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Due paesi su tre donne e bambini esclusi da una vita dignitosa. WeWorld 2020 analizza 172 Paesi nel mondo compresa l’Italia

In 110 Paesi del mondo su 172 donne e bambini sono ad esclusione sociale. La pandemia da Covid-19 ha ridotto drasticamente i diritti fondamentali di donne e bambini nel mondo generando un impatto negativo sull’accesso all’istruzione in tutti i Paesi.

Questi alcuni dei temi affrontati in occasione del convegno svolto il 18 novembre a Milano da WeWorld dove è stato presentato il rapporto WeWorld Index 2020. Al dibattito hanno preso parte Marco Chiesara, presidente di WeWorld, Mathieu Brossard, responsabile educazione dell’ufficio di ricerca Unicef-Innocenti, Tiziana Clerico, coordinatore in Libia del settore protezione UNHCR, Refaat Sabbah, presidente della Global Campaign for Education di Ramallah ed Emanuela Del Re, vice ministra agli Affari Esteri e cooperazione internazionale di Roma.

Risultati della decima edizione del rapporto WeWorld

Il rapporto annuale WeWorld ha valutato il livello di inclusione di donne e bambini in 172 Paesi nel mondo utilizzando 34 indicatori con lo scopo di difendere i diritti di donne e bambini in 27 paesi compresa l’Italia. La decima edizione descrive il mondo ai tempi del Covid-19 con l’aggiunta di 3 nuovi indicatori che misurano l’impatto sulla salute, educazione ed economia. Dal rapporto emerge che 2 paesi su 3 non riesce a garantire una vita dignitosa alle fasce più deboli e, in questo contesto, prolifica violenza, minor accesso all’istruzione, scarso accesso alle cure mediche e mancanza di un ambiente sano in cui crescere. Stando ai dati 2020, sono aumentati del 5% i paesi con bassi livelli di inclusione, ciò significa che se il ritmo rimane costante entro il 2030 si potrebbero aggiungere altri 26 paesi non in grado di assicurare l’inclusione per donne e bambini. “Nel lungo periodo l’impatto della pandemia sarà più forte nei paesi con economie a basso reddito che rischiano di ampliare le condizioni già instabili per l’inclusione di donne e bambini”, ha detto Marco Chiesara, presidente di WeWorld. Ha aggiunto che l’impatto del Covid – come moltiplicatore di disuguaglianze – è presente in molti settori, basti pensare che con l’introduzione dello smart working e la didattica a distanza, solo il 55% delle famiglie ha avuto accesso ad una connessione internet. A questo occorre aggiungere altri 11 milioni di bambine che dopo la crisi Covid non rientreranno più a scuola, mettendole a rischio di gravidanza precoce, abusi e matrimonio forzato. Il rapporto stima inoltre che a fine 2020 si aggiungeranno altri 117 milioni di bambini che vivranno in condizioni di povertà estrema, senza contare che UN Women ha denunciato che 243 milioni di donne nel mondo sono state vittime di violenza fisica e/o sessuale negli ultimi mesi.

L’Italia per WeWord

In Italia circa il 70% dei giovani con cui WeWorld lavora nelle periferie non ha né pc/tablet né una connessione internet a casa. Per garantire supporto a questi giovani, l’organizzazione ha utilizzato altre forme di supporto digitale (WhatsApp, telefonate), attivato una linea telefonica di supporto per bambini e famiglie e continuato a coinvolgere tutti gli educatori (insegnanti, genitori, etc.). A tale proposito dobbiamo dire che la posizione italiana è peggiorata dal primo anno di pubblicazione del WeWorld Index, regredendo di 11 posizioni, in particolare per quanto riguarda la condizione dei bambini il cui capitale economico e educativo si è deteriorato a causa della pandemia. Inoltre, la condizione delle donne ha dato segni preoccupanti per quanto riguarda occupazione e reddito.

Educazione in Italia e rischi di disoccupazione femminile

Nel nostro paese la spesa per l’educazione è tra le più basse in Europa. Secondo WeWorld siamo al 92esimo posto su 137 paesi e si colloca alla 52 esima posizione su 149 paesi per tassi d’iscrizione alla primaria anche per la carenza di asili nido. La mancata inclusione dei bambini si riflette sulle donne e sulla possibilità di rimanere sul mercato del lavoro. Secondo gli ultimi dati Istat, circa il 20% delle madri interrompe il lavoro per sostenere i figli e con l’arrivo della didattica a distanza si corre il rischio di andare incontro ad un inasprimento delle condizioni di disuguaglianza preesistenti: in Italia il 23,9% delle famiglie non ha internet e il 12,3% dei bambini tra i 6 e i 17 anni non ha computer o tablet a casa. L’Italia registra poi tassi di disoccupazione elevati (136ª posizione su 176 paesi) mentre performance migliori si registrano per la salute (il tasso di mortalità infantile si attesta al 3 per 1000, 12ª su 176 paesi). Le diseguaglianze aumentano se si passa anche alla dimensione economica, qui il nostro paese è posizionato alla 131ª posizione su 175 per tassi di disoccupazione femminile ed è al 91º posto su 145 per differenziali di reddito rispetto agli uomini. Ciò si traduce in un divario salariale, dove l’Italia si colloca al 76esimo posto su 153 Paesi.

Del Re. Con pandemia necessarie azioni globali per proteggere donne e bambini

La vice ministra degli esteri, Emanuela del Re ha ribadito che la mancanza di accesso all’istruzione colpisce di più le ragazze adolescenti, ma in generale la pandemia ha contribuito ad avere un effetto devastante sulle donne – non solo nei paesi in via di sviluppo – per il grave incremento dei casi di violenza domestica. La Del Re ha assicurato che la Cooperazione italiana è impegnata ad incrementare gli sforzi per prevenire e proteggere le donne e le ragazze da tutte le forme di discriminazione e violenza e proteggere i diritti delle donne, dei bambini e dei gruppi vulnerabili, contribuendo a garantire la loro sicurezza, salute fisica e mentale, benessere, sicurezza economica e uguaglianza. “Il contesto attuale presenta sfide pressanti”, ha concluso la Del Re. “Sono necessarie azioni a livello globale per proteggere questi gruppi, impedire che la crisi sanitaria si trasformi in una crisi dell’istruzione e di genere, e costruire un modello di sviluppo sostenibile, consentendo ai bambini, ai giovani e alle donne di affrontare il mondo di domani nelle loro migliori condizioni”.

Cristina Montagni

La crisi dell’occupazione femminile e gli effetti prodotti dal Covid-19

I dati divulgati a settembre dall’Istat confermano la paura diffusa fin dalle prime settimane dell’emergenza Covid-19 e cioè che, con la crisi, a rimetterci, sarebbero state soprattutto le donne

Ancora una volta le donne sono le più penalizzate durante la pandemia. Gli effetti prodotti dal Covid-19 sul mercato del lavoro registra tra il secondo trimestre 2019 e lo stesso periodo del 2020, 470 mila occupate in meno, un calo del 4,7%. Su 100 posti di lavoro perduti, 841 mila in totale, quelli riguardati la componente femminile rappresentano il 55,9%, mentre quella maschile ha mostrato una tenuta registrando una diminuzione del 2,7% (371 mila occupati). È quanto emerge dall’ultimo focus della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, che vede nelle donne una preziosa risorsa per l’intera tenuta del sistema Italia. La Fondazione lancia un allarme per l’occupazione femminile soprattutto a fronte della nuova ondata di contagi e delle chiusure territoriali che potrebbero portare altre donne ad abbandonare definitivamente il proprio lavoro.

Contrazione settoriale del lavoro femminile

La maggiore contrazione del lavoro femminile si registra nell’occupazione a tempo determinato (-327 mila lavoratrici, un calo del 22,7%), nel lavoro autonomo (- 5,1%), nel part-time (-7,4%) e nel settore dei servizi, soprattutto ricettivi e ristorativi dove le donne rappresentano il 50,6% del totale e assistenza domestica, qui la componente femminile rappresentata l’88,1%.

Esperienza delle donne durante il lockdown e l’home working

Durante il lockdown primaverile le donne hanno gestito un carico di lavoro senza precedenti. Da un lato, sono state impegnate più degli uomini nell’attività lavorativa (il 74% ha continuato a lavorare rispetto al 66% degli uomini), garantendo i servizi essenziali in settori a forte vocazione femminile: scuola, sanità, pubblica amministrazione. Dall’altro con la chiusura delle scuole, hanno garantito la presenza al lavoro e accompagnato i figli nella didattica a distanza, con un livello di stress elevato per circa 3 milioni di lavoratrici con un figlio a carico con meno di 15 anni (30% delle occupate). In aggiunta l’home working – unito alla scarsa flessibilità organizzativa di molte realtà lavorative e alla difficile conciliazione vita-lavoro – ha acuito il malessere del genere femminile. Occorre rammentare che nell’ultimo anno la tendenza ad allontanarsi dal lavoro è cresciuto sensibilmente, facendo registrare tra giugno 2019 e 2020 un incremento di 707 mila inattive (+8,5%), soprattutto nelle fasce giovanili.

Le donne e il loro contributo all’occupazione qualificata

Il presidente della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro Rosario De Luca, ha dichiarato che il 54% delle professioni intellettuali è donna. “Per questo è necessario attuare un mix di politiche, dal potenziamento dell’offerta e dell’accessibilità dei servizi che favoriscono la conciliazione vita-lavoro, a percorsi formativi spendibili nel mercato del lavoro che sostengano l’occupabilità delle donne, arginando il rischio che possano chiamarsi fuori dal circuito lavorativo”. L’innovazione dell’organizzazione del lavoro rappresenta un obiettivo prioritario per consentire un adeguato ricorso allo smart working in questa seconda fase critica della pandemia. È necessario quindi incrementare la qualità del lavoro, dotare le aziende di strumenti in grado di valorizzare il lavoro da casa senza che diventi lavoro di serie b, sostenere la fiducia femminile nelle proprie risorse e potenzialità per aiutare le donne in una fase di passaggio epocale rischiosa, ma al tempo stesso ricca di nuove sfide e opportunità. La crisi sanitaria – ha concluso – può essere un’opportunità per molte aziende per rivedere i modelli organizzativi e renderli più flessibili alle esigenze delle donne, così da poter superare quelle contraddizioni che caratterizzano il lavoro femminile nel nostro Paese”. 

Cristina Montagni

Gli italiani e la tenuta psicologica per un nuovo lockdown

Metà degli italiani sarebbe disposta ad accettare nuove chiusure nella seconda ondata dell’epidemia perché la convinzione è che presto arriverà un vaccino.

Un sentimento molto sentito dalla popolazione del Sud (il 55,2% rispetto alla media nazionale del 49,7%) e dagli anziani (53,5%). La soglia psicologica degli italiani all’indomani delle nuove restrizioni sarebbe fissata con le feste di Natale. Queste le durissime ipotesi presentate il 27 ottobre durante la presentazione del Rapporto Censis-Confimprese “Il valore sociale dei consumi”.

Conseguenze del crollo dei consumi

Il rapporto ipotizza che a fine anno – a causa della seconda ondata di restrizioni e in aggiunta al primo lockdown – si potrebbe verificare un crollo dei consumi pari a 229 miliardi di euro (-19,5% in termini reali in un anno), a cui si assocerebbe un taglio di posti di lavoro di almeno 5 milioni di unità. Questo scenario travolgerebbe l’Italia in tutti i comparti produttivi e il mercato delle vendite al dettaglio subirà una sforbiciata di 95 miliardi di euro di fatturato (-21,6%) con una perdita di 700 mila posti di lavoro a cui si aggiungono le mancate spese per le feste di Natale che farebbero crollare i consumi per oltre 25 miliardi di euro.

Se manca la volontà di resistere

Nella prima fase dell’epidemia quasi 4 milioni di famiglie hanno chiesto prestiti e aiuti da parte di familiari e amici, soprattutto le famiglie con redditi bassi (25%). Paura e incertezza colpiscono soprattutto le persone con bassi redditi, 60,3% (contro il 37,2% della classe media) tagliando sui consumi per risparmiare soldi da utilizzare in caso di necessità. Il 43,3% degli intervistati pensa che per garantire un giusto equilibrio tra tutela della salute e difesa dell’economia bisognerebbe differenziare il rischio di contagio in base alla pericolosità dei territori, chiudendo quelli più a rischio e lasciando una maggiore apertura agli altri.

Se crollano i consumi svanisce il nostro modello di vita

Se i consumi crollano, la nostra vita cambia in peggio. Infatti, per il 57,1% degli italiani il benessere è sinonimo di libertà nell’acquistare beni e servizi che desiderano. Per gli italiani (79,4%) gli acquisti riflettono la propria identità e i propri valori e per il 70,3% i consumi sono alla base della libertà personale, perché comprare le cose desiderate riflette una parte importante dell’autonomia individuale.

Come sono cambiati i comportamenti dei consumatori

Durante l’emergenza gli italiani hanno modificato i comportamenti di consumo diventando più sfuggenti e infedeli. 18 milioni di persone hanno cambiato negozi o brand di riferimento modificando spesso i criteri di scelta dei luoghi di acquisto. Dall’inizio dell’emergenza sanitaria 13 milioni di italiani hanno sostituito i negozi in cui di solito effettuano gli acquisti alimentari: il 42,7% ha acquistato prodotti online che prima comprava nei negozi e, ciò vale soprattutto per i giovani (52,2%) e i laureati (47,4%).

Il futuro è già cambiato e dopo il Covid-19 il 38% degli italiani non tornerà più alle vecchie abitudini di consumo!!!

Cristina Montagni

Decreto Ristori. Aiuti economici contro la seconda ondata del Covid19

Il Consiglio dei ministri, sotto la presidenza del Presidente Giuseppe Conte, il 27 ottobre 2020 ha firmato il provvedimento DECRETO RISTORI che definisce gli aiuti a tutela della salute dei cittadini italiani e in generale alle categorie fortemente penalizzate dall’attuale situazione. Il ristoro prevede lavoratori, imprese, giustizia e sicurezza colpiti dalla seconda ondata da COVID-19

Il decreto ristori mette in campo uno stanziamento di 5,4 miliardi di euro in termini di indebitamento netto e 6,2 miliardi in termini di saldo destinati a ristorare le attività economiche interessate – direttamente o indirettamente – dalle restrizioni disposte a tutela della salute, nonché al sostegno dei lavoratori in esse impiegati.

Principali misure in vigore dal 29 ottobre

1. Contributi a fondo perduto

Le imprese dei settori oggetto delle nuove restrizioni riceveranno contributi a fondo perduto con la stessa procedura già utilizzata dall’Agenzia delle entrate in relazione ai contributi previsti dal decreto “Rilancio” (decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34). La platea dei beneficiari includerà anche le imprese con fatturato maggiore di 5 milioni di euro (con un ristoro pari al 10 per cento del calo del fatturato). Potranno presentare la domanda anche le attività che non hanno usufruito dei precedenti contributi, mentre è prevista l’erogazione automatica sul conto corrente, entro il 15 novembre, per chi aveva già fatto domanda in precedenza. L’importo del beneficio varierà dal 100 per cento al 400 per cento di quanto previsto in precedenza, in funzione del settore di attività dell’esercizio.

2. Proroga della cassa integrazione

Con un intervento da 1,6 miliardi vengono disposte ulteriori 6 settimane di Cassa integrazione ordinaria, in deroga e di assegno ordinario legate all’emergenza COVID-19, da usufruire tra il 16 novembre 2019 e il 31 gennaio 2021 da parte delle imprese che hanno esaurito le precedenti settimane di Cassa integrazione e da parte di quelle soggette a chiusura o limitazione delle attività economiche. È prevista un’aliquota contributiva addizionale differenziata sulla base della riduzione di fatturato. La Cassa è gratuita per i datori di lavoro che hanno subito una riduzione di fatturato pari o superiore al 20%, per chi ha avviato l’attività dopo il 1° gennaio 2019 e per le imprese interessate dalle restrizioni.

3. Esonero dal versamento dei contributi previdenziali

Viene riconosciuto un esonero dal versamento dei contributi previdenziali ai datori di lavoro (con esclusione del settore agricolo) che hanno sospeso o ridotto l’attività a causa dell’emergenza COVID, per un periodo massimo di 4 mesi, fruibili entro il 31 maggio 2021. L’esonero è determinato in base alla perdita di fatturato ed è pari:

1) al 50% dei contributi previdenziali per i datori di lavoro che hanno subito una riduzione del fatturato inferiore al 20%;

2) al 100% dei contributi previdenziali per i datori che hanno subito una riduzione del fatturato pari o superiore al 20%. 

4. Credito d’imposta sugli affitti

Il credito d’imposta sugli affitti viene esteso ai mesi di ottobre, novembre e dicembre ed allargato alle imprese con ricavi superiori ai 5 milioni di euro che abbiano subito un calo del fatturato del 50%. Il credito è cedibile al proprietario dell’immobile locato.

5. Cancellazione della seconda rata IMU

La seconda rata dell’IMU 2020 relativa agli immobili e alle pertinenze in cui si svolgono le loro attività è cancellata per le categorie interessate dalle restrizioni.

6. Misure per i lavoratori dello spettacolo e del turismo

Sono previste:

  • una indennità di 1.000 euro per tutti i lavoratori autonomi e intermittenti dello spettacolo;
  • la proroga della cassa integrazione e indennità speciali per il settore del turismo.

7. Fondi di sostegno per alcuni dei settori più colpiti

È stanziato complessivamente 1 miliardo per il sostegno nei confronti di alcuni settori colpiti:

  • 400 milioni per agenzie di viaggio e tour operator;
  • 100 milioni per editoria, fiere e congressi;
  • 100 milioni di euro per il sostegno al settore alberghiero e termale;
  • 400 milioni di euro per il sostegno all’export e alle fiere internazionali.

8. Reddito di emergenza

A coloro che ne avevano già diritto e a chi nel mese di settembre ha avuto un reddito familiare inferiore all’importo del beneficio verranno erogate due mensilità del Reddito di emergenza.

9. Indennità da 800 euro per i lavoratori del settore sportivo

È riconosciuta un’ulteriore indennità destinata a tutti i lavoratori del settore sportivo che avevano già ricevuto le indennità previste dai decreti “Cura Italia” (decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18) e “Rilancio” (decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34). L’importo va da 600 a 800 euro.

10. Sostegno allo sport dilettantistico

Per far fronte alle difficoltà delle associazioni e società sportive dilettantistiche viene istituito un Fondo le cui risorse verranno assegnate al Dipartimento per lo sport. Il Fondo viene finanziato per 50 milioni di euro per il 2020 per l’adozione di misure di sostegno e ripresa delle associazioni e società sportive dilettantistiche che hanno cessato o ridotto la propria attività, tenendo conto del servizio di interesse generale che queste associazioni svolgono, soprattutto per le comunità locali e i giovani.

11. Contributo a fondo perduto per le filiere di agricoltura e pesca

Viene istituito un fondo da 100 milioni di euro per sostenere le imprese delle filiere agricole, della pesca e dell’acquacoltura interessate dalle misure restrittive. Il sostegno viene effettuato attraverso la concessione di contributi a fondo perduto a chi ha avviato l’attività dopo il 1° gennaio 2019 e a chi ha subito un calo di fatturato superiore al 25% nel novembre 2020 rispetto al novembre 2019.

12. Salute e sicurezza

È previsto un pacchetto di interventi per rafforzare la risposta sanitaria del nostro Paese nei confronti dell’emergenza Coronavirus. Tra questi:

  • stanziamento dei fondi necessari per la somministrazione di 2 milioni di tamponi rapidi presso i medici di famiglia;
  • istituzione presso il Ministero della salute del Servizio nazionale di risposta telefonica per la sorveglianza sanitaria e le attività di contact tracing.

13. Giustizia

Il decreto prevede specifiche misure per il settore giustizia. Le nuove disposizioni riguardano:

  • l’utilizzo di collegamenti da remoto per specifiche attività legate alle indagini preliminari e, in ambito sia civile che penale, alle udienze;
  • per la semplificazione del deposito di atti, documenti e istanze.

Cristina Montagni

Intervista a David Lazzari, Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi

David Lazzari - Pres. Ordine Nazionale Psicologi
Il presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (Cnop) in questa mia intervista commenta quanto la crisi generata dal Covid-19 può considerarsi una “emergenza psicologica” che ha messo a dura prova gli italiani, costretti in casa da settimane, con gravi ripercussioni da un punto di vista psicologico.

I decessi da Covid-19 in Italia hanno toccato la soglia 34.800. La popolazione anziana risulta la più colpita da questo virus, una cicatrice che potrebbe segnare la generazione tra i 30 e i 50 anni per il dolore e la perdita di un caro a cui si aggiunge l’ansia del futuro. Non crede che in futuro si potrebbe prospettare uno scenario angoscioso per un aumento dell’indice dei suicidi?

Il disagio psicologico è cresciuto molto in queste settimane e ci attendiamo un lungo strascico di problemi da fronteggiare. Temo che registreremo una crescita del numero dei suicidi, alcuni correlati al covid-19 si sono già verificati. Si sono registrati tra gli infermieri in prima linea negli ospedali, altri casi ci sono stati tra i cittadini costretti in casa e in particolare tra gli imprenditori. Purtroppo, il benessere psicofisico degli italiani è crollato. I suicidi rappresentano le manifestazioni più eclatanti e dolorose di questo malessere diffuso.

Nel corso di un’emergenza, è normale sentirsi tristi, confusi, spaventati o arrabbiati? Quali consigli darebbe per affrontare con serenità questi malesseri e in quanto tempo potrebbero essere superati?

Nel corso di un’emergenza sanitaria come questa è normale registrare un incremento delle problematiche psicologiche. Paura del contagio, stravolgimento delle abitudini, preoccupazioni per le prospettive sociali ed economiche sono tutti fattori che determinano una pressione. Poi c’è chi regge meglio lo stress e chi, magari già con una serie di problematiche, va incontro a un disagio maggiore. Chi stava male prima, infatti, ora nella stragrande maggioranza dei casi sta peggio.

Per una sana gestione psicologica dell’epidemia è verosimile tracciare un vademecum per dominare la paura e trasformarla in risorsa?

Come Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi abbiamo fatto una vasta azione di divulgazione e sensibilizzazione. Abbiamo anche elaborato e messo a disposizione un vademecum sul nostro sito psy.it. La ‘paura’ è un sentimento complesso e ambivalente che ha anche un risvolto per certi versi positivo quando ci spinge ad atteggiamenti prudenti e responsabili verso un rischio concreto o ipotetico. Altra cosa è vivere una situazione di malessere o rimanere ‘paralizzati’ di fronte al terrore di qualcosa.

Durante l’emergenza sanitaria le donne sono più esposte al pericolo della violenza domestica. Quali sono i servizi messi a disposizione sul territorio dai vostri professionisti per tutelare l’universo femminile a rischio per l’impossibilità di chiedere un aiuto esterno?

Le donne e i giovani ritengono più degli altri che serva uno psicologo per superare questa fase. A questo proposito, va sottolineato con forza che nessuno è solo davanti al disagio psicologico. Chiedere aiuto è sempre possibile – e io aggiungo necessario – per non sottovalutare i problemi e vederli peggiorare nel tempo. Il distanziamento sociale non blocca l’attività di sostegno. Gli studi sono rimasti aperti. Inoltre, ci sono migliaia di psicologi liberi professionisti che si sono messi a disposizione per attività a distanza. Basta utilizzare il sito psy.it per trovare uno psicologo e avviare un percorso di sostegno.

Un’indagine dell’università dell’Aquila e Tor Vergata di Roma, ha rivelato che l’isolamento, la paura del contagio, la perdita del lavoro, sta producendo sulla psiche stress psicologici e depressione tra le donne e nelle fasce più giovani della popolazione. Quali sono gli strumenti per combattere tali disagi?

Bisogna ascoltarsi per capire il nostro livello di benessere. Si deve essere disponibili a ricevere aiuto da un professionista qualora se ne senta la necessità senza nascondere i problemi. Si deve aiutare chi è vicino a noi. Insomma, non ci si deve chiudere in sé stessi.

I bambini, rispetto agli adulti, rispondono in modo diverso allo stress? Quali suggerimenti potremmo dare ai genitori per prevenire stati di panico e paura?

Non riescono a razionalizzare la situazione come un adulto e tendono a tenersi dentro i problemi. Da parte dei genitori ci vuole una costante attenzione e una grande vicinanza per far sentire l’amore di cui hanno bisogno. Per i più piccoli è fondamentale sentirsi centrali e considerati.

Al Covid-19 si possono collegare episodi di stigmatizzazione sociale e discriminazione, soprattutto nei confronti di coloro che sono stati contagiati e dei loro familiari. Secondo lei è necessario intervenire in modo mirato per promuovere l’integrazione delle persone colpite dal virus?

Questo è un serio problema che va affrontato in primo luogo con l’educazione. Chi si è ammalato non lo ha fatto per imperizia o negligenza ma per le caratteristiche di un virus molto pericoloso e contagioso.

La pandemia si è diffusa in molti paesi e in diversi contesti. Esiste un solo e unico approccio per far fronte ai bisogni psicosociali e di salute mentale della popolazione?

Ogni singolo individuo ha bisogno di un sostegno e di un percorso su misura. Non si possono generalizzare i casi su base sociale o geografica.

Pensa sia necessario tutelare la salute ed il benessere mentale degli operatori sanitari al termine dell’emergenza sanitaria?

Paura del contagio, turni durissimi, strumentazioni insufficienti, procedure snervanti, riposi inadeguati, preoccupazione di portare il virus a casa in famiglia sono tutti fattori di forte stress. Per questo, è fondamentale fin da ora, in queste settimane di lotta durissima nelle corsie degli ospedali, sostenere gli operatori sanitari. Le indagini condotte a livello internazionale indicano un’incidenza altissima di problematiche psicologiche in questi soggetti. Garantire un supporto adeguato è il minimo che si possa fare in segno di riconoscenza per quanto stanno facendo.

Esistono servizi coordinati dalle associazioni di psichiatri e psicologi a cui le persone possono rivolgersi 24 ore su 24 con strumenti che accorciano le distanze?

Gli Psicologi hanno introdotto una straordinaria mobilitazione. Penso al numero verde dedicato del Ministero della Salute. Inoltre, come detto, oltre 10mila psicologi sono raggiungibili e consultabili a distanza, sul sito psy.it, grazie alla nostra iniziativa #psicologionline. Ci sono poi moltissime realtà territoriali che hanno realizzato attività di supporto. Infine, ci sono gli psicologi che operano all’interno del Servizio Sanitario Nazionale anche se il loro numero purtroppo è irrisorio, cronicamente insufficiente rispetto ai problemi da affrontare, ancor più ora che siamo alle prese con questa emergenza.

Conclusa la fase 1, la fase 2 si profila più difficile da percorre perché sarà necessario ri-adattarci a gestire la quotidianità con estrema cautela. L’ordine degli psicologi ha predisposto progetti di accompagnamento e presa in carico in via continuativa dei soggetti interessati?

Il 62% degli italiani pensa che avrà bisogno di un supporto psicologico per affrontare la normalità. Ci sarà molto da fare e gli psicologi faranno la loro parte. C’è stata una mobilitazione straordinaria di tutta la categoria a livello territoriale per garantire un sostegno capillare e puntuale.

Dott. David Lazzari
David Lazzari, presidente dell’Ordine degli Psicologi della Regione Umbria e del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, ex presidente della Società Italiana Psico Neuro Endocrino Immunologia, è specialista in psicosomatica ed in psicologia della salute e responsabile del servizio di psicologia dell’ospedale di Terni. Da anni si occupa di problemi legati allo stress ed è autore di numerose pubblicazioni scientifiche sul rapporto tra benessere psicologico e salute generale.
Cristina Montagni 

App Immuni. Dal 2 giugno disponibile sugli store Apple e Google

 

infografia Immuni
Dal 2 giugno è possibile scaricare in tutta Italia l’App IMMUNI, disponibile gratuitamente negli store di Apple e Google per il tracciamento dei contatti (contact tracing).

 

Il supporto tecnologico si affianca alle iniziative messe in campo dal Governo per limitare la diffusione del virus Covid-19. L’applicazione è stata sviluppata nel rispetto della normativa italiana ed europea sulla tutela della privacy, e nasce dalla collaborazione tra presidenza del Consiglio dei ministri, ministro della salute e ministro per l’innovazione tecnologica.

L’applicazione non è scaricabile via e-mail o SMS e tutte le informazioni sul funzionamento del sistema sono disponibili sul sito immuni.italia.it. Grazie all’uso della tecnologia Bluetooth Low Energy, il sistema non raccoglie dati sull’identità o la posizione dell’utente. Immuni riesce a determinare che un contatto fra due utenti è avvenuto, ma non chi siano i due utenti o dove si siano incontrati.

Come funziona

Gli utenti che decidono di scaricare l’applicazione contribuiscono a tutelare sé stessi e le persone che incontrano. L’applicazione permetterà di risalire ai contatti che possono aver esposto una persona al rischio contagio e i servizi sanitari regionali attivare gradualmente gli avvisi sull’app. Nello specifico, l’utente entrato in contatto con persone risultate positive al tampone, verrà avvisato grazie ad una notifica che arriva direttamente sul cellulare dell’interessato e ciò consentirà di rivolgersi in tempi brevi al medico di medicina generale per avere le indicazioni sui passi da compiere.

IMMUNI app

Quando le strutture sanitarie e le Asl riscontrano un nuovo caso positivo, dietro consenso del soggetto stesso gli operatori sanitari inseriscono un codice nel sistema. A questo punto il sistema invia la notifica agli utenti con i quali il caso positivo è stato a stretto contatto.

Come configurarla

L’app richiede informazioni che riguardano soltanto la regione e la provincia dove si vive. L’app non raccoglie alcun dato che consentirebbe di risalire all’identità dell’utente, bensì codici alfanumerici. Non chiede e non è in grado di ottenere il nome, cognome, data di nascita, indirizzo, numero di telefono o indirizzo e-mail. L’impiego volontario dell’applicazione ha lo scopo di aumentare la sicurezza nella fase di ripresa delle attività.

La fase sperimentale

Dopo una prima fase sperimentare che partirà l’8 giugno nelle Regioni Abruzzo, Liguria, Marche e Puglia, Immuni sarà operativa su tutto il territorio nazionale.

Cristina Montagni

Terzo rapporto Inail. Oltre 43mila le infezioni Covid di origine professionale

Infortuni Inail
Il terzo rapporto Inail (Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro) pubblicato il 15 maggio, dimostra che i contagi da coronavirus di origine professionale tra fine febbraio e 15 maggio sono più di 43mila, 6 mila in più rispetto ai 37mila rispetto alla rilevazione del 4 maggio.
terzo-rapporto-inail.jpg

I casi mortali sono stati 171 (+42) e la metà riguarda il personale sanitario e socio-assistenziale, tecnici della salute, dove tra le categorie più colpite spiccano i medici al primo posto. Le statistiche riportate hanno lo scopo di dare una conoscenza quantitativa e qualitativa del fenomeno in termini di denunce pervenute all’Istituto alla data del 15 maggio 2020 e saranno replicate con successivi aggiornamenti.

Denunce dei lavoratori suddivisi per genere ed età 

L’analisi statistica evidenzia che l’età media dei lavoratori che hanno contratto il virus, per entrambi i sessi, è di 47 anni, ma sale a 59 anni (58 per le donne e 59 per gli uomini) per i casi mortali. Nove decessi su 10, sono concentrati nelle fasce di età 50-64 anni (70,8%) e over 64 anni (19,3%). Il 71,7% dei lavoratori contagiati sono donne e il 28,3% uomini, ma il rapporto tra i generi si inverte nei casi mortali tanto che i decessi della popolazione maschile si attesta all’82,5% sul totale della rilevazione.

Casi per Genere - Infortuni Inail

Infortuni Covid Rapporto Inail

Distribuzione territoriale delle denunce nel settore della sanità e assistenza sociale

L’analisi territoriale conferma il primato negativo del Nord-Ovest, con oltre la metà delle denunce complessive (55,2%) e il 57,9% dei casi mortali. Tra le regioni, invece, più di un’infezione di origine professionale su tre (34,9%) e il 43,9% dei decessi sono avvenuti in Lombardia. Rispetto alle attività produttive, il settore della sanità e assistenza sociale, che raccoglie ospedali, case di cura e case di riposo, si registra il 72,8% delle denunce (e il 32,3% dei casi mortali), seguito da un 9,2% dell’amministrazione pubblica che comprende le attività degli organi legislativi ed esecutivi centrali e locali.

Rapporto Inail Covid Terzo Rapporto

L’analisi per professione dell’infortunato evidenzia come la metà dei decessi riguardi personale sanitario e socio-assistenziale. In dettaglio, le categorie dei tecnici della salute (il 70% sono infermieri) e dei medici sono quelle più colpite dai decessi, con il 15,5% dei casi codificati per entrambe, seguite da quelle degli operatori socio-sanitari (10,7%), dagli impiegati amministrativi con l’8,3% e degli operatori socio-assistenziali (6,0%).

Terzo rapporto infortuni Covid Inail

Cristina Montagni

Emergenza conciliazione per 3 milioni di mamme. L’affanno della fase 2

Più del 30% delle occupate lavoratrici con almeno un figlio piccolo (meno di 15 anni) avranno difficoltà a tornare al lavoro. Questa è la preoccupante fotografia che emerge per 3 milioni di mamme italiane scattata dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro.

L’opera di Bansky contro il Covid-19Mamma al tempo del Covid -19

In un momento in cui la fase di rientro al lavoro si avvia verso il completamento, si acuiscono i disagi connessi alla doppia gestione “lavoro e famiglia”. Tre milioni di donne con almeno un figlio (con meno di 15 anni), il 30% delle occupate totali (9 mln 872 mila), che rappresentano il segmento più debole nei mesi futuri, sarà fortemente penalizzato dall’emergenza Covid-19.

Semplicemente tra turnazioni degli studenti, alternanza casa-scuola e formazione a distanza, le mamme italiane dovranno gestire una quotidianità estremamente complessa. Molte di loro potranno trovarsi di fronte al duplice dilemma se continuare a lavorare oppure no. Questo scenario emerge nel nuovo report presentato dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro “Mamme e lavoro al tempo dell’emergenza Covid-19”. Dallo studio infatti emerge che in questi due mesi di sospensioni e lockdown, le donne con figli hanno lavorato molto di più dei papà. Un fattore che si collega al differente livello di occupazione tra uomini e donne nei settori industriali e nei servizi essenziali, laddove la presenza femminile risulta più bassa nei primi e più alta nei secondi.

Alcuni risultati del report

Infografia Consulenti del Lavoro

 

Su 100 occupate con un figlio con meno di 15 anni, 74 hanno lavorato senza interruzioni (contro 66 uomini nella stessa condizione), il 12,5% ha ripreso il lavoro dallo scorso 4 maggio, mentre il 13,5% dovrebbe ritornare alla propria attività entro la fine del mese. Ma ciò non è affatto scontato perché potrebbero non riuscire più a gestire la conciliazione tra lavoro e impegni familiari. Lo smart working – vero boom lavorativo in questo periodo straordinario (mia intervista su Telelavoro al Prof Domenico De Masi) – potrebbe essere di aiuto, ma qui emerge un paradosso. Le figure professionali che hanno più accesso al lavoro agile sono quelle più qualificate e più retribuite, cioè coloro che potrebbero permettersi supporti e aiuti. Mentre quelle meno qualificate sarebbero costrette a recarsi in sede per lavorare e parallelamente accudire in prima persona i figli con meno di 15 anni: parliamo di 1mln 426 mila lavoratrici (il 49% delle mamme lavoratrici), di queste 710 mila percepiscono uno stipendio che non arriva a 1.000 euro al mese. Tutti gli interventi finalizzati a sostenere la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro delle mamme lavoratrici, bonus baby-sitting o congedi parentali straordinari, possono essere uno strumento utile in una prima fase d’emergenza, ma risulta difficile da strutturare nel lungo periodo, soprattutto in termini di costi. Alla fine della fase 1, a fronte di una richiesta ampia di congedi straordinari (al 28 aprile risultavano erogate 242 mila prestazioni secondo l’ultima rilevazione Inps) le domande di bonus baby-sitting sono state contenute (pari a 94 mila), anche a causa delle difficoltà di reperire in tempi brevi una persona adatta ad accudire i figli.

“È utile prorogare gli strumenti di sostegno emergenziali già previsti per le famiglie” ha detto Rosario De Luca, presidente della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro “ma al contempo bisogna pensare ad interventi strutturali per rafforzare i servizi di assistenza per la cura dei figli. Solo così riusciremo a superare il gap italiano delle donne a lavoro che rischia di lasciare a casa molte lavoratrici mamme”. “A causa dell’emergenza sanitaria, ha concluso il presidente della fondazione “la conciliazione è fondamentale per permettere la piena partecipazione delle donne nel mondo del lavoro e in tutti i settori produttivi”. 

Mamme e lavoro al tempo del Covid

Cristina Montagni

L’ormone-sentinella? Il testosterone previene e cura il Covid-19 nel maschio

Uno studio dell’università Campus Bio-Medico di Roma e Sapienza università di Roma, pubblicato di recente nella rivista scientifica Metabolism, misurare l’ormone maschile può offrire utili informazioni per la prevenzione e il trattamento dell’infezione da coronavirus, sia nel caso lo si trovi ridotto sia nel caso in cui funzioni troppo.

Coronavirus

L’indagine ha dimostrato che il Covid-19 colpisce più gli uomini delle donne infatti si evidenzia che circa il 60% delle persone colpite dal virus è di sesso maschile e la risposta risiede in un particolare tipo di ormone: il testosterone.

Evidenze scientifiche dello studio

Paolo Pozzilli, professore di endocrinologia all’università Campus Bio-Medico di Roma ha spiegato che nell’ipotesi di lavoro è stato affrontato il problema del testosterone, l’ormone maschile per eccellenza, che può essere più basso o più alto con un ampio range di variazione nella popolazione maschile. “In particolare” dice Pozzilli “sappiamo che i livelli di testosterone diminuiscono con l’età: per cui i soggetti anziani, quelli più colpiti dal Coronavirus, sono anche quelli con un più basso livello di testosterone”.  Dall’analisi si evince anche che bassi livelli di testosterone possono causare una riduzione dell’attività dei muscoli respiratori, della loro forza complessiva e della capacità di esercizio, mentre la normale circolazione di questo ormone maschile mostra un effetto migliorativo della respirazione. Con testosterone basso nel sangue si osserva un aumento dei processi infiammatori che sono associati con un aggravamento della prognosi dell’infezione da Covid-19. “D’altro canto, un eccesso di attività androgenica potrebbe essere nociva” ha dichiarato Andrea Lenzi professore di endocrinologia della Sapienza “in quei soggetti in cui il testosterone funziona troppo, dove esiste cioè una differente capacità del suo recettore di trasmettere il proprio segnale. Proprio perché una delle proteine che serve al virus per entrare nelle cellule, denominata TMPRSS2, è molto sensibile agli androgeni, oggi vi è grande attenzione per l’azione dell’ormone maschile nei meccanismi d’ingresso del virus. Infatti, questa proteina, regolata dal testosterone e per questo già studiata nella patologia neoplastica della prostata, potrebbe in futuro diventare un possibile target terapeutico nei maschi affetti da infezione Covid-19”.

Cristina Montagni

Intervista esclusiva all’Onorevole Elisa Siragusa

La deputata Elisa Siragusa è stata eletta all’estero ed è capogruppo della Commissione Lavoro alla Camera per il Movimento 5 Stelle. Le tematiche che segue nei lavori parlamentari sono legate agli italiani all’estero ma è anche impegnata per azzerare le differenze retributive e migliorare le condizioni dei lavoratori a contratto delle sedi diplomatiche. Per quanto riguarda il decreto Cura Italia, sta lavorando sul congedo parentale, bonus baby-sitter, ecc, oggetto di discussione alla Camera.

Siragusa - M5S

 

Onorevole Elisa Siragusa

 

Abbiamo iniziato la nostra interessante intervista chiedendo alla deputata dell’attuale emergenza sanitaria che sta traumatizzando il paese e approfondire come il Ministero degli Affari Esteri sta trattando i rimpatri dei nostri connazionali all’estero. Degne di nota le sue considerazioni sulla questione “Cura Italia”, i prossimi step parlamentari, del REM (Reddito di emergenza) per accennare agli strumenti di solidarietà e flessibilità che sono allo studio della Commissione Europea.

Leggiamo cosa ci ha detto per capire quali saranno le prossime tappe post trauma coronavirus.

L’Unità di crisi della Farnesina nell’emergenza Covid-19, quali strumenti di prevenzione e sensibilizzazione ha introdotto per aiutare i nostri connazionali all’estero?

L’Unità di crisi, nella sua attività di supporto e assistenza degli italiani all’estero, è attiva ventiquattr’ore su ventiquattro, sette giorni su sette. Proprio nel mese di febbraio, la Camera dei deputati ha votato una risoluzione volta a promuovere l’utilizzo di uno strumento oggi di grande utilità: l’applicazione dell’Unità di crisi, che integra i servizi offerti dai portali viaggiaresicuri.it e dovesiamonelmondo.it. Sin dall’inizio dell’emergenza, attraverso questi strumenti, la struttura del MAECI ha reso disponibile una sezione speciale dedicata al Coronavirus, insieme a schede paese costantemente aggiornate, con tutte le informazioni necessarie per i nostri connazionali bloccati all’estero.

Si conosce il numero esatto degli italiani che ancora non possono rientrare nel nostro paese e cosa si sta facendo sul fronte dei rimpatri?

Quantificare il numero degli italiani all’estero è da sempre una sfida per la Farnesina; proprio per questo nacque il sito dovesiamonelmondo.it, in cui i nostri connazionali possono – volontariamente – segnalare la propria presenza all’estero. Ad oggi già decine di migliaia di italiani sono riusciti a rimpatriare, ma ce ne sono ancora molti altri in attesa; ogni giorno riceviamo segnalazioni da ogni parte del globo, ma tutta la rete del Ministero degli Esteri è impegnata per permettere loro di rientrare – anche se avranno degli obblighi, come quello di mettersi in auto isolamento per quattordici giorni dal rientro in Italia. La Farnesina è impegnata ad organizzare voli speciali, ma è un processo non semplice, perché prevede di stipulare accordi con i vari paesi per l’autorizzazione delle partenze.

Secondo le ultime stime, l’80% delle persone che vivono in UK potrebbe contrarre il virus. Gli italiani che risiedono lì sono monitorati dalle nostre sedi consiliari per ottenere le cure necessarie?

Così come i nostri ospedali curano cittadini residenti in Italia, di ogni nazionalità, lo stesso avviene con il servizio sanitario inglese. Chiunque ne abbia necessità, deve rivolgersi al servizio sanitario britannico (nhs). L’ambasciata ha tuttavia attivato anche un servizio di consulenza sanitaria per coloro che si trovano in condizioni mediche precari.

Con il Decreto “Cura Italia” quante risorse sono a disposizione per mettere in sicurezza il nostro Paese. Mi riferisco a sanità, scuola, università, lavoratori dipendenti e autonomi, imprese e famiglie?

Siragusa 10

 

Onorevole Elisa Siragusa

 

Il decreto CuraItalia è solo la prima risposta economica all’emergenza in corso, e vale 25 miliardi, dedicati a sanità, lavoratori, imprese, famiglie. Ma è solo un primo passo. Siamo sempre stati consapevoli del fatto che c’era l’assoluta necessità di ulteriori interventi. Non a caso, è appena stato approvato il decreto per dare liquidità a famiglie e imprese, che mobiliterà fino a 400 miliardi di credito per le imprese, e a breve sarà emanato un altro provvedimento governativo che consentirà di estendere e ampliare le misure che abbiamo introdotto con il decreto Cura Italia.

Secondo lei quali sono i prossimi step parlamentari per dare sollievo a famiglie, lavoratori e imprese colpiti dall’emergenza coronavirus?

Sicuramente bisognerà rinnovare tutte le misure per lavoratori e famiglie previste dal decreto CuraItalia. Ma si dovrà iniziare a lavorare anche sul lato imprese, aiutando il nostro tessuto economico a riprendersi appena finita l’emergenza. Il reddito di emergenza poi sarà altrettanto necessario per dare risposte immediate a tutte le famiglie che sono state messe in ginocchio dalla crisi.

Il REM (Reddito di emergenza) è sufficiente per aiutare le famiglie in difficoltà che non hanno accesso agli ammortizzatori fin qui previsti?

Nel decreto CuraItalia abbiamo cercato di non lasciare indietro nessuno, garantendo un sostegno a tutti i lavoratori. In uno Stato giusto, nessuno viene lasciato solo, e tutti contribuiscono, in proporzione alle proprie possibilità, alle sue spese (articolo 53 della Costituzione).  Il REM è uno strumento giusto in questo momento, ma una cosa è certa: lo Stato dovrà, finita l’emergenza, imporsi con forza per contrastare il lavoro nero. Secondo i dati Istat infatti, la parte di economia italiana non osservata vale oltre 210 miliardi di euro. Non è più accettabile che allo stato “sfuggano” centinaia di miliardi.

Il Covid19 ha cambiato qualsiasi priorità in Europa. Come si sta muovendo l’Europa sul fronte delle riforme e quali gli interventi per concedere margini di flessibilità che il momento storico richiede?

Abbiamo già votato lo scorso mese in parlamento lo scostamento dagli obiettivi di bilancio per finanziare le prime misure per famiglie e imprese e per fronteggiare a livello sanitario l’emergenza in corso. Per quello abbiamo già ottenuto flessibilità da parte dell’Europa. È al momento in corso una discussione articolata sugli altri strumenti europei da mettere in campo. I lavori dell’Eurogruppo vanno avanti e sono fiduciosa che si riuscirà con un atteggiamento costruttivo da parte di tutti ad arrivare a una soluzione condivisa.

La Presidente dell’UE von der Leyen ha dichiarato che metterà a disposizione 100 miliardi di € come strumento di solidarietà per i cittadini italiani. Il sostegno a chi viene destinato e la SURE può considerarsi una risposta soddisfacente?

Condivido le parole del premier Conte, l’Europa può fare molto di più; e questo è il momento di dimostrare il suo valore. Il piano SURE è un passo importante, ma non sufficiente. La risposta più efficace per uscire dalla crisi finanziaria ed economica sono gli eurobond.

Cristina Montagni