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Sesta edizione del premio Idea Innovativa rivolto all’imprenditoria femminile

La Camera di Commercio di Roma, in collaborazione con il Comitato per la Promozione dell’Imprenditorialità Femminile, bandisce la Sesta edizione del “Premio Idea innovativa, la nuova imprenditorialità al femminile” rivolto a micro, piccole e medie imprese femminili che operano a Roma e Provincia che intendono presentare un progetto imprenditoriale innovativo nei seguenti settori: agricoltura, artigianato, commercio e industria.

Dal 27 novembre e fino al 13 gennaio 2018 sarà possibile presentare la domanda di partecipazione alla sesta edizione del Premio e in particolare i destinatari dell’iniziativa sono:

  • imprese individuali con titolare donna;
  • società di persone in cui il numero di donne socie rappresenti almeno il 60% dei componenti la compagine sociale;
  • società cooperative in cui il numero di donne socie rappresenti almeno il 60% dei componenti la compagine sociale;
  • società di capitali in cui le donne detengano almeno i due terzi delle quote di capitale e costituiscano almeno i due terzi del totale dei componenti dell’organo amministrativo.

Le partecipanti all’iniziativa dovranno essere iscritte presso la Camera di Commercio di Roma e in possesso dei seguenti requisiti:

  • denuncia di inizio attività;
  • regolare versamento del diritto annuale;
  • assenza di protesti;
  • non trovarsi in stato di liquidazione o scioglimento e non essere sottoposte a procedure concorsuali.

Tutti i requisiti di cui sopra, devono essere posseduti, a pena di esclusione, alla data di presentazione della domanda di partecipazione.

Il Premio è costituito da un contributo in denaro fino ad un importo massimo di Euro 5.000,00.

Cristina Montagni

Per informazioni: imprenditoria.femminile@rm.camcom.it

In allegato:

DOMANDA

Bando Sesta edizione Premio Idea innovativa

Giornata contro la violenza sulle donne, iniziative dalla Farnesina alla Presidenza del Consiglio. Gli italiani e la percezione del fenomeno

Nella Giornata della violenza contro le donne, molte sono le iniziative e gli strumenti messi in campo per contrastare questo triste fenomeno. Un flash mob virtuale dal 25 novembre farà viaggiare per 16 giorni il colore arancione attraverso tutta la rete estera della Farnesina per rispondere all’appello dell’Onu ‘Orange the world’, la campagna dedicata alla lotta contro la violenza sulle donne. “Un filo che si snoderà – spiega Angelino Alfano Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale – dalla giornata mondiale contro la violenza di genere fino al 10 dicembre, giorno dedicato dalle Nazioni Unite ai diritti umani. Tutte le sedi consolari e diplomatiche italiane interverranno sui social per richiamare l’attenzione sull’iniziativa che quest’anno si mobilita sul tema “Leave no one behind: end violence against women and girls”.

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Sempre il 25 novembre il Governo ha stanziato 33 milioni l’anno per i prossimi tre anni nel nuovo Piano nazionale antiviolenza. L’annuncio è stato dato dalla sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio con delega alle Pari Opportunità, Maria Elena Boschi. Si tratta di una guida per le aziende sanitarie e ospedaliere per il soccorso e l’assistenza socio-sanitaria alle donne vittime di violenza. Le linee del nuovo Piano nazionale antiviolenza, che avrà durata triennale, sono il frutto di un percorso di confronto e riflessione avviato dal mese di febbraio dal Dipartimento Pari Opportunità con le altre Amministrazioni centrali coinvolte, le Regioni e i Comuni, le associazioni impegnate sul tema della violenza e gli enti pubblici di ricerca. L’altra novità è il fondo per gli orfani di femminicidio, con due milioni e mezzo l’anno per il triennio 2018-2020. Lo prevede un emendamento alla manovra a firma della presidente della commissione d’inchiesta sul femminicidio Francesca Puglisi, come ha spiegato la relatrice al provvedimento, Magda Zanoni. Almeno il 70% del fondo, come si legge nel testo dell’emendamento, sarà destinato a interventi in favore dei minori

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La donna nell’imaginario degli italiani è stata anche analizzata da IPSOS che ha presentato, in questa occasione, una ricerca per indagare le opinioni degli italiani sugli stereotipi di genere.

Un bilancio drammatico si registra dal 2016

I dati denunciano la percezione del fenomeno per spronare tutti a “portare alla luce” situazioni a rischio.

  • 6 milioni e 788 mila donne vittime di violenza fisica o sessuale
  • 652 mila donne vittime di stupri (62,7% commesso da partner o ex partner)
  • 80% aggressioni verso le donne avviene dentro le mura domestiche
  • 149 vittime di femminicidio nel 2016

Nel 65,2% dei casi, i bambini assistono alla violenza sulle madri (violenza assistita) e gli orfani di femminicidio sono 1.700. 17 ML l’anno è il costo economico e sociale della violenza contro le donne. Un fatto sociale da affrontare in ottica multidimensionale, con un piano strutturato che prevede investimenti sulla prevenzione. Dai risultati emerge la persistenza di stereotipi di genere che spesso sono le stesse donne a rafforzarli. Il 33% delle italiane dichiara che tutte le donne sognano di sposarsi, percentuale non distante dagli uomini, 38%. La maternità viene considerata una esperienza che consente alla donna di realizzarsi completamente. L’indagine, elaborata su un campione di 1000 italiani tra i 18-65 anni (uomini 49% e donne 51%) è stata una occasione per individuare quali sono i principali stereotipi cui la donna è soggetta.

Dall’indagine statistica emergono le seguenti affermazioni:

  • La donna è capace di sacrificarsi per la famiglia molto più di un uomo (65%)
  • Per una donna è molto importante essere attraente (62%)
  • Tutte le donne sognano di sposarsi (37%)
  • In presenza di figli piccoli è sempre meglio che il marito lavori e la moglie resti a casa coi bambini (36%)
  • Per l’uomo più che per le donne è molto importante avere successo nel lavoro (35%)
  • La maternità è l’unica esperienza che consente ad una donna di realizzarsi completamente (32%)
  • È soprattutto l’uomo che deve mantenere la famiglia (28%)
  • Avere un’istruzione universitaria è più importante per un ragazzo che per una ragazza (17%)
  • È giusto che in casa sia l’uomo a comandare (13%).

L’indagine ha poi individuato quali comportamenti discriminatori sono accettabili sempre o in alcune circostanze:

  • Fare battute a sfondo sessuale (19%)
  • Fare avances fisiche esplicite (17%)
  • Obbligare la donna a lasciare il lavoro o a cercarne uno (10%)
  • Impedire ad una donna qualsiasi decisione sulla gestione dell’economia familiare (9%)
  • Controllare o impedire le amicizie di una donna con altre persone (8%)
  • Umiliare verbalmente (8%)
  • Rinchiudere una donna in casa o controllare le sue uscite o le sue telefonate (7%)
  • Minacciare o insultare (6%)
  • Sottrarre alla donna al suo stipendio (5%)

Per concludere anche il Presidente del Senato Pietro Grasso ha voluto lanciare un pensiero preciso insistendo sul tema delle denunce: “Dobbiamo riconoscere che siamo indietro anche sotto un profilo culturale e sociale: denunciare una violenza non è facile, c’è la drammatica tentazione di rimuovere interamente quanto accaduto, di non parlarne per colpa degli effetti pubblici e sociali di una denuncia, che spesso sono a carico più delle vittime che dei carnefici. Anche i più recenti casi di cronaca confermano infatti che davanti ad una denuncia non scatta un’unanime solidarietà: le parole di una donna, le sue azioni, vengono soppesate quasi a cercare una giustificazione della violenza subita o, peggio ancora, una colpa o addirittura una convenienza nel tacere o nel denunciare dopo tempo”.

Cristina Montagni

Premio Women Value Company 2018. Intesa Sanpaolo premia il contributo femminile in azienda

Restart l’edizione Premio Women Value Company, progetto nato dalla collaborazione di Intesa Sanpaolo e la Fondazione Marisa Bellisario, è dedicato alle piccole e medie imprese che investono sulla crescita e l’empowerment femminile che si distinguono per strategie innovative, politiche di inclusione e partecipazione che eliminano il gender gap e mettono le donne al centro di un percorso di crescita e sviluppo. Il messaggio è chiaro: la valorizzazione del talento femminile e della parità di genere è una leva strategica per imprese competitive.

A distanza di un anno, le donne confermano il loro ruolo strategico per lo sviluppo e il cambiamento economico e sociale del nostro Paese. Al riconoscimento concorrono 600 imprese, oltre 110 aziende finaliste, 5 incontri organizzati nelle principali città italiane per fare il punto sulle migliori pratiche per la parità di genere.

La Banca d’Italia stima in una recente pubblicazione che una crescita del 60% comporterebbe un aumento del 7% del PIL. Nonostante gli effetti potenzialmente positivi, le discriminazioni restano significative: percorsi di carriera più lenti, differenze retributive e mancata valorizzazione delle competenze.

Il Premio Women Value Company 2018 sarà assegnato a due imprese, una media e una piccola, in favore del lavoro svolto da donne che si sono distinte in:

  • servizi per conciliare famiglia e lavoro
  • iniziative a favore della serena gestione del tempo libero (benefit, voucher, asili nido interni, etc);
  • politiche flessibili di organizzazione del lavoro;
  • politiche retributive di merito non discriminatorie;
  • sviluppo e valorizzazione di competenze e carriere femminili

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Possono partecipare al concorso tutte le imprese, pubbliche e private, che registrano buone performance economico-finanziarie che si distinguono nella valorizzazione del lavoro femminile e di gestione del gender diversity. Il premio riconosce alle aziende candidate una targa consegnata nel giro di un roadshow che ha toccato le principali città italiane. La Commissione, presieduta dal Professore Antonio Catricalà e dalla Presidente della Fondazione Bellisario, Lella Golfo, proclamerà la Piccola e la Media Impresa vincitrice del premio “Women Value Company 2018 – Intesa Sanpaolo”. Le imprese riceveranno la Mela d’Oro nel corso della cerimonia di premiazione che si terrà a Roma a giugno insieme alle altre imprese finaliste che hanno superato la selezione in virtù delle loro pratiche per garantire a uomini e donne pari opportunità e riconoscimenti di carriera. 

Stefano Barrese, Responsabile Divisione Banca dei Territori Intesa Sanpaolo spiega che “il premio istituito con la Fondazione Bellisario parte dal convincimento che la presenza femminile nelle imprese rappresenti un’opportunità. Conosciamo la qualità delle donne nel lavoro: sono istruite, preparate, attente, collaborative. La strada per superare gli aspetti discriminatori è ancora lunga, ma da parte nostra l’impegno che riserviamo alla parità di genere, sia verso i colleghi che verso i clienti, è una regola che ci siamo dati da tempo e di cui apprezziamo l’efficacia. Per noi, come Banca, le donne rappresentano un mondo con cui confrontarsi, per far nascere rapporti commerciali proficui ma soprattutto nuovi stimoli e sfide.”

C’è tempo fino al 9 febbraio 2018 per candidarsi. Leggi il bando e compila il questionario online: clicca qui

Cristina Montagni

G7 Pari Opportunità. La Sottosegretaria Maria Elena Boschi chiude a Taormina l’anno di Presidenza italiana

Si conclude a Taormina la riunione G7 sulle Pari Opportunità, l’ultima delle 13 Ministeriali tenute durante l’anno di presidenza italiana del G7. Alla riunione del 15 e 16 novembre, presieduta dalla sottosegretaria alla presidenza del Consiglio con delega alle Pari Opportunità Maria Elena Boschi, hanno partecipato i capi delegazione di Canada, Giappone, Stati Uniti, Germania, Francia e Gran Bretagna e la commissaria europea per la giustizia, la tutela dei consumatori e l’uguaglianza di genere Vera Jourovà

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Temi della Roadmap del G7 Taormina

La 13esima ministeriale ha focalizzato l’attenzione su tre temi, alla base della Roadmap adottata lo scorso maggio dai leader del G7 per la promozione della parità di genere. La riprogettazione del mercato del lavoro e del sistema di welfare per liberare il potenziale femminile in ambito economico; il ripensamento di misure legislative volte ad aumentare la partecipazione femminile in posizioni di leadership e nei processi decisionali; la prevenzione e la lotta alla violenza di genere, incluso il fenomeno della tratta.

In concreto il documento finale riafferma l’importanza di assicurare pari opportunità alle donne, agli uomini e la loro piena promozione, protezione e realizzazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali delle donne e delle bambine che sono universali ed essenziali per il loro empowerment e per l’avanzamento dei processi di pace, sicurezza e sviluppo sostenibile. La dichiarazione riconosce che le barriere strutturali all’empowerment delle donne durante tutta la vita possono essere composte da molteplici forme di discriminazione sia nella sfera pubblica che privata, dagli stereotipi di genere e da norme sociali, attitudini e comportamenti negativi.

La commissione ministeriale esprime inoltre forte preoccupazione per le condizioni di lavoro disparitarie tra donne e uomini, per le opportunità di avanzamento di carriera limitate per le donne e la crescente incidenza di forme occupazionali informali e atipiche. Per questi motivi si riconosce che la parità di genere non sarà raggiunta senza il pieno coinvolgimento e la collaborazione attiva della società civile e delle organizzazioni non governative. Si riafferma con forza l’impegno ad attuare le misure e le azioni concordate nella roadmap G7 per un ambiente economico sensibile alla dimensione di genere. In particolare i Ministri sottoscrivono i seguenti punti e si impegnano a:

  • aumentare la partecipazione delle donne e a promuovere le pari opportunità e processi di selezione imparziali per le posizioni di leadership a tutti i livelli decisionali in tutti gli aspetti della vita sociale, economica e politica;
  • prendere in considerazione l’adozione di misure sostenibili concrete atte a promuovere e ad agevolare l’imprenditoria femminile, e a riaffermare il suo contributo all’innovazione, alla creazione di posti di lavoro e alla crescita economica;
  • ridurre il divario tra donne e uomini nei tassi di partecipazione alla forza lavoro sostenendo la partecipazione femminile, migliorando la qualità occupazionale e promuovendo la parità di genere;
  • sensibilizzare l’opinione pubblica e valorizzare il lavoro di cura e domestico non retribuito e il suo importante contributo all’economia, e a promuovere l’equa condivisione tra donne e uomini delle responsabilità di cura;
  • sviluppare politiche e misure per l’equilibrio vita-lavoro e la parità salariale, combattere l’occupazione precaria, migliorare le condizioni di lavoro, e incoraggiare le aziende ad adottare forme di lavoro flessibili durante tutta la vita e misure favorevoli alla vita familiare sia per le donne che per gli uomini;
  • promuovere la partecipazione delle donne e delle bambine all’istruzione e alle carriere nei settori della scienza, tecnologia, ingegneria, matematica e medicina (STEMM), così come la partecipazione in tutti i settori in cui esse sono sottorappresentate, ivi compreso nei settori ad alta specializzazione e più remunerativi;
  • adottare e attuare misure adeguate atte a prevenire tutte le forme di violenza e molestie contro le donne e le bambine sia nella sfera pubblica che privata, ivi comprese le pratiche dannose, quali i matrimoni infantili, precoci e forzati e le mutilazioni genitali femminili, la violenza domestica e intra-familiare, la tratta degli esseri umani a scopo sessuale e lavorativo, e a proteggere e reintegrare le vittime, a effettuare efficacemente indagini sui reati e perseguire gli autori di tali violenze, anche attraverso l’adozione di strategie nazionali e/o piani d’azione nazionali sulla violenza contro le donne e le bambine, sostenuti da risorse umane e finanziarie.

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La dichiarazione delle istituzioni

La sottosegretaria Boschi, parlando degli interventi messi in campo contro la violenza di genere spiega che il Governo ha incrementato le risorse per il Piano Nazionale Antiviolenza con 33 milioni per il 2018 e il 2019, adottato Linee Guida strategiche contro la violenza per i prossimi 3 anni e lavorato in sincronia con gli enti locali per garantire a ogni donna il diritto ad essere protetta ma anche accompagnata nel percorso di uscita dal dramma della violenza. Ha sottolineato che in questo scorcio di legislatura vorrebbe portare a conclusione alcune iniziative. Fra queste, il Piano antiviolenza 2017-20, ora alla Conferenza Unificata; l’approvazione definitiva della legge sulla tracciabilità dei salari e quello, approvato in prima lettura al Senato, che evita la riparazione economica del reato di stalking. “Vogliamo ridurre il gap salariale e facilitare l’accesso delle donne al lavoro, alle carriere scientifiche e manageriali e aiutarle a conciliare famiglia e lavoro senza rinunciare alle proprie aspirazioni. La piaga della violenza di genere nei luoghi di lavoro dimostra quanto queste tematiche siano comuni a ogni donna in ogni parte del mondo, a tutti i livelli”. Abbiamo presentato le misure adottate nel nostro Paese dal governo dei mille giorni ad oggi per l’empowerment delle donne: fine delle dimissioni in bianco, lavoro agile nelle P.A., bonus nido, bonus mamme, estensione della maternità e molto altro. Ascoltare le esperienze degli altri Paesi aiuta a migliorarsi perché c’è ancora tanta strada da fare. L`Italia ha aperto la strada del confronto anche su questi temi nell’agenda G7: l’empowerment delle donne parte da qui, ha concluso la Boschi.

Insieme alla Boschi a Taormina c’erano Maryam Monsef, ministra per la condizione femminile (Canada); Marlene Schiappa, Segretaria di stato con delega alla parità tra donne e uomini (Francia); Kathryn C. Kaufman, consigliera del Presidente (Usa); Joanna Roper, inviata speciale per le parità di genere (Gran Bretagna); Katarina Barley, ministra federale per la famiglia, gli anziani, le donne e i giovani (Germania); Yuhei Yamashita, vice ministro parlamentare dell’Ufficio di Gabinetto (Giappone).
Cristina Montagni

Rapporto World Economic Forum 2017 sul “Gender Gap”

Classifica del World Economic Forum 2017 fotografa l’incolmabile trattamento tra uomo e donna. Italia 82esima, dopo la Grecia, Madagascar e Messico.

Klaus Schwab, fondatore del World Economic Forum ritiene che il talento è uno dei fattori essenziali per la crescita e la competitività. “Per costruire economie dinamiche e inclusive, dobbiamo assicurare che ognuno abbia pari opportunità. Quando le donne e le ragazze non sono integrate, la comunità globale perde competitività, idee e prospettive critiche per affrontare le sfide globali e sfruttare nuove opportunità”.

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La parità di genere è il modo in cui le economie e le società prosperano. Il rapporto sulle disuguaglianze di genere 2017, introdotto per la prima volta nel 2006, analizza su base annuale i progressi compiuti da 144 paesi sulle parità di genere su diverse tematiche. Il WEF, presentato il 17 ottobre, si propone di valutare tale disparità e quantificare i progressi compiuti nel corso degli anni. Data la multidimensionalità del fenomeno, il Global Gender Gap Report utilizza un indice incentrato su quattro macro aree:

  • salute (aspettative di vita e rapporto tra sessi alla nascita),
  • istruzione (educazione elementare e superiore),
  • economia (leadership, partecipazione al mercato del lavoro e salari)
  • politica (rappresentanza)

Sebbene nessuna misura possa acquisire la situazione completa, dichiara il fondatore della WEF, l’indice globale – presentato nella relazione – cerca di misurare un aspetto importante sull’uguaglianza di genere, le lacune relative tra donne e uomini nei quattro settori chiave delineati in precedenza. L’indice non cerca quindi di definire le priorità per i paesi, ma fornisce un insieme di dati e un metodo chiaro per tenere traccia delle lacune sugli indicatori critici in modo che i paesi possano definire le priorità all’interno dei propri contesti economici, politici e culturali. L’indice evidenzia anche i potenziali modelli di ruolo che all’interno della loro regione o gruppi di reddito, sono leader nella distribuzione più equa delle risorse tra donne e uomini, indipendentemente dal livello complessivo delle risorse disponibili. Il divario tra uomini e donne, secondo il WEF, confina l’Italia all’82 esimo posto nella classifica su un benchmarks di 144 posizioni complessive. Siamo in coda alla Grecia 78esima, Madagascar 80esima e Messico 81esima posizione. In un anno l’Italia è retrocessa di ben 22 posizioni. 

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Dall’analisi dei dati si evince un disequilibrio accertabile in molte dimensioni considerate. La parità nell’accesso all’educazione è aumentata e il tasso di alfabetizzazione delle donne in Italia è giunto al 96% con una aspettativa di “vita sana” che raggiunge il 73% per le donne rispetto al 71% per gli uomini. Nonostante l’indicatore positivo, sono proprio le opportunità economiche a destare maggiore preoccupazione.

Lo squilibrio nel mondo del lavoroLa partecipazione economica delle donne alla forza lavoro continua ad essere scarsa, il 54,3% rispetto al 73,7% degli uomini con un reddito stimato che si attesta al 26% rispetto al 51% dei colleghi uomini, generando un divario retributivo di oltre il 50%. Per quanto attiene al empowerment politico, anche qui la distanza è incolmabile. La percentuale delle donne inserite in parlamento non raggiunge la soglia del 30% contro il 70% degli uomini, e un gap che sfiora il 40%. Se contestualizziamo i dati secondo gli item descritti, non possiamo non descrivere alcuni indicatori che rappresentano la triste realtà in cui vivono quotidianamente le donne italiane. Le lavoratrici impiegate a tempo parziale costituiscono una quota rilevante. Un “esercito femminile” rappresentato dal 40% della popolazione totale contro il 16% dei maschi a cui si aggiunge un rapporto di lavoro non retribuito che interessa il 60% delle donne. Ogni giorno, le donne lavorano 512 minuti in più rispetto ai 453 minuti dei colleghi maschi, e la disoccupazione è più alta tra le donne (12,8% contro il 10,9%) così come le persone senza lavoro e quelle scoraggiate rappresentano il 40,3% contro il 16,2% degli uomini. La segregazione occupazionale – vale a dire la distribuzione non uniforme delle occupazioni tra donne e uomini – appare rilevante, infatti il salario medio annuale delle donne non raggiunge i 23.000 euro, contro i 44.000 degli uomini. Alla base del divario retributivo vi è soprattutto il permanere di una profonda matrice di stampo socio-culturale. Una cultura che giustifica ancora responsabilità distinte nella cura della casa e dei figli tra uomo e donna. Uno status culturale che costringe la donna in modo “sistematico” a scegliere tra famiglia e lavoro e non contempla la conciliazione come strumento necessario, urgente e soprattutto moderno in una società globalizzata. 

“Il fattore determinante più importante per la competitività di un Paese è il talento umano. Le donne costituiscono la metà del talento potenziale – ricorda Bekhouche, project manager del World Economic Forum. Se il governo ha un ruolo importante nel sostenere le politiche giuste (congedo di paternità, asili, etc.), sta anche alle aziende creare posti di lavoro con processi di reclutamento innovativi, nuovi percorsi per le carriere, politiche salariali trasparenti che permettano ai migliori talenti di svilupparsi”.

Cristina Montagni

 

Piano nazionale per l’educazione al rispetto, alle disuguaglianze e le discriminazioni

La Ministra dell’Istruzione, dell’università e della ricerca Valeria Fedeli, il 27 ottobre presenta al teatro Eliseo di Roma, il Piano nazionale per promuovere nelle scuole l’educazione al rispetto, per contrastare ogni forma di violenza e discriminazione in grado di promuovere e favorire il superamento dei pregiudizi e delle disuguaglianze, secondo i principi definiti dall’articolo 3 della Costituzione italiana (discriminazioni legate al sesso, alla razza, alla lingua, alla religione, alle opinioni politiche, alle condizioni persoRispettaLeDifferenze-1080x675nali e sociali).

Il Piano – commenta la Fedeli – “ci rende orgogliosi perché il rispetto delle differenze è decisivo per contrastare le violenze, le discriminazioni e i comportamenti aggressivi di ogni genere. Il rispetto include un modo di sentire, di comportarsi e relazionarsi con gli altri secondo l’art. 3 della Costituzione, cui il Piano si ispira”. La scuola trasmette fattori di uguaglianza, rimuove gli ostacoli attraverso l’ascolto e il dialogo e contribuire a far crescere condizioni di benessere per tutti, spiega la Ministra Fedeli.

Il Piano Nazionale assegna alle scuole risorse finanziarie e strumenti operativi per l’avvio di un percorso che accompagna le persone ad un cambiamento positivo della società, in cui la scuola può contribuire a realizzarle.

In concreto il Piano stanzia 8,9 milioni di euro per progetti e iniziative per l’educazione al rispetto e per la formazione degli insegnanti, di cui 900.000 euro per l’ampliamento dell’offerta formativa, 5 milioni provengono dai fondi PON, coinvolgendo 200 scuole nella creazione di una rete permanente di riferimento su questi temi e 3 milioni sono a disposizione per la formazione dei docenti.

rispetta le differenze

Il Piano Nazionale emana inoltre le Linee guida nazionali per l’attuazione del comma 16 della legge 107 del 2015 – linee di orientamento per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo nelle scuole previste dalla legge approvata in Parlamento -, per il contrasto di questo fenomeno anche con il coinvolgimento delle scuole (art. 4, legge 71 del 2017) e per la promozione dell’educazione nella parità tra i sessi e la prevenzione sulla violenza di genere. Uno strumento flessibile che risponde alle sfide educative e pedagogiche legate alla costante evoluzione delle nuove tecnologie. La legge 107 punta a rendere centrale l’educazione al rispetto e alla libertà dai pregiudizi, riconoscendo dignità alle persone, senza esclusioni, nell’uguaglianza di diritti e responsabilità per tutte e tutti.

Il testo sottolinea anche la necessità di una più stretta collaborazione tra scuola e famiglia. La famiglia resta la “prima palestra dell’educazione” per i figli. Quando si parla di prevenzione alla violenza contro le donne, risulta determinante la partecipazione educativa sia della scuola che della famiglia, entrambi i “nuclei sociali” inducono al rispetto delle differenze e i fondamenti della parità. Solo così è possibile disinnescare i rischi che aprono la strada alla violenza. Allo stesso modo è imprescindibile aiutare le donne a non pensare per sé stesse ruoli subalterni, che inducono ad accettare soprusi e comportamenti violenti. La legge attribuisce responsabilità precise a una pluralità di soggetti, ribadendo il ruolo centrale delle scuole, che devono individuare un docente referente per raccogliere e diffondere le buone pratiche educative. Attraverso queste Linee di orientamento, “rendiamo operativa la legge e sosteniamo ancora di più le istituzioni scolastiche nel contrasto di questi fenomeni”. Fra i punti del Piano Nazionale c’è anche il rafforzamento degli Osservatori attivi presso il Ministero sui temi dell’integrazione, dell’inclusione e la promozione di iniziative sui temi della parità fra i sessi e della violenza contro le donne. Per questi motivi, il 21 novembre prossimo, si prevede il lancio del nuovo Patto di corresponsabilità educativa per rinsaldare il rapporto fra scuola e famiglia. “La strada è lunga, ma aver messo nero su bianco attività e risorse, è sicuramente una scelta che apre alla speranza”, conclude la Fedeli.

Ernesto Diaco, Direttore dell’Ufficio nazionale per l’educazione e dell’università della Cei, spiega che “riguardo al progetto sull’educazione al rispetto e alle linee guida presentate oggi, mi piace notare che si chiede alla scuola un forte impegno per contrastare tutte le forme di discriminazione, nella direzione indicata dall’art. 3 della Costituzione. Di rilievo è l’educazione alla cittadinanza digitale e la lotta al cyberbullismo, a cui siamo fortemente richiamati dall’attualità quotidiana. “Per raggiungere questi obiettivi – spiega – il Ministero, le scuole devono fare la loro parte, con un’azione trasversale alle diverse discipline, senza sostituirsi alle famiglie, ma in continua sinergia con esse. Occorre definire una stretta alleanza tra scuola e famiglia, che sia in grado di porre al centro del sistema, la primaria responsabilità dei genitori e il compito degli insegnanti”.

Per diffondere i contenuti e i messaggi del Piano Nazionale parte dal 27 ottobre una campagna social #Rispettaledifferenze che accompagnerà la pubblicazione di materiali dedicati e video. Alla campagna partecipano testimonial del mondo dello sport, della cultura e dello spettacolo oltre al Comitato Olimpico (CONI) e quello paralimpico (CIP), la Federazione Nazionale della StampaRai, La7, Mediaset, Sky, Facebook, Skuola.net, e Tuttoscuola che hanno realizzato video e messaggi per i social in cui spiegano perché è importante rispettare le differenze.

Cristina Montagni

Rapporto OCSE 2017- Maggiore partecipazione delle donne nel lavoro

L’ultimo rapporto OECD National Skills Strategy Diagnostic Report – Italy”, presentato il 5 ottobre al Ministero dell’Economia e delle Finanze, incoraggia l’Italia ad essere maggiormente attiva sulle politiche femminili con una più ampia partecipazione al mercato del lavoro. Angel Gurría, Segretario Generale dell’OCSE e Pier Carlo Padoan, Ministro dell’Economia e delle Finanze, commentando i dati, richiamano le aziende a investire maggiori risorse in formazione di alta qualità

L’Italia secondo il Rapporto OCSE 2017 si attesta al quartultimo posto per percentuale di donne occupate. Un dato preoccupante visto che molte donne non sono alla ricerca di un posto di lavoro, ciò fa sì che il nostro paese registri il terzo tasso di inattività più alto tra paesi membri dell’OCSE. Il dato spiega che le donne sono spesso viste come “assistenti familiari”, e svolgono la maggior parte del lavoro domestico non retribuito, hanno accesso limitato a asili nido e a posti di lavoro flessibili che potrebbero aiutarle a gestire il lavoro familiare. Il tasso di fertilità in Italia è tra i più bassi dell’OCSE e l’età media in cui una donna ha il primo figlio è alta e molte sono le donne senza figli. Altri indicatori nascondono la bassa partecipazione al mondo del lavoro da parte delle donne, ad esempio la scelta di specializzazioni universitarie non richieste sul mercato del lavoro che rendono difficile trovare un’occupazione dopo la laurea.

L’Italia ha intrapreso diverse riforme per favorire l’integrazione delle donne e dei giovani sul mercato del lavoro. Il governo sta intensificando anche gli sforzi per aumentare la disponibilità delle strutture per l’infanzia e per aiutare le famiglie a coprire i costi di assistenza all’infanzia introducendo esenzioni fiscali per le imprese che assumono donne in situazioni svantaggiate. Un altro elemento positivo che emerge dal Rapporto, è lo sforzo per contrastare le pratiche discriminatorie sul posto di lavoro (ad es. dimissioni in bianco) stabilendo procedure online per le dimissioni volontarie. Per quanto riguarda i giovani, una delle principali politiche attuate in Italia per affrontare la sfida dei giovani NEET – ragazzi che non vanno a scuola, non lavorano e non partecipano a corsi di formazione professionale – è rappresentata da Garanzia Giovani. Una iniziativa voluta dall’Unione Europea, che prende in carico giovani di età tra i 15-29 anni che entro quattro mesi dalla fine degli studi o dalla perdita di un impiego, offre una serie di attività per agevolare la transizione tra istruzione e il mondo del lavoro. Ma mentre queste politiche vanno nella giusta direzione, secondo l’OCSE, resta molto da fare e potrebbero essere necessari interventi complementari per colmare le lacune esistenti nell’insieme di queste riforme.

Secondo gli stakeholder, un problema che suscita preoccupazione in Italia, è la struttura e l’uso del sistema dei permessi retribuiti relativi ai figli, in quanto sono sempre le donne che ne fanno maggiore richiesta. I lunghi periodi di congedo alla maternità possono causare un impoverimento delle competenze e un sostanziale allontanamento da parte delle donne dal proprio posto di lavoro. La recente estensione del congedo paternità da 1 a 2 giorni rappresenta un passo in avanti, ma i diritti al congedo di paternità sono ancora troppo limitati. La mancanza di asili nido a costi accessibili può rappresentare una grande difficoltà per i genitori che vogliono conciliare lavoro e vita familiare. La flessibilità dell’orario lavorativo in Italia è ancora limitata e non aiuta i genitori a conciliare gli impegni di lavoro e gli impegni familiari. Le imprese, poi, non sono consapevoli degli squilibri di genere che riguardano il personale e non sono in grado di identificare i settori dove le donne non sono rappresentate in modo adeguato e modificare di conseguenza le pratiche di selezione del personale.

Interventi suggeriti:

Incoraggiare i padri a richiedere più permessi retribuiti per i figli con l’estensione della durata dei congedi di paternità.

Incoraggiare la diffusione di orari di lavoro flessibili sul posto di lavoro per aiutare i genitori a conciliare gli impegni del lavoro e della famiglia. Rafforzare gli incentivi finanziari e non-finanziari alle imprese per fornire opzioni di lavoro flessibile ai propri dipendenti.

Assicurare la disponibilità e l’accessibilità a costi contenuti delle strutture per la prima infanzia e di assistenza per gli anziani. Continuare ad allargare l’offerta di strutture per alleviare il peso dell’assistenza per le famiglie, ed in particolar modo per le donne.

Rivedere il sistema fiscale per migliorare gli incentivi finanziari all’inserimento lavorativo di entrambi i coniugi, ciò garantirebbe un’omogeneità degli incentivi al lavoro per entrambi i genitori.

Aumentare la consapevolezza degli stereotipi di genere e promuovere un cambiamento culturale al fine di realizzare pari opportunità di lavoro e una condivisione del lavoro domestico non retribuito per uomini e donne. Assicurarsi che le competenze trasferite dal sistema scolastico, siano in linea con l’offerta richiesta dal mercato del lavoro.

Progettare un intervento di politica globale per aumentare la domanda di lavoratori altamente qualificati in modo da sfruttare l’offerta di competenze e creare incentivi per incrementarla ulteriormente.

Cristina Montagni

Intervista alla Ministra Valeria Fedeli

La Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli da marzo 2013 a dicembre 2016 è stata Vice Presidente Vicaria del Senato. Nel suo impegno politico, sindacale e istituzionale, ha sempre combattuto per i diritti e le libertà di tutti, per l’uguaglianza e il superamento di ogni forma di discriminazione.

La Ministra è stata intervistata per approfondire i temi legati agli stereotipi di genere, alla formazione scuola-lavoro che investirà il futuro di ragazzi e ragazze nelle scuole e nelle università in Italia.

Di recente ha avviato un tavolo di lavoro per promuovere una riflessione che conduca a un cambio di linguaggio nei contenuti dei libri di testo e alla valorizzazione del contributo delle donne in tutte le discipline nonché al superamento degli stereotipi sessisti. Come intende affrontare questi temi e con quali strumenti?

Tra le prime iniziative che ho promosso nelle settimane iniziali del mio incarico al Miur, ce ne sono due significative rispetto alla promozione del ruolo fondamentale delle donne nella nostra società: il bando per le scuole per organizzare attività attraverso le quali conoscere più a fondo la produzione di Grazia Deledda – unica donna italiana ad avere ricevuto il premio Nobel per la Letteratura – e il convegno “Donne e linguaggio dell’amministrazione. Riflessioni e proposte per un nuovo stile del linguaggio amministrativo” tenuto al Miur l’8 marzo alla presenza di Claudio Marazzini, Presidente dell’Accademia della Crusca. Sono due eventi simbolo. Le pari opportunità passano anche per il linguaggio, per la conoscenza, per il sapere. È per questo che tengo particolarmente al fatto che mi si chiami “Ministra”. È per questo che spingo per la conoscenza dello straordinario apporto delle donne allo sviluppo delle società in cui viviamo. Dobbiamo portare le nostre studentesse e i nostri studenti ad aprire gli occhi, a riflettere sui temi dell’uguaglianza, a riconoscere gli sforzi di chi ha lottato e lotta per l’autonomia e la libertà della donna. Come giustamente ricordava nella domanda, a breve avvieremo un tavolo di lavoro, in collaborazione con l’Associazione Editori Italiani, per dare seguito a quanto già sperimentato dal progetto Po.Li.Te (Pari Opportunità nei Libri di Testo). Solo attraverso la conoscenza e lo studio possiamo combattere e superare stereotipi sessisti e costruire società libere da condizionamenti che impoveriscono la collettività nel suo insieme.

Sin dai primi giorni del suo mandato come Ministro dell’Istruzione, ha manifestato un forte coinvolgimento nella lotta al femminicidio. Come pensa di affrontare il tema del contrasto alla violenza sulle donne all’interno delle scuole e dell’Università?

Innanzitutto facendo chiarezza sulla questione. La violenza sulle donne non è un’emergenza sociale, è un fenomeno strutturale, trasversale in tutti i ceti sociali, in tutte le età della vita, che riguarda tutta la società, uomini compresi. Il sistema educativo deve essere un luogo attivo di prevenzione, emersione e contrasto delle violenze. Con la “Buona Scuola” abbiamo gettato le basi per condurre questa lotta: abbiamo messo al centro dell’offerta formativa di ogni istituto l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, in linea con la Convenzione di Istanbul del 2013 e con la nostra Costituzione, coinvolgendo in questo processo non solo le nuove generazioni ma anche docenti e genitori. Per le insegnanti e gli insegnanti abbiamo varato il Piano per la formazione, finanziato con 325 milioni per il triennio 2016-2019 inserendo tra le priorità la prevenzione del disagio, che si concretizza anche nello sviluppo di una cultura delle pari opportunità, del rispetto dell’altro, e l’educazione alla cittadinanza. A gennaio, nell’ambito del Piano in 10 azioni del MIUR per una scuola aperta, inclusiva e innovativa – finanziato con gli 840 milioni del PON per la Scuola – abbiamo stanziato risorse ad hoc per lo sviluppo e il potenziamento di competenze di cittadinanza globale, che includono il rispetto delle diversità e la cittadinanza attiva. Senza contare l’impegno di lunga data del Miur nel contrasto al bullismo e al cyberbullismo e il coinvolgimento in un gruppo di lavoro dell’Osservatorio nazionale sulla violenza contro le donne, che sta elaborando un nuovo Piano nazionale antiviolenza. Abbiamo anche lanciato un avviso pubblico rivolto ad associazioni ed enti per monitorare e promuovere iniziative sulla parità e la prevenzione della violenza. Ciò che è fondamentale per riuscire nell’intento è rinsaldare il patto tra scuola, famiglia e società. Faremo la nostra parte per costruire una società di pari diritti, in cui non ci sia spazio per la violenza e la discriminazione.

Quali sono le iniziative messe in campo dal MIUR per combattere gli stereotipi che vorrebbero le ragazze meno portate per le materie scientifiche?

Abilità, competenze, discipline non hanno sesso. Non ci sono materie o ambiti di studio e di lavoro che sono preclusi alle donne perché donne. Chi dice il contrario sta soltanto rispolverando antichi – e nocivi – stereotipi. Dobbiamo smontare queste false credenze. Dobbiamo spiegare alle ragazze che non c’è nulla che non possano fare, impegnandosi con costanza e passione. La storia è piena di donne che, lottando contro gli stereotipi, hanno fatto grandi le società in cui operavano grazie ai loro talenti. Abbiamo citato Grazia Deledda, penso a Rita Levi Montalcini. La scuola può fare tantissimo. Come Ministero siamo al lavoro su più fronti: abbiamo promosso il ‘Mese delle STEM’ per avvicinare le ragazze al sapere scientifico e, di concerto con il Dipartimento per le pari opportunità di Palazzo Chigi, stiamo portando avanti un programma di azioni specifiche. Nel Piano nazionale scuola digitale, previsto dalla Buona Scuola, ci sono misure come ‘Girls in Tech’ che rispondono a questa esigenza di orientamento. Abbiamo un sito, noisiamopari, che diventerà sempre di più un punto di riferimento per questioni che riguardano l’uguaglianza. Siamo al lavoro per un grande piano nazionale di Educazione al rispetto, insieme al mondo dell’associazionismo e alle famiglie.

La digitalizzazione è la quarta rivoluzione industriale. Può spiegare alle lettrici chi sono i soggetti che possono accompagnare questa nuova “cultura dell’innovazione”?

La comunità educante deve essere in grado di accompagnare le nuove generazioni nella comprensione dei meccanismi di questa “cultura dell’innovazione”. Indubbiamente le ragazze e i ragazzi di oggi, che sono nativi digitali, hanno una certa padronanza dei mezzi tecnologici e della Rete. È anche vero, però, che spesso li usano in maniera inconsapevole. Le insegnanti e gli insegnanti, che hanno il compito di guidare le studentesse e gli studenti nel processo di formazione e crescita, devono essere capaci di trasformarli da fruitori passivi in utilizzatori responsabili. La digitalizzazione è una sfida che offre inedite occasioni di sviluppo. Dobbiamo fare in modo che le ragazze e i ragazzi abbiano gli strumenti per muoversi nel futuro, governando i cambiamenti e addirittura anticipandoli. Il Piano per la formazione dei docenti mira proprio a consolidare queste competenze e innovare le metodologie didattiche. Ruolo importante è svolto poi, dalle animatrici e dagli animatori digitali, ai quali spetta il compito di guidare l’attuazione del Piano Nazionale Scuola Digitale e di promuovere l’innovazione nei loro istituti.

Secondo Lei l’attuale livello di conoscenza degli strumenti digitali è sufficiente per raggiungere una formazione completa che porti ad occupare i posti a disposizione in questo settore, altamente richiesti dalle aziende?

Il digitale ha originato mutamenti nelle nostre vite, nella società, nel mondo del lavoro, nei servizi alle persone. È per questo motivo che, oltre ad aver predisposto il Piano nazionale scuola digitale che stanzia oltre un miliardo di euro per l’innovazione nelle nostre scuole, abbiamo lanciato all’inizio di quest’anno il Piano in dieci azioni che mette a disposizione degli istituti 840 milioni di euro cui facevo riferimento prima, per rafforzare e sviluppare le competenze digitali delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi anche in orario extrascolastico. Vogliamo fornire alle nuove generazioni un bagaglio di competenze e abilità al quale attingere per fronteggiare le sfide del presente e orientarsi nelle scelte del domani, soprattutto lavorative e professionali. Stiamo dando loro una forte e solida base a livello formativo. Stiamo costruendo condizioni di uguaglianza e pari opportunità. A loro spetta il compito di continuare ad avere sete di conoscenza e di aggiornamento, anche fuori dal percorso di studi, per rinnovare il proprio sapere e trovare la strada professionale più adatta alle loro inclinazioni e ai loro sogni.

Quali misure andrebbero adottate per garantire una formazione mirata all’inserimento lavorativo? Il progetto Scuola-Lavoro è sufficiente?

L’Alternanza scuola-lavoro, che attraverso la legge 107 del 2015 abbiamo reso obbligatoria per le studentesse e gli studenti delle scuole superiori, è un’importante innovazione didattica e uno strumento di orientamento fondamentale. Le giovani e i giovani hanno la possibilità di entrare in contatto con un mondo estraneo alla loro esperienza di vita ma con il quale dovranno ben presto fare i conti, possono mettere al banco di prova le loro competenze e le loro conoscenze, possono cominciare a prendere le misure dei loro sogni e capire come agire per realizzarli. La Buona Scuola ha introdotto altre misure importanti in tal senso: penso all’opzionalità del curriculum, penso al Piano Nazionale Scuola Digitale di cui parlavamo prima. Penso ancora a quanto possa essere importante l’autonomia scolastica: istituti che definiscono le proprie priorità formative in base alle esigenze delle giovani e dei giovani e dei territori e che interagiscono con la comunità di riferimento, allargando l’orizzonte di esperienze e possibilità delle ragazze e dei ragazzi. Penso, infine, ai decreti attuativi della Buona Scuola, approvati nel mese di aprile, e ai bandi PON dedicati alla promozione dell’imprenditorialità e all’orientamento. Per la prima volta la scuola italiana educa, istruisce, forma le nuove generazioni e, al contempo, abbatte i muri che la tenevano distante dalla società, costruendo ponti con l’esterno per far sì che le studentesse e gli studenti possano avere un quadro d’insieme del domani e un solido bagaglio di competenze grazie ai quali diventare cittadine e cittadini responsabili di un mondo in crescita sostenibile.

L’Italia per quanto concerne l’innovazione didattica è al passo con quanto richiesto dall’Agenda dello sviluppo sostenibile 2020-2030 dell’Onu?

L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile dell’Onu è un punto di riferimento per la nostra azione ministeriale. Lo è per due obiettivi – il quarto e il quinto – in particolar modo: “fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, opportunità di apprendimento per tutti” e “raggiungere l’uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze”. Ma lo è in generale, considerando che gli obiettivi dell’Agenda sono strettamente interconnessi l’uno con l’altro. Stiamo mettendo in campo azioni e investimenti per raggiungere nel minor tempo e nel migliore dei modi possibili questi risultati. Quello che vogliamo per le nostre ragazze e i nostri ragazzi è un futuro di crescita sana, libera e sostenibile. Stiamo gettando i semi di questo futuro già nel loro presente, attraverso il nostro sistema di istruzione e formazione. Non verremo meno a questo impegno e anzi lavoreremo con maggiore determinazione per centrare l’obiettivo. Lo facciamo per le giovani e per i giovani. Lo facciamo per il nostro Paese.

Cristina Montagni