Rapporto OCSE 2017- Maggiore partecipazione delle donne nel lavoro

L’ultimo rapporto OECD National Skills Strategy Diagnostic Report – Italy”, presentato il 5 ottobre al Ministero dell’Economia e delle Finanze, incoraggia l’Italia ad essere maggiormente attiva sulle politiche femminili con una più ampia partecipazione al mercato del lavoro. Angel Gurría, Segretario Generale dell’OCSE e Pier Carlo Padoan, Ministro dell’Economia e delle Finanze, commentando i dati, richiamano le aziende a investire maggiori risorse in formazione di alta qualità

L’Italia secondo il Rapporto OCSE 2017 si attesta al quartultimo posto per percentuale di donne occupate. Un dato preoccupante visto che molte donne non sono alla ricerca di un posto di lavoro, ciò fa sì che il nostro paese registri il terzo tasso di inattività più alto tra paesi membri dell’OCSE. Il dato spiega che le donne sono spesso viste come “assistenti familiari”, e svolgono la maggior parte del lavoro domestico non retribuito, hanno accesso limitato a asili nido e a posti di lavoro flessibili che potrebbero aiutarle a gestire il lavoro familiare. Il tasso di fertilità in Italia è tra i più bassi dell’OCSE e l’età media in cui una donna ha il primo figlio è alta e molte sono le donne senza figli. Altri indicatori nascondono la bassa partecipazione al mondo del lavoro da parte delle donne, ad esempio la scelta di specializzazioni universitarie non richieste sul mercato del lavoro che rendono difficile trovare un’occupazione dopo la laurea.

L’Italia ha intrapreso diverse riforme per favorire l’integrazione delle donne e dei giovani sul mercato del lavoro. Il governo sta intensificando anche gli sforzi per aumentare la disponibilità delle strutture per l’infanzia e per aiutare le famiglie a coprire i costi di assistenza all’infanzia introducendo esenzioni fiscali per le imprese che assumono donne in situazioni svantaggiate. Un altro elemento positivo che emerge dal Rapporto, è lo sforzo per contrastare le pratiche discriminatorie sul posto di lavoro (ad es. dimissioni in bianco) stabilendo procedure online per le dimissioni volontarie. Per quanto riguarda i giovani, una delle principali politiche attuate in Italia per affrontare la sfida dei giovani NEET – ragazzi che non vanno a scuola, non lavorano e non partecipano a corsi di formazione professionale – è rappresentata da Garanzia Giovani. Una iniziativa voluta dall’Unione Europea, che prende in carico giovani di età tra i 15-29 anni che entro quattro mesi dalla fine degli studi o dalla perdita di un impiego, offre una serie di attività per agevolare la transizione tra istruzione e il mondo del lavoro. Ma mentre queste politiche vanno nella giusta direzione, secondo l’OCSE, resta molto da fare e potrebbero essere necessari interventi complementari per colmare le lacune esistenti nell’insieme di queste riforme.

Secondo gli stakeholder, un problema che suscita preoccupazione in Italia, è la struttura e l’uso del sistema dei permessi retribuiti relativi ai figli, in quanto sono sempre le donne che ne fanno maggiore richiesta. I lunghi periodi di congedo alla maternità possono causare un impoverimento delle competenze e un sostanziale allontanamento da parte delle donne dal proprio posto di lavoro. La recente estensione del congedo paternità da 1 a 2 giorni rappresenta un passo in avanti, ma i diritti al congedo di paternità sono ancora troppo limitati. La mancanza di asili nido a costi accessibili può rappresentare una grande difficoltà per i genitori che vogliono conciliare lavoro e vita familiare. La flessibilità dell’orario lavorativo in Italia è ancora limitata e non aiuta i genitori a conciliare gli impegni di lavoro e gli impegni familiari. Le imprese, poi, non sono consapevoli degli squilibri di genere che riguardano il personale e non sono in grado di identificare i settori dove le donne non sono rappresentate in modo adeguato e modificare di conseguenza le pratiche di selezione del personale.

Interventi suggeriti:

Incoraggiare i padri a richiedere più permessi retribuiti per i figli con l’estensione della durata dei congedi di paternità.

Incoraggiare la diffusione di orari di lavoro flessibili sul posto di lavoro per aiutare i genitori a conciliare gli impegni del lavoro e della famiglia. Rafforzare gli incentivi finanziari e non-finanziari alle imprese per fornire opzioni di lavoro flessibile ai propri dipendenti.

Assicurare la disponibilità e l’accessibilità a costi contenuti delle strutture per la prima infanzia e di assistenza per gli anziani. Continuare ad allargare l’offerta di strutture per alleviare il peso dell’assistenza per le famiglie, ed in particolar modo per le donne.

Rivedere il sistema fiscale per migliorare gli incentivi finanziari all’inserimento lavorativo di entrambi i coniugi, ciò garantirebbe un’omogeneità degli incentivi al lavoro per entrambi i genitori.

Aumentare la consapevolezza degli stereotipi di genere e promuovere un cambiamento culturale al fine di realizzare pari opportunità di lavoro e una condivisione del lavoro domestico non retribuito per uomini e donne. Assicurarsi che le competenze trasferite dal sistema scolastico, siano in linea con l’offerta richiesta dal mercato del lavoro.

Progettare un intervento di politica globale per aumentare la domanda di lavoratori altamente qualificati in modo da sfruttare l’offerta di competenze e creare incentivi per incrementarla ulteriormente.

Cristina Montagni