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CORONAVIRUS – Il mio nemico invisibile. L’esperta di Psicologi – Italia in prima linea per consulenze a distanza

Maria Zampiron - psicoterapeuta“In questa esperienza di isolamento, in questo distanziamento sociale, abbiamo la possibilità di sperimentare la forma più alta della libertà: sentirsi in connessione con l’altro, attraverso la solidarietà”.

La salute psicofisica, sociale e lavorativa degli italiani è messa oggi a dura prova di fronte ad un nemico che non si vede se non nelle sue azioni-conseguenze. Il Coronavirus, quel nemico invisibile che entra in possesso delle parti vitali del corpo umano è imprevedibile, non si sa “quando” si incontra, ma si sa “come” si incontra. Un nemico che si fa conoscere solo attraverso i suoi effetti: malattia, decessi ma anche guarigione. Nel nostro immaginario può essere vissuto come illusorio, irreale, inesistente oppure reale e vero nel suo “pericolo”, in grado di compromettere la salute psicofisica della persona.

“Il cervello umano” spiega la psicologa Maria Zampiron “possiede capacità di reazione innate ma complesse ai “pericoli” soprattutto se l’evento perdura nel tempo causando stress prolungato. Si reagisce affrontando il pericolo trovando le risoluzioni funzionali a ristabilire l’equilibrio interpersonale oppure la reazione di difesa si esprime con azioni aggressive per eliminare il pericolo o si disconferma il pericolo ignorandolo o si rimane immobili eliminando le emozioni negative che creano per difendersi dal pericolo stesso”. MacLean in “Il Cervello Tripartitico”, attribuisce al cervello umano una connotazione e un’entità sociale. La parte rettiliana è la più primitiva del cervello, responsabile delle funzioni di base (come la respirazione e il battito cardiaco), di reazioni agli impulsi istinti-innati (come la risposta ad un pericolo che compromette la vita) e si caratterizza nelle emozioni intense come la collera e l’intensa sensazione di paura. All’interno di questo contesto, gli studi riguardo al cervello umano dimostrano che l’emisfero sinistro è dominante per la parola, la logica, il pensiero lineare, le regole sociali, l’espressione delle emozioni, le modalità di comunicazione con gli altri e dà origine ad uno stato di avvicinamento verso l’esterno che porta l’individuo ad affrontare le difficoltà. Il lato destro invece, fonte primaria delle conoscenze autobiografiche, riceve i segnali emotivi dalle aree poste sotto la corteccia, in modo spontaneo ed intenso e sono presenti aree che attivano una risposta di “allontanamento” o “evitamento” di fronte alle “novità.

Psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI)

convegno ZampironLa Psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI) trentanni fa ha strutturato un modello di cura sulla base dell’interazione reciproca tra il comportamento, l’attività mentale, il sistema nervoso, il sistema endocrino e la risposta immunitaria degli esseri umani. Questa tecnica stabilisce che la salute e il benessere della persona si realizza sulla base dell’interazione degli aspetti psicologico, neuropsicologico ed emotivo con la sfera chimico-fisica e organica della biologia della vita. La PNEI diventa così la “forza della mente” all’interno della quale un sistema attivo e funzionante determina un’efficace prevenzione delle malattie ed è in grado di influenzare la cura delle malattie stesse. La PNEI dimostra che lo stato psico emotivo ed affettivo di una persona influenza e modifica il decorso di una malattia, cosi come la salute globale dell’individuo deriva da una positiva interazione tra il comportamento, l’attività mentale, il sistema nervoso, il sistema endocrino e la risposta immunitaria della persona stessa. Il benessere umano e la relazione sinergica tra individuo e ambiente è stato studiato da Abraham H. Maslow nel 1954. Maslow attribuisce il benessere umano alla soddisfazione dei bisogni fisiologici, quelli legati alla sicurezza, all’affetto e successivamente alla stima, all’autorealizzazione su una scala gerarchica dove gli ultimi non possono essere raggiunti se i primi non sono stati soddisfatti. Secondo Porgers e MacLean, il prolungamento dell’emergenza Covid–19 pone a dura prova il senso di resilienza dei cittadini italiani nell’esprimere comportamenti legati al rispetto delle regole per il bene proprio e altrui, ai veti imposti dalle autorità italiane che si traduce in un senso di appartenenza di fronte ad un nemico invisibile.

Nel contesto generale, per le incertezze esistenziali, viviamo sempre di più la rabbia per la mancanza di libertà, aumenta la frustrazione e il senso d’incapacità per affrontare e superare il pericolo della malattia, della morte e della solitudine. Si fa poi strada il senso di colpa per non curare ed incontrare genitori, familiari e amici. Sentiamo la mancanza del nostro lavoro ed insieme agli altri, si fa fatica a vivere il quotidiano, siamo continuamente sottoposti a stati ansiogeni ed emozioni negative che possono ostacolare il benessere psicofisico individuale e la stabilità relazionale nel futuro, compreso il desiderio di continuare ad avere cura di sé stessi. Vogliamo essere uniti di fronte ad un pericolo “invisibile” ma anche separati dagli altri per timore e paura di vivere il “pericolo” del contagio e della malattia. Se il benessere dell’uomo si trova principalmente nello stare e vivere con l’altro nel pieno delle reti sociali, la situazione confusa e paradossale del presente necessita di sostegno psicologico per molte persone.

Un sostegno psicologico che va orientato su due aspetti prioritari:

  1. riguarda il “desiderio” di incontrare l’altro, di dare fiducia a sé stessi e voler mantenere le manifestazioni affettive verso l’altro anche in questa difficile situazione di isolamento. In questa fase occorre riuscire a contenere l’angoscia, la tristezza della separazione e la perdita dello stile di vita, facendo emergere le risorse che ognuno di noi possiede.
  2. si riferisce al superamento della paura d’incontrare l’altro, di vedere l’altro in un’ottica di pericolo, con l’obiettivo di riprendere alla fine dell’emergenza le modalità più soddisfacenti per esprimere gli affetti, la fiducia e la vicinanza verso l’altro.

Supporto psicologico on line

In questo senso, un efficace supporto psicologico può essere realizzato anche on line.

Maria Zampiron, psicologa-psicoterapeuta (www.drssamariazampiron.it/) iscritta all’Ordine degli Psicologi della Regione Lazio, ha creato una pagina virtuale per il sostegno psicologico al coronavirus attraverso una piattaforma sicura proposta da psicologi-Italia (www.psicologi-italia.it).

Per usufruire del supporto psicologico è necessario inviare un SMS al 347-3535633 specificando il giorno e l’ora desiderati per l’incontro. Sarà cura della dottoressa chiamare per conferma, inviando il link da utilizzare nella connessione on line.

Cristina Montagni


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Cristina Montagni
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