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La Trasparenza per modernizzare il WELFARE

La forza della trasparenza per il welfare italiano, è l’ultimo rapporto presentato il 10 novembre 2016 presso il CENSIS. Il seminario, realizzato in collaborazione con il Forum Ania-Consumatori, mette in luce come gli italiani considerano essenziale il welfare per la coesione sociale e lo sviluppo. La crisi economica del paese ha modificato nel tempo lo scenario e cambiato la percezione dei cittadini riguardo a determinati aspetti della spesa sociale. Il welfare oggi non rappresenta più una fonte di rassicurazione e di riduzione delle disuguaglianze sociali. Gli sprechi e la corruzione sono sempre meno accettati dagli italiani perché dovrebbero garantire il massimo della trasparenza nell’utilizzo delle risorse. Tra i cittadini prevale l’opinione che in passato il welfare sia stato troppo generoso e questo rappresenta una delle cause della crisi. A dichiararlo è il 50,6% della popolazione italiana, mentre il 58% dei cittadini è convinto che molti dei tagli operati dal sistema welfare siano stati necessari perché hanno colpito sprechi e inefficienze. I dati dell’indagine sono chiari: il 71,4% degli italiani ritiene che vi siano troppi sprechi nella sanità e il 71,3% pensa che gli sprechi risiedano nell’assistenza sociale come ad esempio le pensioni d’invalidità ingiustificate.

Nel rapporto si traccia un quadro in cui i cittadini «si arrangiano» ricorrendo a conoscenze, amicizie, raccomandazioni oppure facendo regali o pagando. Lo scenario mette in luce un sistema opaco che favorisce comportamenti opportunistici e un uso inappropriato delle risorse. Per questo la maggioranza degli italiani sostiene che è necessaria una maggiore trasparenza nel welfare: l’81,5% dei cittadini valuta positivamente la possibilità di avere una comunicazione trasparente dei costi delle proprie prestazioni sanitarie.

Trasparenza significa chiarezza nei costi, nei ruoli e soprattutto nelle aspettative

Il welfare è un patto sociale tra cittadini finalizzati a proteggere il proprio benessere e a tutelare il futuro proprio e anche dei figli. A dirlo è Pier Ugo Andreini – Presidente del Forum Ania-Consumatori. Come tutti i patti, il principio di trasparenza nelle informazioni e di eticità nei comportamenti è fondamentale per il suo buon funzionamento. Assicuratori e Consumatori del Forum auspicano un effettivo impegno delle istituzioni a fornire alle cittadine informazioni tempestive, complete, semplici e trasparenti in materia di welfare, dalla previdenza delle pensioni. Giuseppe De Rita, Presidente del Censis sostiene che il welfare italiano è sempre stato una piattaforma di sicurezza per le famiglie, garantendo le spalle coperte. Se le famiglie richiedono risposte mirate e quotidiane ai bisogni sociali, è importante metterle nelle condizioni di capire dove e in che modo, con quali risorse, possono sostenerle.

I risultati della ricerca «La forza della trasparenza per il welfare italiano» realizzata dal Censis per il Forum Ania-Consumatori, sono stati presentati a Roma da Francesco Maietta, Responsabile dell’Area Politiche sociali del Censis, da Giacomo Carbonari, Segretario Generale del Forum Ania-Consumatori, Luigi Di Falco, Responsabile Vita e Welfare di Ania, Antonio Longo, Presidente del Movimento Difesa del Cittadino. Le conclusioni affidate a Pier Ugo Andreini, Presidente del Forum Ania-Consumatori, e Giuseppe De Rita, Presidente del Censis.

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Strumenti e sfide contro la povertà

EMPOWERMENT FEMMINILE E GENDER TEAM IMPEGNO DELLA FIDAPA/BPW INTERNATIONAL

Nel 1992 le Nazioni Unite proclamano la Giornata Mondiale contro la povertà che rappresenta una violazione dei diritti fondamentali degli individui e va sdradicata. L’11 novembre la BPW Italy-FIDAPA a Palazzo Valentini presenta il convegno dal titolo: “Impegno Internazionale e Strumenti contro la Povertà”.

mdeLa giornata propone una disamina delle realtà internazionali, nazionali e locali in materia di contrasto alla povertà e alle nuove povertà. L’apertura dei lavori è affidata alla Presidente Nazionale della BPW Italy-FIDAPA, Pia Petrucci. La Petrucci sostiene che uomini e donne non sono poveri allo stesso modo e il fenomeno non prescindere dall’analisi di genere. In Italia sono un milione e 582 mila le famiglie in condizione di povertà assoluta. A dirlo è l’ISTAT che a luglio 2016 ha pubblicato l’ultimo Rapporto sulla Povertà. pro-camIl dato è destinato a crescere e si conferma il peggiore dal 2005. La tendenza si estende anche tra le famiglie residenti nell’area Centro Metropolitana. L’incidenza è passata dal 5,3% del 2014 al 7,2% del 2015. Un fenomeno che colpisce in modo trasversale famiglie composte di 4 componenti formate da coppie con due figli. E’ necessario comprendere la delicatezza del tema che abbraccia il concetto della discriminazione e dell’emarginazione femminile in particolare. Le ingiustizie che le donne vivono sulla loro “pelle”, sono ingiustizie che hanno origine dalla fase della recessione economica e sociale che negli ultimi anni induce a parlare di una vera crisi sistemica. Una crisi sistemica dove le donne soffrono più degli uomini, per il lavoro che manca, per il lavoro perso dopo la nascita di un primo figlio e un secondo figlio. In un quadro complesso e con poche risorse a disposizione, garantire e tutelare i diritti delle donne sono una sfida difficile ma rappresenta uno stimolo per lavorare con maggiore tenacia e sinergia.mde

La BPW International fa parte della Business Professional Women International presso la FAO e negli anni ha esteso i suoi orizzonti, le competenze, aumentato i diritti e le opportunità. Trasmette informazioni in tutto il mondo e gode dello stato consultivo presso il Consiglio Economico delle Nazioni Unite, UNESCO, ILO, FAO, IFAD e Consiglio d’Europa. Fiorella Nibali–Presidente del Distretto Centro BPW-Italy/Fidapa, dichiara che nella lotta alla povertà è necessario porsi degli obiettivi. La povertà non è solo privazione dei beni, è umiliazione, è perdita di dignità, è emarginazione. La Federazione s’impegna in un lavoro di disseminazione perseguendo i principi dell’empowerment che non riguardano solo il genere femminile, ma la creazione di team nazionali multidisciplinari per valorizzare le capacità delle donne. Le donne, con le loro azioni, promuovono i processi di pace e favoriscono i cambiamenti sociali.

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A livello internazionale la BPW ha creato una piattaforma informatica nata negli anni 70-80 per affiancare la disseminazione dei programmi della FAO nell’ambito dell’impegno assunto verso l’ONU. La FAO da anni cerca di affermare il principio secondo cui non vi è sicurezza alimentare senza l’impegno delle donne rurali. S’impegna ad ascoltare i rappresentanti delle società civili, le organizzazioni femminili per raggiungere l’uguaglianza di genere, sconfiggere la malnutrizione, creare i processi di appoggio alla produzione, all’accesso al credito o al ritorno ai finanziamenti. Nel 2015 dopo EXPO, la BPW International ha sottoscritto la CARTA di MILANO insieme all’azione coordinata di gruppi di lavoro portatori d’interessi del mondo civile e sostenuto dalle agenzie del sistema ONU. I nove obiettivi dello sviluppo sostenibile dell’AGENDA 2030 si basano su quattro pilastri fondamentali: Economia, Società, Ambiente e Pace. Gli obiettivi riguardano la riduzione della povertà, l’uguaglianza di genere e la partnership. Nelle aree urbane, dove gli individui hanno bassi livelli d’istruzione, fornire alle donne strumenti idonei per elevare la propria condizione sociale ed economica, generano nel breve e medio periodo un moltiplicatore per tutta la famiglia. I figli sono nutriti meglio, hanno la possibilità di andare a scuola, migliorano in generale l’attività produttiva e le prospettive future di tutta la comunità. Silvia Sperandini specializzata nell’empowerment femminile e nella lotta alla povertà e nel Gender Team dell’IFAD, afferma che l’agenzia offre prestiti a tassi agevolati ma anche donazioni destinate ad attività in ambito rurale. Le disuguaglianze vanno a impattare sul reddito della famiglia. Il prezzo non lo paga solo la donna, sono soprattutto i figli e la crescita del nucleo familiare. Il Gender Team dell’IFAD porta avanti progetti innovativi e inclusivi in favore delle donne. La specificità dei progetti è generare incremento nella produzione da un punto di vista tecnico, migliorare l’accesso al mercato, ai servizi, promuovere le pari opportunità e la partecipazione di tutti, inclusi i giovani. Il Gender Team riveste un ruolo prioritario nel targetting social inclusion . Nelle aree rurali la donna assume un ruolo centrale, un motore economico che produce input positivi anche nelle aree adiacenti. Al contrario la disuguaglianza distrugge le potenzialità di sviluppo per la negazione all’accesso delle risorse e al credito. L’IFAD sostiene progetti a tassi agevolati in favore delle donne, esercita un’opera di lobbying tra i governi che adottano politiche socio-culturali diverse dai loro, com’è impegnata nel rendere più equa la distribuzione dei carichi di lavoro per permettere alla donna di dedicarsi con impegno alle attività economiche e imprenditoriali.

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Secondo gli ultimi dati della Banca Mondiale oggi esistono circa 900 milioni di poveri. Queste popolazioni sono concentrate in prevalenza nei PVS soprattutto nelle aree dell’Africa Sub-Sahariana, Asia Meridionale, Africa Occidentale e appartengono alla fascia dei piccoli produttori e produttrici a conduzione familiare. Le donne e gli uomini sono i maggiori investitori in agricoltura, tanto che secondo gli obiettivi dell’AGENDA 2030 i target da raggiungere sono raddoppiare la produttività e i redditi delle famiglie. Anna Amati-Capo della task Force Nazionale sull’imprenditoria e membro del Consiglio Direttivo dell’Italia Startup, afferma che prima di parlare di disuguaglianze e gender gap, bisogna cambiare la filosofia:  “Non è importante dare da mangiare tutti i giorni alle persone, ma dare gli strumenti per procurarsi il cibo tutti i giorni”. In Italia assistiamo a un lento e graduale impoverimento soprattutto nelle aree periferiche di Roma come in tanti clusters nel mondo. Lo strumento che FIDAPA/BPW Italy ha pensato, è sensibilizzare le persone, soprattutto le donne, a uscire dal tunnel della povertà con la trasmissione di una “cassetta degli attrezzi”, tools che possano essere implementati nel tempo: offrire strumenti e capacità alle donne per potercela fare da sole.

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L’associazione propone di incrementare le conoscenze delle donne, diminuire il gap tecnologico, avvicinarle ai temi dello sviluppo economico che sono alla base del benessere e dello sviluppo collettivo. Di recente ha lanciato la competizione Creativity Camp. Una competizione aperta a tutte le donne, senza limiti di età né territorio con scadenza 28 febbraio 2017. La Creativity Camp è un percorso che permette da una parte alle aspiranti imprenditrici di acquisire una mentalità e un insieme di strumenti efficaci per rendere concreta una idea, dall’altra alle donne imprenditrici di acquisire delle capacità per sviluppare nuove strategie e connessioni per la crescita del loro business. Gli obiettivi sono sostenere lo sviluppo continuo dell’imprenditorialità femminile, attraverso una competizione che vada a premiare storie e idee di successo quali esempi per altre donne imprenditrici. Stimolare le imprenditrici esistenti nel valorizzare il proprio business grazie alla forza del networking e le connessioni della FIDAPA BPW Italy. Alle vincitrici nazionali sarà riconosciuto un percorso di accompagnamento di 80 ore erogato da socie esperte FIDAPA. Il Bando di concorso Creativity Camp e la documentazione nel link . mde

Le conclusioni della conferenza sono affidate a Luciana Delfini, docente di Governance dell’ambiente all’Università degli Studi di Tor Vergata e Delegata alla FAO presso ILO per l’International Federation on Women in Legal Career. Le Organizzazioni non Governative con vocazione femminile, nascono per contribuire ad avere una società più equa. Nell’ultimo rapporto Women Business Low, la FAO denuncia che non esiste uguaglianza a livello legale tra uomini e donne. Su 173 economie esaminate, 153 pongono barriere legali alle donne sull’occupazione, alla tutela dei diritti, all’accesso del credito, alle terre e all’eredità. Nel ranking dell’imprenditoria femminile si attestano agli ultimi posti pur essendo le maggiori portatrici di reddito nell’economia familiare. Solo con l’ausilio dello strumento legislativo è possibile conoscere le disparità di genere e abbattere le barriere di accesso in entrata alle donne. Pia Petrucci, Presidente Nazionale BPW-Italy/FIDAPA richiama al valore della partnership con le organizzazioni per raggiungere obiettivi comuni. Con la sottoscrizione della CARTA DI MILANO si afferma l’impegno di mettere al centro il valore della donna come empowerment, portatrice e trasmissione di valori alla famiglia, ruolo cruciale per una rinascita economica e culturale. L’emancipazione non diventa inclusione se mancano le condizioni, se manca un lavoro che consenta alla donna di poter esercitare il proprio diritto di essere cittadina. La povertà è un elemento di esclusione. Includere significa rendere possibile l’esercizio della cittadinanza e della propria dignità

Leggi l’articolo completo sulla testata giornalistica nazionale “Donna In Affari”. Giornale online incentrato sui temi del lavoro, della formazione e dell’imprenditoria femminile. 

Cristina Montagni

2016 Giornata Europea per la Parità Retributiva

Nell’Unione europea uomini e donne sono uguali: “questo è uno dei valori fondamentali ma nel 2016 rappresenta ancora un miraggio sul mercato dell’occupazione“. Uomini e donne continuano a non avere stesse pari opportunità nel lavoro.

Il 3 novembre 2016 è stata celebrata la Giornata Europea per la parità retributiva. Il Vicepresidente Timmermans, la Commissaria Thyssen e la Commissaria Jourová hanno dichiarato che i datori di lavoro europei devono impegnarsi a rimuovere gli ostacoli che per le donne si riassume a due stipendi l’anno meno degli uomini. Nell’Unione europea uomini e donne sono uguali: “questo è uno dei valori fondamentali ma nel 2016 rappresenta ancora un miraggio sul mercato dell’occupazione“. Uomini e donne continuano a non avere stesse pari opportunità nel lavoro. Il “soffitto di cristallo” esiste nonostante vi siano più laureate di laureati. Le donne rappresentano, secondo Eurostat, solo il 5% dei dirigenti d’azienda in Europa oltre che le donne sono impegnate generalmente in settori produttivi con retribuzioni più basse. Queste differenze pesano nella retribuzione oraria delle donne: il 16,7% in meno rispetto a quella dei loro colleghi. Il gap retributivo di genere diminuisce a un ritmo così lento che solo nel 2086 si raggiungeranno le pari retribuzioni. Di fronte a questa realtà, la Commissione Europea sta lavorando per colmare il divario: conciliare meglio lavoro e vita privata per realizzare la piena occupazione senza rinunciare a una migliore vita familiare. Nel 2017 la Commissione presenterà una proposta per rafforzare una maggiore parità nell’uso e nella scelta dei regimi di congedo parentale, modalità di lavoro flessibili e strutture per l’infanzia a prezzi più accessibili. Gli uomini al pari delle donne, devono potersi occupare delle famiglie e le imprese devono promuovere le donne qualificate di cui l’Europa ha bisogno.

In occasione della Giornata Europea per la Parità Retributiva, la Commissione Europea s’impegna a offrire alle donne e agli uomini le stesse opportunità sul mercato del lavoro, la stessa retribuzione per lo stesso lavoro che è un valore fondamentale dell’Europa. Essere competitivi significa permettere al talento femminile di esprimersi nell’interesse di tutti. Le cause del divario sono complesse e correlate. Il gap retributivo-differenza nella retribuzione oraria lorda tra uomini e donne-è trasversale e abbraccia vari settori dell’economia. Il divario in Italia si colloca a valori del 6.1% mentre nell’UE è del 16.7% e ruota su tre variabili:

  1. retribuzione oraria inferiore;
  2. meno ore di lavoro retribuito;
  3. minore tasso di occupazione per interruzioni di carriera dovuto alla cura dei figli o dei familiari.

FATTORI DI GAP RETRIBUTIVO DI GENERE

Le responsabilità familiari non sono condivise in maniera equa e le donne subiscono interruzioni di carriera più frequenti e spesso non rientrano a lavorare a tempo pieno. Guadagnano in media il 16% in meno all’ora rispetto agli uomini; su base annua il divario raggiunge il 31%, considerando che il part-time è molto più diffuso tra le donne. Le posizioni lavorative di rilievo e supervisione sono ruoli in prevalenza maschili. Ricevono più promozioni in tutti i settori, di conseguenza sono pagati di più. Questa tendenza raggiunge l’apice a livelli più alti della gerarchia lavorativa: meno del 4% dei dirigenti è una donna. I lavoratori uomini dedicano in media 9 ore a settimana ad attività non retribuite come la cura dei figli, familiari o lavori di casa, mentre le lavoratrici dedicano a tali attività 26 ore, circa 4 ore il giorno. Sul mercato del lavoro, tale differenza si traduce nel fatto che 1 donna su 3 riduce le ore di lavoro retribuite per chiedere un part-time, mentre solo 1 uomo su 10 fa lo stesso.

Le donne trascorrono più tempo fuori dal mercato del lavoro rispetto agli uomini. Queste interruzioni di carriera influenzano non solo la retribuzione oraria, ma hanno un forte impatto sui guadagni futuri e sulla pensione.

Segregazione nell’istruzione e nel mercato del lavoro: questo significa che in alcuni settori e occupazioni, le donne sono sovra-rappresentate, mentre in altri sono sovra-rappresentati gli uomini. In diversi paesi, alcune occupazioni sono in prevalenza svolte dalle donne, ad esempio l’insegnante o l’addetta alle vendite. Tali posizioni offrono salari inferiori rispetto a occupazioni svolte da uomini a parità di esperienza e qualifica.

La discriminazione retributiva, sebbene vietata, continua a contribuire al divario retributivo di genere di conseguenza tra gli anziani vi sono più donne in stato di povertà rispetto agli uomini.

Cristina Montagni 

Maker Faire Rome–The European Edition 4.0

MAKER FAIRE ROME 2016

Dal 14 al 16 di ottobre si è svolta alla Fiera di Roma la IV edizione di Maker Faire Rome–The European Edition 4.0Una manifestazione nata in California nel 2006 dopo la pubblicazione della rivista “Make: Magazine”, riferimento per tutti i makers, che vanta già oltre 150 eventi in tutto il mondo con il coinvolgimento di oltre 1,5 milioni di visitatori. Maker Faire Rome 2016, considerata una delle principali fiere internazionali sull’innovazione, in tre giorni ha calamitato più di 110mila presenze e oltre 700 giornalisti e blogger di testate e radio/tv nazionali e internazionali. L’evento ha coinvolto Maker, inventori, artigiani, designer, startupper, creativi, ma anche imprenditori agricoli che hanno presentato idee nel campo dTalking Hands.jpgell’ecosostenibilità e della green economy. Stampanti 3D, Arduino, open source, robotics, digital fabrication e manifattura digitale sono un punto d’incontro per l’innovazione scientifica e la ricerca, con presenze nei settori dell’istruzione, della moda, del patrimonio culturale, dell’healthcare, dell’agricoltura e del food making. Il movimento maker sta trasformando radicalmente i sistemi dell’innovazione, derobot-donna-maker-faire-2016lla cultura, della formazione, il Do-It-Yourself dei progetti tecnologici. Non solo una fiera per addetti ai lavori ma un hub d’incontro globale, confronto, formazione, divertimento e interazione. Nelle tre giornate romane, Maker Faire ha presentato le ultime invenzioni in campo scientifico e tecnologico, biomedicale, internet delle cose, clima, automazione ma anche nuove forme di arte, spettacolo, musica e artigianato……

Leggi l’articolo completo: “Maker Faire Rome–The European Edition 4.0” sulla Testata Giornalistica “Donna in Affari”.
Cristina Montagni

Mediazione e Disintermediazione Digitale. I Media tra élite e popolo

Il 13° Rapporto Censis sulla comunicazione: “I Media tra Elite e Popolo” è uno studio ricco di dati e valutazioni sul cambiamento dei consumi mediatici degli italiani che indica anche come il ruolo dei media nei confronti della nostra società e del nostro Paese si stia modificando. Dai dati emerge una rapida diffusione dei social network e delle piattaforme di comunicazione, con Whatsapp che è diventata l’App più diffusa (61,3%), seguita da Facebook (56,2%), Youtube (46,8%), con picchi che sfiorano il 90% tra i giovani. Un boom dei consumi tecnologici che anche negli anni della crisi tocca un picco del +190%. In generale la penetrazione di internet da parte degli utenti italiani nell’ultimo anno raggiunge il record del 73,7% con punte del 96% da parte dei giovani under 30, mentre è ferma al 31,3% tra gli over 65.img_20160928_115504 Negli anni della crisi, dove la diminuzione delle disponibilità finanziarie ha costretto molti italiani a tagliare tutto, i digital media hanno aumentato il loro potere di disintermediazione a favore di un cospicuo risparmio nel bilancio familiare. In generale negli ultimi tre anni gli utenti dei social network sono passati dal 49% al 65% della popolazione, con una trasformazione nel modo d’informarsi che passa da un modello tele-centrico a una concezione ego-centrica.

Leggi l’articolo completo il 13° Rapporto Censis sulla comunicazione: “I Media tra Elite e Popolo” sulla rivista nazionale di impresa, formazione ed imprenditoria “Donna in Affari”.

Cristina Montagni

Women Business Leader WEGATE Piattaforma UE online

Donne e impresa in Ue

Le donne rappresentano il 52% della popolazione europea e tra le lavoratrici autonome raggiungono il 34,4%. I principali ostacoli che impediscono alle donne di avviare una attività propria sono l’accesso al credito, accesso alle informazioni, alla formazione, insieme alle difficoltà legate alla conciliazione tra vita e lavoro. La Commissione Europea ha individuato le donne come target sul piano Horizon 2020, che propone azioni concrete per far emergere il potenziale imprenditoriale europeo e incoraggiare la cultura dell’innovazione in Europa. Il piano sottolinea la necessità di sostenere l’imprenditorialità femminile, insieme ad iniziative promosse in favore di giovani, disoccupati e migranti. Per sostenere il talento e la crescita delle imprenditrici in Europa, l’Unione Europea ha lanciato WEgate che offre: 

  • possibilità di networking,
  • opportunità di formazione,
  • buone pratiche,
  • storie di successo,
  • informazioni per avviare e sviluppare un’impresa,
  • organizzazione di eventi.

 

kroll_gender_equality_homepageLe donne che intendono avviare un’impresa possono fare riferimento alla piattaforma per trovare il supporto e le informazioni necessarie, dalla ricerca dei fondi a sostegno degli investimenti alle opportunità di internazionalizzazione.

Interessante è il lancio del premio Women Innovators Prize edizione 2017.  La call incoraggia le donne a sfruttare le opportunità offerte dai loro progetti di ricerca e innovazione. Per informazioni è possibile consultare il link: Horizon 2020 – premio Ue donne innovatrici 2017

Cristina Montagni
Studi correlati
News release on the study by Peterson Institute for International Economics
EU policies on gender equalityGender equality in Justice
Promoting gender equality in research and innovation (Horizon 2020)

ILO: donne e parità. Si ma tra 100 anni

Il 4 ottobre 2016 durante l’evento della Phyrtual innovation week, organizzato dalla Fondazione Mondo Digitale e dall’Organizzazione Internazionale del lavoro (ILO), presenta gli ultimi dati sulla partecipazione attiva delle donne al mercato del lavoro. Un tasso di attività che si attesta intorno al 50% contro il 77% degli uomini e una precarietà che sfiora il 46%. Secondo la ricerca, la probabilità che nelle imprese ci sia una donna alla testa dell’azienda è molto bassa. Sul fronte dei guadagni, la parità è certamente lontana: per lo stesso impiego le donne guadagnano mediamente il 77% in meno rispetto agli uomini. Senza contare poi che le donne occupano ben ventisei ore a settimana nella cura delle faccende domestiche e altre attività non retribuite all’interno del nucleo familiare. Per il World Economic Forum, ci vorranno oltre 100 anni per raggiungere la piena parità di genere sul lavoro. A questo proposito, la Fondazione Mondo Digitale ha lanciato il progetto Women in Technology (Wit). Un progetto biennale in collaborazione con la Costa Crociere Foundation. Centocinquanta studentesse di tre regioni italiane – Calabria, Campania e Sicilia – riceveranno un finanziamento imprenditoriale nel settore dell’high technology, per favorire il loro ingresso nel mondo del lavoro nei tre territori italiani dove la condizione femminile è molto penalizzata. Solo nel nostro Paese – secondo il direttore generale della fondazione Mondo digitale, Mirta Michilli – se ci fosse una vera parità di genere sul fronte del lavoro, il Pil crescerebbe del 15%. Oggi c’è scarsa informazione sulle opportunità di lavoro perché continuano a mancare dei modelli positivi in favore delle donne. In più le donne, che a livello nazionale fanno una scelta verso facoltà scientifiche, sono pochissime. Gli interventi come quelli della Fondazione Mondo Digitale vanno in questa direzione, aiutare le ragazze a capire che le tecnologie non sono da nerd ma da geek, da appassionati.

Cristina Montagni

Rapporto Nazioni Unite 2016: Disuguaglianza di genere ed emancipazione femminile in Africa

SE LO SVILUPPO NON E’ GENERATO, E’ PERICOLOSO 

UNDPConferenza delle Nazioni Unite.
La disuguaglianza di genere costa all’area sub-sahariana circa il 6% del PIL della regione, mettendo a repentaglio gli sforzi che il continente sopporta in termini di sviluppo umano e crescita economica. Questa è la denuncia riportata nel secondo Rapporto delle Nazioni Unite: “Advancing Gender Equality and Women’s Empowerment in Africa”, (UNDP). 

Helen Clark-Segretario Generale delle Nazioni Unite-dichiara che il raggiungimento della parità di genere e dell’empowerment delle donne è un imperativo per lo sviluppo, l’unica strada da intraprendere. Il rapporto UNDP analizza i diversi driver politici, economici e sociali che ostacolano all’avanzamento delle donne africane e propone azioni concrete per colmare il gender gap. Strumenti in grado di affrontare la contraddizione tra le disposizioni e le prassi nelle leggi di genere, abbattimento delle norme dannose per le donne, trasformazione dei contesti istituzionali/discriminatori, garantire maggiore partecipazione economica, sociale e politica delle donne.

Costi della disuguaglianza di genere

Ostacoli strutturali come la diseguale distribuzione delle risorse, potere e ricchezza, in combinazione con le istituzioni sociali e le norme che sostengono la disuguaglianza stanno tenendo lontane le donne africane dallo sviluppo sociale, economico e culturale. Il rapporto stima che ogni aumento di un punto percentuale nella disuguaglianza di genere, riduce l’indice di sviluppo umano del paese dello 0,75%. L’Indice di Sviluppo Umano (HDI) è una misura sintetica del rendimento medio dello sviluppo umano: vita lunga e sana, essere informati ed un buon livello di vita dignitosa. Il divario di genere è pesante nelle iscrizioni alla scuola primaria e nella partecipazione a tutte le attività di lavoro; bassa partecipazione femminile alla forza lavoro, alto tasso di mortalità materna. Il rapporto inoltre afferma che il 61% delle donne africane combatte quotidianamente l’esclusione economica, un lavoro sottopagato e sottovalutato. Il 66% dei posti di lavoro delle donne africane sono nel settore informale, mentre tra il 7 ed il 30% del tessuto imprenditoriale ha come manager una donna. Le attuali norme sociali sono un ostacolo al progresso delle donne africane. Limitare l’accesso all’istruzione, al lavoro dignitoso equamente retribuito, crea una profonda spaccatura nel tessuto societario che si traduce in bassi tassi di crescita economica per la difficoltà di accesso alle risorse economo-finanziarie. Il dato sconcertante è che oltre 17 milioni di donne e ragazze sono ancora “portatrici di acqua” con conseguenti rischi per la salute: danni ai muscoli e malattie legate all’acqua. Numerose ed altre motivazioni come la violenza sessuale, l’alta mortalità materna riducono enormemente la possibilità di aprire proprio conto bancario o avere accesso al micro-credito. Per queste ragioni il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo, secondo l’Agenda 2063, rimarrebbe una mera utopia. Colmare il gap di genere non sarebbe solo guidare l’Africa verso una crescita economica a due cifre, ma contribuirebbe in maniera significativa al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo.

Percorsi di parità di genere e l’empowerment delle donne

Affrontare la disuguaglianza di genere richiede una visione a 360 gradi da parte dei governi e dalla società intera, tenendo conto del benessere delle donne e delle opportunità economiche per una vita produttiva. Il rapporto propone diversi percorsi strategici per l’uguaglianza di genere e l’empowerment delle donne:

  • pianificare e definire delle priorità di bilancio per l’uguaglianza di genere, rinunciando ad una visione politica ed economica di breve periodo per tracciare una roadmap di sviluppo inclusiva e stimolante.
  • affrontare il tema della revisione delle norme sociali.

Il rapporto raccomanda sei azioni per accelerare il processo di raggiungimento della parità e l’empowerment delle donne, in base agli obiettivi dell’Agenda 2063: 

  • adozione di approcci multi-settoriali nella promozione della parità di genere e l’empowerment delle donne. 
  • capacità dei governi di incoraggiare il coinvolgimento delle donne nei processi decisionali.
  • adozione di nuove riforme legislative.
  • garantire che le istituzioni nazionali siano in grado di delineare un quadro sociale forte e proattivo, in grado di sviluppare politiche in linea con le esigenze della società.
  • dare valore ai dati per migliorare il processo decisionale valutando l’impatto sia a livello locale che regionale. 
  • impegnarsi nella cooperazione regionale per l’attuazione di politiche ed iniziative di genere in tutti i settori produttivi.

Il raggiungimento della parità di genere e l’empowerment delle donne può essere raggiunto attraverso le alleanze dei diversi policy makers: governo, società civile, settore privato e cooperazione allo sviluppo. In questa prospettiva il Rapporto sollecita di istituire una banca d’investimento delle donne africane, pensare ad una “Certificazione per la parità di genere” e promuovere standard di parità nei luoghi di lavoro. 

Cristina Montagni