2016 Giornata Europea per la Parità Retributiva

Nell’Unione europea uomini e donne sono uguali: “questo è uno dei valori fondamentali ma nel 2016 rappresenta ancora un miraggio sul mercato dell’occupazione“. Uomini e donne continuano a non avere stesse pari opportunità nel lavoro.

Il 3 novembre 2016 è stata celebrata la Giornata Europea per la parità retributiva. Il Vicepresidente Timmermans, la Commissaria Thyssen e la Commissaria Jourová hanno dichiarato che i datori di lavoro europei devono impegnarsi a rimuovere gli ostacoli che per le donne si riassume a due stipendi l’anno meno degli uomini. Nell’Unione europea uomini e donne sono uguali: “questo è uno dei valori fondamentali ma nel 2016 rappresenta ancora un miraggio sul mercato dell’occupazione“. Uomini e donne continuano a non avere stesse pari opportunità nel lavoro. Il “soffitto di cristallo” esiste nonostante vi siano più laureate di laureati. Le donne rappresentano, secondo Eurostat, solo il 5% dei dirigenti d’azienda in Europa oltre che le donne sono impegnate generalmente in settori produttivi con retribuzioni più basse. Queste differenze pesano nella retribuzione oraria delle donne: il 16,7% in meno rispetto a quella dei loro colleghi. Il gap retributivo di genere diminuisce a un ritmo così lento che solo nel 2086 si raggiungeranno le pari retribuzioni. Di fronte a questa realtà, la Commissione Europea sta lavorando per colmare il divario: conciliare meglio lavoro e vita privata per realizzare la piena occupazione senza rinunciare a una migliore vita familiare. Nel 2017 la Commissione presenterà una proposta per rafforzare una maggiore parità nell’uso e nella scelta dei regimi di congedo parentale, modalità di lavoro flessibili e strutture per l’infanzia a prezzi più accessibili. Gli uomini al pari delle donne, devono potersi occupare delle famiglie e le imprese devono promuovere le donne qualificate di cui l’Europa ha bisogno.

In occasione della Giornata Europea per la Parità Retributiva, la Commissione Europea s’impegna a offrire alle donne e agli uomini le stesse opportunità sul mercato del lavoro, la stessa retribuzione per lo stesso lavoro che è un valore fondamentale dell’Europa. Essere competitivi significa permettere al talento femminile di esprimersi nell’interesse di tutti. Le cause del divario sono complesse e correlate. Il gap retributivo-differenza nella retribuzione oraria lorda tra uomini e donne-è trasversale e abbraccia vari settori dell’economia. Il divario in Italia si colloca a valori del 6.1% mentre nell’UE è del 16.7% e ruota su tre variabili:

  1. retribuzione oraria inferiore;
  2. meno ore di lavoro retribuito;
  3. minore tasso di occupazione per interruzioni di carriera dovuto alla cura dei figli o dei familiari.

FATTORI DI GAP RETRIBUTIVO DI GENERE

Le responsabilità familiari non sono condivise in maniera equa e le donne subiscono interruzioni di carriera più frequenti e spesso non rientrano a lavorare a tempo pieno. Guadagnano in media il 16% in meno all’ora rispetto agli uomini; su base annua il divario raggiunge il 31%, considerando che il part-time è molto più diffuso tra le donne. Le posizioni lavorative di rilievo e supervisione sono ruoli in prevalenza maschili. Ricevono più promozioni in tutti i settori, di conseguenza sono pagati di più. Questa tendenza raggiunge l’apice a livelli più alti della gerarchia lavorativa: meno del 4% dei dirigenti è una donna. I lavoratori uomini dedicano in media 9 ore a settimana ad attività non retribuite come la cura dei figli, familiari o lavori di casa, mentre le lavoratrici dedicano a tali attività 26 ore, circa 4 ore il giorno. Sul mercato del lavoro, tale differenza si traduce nel fatto che 1 donna su 3 riduce le ore di lavoro retribuite per chiedere un part-time, mentre solo 1 uomo su 10 fa lo stesso.

Le donne trascorrono più tempo fuori dal mercato del lavoro rispetto agli uomini. Queste interruzioni di carriera influenzano non solo la retribuzione oraria, ma hanno un forte impatto sui guadagni futuri e sulla pensione.

Segregazione nell’istruzione e nel mercato del lavoro: questo significa che in alcuni settori e occupazioni, le donne sono sovra-rappresentate, mentre in altri sono sovra-rappresentati gli uomini. In diversi paesi, alcune occupazioni sono in prevalenza svolte dalle donne, ad esempio l’insegnante o l’addetta alle vendite. Tali posizioni offrono salari inferiori rispetto a occupazioni svolte da uomini a parità di esperienza e qualifica.

La discriminazione retributiva, sebbene vietata, continua a contribuire al divario retributivo di genere di conseguenza tra gli anziani vi sono più donne in stato di povertà rispetto agli uomini.

Cristina Montagni