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Presentazione Primo Osservatorio Digitale Europeo contro le molestie e violenze sul lavoro

La violenza di genere regolata da convenzioni ONU e UE, con l’attuazione dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile ratificata da 193 Stati delle Nazioni Unite, ribadisce l’impegno sul lavoro dignitoso, riduzione delle disuguaglianze, promozione della salute, benessere, eliminazione della violenza di genere e ogni forma di discriminazione. Per una sua piena applicazione è necessario accelerare su leggi, politiche, bilanci e istituzioni, per le quali si chiede un maggiore investimento sulle statistiche di genere poiché è disponibile meno della metà dei dati per monitorare il Goal 5.

Il 23 novembre presso la Camera dei deputati a Roma, l’associazione 6Libera.6come6 ha presentato il Osservatorio Digitale Europeo contro le molestie e violenze sul lavoro. Ad aprire il convegno l’onorevole Carolina Varchi, capo gruppo della Commissione Giustizia della Camera dei deputati, la presidente dell’associazione 6Libera.6come6, avv. Dhebora Mirabelli e la criminologa Maria Pia Giulia Turiello, direttore del dipartimento Ricerca Business School Bocconi. Una giornata ricca di spunti accompagnata da magistrati e avvocati esperti che si sono confrontati con il mondo delle imprese per garantire alle vittime tutele, protezione ed affermare una cultura aziendale libera da discriminazioni, abusi, molestie e violenze.

Osservatorio Digitale Europeo contro le molestie e violenze sul lavoro

Un focus specifico nella giornata di studio per presentare il Osservatorio Digitale Europeo contro le molestie e violenze sul lavoro che avrà il compito di tracciare un percorso nazionale osservando il sistema normativo insieme a iniziative di prevenzione e contrasto. L’indagine predisposta per il contesto italiano indicherà strategie e politiche rispetto al fenomeno, segnalando necessità, best practice e proporre potenziamenti sulla materia. L’approccio metodologico si avvale di ricerche sul campo e studi provenienti dalla letteratura esistente. Un corpus di documenti costituito da trattati, convenzioni, dichiarazioni internazionali ed europee che delineano il fenomeno e indicano quali sono le tutele per lavoratrici e lavoratori. Esperti in materia analizzeranno rapporti e dati provenienti da organismi internazionali, sindacati, istituzioni e società civile, unitamente ai contratti nazionali di lavoro, accordi fra le parti sociali e datoriali e codici etici adottati dal settore privato. Un lavoro complesso in cui verrà esaminata l’impostazione penale ed amministrativa che regola il fenomeno italiano. Lo studio prevede iniziative di prevenzione definite dalle parti sociali, istituzioni e società civile, insieme a protocolli di intesa, documenti delle reti territoriali e regionali nelle aree metropolitane. Durante l’indagine saranno disposti gruppi di discussione con aziende e interviste ad hoc a figure del sistema sindacale, datoriale, istituzionale e della società civile. Le inchieste – di tipo qualitativo – avranno un approccio ricognitivo rispetto alle iniziative prese dagli organismi consultati per trarre raccomandazioni su aspetti normativi sociali e culturali.

Impatto economico causato dalla violenza di genere

Violenze sessuali e molestie incidono sulle vittime in termini di benessere, salute psico-fisica, dignità, autostima e lavoro. La regolarità degli atti persecutori impatta a livello fisico e psicologico attraverso sentimenti di paura, vergogna, rabbia, disperazione, ansia, depressione, sonno, etc. Questi avvenimenti provocano nella vittima stress post-traumatici, che sarebbe più esposta a comportamenti suicidari. Ci sono anche azioni che si manifestano con sistematicità; molestie sul lavoro all’interno del contesto aziendale o soggetti esterni all’impresa che incidono sulla salute e benessere di altri individui; testimoni, colleghi, pazienti e clienti, familiari e amici delle vittime. In generale questi indicatori provocano elevati costi sociali che pesano sulla collettività, sui bilanci delle aziende per potenziali assenze dei lavoratori, aumento del turnover del personale, incremento dei costi di reclutamento, formazione, reputation aziendale, crescita dei premi assicurativi e costi in consulenze mediche, spese per assistenza e prestazioni sociali dovute al pre-pensionamento.

Uniformità negli strumenti di prevenzione

Lacunoso sotto il profilo legale è il fenomeno della violenza di genere nel mondo del lavoro. La difficoltà risiede nell’assenza di una definizione universale che contempli aspetti e declinazioni. La legislazione internazionale (OIL Convenzione n. 190 e raccomandazione n. 206) stabilisce forme di protezione rispetto alle tipologie di molestie e violenze sul lavoro. Tuttavia, la mancanza di una visione comune suggerisce scarsa chiarezza rispetto all’identificazione del fenomeno e predisposizione di strumenti per la prevenzione e contrasto dello stesso. Poco studiati sono anche i comportamenti violenti che si manifestano sul lavoro come il bossing, bullismo e mobbing. La normativa contempla alcune tipologie di lavoratori; migranti, lavoratrici domestiche o stagionali, ma ignora una quota di lavori cosiddetti emergenti nati con la Gig economy (sistema basato sul lavoro a chiamata, occasionale e temporaneo) che non solo produce lavoro povero ma concepisce forme di occupazione on demand dove i lavoratori sono senza garanzie e tutele sociali. Questo tipo di occupazione – precario, non controllato e mal retribuito – espone gli occupati ad elevati rischi di abuso e molestia.

Prevenzione, formazione e sensibilizzazione le parole chiave contro la violenza

Statistiche europee affermano che l’Italia è al decimo posto per denunce sulla violenza; solo una denuncia su dieci viene dichiarata, mentre i paesi del nord europa si attestano in cima alla classifica. La violenza, subita nei luoghi di lavoro, è dovuta a squilibri interni all’impresa – posizione dominante di un soggetto – dove la gerarchia nei rapporti di potere produce discriminazioni nei ruoli pubblici e privati. Studi epidemiologici indicano che oltre 200mila persone ogni anno si tolgono la vita per cause di lavoro e 1 persona su 5 compie questo gesto per la mancanza di occupazione. La probabilità di togliersi la vita è 3,5 volte più alta nelle donne e riconducibile a una rottura dell’equilibrio psicofisico della persona che nel tempo sviluppa risposte sul piano somatico e psicologico. La parola chiave per contrastare la violenza è prevenzione. Ma è necessario anche affiancare la denuncia in forma anonima e indicare la presenza di un responsabile in grado di fornire report aggiornati per monitorare comportamenti scorretti in azienda. In generale piccole e medie imprese pensano sia efficace definire linee guida, investire in formazione per prevenire azioni discriminatorie all’interno degli spazi di lavoro.

Indeterminatezza della norma

Un inasprimento della pena non conduce ad una riduzione del fenomeno criminale; è provato che nell’ipotesi in cui il legislatore sia intervenuto nell’acuire il regime sanzionatorio, i risultati non hanno prodotto le risposte sperate. Questa indeterminatezza pone questioni di carattere costituzionale; quindi, se l’obiettivo del legislatore era migliorarla, in realtà interventi successivi l’hanno depauperata. Con la legge 69 del 2019 (Codice Rosso) vi è stato il tentativo di codificare nuove fattispecie aumentando le pene, ma fenomeni come vittimizzazione secondaria, violenza assistita e atti persecutori in famiglia rappresentano un vero allarme sociale. In sintesi, tutti gli operatori del settore sono chiamati ad intervenire con investimenti in formazione per mitigare gli elevati costi sociali.

Educare alla non violenza è un esercizio che si impara in famiglia

Il codice rosso è “macchiato di sangue” perché le violenze sono perpetrate in vari contesti sociali. Il nostro paese è culturalmente impreparato nonostante la normativa sulle tutele e diritti soggettivi è definita da associazioni europee all’avanguardia, di fatto però mal applicata. La donna che denuncia va protetta in strutture adeguate e la Convenzione di Istanbul – ratificata dall’Italia nel 2013 – spiega che in assenza di una denuncia, la donna deve essere tutelata. In conclusione, la parola d’ordine è sensibilizzare per una rinascita culturale partendo dalla famiglia, luogo deputato alla crescita nel rispetto dei valori e della libertà.

Composizione Osservatorio Digitale Europeo

Comitato scientifico di coordinamento della ricerca: giuristi, imprenditori, esperti di relazioni sindacali, medici del lavoro e dirigenti ONU: giudice Valerio de Gioia; avv. Massimo Rossi, avv. Francesco Mazza, criminologa Antonella Formicola, avv. Massimo Oreste Finotto, On. Carolina Varchi, Prof. Sandro Calvani, presidente Società Italiana Medicina del Lavoro Giovanna Spatari, imprenditore Pierantonio Invernizzi, imprenditrice Giulia Giuffré, esperta relazioni sindacali Elisabetta Fugazza.

Esperti alla promozione per la diffusione della ricerca presso aziende italiane: dott. Carmelo Aristia, d.ssa Anna Sciortino, d.ssa Laura Piccolo, dott. Jonathan Morello Ritter, on. Giuseppe Catania, d.ssa Rosellina Amoroso.

Prevenzione e lotta alle molestie sessuali nel gioco online. “ENHAGA” l’innovativo progetto italiano finanziato dalla COMM UE. Intervista a Gabriella Fabrizi responsabile del programma per la San Saturnino Onlus di Roma

Solitudine, disagio psicologico e abbandono scolastico, la vita degli adolescenti peggiorata con la pandemia, ha prodotto angoscia e crescita incontrollata nell’attività virtuale. Un mix di sentimenti che hanno portato alla luce forme di violenza sessuale visibili all’interno del contenitore virtuale. Il progetto europeo “ENHAGA – End Sexual Harassment in Gaming” – realizzato con indagini statistiche, focus group e interviste online fra gli adolescenti – ha presentato tecniche innovative per sconfiggere le molestie sessuali nel gioco online.

La Testata Women For Women Italy – a margine della Conferenza finale Transnazionale – ha intervistato Gabriella Fabrizi, responsabile della Cooperativa San Saturnino ONLUS di Roma, per conoscere gli obiettivi dello studio finanziato dalla Commissione Europea, inserito nel programma “Rights, Equality and Citizenship” insieme a 7 partner europei (Cipro, Grecia, Italia, Regno Unito), che rende unico questo modello ai fini della prevenzione delle molestie informatiche nei confronti delle giocatrici e giocatori.

Ho chiesto alla titolare del progetto se nel corso dell’indagine sono emerse correlazioni tra molestie sessuali e gioco online e se il fenomeno riguarda solo il nostro Paese o ne coinvolge altri in Europa.

Dottoressa come nasce il progetto, a chi si rivolge e quali finalità si propone di raggiungere?

L’idea del progetto è nata dalla consapevolezza che l’industria del gioco è enormemente cresciuta negli ultimi decenni. Si rivolge soprattutto ai giovani che trascorrono un buon numero di ore a giocare. Diversi studi hanno mostrato che esiste un divario di genere nell’atteggiamento verso il gioco che si manifesta in una varietà di aspetti ed espressioni. Il tempo che le ragazze dedicano ai giochi elettronici è limitato e man mano che maturano il livello di coinvolgimento tende a diminuire a causa di pregiudizi di genere e molestie aggressive nei confronti delle giocatrici. Il gioco femminile è un aspetto ancora poco studiato e le giocatrici riferiscono di aver subito molestie mentre giocavano online. L’obiettivo dello studio era sviluppare e implementare pratiche innovative per eliminare le molestie informatiche nei confronti delle giocatrici attraverso lo sviluppo di un gioco online con strumenti associati per educare le giovani su come reagire alle molestie sessuali informatiche, denunciare gli incidenti e silenziare coloro che vengono spesso denunciati dalle chat online. Il progetto era anche finalizzato a promuovere attività di sensibilizzazione in contesti specifici con la creazione di un manuale di comportamento online per attivare ambienti di gioco privi di molestie per tutti.

Gli obiettivi erano:

a) Prevenire e combattere le molestie psicologiche online soprattutto per le ragazze e le giovani giocatrici

b) Promuovere lo sviluppo di capacità per i professionisti nel settore dei videogiochi

c) Far sì che i giocatori provenienti da contesti diversi, contribuissero a diffondere la conoscenza della necessità di combattere la violenza basata sul genere.

d) Fornire agli stakeholder consapevolezza, strumenti e competenze per denunciare le molestie informatiche e costruire ecosistemi di tolleranza e rispetto tra i generi.

Durante il ciclo di vita del progetto – 30 mesi – i partner hanno elaborato:

  • L’e-Book “Ending Sexual Harassment in Gaming: A review from the UK, Greece, Italy and Cyprus”, che dimostra come l’ambiente dei giochi online possa essere sia uno spazio sicuro per le giocatrici, sia un’arena in cui si perpetuano comportamenti illegali e abusivi come le molestie sessuali, insulti e minacce.
  • Il gioco ENHAGA destinato ad un solo giocatore che include attività coinvolgenti che incoraggiano i giocatori a identificare le molestie sessuali informatiche e reagire ad esse. I giocatori possono imparare cosa sono le molestie sessuali informatiche, come i giochi e le piattaforme adottano azioni contro di esse e come gli utenti possono utilizzare queste funzioni per proteggersi.
  • Kit di strumenti per la formazione ENHAGA; una guida al comportamento online, per favorire la trasferibilità e l’adattamento dei risultati di ENHAGA in diversi contesti formativi.
  • 4 serie di attività formative pilota per l’implementazione e la sperimentazione del gioco con almeno 400 giovani giocatori, in particolare giovani donne.
  • 4 serie di workshop pilota per 200 professionisti del settore, educatori, insegnanti, genitori.

Quali sono stati gli elementi che hanno contribuito fra i giovani a modificare il proprio modo di relazionarsi?

Gabriella Fabrizi responsabile progetto ENHAGA

Abbiamo riscontrato che l’uso di internet e social media ha molti effetti positivi ma allo stesso modo può averne di negativi. Se da un lato facilita la socializzazione, diminuendo l’ansia sociale che molti adolescenti provano, dall’altro può diventare un boomerang. L’uso eccessivo dei social media, il bisogno di rendere pubblica la propria vita per sentirsi accettati può indurre ad una sorta di dipendenza che spesso contribuisce ad aumentare il senso di inadeguatezza personale e favorire ansia, scarsa autostima e tristezza. L’ansia di ricevere “mi piace”, condivisioni, avere molti follower in una competizione con gli altri (amici veri e amici soltanto virtuali), rischia di allontanarli dalle vere relazioni personali. Durante la pandemia, l’uso dei social e delle piattaforme di gioco è aumentato in modo rilevante ed hanno contribuito a sostituire le relazioni personali che a causa delle restrizioni interrotte per Covid 19.

Durante la raccolta delle informazioni avete riscontrato criticità? Se sì, quali i più evidenti?

Abbiamo verificato che il problema delle molestie e della violenza in genere (insulti, ricatti, minacce) colpisce i giovanissimi e persone più adulte. Molte giocatrici, ad esempio, pur di non rinunciare a giocare “accettano” determinati episodi, come se questo fosse lo scotto da pagare per continuare a svolgere un’attività che a loro piace. Altre camuffano la propria identità.

Quali sono le modalità più frequenti per adescare i giovani online?

In genere i molestatori si presentano all’inizio come amici: rivolgono alla vittima complimenti e offrono supporto. Non appena la vittima ha acquisito fiducia, cominciano a fare richieste di dati personali; informazioni e foto, in una escalation che arriva alle minacce. Il nostro gioco ENHAGA mostra esattamente questi aspetti.

Fra gli adolescenti ha verificato reticenze nel rispondere alle domande?

Molte. Questa è stata una delle sfide che abbiamo affrontato nel corso del progetto: rassicurare giocatrici e giocatori affinché superassero il senso di vergogna. Ciascun partner ha coinvolto giocatrici e giocatori sia nella fase iniziale di ricerca, attraverso focus group e interviste individuali di approfondimento, sia nella fase sperimentale (attività formative). Come spesso accade, chi subisce molestie prova vergogna e si attribuisce colpe che non ha, per questo le denunce sono poco numerose. D’altro lato, c’è la sfiducia: la maggior parte non crede che la denuncia porti alla soluzione del problema.

Quali strumenti suggerisce per una maggiore prevenzione e responsabilizzazione dei giovani?

È importante tornare ad agire sul piano della prevenzione e il luogo privilegiato deve essere la scuola, a partire dalle elementari e medie. Noi riteniamo sia necessaria una educazione emotiva e relazionale, occorre riflettere con bambini e ragazzi su concetti quali rispetto reciproco, empatia, amicizia, solidarietà e protezione. Va approfondito anche il concetto di libertà, che in molti social viene presentato come “io faccio quello che voglio”: non solo va “liberato” dagli atteggiamenti egoistici e misurato attraverso alcune regole di civiltà, ma va soprattutto riportato ad un senso di comunità sociale.

Il progetto ha elaborato un gioco per educare sulle molestie sessuali informatiche? Come vengono coinvolti i giocatori nelle varie attività?

Il gioco ENHAGA è un gioco individuale: ciascuna giocatrice – giocatore può seguire una storia che si dipana in un crescendo di situazioni di rischio ma anche di opzioni da scegliere per attivare comportamenti di protezione. A seguito della sperimentazione, abbiamo capito che potrebbe essere utilizzato anche in contesti di gruppo, ad esempio nell’ambito di progetti da svolgere in collaborazione con le scuole.

I video giochi in ambito sociale spesso non vengono presi in considerazione. Esiste una chiave vincente per porre fine alle molestie sessuali del gioco online?

Un fattore importante è costituito da meccanismi di sanzionamento (segnalare, silenziare/oscurare, espellere) che gli sviluppatori delle piattaforme di gioco potrebbero inserire o aumentare. Non tutte le piattaforme li adottano. I molestatori accedono con false identità e una volta espulsi ne costruiscono un’altra. Occorre poi prendere atto che i videogiochi e le attività online sono una realtà e devono essere utilizzati positivamente anche dagli educatori. Durante l’attività formativa-informativa del progetto condotta con operatori, insegnanti, genitori e professionisti del settore dei videogiochi, abbiamo riscontrato che in generale vi è una mancanza di consapevolezza. Esiste una generica preoccupazione (per il tempo che i ragazzi dedicano al gioco e non allo studio, per il rischio di isolamento) ma la maggior parte non sa quali rischi si corrono oppure ritiene che si tratti di rischi evitabili (basta non rispondere, basta non accettare). Con questo progetto non abbiamo voluto demonizzare i videogiochi: al contrario siamo partiti dall’idea che possono anche essere utili non solo in senso ludico ma anche sul piano preventivo ed educativo.

Cristina Montagni

“Reddito di libertà”: la misura Inps in favore delle donne vittime di violenza

“Reddito di Libertà: dalla parte delle donne”, il convegno destinato alle donne vittime di violenza, voluto dal ministero delle Pari Opportunità e promosso dall’Inps (Istituto nazionale della previdenza sociale), è la misura che va di pari passo all’uguaglianza di genere e l’emancipazione femminile per assicurare un futuro migliore per tutti.

Presentate le ultime misure Inps durante il convegno Reddito di Libertà per le donne vittime di violenza dove si è parlato delle iniziative – dal percorso legislativo al contributo economico, portate avanti in loro favore. Al convegno del 14 dicembre sono intervenuti Gabriella Di Michele, direttrice generale Inps, Maria Sciarrino, direttrice centrale Inclusione sociale e Invalidità civile Inps, Paola Paduano, dipartimento delle Pari Opportunità, Veronica Nicotra, segretaria generale ANCI e Renato Gasperi, coordinatore tecnico della Commissione Politiche Sociali della Regione Calabria.

Gabriella De Michele – Direttrice Generale Inps

Nell’introdurre i lavori, Gabriella Di Michele percorre le tappe legislative degli ultimi anni per arrivare alle attuali misure sulla decontribuzione, promozione e certificazione della parità di genere, previste dalla legge 162 del 2021 – a vantaggio delle aziende – ma pensate per agevolare l’assunzione e permanenza delle donne al lavoro. “La 162” commenta Di Michele “oltre ad intervenire sul codice delle pari opportunità, fotografa con cadenza biennale le opportunità di carriera, formazione, modalità d’ingresso e retribuzioni per verificare l’andamento occupazionale all’interno delle imprese”. Il datore di lavoro che non controlla la situazione può essere sanzionato con la conseguente perdita delle agevolazioni contributive; tuttavia, a questo atteggiamento sanzionatorio si inserisce una misura premiale, l’introduzione della certificazione di parità attribuita alle aziende per attestare le misure adottate dai datori di lavoro in grado di ridurre i gap di crescita (parità salariale per uguali mansioni, tutela della maternità). Le imprese “certificate” godranno di una decontribuzione dell’1% (50 mila euro l’anno) e questi strumenti di prevenzione, protezione ed assistenza alla parità hanno il fine di indurre gli imprenditori ad avere maggiore sensibilità nei confronti delle donne alle loro dipendenze così da generare consapevolezza del ruolo femminile.

Ruolo dei centri antiviolenza e del reddito di libertà

Paola Paduano – Dipartimento delle Pari Opportunità

La funzione dei centri antiviolenza e delle case rifugio è quella di vere sentinelle sul territorio nazionale che intervengono per l’uscita dal percorso di violenza, accompagnamento e reinserimento nel tessuto sociale, ha sottolineato Paola Paduano. L’excursus normativo tracciato dal capo del dipartimento delle Pari Opportunità parte dalle linee guida della Convenzione di Istanbul cui l’Italia ha aderito nel 2013, dove l’art.3 individua la violenza in tutte le sue forme ed inserisce la “violenza economica” una violazione dei diritti umani esortando gli Stati ad adottare misure per giungere ad una autonomia finanziaria e indipendenza delle donne. La violenza economica che limita lo sviluppo nella parità di genere e nell’empowerment femminile ha bisogno di essere sostenuta poiché è un fenomeno strutturale, e l’Italia per il gender equality index, è al 14 esimo posto in tema di parità. “Le Nazioni Unite” ha poi ricordato “hanno inserito il tema fra i 17 obiettivi dello sviluppo sostenibile al 2030 ed il governo italiano per la prima volta si è dotato di una strategia nazionale che mira ad offrire stesse opportunità di sviluppo, formazione, lavoro e parità retributiva rispetto agli uomini”. Questi obiettivi si integrano con i principi ispiratori del piano nazionale antiviolenza presentato in Consiglio dei ministri il 18 novembre 2021. Aggiunge infine che “la misura del reddito di libertà prevista con il decreto 34/2020, ha immaginato un sostegno finanziario per le donne uscite dalla violenza impiegando 7 milioni di euro per restituire autonomia a loro e ai loro figli”.

Risposta dei Comuni ai servizi sui territori

Veronica Nicotra – Segretaria generale ANCI

La misura mostra il coraggio di varare interventi che in tempi normali non sarebbero stati introdotti per mancanza di adeguate risorse finanziarie ed il venire meno di una serie di vincoli europei, sottolinea Veronica Nicotra dell’associazione nazionale dei Comuni Italiani. I Comuni occupano un ruolo decisivo, sono il primo contatto per le donne vittime di violenza ed offrono un sostegno sociale, che al di là del contributo economico accolgono situazioni complesse che hanno bisogno di una presa in carico dove c’è la presenza di minori.

Renato Gasperi – Coordinatore Politiche Sociali Regione Calabria

La regione Calabria ha detto Gasperi ha partecipato alla predisposizione del provvedimento e le regioni si impegneranno con interventi sui territori in tema di prevenzione e protezione rispetto ad un fenomeno in crescita. “Alcune regioni” ha aggiunto “hanno aumentato il fondo ma occorrono più risorse per considerare le liste di attesa ed auspicare che esso diventi ordinario”. “Le regioni” conclude “porranno massima attenzione nella programmazione dei centri antiviolenza, soprattutto nel mettere a rete i servizi grazie ai fondi comunitari e del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) offrendo una reale risposta ai beneficiari”.

Dati sul reddito di libertà

Maria Sciarrino – Direttrice Inclusione e Invalidità civile Inps

“L’Inps” ha sottolineato Maria Sciarrino “con la circolare 166 del 8/11/2021 è intervenuto per rendere più agile l’accesso allo strumento e definire gli obiettivi che sono l’emancipazione e la tutela delle donne vittime di violenza in condizioni di povertà, percorsi di autonomia abitativa e personale, sostegno a percorsi scolastici dei figli e delle figlie minori”. Le destinatarie sono donne residenti sul territorio nazionale, cittadine italiane e comunitarie o extracomunitarie in possesso di regolare permesso di soggiorno, vittime di violenza senza figli o con figli minori. Una fase importante è la presa in carico dei centri antiviolenza e dei servizi sociali che legittimano il cammino di recupero verso l’autonomia. Gli importi destinati alle regioni – sulla base dei dati Istat al 1° gennaio 2020 – ammontavano complessivamente a 3 milioni di euro, e il modulo disposto dall’istituto si basa sull’autocertificazione, successivamente le dichiarazioni vengono rilasciate dal servizio sociale professionale ed il rappresentante del centro antiviolenza che garantisce il percorso di emancipazione ed autonomia intrapreso dalla donna. L’Istituto raccoglie telematicamente le domande dei Comuni per territorio e mette le persone in condizioni di accedere alla prestazione. In sintesi, si apre l’istruttoria in base ai requisiti previsti dalla norma – verifica del budget, titolarità dello strumento di pagamento – e si procede alla liquidazione che prevede un contributo di 400€ mensili concessi dall’Inps in un’unica soluzione per un massimo di 12 mesi. La norma prevede la compatibilità della misura con altri contributi statali (reddito di cittadinanza, sussidi economici al reddito, NASpi, etc) e si concilia con le misure erogate dalle regioni, dalle provincie autonome di Trento e Bolzano e dagli enti locali. La norma prevede infine che le regioni possano integrare i fondi attraverso la stipula di una convenzione ed è già stata prevista una bozza con il dipartimento delle Pari Opportunità in modo che dal 2022 ci sia un’ulteriore forma di collaborazione.

Report domande reddito di libertà

Reddito di Libertà – Report 13/12/2021, fonte INPS

Al 13 dicembre 2021 sono pervenute all’Inps un totale di 848 domande, di cui 72 da istruire, 36 in istruttoria, 256 non accolte che per problemi legati all’Iban possono essere riprocessate, accolte 484, pagate 449 per un budget totale di 2 milioni e 496 mila euro. La situazione sul territorio nazionale è diversificata: si passa da 188 domande della Lombardia alle 146 della Campania, 82 della Puglia, 43 dell’Umbria e 91 del Lazio. Questi dati conclude Sciarrino testimoniano la gravità della situazione e l’istituzione opera per un obbiettivo comune.

Cristina Montagni

Cultura e parità: Valeria Fedeli in Senato per combattere stereotipi e pregiudizi

A novembre a Roma presso il Senato della Repubblica si è svolta la conferenza stampa “Ricerca e formazione sugli stereotipi di genere in Italia: prevenire le discriminazioni, educare alla cultura paritaria” nell’ambito della presentazione del volume “Stereotipo e pregiudizio. La rappresentazione giuridica e mediatica della violenza di genere”.

La ricerca curata dalla prof.ssa Flaminia Saccà e finanziata dal dipartimento Pari opportunità in attuazione della Convenzione di Istanbul, è stata realizzata dall’università degli Studi della Tuscia in partnership con l’associazione Differenza Donna. All’incontro hanno partecipato oltre alla promotrice dell’evento la senatrice Valeria Fedeli e la prof.ssa Flaminia Saccà, l’assessore alla Cultura del Comune di Roma, prof. Miguel Gotor e la rettrice dell’università La Sapienza di Roma Antonella Polimeni.

Il volume nasce da un’attenta analisi dei dati per restituire un quadro dettagliato sugli stereotipi e sui pregiudizi da cui si origina la violenza di genere. L’indagine focalizza il tema della violenza sulle donne in due ambiti differenti: il linguaggio adottato dai giudici nelle sentenze e il linguaggio utilizzato nella stampa mostrando così come il discorso pubblico sia caratterizzato da una presenza strutturale di pregiudizi e stereotipi radicati sia nelle aule dei tribunali che nelle testate giornalistiche.

Flash incidenza delle risposte sulla violenza contro le donne

I reati presi in esame nella ricerca riguardano: violenza domestica, violenza sessuale, omicidio/femminicidio, tratta e riduzione in schiavitù di esseri umani e stalking. Da un quadro generale emerge che i maltrattamenti familiari rappresentano la metà dei reati di violenza contro le donne ma il pericolo si trova soprattutto all’interno della sfera domestico-familiare. Nel triennio 2017-2019 l’incidenza della violenza sulle donne per quanto attiene ai maltrattamenti familiari è passata dal 47% al 51% con un trend in crescita nel 2020 per effetto del lockdown dovuto dalla pandemia (fig.1-2-3).

Secondo la stampa il reato più diffuso è lo stalking con il 53,4%, segue l’omicidio/femminicidio con il 44,5%, mentre la violenza domestica registra una quota del 14%. Infine, i casi di stupro sarebbero meno del 10% tuttavia le denunce reali si attesterebbero a circa il doppio, 17.1% dei casi (fig.5). L’inchiesta della prof.ssa Saccà mostra come i giornali tendono a scegliere perlopiù fatti o eventi che fanno notizia, esempio lo stalking – reato meno grave fra quelli elencati – giacché suscita maggiore scalpore rispetto alla violenza consumata all’interno delle mura domestiche, ma rappresenta la reale persecuzione della condizione femminile. In sintesi, i media tendono a considerare il maltrattamento in famiglia quasi la norma, con il risultato che la violenza femminile è una narrazione senza colpevoli non mettendo a fuoco i fatti in cui la violenza “capita” e non è agita. Contro le donne – come si legge nello studio – viene posto un potente processo di omissione della realtà che da un lato favorisce i colpevoli dall’altra suscita sospetti sulle vittime esponendole ad una vittimizzazione secondaria e terziaria.

Rappresentazione giornalistica dell’uomo violento

La stampa tendenzialmente descrive l’uomo – autore del reato – un soggetto deviante, una persona violenta, aggressiva e pericolosa oppure un tossicodipendente o un pazzo. A questo identikit si aggiunge un immagine “semplice” e “mite” la cui violenza si scatena quando è in atto un evento che genera la perdita del controllo e, per la stampa, la violenza maschile viene indicata attraverso un frame di gelosia. Negli articoli il sentimento della gelosia viene accostato al disturbo psicologico e gli aggettivi usati per delineare questo status sono: morboso, malato, cieco, incontrollabile, eccessivo o patologico.

Sulle donne una narrazione deviata

Le donne non vengono considerate nemmeno quando sono maltrattate, stalkerate e stuprate. L’immagine femminile viene spesso descritta giovane, bella, moglie e madre riservandole un posto “accessorio” di secondo piano rispetto all’uomo, perciò senza personalità e propria autonomia. La rappresentazione della violenza femminile si snoda secondo due modalità: violenza vista come un fatto privato e come un problema culturale. Dal lato privato, il reato è consumato all’interno di un contesto chiuso, domestico o familiare che risiede nella sfera dei rapporti privati, dall’altra è considerato un atteggiamento oppressivo che investe trasversalmente uomini e donne di tutto il mondo.

Doppia valenza degli stereotipi e pregiudizi

Prof.ssa Flaminia Saccà-Ordinaria di Sociologia Univ. degli Studi della Tuscia

“Gli stereotipi” commenta Saccà “non si riconoscono, sono radicati in noi, e lo studio durato 3 anni ha cercato di metterli a fuoco attraverso un’analisi socio-linguistica su un repertorio di 16.715 articoli e 283 sentenze dove spicca la presenza non episodica di rappresentazioni della violenza in grado di generare una seconda vittimizzazione della parte offesa tendente a riprodurre un’immagine femminile stereotipata e discriminante”. L’analisi conferma che gli stereotipi funzionano, sono vivi nel tempo e restituiscono immagini distorte della realtà che si tramandano di generazione in generazione dovuti all’apprendimento di modelli che iniziano a zero anni e non finiscono mai. “Gli stereotipi” spiega la docente “possiedono una doppia valenza: da un lato sono bussole, dall’altra sacche di privilegio; quando si vuole “ammantare” una situazione di saggezza ereditata da un familiare, si stanno mantenendo dei privilegi e questi sono a favore di alcuni e a scapito di altri, in questo caso a scapito delle donne”. Occorre quindi combattere i privilegi con la formazione, là dove si formano professionisti/e che in futuro occuperanno ruoli nella giustizia, nella magistratura, tra le psicologhe, assistenti sociali, giornaliste e giornalisti. “Anche la stampa” commenta “descrive la violenza di genere in modo distorto: la donna viene raccontata come parzialmente colpevole di ciò che le capita e l’empatia nella narrazione viene manifestata per l’uomo e non per la donna vittima”. Infine, ha concluso Saccà “le leggi sono fondamentali ma è necessaria una cultura che le faccia vivere nella società affinché diventino patrimonio ed esperienza comune di tutte e tutti”.

Importanza del linguaggio e della formazione

Sen. Valeria Fedeli-Comm.ne parlamentare e vigilanza servizi radiotelevisivi

“La ricerca” ha commentato la senatrice Valeria Fedeli “offre ai decisori politici strumenti sui quali basare azioni di prevenzione in grado di contrastare la violenza di genere” inoltre pensa sia necessario mettere al centro l’importanza dei percorsi formativi, la funzione dell’istruzione, università e ricerca per eradicare dal punto di vista culturale la violenza femminile. “L’indagine” sostiene Gotor “mostra un’esasperata attenzione al linguaggio che riveste un ruolo primario nelle relazioni familiari, pubbliche ed interpersonali fra soggetti e un divario nella narrazione tra l’incidenza dei reati e lo spazio concesso dai giornali”. “Le leggi” dice Gotor “non bastano, serve una pedagogia, un progetto che intervenga sulla cultura perché la questione stereotipi e pregiudizi è viva ed è sovente prodotta all’interno del nucleo familiare”. “Dentro al linguaggio” prosegue “si nascondono filtri, modelli, ideologie che orientano l’interpretazione della realtà trasformando la donna vittima del proprio carnefice offrendo una rappresentazione colpevole narrata dalla stampa e dal sistema giudiziario dove anche una sentenza è portatrice di ideologie maschiliste”. La ricerca porta quindi alla luce un disallineamento tra le percentuali dei reati compiuti e lo spazio dedicato sui giornali come quello della violenza domestica.

Prof.ssa Antonella Polimeni Magnifica Rettrice
Univ. Sapienza di Roma

Azioni concrete dell’Università La Sapienza di Roma

Antonella Polimeni ha sostenuto la necessità di un cambio culturale ma questo deve passare per la formazione attraverso azioni quotidiane per contrastare il fenomeno. Per rispondere a questo bisogno La Sapienza ha organizzato un corso di interfacoltà di alta formazione contro la violenza di genere aperto a diplomati per conoscere e affrontare – dall’area medica a quella giuridica – il fenomeno. “Inoltre”, ha anticipato “l’anno prossimo sarà attivo un corso di laurea dedicato al Gender Studies, dove insieme all’apertura di uno sportello antiviolenza e al “reddito di libertà” garantirà un sostegno economico di 12 mesi alle vittime di violenza”.

Info progetto: https://www.progettostep.it/

Cristina Montagni

Women20. Roadmap su parità e lavoro, traguardo storico al Summit G20 di Roma

Women 20 (engagment group composto da donne rappresentanti dei venti paesi più industrializzati) ha accolto l’adozione della Dichiarazione dei leader del G20 di Roma approvata lo scorso 31 ottobre e gli sforzi della Presidenza italiana per raggiungere una visione globale su questioni di attualità per la ripresa post-pandemia.

Summit G20 Rome

Al Vertice di Roma – cui hanno partecipato esperti di tutto il mondo – sono stati affrontati temi urgenti riguardanti l’emancipazione sociale, economica e politica delle donne e consegnare il Comunicato del W20-2021 ai leader del G20. Linda Laura Sabbadini Chair del W20, ha spiegato le richieste del manifesto delle donne e gli obiettivi per raggiungere la parità di genere e il rilancio dell’economia di tutti i paesi più industrializzati.

Contenuti e sentiment della Roadmap

La Roadmap – traguardo storico raggiunto per la prima volta dal G20 – definisce la strada del miglioramento della qualità e della quantità dell’occupazione femminile, la lotta alle molestie sul lavoro, aumento del numero di donne nelle posizioni decisionali, riduzione del divario retributivo di genere, insieme agli indicatori per stimolare i membri del G20 a spingersi oltre gli obiettivi di Brisbane (ridurre il divario tra donne e uomini nella forza lavoro del 25 per cento entro il 2025). L’engagment group W20 ha espresso soddisfazione per l’adozione delle proposte centrate sull’emancipazione di tutte le donne e i giovani attraverso un’istruzione di qualità, in particolare nelle materie STEAM (associazione delle competenze del futuro alle scienze umane), nel green jobs e sul riconoscimento dell’importanza delle città come fattori primari dello sviluppo sostenibile.

Linda Laura Sabbadini, Chair W20

Obiettivi del Manifesto Women 20

Per raggiungere la parità di genere, Women 20 ha invitato il G20 a dare priorità alle sfide del cambiamento culturale con l’adozione di una Roadmap pluriennale sugli stereotipi di genere e l’inclusione a partire dalle scuole primarie con corsi obbligatori per aumentare la consapevolezza del pubblico; stabilire piani nazionali per contrastare la violenza sulle donne che dovrebbero includere programmi educativi sin dall’infanzia basati sulla creazione di una cultura del rispetto, formazione per gli operatori e sviluppo di servizi per aiutare le donne a uscire dalla violenza. Inoltre, viene chiesto di finanziare piani multidisciplinari sulla Medicina di Genere investendo in ricerche che prendano in considerazione le differenze biologiche in fattori di rischio essenziali, meccanismi ed esiti di malattie, farmaci, vaccini e così via; promuovere il gender procurement come strumento premiante per le aziende che realizzano una presenza rilevante delle donne in posizioni apicali. Infine, per quanto attiene alla tassazione globale, hanno incoraggiato i leader ad accordarsi sull’investimento di quote mirate all’imprenditoria femminile e al gender budgeting.

Cristina Montagni

Tolleranza zero sulla violenza e molestie nel lavoro. Italia seconda in Europa ratifica la Convenzione OIL N. 190

L’Italia il 29 ottobre 2021 ha ratificato la Convenzione OIL del 2019 N. 190 sulla violenza e le molestie nel mondo del lavoro diventando il nono paese al mondo e secondo in Europa a ratificare il trattato internazionale. Durante la cerimonia, svolta a Roma con la presenza del ministro del lavoro e politiche sociali, Andrea Orlando ha depositato il documento di ratifica al Direttore Generale dell’OIL, Guy Ryder. L’incontro sancisce la completa adesione dell’Italia ai dettami della Convenzione che è successiva all’approvazione della legge n.4 del 15 gennaio 2021.

La Convenzione n.190 rappresenta la prima norma internazionale che previene e contrasta la violenza e le molestie sul lavoro e unitamente alla Raccomandazione n.206 fornisce un quadro di intervento e opportunità per costruire in futuro un lavoro basato sulla dignità e garantire il diritto di tutte e tutti ad avere un lavoro libero da violenza e molestie. Riconosce a livello internazionale la violenza e le molestie legate al lavoro, includendo la violenza e le molestie basate sul genere. Quest’ampia definizione comprende un insieme di pratiche e comportamenti inaccettabili ed individua il danno fisico, psicologico, sessuale o economico con lo scopo di proteggere i lavoratori indipendentemente dal loro status contrattuale. Contempla coloro che stanno vivendo un’esperienza formativa, i tirocinanti, gli apprendisti, i volontari, nonché le persone che sono state licenziate o che sono in cerca di lavoro. Si applica a tutti i settori, privati e pubblici, nell’economia formale e informale, in aree urbane o rurali. Il concetto di “luogo di lavoro” è più ampio e si riferisce a tutti quei luoghi dove il lavoratore è retribuito (anche in pausa o nel momento in cui usa i servizi igienici), oppure i luoghi percorsi durante gli spostamenti, viaggi, eventi e formazione inerenti all’attività lavorativa e il percorso casa-lavoro. Questi comportamenti vengono veicolati anche tramite gli strumenti digitali, così anche le comunicazioni con l’uso della tecnologia sono ricomprese nel concetto di lavoro.

Andrea Orlando, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, e Guy Ryder, Direttore Generale dell’OIL

In sostanza la Convenzione chiede agli Stati membri di adottare, insieme alle organizzazioni imprenditoriali e sindacali, un approccio inclusivo, olistico e sensibile al genere per contrastare la violenza e le molestie, attraverso azioni di prevenzione, protezione e applicazione delle norme, oltre a interventi di assistenza, informazione e formazione. Riconosce il ruolo e le funzioni dei governi, datori di lavoro e lavoratori, le loro organizzazioni di rappresentanza, tenendo in considerazione la diversa natura e entità delle loro responsabilità.

Nel depositare la ratifica, il Ministro Orlando ha detto: “questa Convenzione rappresenta un passo in avanti per un mondo del lavoro sano e sicuro, inclusivo, libero da violenza e molestie per tutti coloro che in qualsiasi modo vi operano ed in particolare dei soggetti più vulnerabili. Ciò anche in una chiave di genere, per consentire a tutti di contribuire allo sviluppo delle nostre società”.

Il Direttore Generale dell’OIL ha poi dichiarato: “la ratifica del Governo italiano rappresenta un passo importante per rafforzare le misure adottate a livello nazionale in materia di prevenzione e contrasto della violenza e le molestie nel mondo del lavoro. La Convenzione OIL n. 190 e la Raccomandazione rappresentano strumenti fondamentali per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, in particolare l’Obiettivo 5 sul raggiungimento dell’uguaglianza di genere e l’Obiettivo 8 per la promozione del lavoro dignitoso e della crescita economica. Questi strumenti rappresentano protezioni per i lavoratori e lavoratrici, soprattutto nel contesto della pandemia di COVID-19 che ha causato episodi di violenza e molestie sul lavoro in quasi tutti i paesi e svolge un ruolo cardine per plasmare una ripresa incentrata sulla persona che contrasti le ingiustizie e dia vita ad una nuova normalità, libera da violenza e molestie”.

Cristina Montagni

Le ragioni della violenza e i condizionamenti psicologici nel nostro tempo

Per violenza si intende un atto commesso contro l’altrui volontà che si esprime in vari modi (abuso di potere, controllo, sopruso fisico-sessuale, psicologico, economico, plagio, minacce, umiliazione ed altro).

In Italia il 70% dei delitti commessi in famiglia coinvolgono la donna all’interno delle mura domestiche che subisce violenza fisica ed economica. Tuttavia, non sono solo le donne a patire soprusi e violenze, esiste una realtà poco narrata che attiene ai maltrattamenti nei confronti dei minori di genere maschile.

Di recente l’ISTAT ha comunicato che il 69% delle donne che si rivolge al numero verde 1522, dichiara di avere figli minori, di questi il 62% ha assistito alla violenza e il 18% sostiene di averla subita in prima persona. In generale il 97% delle violenze vengono commesse da uomini, contro l’85,4% dei casi di violenza maschile. Secondo i dati la molestia più diffusa è quella verbale, seguita da pedinamenti e molestie fisiche. L’ambiente domestico è poi il luogo in cui si svolgono la maggior parte dei maltrattamenti perlopiù ad opera di uomini che sfogano la rabbia fisicamente, mentre le donne tendono ad agire sulla psiche.

Contesto sociale di appartenenza 

Nel nostro contesto sociale la violenza affettiva ed emotiva è spesso nascosta, risiede nella relazione tra genitori e figli, nella vita domestica, nel lavoro, tra i due generi e può essere economica, ideologica ed etnica. La violenza non solo uccide l’altro ma si manifesta quando si usano parole mordaci, quando si compie un gesto per allontanare una persona, quando si obbedisce per paura. Come afferma il filosofo Jiddu Krishnamurti, la violenza non è solo strage organizzata in nome di Dio, della società o della patria, è più sottile e profonda. Odio e violenza, sostiene Andrea Zirilli, sono scelte facili perché fomentate da una rabbia difficile da domare. Chi è in errore, compensa con la violenza ciò che manca (Johann Wolfgang Goethe) ed è un metodo di lotta inferiore, brutale ed illusorio, fonte di debolezza in ragione di effimeri trionfi (Filippo Turati). La violenza, frutto della nostra epoca, può uccidere colui che stai odiando, ma non uccide l’odio (Martin Luther King).

Le radici della violenza

Le radici della violenza secondo Mahatma Gandhi sono la ricchezza senza lavoro, il piacere senza coscienza, la conoscenza senza carattere, il commercio senza etica, la scienza senza umanità, la politica senza principi. Ma è anche paura delle idee altrui e poca fiducia nelle proprie (Filippo Turati), è sintomo di impotenza (Anais Nin). Nella violenza dimentichiamo chi siamo (Mary McCarthy) e le persone sono indotte a credere che il dolore derivi dagli altri, quindi gli altri meritano di essere puniti (Marshall Rosenberg). “Ciò che mi spaventa non è la violenza dei cattivi” disse Martin Luther King “è l’indifferenza dei buoni perché è il rifugio dell’incompetente e dell’incapace (Isaac Asimov) e mai può creare qualcosa di buono bensì solo distruzione (Benedetto Croce).

Rabbia e paura. Le connessioni cerebrali della violenza

La violenza è una patologia che danneggia coloro che ne fanno uso indipendentemente dalla causa, e se non viene compresa sfocia in guerra o follia (Sam Peckinpah). La rabbia e la paura sono presenti sia nell’aggressore che nella vittima con modalità diverse attivate dalle connessioni cerebrali. I circuiti neurali si attivano per proteggerci dalle minacce con l’attacco (rabbia), la fuga (paura), il freezing (panico) e perdurano nei secoli; di conseguenza il nostro cervello utilizza gli stessi circuiti neurali per processare le minacce fisiche, psicologiche, emotive e sociali. Recenti studi sulla neurobiologia e neuroscienze confermano che il cervello è motore dell’apprendimento sociale dell’uomo, possiede energia, plasticità ed è in grado di modificare nel tempo la funzionalità delle sue parti in quanto dalla nascita è predisposto per poter funzionare. Le esperienze vissute attraverso l’ambiente attivano le funzionalità grazie alle connessioni neurali che a loro volta determinano comportamenti nella relazione e nella comunicazione con il mondo esterno. I comportamenti sociali che si apprendono come imitazione-modellamento – localizzati nel lobo frontale inferiore sinistro della corteccia anteriore ed in alcune aree del lobo frontale – sono responsabili del controllo delle emozioni e dei comportamenti aggressivi.

In conclusione, tra tutte le emozioni vissute dall’uomo, rabbia e paura sono quelle che si alternano più facilmente come la felicità, tristezza, gioia e dolore.

Maria Zampiron

Psicologa-Psicoterapeuta

Ordine degli Psicologi della Regione Lazio

SETTIMANA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

Ciclo di eventi in diretta streaming

Nella Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne, la Regione Lazio dal 23 al 27 novembre ha messo in campo diverse iniziative di grande valore simbolico.

In occasione della Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne, la Regione Lazio ha organizzato un ricco programma di iniziative ed eventi di sensibilizzazione in modalità virtuale. Dal premio al ricordo di Donatella Colasanti e Rosaria Lopez, vittime del caso del Circeo, avvenuto nel 1975, all’iniziativa “Salute in rosa” per offrire un sostegno alle donne vittime di violenza nei pronto soccorso e negli ospedali del Lazio e altro ancora. Vista l’importanza dell’evento – dal 23 novembre sera al 27 novembre – per la prima volta il palazzo della Regione Lazio si tingerà di rosso per simboleggiare l’impegno per il contrasto alla violenza maschile sulle donne. Alla kermesse seguiranno testimonianze delle donne imprenditrici nel Lazio ed illustri interventi in videoconferenza. I saluti istituzionali saranno aperti da Giovanna Pugliese, Assessora Turismo e Pari Opportunità della Regione Lazio.

PROGRAMMA

Diretta streaming sulla pagina Facebook della Regione Lazio

Lunedì 23 novembre

Ore: 11.00

Conferenza stampa in diretta streaming sulla pagina Facebook della Regione Lazio

SAVE

Servizio nazionale di prevenzione, raccolta dati e sostegno, psicologico e legale, per vittime di violenza e abusi nel mondo sportivo

Progetto di Assist Associazione Nazionale Atlete e Differenza Donna Ong promosso dalla Regione Lazio.

Programma

Elisa Ercoli – Presidente Differenza Donna Ong

Luisa Rizzitelli – Presidente Assist Associazione Nazionale Atlete

Giovanna Pugliese – Assessora al Turismo e alle Pari opportunità Regione Lazio

Saluto delle Campionesse Olimpiche – Antonella Bellutti, Martina Caironi e Josefa Idem

Martedì 24 novembre

Ore 11.00

Iniziativa rivolta alle scuole del Lazio che hanno aderito al PROGETTO IO NON ODIO

FATTI D’ODIO

Dove “fatti” sta per assuefatti e per le azioni che si compiono in nome di quell’assuefazione.

Maura Gancitano e Andrea Colamedici – TLON intervisteranno alcuni personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo per approfondire con loro cosa genera odio, dove affondano le radici del peggiore dei sentimenti e cosa si può fare per contrastarlo.

Saluti istituzionali

Giovanna Pugliese, Assessora Turismo e Pari Opportunità, Regione Lazio

Interventi:

Eleonora Mattia, Presidente Commissione Pari Opportunità della Regione Lazio

Milena Monteiro Duarte, sorella di Willy, 21enne ucciso lo scorso settembre a Colleferro

Fatti d’odio

Lorenzo Baglioni, musicista

Irene Facheris, parità in pillole

Emanuela Fanelli, attrice

Elena Favilli, scrittrice

Chiara Francini, attrice

Cathy La Torre, avvocata e attivista

Giacomo Mazzariol, scrittore, con Stefano Cipani, regista

Nicole Rossi, influencer

Paolo Ruffini, attore

Ore: 15.00

Conferenza stampa in diretta streaming su webtv.senato.it

“DALLA PARTE DELLE DONNE: IL RUOLO FONDAMENTALE DEI CENTRI ANTIVIOLENZA

Iniziativa organizzata dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere

Videomessaggio Maria Elisabetta Alberti Casellati, Presidente del Senato della Repubblica

Introduce

Valeria Valente, Presidente Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere

Intervengono in videoconferenza

Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio dei ministri

Elena Bonetti, Ministra per le pari opportunità e la famiglia

Collegamento con le sedi dei centri Antiviolenza:

“Maree” gestito dalla cooperativa Befree con la presenza dell’Assessora al Turismo e alle Pari opportunità della Regione Lazio, Giovanna Pugliese

“Casa internazionale dei diritti umani delle donne” gestito da Telefono Rosa con la presenza di una rappresentante del Comune di Roma e con le rappresentanti delle Reti dei centri antiviolenza: D.i.Re – Donne in rete contro la violenza; Casa internazionale delle donne di Roma; Differenza Donna; Pangea Rete Reama; UDI – Unione donne in Italia

Mercoledì 25 novembre

Per la prima volta il palazzo della Regione Lazio si tingerà di rosso, dal 23 novembre sera al 27 novembre, per simboleggiare l’impegno quotidiano per il contrasto della violenza maschile sulle donne.

Ore: 11.00

Conferenza stampa in diretta streaming sulla pagina Facebook della Regione Lazio

GIORNATA MONDIALE CONTRO LA VIOLENZA MASCHILE SULLE DONNE

Giovanna Pugliese, Assessora al Turismo e alle Pari Opportunità, Regione Lazio

Eleonora Mattia, Presidente Commissione consiliare Pari Opportunità

Letture a cura di Eleonora Fanelli

Antonio Galletti, Presidente Ordine degli avvocati (in collegamento)

Nicola Zingaretti, Presidente della Regione Lazio

A seguire

Alice Pasquini, artista

INAUGURAZIONE PANCHINA ROSSA contro la violenza sulle donne personalizzata dall’artista Alice Pasquini. La panchina sarà intitolata a Donatella Colasanti e Rosaria Lopez e a tutte le donne vittime di violenza maschile

Giovedì 26 novembre

Ore: 11.00

Incontro in diretta streaming sulla pagina Facebook della Regione Lazio

DONNA E IMPRESA

Libera di fare. Libera di essere. Riflessioni sull’imprenditorialità come strumento per superare situazioni di difficoltà in collaborazione con Global Thinking Foundation.

Modera Ilaria Corsi, Lazio Innova

Intervengono

Giovanna Pugliese, Assessora Turismo e Pari opportunità, Regione Lazio

Paolo Orneli, Assessore allo Sviluppo Economico, Commercio e Artigianato, Ricerca, Start-Up e Innovazione, Regione Lazio

Cecilia D’Elia, Presidente Cabina di Regia per la prevenzione e il contrasto della violenza sulle donne

Marietta Tidei, Presidente Commissione Sviluppo economico e attività produttive Regione Lazio

Roberta Lombardi, Consigliera regionale Lazio

Maria Angela Ilari, Lazio Innova – Presentazione del progetto “Scelgo di essere. Libera!”

Claudia Segre, Presidente Global Thinking Foundation, partner del progetto “Scelgo di essere. Libera!”

Testimonianze delle donne imprenditrici nel Lazio e in Europa

Ginevra Bentivoglio, GB EditoriA

Ivana Pagliara, Promotuscia

Sonia Mascioli, Casa delle donne di Amatrice

Priscilla Contesini, Mensura

Linda De Luca, Imems Technology

Lisa Lang, ELEKTROCOUTURE (Portogallo)

Magda Rull, KYO FILMS (Spagna)

Odile Ehrbar, VAPODIL (Francia)

Ore: 17.00

Conferenza stampa in diretta streaming sulla pagina Facebook della Regione Lazio

APERTURA CASA RIFUGIO NEL FRUSINATE

Intervengono

Enzo Salera, Sindaco di Cassino

Maria Concetta Tamburrini, Assessora Pubblica Istruzione, Turismo, Sport e Pari opportunità Comune di Cassino

Mauro Buschini, Presidente Consiglio regionale del Lazio

Sara Battisti, Consigliera regionale

Elisa Viscogliosi, Presidente Associazione Risorse Donna

Marta Bonafoni, Consigliera regionale

Una testimonianza

Gianpiero Cioffredi, Presidente dell’Osservatorio Tecnico Scientifico per la Sicurezza, la Legalità e la Lotta alla Corruzione della Regione Lazio

Fiorenza Taricone, Consigliera provinciale di parità

Giovanna Pugliese, Assessora Turismo e Pari Opportunità Regione Lazio

Venerdì 27 novembre

Ore: 11.00

Incontro in diretta streaming sulla pagina Facebook della Regione Lazio

CUCINA, UN’IMPRESA AL FEMMINILE

Modera

Luca Polizzano – Responsabile Spazio Attivo di Bracciano

Saluti istituzionali

Giovanna Pugliese, Assessora Turismo e Pari opportunità Regione Lazio

Enrica Onorati, Assessora Agricoltura, Promozione della Filiera e della Cultura del Cibo, Ambiente e Risorse Naturali Regione Lazio

Intervengono

Camilla Monteduro – Food concept designer, TV presenter

Iside De Cesare – Chef La Parolina ristorante stellato (Trevinano – VT)

Testimonianza femminile delle ragazze dell’Istituto Alberghiero di Vittorio di Ladispoli

Ricette proposte:

Iside – Coregone marinato con panna acida e salsa verde

Camilla -Pane con ricotta e glassa al miele nocciole e scarola

Iside e Camilla – Millefrolle

Ore: 17.00

Incontro in diretta streaming sulla pagina Facebook della Regione Lazio

CON MARIA

In cammino con l’Arte, la Bellezza e la Cultura nel Lazio

Terza tappa del progetto speciale CON MARIA che mette in relazione tre percorsi, il primo di tipo spirituale, sulle tracce delle Madonne del Lazio, il secondo sulla parità di genere e sul ruolo delle donne nella società e infine un terzo sulla salute delle donne.

Presenta:

Serena Dandini

Saluti istituzionali

Giovanna Pugliese, Assessora Turismo e Pari Opportunità Regione Lazio

Alessandra Sartore, Assessora alla Programmazione economica, Bilancio, Demanio e Patrimonio Regione Lazio

Interventi

Sport

Antonella Bellutti, Campionessa olimpica

Attualità Covid

Maria Rosaria Capobianchi, Direttore Laboratorio di virologia – IRCCS Spallanzani

Arte

Francesca Cappelletti, Direttrice Galleria Borghese a Roma

Volontariato

Angela Caprio, Consigliera nazionale “La Misericordie”

Medicina di genere

Mariavita Ciccarone, Associazione Gemme Dormienti Onlus

Libri

Alicia Giménez Bartlett, scrittrice

Giustizia

Maria Monteleone, Sostituto procuratore a Roma e coordinatrice del pool che si occupa dei diritti dei minori

Università

Antonella Polimeni, Magnifica Rettrice dell’Università La Sapienza di Roma

Musica

Marina Rei

Teatro

Adel Tirant Imprenditoria culturale

Gemma Trevisani, Responsabile narrativa italiana Rizzoli

Da lunedì 23 a venerdì 27 dalle ore 16 alle ore 17

Talk in diretta streaming sulla pagina Facebook della Regione Lazio

LE DONNE SI RACCONTANO

Talk in collaborazione con Wired, condotto da Chiara Oltolini, con 20 storie di donne che ogni giorno, attraverso il proprio impegno e la propria professione, si confrontano con la complessità dei nostri tempi e combattono la violenza maschile sulle donne, le discriminazioni e il gender gap

LUNEDÌ 23

Giovanna Pugliese, Assessora Turismo e Pari Opportunità Regione Lazio

Cathy La Torre, Attivista, avvocata specializzata in diritto antidiscriminatorio

Antonella Baccaro, Giornalista

Silvia Cutrera, Componente del direttivo AVI onlus (past-president Agenzia per la Vita Indipendente di Roma) componente della segreteria DPI (Disabled people International) e vice Presidente FISH (Federazione Italiana Superamento Handicap)

MARTEDÌ 24

Tiziana Ronzio, Operatrice sanitaria, Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, fondatrice dell’associazione “Tor Più Bella” dedita alla riqualificazione strutturale e sociale del quartiere di Tor Bella Monaca a Roma

Paola Di Nicola, Magistrata e scrittrice

Eva Giovannini, Giornalista e inviata Rai

MERCOLEDÌ 25

Musica e parole contro la violenza sulle donne

GIOVEDÌ 26

Valentina Cardinali, Consigliera regionale di Parità

Valeria Giunta, Responsabile Federculture CGIL Roma e Lazio

Start up femminili – Scienza della Vita

Start up femminili – Moda

Giorgia Pontetti, Ferrari Farm

VENERDÌ 27

Donatella Di Pietrantonio, Scrittrice

Francesca Innocenti, Presidente Ass. Donna Lilith contro la violenza sulle donne

Flori Degrassi, Direttore Generale ASL Roma2

Arcangela Galluzzo Dirigente Area Pari Opportunità Regione Lazio

Cristina Montagni