Alessio D’amato, hanno presentato “Salute in rosa”: linee guida per l’accoglienza e il supporto alle donne vittime di violenza all’interno dei pronto soccorso e delle strutture ospedaliere del Lazio. In serata, nel polo culturale “Spazio Rossellini” in via della Vasca Navale a Roma, è andato in scena lo spettacolo “Taddrarite”, scritto da Luana Rondinelli con Donatella Finocchiaro, Claudia Potenza e Antonia Truppo.

L’assessora Giovanna Pugliese, il 29 novembre visiterà il centro antiviolenza “Galassia” di Formello e il 30 novembre verrà presentata la casa delle donne ad Amatrice. Infine, il 3 dicembre nella casa della salute di Santa Caterina della Rosa di via Nicolò Forteguerri 4 a Roma, prenderà il via il corso di formazione per operatori socio-sanitari e operatrici dei centri antiviolenza.

Impegni della Regione Lazio

A fronte dei 94 casi di femminicidio verificati in Italia nei primi mesi del 2019 e dei 1300 casi di maltrattamenti compiuti a Roma nel 2018, la Regione ha avviato l’apertura di tre nuovi centri antiviolenza a Formia, Civitavecchia e nei comuni del Cassinate e due case rifugio in provincia di Civitavecchia e nel distretto socio-sanitario dell’Asl Rm6 che si aggiungono ai 23 centri antiviolenza e alle 9 case rifugio regionali già attivi.

Inoltre, a seguito di un bene confiscato alla criminalità organizzata, a Roma verrà consegnata la prima casa della semiautonomia del Lazio riservata alle donne in uscita dalle case rifugio, un luogo dove potranno ricostruire un percorso di vita indipendente per sé e per i propri figli. La Regione, che per prima ha introdotto il contributo per i minori figli di donne vittime di femminicidio, ha infine programmato il rifinanziamento del fondo con altri 200mila euro.

Riflessioni delle istituzioni, della politica e il ricordo dei familiari della Colasanti e Lopez

“Prevenire, proteggere e punire, è la linea seguita dalla Regione Lazio in difesa delle donne vittime di violenza. Bisogna presentare delle risposte e la Regione ha delle politiche che passano per la prevenzione, per l’impegno culturale nelle scuole e per la presa in carico delle vittime da parte delle Asl e della rete medica” ha commentato Nicola Zingaretti. Ha poi aggiunto che “l’impegno della Regione continua sia con la rete dei centri antiviolenza, che con il fondo per gli orfani vittime di femminicidio e con la campagna nelle scuole “Io non odio”, perché una delle priorità è cambiare la mentalità generata dagli uomini, spesso in famiglia”. “Sono giornate importanti” ha spiegato Giovanna Pugliese “perché se guardiamo ai dati ci accorgiamo che l’80% delle violenze avvengono in ambito familiare. Quello che serve è un’educazione ai sentimenti per le ragazze e i ragazzi e ricostruire un nuovo modo per essere cittadini liberi in una società diversa”.

“Il concorso” ha spiegato Cecilia D’Elia “serve ad affidare ai ragazzi il ricordo dei fatti del Circeo. Servono azioni integrate su tre fronti, quello di prevenire, proteggere e punire”. Prevenire, cioè sradicare la cultura della violenza dal concetto di relazione, proteggere per offrire alle vittime luoghi di sostegno e punire con il perseguimento dei reati e la certezza della pena. La D’Elia ha poi ricordato Donatella con le sue poesie scritte su fogli di carta lasciati negli uffici della Regione, alcune delle quali sono state lette dall’attrice Claudia Gerini. Infine, tra gli interventi più intensi, c’è stato il ricordo di Letizia Lopez, sorella di Rosaria che ha commentato che dal ’75 ad oggi sono stati fatti passi in avanti ma le donne continuano a morire. “Gli assassini di mia sorella” ha detto Letizia “non hanno fatto la galera e le istituzioni non hanno fatto niente. Nel 2005 lo Stato ha dichiarato sano Angelo Izzo, faceva l’assistente sociale, è uscito ed ha ucciso due persone, una madre e una figlia”. Infine, Roberto Colasanti, fratello di Donatella morta alcuni anni fa a seguito di un male incurabile, ha detto che la sorella sarebbe stata orgogliosa di sapere che “un premio del genere portasse il suo nome”.

Alla presentazione del premio sono intervenuti il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, Giovanna Pugliese, assessora al turismo e alle pari opportunità, Eleonora Mattia, presidente IX commissione del consiglio regionale del Lazio, Claudio Di Berardino, assessore al lavoro e alla formazione, Cecilia D’Elia, presidente per la prevenzione e al contrasto sulla violenza di genere, l’attrice Claudia Gerini, Roberto Colasanti, fratello di Donatella Colasanti e Letizia Lopez, sorella di Rosaria Lopez.

Cristina Montagni

È legge il “Codice Rosso” contro la violenza sulle donne

DDl Violenza di genereIl 17 luglio il ddl n. 1200 Codice Rosso a tutela delle donne vittime di violenza è diventato Legge. Con 197 voti favorevoli e nessun contrario, il testo di 21 articoli che individua i reati di violenza domestica e di genere, dallo stalking allo stupro, dai matrimoni forzati al revenge porn, prevede procedimenti penali più veloci al fine di prevenire e combattere la violenza di genere. Il punto di forza della legge non riguarda solo l’inasprimento della pena detentiva ma agisce sulla tempestività dell’intervento delle forze della pubblica sicurezza per scongiurare i fenomeni di femminicidio che sono diventati una piaga nazionale.

La ministra della Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno ha dichiarato “ora è necessario operare sul piano della riduzione dei tempi dei processi penali ed il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha commentato “ora lo Stato dice ad alta voce che le donne in Italia non si toccano”, rammentando che in Italia ogni 72 ore muore una donna per femminicidio, una vera e propria emergenza sociale. Con la conversione in Legge del testo del decreto vi sarà l’obbligo di ascoltare la donna entro 3 giorni dalla denuncia, inasprendo le pene per i reati di violenza sessuale, eliminando le attenuanti per il femminicidio ed introducendo nuovi reati come il “revenge porn” e la deformazione permanente del volto per proteggere le donne e i loro figli.

Il premier Giuseppe Conte ha definito la Legge uno strumento pensato per aiutare le numerose donne che quotidianamente sono minacciate, stolkerizzate, sottoposte a violenze fisiche o psicologiche da ex compagni o mariti, talvolta semplicemente da conoscenti.

DDL N. 1200/2019 > SCARICA IL TESTO PDF

Cristina Montagni

 

Codice Rosso, il pacchetto violenza sulle donne passa al Senato

codice rosso3

Il 3 aprile la Camera dei Deputati ha approvato il pacchetto di misure che inaspriscono le pene in materia di violenza sulle donne. Si promette un iter veloce nelle indagini riguardanti i reati di violenza domestica e di genere e prevede che la vittima dovrà essere ascoltata entro poche ore dalla violenza per applicare la misura cautelare nei confronti dell’indagato per evitare che le violenze sfocino in omicidi. Il decreto battezzato “Codice Rosso” voluto dal ministro della giustizia Alfonso Bonafede e dal ministro della pubblica amministrazione Giulia Bongiorno, passerà al Senato ad eccezione della norma sulla castrazione chimica che sarà presentato successivamente. Codice Rosso contempla quindi una serie di misure tra cui il revenge porn di cui abbiamo parlato in un precedente articolo (Revenge Porn) e di estendere l’uso del braccialetto elettronico a tutte le misure a tutela delle vittime di violenza (es. ordine di allontanamento e divieto di avvicinamento alla vittima).

Analizziamo in dettaglio il pacchetto Codice Rosso

Processi veloci – si introduce una corsia preferenziale per le denunce e le indagini per i reati sessuali. Si prevede che la comunicazione del reato viene data immediatamente anche in forma orale a cui segue quella scritta con le indicazioni e la documentazione prevista. Il pubblico ministero avrà tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato per raccogliere le informazioni, ad eccezione solo se la vittima è un minore. Altra novità è l’allungamento dei tempi per sporgere la denuncia: la vittima avrà 12 mesi e non più 6 per sporgere denuncia dal momento della violenza sessuale.

Stalking – la reclusione passa da un minimo di 1 anno fino a 6 anni e 6 mesi 

Revenge porn e sexting – l’emendamento approvato introduce un nuovo articolo nel codice penale, il 613 ter. Il reato è punito con la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5 mila a 15 mila euro. La stessa pena è applicata a chi ha ricevuto, acquisito immagini o video e li pubblica o li diffonde senza il consenso della persona interessata al fine di recare un danno di immagine. La pena aumenta se i fatti sono commessi dal coniuge, anche se separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva con la persona offesa anche attraverso strumenti informatici o telematici. La pena aumenta da un terzo alla metà se i reati sono commessi a danno di una persona in condizione di inferiorità fisica o psichica o di una donna in stato di gravidanza. (leggi il mio articolo)

Violenza sessuale e abusi nei confronti di minori – La violenza assume un peso rilevante in caso di atti sessuali con minori di 14 anni a cui è stato promesso denaro o qualsiasi altra cosa utile.
La pena sarà aumentata di 1/3 nelle ipotesi più gravi, cioè:
se commesso a genitori, nonni o parenti stretti a prescindere dall’età della vittima;
se commesso nei confronti di chi non ha compiuto ancora 18 anni;
se la vittima non ha ancora compiuto 14 anni;
se la vittima non ha compiuto ancora 10 anni la pena si raddoppia;
se la violenza sessuale è di gruppo, le pene vanno da 8 a 14, anziché da 6 a 12.

codice rosso 2Comunicazione tra gli uffici dei tribunali in caso di procedimenti su minori
Nel processo il minore verrà sempre considerato persona vulnerabile e quindi da tutelare di più se deve essere testimone in un processo sempre fino a che non compie 18 anni.

Maltrattamenti in famiglia o conviventi – il carcere passa da 3 a 7 anni, anziché da 2 a 6 anni. Se i maltrattamenti avvengono di fronte ad un minore o di una donna incinta o di un diversamente abile, la pena arriva fino a 10 anni e mezzo di carcere. Per il reato di maltrattamenti e lo stalking sarà possibile applicare misure di controllo e prevenzione come la “sorveglianza speciale” di pubblica sicurezza. 

Sfregio del viso – La deformazione del volto con l’acido o un qualsiasi altro sfregio permanente di una donna sarà considerato reato e verrà punito col carcere da 8 a 14 anni. Inoltre, se la vittima della deformazione viene uccisa, si applicherà la pena dell’ergastolo.

Estensione della pena fino all’applicazione dell’ergastolo
In caso di omicidio, si applicherà l’ergastolo sia se il colpevole conviveva con la vittima, sia se aveva una relazione stabile senza convivere sotto lo stesso tetto. Inoltre, l’omicidio in questi casi sarà considerato aggravato anche se il rapporto con la vittima era già terminato. In questo caso si applicherà il carcere da 24 a 30 anni.

codice rosso 2

Matrimonio forzato e orfani di femminicidio – con l’emendamento approvato dalla Camera il 12 marzo scorso (costrizione matrimoniale e matrimonio precoce) si punisce chi induce un altro a sposarsi usando violenza, minacce o approfittando di una infermità psico-fisica o per precetti religiosi. La pena va da 2-6 anni se coinvolge un minorenne ed è aggravata della metà se danneggia chi non ha compiuto 14 anni al momento del fatto. Si può quindi arrivare fino a 10 anni e mezzo di carcere.

Formazione Forze dell’ordine – per contrastare tutte queste fattispecie verranno istituiti corsi di formazione destinati al personale che esercita funzioni di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria, sia per la prevenzione che sul perseguimento dei reati.

Cristina Montagni

 

Violenza sulle donne. La Camera dei Deputati approva all’unanimità il reato di Revenge Porn

Onorevole BuongiornoLa Camera dei Deputati il 2 aprile nell’ambito dell’esame del disegno di legge recante “Modifiche al codice penale, in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere (C. 1455-A​)”, ha approvato l’emendamento sul revenge porn o porno vendetta.

L’Italia ancora non aveva una legge in tal senso mentre è riconosciuto come reato in Germania, Israele e Regno Unito e in trentaquattro Stati degli Usa. Il fenomeno nel nostro paese ha visto una crescita esponenziale negli ultimi anni dove episodi di vendetta pornografica hanno assunto contorni drammatici, come il suicidio delle vittime esasperate a seguito della diffusione di video o scatti privati.

Il testo approvato prevede all’art. 612-bis la seguente disposizione: 

“Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5.000 a 15.000 euro. La stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o il video li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di recare loro danno. La pena è aumentata se i fatti sono commessi dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona o se i fatti sono commessi attraverso strumenti informatici o telematici. La pena è aumentata da un terzo alla metà se i fatti sono commessi in danno di persona in condizione di inferiorità fisica o psichica o in danno di una donna in stato di gravidanza. Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. La remissione della querela può essere soltanto processuale. Si procede tuttavia d’ufficio nei casi di cui il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio”.

revenge porn

Cos’è il revenge porn

Il revenge porn può essere identificato nella pubblicazione, o minaccia di pubblicazione (anche a scopo di estorsione), di fotografie o video che mostrano persone impegnate in attività sessuali o ritratte in pose sessualmente esplicite, senza che ne sia stato dato il consenso dal diretto interessato, ovvero la persona o una delle persone coinvolte. La cronaca ha dimostrato che a perpetrare il ricatto sessuale siano soprattutto persone legate alla vittima da un rapporto sentimentale (coniugi, compagni/e, fidanzati/e) che agiscono in seguito alla fine di una relazione per “punire”, umiliare o provare a controllare gli ex facendo uso di immagini o video in loro possesso. Può trattarsi di selfie scattati dalla stessa vittima e inviati all’ex partner, oppure di video e fotografie scattate in intimità con l’idea che dovessero rimanere nella sfera privata oppure, di scatti e riprese avvenuti di nascosto, senza che una delle parti ne fosse consapevole. La condivisione di tali immagini può avvenire in rete, o attraverso e-mail e cellulari che conduce umiliazione, lesione della propria immagine e della propria dignità, condizionamenti nei rapporti sociali e nella ricerca di un impiego.

Cristina Montagni

Differenza Donna e la Queen Mary University di Londra insieme per presentare il rapporto “What about my right not to be abused?”

Child FirstL’Associazione Differenza Donna insieme alle studiose inglesi della Queen Mary University di Londra hanno presentato al pubblico italiano un’importante ricerca sulla violenza domestica realizzata da Women’s Aid (Federazione composta da oltre 180 organizzazioni non profit che presta assistenza sulle violenze domestiche in tutto il territorio inglese) che ha messo i delicati aspetti riguardanti i rapporti genitoriali nei tribunali di famiglia inglesi. Il rapporto-denuncia “What about my right not to be abused?” esposto il 21 febbraio nella Casa Internazionale delle Donne, si è basato su dati quantitativi e qualitativi e le testimonianze dirette di 72 donne che vivono in Inghilterra. Lo studio che da un punto di vista metodologico è affine alla ONG Differenza Donna, è partito dai vissuti delle donne e dalle esperienze di quelle che hanno avuto accesso alla giustizia per la regolamentazione dell’affido dei minori nei casi di violenza domestica. Dal 2010 Differenza Donna è entrata a far parte del network europeo Women Against Violence Europe (associazioni di 46 Paesi europei impegnate per il contrasto alla violenza di genere e per i diritti delle donne) impegnandosi nei tribunali civili e penali per denunciare gli stereotipi sessisti che impediscono alle donne di vivere una vita libera dalla violenza maschile.  Sempre nel 2010 ha aderito alla campagna internazionale “Every Woman Everywhere” con l’intento di rivedere il trattato partendo dalla dichiarazione ONU del 1993 sull’eliminazione della violenza di genere e dalle raccomandazioni del trattato di uguaglianza del 1979. Al termine della campagna sarà prodotto un documento legale che imporrà alle nazioni di rendere operative le norme in vigore sollecitandole a stanziare maggiori fondi per finanziare gli operatori che lavorano nel settore per prevenire atti di violenza contro donne e ragazze.

Principali risultati delle campagne Child First ed “Every Woman Everywhere”

Locandina Differenza DonnaL’associazione Women’s Aid che nel 2016 ha lanciato la campagna Child First, raccogliendo oltre 44mila firme, ha sollecitato i tribunali della famiglia, la magistratura e il governo inglese a porre al centro di ogni decisione la sicurezza dei bambini e delle donne sopravvissute agli abusi domestici. Grazie alle numerose sottoscrizioni è nata la ricerca Every Woman Everywhere” per dimostrare e far conoscere quanto sia dannosa la violenza domestica sui minori, riconoscendo la violenza assistita o diretta. Dallo studio emerge la totale mancanza di una cultura sulla violenza domestica, senza contare che la violenza inflitta alla madre non è riconducibile alla vita dei bambini ma da un atto del tutto separato. Il dato più preoccupante è che il padre pur avendo commesso violenza sulla madre non è considerato un “cattivo” padre.

“What about my right not to be abused?”Da questa prima analisi sono scaturite diverse raccomandazioni. La prima quella di porre fine alle morti delle bambine e dei bambini, la seconda che le associazioni che si occupano del fenomeno hanno bisogno di maggiore formazione per prevenire e contrastare i fatti sanguinosi con una migliore comunicazione tra gli operatori che lavorano sul campo. Alla luce dei risultati Women’s Aid ha chiesto al governo inglese di operare una totale revisione delle linee guida 12J (linee guida che fanno riferimento all’ordinamento inglese) e che riguardano le decisioni prese rispetto ai minori nelle ordinanze degli incontri parentali, la violenza domestica e il danno. Nel 2017 la norma 12J è stata rivista e di recente la Camera inglese ha ordinato l’inibizione degli incontri diretti in tribunale tra il persecutore e la vittima. La norma ha pure stabilito il campo di azione dei giudici sulle tematiche di genere rispetto alluso di un linguaggio più consono alla violenza domestica, al controllo coercitivo e al danno. La revisione definisce anche le misure speciali da adottare nei confronti delle vittime dei bambini e delle bambine per garantire la loro incolumità in tribunale. Laddove la valutazione del rischio indichi che i minori possono essere in pericolo, il giudice può ordinare il divieto assoluto degli incontri compresi quelli protetti per evitare di esporli ad ulteriori danni. Lo studio denuncia altre criticità come ad esempio il modo con i quali vengono esercitati i diritti umani nei tribunali di famiglia. La scarsa sensibilità nella percezione delle dinamiche degli abusi domestici legati alle discriminazioni di genere che risiedono nei tribunali, la predominanza di stereotipi di genere e atteggiamenti dannosi nei confronti delle sopravvissute e alle madri nei tribunali di famiglia, mettono a rischio la loro vita e la sicurezza dei figli impedendogli di accedere alla giustizia.

Statistiche chiave della ricerca “Every Woman Everywhere”

Dalle testimonianze raccolte il 90% delle donne ha dichiarato che il maltrattante era un uomo, il 67% ha subito abusi fisici, il 57% abusi sessuali, il 55% controlli psicologici, l’83% violenza economica e l‘89% controlli sulla vita personale. Dalle dichiarazioni delle sopravvissute è emerso che nella maggior parte dei casi le donne vittime di abusi non sono state credute, al contrario accusate per non aver subito abusi e ritenute instabili dai giudici. Il 48% delle donne ha spiegato che gli abusi domestici non sono mai stati accertati, mentre altre hanno riferito che l’ex partner ha continuato ad operare un controllo diretto sulla vita sessuale dell’ex compagna anche durante gli incontri con i figli minori. Il rapporto denuncia la scarsa protezione delle donne sopravvissute e delle famiglie all’interno dei tribunali. Un quarto delle intervistate (24%) ha sostenuto di avere subito intimidazioni dall’ex-partner durante le udienze; tre su cinque (61%) hanno testimoniato che non erano state prese misure speciali di protezione, sale d’attesa separate, tempi diversi di entrata/uscita nelle deposizioni, collegamenti video esterni nonostante le reiterate accuse di abusi. La mancanza di misure idonee per le sopravvissute durante il procedimento giudiziario, di fatto danneggia e altera la capacità di deporre impedendo un’efficace difesa dei figli da parte del collegio giudicante. L’indagine ha anche indicato la correlazione tra l’abuso domestico dei sopravvissuti (controlli dopo la separazione) e rischi dovuti alla salute mentale per la sicurezza dei bambini. Il 69% delle sopravvissute ha sostenuto che gli ex-partner si dimostravano violenti anche nei confronti dei bambini, mentre il 38% ha testimoniato che l’ex partner aveva abusato del minore.

Azioni in Italia e in Europa per l’accesso delle donne alla giustizia

Maria Monteleone

Francesco Monastero, ha spiegato che da un anno a Roma è istituito un tavolo interistituzionale permanente che affronta le problematiche delle donne vittime di violenza domestica dando buoni risultati. Il primo è stato quello di aver ottenuto una stanza separata per la testimonianza delle donne che accedono all’aula di giustizia per deporre. Si tratta della prima stanza in Italia dotata di un impianto di video registrazione e sorveglianza che dà la possibilità alla donna di rivivere quel momento doloroso con un approccio più sereno. A breve sarà possibile testimoniare in video conferenza, collegando la stanza a tutte le aule di tribunale, ciò in base alla attuazione della direttiva europea sui diritti della vittima del 2012 e sui principi della Convenzione di Istanbul. Altro risultato che il tavolo ha prodotto è una bozza di linee guida in relazione ai rapporti che devono tenere tribunale civile, procura, tribunale per i minorenni, tribunale penale e servizi a sostegno sul territorio. Un ulteriore provvedimento adottato di recente è che si sono drasticamente ridotti i tempi di giudizio del dibattimento in tutti i casi di stalking e violenza di genere.

“What about my right not to be abused?”

Alida Montaldi ha chiarito che occorre partire da una ricognizione delle procedure che riguarda gli orfani da femminicidi per definire una legge regionale che riconosca l’accesso ad alcuni benefici per i bambini. Purtroppo l’attuale sistema informativo, ha spiegato la magistrata, non consente l’evidenza di queste procedure e l’impegno preso è quello di consentire un’identificazione di tutte le procedure per gestire un monitoraggio fra quelle attuate e quelle da concordare a livello interistituzionale.  “In Italia le leggi ci sono” ha dichiarato Teresa Manente “ed è costituito da un quadro normativo che negli ultimi dieci anni si è rivelato idoneo a contrastare e prevenire il fenomeno delle violenze. Il nodo semmai risiede nell’attuare le norme per una mancanza di sensibilità culturale e conoscenza del fenomeno”. “In sintesi, occorre rendere efficaci le leggi già in vigore in Italia ed applicare in via definitiva la Convezione di Istanbul. Altri disegni di legge sono inaccettabili, contrasterebbero con la costituzione italiana e con la Convenzione di Istanbul” ha concluso la responsabile dell’ufficio legale di Differenza Donna. Franca Mangano, ha sostenuto che i punti di debolezza dell’ordinamento di giudizio sui minori sta nella frammentarietà delle tutele. Il fatto che la stessa situazione abbia più gradi di giudizio da parte di Corti diverse si traduce in una vittimizzazione che può sfociare in un accanimento giudiziario (ripetuto ascolto del minore da parte dei giudici) oppure un vuoto di tutela in alcuni settori (ad esempio il provvedimento di allontanamento del maltrattante). La prospettiva ideale, secondo la giudice, sarebbe quella di una corte unica della famiglia che abbia caratteristiche di specializzazione e che possa conformare l’adeguata tutela sia al minore che alla donna. Luciana Sangiovanni ha sostenuto la necessità di un giudice unico della famiglia, e in attesa che sia varata la legge, il tavolo interistituzionale può offrire molto per condividere le buone prassi. Ha poi commentato che il ruolo della consulenza tecnica sui procedimenti in caso di violenza è importante ma non può sostituirsi alla valutazione del nucleo familiare da parte del pubblico ministero. Maria Monteleone, ha spiegato che la soluzione è quella di sedersi intorno ad un tavolo per studiare linee guida che consentano di monitorare questi fenomeni con il coordinamento efficace tra tutti gli organi giurisdizionali, coloro che svolgono un ruolo di prevenzione e repressione dei reati contro i minori, contro le donne e le persone vulnerabili. Lo stimolo per redigere le nuove linee guida è scaturito a seguito della sentenza del 2017 che ha condannato l’Italia alla Corte europea dei diritti dell’uomo per non aver saputo proteggere una donna e suo figlio che tentava di difendere la madre. Non è un caso che il CSM (Consiglio Superiore della Magistratura), sulla spinta di questa sentenza ha ritenuto doveroso redigere un documento dopo aver raccolto da parte di tutti gli uffici giudiziari d’Italia le prassi più virtuose, per presentare a maggio 2018 una risoluzione che costituisce uno strumento di divulgazione di buone prassi preziosa per tutti gli uffici giudiziari, inquirenti e giudicanti. La bozza delle linee guida ha lo scopo di mettere in atto una sinergia tra giudice civile, giudice penale e giudice minorile. Quanto al ruolo dei consulenti tecnici ci sono due problemi da non sottovalutare. Il primo quello di individuare quale sia il ruolo corretto che la nostra legislazione attribuisce al consulente, secondo individuare i criteri di scelta dei consulenti. È inaccettabile, per la magistrata, che la causa dipenda da un fatto puramente casuale cioè la scelta del professionista solo sulla base dell’iscrizione all’albo prima ancora che sulla valutazione della professionalità. Occorre invece selezionare esperti che siano specializzati per l’ascolto del minore. Infine, ha concluso la magistrata, il consulente può esprimere un parere ma la decisione è riservata esclusivamente al giudice, il che impone un’attenta valutazione del ruolo del consulente e dei sui limiti d’intervento.

Cristina Montagni

Al simposio sono intervenute Francesca Koch, Presidente della Casa Internazionale delle donne, Elisa Ercoli, Presidente di Differenza Donna, Jenny Birchall, Research and Policy Officer- Women’s Aid, London, Shazia Choundhry, Professore di legge della Queen Mary University of London, Myriam Trevisan, Università la Sapienza di Roma, Francesco Monastero, Presidente del Tribunale di Roma, Alida Montaldi, Presidente del Tribunale per i minorenni di Roma, Franca Mangano, Presidente della sezione famiglia e Minori della Corte di Appello di Roma, Luciana Sangiovanni, Presidente di Sezione del I Tribunale di Roma, Maria Monteleone, P.A. Coordinatrice gruppo antiviolenza Procura di Roma, incaricata dal CSM, Marisa Mosetti, Giudice del Tribunale di Roma, Paola Di Nicola, GIP del Tribunale di Roma, Elvira Reale, Psicologa, Responsabile del Centro Dafne-Codice Rosa, Cardarelli di Napoli, Simona Napolitani, Avvocata Referente Civilista Ufficio Legale Differenza Donna, Teresa Manente, Avvocata responsabile ufficio legale Differenza Donna

 

One Billion Rising 2019

One Billion rising 2019Per il terzo anno consecutivo si è celebrato One Billion Rising 2019, l’evento planetario voluto dalla drammaturga e attivista Eve Ensler che si basa sull’idea che si può sfidare il sistema e rivendicare il diritto delle donne a decidere in pieno della propria vita. Le manifestazioni internazionali e nazionali di quest’anno hanno scelto la formula del flash mob coinvolgendo nel mondo ben 207 nazioni. In Italia dal 14 al 17 febbraio, le piazze si sono trasformate in una vera festa d’amore, una festa di rispetto profondo verso gli altri. La campagna contro il femminicidio si è concentrata in oltre 100 città con iniziative ed eventi organizzati da numerosi centri antiviolenza che operano su tutto il territorio nazionale. Nelle strade e nelle piazze di tutta Italia cittadine e cittadini si sono riuniti per cantare e ballare insieme “Break the chain”, la canzone di Tena Clark simbolo della lotta agli abusi che letteralmente significa spezzate le catene contro gli abusi. Un’invasione di cuori e trovate commerciali dove soprattutto la danza è stata la vera rivoluzione che aveva l’intenzione di infondere forza, consapevolezza e ribellione. Un messaggio chiaro: sapere cos’è la violenza contro le donne, riconoscerne la portata e scegliere di non rimanere indifferenti. L’appuntamento romano, culminato a piazza San Silvestro, ha ottenuto il patrocinio del I Municipio di Roma Centro con la collaborazione della Ong Differenza Donna. Tra le adesioni alla campagna 2019, ci sono state Amnesty International, AMREF, Assist Associazione Nazionale Atlete, Casa Internazionale delle Donne Roma, CGIL, Differenza Donna ONG, DI.RE., EMERGENCY, Gi.u.li.a, Rebel Network, Se Non Ora Quando Factory, Women in Film, Women’s March Rome.

One Billion rising 2019

La campagna di sensibilizzazione One Billion Rising

Se il tema della campagna dell’anno scorso era quello della giustizia, la parola d’ordine di quest’anno è ancora più evocativa: rivoluzione. Una scelta coraggiosa perché contro la violenza sulle donne e le bambine è proprio una rivoluzione quello che serve: una rivoluzione della politica, una rivoluzione culturale che mini alla base le strutture e i presupposti ideologici che legittimano violenza e discriminazioni di genere. Le Nazioni Unite hanno denunciato infatti che una donna su tre sul pianeta sarà picchiata o stuprata nel corso della vita e questo significa un miliardo di donne e bambine. In Italia per l’organizzazione Differenza Donna, le donne uccise nel 2018 sono state 93 e il 2019 si è aperto con maggiore aggressività.

Intervista a Luisa Rizzitelli, responsabile del coordinamento One Billion Rising Italia

Per cogliere alcuni aspetti che hanno spinto una moltitudine di donne a manifestare pacificamente in tutta Italia, ho incontrato Luisa Rizzitelli, responsabile del coordinamento One Billion Rising Italia che si occupa di sostenere, promuovere ed aiutare chi vuole aderire a questo evento mondiale.

Luisa Rizzitelli

Quando è nata questa manifestazione a livello planetario?

La prima edizione di One Billion Rising si è svolta nel 2011, attualmente abbraccia oltre 200 paesi nel mondo. È un appuntamento importante perché non si festeggia nulla, ma è un modo per ricordare quanto le donne abbiano intenzione di rivoluzionare il mondo eliminando la violenza di genere che affligge tutti i paesi non solo l’Italia. Le donne di tutto il mondo per denunciare questo fenomeno, manifestano con la danza, la musica, la loro forza, energia e bellezza. Proprio per questo è stato composto il brano “Break the chain” che vuol dire spezza le catene ed è il brano che accomuna tutte le donne e gli uomini quando partecipano alla manifestazione.

Quando si festeggia questo evento in tutto il mondo?

One Billion Rising si festeggia il 14 febbraio di ogni anno, ma in tanti paesi questa ricorrenza si allunga fino al 16 febbraio che peraltro è attiva in oltre 80 piazze italiane. Nello stesso momento Rimini, Genova, Palermo, Aosta, Trento e tantissime altre città stanno manifestando nello stesso istante. Ancora una volta c’è la voglia di tante donne di scendere in piazza e farlo anche con gli uomini per dire che la violenza sulle donne deve finire.

Con questa manifestazione si vuole denunciare anche l’entrata in vigore del disegno di legge Pillon?

In Italia quest’anno abbiamo parlato molto di scendere in piazza per ribadire l’importanza della libertà delle donne in un momento in cui questi diritti in Italia e nel mondo sono sotto attacco. Il disegno di legge Pillon che contestiamo, di cui chiediamo il ritiro, è sicuramente una di quelle espressioni della politica che non va incontro ai diritti delle donne. In realtà questa domanda è giusta perché è vero che si parla di violenza maschile sulle donne, intesa come qualunque forma di violenza, ma anche contro una cultura della misoginia e della violenza in generale. Quindi questa manifestazione si lega sicuramente anche a questo concetto.

Le Istituzioni sono a fianco alle donne per quanto riguarda il decreto Pillon?

Come One Billion Rising il nostro compito è quello di supportare le associazioni, centri anti violenza e associazioni femministe che operano confrontandosi con le istituzioni. Noi come soggetto ci preoccupiamo di fare cultura e sensibilizzare le persone attraverso i social media.

Avete pensato di fare una raccolta firme per chiedere il ritiro del decreto Pillon?

No, perché è una cosa di cui si stanno occupando altre realtà come l’associazione nazionale D.i.Re “Donne in Rete contro la violenza” e tutti i centri anti violenza d’Italia.

La violenza di genere è oramai diventata una piaga mondiale che affligge tutte le donne di ogni ceto sociale in maniera trasversale. Avete delle proposte in cantiere che state sottoponendo alle istituzioni?

Ci mobilitiamo in tantissime, soprattutto siamo tutte volontarie che si impegnano affinché le persone possano prendere coscienza della gravità del problema. Quello che noi proponiamo, come fanno tante attiviste, è che in Italia venga applicata la convenzione di Istanbul che prevede già quello che si dovrebbe fare in materia di violenza di genere. Su questo continuiamo a batterci e lo facciamo con i raduni che vogliono essere una informazione capillare tutto l’anno grazie alla passione di donne e uomini volontari.

La deputata Laura Boldrini come altre deputate italiane sono di supporto per far sì che vengano elaborati strumenti a sostegno delle donne vittime di abusi?

Laura Boldrini come altre politiche italiane sono a fianco delle donne quando si tratta di diritti inviolabili. In generale tutte le politiche italiane sono scese in piazza per manifestare su quello che è diventato un flagello quotidiano.

Quali sono i prossimi eventi che pensate di organizzare?

One Billion Rising è un evento annuale, lo prepariamo tutto l’anno lavorando a contatto con altre associazioni che raccoglie oltre 1 miliardo di donne in piazza. Quello che continuiamo a fare è mantenerci in contatto con altre realtà per sostenerci quando ci sono delle battaglie da fare e soprattutto comunichiamo con le nostre pagine social mettendo in rete documenti e materiale utile per dare una corretta informazione su questi temi.

Cristina Montagni