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WorkHer, la Piattaforma Online dedicata all’imprenditoria femminile

WorkHer: “Il Lavoro incontra le donne”, questo il titolo del seminario del 19 ottobre organizzato in una delle sedi romane di Intesa SanPaolo. La Sharing opportunity, una vetrina aperta al mondo del lavoro e l’incontro tra mercato e talenti. Uno spazio accogliente, un laboratorio d’idee e scambio d’interventi formativi face-to-face tra le partecipanti e gli esperti in ambito di business, negoziazioni, bandi e finanziamenti. L’incontro open, rivolto al mondo femminile, risponde all’esigenza di soddisfare un bisogno, dalla startupper, alla libera professionista, fino all’imprenditrice e lavoratrice dipendente per migliorare la vita lavorativa. La mattina ha prodotto occasioni utili e concWorkshop 19 progetto donna Banca intesa 2016 (1).jpgrete per dare energia e vita a nuovi progetti all’insegna della filosofia della condivisione. L’interazione tra le ospiti ha permesso lo svolgimento di vari temi: ottenere i giusti finanziamenti per realizzare una idea di business, fino al corretto utilizzo dei social network per promuovere la propria attività. WorkHer, la Piattaforma Online dedicata all’imprenditoria femminile, lanciata nel 2015 con i suoi progetti di mentorship, networking e formazione, conta 2.500workhers” iscritte in tutta Italia, 30 mentor nel network, una rete di professioniste, manager, associazioni imprenditoriali e di categoria s’ispira a un principio: aiutare il mondo femminile a raggiungere la piena occupazione in Italia. La missione della piattaforma digitale, con il sostegno di Intesa Sanpaolo, è supportare le donne che vogliono entrare, rientrare o affermarsi nel mondo del lavoro, e mettere in luce le abilità su cui investire attraverso la formazione. WorkHer, per gestire le necessità del mondo femminile, ha realizzato un sondaggio che ha prodotto i seguenti risultati: ottenere un equo stipendio, lavorare su idee e progetti che possono migliorare la vita delle donne, ottenere maggiore flessibilità negli orari di lavoro. Quattro gli elementi emersi: maggiore inclusione, equilibrio vita-lavoro, stabilità lavorativa, maggiore empatia. Un modello di lavoro evoluto che fa riflettere le aziende sulla necessità di rivedere le attuali politiche di gender. Per massimizzare l’utilità dell’incontro, il modulo è stato diviso in due tavoli tecnici e mediati da esperti di diversi settori che hanno affrontato vari temi. Come proporsi a un colloquio di lavoro, presentarsi a un recruiter per rispondere correttamente alle domande di un colloquio, curato da Barbara Musella, Professional Certified Coach, ICF, Trainer e Facilitator. L’uso efficace del Public Speaking attraverso la comunicazione strategica e la gestione della propria immagine online con l’uso corretto del personal branding. Sono stati anche introdotti cenni sulle tecniche di comunicazione non verbale (CNV), utilizzo della piattaforma WordPress, Web writing, l’arte dello scrivere on line e sfruttare il Social Network attraverso la tecnica CEO. Il secondo tavolo presieduto da Ilaria Doria, gestore di Imprese di Intesa Sanpaolo, ha evidenziato quali sono le principali difficoltà a partecipare ai bandi per ottenere i finanziamenti e sviluppare una buona idea con un business plan sostenibile. La Doria ha approfondito anche le azioni che legano la vita delle imprenditrici e le lavoratrici autonome presentando la “Polizza Business Gemma”, un prodotto dedicato a donne che inseguono le proprie passioni e vanno per la loro strada. Il protocollo d’intesa sottoscritto nel 2014 da ABI, Presidenza del Consiglio dei Ministri–Dipartimento per le Pari Opportunità, Ministero dello Sviluppo Economico, Confindustria, Rete Imprese Italia, Alleanza delle Cooperative Italiane e Confapi, è rivolto allo sviluppo e crescita delle imprese a partecipazione femminile e delle lavoratrici autonome. Business Gemma prevede infatti un’ampia gamma di coperture assicurative e assistenziali, pensate per sostenere la donna imprenditrice e la libera professionista al fine di ridurre gli effetti negativi di eventi riguardanti la vita privata o difficoltà personali che potrebbero intralciare l’attività economica e professionale. Maternità, salute, tutela legale in caso di separazione, divorzio e stalking, assistenza medica e altre tutele sono studiate per far fronte a situazioni familiari impreviste ed evitare di trascurare l’attività imprenditoriale o professionale.

Per informazioni visita Worker.it e Business Gemma.

Cristina Montagni
Secondo il Rapporto 2014 della World Economic Forum, nel nostro Paese, la presenza femminile nel lavoro, è considerata tra le più basse d’Europa e non supera il 60%. In questo contesto si posiziona agli ultimi posti nella classifica per la partecipazione socio-economica delle donne. WorkHer oggi vanta oltre al sostegno di Intesa Sanpaolo, anche la presenza di Monster, Assolombarda, Women for Expo, Professional Women Association, Acta e la media partnership del blog La27esimaOra.

Maker Faire Rome–The European Edition 4.0

MAKER FAIRE ROME 2016

Dal 14 al 16 di ottobre si è svolta alla Fiera di Roma la IV edizione di Maker Faire Rome–The European Edition 4.0Una manifestazione nata in California nel 2006 dopo la pubblicazione della rivista “Make: Magazine”, riferimento per tutti i makers, che vanta già oltre 150 eventi in tutto il mondo con il coinvolgimento di oltre 1,5 milioni di visitatori. Maker Faire Rome 2016, considerata una delle principali fiere internazionali sull’innovazione, in tre giorni ha calamitato più di 110mila presenze e oltre 700 giornalisti e blogger di testate e radio/tv nazionali e internazionali. L’evento ha coinvolto Maker, inventori, artigiani, designer, startupper, creativi, ma anche imprenditori agricoli che hanno presentato idee nel campo dTalking Hands.jpgell’ecosostenibilità e della green economy. Stampanti 3D, Arduino, open source, robotics, digital fabrication e manifattura digitale sono un punto d’incontro per l’innovazione scientifica e la ricerca, con presenze nei settori dell’istruzione, della moda, del patrimonio culturale, dell’healthcare, dell’agricoltura e del food making. Il movimento maker sta trasformando radicalmente i sistemi dell’innovazione, derobot-donna-maker-faire-2016lla cultura, della formazione, il Do-It-Yourself dei progetti tecnologici. Non solo una fiera per addetti ai lavori ma un hub d’incontro globale, confronto, formazione, divertimento e interazione. Nelle tre giornate romane, Maker Faire ha presentato le ultime invenzioni in campo scientifico e tecnologico, biomedicale, internet delle cose, clima, automazione ma anche nuove forme di arte, spettacolo, musica e artigianato……

Leggi l’articolo completo: “Maker Faire Rome–The European Edition 4.0” sulla Testata Giornalistica “Donna in Affari”.
Cristina Montagni

Mediazione e Disintermediazione Digitale. I Media tra élite e popolo

Il 13° Rapporto Censis sulla comunicazione: “I Media tra Elite e Popolo” è uno studio ricco di dati e valutazioni sul cambiamento dei consumi mediatici degli italiani che indica anche come il ruolo dei media nei confronti della nostra società e del nostro Paese si stia modificando. Dai dati emerge una rapida diffusione dei social network e delle piattaforme di comunicazione, con Whatsapp che è diventata l’App più diffusa (61,3%), seguita da Facebook (56,2%), Youtube (46,8%), con picchi che sfiorano il 90% tra i giovani. Un boom dei consumi tecnologici che anche negli anni della crisi tocca un picco del +190%. In generale la penetrazione di internet da parte degli utenti italiani nell’ultimo anno raggiunge il record del 73,7% con punte del 96% da parte dei giovani under 30, mentre è ferma al 31,3% tra gli over 65.img_20160928_115504 Negli anni della crisi, dove la diminuzione delle disponibilità finanziarie ha costretto molti italiani a tagliare tutto, i digital media hanno aumentato il loro potere di disintermediazione a favore di un cospicuo risparmio nel bilancio familiare. In generale negli ultimi tre anni gli utenti dei social network sono passati dal 49% al 65% della popolazione, con una trasformazione nel modo d’informarsi che passa da un modello tele-centrico a una concezione ego-centrica.

Leggi l’articolo completo il 13° Rapporto Censis sulla comunicazione: “I Media tra Elite e Popolo” sulla rivista nazionale di impresa, formazione ed imprenditoria “Donna in Affari”.

Cristina Montagni

Women Business Leader WEGATE Piattaforma UE online

Donne e impresa in Ue

Le donne rappresentano il 52% della popolazione europea e tra le lavoratrici autonome raggiungono il 34,4%. I principali ostacoli che impediscono alle donne di avviare una attività propria sono l’accesso al credito, accesso alle informazioni, alla formazione, insieme alle difficoltà legate alla conciliazione tra vita e lavoro. La Commissione Europea ha individuato le donne come target sul piano Horizon 2020, che propone azioni concrete per far emergere il potenziale imprenditoriale europeo e incoraggiare la cultura dell’innovazione in Europa. Il piano sottolinea la necessità di sostenere l’imprenditorialità femminile, insieme ad iniziative promosse in favore di giovani, disoccupati e migranti. Per sostenere il talento e la crescita delle imprenditrici in Europa, l’Unione Europea ha lanciato WEgate che offre: 

  • possibilità di networking,
  • opportunità di formazione,
  • buone pratiche,
  • storie di successo,
  • informazioni per avviare e sviluppare un’impresa,
  • organizzazione di eventi.

 

kroll_gender_equality_homepageLe donne che intendono avviare un’impresa possono fare riferimento alla piattaforma per trovare il supporto e le informazioni necessarie, dalla ricerca dei fondi a sostegno degli investimenti alle opportunità di internazionalizzazione.

Interessante è il lancio del premio Women Innovators Prize edizione 2017.  La call incoraggia le donne a sfruttare le opportunità offerte dai loro progetti di ricerca e innovazione. Per informazioni è possibile consultare il link: Horizon 2020 – premio Ue donne innovatrici 2017

Cristina Montagni
Studi correlati
News release on the study by Peterson Institute for International Economics
EU policies on gender equalityGender equality in Justice
Promoting gender equality in research and innovation (Horizon 2020)

ILO: donne e parità. Si ma tra 100 anni

Il 4 ottobre 2016 durante l’evento della Phyrtual innovation week, organizzato dalla Fondazione Mondo Digitale e dall’Organizzazione Internazionale del lavoro (ILO), presenta gli ultimi dati sulla partecipazione attiva delle donne al mercato del lavoro. Un tasso di attività che si attesta intorno al 50% contro il 77% degli uomini e una precarietà che sfiora il 46%. Secondo la ricerca, la probabilità che nelle imprese ci sia una donna alla testa dell’azienda è molto bassa. Sul fronte dei guadagni, la parità è certamente lontana: per lo stesso impiego le donne guadagnano mediamente il 77% in meno rispetto agli uomini. Senza contare poi che le donne occupano ben ventisei ore a settimana nella cura delle faccende domestiche e altre attività non retribuite all’interno del nucleo familiare. Per il World Economic Forum, ci vorranno oltre 100 anni per raggiungere la piena parità di genere sul lavoro. A questo proposito, la Fondazione Mondo Digitale ha lanciato il progetto Women in Technology (Wit). Un progetto biennale in collaborazione con la Costa Crociere Foundation. Centocinquanta studentesse di tre regioni italiane – Calabria, Campania e Sicilia – riceveranno un finanziamento imprenditoriale nel settore dell’high technology, per favorire il loro ingresso nel mondo del lavoro nei tre territori italiani dove la condizione femminile è molto penalizzata. Solo nel nostro Paese – secondo il direttore generale della fondazione Mondo digitale, Mirta Michilli – se ci fosse una vera parità di genere sul fronte del lavoro, il Pil crescerebbe del 15%. Oggi c’è scarsa informazione sulle opportunità di lavoro perché continuano a mancare dei modelli positivi in favore delle donne. In più le donne, che a livello nazionale fanno una scelta verso facoltà scientifiche, sono pochissime. Gli interventi come quelli della Fondazione Mondo Digitale vanno in questa direzione, aiutare le ragazze a capire che le tecnologie non sono da nerd ma da geek, da appassionati.

Cristina Montagni

Rapporto Nazioni Unite 2016: Disuguaglianza di genere ed emancipazione femminile in Africa

SE LO SVILUPPO NON E’ GENERATO, E’ PERICOLOSO 

UNDPConferenza delle Nazioni Unite.
La disuguaglianza di genere costa all’area sub-sahariana circa il 6% del PIL della regione, mettendo a repentaglio gli sforzi che il continente sopporta in termini di sviluppo umano e crescita economica. Questa è la denuncia riportata nel secondo Rapporto delle Nazioni Unite: “Advancing Gender Equality and Women’s Empowerment in Africa”, (UNDP). 

Helen Clark-Segretario Generale delle Nazioni Unite-dichiara che il raggiungimento della parità di genere e dell’empowerment delle donne è un imperativo per lo sviluppo, l’unica strada da intraprendere. Il rapporto UNDP analizza i diversi driver politici, economici e sociali che ostacolano all’avanzamento delle donne africane e propone azioni concrete per colmare il gender gap. Strumenti in grado di affrontare la contraddizione tra le disposizioni e le prassi nelle leggi di genere, abbattimento delle norme dannose per le donne, trasformazione dei contesti istituzionali/discriminatori, garantire maggiore partecipazione economica, sociale e politica delle donne.

Costi della disuguaglianza di genere

Ostacoli strutturali come la diseguale distribuzione delle risorse, potere e ricchezza, in combinazione con le istituzioni sociali e le norme che sostengono la disuguaglianza stanno tenendo lontane le donne africane dallo sviluppo sociale, economico e culturale. Il rapporto stima che ogni aumento di un punto percentuale nella disuguaglianza di genere, riduce l’indice di sviluppo umano del paese dello 0,75%. L’Indice di Sviluppo Umano (HDI) è una misura sintetica del rendimento medio dello sviluppo umano: vita lunga e sana, essere informati ed un buon livello di vita dignitosa. Il divario di genere è pesante nelle iscrizioni alla scuola primaria e nella partecipazione a tutte le attività di lavoro; bassa partecipazione femminile alla forza lavoro, alto tasso di mortalità materna. Il rapporto inoltre afferma che il 61% delle donne africane combatte quotidianamente l’esclusione economica, un lavoro sottopagato e sottovalutato. Il 66% dei posti di lavoro delle donne africane sono nel settore informale, mentre tra il 7 ed il 30% del tessuto imprenditoriale ha come manager una donna. Le attuali norme sociali sono un ostacolo al progresso delle donne africane. Limitare l’accesso all’istruzione, al lavoro dignitoso equamente retribuito, crea una profonda spaccatura nel tessuto societario che si traduce in bassi tassi di crescita economica per la difficoltà di accesso alle risorse economo-finanziarie. Il dato sconcertante è che oltre 17 milioni di donne e ragazze sono ancora “portatrici di acqua” con conseguenti rischi per la salute: danni ai muscoli e malattie legate all’acqua. Numerose ed altre motivazioni come la violenza sessuale, l’alta mortalità materna riducono enormemente la possibilità di aprire proprio conto bancario o avere accesso al micro-credito. Per queste ragioni il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo, secondo l’Agenda 2063, rimarrebbe una mera utopia. Colmare il gap di genere non sarebbe solo guidare l’Africa verso una crescita economica a due cifre, ma contribuirebbe in maniera significativa al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo.

Percorsi di parità di genere e l’empowerment delle donne

Affrontare la disuguaglianza di genere richiede una visione a 360 gradi da parte dei governi e dalla società intera, tenendo conto del benessere delle donne e delle opportunità economiche per una vita produttiva. Il rapporto propone diversi percorsi strategici per l’uguaglianza di genere e l’empowerment delle donne:

  • pianificare e definire delle priorità di bilancio per l’uguaglianza di genere, rinunciando ad una visione politica ed economica di breve periodo per tracciare una roadmap di sviluppo inclusiva e stimolante.
  • affrontare il tema della revisione delle norme sociali.

Il rapporto raccomanda sei azioni per accelerare il processo di raggiungimento della parità e l’empowerment delle donne, in base agli obiettivi dell’Agenda 2063: 

  • adozione di approcci multi-settoriali nella promozione della parità di genere e l’empowerment delle donne. 
  • capacità dei governi di incoraggiare il coinvolgimento delle donne nei processi decisionali.
  • adozione di nuove riforme legislative.
  • garantire che le istituzioni nazionali siano in grado di delineare un quadro sociale forte e proattivo, in grado di sviluppare politiche in linea con le esigenze della società.
  • dare valore ai dati per migliorare il processo decisionale valutando l’impatto sia a livello locale che regionale. 
  • impegnarsi nella cooperazione regionale per l’attuazione di politiche ed iniziative di genere in tutti i settori produttivi.

Il raggiungimento della parità di genere e l’empowerment delle donne può essere raggiunto attraverso le alleanze dei diversi policy makers: governo, società civile, settore privato e cooperazione allo sviluppo. In questa prospettiva il Rapporto sollecita di istituire una banca d’investimento delle donne africane, pensare ad una “Certificazione per la parità di genere” e promuovere standard di parità nei luoghi di lavoro. 

Cristina Montagni

Svantaggi sociali del “TELE-DUMPING”

Uno svantaggio del telelavoro consiste nel fatto che spesso i datori di lavoro fanno pressione sui lavoratori affinché abbandonino lo status di dipendenti per divenire lavoratori autonomi, vulnerabili, quindi, da un punto di vista di protezione sociale. 

Nel processo di mondializzazione economica, il telelavoro è destinato ad un florido avvenire, tanto risponde bene alle esigenze di una accresciuta flessibilità sia dello spazio che dei costi poiché costituisce un buon mezzo per contenere i costi salariali impiegando lavoratori, a bassi livelli salariali, sia su scala nazionale che internazionale. Il telelavoro, tuttavia, rischia di accrescere il dualismo tra i paesi che hanno accesso alla tecnologia e quelli che non la possiedono potenziando il gap nell’utilizzo delle conoscenze tecnologico – informatiche. Nel secondo caso, sono le donne a risentirne per prime poiché hanno meno accesso degli uomini alla educazione e ad una formazione tecnico-scientifica adeguata agli standard oggi richiesti.

Cristina Montagni

L’altra metà del Sole

VIOLENZA ALLE DONNE? UNA QUESTIONE CULTURALE

Il 9 maggio a Palazzo Chigi, la Ministra delle Riforme, Maria Elena Boschi presenta per la prima volta la cabina di regia interistituzionale contro la violenza di genere. Il governo dichiara nella riunione lo sblocco dei fondi per i centri antiviolenza. Un problema spinoso che da tempo grava a quei centri che lavorano a livello locale per aiutare le donne vittime di violenza che senza fondi rischiano di chiudere i battenti sia a Roma che nel Sud Italia. L’insediamento delcabina-regia-meb-1la Cabina di regia è un reale impegno sul tema della lotta alla violenza. E’ il primo organismo governativo di coordinamento politico che sia mai stato istituito a livello nazionale sui temi della violenza sessuale e di genere. Alla riunione hanno partecipato i Ministri Giannini e Costa, il Vice Ministro Bubbico, i Sottosegretari Sesa Amici, Della Vedova, Chiavaroli, De Micheli e Lucia Annibali, consulente del Dipartimento delle Pari opportunità. L’organismo rappresenterà un luogo di confronto politico, strategico e funzionale tra le Regioni, Enti locali ed Amministrazioni statali. Lo scopo è quello di offrire una maggiore coerenza tra le attività di contrasto alla violenza sul territorio nazionale. Nella Cabina regia sono emerse anche la necessità di una sempre maggiore trasparenza, ed efficacia sull’utilizzo delle risorse e l’esigenza di individuare percorsi innovativi che consentano di realizzare pienamente tutte le finalità del Piano, per proseguire l’impegno italiano a dare attuazione alle indicazioni della Convenzione di Istanbul. Si ritiene utile una programmazione attenta delle risorse ed un coordinamento tra i diversi livelli istituzionali e sfruttare appieno le sinergie tra le azioni a livello centrale e locale. Infatti molto spesso le violenze avvengono nell’ambito familiare e l’assenza di un’autonomia economica rappresenta spesso un ostacolo alle denunce. E’ necessario quindi rafforzare e tutelare le donne anche attraverso misure che favoriscano l’autonomia finanziaria e l’inserimento sociale. In particolare l’impegno non è solo il contrasto ma anche la prevenzione e la diffusione della cultura del rispetto, attraverso un lavoro sul linguaggio e campagne di comunicazione mirate contro gli stereotipi.

Cristina Montagni