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“Fondazione con il Sud” e impresa sociale “Con i bambini” contro la povertà educativa

Per favorire lo sviluppo del Mezzogiorno e contrastare il fenomeno della povertà educativa minorile occorre fare squadra e rafforzare i percorsi di coesione sociale, valorizzando le esperienze e le buone pratiche facendo rete. Le buone pratiche passano attraverso la promozione di tre concetti che esprimono un forte significato per il futuro dei giovani e del paese: periferie, povertà educativa e comunità educante. In sintesi, questo è quanto emerge dalle campagne di comunicazione relative ai bilanci presentati a Roma il 6 giugno dalla Fondazione con il Sud e dall’impresa sociale Con i bambini. A presentare i dati e le esperienze di entrambe le associazioni è stato Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione con il Sud.

Fondazione Con il Sud

Dati sintetici dei bilanci contro la povertà educativa

L’impresa sociale Con i Bambini, costituita nel 2016, nata per sostenere la crescita educativa dei giovani in contesti difficili, che vede nella sua governance il CSVnet (Associazione dei Centri di Servizio per il Volontariato), è interamente partecipata dalla Fondazione Con Il Sud. In due anni di attività ha promosso tre bandi interessando circa 20.000 organizzazioni tra Terzo settore, istituti scolastici ed enti pubblici.

I bandi che hanno avuto esito positivo sono:

Prima Infanzia (0-6 anni) dove sono stati selezionati 80 progetti tra cui Passi Piccoli, comunità che scresce, coinvolgendo 1.500 organizzazioni nei partenariati territoriali e interessando 35.000 minori e le relative famiglie per una erogazione di 62,2 milioni di euro.

Con il bando Adolescenza (11-17 anni) sono stati attivati 86 progetti per 73,4 milioni di euro, con oltre 2.700 organizzazioni e più di 200.000 ragazzi coinvolti dagli interventi.

In fase di valutazione sono 432 progetti relativi al bando Nuove Generazioni (5-14 anni) che mette a disposizione 69 milioni di euro. L’associazione Con i Bambini ha promosso oltre 166 progetti coinvolgendo 240.000 minori, per un totale di 135,5 milioni di euro finanziati dal fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile nato dall’accordo tra Governo, fondazioni di origine bancaria e Forum Terzo Settore

Per favorire lo sviluppo del meridione, la Fondazione con il Sud nel 2017 ha sostenuto 120 interventi con un ammontare pari a 15 milioni di euro che hanno coinvolto 395 organizzazioni. A queste si aggiungono altre azioni al Sud sul tema dell’infanzia tramite i bandi Con i Bambini. Le iniziative intraprese nel 2017 hanno interessato la valorizzazione dei beni confiscati alle mafie, i beni culturali inutilizzati e i terreni incolti, il contrasto alla violenza sulle donne, la promozione di percorsi partecipati di sviluppo locale, in particolare nelle aree meridionali, il sostegno di comunità al Sud e la formazione dei quadri del Terzo settore meridionali. Complessivamente la Fondazione negli ultimi sei anni ha avviato collaborazioni istituzionali con oltre 100 enti erogatori, generando un effetto “leva” determinando un maggior afflusso di risorse per progetti di infrastrutturazione sociale al Sud. Nel 2017 sono stati promossi progetti in cofinanziamento sui temi dell’infanzia, dei minori stranieri non accompagnati, delle imprese culturali under35, dell’agroalimentare e della comunicazione sociale. Con le risorse del Fondo per il 2017 sono stati stanziati 10 milioni di euro in cofinanziamento con altri enti e 2,5 milioni di euro per favorire percorsi di partecipazione e di co-progettazione per costruire “alleanze educative” in quattro regioni dell’Italia centrale colpite dal sisma del 2016 e 2017: Abruzzo, Lazio, Marche, Umbria. 

Riflessioni di Borgomeo sulla povertà educativa minorile

“Sul tema della povertà minorile” ha spiegato Borgomeo “vorremmo che il concetto di “comunità educante” fosse sdoganato e compreso anche dai non addetti ai lavori, dai ragazzi alle famiglie, dal mondo della comunicazione alle istituzioni locali perché rappresenta una svolta per affrontare efficacemente il fenomeno”. 

A questo proposito, l’associazione Con i Bambini ha rivolto un invito all’Ordine Nazionale dei Giornalisti a sentirsi parte attiva della comunità educante, accettando una sfida culturale che coinvolge tutti coloro che hanno a cuore il contrasto alla povertà educativa e la crescita dei giovani: scuola, università, istituzioni, famiglie, ragazzi, società civile. Per questo è stato avviato un dialogo con l’Ordine per immaginare comuni percorsi di sensibilizzazione, dove l’obiettivo è favorire e promuovere la cultura della comunicazione sociale attraverso la sperimentazione di linguaggi differenti. “Per la Fondazione Con il Sud” ha commentato Borgomeo “la comunicazione non rappresenta soltanto la via naturale per promuovere la propria missione, ma è essa stessa uno strumento di attuazione della missione”. 

A fine incontro è stata presentata l’app “Con il Sud”, scaricabile da Google Play e da App Store, per accedere ai contenuti e ai servizi offerti dalla Fondazione.

Cristina Montagni

 

Festival dello Sviluppo Sostenibile. L’Italia nel 2030 e 17 obiettivi dell’Agenda Onu 2030

“Senza di te lo sviluppo sostenibile non c’è”. Questo lo slogan che ha aperto la seconda edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile, suscitando riflessioni sui 17 obiettivi dell’Agenda Onu 2030. I Sustainable Development Goals (SDGs) si focalizzano sulle sfide del nostro tempo: dalla povertà al lavoro, dall’educazione alle disuguaglianze, dall’energia alle infrastrutture, dalla cooperazione internazionale all’ambiente, fino all’innovazione. La conferenza, inaugurata al Maxxi di Roma, dal 22 maggio fino al 7 giugno offrirà sul territorio nazionale oltre 700 eventi tra convegni, dibattiti, presentazioni di libri, mostre, proiezioni di film, visite guidate, flashmob e appuntamenti che coinvolgeranno il mondo dell’economia, dell’impegno sociale, della cultura, dell’arte, dello spettacolo e dello sport per guidare l’Italia verso il sentiero dello sviluppo sostenibile. Promotrice dell’evento è l’ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) di cui Enrico Giovannini è portavoce. Il meeting che conta più di 200 adesioni tra università, fondazioni, società civile e imprese, ha suggerito una roadmap cui l’Italia deve tendere. 

Lo Sviluppo sostenibile e le riflessioni di Enrico Giovannini portavoce dell’ASviS

Enrico Giovannini ha chiarito che il nostro Paese è lontano dall’integrazione economica, sociale e ambientale, e che sviluppo sostenibile vuol dire imparare a vivere nei limiti di un solo pianeta. “Le tecnologie” ha sottolineato “saranno le vere protagoniste che ci accompagneranno verso un’economia circolare, che consentiranno di aumentare la produzione, l’occupazione migliorando la redditività delle imprese senza distruggere l’ambiente”. “Un cambio di mentalità” dunque “che le prossime generazioni dovranno perseguire per raggiungere un approccio globale e futuro inclusivo. Occorre innovare, riqualificare, investire e trasformare”. “Ma perché non rimangano parole vuote”, ha specificato Giovannini, “bisogna intervenire con nuovi flussi di investimenti per trasformare l’attuale modello di sviluppo”.

L’insostenibilità, per il portavoce ASviS, deriva dalla povertà, dalle disuguaglianze, dalle guerre, dai conflitti sociali che mettono a rischio il quarto pilastro della sostenibilità, la cultura. “Il mondo” ha commentato “deve decidere se vuole assumersi la funzione “distopica” del futuro o “retrotopica”, ovvero la possibilità di tornare indietro per costruire un avvenire migliore in cui ognuno è chiamato a fare la propria parte. “L’Italia è sì in marcia verso lo sviluppo sostenibile, e una parte del Paese l’ha capito, ma difficilmente raggiungerà gli obiettivi indicati entro i termini concordati, a meno di un’azione determinata che orienti in questa direzione tutte le risorse disponibili, pubbliche e private”, ha ribadito Giovannini. La finanza nazionale, internazionale e l’Europa, hanno preso un impegno forte sulla finanza sostenibile. Sono 12mila i miliardi di euro stanziati in Europa per la finanza sostenibile nel triennio 2014-2016. Anche il Terzo settore, veri innovatori sociali, hanno trovato un nuovo modo per fare sinergia. “L’Italia ha però un futuro incerto per i rischi climatici e sociali, e secondo le previsioni”, ha proseguito Giovannini “con investimenti così contenuti non sembra possa raggiungere la transizione ecologica di cui avrebbe bisogno, così come non riuscirà a risolvere il problema della disoccupazione”. Per mancanza di strategie, assenza di una visione sistemica, e interventi focalizzati nel breve periodo, oggi l’Italia non è sostenibile. Quest’anno per la prima volta nel documento di Economia e Finanza saranno presentati i BES, indicatori sul benessere equo e sostenibile 2018-2021. I BES, composti da dodici indicatori, hanno lo scopo di misurare l’andamento delle disuguaglianze e il “benessere” dell’Italia. Le previsioni, ha spiegato Giovannini, mostrano che le disuguaglianze resteranno pronunciate, il tasso di mancata partecipazione al lavoro sarà elevato e le emissioni di CO2 non si ridurranno in linea con gli accordi di Parigi. Ma per raggiungere tali accordi, anche l’Europa dovrà rivedere le proprie politiche. Quindi, alla politica, alle imprese, alla finanza, alle amministrazioni, alla società civile, occorre chiarire che l’unica strada da percorrere è innovare, riqualificare, investire, trasformare.

A conclusione dell’intervento, Giovannini ha sottolineato che l’ASviS spingerà il nuovo Governo ad impegnarsi a realizzare una visione integrata del futuro del Paese e dell’Europa. Inoltre, ha lanciato un appello alle forze politiche per attuare le proposte contenute nel documento dell’Alleanza sottoscritto dalla maggior parte delle forze politiche durante la campagna elettorale.

  • Rispettare gli Accordi di Parigi e ratificare le convenzioni e i protocolli internazionali già firmati dall’Italia che riguardano gli SDGs.
  • Inserire in Costituzione il principio dello sviluppo sostenibile fino alla trasformazione del Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) in Comitato interministeriale per lo sviluppo sostenibile, dalla regia di Palazzo Chigi delle politiche per l’Agenda 2030 alla creazione di un intergruppo parlamentare su queste tematiche.
  • Istituire nell’ambito della Presidenza del Consiglio, un organismo permanente per la concertazione con la società civile delle politiche a favore della parità di genere.
  • Raggiungere entro il 2025 una quota di Aps (associazioni a promozione sociale) pari allo 0,7% del Reddito Nazionale Lordo.
  • Operare affinché l’Unione Europea metta l’Agenda 2030 al centro delle sue politiche.

“Solo così” ha concluso Giovannini “si può garantire che gli investimenti pubblici e privati, materiali e immateriali, siano orientati nella direzione auspicata, riqualificando il patrimonio esistente, investendo in nuove infrastrutture sostenibili, migliorando il capitale naturale e umano, a favore delle aree territoriali e dei gruppi sociali più deboli, per migliorare il benessere dei cittadini e ridurre le disuguaglianze di cui soffre l’Italia”.

La sostenibilità non è più una scelta

Per Virginia Raggi sindaca di Roma, il tema della sostenibilità è rilevante nel nostro tempo. Una sfida che coinvolge i paesi e i cittadini, e per realizzarla occorre attuare importanti modifiche economiche e sociali, ma soprattutto operare un cambio di mentalità. Solo un approccio culturale nuovo può generare un progetto connesso con il territorio, non limitato al solo sfruttamento delle risorse ma da una reciproca valorizzazione di esso, controllato e sostenibile, in grado di creare benessere sociale. Un modello inclusivo, che valorizzi il senso civico di appartenenza in ciascuno di noi. Secondo il Rapporto Asvis 2017, il raggiungimento degli obiettivi, ha spiegato la Raggi, dimostra che l’Italia sta migliorando sull’educazione, salute ed alimentazione, ma è in ritardo sulla povertà, disoccupazione, sulle disuguaglianze collegate all’ambiente e sull’economia circolare legata al cambiamento climatico. Inoltre, il rapporto McKinsey, ha aggiunto la Raggi, prevede che entro il 2050, il 50% della popolazione vivrà di più all’interno delle città metropolitane, consumando i 2/3 dell’energia globale e producendo oltre il 70% delle emissioni di gas serra. “Queste previsioni” ha sostenuto la sindaca “sono preoccupanti e la sfida lanciata dai 17 obiettivi dell’agenda è difficile, tuttavia la città di Roma è in “marcia” impiegando politiche che guardano ai bisogni della comunità, come l’adozione del nuovo Piano sociale cittadino”. Per Giovanna Melandri presidente della Fondazione Maxxi e della Human Foundation, la sfida nella misurazione dell’impatto sociale ed ambientale degli investimenti per uno sviluppo sostenibile, non è più una scelta. La Melandri ha citato le buone pratiche della Human Foundation, da sempre impegnata su iniziative sociali misurabili, come l’intervento sulle carceri per dimezzare il tasso di recidività, con il concorso di investitori privati che vengono risarciti dallo Stato se l’obiettivo è raggiunto.

Obiettivi inclusivi dell’Alleanza e della Commissione Europea 

Affinché gli obiettivi non rimangano pura utopia, servirà un decennio di profonda e persistente innovazione economica, sociale e istituzionale, a dirlo è Pierluigi Stefanini presidente dell’ASviS. “L’alleanza” ha precisato “ha una natura inclusiva, una visione lungimirante di cooperazione in cui ognuno è chiamato a fare la propria parte per contrastare i cambiamenti climatici”. Beatrice Covassi, capo della rappresentanza in Italia della commissione europea, ha sostenuto che l’Europa da sempre è attenta alla strategia dei cambiamenti climatici, e il 2018 è un anno chiave, un anno di transizione verso un’economia circolare per un’Europa sostenibile. Ad aprile di quest’anno, ha aggiunto la rappresentante della commissione, il Parlamento Europeo ha approvato un pacchetto di misure per l’economia circolare, ponendo vincoli stringenti agli stati membri in materia di riciclo, riduzione degli sprechi, utilizzo e trasformazione di sostanze inquinanti. È stata anche promossa la prima strategia europea sulla plastica che mira entro il 2030 a rendere riciclabili tutti gli imballaggi presenti sul mercato incentivando i prodotti monouso. “Ogni anno” ha segnalato la Covassi, “i consumatori europei producono oltre 25 milioni di tonnellate di rifiuti in plastica, solo in Europa vengono sprecati 88milioni di tonnellate di cibo ogni anno, e ogni individuo spreca circa 173kg di cibo l’anno. L’obiettivo dell’Agenda 2030 sarà quello di ridurre del 50% gli sprechi alimentari. Per le energie rinnovabili si è passati al 20% nel riutilizzo delle fonti rinnovabili, ma l’obiettivo sarà raggiungere il target minimo del 35% di riutilizzo delle rinnovabili entro il 2030. “Tutti questi goals” ha concluso la Covassi “devono passare attraverso un cambiamento di comportamenti responsabili a livello individuale e collettivo”.

Il ruolo delle istituzioni e imprese

“Penso che le statistiche degli ultimi mesi ci stiano dicendo che quello della sicurezza sul lavoro da molti è considerato un lusso, infatti si continua a morire per le stesse cause di 50-70 anni fa”. A dirlo è il segretario generale della Cgil Susanna Camusso, sottolineando che “gli incidenti aumentano invece di diminuire”, avvertendo che “lo sviluppo sostenibile ha bisogno di una riduzione delle disuguaglianze e di una maggiore sicurezza sulle persone”. Virginio Merola, sindaco di Bologna e coordinatore delle città metropolitane per l’Agenda urbana sostenibile, ha sostenuto che la sfida si giocherà soprattutto sulle aree metropolitane, quindi sarà necessario fare un piano di investimenti, utilizzando i fondi europei per promuovere patti di collaborazione “dal basso” che coinvolgano i cittadini su impegni concreti.

“Nel nostro piano strategico” ha spiegato Patrizia Grieco presidente di Enel, “sono stati inseriti quattro punti dell’Agenda Onu, che vengono misurati con le stesse metriche con cui noi misuriamo gli obiettivi economico finanziari”. “L’azienda” ha commentato la Grieco “è attenta ai temi dell’economia circolare e sta cercando per la filiera industriale di seguire un percorso secondo le nostre regole aziendali”. Mario Cerutti Chief Institutional della Lavazza parla di un approccio olistico alla sostenibilità. “I programmi attuali e futuri dell’azienda” ha specificato la presidente di Enel “saranno quelli di seguire la matrice dei 17 Sustainable Development Goals, che vedranno il coinvolgimento delle comunità del caffè, ma anche i collaboratori, i fornitori, i consumatori e la società civile”.  

La finanza per lo sviluppo sostenibile

Antonella Baldino Chief Business Officer della Cassa Depositi e Prestiti, ha riferito che la finanza sostenibile oltre ad essere una realtà per gli investitori nella scelta del finaziamento, è una necessità, quella cioè di adeguarsi al contesto e alle priorità della sostenibilità. In concreto le obbligazioni green sono cresciute di oltre il 46%, passando dai 43 miliardi nel 2015 ai 135 miliardi di emissioni nel 2017. La finanza sociale è aumentata da 15 miliardi a 26 miliardi di dollari con un incremento medio annuo di più del 30%. Accanto al comparto dei green bond si è poi sviluppato il settore dei social bond che ha visto un’impennata nel 2017 con oltre 5 miliardi di dollari. Ciò significa che si stanno facendo strada strumenti finanziari dedicati alla sostenibilità, ha spiegato la Baldino. “Non si tratta solo di un obiettivo di politica economica” ha aggiunto “ma una variabile importante nelle scelte di investimento per operatori finanziari privati”. Il traguardo della sostenibilità, ha aggiunto, interseca tutti i vettori della cassa, dagli interventi sul territorio alle infrastrutture, al supporto delle piccole e medie imprese per l’accesso al credito, fino alla riqualificazione di quelle coinvolte nelle calamità naturali e all’edilizia scolastica. Andrea Casini Co-Head Italy della UniCredit, ha messo in evidenza l’attenzione del gruppo alle piccole e medie imprese puntando sulla formazione per creare una cultura finanziaria diversa. Nel 2017 il gruppo bancario ha lanciato il programma “social impact banking” per finanziare la nascita di startup attraverso il microcredito. “In sostanza” ha spiegato Casini “è emersa da parte dei giovani una spiccata sensibilità alla sostenibilità. In conclusione, per Casini, occorre offrire ai giovani strumenti per sviluppare le proprie attività, in assenza di un reale sostegno, potrebbero realizzare la loro idea all’estero. Marisa Parmigiani Responsabile della sostenibilità di Unipol, ha spiegato che l’azienda ha allargato la sanità integrativa a categorie sociali deboli e a giovani che non hanno accesso a un mercato di lavoro strutturato, allargando la capacità assicurativa.

L’innovazione sociale per lo sviluppo sostenibile

“Il ruolo della Coop” ha spiegato Stefano Bassi presidente di Ancc-Coop “è sostenere un cambiamento nella produzione e nel consumo, responsabilizzando le imprese, i singoli fornitori e il consumatore finale”. Coop, ha commentato Bassi, può essere un esempio di equilibrio nel mercato volta a informare e incoraggiare l’acquisto di prodotti sostenibili, partendo dal presupposto che la scelta di un punto vendita può fare la differenza. Carlo Borgomeo presidente della Fondazione con il Sud, ha sottolineato la crisi epocale del welfare e nello stesso tempo la maggiore attenzione del mondo profit ai temi sociali. Secondo Borgomeo bisogna fare uno sforzo per aumentare l’innovazione e dare maggiore slancio al welfare aziendale tenendo presente l’aumento smisurato delle diseguaglianze sociali e dei diritti negati. “È necessario” ha aggiunto “che i temi della sostenibilità non siano accessori, ma siano al centro della politica cambiando la gerarchia delle priorità, affermando che il sistema sociale viene prima del fattore economico”. Antonio Gaudioso Segretario generale di Cittadinanzattiva ha dichiarato che sono sempre più evidenti le disuguaglianze tra cittadini. “Esistono regioni in grado di assicurare servizi e prestazioni all’avanguardia, mentre altre fanno fatica a garantire livelli minimi di assistenza”. “Vogliamo che tutti i cittadini” ha concluso Gaudioso “abbiano lo stesso diritto alla salute e che tale diritto nel nostro Paese sia considerato un elemento imprescindibile di coesione sociale e di sviluppo sostenibile”.

Cristina Montagni

FESTIVAL DELL’ECONOMIA 2018: “LAVORO E TECNOLOGIA” AL CENTRO

Le tecnologie aiutano ad arricchirci o produrranno riduzione di posti di lavoro? Cosa ci resterà da fare quando saranno le macchine a lavorare e guadagnare? Questi alcuni degli interrogativi discussi al Festival dell’economia 2018, che si terrà dal 31 maggio al 3 giugno a Trento. L’intera kermesse, giunta alla tredicesima edizione, dedicata al “Lavoro e tecnologia”, è stata presentata lo scorso 18 aprile a Roma nella sede della Casa Editrice Laterza, dal presidente della Provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi, dall’editore Giuseppe Laterza, dal rettore dell’Università di Trento, Paolo Collini, dal presidente dell’Università di Trento, Innocenzo Cipolletta e dal direttore scientifico del Festival, Tito Boeri.

Ai panel di discussione interverranno scienziati, economisti e appassionati di tutto il mondo che daranno vita ad un dibattito stimolante cercando di capire se l’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie, possono sostituire il lavoro dell’uomo. Tra i protagonisti, cui sarà affidato il compito di dare concretezza a questi temi, spiccheranno gli economisti Richard Freeman dell’Università di Harvard, Joel Mokyr della Northwestern University, Alan Kruger della Princeton University, Richard Baldwin, direttore del CEPR (Centro di politica economica di Londra), il fisico Roberto Cingolani, direttore dell’istituto italiano di Tecnologia, il filosofo Gino Roncaglia e il vicepresidente della Commissione europea Franciscus Timmermans.

Riflessioni dei protagonisti al Festival

FESTIVAL DELL’ECONOMIA 2018Il successo del Festival dell’economia in questi anni è stato quello di aver consentito ai decisori di trarre nuovi spunti di riflessione. “L’edizione 2018” ha sostenuto Ugo Rossi “coniuga il rigore scientifico con quello dell’accoglienza, non solo per i contenuti ma per il luogo in cui si svolge. Un momento di approfondimento, aperto e accessibile, su temi complessi, in un’epoca in cui tutto si consuma velocemente, per fermarsi e riflettere”. “Unire lavoro e tecnologia” ha aggiunto “porta con sé enormi preoccupazioni da un punto di vista quantitativo e qualitativo, ma anche stimoli per scoprire se la tecnologia sarà in grado di creare nuove traiettorie occupazionali sullo sviluppo del territorio”. “L’intelligenza artificiale” ha aggiunto “oltre a cambiare mestieri e competenze con maggiore velocità, trasforma i contenuti dell’insegnamento, la formazione e apprendimento”. “In una società in cui l’informazione è accessibile in tempo reale, il Festival è un’occasione per discutere sui temi della collettività e comprendere se la tecnologia, e la trasformazione del mercato del lavoro, sono questioni che ci riguardano direttamente”. “I nostri territori” ha concluso Collini “possiedono grande autonomia e ciò permette di adottare politiche mirate e sistemi di welfare personalizzati secondo le esigenze del territorio”.  

Innocenzo Cipolletta, ha spiegato che “dopo aver toccato i temi delle tasse e dell’immigrazione, la terza ondata di populismo potrebbe rivolgersi verso le macchine e l’automazione, responsabili della distruzione di posti di lavoro”. “Se non ci attrezziamo a gestire questi fenomeni, cercando di capire come si costruiscono nuove opportunità di lavoro” ha commentato “il rischio è che qualcuno insinui la necessità di arrestare lo sviluppo. “Poiché non esiste una ricetta unica” ha spiegato Cipolletta “sarà opportuno riflettere sulle politiche di redistribuzione dei redditi attraverso un aumento dei servizi pubblici con l’adozione di politiche fiscali e regimi tariffari mirati”.  

Tito Boeri, direttore scientifico del Festival, ha sostenuto che il progresso tecnologico è necessario per conquistare “tempi di vita” nella longevità, e raggiungere una migliore qualità di vita in età avanzata. “Il tema di quest’anno” su “Lavoro e Tecnologia” ha spiegato “è un tema intorno al quale si giocano le prospettive di crescita dell’economia mondiale per evitare che sopraggiunga una stagnazione secolare come alcuni hanno predetto”. “La tecnologia” per Boeri “se da un lato consente l’uscita dallo “stallo” economico e da pesanti forme di recessione, dall’altro pone interrogativi sul governo del cambiamento: chi lo gestisce e in quale direzione deve andare”. “Si cercherà di comprendere” ha affermato Boeri “chi può condizionare il progresso, chi si appropria dei frutti, intesi in senso di produttività, del progresso tecnologico e chi possiede i diritti di proprietà sulle nuove tecnologie e sui robot. Come rendere partecipi i lavoratori ai processi decisionali e come rilanciare l’azione protettiva dei sindacati”. “Da una parte” ha spiegato Boeri “è possibile spingere dal lato fiscale, dall’altra occorre incentivare i lavoratori a detenere quote di capitale con una presenza più attiva agli utili dell’impresa, sostenere una maggiore partecipazione ai fondi pensione o investire nella robotica”. L’attuale progresso tecnologico ha caratteristiche molto diverse rispetto al passato. “Se i processi industriali” ha detto Boeri “avevano abbattuto le distanze nello scambio dei beni, causando forme di agglomerazione, oggi oltre a condurre una maggiore circolazione di idee, possono avere effetti distributivi negativi nei paesi avanzati”.

Al Festival dell’Economia verrà affrontata anche l’annosa questione delle piattaforme digitali, generatrici di forme di lavoro alternative, la Gig economy, l’universo mondo dei lavoretti mascherati a lavoro autonomo. “Se da una parte” ha spiegato Boeri “possono essere utili per promuovere la partecipazione di lavoratori in settori marginali nel mercato del lavoro, dall’altro portano con sé effetti distributivi che i nostri sistemi di protezione sociale non sembrano ancora in grado di gestire”. I lavori alternativi, ha sottolineato Boeri, sono stati introdotti con l’obiettivo di contenere i costi sociali delle fluttuazioni cicliche, inadeguati ad affrontare problemi strutturali di lungo periodo, come quelli legati al futuro di chi di colpo ha visto il proprio capitale umano deprezzarsi gradualmente.

Programma degli eventi del Festival 2018

Giovedì 31 maggio

  • Conferenza di apertura di Richard Freeman dell’Università di Harvard, dal titolo “robot mania” che insieme a Tito Boeri avvierà il ragionamento sul tema “Tecnologia e lavoro”.
  • Richard Baldwin affronterà il tema dal titolo “la globalizzazione ieri, oggi e domani”.

Venerdì 1° giugno 

  • Joel Mokyr della Northwestern University, affronterà l’argomento sul rapporto fra la stagnazione economica ed il progresso tecnologico, mentre Barry Eichengreen dell’Università di Berkeley, indagherà i rapporti fra populismo e insicurezza economica. 
  • Il fisico Roberto Cingolani, direttore dell’Istituto italiano di Tecnologia, proporrà una suggestiva intervista ad un robot.
  • Evgeny Morozov, analizzerà la guerra fra le imprese americane e quelle cinesi per lo sfruttamento delle nuove tecnologie.  
  • Alan Kruger della Princeton University e il primo vicepresidente della Commissione europea Franciscus Timmermans, interverranno sui cambiamenti che le tecnologie hanno apportato sul nostro modo di lavorare.
  • Chiara Burberi, Gianna Martinengo, Fiorella Operto, e Monica Parrella affronteranno il tema “Genere, scienza e tecnologia”. Saranno presentati dati ed esperienze a livello nazionale, per gli stereotipi di genere nelle STEM. Quali iniziative mirate per avvicinare le ragazze al coding e alla partecipazione all’ICT e alla robotica.
  • La Fondazione Bracco affronterà il tema “Donne che pensano i robot e disegnano l’economia” con il progetto 100esperte.it.
  • Gianni Toniolo della Luiss School of European Political Economy, parlerà delle “Tecnologie ed emancipazione femminile”.

Sabato 2 giugno

  • Philip McCann dell’Università di Sheffield, affronterà gli impatti sui territori dei cambiamenti tecnologici.
  • Imran Rasul dell’University College di Londra, parlerà di giustizia e discriminazione etnica.
  • Federico Rampini terrà una conferenza sull’America di Trump, dalla Silicon Valley alla Rust Belt.
  • Remo Bodei rifletterà su cosa succede alla coscienza degli individui quando facoltà umane essenziali come l’intelligenza e la decisione si trasferiscono alle macchine. 
  • Mauro Calise, Andrea Gavosto e Gino Roncaglia si confronteranno su come la tecnologia stia cambiando la didattica a scuola e all’università.
  • Diego Piacentini membro dell’executive team di Amazon, interverrà sulla digitalizzazione della pubblica amministrazione italiana.

Domenica 3 giugno

  • Riccardo Zecchina, professore di fisica statistica al Politecnico di Torino, affronterà il tema dei Big Data.
  • L’economista Luigi Zingales parlerà di tecnologia finanziaria.
  • Maurizio Ferraris si soffermerà sull’epoca in cui web e smartphone annullano la distinzione tra il tempo libero e quello dedicato al lavoro.

A conclusione dei lavori di quest’anno torna il concorso EconoMia, realizzato con la collaborazione del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (MIUR), dell’Associazione Europea per l’Educazione Economica, del Dipartimento della Conoscenza della Provincia autonoma di Trento e dell’Istituto Tecnico Economico “Bodoni” di Parma. I venti giovani vincitori del concorso riceveranno in premio l’ospitalità a Trento nelle giornate del Festival e un assegno di 200 euro ciascuno.

Cristina Montagni

 

I giovani e il mondo del lavoro, un gap tra possibilità e propensioni

Giovani e lavoro, temi intorno ai quali si intrecciano interrogativi, sentimenti di passione e vulnerabilità, aspettative di vita lavoro-famiglia, percezione del lavoro all’interno dell’impresa, skills necessari per soddisfare l’azienda che decide di investire su un giovane laureato. Sulla base di questi elementi, l’Istituto di Studi Superiori sulla Donna dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, insieme all’Università Europea di Roma (UER), lo scorso 18 aprile hanno presentato i risultati della ricerca “I giovani e il mondo del lavoro”. L’indagine pilota, realizzata dal gruppo di lavoro Value@Work, (composto da: Aidp Lazio, Cgil, Colap, Federmanager, Forum delle Associazioni Familiari, Istituto Fidelis – Apra, Istituto Luigi Gatti- Apa Confartigianato Imprese Milano-Monza, Prioritalia e Università Europea di Roma) ha suggerito un modello sperimentale che raccorda il mondo dell’università a quello delle imprese.

Analisi esplorativa e obiettivi dell’indagine pilota

L’indagine pilota giunta alla seconda edizione, nasce con l’obiettivo di dare risposte sull’occupazione dei giovani, colmare il gap di competenze necessarie per l’innovazione e la competitività delle imprese, mettere al centro la persona e la sua crescita, il benessere della famiglia, il miglioramento della qualità della vita e la conciliazione di vita e lavoro all’interno della cultura aziendale. Per tutte le variabili quali-quantitative sono state analizzate le motivazioni, le aspettative delle scelte universitarie degli studenti dal punto di vista professionale-valoriale e le differenze tra i profili universitari in raccordo con le loro identità. 

Per facilitare l’incontro tra giovani e mondo del lavoro, il sondaggio ha considerato due panel a confronto: i giovani universitari e le imprese.

Il primo panel rivolto agli studenti, ha cercato di cogliere le motivazioni delle scelte universitarie, le difficoltà attese verso il percorso di un lavoro autonomo e la disponibilità di mettersi in gioco per ottenere gli obiettivi preposti. Il panel rivolto alle aziende ha invece focalizzato i fabbisogni delle imprese, le difficoltà nell’assunzione di nuove forze lavoro, suggerendo un possibile modello per integrare i giovani nella propria organizzazione.

Panel a confronto Giovani e Impresa

A fornire una lettura sintetica dei dati è stata Adele Ercolano, coordinatrice dell’Istituto degli Studi Superiori sulla Donna. La Ercolano ha spiegato di aver coinvolto al sondaggio 600 studenti, il 65% della popolazione delle facoltà dell’ateneo, suddiviso per il 65% da ragazze e per il 35% da ragazzi. Tra le motivazioni della scelta dell’ateneo è emerso che il 56% degli studenti ha valutato il percorso universitario in base alle proprie passioni e interessi, per il 27% la scelta è stata determinata dalla prospettiva di un lavoro e il 13% ha ragionato in base alle proprie attitudini. Secondo una prevalenza di genere, il 65% delle ragazze ha scelto psicologia in base alle proprie vocazioni, mentre scienze del turismo ed economia sono tra le facoltà più “gettonate” dagli studenti per le buone prospettive di lavoro. Per l’utilizzo delle piattaforme digitali (incontro domanda-offerta di lavoro), il 29% del campione predilige le piattaforme online, mentre il 32% si affida a parenti e amici per la ricerca di una occupazione. Tra i fattori di arricchimento dei curricula sono state valutate le conoscenze delle lingue straniere. Dall’analisi è emerso che il 52% degli studenti ha un livello intermedio di conoscenza dell’inglese, il 25% una padronanza avanzata della lingua, mentre il 23% un livello base di preparazione. Per quanto attiene alle esperienze extra-accademiche, su un campione di 347 studenti, è risultato che avere esperienza sulla responsabilità sociale è considerato dalle ragazze e dai ragazzi, una componente favorevole che accresce le relazioni con gli altri per maturare skills di alto livello. Ampliare le competenze professionali con un tirocinio mirato, è valutato positivamente per acquisire maggiore consapevolezza sul lavoro.

Da questo spaccato è emerso che i ragazzi si attendono dal mondo del lavoro di poter coltivare le proprie passioni (34%), di trovare un lavoro sfidante e autonomo con possibilità di crescita (21%), che dia sicurezza e stabilità (18%). Coltivare le passioni è un sentimento molto sentito tra gli studenti di psicologia, rispetto a quelli di giurisprudenza ed economia, che si aspettano dalle aziende di valorizzare la propria crescita professionale. Le ragazze infine sperano di poter formare una famiglia tra i 25-30 anni (50%), e questo dato è strettamente correlato con la scelta universitaria e la tipologia di settore nel quale pensano di operare.

Stefania Celsi, consigliere dell’istituto di studi superiori sulla donna dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e membro di Value@Work, ha affermato che per aumentare la presenza dei giovani nel mondo del lavoro è necessario abbattere il costo del lavoro, unitamente all’investimento in formazione professionale. Per questo, ha spiegato, sono stati analizzati i fabbisogni delle organizzazioni su un campione di circa 30 imprese che hanno interazioni con l’UER in termini di aree aziendali, tipologia di professionalità, competenze integrative e trasversali richieste. Alle aziende, ha aggiunto, è stato chiesto quali rinunce o sacrifici dovrebbero fare i giovani secondo il punto di vista delle imprese per inserirsi con successo nelle organizzazioni, e quali competenze l’università dovrebbe favorire al di là di quelle accademiche. La risposta più frequente è stata quella di arricchire il percorso con esperienze extra-curriculari, in particolare all’estero, e conseguire maggiori specializzazioni.

Dall’indagine emerge che tra le principali proposte del mondo industriale, per facilitare la presenza dei giovani all’interno del mondo del lavoro, oltre quello di abbassare il costo del lavoro per incentivare l’assunzione dei giovani (57%), è necessario adeguare il sistema formativo universitario alle competenze/conoscenze richieste dalle imprese (38%). Le aziende apprezzano i giovani capaci di comprendere i bisogni degli altri, essere orientati al servizio (30%), avere la capacità di adattarsi ed essere sensibili (25%), avere la capacità di relazionarsi con gli altri ed avere solide competenze tecnico-professionali (15%). Per aumentare la presenza dei giovani, le aziende sarebbero disposte a investire in formazione professionale (48%), favorire la rotazione di personale (19%) e incentivare l’esperienza di giovani all’estero per l’internazionalizzazione dell’azienda (9,5%). Rispetto alle “rinunce” o “sacrifici” che i giovani dovrebbero fare per inserirsi nel mercato del lavoro, le aziende suggeriscono di dedicare tempo per conseguire ulteriori specializzazioni (33%), accettare di lavorare lontano dai luoghi di residenza (29%), e cambiare tipologia di attività lavorativa (19%).

A tirare le somme del seminario è stata Silvia Profili, coordinatrice del corso di economia e management dell’Università Europea di Roma e Marta Rodriguez, direttrice dell’Istituto di Studi Superiori sulla Donna. Entrambe hanno sostenuto che i risultati dimostrano quanto i valori sono importanti nelle scelte di un percorso professionale. La sicurezza, la stabilità e l’attenzione al work-life balance rappresentano i principali fattori che gli studenti ricercano nel lavoro. Investire sui giovani significa costruire un futuro sostenibile, per fare questo, occorre renderli protagonisti del futuro, ascoltarli e prenderli sul serio.

Cristina Montagni

Donne, media e tecnologie: quale futuro nell’era digitale?

I media possono influenzare l’opinione pubblica, strutturare l’informazione, le ICT permeano ogni livello e area della società, hanno un potenziale considerevole per promuovere l’empowerment femminile. In Europa, solo il 9% degli sviluppatori, il 19% dei capi nei settori della comunicazione e il 20% dei laureati in informatica e nuove tecnologie, sono donne. Nel servizio pubblico dell’Unione europea la rappresentanza delle donne risulta bassa, sia nelle posizioni strategiche e operative di alto livello (36%) che nei consigli di amministrazione (33%). In generale, nei mezzi di comunicazione solo il 37% delle notizie è riportato da donne, una situazione che non è migliorata negli ultimi dieci anni; le donne sono per lo più invitate a fornire un’opinione popolare (41%) o un’esperienza personale (38%) e raramente sono citate in qualità di esperti (soltanto nel 17% delle notizie).

Donne nei media

In occasione della Giornata Internazionale della donna, l’Ufficio del Parlamento europeo in Italia ha scelto di portare all’attenzione del pubblico queste tematiche con un dibattito dal titolo “Donne, media e tecnologie -quale futuro nell’era digitale?”. L’incontro organizzato lo scorso 9 marzo dall’Ufficio del Parlamento europeo in Italia, insieme al Sakharov Prize Network del Parlamento europeo e in collaborazione con l’Associazione Donne e Tecnologie, ha visto come protagoniste dell’evento: Asma Kaouech, Sakharov Fellow, attivista e blogger tunisina, Fanni Raghman Anni Association; Valentina Parasecolo, giornalista RAI e blogger; Micaela Romanini, associata Donne&Tecnologie, vicedirettrice della Fondazione Vigamus (Video Game Museum).

Le protagoniste del dibattito

Alessia Gizzi, giornalista RAI TG3 PIXEL ha introdotto il tema dell’era digitale e della rappresentanza femminile nei media con una frase davvero significativa: “La donna non va rispettata, non è una specie protetta, la donna è un essere umano pari all’uomo, ha gli stessi ruoli e soprattutto lo stesso spazio di movimento”.

Il responsabile dell’ufficio di collegamento in Italia del Parlamento europeo, Pier Paolo Meneghini pone l’attenzione sull’importanza delle testimonianze, dello storytelling, e rivolge un augurio alle nuove generazioni sperando in un futuro che possa dare spazio e voce alle donne anche in ambiti manageriali.

Asma Kaouech, 25 anni e avvocato, fondatrice dell’Ong “Fanni Raghman Anni”, che significa “Artista nonostante me”, è stata testimone di come la tecnologia abbia fatto da trampolino di lancio per la rivoluzione tunisina del 2011. L’attivista parla della sua esperienza toccante e parte dalla visione di una società di eguali senza discriminazioni. Si racconta partendo da quella che è la sua grande ispirazione: la rivoluzione tunisina. Spiega con voce commossa la situazione della donna nei Paesi arabi e mette in evidenza quanto sia difficile sradicare alcune ideologie dalle menti dei gruppi tradizionalisti. Lei, come tanti altri, ha cominciato la rivoluzione con Facebook, unico media digitale accessibile dalla popolazione tunisina perché piattaforme come Youtube sono vietate dal regime Ben Ali.

Grazie ai nuovi media, in questo caso ai social media, Asma e gli attivisti tunisini sono riusciti a coinvolgere la popolazione nella lotta per le pari libertà e opportunità, perché le donne tunisine – ma in generale i tunisini – di ogni età e gruppo di appartenenza, sono in primis “human beings”. Attualmente Asma utilizza approcci alternativi basati sull’arte e sulla cultura per difendere e sostenere i diritti umani principalmente nelle regioni sfavorite. L’organizzazione “Fanni Raghman Anni”, da lei diretta, sta lavorando nel campo della prevenzione e del contrasto all’estremismo violento in Tunisia, aumentando la resilienza dei giovani, delle donne e delle comunità locali utilizzando il concetto di patrimonio culturale. Asma spiega quanto sia importante l’educazione familiare, quanto i genitori possano fare la differenza nell’educazione dei propri figli e soprattutto delle proprie figlie, perché ci sono altre cose oltre al matrimonio. Esistono le idee, le opportunità di viaggiare, avere un buon lavoro e conoscere nuove persone. A chiusura del dibattito su tecnologia e futuro, Asma ha posto il problema tunisino nella difficoltà di accesso ai laptop o agli smartphone da parte delle donne a causa dei costi elevati e come nel settore della comunicazione le donne sono considerate “complementi d’arredo”. Ma avverte, “il futuro dipende da noi. Non possiamo arrenderci. Non abbiamo scelta”. 

La giornalista Valentina Parasecolo, co-fondatrice de ilbureau.com, consulente web per Rai Cultura e autrice per il programma Community di Rai Italia, spiega la sua esperienza personale nel mondo del lavoro e dei media con grande entusiasmo. Concentra la narrazione sulla figura della donna soprattutto nel mondo del lavoro e sulla difficile conciliabilità legata all’essere di sesso femminile. Incita le giovani a non rinunciare alla propria identità e alla maternità per il lavoro e invita i giovani a non arrendersi mai, a fare ricerche ed essere sempre aggiornati perché le opportunità ci sono, basta sapere dove “pescare”!

Micaela Romanini, Vice Direttrice di Fondazione VIGAMUS, Event Director di Gamerome, nel suo intervento presenta l’associazione Women&Tech nata nel 2009 da un’idea di Gianna Martinengo. La Martinengo si occupa principalmente di valorizzare il ruolo delle professioniste nel settore dei media e della tecnologia mettendo insieme tantissime donne provenienti dal settore STEAM. La Romanini evidenzia l’assenza completa della figura femminile nei ruoli manageriali nei settori con i quali ha collaborato. Invita quindi le ragazze a non scoraggiarsi perché nel settore del videogioco non bisogna essere un “nerd” ma si può aspirare ad una carriera diversa da quella del game designer o del programmatore.

Cristina Montagni

Soprattutto Donna! Valore e Tutela del Caregiver Familiare

Si scrive caregiver – “chi si prende cura” – si legge donne. Un ruolo svolto da loro per il 92% e per il 31% sono sole. Manager delle cure familiari assistono un parente ammalato o disabile, parlano con il medico di famiglia, il pediatra, il cardiologo, l’oncologo e così via. Una realtà che coinvolge 9 italiane su 10, ma 1 su 5 non ce la fa. Un esercito femminile, che per conciliare famiglia e lavoro, trascura sé stessa e la propria salute, e in alcuni casi rimane sola nella gestione della malattia, anche se grave. L’allarmante fotografia è stata analizzata il 7 marzo a Roma al Tempio di Adriano in occasione dell’evento di Farmindustria, in collaborazione con Onda, insieme alla presentazione dell’indagine condotta da Ipsos per Farmindustria. Al convegno sono intervenuti Massimo Scaccabarozzi, Presidente Farmindustria, Enrica Giorgetti, Direttore Generale Farmindustria, Emilia Grazia De Biasi, Presidente Commissione Igiene e Sanità Senato della Repubblica, Chiara Ferrari, Group Director Ipsos, e Beatrice Lorenzin, Ministro della Salute.

Indagine Ipsos sul ruolo della donna come protagonista e influencer nel caregiving

Il caregiving familiare in Italia è lasciato nelle mani delle donne che cercano di bilanciare l’impegno con le necessità, i propri interessi e le proprie aspirazioni. Le donne ricoprono un ruolo sociale che produce elevati risparmi economici per le casse dello Stato. Hanno bisogno, come emerge dall’indagine Ipsos, di un welfare che le aiuti a prendersi cura della famiglia e di sé stesse. Una funzione svolta in via sussidiaria dalle industrie. 

Dallo studio Ipsos/Farmindustria, su un campione di 800 donne adulte in Italia, soltanto il 14% delle italiane di 18 anni ed oltre, il coinvolgimento come caregiver è nullo. Per il restante 86%, con diversi gradi di impegno, l’equilibrismo tra molteplici ruoli e compiti è un esercizio quotidiano. In particolare, le necessità familiari che ruotano attorno alla sfera della salute, sono di competenza delle donne per la presenza al momento della prevenzione (66%), sul percorso terapeutico (65%), e interlocutrici privilegiate del medico nella fase della diagnosi (58%), e della terapia (59%). Questa incombenza è più sentita quando si tratta della salute dei bambini, allorché la donna delega al partner solo in una ristrettissima minoranza di casi la cura (6%) e l’interlocuzione con il pediatra (5%). Aumenta il grado di autonomia quando è la donna ad aver bisogno di cure: nel 46% dei casi per problemi lievi di salute e nel 29% per gli eventi più gravi, la donna fa da sé. Fa tanto più da sé, quanto più è abituata ad assumersi molteplici responsabilità (68% delle donne con alto tasso di coinvolgimento nel caregiving). Il 28% delle donne intervistate, ha almeno un soggetto bisognoso di accudimento, perché portatore di una fragilità. In prevalenza si tratta di persone anziane, più o meno autosufficienti (20% sul totale) ma in un caso su dieci si tratta di un malato grave o un soggetto disabile. Nelle famiglie in cui la donna si occupa di un malato – 9% dei casi – quasi sempre è una persona anziana (madri, padri, coniugi), mentre rari sono i figli malati ad essere accuditi. Anche in questo caso, la delega è nulla: un terzo delle donne fa da sé, circa la metà può contare su un aiuto in famiglia mentre soltanto nel 14% dei casi, si appoggia ad un aiuto esterno. Questo incide sulla soddisfazione personale (51% insoddisfatte, tra coloro che si occupano di un malato grave). L’elevato coinvolgimento, e lo sforzo che il caregiving richiede loro, fa sì che la percezione delle donne rispetto alle politiche di welfare in Italia, risulti arretrato se confrontato con il resto dell’Europa (69% delle intervistate). Appare chiaro alle donne italiane che la crisi ha generato un cambiamento sui bisogni della popolazione (72%) e che i decisori politici non hanno saputo interpretare il sistema di welfare (70%), soprattutto ai bisogni delle fasce di popolazione più deboli (69%). Le italiane sono consapevoli che l’attuale sistema non è sostenibile (46%) e la capacità di perequazione sociale è limitata (32%). Metà delle intervistate (48%), ritiene che il mondo dell’impresa potrebbe sostenere parte dell’onere di protezione. Tra le lavoratrici (circa il 40% delle intervistate) una lavoratrice su 4 (26%) non conosce il meccanismo, mentre il 23% dispone in azienda di una misura di sostegno, ma solo il 7% ne fa uso e lo giudica una buona misura per la gestione nel work-life balance (equilibrio tra vita personale e professionale).

Le soluzioni dell’industria farmaceutica 

Nelle imprese del farmaco il welfare aziendale è sviluppato più di altri settori. Il 100% delle donne ha a disposizione previdenza e sanità integrativa – grazie al contratto collettivo e alle facilitazioni offerte dalle stesse aziende – e ha il 70% servizi di assistenza, nel 32% dei casi specificamente per i familiari anziani o non autosufficienti.  Oltre il 90% delle lavoratrici può utilizzare servizi per “dilatare” il tempo che sembra non bastare mai quali trasporti, mensa, carrello della spesa o altri fringe benefit. Senza dimenticare agevolazioni come il part-time o lo smart working.

“Le donne oggi sono sempre più “superdonne”, ha commentato Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria. Per questo vogliamo lanciare un’alleanza terapeutica che definiamo della tripla A (Appropriatezza-Aderenza-Alleanza). L’industria farmaceutica – ha commentato – è consapevole del ruolo della donna perché da anni è “rosa”. La quota femminile è del 42% sul totale, con punte di oltre il 50% nella R&S (ricerca e sviluppo) e un dirigente su tre è donna, mentre negli altri settori la quota è di uno su dieci. Vogliamo insistere sul fattore “D”, come donna. E trovare soluzioni concrete che possano essere di supporto alle donne”, ha concluso Scaccabarozzi.

Il punto di vista delle Istituzioni

“Il caregiver deve diventare una figura riconosciuta” – ha dichiarato la presidente della commissione Sanità al Senato, Emilia De Biasi. “Non c’è ancora una società pronta ad accogliere una donna madre ed è qui che la politica deve intervenire”. Con la legge di Bilancio 2018, spiega la vice presidente della commissione Sanità al Senato, Maria Rizzotti, è stato istituito un fondo ad hoc per il sostegno del ruolo di cura e assistenza del caregiver familiare. Ha anche precisato che nella prossima legislatura si dovranno capire quante risorse saranno disponibili per il caregiving e vigilare per evitare sprechi finanziari. 

Per il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin serve una politica al passo con i tempi. “Il governo si deve adattare alla nuova popolazione, pensando alla gestione degli anziani, alla trasformazione del lavoro, perché è impensabile che a 65 anni un cittadino farà lo stesso mestiere che a 25. Questo nuovo welfare richiederà più risorse e per questo è importante che il 60% delle donne lavori per contribuire al Pil e raggiungere il livello europeo. Oggi le donne si ammalano di più perché si trascurano, quindi vanno tutelate con servizi adeguati. Quando sarà loro concesso di essere madri e lavoratrici, allora l’Italia potrà cominciare a crescere in termini di natalità”.

Cristina Montagni

Corso di giornalismo anno 2018

Donna in Affari collabora con l’ente formativo Irideventi. Un corso teorico-pratico di giornalismo diviso nei moduli base e avanzato che si terrà il sabato mattina, con stage in una società di produzione televisiva durante alcuni giorni feriali

CORSO-DI-GIORNALISMO

Si tratta di un corso di giornalismo unitario, non fruibile parzialmente, che avrà inizio sabato 17 marzo con il seguente calendario:
Le lezioni del corso base e avanzato in aula si tengono presso la sede dell’associazione Confini fotografici, in Via Antonio Raimondi 75, il sabato mattina dalle ore 9,30 alle ore 12,30.
Il modulo base ha inizio sabato 17 marzo e termina sabato 26 maggio (11 lezioni)
Il modulo avanzato ha inizio sabato 9 giugno con le prime 2 lezioni in aula che si terranno sabato 9 giugno e sabato 16 giugno, dopo di che avrà inizio la prima parte dello stage con Euro Media Productions per le riprese esterne che si terranno negli stessi orari sabato 23 e sabato 30 giugno o, in alternativa, 2 mattine infrasettimanali da concordare.
Durante la pausa estiva, nei mesi di luglio e agosto, i partecipanti potranno svolgere in piena autonomia esercizi pratici suggeriti dagli insegnanti.

Per informazioni si possono contattare i numeri: 331.9040473 o 06.94842690 (redazione Donna in Affari – eventualmente lasciare messaggio alla segreteria telefonica per essere richiamati) oppure si può inviare un’emailsegreteriacorsi@irideventi.it

Il link al sito per la descrizione del corso di giornalismo, gli organizzatori, i costi e  le modalità di iscrizione: http://www.donnainaffari.it/2018/02/corso-giornalismo-anno-2018/

Cristina Montagni

141 i vincitori dei bandi INDUSTRIA 4.0

Presentati alla Facoltà di Architettura dell’Università Roma Tre, i 141 vincitori dei bandi su Industria 4.0 e i primi quattro bandi su un totale di otto per la “Reindustrializzazione” e l’Industria 4.0 indicati dal mondo delle imprese e dalla ricerca. L’incontro svolto il 25 gennaio alla presenza dell’assessore allo Sviluppo Economico e Attività Produttive, Guido Fabiani e dal presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, ha sottolineato l’importanza dei progetti di investimento per rilanciare l’industria nel Lazio, promuovendo innovazione e produzione in grado di intercettare le nuove necessità dei mercati mondiali. Si tratta di un lavoro iniziato tre anni fa – commenta Fabiani – che grazie a un percorso incentrato sull’ascolto degli stakeholder iniziato nel 2015 con la call for proposal e poi con gli Stati Generali dell’Industria, ha come obiettivo quello di rafforzare il tessuto produttivo del Lazio nella ricerca e nell’innovazione, valorizzare il capitale delle università, dei centri di ricerca pubblici e privati che sono partner nella costruzione di questa iniziativa. L’intento è sostenere le imprese ad essere presenti nello scenario internazionale, rafforzare i territori del Lazio con spiccata vocazione industriale per la capacità di presentare progetti d’impresa innovativi e utili a migliorare la qualità della vita dei cittadini, commenta l’assessore allo Sviluppo Economico.

Mappatura dei 141 bandi

I quattro bandi, spiega Fabiani, finanziano complessivamente 141 progetti, il 34% di quelli presentati, grazie a un contributo messo a disposizione dalla Regione (fondi europei del Por-Fesr 2014-2020) pari a 51 milioni di euro che producono una ricaduta sul territorio in termini di investimento per circa 82 milioni con il coinvolgimento diretto di 212 imprese e 77 enti universitari e di ricerca.

I progetti riguardano il bando Mobilità intelligente e sostenibile per il quale sono finanziati 19 progetti e coinvolti 44 soggetti che beneficiano di un contributo di 7 milioni di euro e investimenti per oltre 12 milioni, il bando LIFE 2020 in cui sono stati ammessi 71 progetti, coinvolti 135 soggetti e assegnati più di 27 milioni di euro, pari a 43 milioni di investimenti nel nostro territorio. Il bando Aerospazio e sicurezza finanziato con 28 progetti su 67 beneficiari, e un contributo di 10 milioni di euro per un investimento pari a 16 milioni. Il bando Bioedilizia e smart building finanziato con 23 progetti e 47 beneficiari pari a un contributo regionale per oltre 7 milioni di euro che producono per 11 milioni di investimenti. I bandi ancora in fase di valutazione, riguardano Creatività 2020 per 9,2 milioni, Circular economy e energia per 13,9 milioni, saranno presentati a febbraio 2018.

Il giudizio del settore pubblico e degli enti di ricerca

Il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti sottolinea l’importanza dei risultati ottenuti dalla strategia regionale che consente di gettare le basi per una relazione solida tra i principali attori del sistema produttivo: la Regione, le Università e le imprese. “Proprio ieri Unioncamere ha confermato che il Lazio è locomotiva d’Italia per la nascita di nuove aziende. Oggi i 51 milioni di investimenti pubblici produrranno investimenti innovativi per circa 82 milioni su tutti i comparti produttivi dal nord al sud del Lazio, che sono una boccata d’ossigeno per il sistema produttivo” conclude Zingaretti.

Il Rettore dell’Università della Tuscia, Alessandro Ruggieri, parlando in rappresentanza del sistema universitario laziale, commenta che “si tratta di un risultato importante non soltanto per la tipologia e l’importo dei progetti finanziati ma perché segna un passo in avanti verso una reale collaborazione tra università e mondo delle imprese, ciò può segnare una svolta per lo sviluppo regionale; inoltre rappresenta un esempio per il metodo seguito, con una pianificazione di tempi e azioni che favorisce la programmazione delle linee di ricerca, che non si possono improvvisare”.

Il punto di vista delle imprese

Filippo Tortoriello, Presidente Unindustria, spiega che il percorso di rilancio economico della Regione rimette al centro il capitolo della reindustrializzazione, e proprio sul tema infrastrutture, nei prossimi giorni sarà firmato un accordo per la nascita della digital innovation hub, con sede al polo tecnologico, in cui si concentreranno competenze che dialogheranno con gli hub a livello nazionale ed europeo. Questo sistema sinergico consente di affiancare le imprese in maniera concreta per dare slancio e forza all’economia. Per quanto riguarda l’economia circolare, commenta Tortiello, Unindustria è impegnata in un progetto che vede Roma una città metropolitana in rete con il Lazio. L’accordo, già firmato da tutte le università, conferma l’importanza di portare avanti un percorso condiviso con le realtà del mondo scientifico e della ricerca.

Linee Guida della rendicontazione dei progetti

L’incontro si conclude con la presentazione del manuale della rendicontazione dei progetti, e Fabio Panci, responsabile della gestione dei programmi di aiuto per Lazio Innova, spiega in breve quali sono le linee guida e i documenti che si devono presentare per la richiesta di erogazione della sovvenzione a titolo di stato di avanzamento dei lavori (S.A.L.).

Il manuale per la rendicontazione relativo agli avvisi pubblici si suddivide in 6 parti:

  1. regole generali sull’ammissibilità delle spese;
  2. pubblicità, cioè le misure di informazione e comunicazione a cura dei beneficiari;
  3. richiesta di erogazione a titolo di S.A.L.;
  4. richiesta di erogazione a titolo di saldo;
  5. modifiche e/o variazioni alle spese del progetto ammesso;
  6. pagamento della sovvenzione e monitoraggio del progetto

Il Manuale è consultabile al link MANUALE RENDICONTAZIONE

Cristina Montagni

 

 

Concorso per videomaker “Io, le donne, le vedo così”

Io le donne le vedo cosìIn occasione della Giornata Internazionale delle Donne, che si svolgerà l’8 marzo 2018, presso Sapienza Università di Roma, la Fondazione Roma Sapienza ha bandito un concorso per videomaker dal titolo “Io, le donne, le vedo così…“. Il bando è rivolto agli studenti Sapienza, alumni Sapienza e agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado, vuole promuovere il ruolo delle donne e mettere in luce le tematiche relative alla parità di genere attraverso un breve trailer della durata minima 1.30” – durata massima 2 min.

I trailer migliori saranno premiati con una targa di riconoscimento il giorno della manifestazione. Il concorso è riservato agli studenti della Sapienza; agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado iscritti al terzo, quarto o quinto anno, la cui partecipazione è ammessa sia come classe, sia come gruppi o singoli studenti; agli Alumni Sapienza iscritti all’albo online alumni.uniroma1.it.

L’iscrizione è gratuita e si effettua compilando il modello, reperibile all’indirizzo https://goo.gl/forms/c3SyCwpogHpprrLo1 che andrà compilato in ogni sua parte. Per poter accedere al modulo è necessario loggarsi con un indirizzo gmail.com e cliccare sul link presente nel bando.

Modalità di selezione

Allo scadere del bando, 28 febbraio 2018 – 23:30, la commissione giudicatrice, composta da rappresentanti del mondo accademico, da professionisti appartenenti al mondo del cinema, da esperti dell’argomento oggetto del bando, si riunirà per valutare l’ammissibilità dei concorrenti e dei prodotti presentati. In seguito la commissione procederà all’esame dei prodotti e all’ individuazione dei video vincenti sulla base dei seguenti requisiti: 1) congruità del progetto con il tema indicato; 2) originalità del progetto; 3) qualità della proposta artistica; 3) coinvolgimento del pubblico.

I trailer meritevoli saranno caricati online, sulle pagine social della Fondazione Roma Sapienza e NoiSapienza Associazione Alumni. I video dei vincitori saranno proiettati presso l’Aula Magna del Rettorato in occasione del convegno e della relativa premiazione che avrà luogo il giorno 8 marzo 2018

Info bando al link: alumni.uniroma1.it/?q=node/3812

Cristina Montagni

V Edizione del Premio Letterario Nazionale LOscrittoIO

Al via la V edizione del Premio Letterario Nazionale “loSCRITTOio”. Il bando indetto dalla Fondazione Roma Sapienza, valorizza le capacità editoriali degli studenti delle università italiane, contribuisce al rafforzamento della cultura attraverso la pubblicazione, la diffusione e la promozione degli elaborati.

La partecipazione al premio è gratuita e si rivolge agli studenti italiani e stranieri iscritti alle Università italiane associate alla CRUI – Conferenza dei Rettori delle Università Italiane.

Il premio letterario per l’anno 2018 si compone della sezione saggistica e il tema è:

Tra reale e virtuale: la società tecnologica di oggi”.

Si può partecipare con un saggio e/o articolo breve in lingua italiana, che non superi le 6000 battute, da trasmettere in formato pdf. La domanda di partecipazione al concorso, unitamente al saggio e/o articolo breve, dovrà essere compilata online, entro il 28 febbraio 2018 al link:

https://goo.gl/forms/yKhub5qMGCgffvgj1

Ai fini della partecipazione al concorso i candidati dovranno loggarsi tramite un account google. Il saggio dovrà essere caricato sul modulo online in formato pdf, e dovrà contenere nel frontespizio il titolo il nome e cognome del candidato.

La Commissione sarà composta da professori universitari ed esperti del settore che selezioneranno i migliori 5 elaborati pervenuti entro i termini indicati dal bando. Ai vincitori verrà consegnata una targa di riconoscimento della Fondazione Roma Sapienza e la premiazione avrà luogo entro giugno 2018.

La partecipazione al concorso sottintende l’autorizzazione alla pubblicazione e divulgazione da parte della Fondazione Roma Sapienza dei testi firmati dall’Autore.

Per tutte le informazioni utili per la partecipazione al concorso, inviare una e-mail a: loscrittoio.quartaedizione@gmail.com

Il presente bando di concorso per il conferimento per l’anno accademico 2017/2018 del premio loSCRITTOio, sarà acquisito alla raccolta interna della Fondazione e reso disponibile per via telematica sul sito http://www.fondazionesapienza.uniroma1.it.

Cristina Montagni

Il Ministero dello Sviluppo Economico, al via il Voucher PMI per la digitalizzazione

Dal 30 gennaio al 9 febbraio 2018 è possibile registrarsi sulla piattaforma del Ministero dello Sviluppo Economico e trasmettere la domanda per l’acquisizione del Voucher per la digitalizzazione.

Il voucher è destinato all’acquisto di hardware, software e servizi specialistici per digitalizzare i processi aziendali e favorire l’ammodernamento tecnologico che consentono di:

  • migliorare l’efficienza aziendale;
  • modernizzare l’organizzazione del lavoro mediante l’utilizzo di strumenti tecnologici e forme di flessibilità del lavoro, tra cui il telelavoro;
  • sviluppare soluzioni di e-commerce;
  • fruire della connettività a banda larga e ultra larga o del collegamento alla rete internet mediante tecnologia satellitare;
  • realizzare interventi di formazione qualificata del personale nel campo ICT (Information and Communications Technology).

Per l’accesso alla richiesta è necessario essere in possesso della Carta nazionale dei servizi, una casella di posta elettronica certificata (PEC) attiva e la registrazione nel Registro delle imprese. Entro 30 giorni, il Ministero adotterà un provvedimento di prenotazione del Voucher, su base regionale, contenente l’indicazione delle imprese e dell’importo dell’agevolazione prenotata.

L’agevolazione si riferisce alle micro, piccole e medie imprese e prevede la concessione di un importo non superiore a 10 mila euro. Ogni impresa può richiedere un solo voucher fino a 10 mila euro, nella misura massima del 50% del totale delle spese ammissibili. Le risorse finanziarie a disposizione sono pari a 100 milioni di euro. Nell’ambito della dotazione finanziaria complessiva è prevista una riserva destinata alle imprese che hanno conseguito il rating di legalità, che disciplina le modalità in base alle quali si tiene conto ai fini della concessione di finanziamenti da parte delle pubbliche amministrazioni e di accesso al credito bancario.

Per informazioni : info.voucherdigitalizzazione@mise.gov.it

Cristina Montagni

Premio Idea Innovativa, la nuova imprenditorialità al femminile-IIedizione

La Camera di Commercio di Roma, in collaborazione con il Comitato per la Promozione dell’Imprenditorialità Femminile, bandisce il “Premio Idea Innovativa, la nuova imprenditorialità al femminile”, rivolto alle imprese femminili operanti nel territorio di Roma e Provincia. 

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Il bando, giunto alla sua sesta edizione, premia le idee imprenditoriali più innovative e competitive ed è rivolto alle micro o piccole imprese femminili operanti sul territorio di Roma e provincia che presentino un progetto d’impresa in uno dei settori: commercio, industria, artigianato e agricoltura. Il premio consiste in un contributo economico fino a un importo massimo di 5mila euro per ogni singolo settore ed è costituito, per ciascuna impresa vincitrice, da un contributo pari al 50% delle spese riconosciute ammissibili che sarà assegnato all’impresa femminile il cui progetto si distingue per originalità dell’attività, innovazione nel processo produttivo, nel prodotto e/o servizio offerto, negli strumenti innovativi di commercializzazione e assistenza alla clientela. Le candidature, aperte fino al 13 gennaio 2018, sono destinate alle imprese individuali con titolare donna; società di persone in cui il numero di donne socie rappresenti almeno il 60% dei componenti la compagine sociale; società cooperative in cui il numero di donne socie rappresenti almeno il 60% dei componenti la compagine sociale; società di capitali in cui le donne detengano almeno i due terzi delle quote di capitale e costituiscano almeno i due terzi del totale dei componenti dell’organo amministrativo. Le imprese che vogliono partecipare all’iniziativa devono essere iscritte alla Camera di Commercio di Roma e avere i seguenti requisiti: denuncia di inizio attività; versamento del diritto annuale; assenza di protesti; non trovarsi in stato di liquidazione o scioglimento e non essere sottoposte a procedure concorsuali. 

Il bando integrale è consultabile sul sito della camera di commercio di Roma.

Per ulteriori informazioni: imprenditoria.femminile@rm.camcom.it

Scarica l’allegato: Mod domanda II edizione

Scarica l’allegato: Bando Premio Idea innovativa II edizione

Cristina Montagni

Video curriculum, sei consigli per candidarsi

Un numero crescente di aziende richiedono di candidarsi ad un posto di lavoro attraverso la forma del video curriculum, che ha vantaggi per entrambe le parti. Ecco alcuni consigli per un video curriculum perfetto.

La selezione del personale è una materia che cambia con il cambiare delle tecnologie, infatti se i colloqui face to face sono oggi obsoleti, i curriculum cartacei fanno storia. Per il selezionatore o “cacciatore di teste”, il video CV permette di valutare la capacità della comunicazione verbale e non verbale che non si può comprendere attraverso il CVITAE classico in formato europeo. È importante quindi sapere dove iniziare a girare un video CV, e capire i vantaggi da sfruttare per mettere in “tasca” il prossimo colloquio.

Il video CV è simile ad un colloquio

Di base valgono le regole del colloquio, quindi è necessario curare la propria immagine e l’abbigliamento. Per il luogo è preferibile girare il video in una stanza semplice e asettica, e avere un atteggiamento sicuro e affidabile. La risoluzione del video deve essere buona e l’audio comprensibile. Per la lunghezza del video sono consigliati al massimo 2 minuti, non di più.

Il video CVITAE non deve essere la ripetizione a voce del proprio curriculum tradizionale. È consigliabile essere naturali e spontanei, infatti si può parlare della propria formazione e delle proprie esperienze lavorative considerando tre punti fondamentali:

– Chi sono;

– Cosa so fare;

– Cosa voglio fare.

La semplicità è la cosa migliore, quindi è meglio evitare video con musiche di sottofondo perché comprometterebbero la chiarezza e la naturalezza del prodotto. Se si punta sull’originalità, è meglio personalizzare ogni video curriculum sulla base dell’azienda che dovrà riceverlo, aggiungendo una sezione finale spiegando perché si vuole lavorare proprio per loro. Al “cacciatore di teste” interessa capire quali sono le aspirazioni del candidato/a e perché dovrebbe scegliere proprio quella persona.

La tecnica da usare

Per l’inquadratura sarebbe meglio un piano americano o a mezzo busto. Gli occhi devono guardare in modo naturale la videocamera e il tono di voce non deve essere troppo alto, ma chiaro e sicuro che esprima fiducia. La videocamera deve essere posizionata all’altezza del viso, non troppo in alto o troppo in basso. Infine bisogna scegliere un formato video che possa essere letto da tutti i software disponibili sul commercio, senza scaricare ulteriori programmi di lettura.

È molto apprezzato dedicare alcuni secondi del video curriculum alla presentazione dei propri hobby. La descrizione dei propri hobby può essere d’aiuto o spunto di riflessione per svolgere il lavoro futuro in modo eccellente. E per concludere, pensare ad una frase d’effetto per distinguersi dagli altri.

Quali strumenti utilizzare per girare e editare? Lo smartphone o la webcam vanno bene, ma è il post produzione a necessitare di un software specifico. Tra le migliori app per registrare video, molto utile è Clips, gratuita solo per iOs, che permette non solo di girare, ma anche di modificare e editare sulla base di alcuni filtri. Molto famoso è anche iMovie, ricco di strumenti di montaggio. Per Android esiste Andromedia Video Editor, un po’ più tecnico ma intuitivo: permette di tagliare, editare, aggiungere effetti o musica. Inoltre, supporta i formati MP4, MOV, JPG, PNG, MP3, WAV ed esporta sia a risoluzione media (360p e 480p) che HD (720p), ottimo per un video curriculum ben confezionato.

Cristina Montagni

 

Via libera della Camera al disegno di legge sul lavoro autonomo e lo Smart Working

Tra le novità più rilevanti in materia di lavoro agile, il 9 marzo la Camera ha varato il disegno di legge sullo Smart working che attende l’approvazione da parte del Senato.

Il provvedimento prevede che le modalità del lavoro agile siano regolate mediante l’accordo tra le parti. Un trattamento economico non inferiore a chi lavora in azienda e diritto alla disconnessione, queste alcune delle novità. Il ddl sul lavoro autonomo coinvolge circa due milioni di lavoratori autonomi e prevede misure a tutela della maternità, dei professionisti iscritti agli albi e ai titolari di partite Iva. Con il termine “Smart working”, letteralmente “lavoro agile”, s’intende la possibilità del dipendente di lavorare da casa, sfruttando a pieno gli strumenti messi a disposizione dalla tecnologia: pc, tablet, piattaforme come Skype, con il quale si possono fare riunioni senza doversi recare fisicamente in ufficio. Una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzata dall’utilizzo di strumenti tecnologici, eseguito in parte all’interno dell’azienda in parte all’esterno.

Smart WorkingIl provvedimento stabilisce che il trattamento economico del lavoratore agile non potrà essere inferiore a quello applicato ai dipendenti che svolgono le stesse mansioni in azienda. Altro elemento previsto nel ddl è il cosiddetto diritto alla disconnessione, che altro non è che il classico giorno di riposo per chi si reca in ufficio ogni mattina. Lo Smart working è la modalità di lavoro emergente che rimodula l’organizzazione di molte aziende, consentendo alle persone flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare in ambito lavorativo, a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati e sugli obiettivi da raggiungere. Quello del “lavoro virtuale” è una realtà per moltissimi lavoratori italiani, tanto è vero che l’emendamento contenuto nel Jobs Act non intende in nessun modo creare un nuovo tipo di contratto ma mira bensì a disciplinare un fenomeno già in atto che produce risultati positivi per le aziende che lo scelgono. 

Sono circa 250.000 i lavoratori dipendenti in Italia che adottano lo Smart working. Il numero di grandi imprese che praticano questa tipologia di lavoro è passato negli ultimi due anni dall’8% al 30%. Un passo verso lo Smart working è stato fatto anche nella pubblica amministrazione, dove attualmente si contano ancora poche iniziative. Eppure, i benefici le aziende non sono pochi: aumenti della produttività dal 15 al 20%, riduzione dei costi nella gestione degli spazi dal 20 al 30%, una drastica riduzione dell’assenteismo e miglioramento del clima aziendale e dell’employer branding. Il ministro della pubblica amministrazione Marianna Madia, insieme a Maria Elena Boschi, sta cercando nuove soluzioni e alternative per il lavoratore pubblico, volte soprattutto a migliorare la conciliazione tra vita privata e l’ufficio, si pensi per esempio al caso delle madri lavoratrici. Sulla carta, essa potrebbe essere un modo per alzare il livello di qualità del pubblico impiego, che avrebbe effetti positivi non solo sul dipendente ma anche sui cittadini che usufruiscono del servizio. Tra le altre novità introdotte nel ddl c’è anche la Dis-coll, l’indennità di disoccupazione per i collaboratori a progetto, diventata strutturale ed estesa ad assegnisti e dottorandi di ricerca con borsa di studio, a fronte di un incremento dell’aliquota contributiva dello 0,51 per cento. Si allarga anche il perimetro delle spese deducibili (fino a 10mila euro per corsi di aggiornamento professionale, master e convegni fino a 5mila per orientamento e ricerca di nuove opportunità); e se arriva un figlio si potrà ricevere l’indennità di maternità continuando a lavorare.

Cristina Montagni

Premi Leonardo 2016

Il Comitato Leonardo celebra le Eccellenze del Made in Italy al Quirinale

Il 2 marzo al Quirinale il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha consegnato i Premi Leonardo 2016 riservati al Made in Italy e 9 Premi di Laurea agli studenti più meritevoli, finanziati da imprenditori del Comitato Leonardo. Alla consegna, il Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, la Presidente del Comitato Leonardo Luisa Todini, il Presidente dall’Agenzia ICE Michele Scannavini e il Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia. L’iniziativa, giunta alla 22esima edizione, nasce nel 1993 da una idea del Sen. Sergio Pininfarina e del Sen. Gianni Agnelli di Confindustria, dell’ICE e da un gruppo di imprenditori con l’obiettivo di rafforzare l’immagine l’eccellenza dell’Italia nel mondo.

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Luisa Todini, Presidente del Comitato Leonardo, ha dichiarato che il Comitato ha voluto premiare le aziende accomunate dalla qualità del prodotto, dalla capacità di innovare e dalla forte presenza sui mercati internazionali. L’export si conferma un asset strategico per l’economia italiana, i dati nel 2016 dimostrano che la richiesta di Made in Italy continua ad essere supportata da un tessuto industriale solido. Nel 2016 le aziende del Comitato Leonardo hanno raggiunto un fatturato di 350 miliardi di euro, con una quota di export del 54%. Secondo la Todini la strategica è generare partnership con l’Europa per cogliere le opportunità che si aprono nei grandi mercati extra-europei, come quello cinese, che si prospetta ricettivo per i brand italiani. Dall’altro il nostro paese deve favorire l’afflusso di capitali stranieri con l’intento di creare sviluppo e occupazione.

Per Michele Scannavini, Presidente dell’Agenzia ICE, “Il Made in Italy” è un brand dai forti contenuti. La qualità delle lavorazioni, l’innovazione contenuta nei prodotti costituiscono un punto di riferimento nel mondo per numerosi settori merceologici. Il valore delle esportazioni nel 2016 ha toccato un record storico, frutto di un mix di ingredienti, competitività, creatività, flessibilità e capacità di adattamento degli imprenditori, unite ad una grande determinazione. Vincenzo Boccia, Presidente di Confindustria, spiega che nel mercato interno e in quello internazionale si affacciano nuovi elementi per la ripartenza. L’Italia deve essere in grado di mantenere i cervelli nel Paese, saper attrarne dall’estero una centralità nella progettazione e convergere verso una società coerente che punti ad un piano economico competitivo. Per Carlo Calenda, Ministro dello Sviluppo Economico, il “Made in Italy è sinonimo di “bello e ben fatto”. Sostiene che è l’alta qualità che contraddistingue i prodotti italiani, nasce dall’incrocio tra creatività e storia, fantasia e cura del dettaglio che rendono le imprese italiane apprezzate nel mondo. 

Il Premio Leonardo 2016 è stato consegnato a Alberto Bombassei, Presidente di Brembo, società leader nel mercato mondiale per la progettazione e produzione di sistemi frenanti ad alte prestazioni, e per l’innovazione della tecnologia degli impianti frenanti a disco. Fondatore del parco scientifico e tecnologico Kilometro Rosso, campus ispirato alla multisettorialità e all’interdisciplinarietà, valorizza il dialogo tra la cultura accademica, imprenditoriale e scientifica. Dal 2016 è Membro del Consiglio di Amministrazione di ISPI – Istituto per gli Studi di Politica Internazionale. Nel corso degli anni ha ottenuto diversi riconoscimenti, tra cui il Transatlantic Award 2014 dalla Camera di Commercio Americana in Italia; il Premio Ernst & Young “L’Imprenditore dell’Anno 2012”; il Premio “Tiepolo 2012”, assegnatogli dalla Camera di Commercio e Industria italiana per la Spagna e dalla Camera di Commercio e Industria di Madrid.

Premi Leonardo Qualità Italia 2016, sono stati assegnati a 4 eccellenze del Made in Italy in diversi settori industriali. Elica Spa leader mondiale nel mercato delle cappe da cucina. Il Gruppo Elica ha creato una piattaforma produttiva articolata in otto siti produttivi: Italia, Polonia, Messico, Germania, India e Cina. Il Gruppo Maccaferri, holding con oltre 50 stabilimenti nel mondo, è attivo nell’ingegneria ambientale, meccanica, energia, agroindustria e tabacco. Una realtà industriale attiva dal 1879, presente in tutto il mondo per offrire prodotti alle aziende operanti nei settori industriali e ai consumatori finali. Masi Agricola Spa, azienda vitivinicola della Valpolicella Classica, produttore leader di Amarone. Da oltre quarant’anni Masi ha avviato un progetto di valorizzazione delle tenute vitivinicole per dotarsi di una collezione di brand del Triveneto di grande significato e storicità, tradizione e innovazione. Masi produce cinque diversi Amaroni, nel 2015 è la prima azienda italiana produttrice di vini di qualità ad accedere al mercato del capitale quotandosi in Borsa sul mercato AIM Italia, dedicato alle piccole e medie imprese. Il Gruppo Veronesi fondato nel 1958, quarta realtà agroalimentare italiana per fatturato, è leader nella produzione di mangimi, tra i primi nell’avicolo in Europa. Nel 2015 il Gruppo ha effettuato investimenti industriali per 92 milioni di euro, finalizzati a sviluppare la capacità produttiva, migliorare i processi, rafforzare l’efficienza energetica, la sostenibilità, la qualità e la sicurezza nell’ambiente di lavoro. Nel 2015 realizza un fatturato consolidato di 2.774 milioni di euro, di cui 443 realizzati nei mercati esteri, al quale ha contribuito una forza di oltre 9.600 collaboratori puntando sull’esperienza, ma anche sulla ricerca e sulla sperimentazione di nuove tecnologie.

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Il Premio Leonardo Start up in collaborazione con il MISE e l’Agenzia ICE, è stato assegnato all’Amministratore Delegato Antonello Forgione, Fondatore della ValueBioTech Srl, una realtà ad alto tasso di innovazione. La società milanese ha ideato il Robot M.I.L.A.N.O – Minimal Invasive Light Automatic Natural Orifice, una tecnologia avanzata e brevettata, nata dall’intuizione di un chirurgo italiano, che consente di operare senza lasciare cicatrici, con un sistema avanzato di visione ad alta definizione in 3D. La tecnica consente di entrare nell’addome senza necessità di dolorose incisioni, scomponendosi e ricomponendosi automaticamente e portando con sé tutti gli strumenti che servono per l’operazione. La definizione in 3D ed il sistema di supervisione computerizzato, garantiscono di non ledere accidentalmente strutture vitali a beneficio della sicurezza del paziente. Il prototipo del M.I.L.A.N.O robot, subirà ulteriori sviluppi per poter rispondere alle necessità del mercato nazionale ed internazionale. Con 3 brevetti depositati, ValueBioTech impiega giovani ingegneri di diverso profilo e attivato diverse collaborazioni con istituti di ricerca nazionali e piccole e medie aziende nazionali ed internazionali. La società ha stabilito una propria controllata in Israele grazie alla quale ha ricevuto un finanziamento pubblico dal Ministero della Ricerca e Sviluppo israeliano e diversi investitori internazionali hanno siglato accordi di distribuzione del prodotto in Europa, Cina e Giappone.

Il Premio Leonardo International è stato conferito a Jeffrey S. Loberbaum, Presidente di Mohawk Industries Inc, gruppo multinazionale americano leader mondiale nel flooring quotato alla Borsa di New York (NYSE). Nel 2013 ha acquisito l’azienda italiana Marazzi Group leader mondiale nel settore dei materiali per pavimenti, con un fatturato complessivo di circa 9 miliardi di dollari, stabilimenti produttivi in 15 nazioni, più di 34.000 addetti e una presenza commerciale in oltre 160 paesi nel mondo.

Leggi l’articolo completo sulla testata giornalistica nazionale “Donna In Affari”. Giornale online incentrato sui temi del lavoro, della formazione e dell’imprenditoria femminile. 

Cristina Montagni

Domiciliarità, Residenzialità e Invecchiamento attivo

Come cambia l’assistenza agli anziani in Italia, fotografia di un Paese in difficoltà per scarse risorse e inesistenti aiuti alle famiglie

A Roma presso la sala Aldo Moro di Montecitorio, è stata presentata la ricerca “Domiciliarità e Residenzialità per l’invecchiamento attivo” realizzata per Auser (Associazione per l’invecchiamento attivo) da Claudio Falasca. Il Presidente Nazionale dell’Auser, Enzo Costa, ha esposto i punti salienti del rapporto che ridefiniscono il programma delle politiche sociali nei prossimi quattro anni. Dallo studio emerge l’attuale cambiamento demografico della popolazione, i bisogni delle famiglie ma anche la carenza dei servizi in favore degli anziani nel nostro Paese. Non mancano proposte a contrasto dell’invecchiamento attivo per garantire un sistema di cura efficace per gli anziani di oggi e quelli di domani. Anziani che nel 2050 costituiranno il 30% dell’intera popolazione.

L’Italia è il Paese europeo con il più alto tasso di vecchiaia rispetto alla media UE del 18,5%. L’ONU Italia, nell’annuale rapporto, colloca la nostra nazione al 37esimo posto per qualità della vita degli anziani (dato 2015). Nonostante la perdita di dieci posizioni negli ultimi quattro anni, le istituzioni continuano a disinvestire nelle infrastrutture sociali tanto che in Italia abbiamo un modello assistenziale fragile per via delle scarse risorse impiegate nei servizi sociali.
Per rendere il modello assistenziale più forte sono tre gli strumenti suggeriti dal rapporto: domiciliarità, residenzialità e invecchiamento attivo. Temi da affrontare per rimediare all’assenza di politiche attive in grado di garantire una qualità della vita dignitosa nell’ultimo arco della vita delle persone. 

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In Italia, sono 3milioni gli anziani che hanno superato la soglia degli 80 anni, il 21,4% ha più di 65 anni, rispetto a una media UE del 18,5% (dati Eurostat). Nel 2050 l’ISTAT stima una popolazione anziana del 34,3% e Claudio Falasca, curatore dell’indagine, sottolinea che l’attuale modello assistenziale è caratterizzato da due linee di intervento: la domiciliarità e la residenzialità. Alla domiciliarità ricorrono 2,5 milioni di anziani, mentre nelle strutture di cura trovano assistenza poco più di 278.000 anziani (dati 2013).

L’ADI – assistenza domiciliare integrata – è presente solo nel 41% dei Comuni Italiani e decresce progressivamente di un punto percentuale all’anno. Se si disaggrega il dato e si rapporta alle isole, l’ADI rappresenta solo il 10,8% e ciò mostra un Paese profondamente spaccato, tra Nord e Sud e tra piccoli e grandi Comuni.
Un fenomeno non trascurabile è quello delle badanti regolarizzate – quelle provviste di un regolare contratto di lavoro – che secondo l’Inps ammontano a 375mila mentre il Censis ne stima oltre un milione e mezzo. A fronte di questo gap numerico, è lecito chiedersi chi sono queste persone e quali qualifiche possiedono.
Per la domiciliarità, l’82% degli anziani possiede una casa di proprietà, il 55% delle abitazioni degli anziani ha più di 50 anni e il 75% delle abitazioni non ha l’ascensore. Si tratta dunque di luoghi inadatti ad affrontare la vecchiaia serenamente.

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La spesa per i servizi sociali, dal 2009 al 2013, è diminuita del 7,9%, e Il Fondo Nazionale per le Politiche Sociali, principale canale di finanziamento, con i continui tagli – del 30-40% all’anno – è stato fortemente ridimensionato dalle leggi finanziarie per raggiungere nel 2012 un valore solo simbolico.

La Ragioneria Generale dello Stato valuta che la spesa per l’assistenza di lunga durata passerà dall’1,9% del PIL nel 2015 al 3,2% del PIL nel 2060.
Oggi, per la prima volta nella storia del Paese, la copertura dei servizi e degli interventi per anziani non autosufficienti presenta tutti valori negativi: diminuiscono gli anziani presi in carico nei servizi; gli utenti ospiti di strutture residenziali fra il 2009 e il 2013 sono diminuiti del 9,1%; quelli che hanno l’indennità di accompagnamento sono scesi dal 12,6% del 2011 al 12,0 del 2013. La spesa destinata ai servizi sociali per anziani di regioni e comuni dal 2009 al 2013 è diminuita del 7,9%. Sono oltre 561mila le famiglie che per pagare l’assistenza ad una persona non autosufficiente hanno utilizzato i propri risparmi, venduto l’abitazione o si sono indebitati (dati CENSIS). 

Leggi l’articolo completo sulla rivista nazionale di impresa, formazione ed imprenditoria in “DONNA IN AFFARI

Cristina Montagni

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La Trasparenza per modernizzare il WELFARE

La forza della trasparenza per il welfare italiano, è l’ultimo rapporto presentato il 10 novembre 2016 presso il CENSIS. Il seminario, realizzato in collaborazione con il Forum Ania-Consumatori, mette in luce come gli italiani considerano essenziale il welfare per la coesione sociale e lo sviluppo. La crisi economica del paese ha modificato nel tempo lo scenario e cambiato la percezione dei cittadini riguardo a determinati aspetti della spesa sociale. Il welfare oggi non rappresenta più una fonte di rassicurazione e di riduzione delle disuguaglianze sociali. Gli sprechi e la corruzione sono sempre meno accettati dagli italiani perché dovrebbero garantire il massimo della trasparenza nell’utilizzo delle risorse. Tra i cittadini prevale l’opinione che in passato il welfare sia stato troppo generoso e questo rappresenta una delle cause della crisi. A dichiararlo è il 50,6% della popolazione italiana, mentre il 58% dei cittadini è convinto che molti dei tagli operati dal sistema welfare siano stati necessari perché hanno colpito sprechi e inefficienze. I dati dell’indagine sono chiari: il 71,4% degli italiani ritiene che vi siano troppi sprechi nella sanità e il 71,3% pensa che gli sprechi risiedano nell’assistenza sociale come ad esempio le pensioni d’invalidità ingiustificate.

Nel rapporto si traccia un quadro in cui i cittadini «si arrangiano» ricorrendo a conoscenze, amicizie, raccomandazioni oppure facendo regali o pagando. Lo scenario mette in luce un sistema opaco che favorisce comportamenti opportunistici e un uso inappropriato delle risorse. Per questo la maggioranza degli italiani sostiene che è necessaria una maggiore trasparenza nel welfare: l’81,5% dei cittadini valuta positivamente la possibilità di avere una comunicazione trasparente dei costi delle proprie prestazioni sanitarie.

Trasparenza significa chiarezza nei costi, nei ruoli e soprattutto nelle aspettative

Il welfare è un patto sociale tra cittadini finalizzati a proteggere il proprio benessere e a tutelare il futuro proprio e anche dei figli. A dirlo è Pier Ugo Andreini – Presidente del Forum Ania-Consumatori. Come tutti i patti, il principio di trasparenza nelle informazioni e di eticità nei comportamenti è fondamentale per il suo buon funzionamento. Assicuratori e Consumatori del Forum auspicano un effettivo impegno delle istituzioni a fornire alle cittadine informazioni tempestive, complete, semplici e trasparenti in materia di welfare, dalla previdenza delle pensioni. Giuseppe De Rita, Presidente del Censis sostiene che il welfare italiano è sempre stato una piattaforma di sicurezza per le famiglie, garantendo le spalle coperte. Se le famiglie richiedono risposte mirate e quotidiane ai bisogni sociali, è importante metterle nelle condizioni di capire dove e in che modo, con quali risorse, possono sostenerle.

I risultati della ricerca «La forza della trasparenza per il welfare italiano» realizzata dal Censis per il Forum Ania-Consumatori, sono stati presentati a Roma da Francesco Maietta, Responsabile dell’Area Politiche sociali del Censis, da Giacomo Carbonari, Segretario Generale del Forum Ania-Consumatori, Luigi Di Falco, Responsabile Vita e Welfare di Ania, Antonio Longo, Presidente del Movimento Difesa del Cittadino. Le conclusioni affidate a Pier Ugo Andreini, Presidente del Forum Ania-Consumatori, e Giuseppe De Rita, Presidente del Censis.

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Mediazione e Disintermediazione Digitale. I Media tra élite e popolo

Il 13° Rapporto Censis sulla comunicazione: “I Media tra Elite e Popolo” è uno studio ricco di dati e valutazioni sul cambiamento dei consumi mediatici degli italiani che indica anche come il ruolo dei media nei confronti della nostra società e del nostro Paese si stia modificando. Dai dati emerge una rapida diffusione dei social network e delle piattaforme di comunicazione, con Whatsapp che è diventata l’App più diffusa (61,3%), seguita da Facebook (56,2%), Youtube (46,8%), con picchi che sfiorano il 90% tra i giovani. Un boom dei consumi tecnologici che anche negli anni della crisi tocca un picco del +190%. In generale la penetrazione di internet da parte degli utenti italiani nell’ultimo anno raggiunge il record del 73,7% con punte del 96% da parte dei giovani under 30, mentre è ferma al 31,3% tra gli over 65.img_20160928_115504 Negli anni della crisi, dove la diminuzione delle disponibilità finanziarie ha costretto molti italiani a tagliare tutto, i digital media hanno aumentato il loro potere di disintermediazione a favore di un cospicuo risparmio nel bilancio familiare. In generale negli ultimi tre anni gli utenti dei social network sono passati dal 49% al 65% della popolazione, con una trasformazione nel modo d’informarsi che passa da un modello tele-centrico a una concezione ego-centrica.

Leggi l’articolo completo il 13° Rapporto Censis sulla comunicazione: “I Media tra Elite e Popolo” sulla rivista nazionale di impresa, formazione ed imprenditoria “Donna in Affari”.

Cristina Montagni