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Le mamme digitali chiedono l’intervento delle istituzioni
Le mamme italiane sono alla guida della rivoluzione digitale, al fianco degli adolescenti. Questa riflessione nasce dall’idea di “Mamme in Parlamento”, primo incontro tra le mamme digitali e le istituzioni italiane, in una prospettiva di cooperazione positiva per la crescita del Paese dove le mamme digitali rappresentano in Italia il 92%. All’evento, presentato il 6 giugno alla Camera dei Deputati, e organizzato in Parlamento dall’agenzia FattoreMamma con l’associazione Italian Digital Revolution, sono intervenuti esponenti del mondo politico e imprenditoriale ed è stata un’occasione per portare davanti alle istituzioni temi che sono a cuore delle mamme e delle famiglie italiane chiedendo di accorciare le distanze con le sedi decisionali grazie all’impiego delle nuove tecnologie. Il dibattito, ha visto la partecipazione di numerose mamme blogger, iperconnesse, pronte a ricercare
soluzioni ai problemi della vita di tutti i giorni. “Nel nostro paese crescono solo le famiglie con figli unici – ha affermato il ministro per gli Affari regionali con delega alla famiglia, Enrico Costa – e i dati sulla natalità non sono positivi”. Nel 2016 l’Istat registra un record negativo sulla natalità che scende a 474 mila nati nel 2017. Questo calo demografico, secondo Costa, è dovuto “alle notevoli difficoltà a conciliare la vita lavorativa con quella familiare. Per questo motivo è necessario introduzione il Testo unico della famiglia , una norma che metta insieme misure a sostegno della famiglia”. Crescono invece le mamme digitali per raggiungere determinati obiettivi”. Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha sottolineato l’importanza del ruolo delle mamme e della rete che può “dare un grande aiuto come strumento di confronto e di discussione”. Durante l’incontro è stato presentato un sondaggio realizzato da FattoreMamma allo scopo di esplorare le reali esigenze dell’universo materno in preparazione di un vademecum per chi vuole costruire un contesto sociale e psicologico scevro da particolari difficoltà.
Gli argomenti trattati nel sondaggio hanno toccato temi quali lavoro, scuola e salute e il campione ha coinvolto 1.242 madri italiane. Dal sondaggio emerge che il 75% delle intervistate sottolinea l’inconciliabilità tra la vita lavorativa e familiare dovuto al rientro precoce dalla maternità, la mancanza di misure di incentivazione delle aziende affinché considerino il lavoro femminile una opportunità, piuttosto che un problema, e la necessità di avere una maggiore flessibilità di orari nei tempi di lavoro. Il 62% delle intervistate richiede anche un maggiore sostegno economico a favore della maternità e il 58% reclama una maggiore tutela dal punto di vista legislativo.
Per quanto riguardo la scuola, l’incompatibilità con gli orari di lavoro è riconosciuta dal 60% delle intervistate, dove rispetto altri paesi europei, il sistema scolastico prevede una distribuzione delle vacanze e una gestione degli orari più flessibili, viene citato spesso come esempio da seguire. Un tema sentito è quello della inaccessibilità degli asili nido, che si concretizza nella scarsa disponibilità di posti nei nidi pubblici, e dei costi insostenibili di quelli privati.
Il 67% delle intervistate, ritiene lunghi i tempi di attesa nelle prestazioni sanitarie soprattutto se questi esami riguardano la gravidanza. A questo tema si lega l’inevitabile necessità di un sostegno economico e di agevolazioni per l’acquisto di farmaci e per le prestazioni sanitarie in genere.
Evidenziate le criticità, l’indagine ha chiesto alle mamme di proporre alcune soluzioni. L’83% delle mamme ritiene utile dialogare con le istituzioni attraverso una piattaforma digitale. Il pensiero comune è che esiste un gap tra le esigenze reali delle mamme e le istituzioni, un dialogo diretto potrebbe favorire una maggiore comprensione delle loro istanze. La genitorialità dunque andrebbe riconosciuta come lavoro sociale e non un peso per la collettività.
Secondo Jolanda Restano, fondatrice di FattoreMamma, è tempo di cogliere queste opportunità per modernizzare il paese partendo anche dal rendere le donne e le mamme più libere di contribuire in ogni modo alla sua crescita. Per Rosangela Cesareo dell’AIDR, ora più che mai c’è bisogno di formazione e questa deve partire dal basso, dalle scuole. Così come le altre materie, occorre trovare lo spazio anche il digitale. Questa è la vera rivoluzione della nostra era, dove tutti devono prendere coscienza e agire di conseguenza.
Cristina Montagni
Come cambia il lavoro. Strategie del Governo dedicate alla digitalizzazione, all’automazione e al futuro del lavoro
Il Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti e il direttore dell’ILO per l’Italia, Gianni Rosas, il 20 aprile nella sede del Ministero del Lavoro hanno presentato il programma con cui si intende approfondire il tema del lavoro in relazione alle trasformazioni indotte dal digitale e dalla rete. L’iniziativa è stata realizzata in collaborazione con il MIUR (Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca), il MISE (Ministero dello Sviluppo Economico).
Presenti all’incontro anche i ministri Carlo Calenda e Valeria Fedeli, i presidenti di INPS, INAIL, ISTAT, ANPAL (rispettivamente Tito Boeri, Massimo De Felice, Giorgio Alleva e Maurizio Del Conte), i rappresentanti delle parti sociali e datoriali.
L’iniziativa, elaborata in occasione del centenario dell’ILO e G7, è stata dedicata al rapporto tra “Scienza, Tecnologia e Lavoro”, con l’obiettivo di delineare le linee programmatiche del Governo, al fine di cogliere le opportunità offerte dall’Industria 4.0 e garantire la sostenibilità sociale nel lungo periodo. L’azione, in coerenza con il Piano Nazionale Industria 4.0 voluto dal MISE, si basa sui principi fissati nei Pilastri del sociale della Commissione Europea e tiene conto dell’Agenda 2030 dell’ONU per lo Sviluppo Sostenibile.
L’Italia – ha dichiarato Poletti – ha delle scadenze importanti da rispettare. A fine maggio è in programma un appuntamento pubblico nel quale, grazie al lavoro del tavolo istituzionale e del comitato scientifico, verranno presentate le linee guida sostenute dal Governo e l’iniziativa promossa dall’ILO per il suo centenario. Il G20 del 18 e 19 maggio, che si terrà in Germania, affronterà il tema “Verso un futuro inclusivo: dare forma al mondo del lavoro” e infine il G7, previsto a Torino il 30 settembre, porrà al centro del dibattito il tema dell’innovazione tecnologia e le sfide connesse sul piano del lavoro che cambia. Una settimana di incontri, nel corso dei quali si svolgeranno le sessioni ministeriali, a presidenza italiana, che vedranno impegnati, oltre al Ministro del lavoro, i ministri dello sviluppo economico e dell’istruzione, università e ricerca rispettivamente sui temi delle sfide future per l’industria e per la formazione. Tutti i protagonisti saranno coinvolti in un dibattito plurale e partecipato, partendo dai quattro pilastri principali delineati da ILO: lavoro e società, organizzazione del lavoro e della produzione, lavoro dignitoso per tutti, governance del lavoro. Nell’agenda degli incontri si discuterà delle azioni necessarie per rispondere alle esigenze dei cambiamenti in atto per aiutare il sistema imprenditoriale italiano, migliorare le condizioni economiche, sociali e culturali delle persone e della comunità. Il quadro di riferimento sarà analizzato da una pluralità di angolazioni: quantità e la qualità dell’occupazione, competenze e formazione, relazioni industriali e regolamentazione, politiche industriali, organizzazione del lavoro e del welfare state, interazione tra prospetti micro (condizioni lavorative che cambiano) e macro (crescita economica). Una trasformazione non neutrale che investe tutti gli aspetti della vita della comunità, dal lavoro, alle relazioni sociali.
I tavoli tecnici tracceranno un quadro sull’impatto che la trasformazione tecnologica genera dall’intreccio della digitalizzazione, automazione e globalizzazione sul lavoro.
Cristina Montagni
Leggi l’articolo completo sulla testata giornalistica nazionale “Donna In Affari”. Giornale online incentrato sui temi del lavoro, della formazione e dell’imprenditoria femminile.
Via libera della Camera al disegno di legge sul lavoro autonomo e lo Smart Working
Tra le novità più rilevanti in materia di lavoro agile, il 9 marzo la Camera ha varato il disegno di legge sullo Smart working che attende l’approvazione da parte del Senato.
Il provvedimento prevede che le modalità del lavoro agile siano regolate mediante l’accordo tra le parti. Un trattamento economico non inferiore a chi lavora in azienda e diritto alla disconnessione, queste alcune delle novità. Il ddl sul lavoro autonomo coinvolge circa due milioni di lavoratori autonomi e prevede misure a tutela della maternità, dei professionisti iscritti agli albi e ai titolari di partite Iva. Con il termine “Smart working”, letteralmente “lavoro agile”, s’intende la possibilità del dipendente di lavorare da casa, sfruttando a pieno gli strumenti messi a disposizione dalla tecnologia: pc, tablet, piattaforme come Skype, con il quale si possono fare riunioni senza doversi recare fisicamente in ufficio. Una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzata dall’utilizzo di strumenti tecnologici, eseguito in parte all’interno dell’azienda in parte all’esterno.
Il provvedimento stabilisce che il trattamento economico del lavoratore agile non potrà essere inferiore a quello applicato ai dipendenti che svolgono le stesse mansioni in azienda. Altro elemento previsto nel ddl è il cosiddetto diritto alla disconnessione, che altro non è che il classico giorno di riposo per chi si reca in ufficio ogni mattina. Lo Smart working è la modalità di lavoro emergente che rimodula l’organizzazione di molte aziende, consentendo alle persone flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare in ambito lavorativo, a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati e sugli obiettivi da raggiungere. Quello del “lavoro virtuale” è una realtà per moltissimi lavoratori italiani, tanto è vero che l’emendamento contenuto nel Jobs Act non intende in nessun modo creare un nuovo tipo di contratto ma mira bensì a disciplinare un fenomeno già in atto che produce risultati positivi per le aziende che lo scelgono.
Sono circa 250.000 i lavoratori dipendenti in Italia che adottano lo Smart working. Il numero di grandi imprese che praticano questa tipologia di lavoro è passato negli ultimi due anni dall’8% al 30%. Un passo verso lo Smart working è stato fatto anche nella pubblica amministrazione, dove attualmente si contano ancora poche iniziative. Eppure, i benefici le aziende non sono pochi: aumenti della produttività dal 15 al 20%, riduzione dei costi nella gestione degli spazi dal 20 al 30%, una drastica riduzione dell’assenteismo e miglioramento del clima aziendale e dell’employer branding. Il ministro della pubblica amministrazione Marianna Madia, insieme a Maria Elena Boschi, sta cercando nuove soluzioni e alternative per il lavoratore pubblico, volte soprattutto a migliorare la conciliazione tra vita privata e l’ufficio, si pensi per esempio al caso delle madri lavoratrici. Sulla carta, essa potrebbe essere un modo per alzare il livello di qualità del pubblico impiego, che avrebbe effetti positivi non solo sul dipendente ma anche sui cittadini che usufruiscono del servizio. Tra le altre novità introdotte nel ddl c’è anche la Dis-coll, l’indennità di disoccupazione per i collaboratori a progetto, diventata strutturale ed estesa ad assegnisti e dottorandi di ricerca con borsa di studio, a fronte di un incremento dell’aliquota contributiva dello 0,51 per cento. Si allarga anche il perimetro delle spese deducibili (fino a 10mila euro per corsi di aggiornamento professionale, master e convegni fino a 5mila per orientamento e ricerca di nuove opportunità); e se arriva un figlio si potrà ricevere l’indennità di maternità continuando a lavorare.
Cristina Montagni
Donne da “WOW”, 12 donne, 12 storie, 12 minuti: il “Talk” in rosa per fare squadra e migliorarsi
Una giornata per il “Self Empowerment” di chi ce l’ha fatta
Dodici donne, dodici eccellenze italiane, riassunte in dodici minuti, questo il talk presentato il 5 marzo a Roma, nella Sala della Protomoteca del Campidoglio. Il format “HITalk WoW! Woman is noW ripercorre storie di successo, Amore, Forza e Genialità. Ciascuna delle partecipanti al HITalk- High Idea Talk, ha condiviso il proprio vissuto con l’obiettivo di promuovere il ‘self-empowerment’. “Quante volte una donna ti ha fatto esclamare wow? Mai come in questo momento storico c’è bisogno di ricordare quanto grande sia il valore dell’essere donna, quel contributo che, ciascuna nel proprio campo, nella propria quotidianità, riesce a dare”. È il “self–empowerment” la filosofia di “HITalk WoW”, ha aggiunto Akiko Gonda che, insieme a Marie Gabrielle De Weck, sono le ideatrici del format HITalk Wow, il “talk delle donne”.
L’evento, Donne da “WOW”, promosso da LVenture Group in partnership con l’acceleratore di startup LUISS ENLABS è stato aperto dal Consigliere Carola Penna, Presidente della XII Commissione per le Relazioni Internazionali, la Moda e il Turismo del Comune di Roma e patrocinato dall’Assessorato allo Sviluppo Economico, Turismo e Lavoro del Comune di Roma. Al Talk erano presenti, Giorgia Abeltino (Responsabile delle relazioni istituzionali Google), Monica D’Ascenzo (giornalista), Stefania Fadda (Psicologa/Cabss onlus), Elena Dominique Midolo (CEO Clio Makeup), Giusi Nicolini (Sindaco di Lampedusa), Annalisa Pizzetti (Medico), Barbara Riccardi (Insegnante, Ambasciatrice del Global Teacher Prize), Linda Laura Sabbadini (Statistica), Paola Santini (Ricercatrice astrofisica), Ludovica Serafini (Designer), Loredana Taddei (Responsabile Politiche di Genere CGIL), Carlotta Ventura (CCO Ferrovie dello Stato) e Riccarda Zezza (Consulente manageriale, Maternity as a Master).

Riccarda Zezza, Imprenditrice sociale, animatrice di “Maternity as a Master” fondatrice della piattaforma digitale, “Maam” spiega che nel corso della maternità, le donne hanno la possibilità di confrontarsi attraverso un network italiano per condividere esperienze e aumentare l’intelligenza emotiva dei padri.

Per Carlotta Ventura, manager e CCO di Ferrovie dello Stato, la tecnologia può riequilibrare il gap tra i sessi. Nella presentazione “perché il salmone è rosa”, la Ventura dice: “Consapevoli della fatica a risalire la corrente, le donne devono imparare ad attrezzarsi affinché le giovani generazioni possano raggiungere i traguardi con maggiore facilità”, citando le storie positive di TIM Girls Hackathon e FS women in motion.
Barbara Riccardi, ambasciatrice del Global Prize Teacher, insegnante di professione, allena i ragazzi al pensiero critico. La Riccardi sottolinea che Il valore della donna è nell’essere il genio scaltro tra testa e cuore, con amore e passione. La capacità di venirsi incontro per cercare nuove alleanze scuola-famiglia, genera processi di crescita tra il corpo docente e i ragazzi.
La giornalista finanziaria di professione, Monica D’Ascenzo racconta che sul campo di basket ha imparato delle lezioni fondamentali per il suo lavoro. Per lanciare una startup non è sufficiente fare squadra, è necessario farlo nelle migliori piazze. È dall’incontro tra la passione per il basket e la curiosità di esplorare nuove attività che fonda il blog “Alley Oop” di cui lei stessa ne è ideatrice e curatrice. Linda Laura Sabatini, eccellenza nel campo della statistica sociale ed ex Direttore del Dipartimento per le Statistiche Sociali e ambientali dell’Istat, è da sempre impegnata per rendere visibile ciò che è invisibile, dando voce agli ultimi, integrando la visione economica, sociale e ambientale. Conferma che l’Italia sta pagando un prezzo elevato non soltanto economico per una bassa occupazione femminile. L’impiego del 60% delle donne, genererebbe un incremento del Pil del 7%. La realtà dimostra che il nostro Paese registra un tasso al di sotto del 50%, lontano dalla media europea e fanalino di coda della classifica insieme a Malta. “Così ci perdono non soltanto le donne, ma tutto il Paese, che non valorizza le sue risorse migliori e non investe su una crescita inclusiva e sostenibile”. Le istituzioni possono fare molto e devono impegnarsi per risalire la china, ma anche il mondo dell’impresa può offrire sostegno concreto per raggiungere questi obiettivi, che per ora rimangono una vera utopia. Nell’attesa dello “shock” tocca alle donne “fare squadra”, condividere le esperienze, elargire consigli e idee a chi ci sta provando o vuole migliorare nel futuro.

“Noi donne dobbiamo avere l’ambizione di non fermarci alla parità e alle rivendicazioni”, è il messaggio lanciato da Loredana Taddei, Responsabile Politiche di Genere CGIL. Per raggiungere questo traguardo, bisogna lottare per cambiare la società e renderla migliore, portando avanti la battaglia per i diritti, per l’autoderminazione e per l’effettiva libertà. La sindacalista ha ricordato l’indicazione della Cgil ad organizzare assemblee per l’8 marzo, in tutti i luoghi di lavoro, per rimettere al centro il lavoro della donna, del contrasto alla violenza maschile sulle donne, e restituire significato all’8 marzo. Per Giorgia Abeltino, Responsabile delle relazioni istituzionali di Google, il valore di ogni donna è essere donna. Ciascuna di noi dovrebbe chiedersi cosa significa essere donna, celebrare l’essenza e proteggere il valore che porta con sé. Per Elena Dominique Midolo, CEO di ClioMakeUP, la parola d’ordine è “condividere”. La donna ha, da sempre, un rapporto privilegiato con il creare e generare. Madre e maestra, nei secoli, la donna ha formato le generazioni future. Deve quindi impegnarsi in questa vocazione in una epoca di avanzata tecnologia.
Quando ha iniziato la sua professione, non sapeva dove stava andando, ha seguito il suo istinto, quello di dare voce e udito a una categoria di persone senza vista e udito. Stefania Fadda, psicologa, racconta l’impegno costante di spendere il suo tempo per aiutare i bambini sordo ciechi, con Cabss onlus. Paola Santini, giovane astrofisica, spiega che fin da bambina era attratta dal cielo, ma non pensava che poi sarebbe diventata la sua professione. Un mestiere che ama e che la porta ad essere costantemente in contatto con persone altrettanto motivate. Purtroppo enormi sono le difficoltà in cui versa la ricerca in Italia ma solo la passione per la scienza permette di accettarle. “Esiste solo il valore delle persone, nessun pregiudizio, e il sesso non ha importanza”, ha dichiarato la designer e architetto Ludovica Serafini. Quella che persegue Annalisa Pizzetti, medico estetico, è arte e bellezza, nella professione. “Venticinque anni fa, quando la dermatologia guardava esclusivamente alle malattie della pelle, l’istinto, la curiosità e la passione mi hanno spinta ad occuparmi della sua bellezza e sperimentare le prime tecniche per mantenerla e migliorarla. Oggi che il perseguimento della bellezza è diventato un fenomeno sociale, vorrei che non si perdesse di vista la sua vera autenticità”.
Leggi l’articolo sulla rivista nazionale di impresa, formazione ed imprenditoria in “DONNA IN AFFARI”
Cristina Montagni
Premi Leonardo 2016
Il Comitato Leonardo celebra le Eccellenze del Made in Italy al Quirinale
Il 2 marzo al Quirinale il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha consegnato i Premi Leonardo 2016 riservati al Made in Italy e 9 Premi di Laurea agli studenti più meritevoli, finanziati da imprenditori del Comitato Leonardo. Alla consegna, il Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, la Presidente del Comitato Leonardo Luisa Todini, il Presidente dall’Agenzia ICE Michele Scannavini e il Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia. L’iniziativa, giunta alla 22esima edizione, nasce nel 1993 da una idea del Sen. Sergio Pininfarina e del Sen. Gianni Agnelli di Confindustria, dell’ICE e da un gruppo di imprenditori con l’obiettivo di rafforzare l’immagine l’eccellenza dell’Italia nel mondo.

Luisa Todini, Presidente del Comitato Leonardo, ha dichiarato che il Comitato ha voluto premiare le aziende accomunate dalla qualità del prodotto, dalla capacità di innovare e dalla forte presenza sui mercati internazionali. L’export si conferma un asset strategico per l’economia italiana, i dati nel 2016 dimostrano che la richiesta di Made in Italy continua ad essere supportata da un tessuto industriale solido. Nel 2016 le aziende del Comitato Leonardo hanno raggiunto un fatturato di 350 miliardi di euro, con una quota di export del 54%. Secondo la Todini la strategica è generare partnership con l’Europa per cogliere le opportunità che si aprono nei grandi mercati extra-europei, come quello cinese, che si prospetta ricettivo per i brand italiani. Dall’altro il nostro paese deve favorire l’afflusso di capitali stranieri con l’intento di creare sviluppo e occupazione.
Per Michele Scannavini, Presidente dell’Agenzia ICE, “Il Made in Italy” è un brand dai forti contenuti. La qualità delle lavorazioni, l’innovazione contenuta nei prodotti costituiscono un punto di riferimento nel mondo per numerosi settori merceologici. Il valore delle esportazioni nel 2016 ha toccato un record storico, frutto di un mix di ingredienti, competitività, creatività, flessibilità e capacità di adattamento degli imprenditori, unite ad una grande determinazione. Vincenzo Boccia, Presidente di Confindustria, spiega che nel mercato interno e in quello internazionale si affacciano nuovi elementi per la ripartenza. L’Italia deve essere in grado di mantenere i cervelli nel Paese, saper attrarne dall’estero una centralità nella progettazione e convergere verso una società coerente che punti ad un piano economico competitivo. Per Carlo Calenda, Ministro dello Sviluppo Economico, il “Made in Italy è sinonimo di “bello e ben fatto”. Sostiene che è l’alta qualità che contraddistingue i prodotti italiani, nasce dall’incrocio tra creatività e storia, fantasia e cura del dettaglio che rendono le imprese italiane apprezzate nel mondo.
Il Premio Leonardo 2016 è stato consegnato a Alberto Bombassei, Presidente di Brembo, società leader nel mercato mondiale per la progettazione e produzione di sistemi frenanti ad alte prestazioni, e per l’innovazione della tecnologia degli impianti frenanti a disco. Fondatore del parco scientifico e tecnologico Kilometro Rosso, campus ispirato alla multisettorialità e all’interdisciplinarietà, valorizza il dialogo tra la cultura accademica, imprenditoriale e scientifica. Dal 2016 è Membro del Consiglio di Amministrazione di ISPI – Istituto per gli Studi di Politica Internazionale. Nel corso degli anni ha ottenuto diversi riconoscimenti, tra cui il Transatlantic Award 2014 dalla Camera di Commercio Americana in Italia; il Premio Ernst & Young “L’Imprenditore dell’Anno 2012”; il Premio “Tiepolo 2012”, assegnatogli dalla Camera di Commercio e Industria italiana per la Spagna e dalla Camera di Commercio e Industria di Madrid.
I Premi Leonardo Qualità Italia 2016, sono stati assegnati a 4 eccellenze del Made in Italy in diversi settori industriali. Elica Spa leader mondiale nel mercato delle cappe da cucina. Il Gruppo Elica ha creato una piattaforma produttiva articolata in otto siti produttivi: Italia, Polonia, Messico, Germania, India e Cina. Il Gruppo Maccaferri, holding con oltre 50 stabilimenti nel mondo, è attivo nell’ingegneria ambientale, meccanica, energia, agroindustria e tabacco. Una realtà industriale attiva dal 1879, presente in tutto il mondo per offrire prodotti alle aziende operanti nei settori industriali e ai consumatori finali. Masi Agricola Spa, azienda vitivinicola della Valpolicella Classica, produttore leader di Amarone. Da oltre quarant’anni Masi ha avviato un progetto di valorizzazione delle tenute vitivinicole per dotarsi di una collezione di brand del Triveneto di grande significato e storicità, tradizione e innovazione. Masi produce cinque diversi Amaroni, nel 2015 è la prima azienda italiana produttrice di vini di qualità ad accedere al mercato del capitale quotandosi in Borsa sul mercato AIM Italia, dedicato alle piccole e medie imprese. Il Gruppo Veronesi fondato nel 1958, quarta realtà agroalimentare italiana per fatturato, è leader nella produzione di mangimi, tra i primi nell’avicolo in Europa. Nel 2015 il Gruppo ha effettuato investimenti industriali per 92 milioni di euro, finalizzati a sviluppare la capacità produttiva, migliorare i processi, rafforzare l’efficienza energetica, la sostenibilità, la qualità e la sicurezza nell’ambiente di lavoro. Nel 2015 realizza un fatturato consolidato di 2.774 milioni di euro, di cui 443 realizzati nei mercati esteri, al quale ha contribuito una forza di oltre 9.600 collaboratori puntando sull’esperienza, ma anche sulla ricerca e sulla sperimentazione di nuove tecnologie.

Il Premio Leonardo Start up in collaborazione con il MISE e l’Agenzia ICE, è stato assegnato all’Amministratore Delegato Antonello Forgione, Fondatore della ValueBioTech Srl, una realtà ad alto tasso di innovazione. La società milanese ha ideato il Robot M.I.L.A.N.O – Minimal Invasive Light Automatic Natural Orifice, una tecnologia avanzata e brevettata, nata dall’intuizione di un chirurgo italiano, che consente di operare senza lasciare cicatrici, con un sistema avanzato di visione ad alta definizione in 3D. La tecnica consente di entrare nell’addome senza necessità di dolorose incisioni, scomponendosi e ricomponendosi automaticamente e portando con sé tutti gli strumenti che servono per l’operazione. La definizione in 3D ed il sistema di supervisione computerizzato, garantiscono di non ledere accidentalmente strutture vitali a beneficio della sicurezza del paziente. Il prototipo del M.I.L.A.N.O robot, subirà ulteriori sviluppi per poter rispondere alle necessità del mercato nazionale ed internazionale. Con 3 brevetti depositati, ValueBioTech impiega giovani ingegneri di diverso profilo e attivato diverse collaborazioni con istituti di ricerca nazionali e piccole e medie aziende nazionali ed internazionali. La società ha stabilito una propria controllata in Israele grazie alla quale ha ricevuto un finanziamento pubblico dal Ministero della Ricerca e Sviluppo israeliano e diversi investitori internazionali hanno siglato accordi di distribuzione del prodotto in Europa, Cina e Giappone.
Il Premio Leonardo International è stato conferito a Jeffrey S. Loberbaum, Presidente di Mohawk Industries Inc, gruppo multinazionale americano leader mondiale nel flooring quotato alla Borsa di New York (NYSE). Nel 2013 ha acquisito l’azienda italiana Marazzi Group leader mondiale nel settore dei materiali per pavimenti, con un fatturato complessivo di circa 9 miliardi di dollari, stabilimenti produttivi in 15 nazioni, più di 34.000 addetti e una presenza commerciale in oltre 160 paesi nel mondo.
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Cristina Montagni
Domiciliarità, Residenzialità e Invecchiamento attivo
Come cambia l’assistenza agli anziani in Italia, fotografia di un Paese in difficoltà per scarse risorse e inesistenti aiuti alle famiglie
A Roma presso la sala Aldo Moro di Montecitorio, è stata presentata la ricerca “Domiciliarità e Residenzialità per l’invecchiamento attivo” realizzata per Auser (Associazione per l’invecchiamento attivo) da Claudio Falasca. Il Presidente Nazionale dell’Auser, Enzo Costa, ha esposto i punti salienti del rapporto che ridefiniscono il programma delle politiche sociali nei prossimi quattro anni. Dallo studio emerge l’attuale cambiamento demografico della popolazione, i bisogni delle famiglie ma anche la carenza dei servizi in favore degli anziani nel nostro Paese. Non mancano proposte a contrasto dell’invecchiamento attivo per garantire un sistema di cura efficace per gli anziani di oggi e quelli di domani. Anziani che nel 2050 costituiranno il 30% dell’intera popolazione.
L’Italia è il Paese europeo con il più alto tasso di vecchiaia rispetto alla media UE del 18,5%. L’ONU Italia, nell’annuale rapporto, colloca la nostra nazione al 37esimo posto per qualità della vita degli anziani (dato 2015). Nonostante la perdita di dieci posizioni negli ultimi quattro anni, le istituzioni continuano a disinvestire nelle infrastrutture sociali tanto che in Italia abbiamo un modello assistenziale fragile per via delle scarse risorse impiegate nei servizi sociali.
Per rendere il modello assistenziale più forte sono tre gli strumenti suggeriti dal rapporto: domiciliarità, residenzialità e invecchiamento attivo. Temi da affrontare per rimediare all’assenza di politiche attive in grado di garantire una qualità della vita dignitosa nell’ultimo arco della vita delle persone.

In Italia, sono 3milioni gli anziani che hanno superato la soglia degli 80 anni, il 21,4% ha più di 65 anni, rispetto a una media UE del 18,5% (dati Eurostat). Nel 2050 l’ISTAT stima una popolazione anziana del 34,3% e Claudio Falasca, curatore dell’indagine, sottolinea che l’attuale modello assistenziale è caratterizzato da due linee di intervento: la domiciliarità e la residenzialità. Alla domiciliarità ricorrono 2,5 milioni di anziani, mentre nelle strutture di cura trovano assistenza poco più di 278.000 anziani (dati 2013).
L’ADI – assistenza domiciliare integrata – è presente solo nel 41% dei Comuni Italiani e decresce progressivamente di un punto percentuale all’anno. Se si disaggrega il dato e si rapporta alle isole, l’ADI rappresenta solo il 10,8% e ciò mostra un Paese profondamente spaccato, tra Nord e Sud e tra piccoli e grandi Comuni.
Un fenomeno non trascurabile è quello delle badanti regolarizzate – quelle provviste di un regolare contratto di lavoro – che secondo l’Inps ammontano a 375mila mentre il Censis ne stima oltre un milione e mezzo. A fronte di questo gap numerico, è lecito chiedersi chi sono queste persone e quali qualifiche possiedono.
Per la domiciliarità, l’82% degli anziani possiede una casa di proprietà, il 55% delle abitazioni degli anziani ha più di 50 anni e il 75% delle abitazioni non ha l’ascensore. Si tratta dunque di luoghi inadatti ad affrontare la vecchiaia serenamente.

La spesa per i servizi sociali, dal 2009 al 2013, è diminuita del 7,9%, e Il Fondo Nazionale per le Politiche Sociali, principale canale di finanziamento, con i continui tagli – del 30-40% all’anno – è stato fortemente ridimensionato dalle leggi finanziarie per raggiungere nel 2012 un valore solo simbolico.
La Ragioneria Generale dello Stato valuta che la spesa per l’assistenza di lunga durata passerà dall’1,9% del PIL nel 2015 al 3,2% del PIL nel 2060.
Oggi, per la prima volta nella storia del Paese, la copertura dei servizi e degli interventi per anziani non autosufficienti presenta tutti valori negativi: diminuiscono gli anziani presi in carico nei servizi; gli utenti ospiti di strutture residenziali fra il 2009 e il 2013 sono diminuiti del 9,1%; quelli che hanno l’indennità di accompagnamento sono scesi dal 12,6% del 2011 al 12,0 del 2013. La spesa destinata ai servizi sociali per anziani di regioni e comuni dal 2009 al 2013 è diminuita del 7,9%. Sono oltre 561mila le famiglie che per pagare l’assistenza ad una persona non autosufficiente hanno utilizzato i propri risparmi, venduto l’abitazione o si sono indebitati (dati CENSIS).
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Cristina Montagni

HeForShe, Lui per Lei
Campagna di sensibilizzazione HeForShe, insieme verso la parità di genere
“HeForShe: insieme verso la parità di genere” è il convegno organizzato il 13 dicembre al Senato della Repubblica che giunge alla sua seconda edizione. L’appuntamento si inserisce all’interno dell’omonima campagna di sensibilizzazione lanciata nel 2014 dalle Nazioni Unite UNWOMEN per coinvolgere gli uomini nell’impegno globale per raggiungere l’uguaglianza di genere. Un progetto largamente condiviso dalle Università Italiane, dalla Ministra Valeria Fedeli insieme alla Presidente di UN Women Italia per portare HeforShe anche nel nostro Paese.
Alla campagna HeForShe aderiscono quasi un milione di uomini e si contano figure come il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon, il Segretario Generale dello NATO Jens Stoltenberg, Capi di Stato e di Governo tra cui Barak Obama, atleti del livello di Usain Bolt, attori come Tom Hanks etc. In Italia il Presidente del Senato Pietro Grasso, rappresentanti del mondo della cultura, dello spettacolo e dello sport e diciannove Rettori di Università italiane con la presenza di Carrefour, Ferrovie dello Stato, Federmeccanica, Deutsche Bank, Legacoop, Sodexo, Vodafone, Telecom Italia, Facebook, Enel, Barclay’s Italia, Pubblicità Progresso.
Il Presidente del Senato Pietro Grasso, in apertura nel suo discorso ha detto che la battaglia sulla parità di genere non può essere condotta dalle sole donne, ma deve rappresentare un obiettivo comune, una consapevolezza trasversale che incide sul piano normativo e comportamentale. La parità dei generi è una meta di civiltà, frutto di una progressiva maturazione delle coscienze che vada oltre le regole, che superi cioè il concetto di quote di genere previsto dall’attuale normativa.
Le iniziative nate intorno alla campagna offrono spazi proficui per rinnovare l’impegno a mobilitare l’opinione pubblica – ha precisato Grasso – ma tutto dipenderà dalla capacità di diffondere questa cultura e trasmetterla alle nuove generazioni: “molto è stato fatto, si pensi alla ratifica della convenzione di Istanbul, molto resta ancora da fare”. Ogni donna di ogni parte del mondo deve vedere riconosciuti i propri diritti: diritto di vivere libera dalla violenza, diritto all’istruzione, alla partecipazione del processo decisionale, alla pari retribuzione.
Leggi l’articolo completo sulla rivista nazionale di impresa, formazione ed imprenditoria in “DONNA IN AFFARI”
Cristina Montagni
Violenza sulle donne un fenomeno strutturale: Un “Prodotto Sociale”
Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne è stata scelta per onorare le tre sorelle Mirabal, (Patria, Minerva e Maria Teresa) vittime di Stato uccise da alcuni sicari del dittatore della Repubblica Dominicana il 25 novembre 1960.
La Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne è stata scelta per onorare le tre sorelle Mirabal, (Patria, Minerva e Maria Teresa) vittime di Stato uccise da alcuni sicari del dittatore della Repubblica Dominicana il 25 novembre 1960. La data del 1980 divenne il simbolo del loro sacrificio. Molti paesi in seguito si unirono nella commemorazione di questo giorno, attribuendogli un valore di denuncia del maltrattamento fisico e psicologico verso le donne e le bambine. Il 17 dicembre 1999 l’Assemblea Generale delle Nazioni unite, con la risoluzione 54/134, sceglie la data del 25 novembre per celebrare la lotta contro la violenza sulle donne, in omaggio alle sorelle Mirabal.
I dati sulla violenza di genere sono oramai cronaca di tutti i giorni e secondo le recenti stime in Italia raggiungono 7 milioni le donne che subiscono nel corso della loro vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale che in Europa rappresentano il 33% della popolazione femminile totale. E’ necessario fare una riflessione sulla prevenzione e sul contrasto di quella che il segretario generale dell’ONU Ban Ki-Moon ha definito “una violazione dei diritti umani, un’epidemia per la sanità pubblica e un serio ostacolo allo sviluppo sostenibile”. L’Italia, con la ratifica della Convenzione di Istanbul, ha uno strumento sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica. Un testo che traccia delle linee guida dalla definizione di “violenza nei confronti delle donne”. La violenza di genere è una “violazione dei diritti umani” e l’impegno è di ridurre i “danni o le sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica” delle donne. La Convenzione va poi oltre perché afferma che “il raggiungimento dell’uguaglianza di genere è un elemento chiave per prevenire la violenza contro le donne”. Ratificando la Convenzione, l’Italia accetta la sfida del cambiamento che passa attraverso l’impegno delle istituzioni.
QUALI AREE DI INTERVENTO L’ITALIA ADOTTA ATTRAVERSO LE AZIONI DEL GOVERNO E DEL PARLAMENTO
La prima area d’intervento si concreta con la legge contro il femminicidio (119 del 2013) che è un’azione di prevenzione a sostegno di chi subisce violenza. La legge 14 del 2013 riguarda il finanziamento al Piano contro la violenza sessuale e di genere e l’estensione a tutto il territorio nazionale del Codice Rosa prevista dalla legge di bilancio 2016. Un altro intervento s’inserisce nel cosiddetto “Welfare alla persona“: strumenti a sostegno del lavoro attraverso una migliore gestione dei servizi alle famiglie e al reddito delle donne. In questa direzione vanno le misure inserite nella legge di bilancio 2016, nello Jobs Act e nella legge 190 del 2014. Un segmento da non trascurare è inoltre quello culturale. Lavorare sul riconoscimento, sul rispetto, sul valore delle differenze adottando misure e interventi che riguardano la scuola, l’informazione, i media, i linguaggi. Da questo punto di vista è fondamentale l’educazione di genere: non a caso, la norma prevista nella Buona scuola (legge 107 del 2015) inserisce nel piano di offerta formativa di ogni scuola l’educazione alla parità tra i sessi e la prevenzione della violenza. Lavorare sulla rappresentanza di genere per renderla equilibrata e paritaria, serve a permettere al Parlamento e alle istituzioni locali di rappresentare meglio la realtà.
STEREOTIPI E PREGIUDIZI
Si considerano stereotipi e pregiudizi, quei rapporti tra i sessi in cui le donne sono considerate proprietà degli uomini, percorsi educativi pensati al maschile, visioni distorte nella rappresentazione del ruolo di donne e uomini, informazione nei media, assenza di equilibrio nella rappresentanza di genere nelle Istituzioni, nelle carriere accessibili solo agli uomini, nella disparità salariale e nell’insufficienza di servizi per garantire la maternità come una scelta consapevole. La violenza non è però solo maschile. Violenza è anche quella che le Istituzioni, il sistema economico e sociale infliggono nei confronti delle donne. La proposta di scrivere un vademecum che raccolga definizioni, pratiche e metodologie contro la violenza di genere che le donne hanno subito fino ad ora. Una violenza che ha diverse faccettature, aggredendo tutti i campi dell’esistente: dal lavoro, alla salute sessuale e riproduttiva, passando per la formazione e la narrazione mediatica che da sempre utilizza strumentalmente i corpi delle donne.
LE ISTITUZIONI IN ITALIA
Le istituzioni in Italia non sembrano essere capaci di affrontare le sfide poste a contrasto alla prevenzione della violenza di genere. Ad oggi non c’è un’indicazione istituzionale precisa che interpreti la violenza di genere come un problema strutturale. Quello che si osserva è che non esiste un lavoro sinergico con i servizi territoriali e le istituzioni che nel tempo si sono posizionate in maniera neutra rispetto alla violenza di genere. Sarebbe necessario porsi in una posizione di ascolto verso ciò che le donne denunciano da anni. Il Ministero alle Pari Opportunità è ancora senza dicastero e ciò denota quanto venga presa in considerazione la pari opportunità tra i generi. A fronte di numerose carenze sul piano legislativo e su quello attuativo, che il ministero per le pari opportunità sia un delegato, fa capire quale sia la priorità dell’esecutivo di fronte al problema del femminicidio, della violenza di genere e della sua prevenzione. I centri antiviolenza seguono le donne perché negli anni si sono individuati degli interlocutori standard che portano gli uomini ad agire violenza sulle donne a compiere sempre gli stessi atti. In tale spirale si legge quanto la violenza sulle donne sia strutturale: un “prodotto sociale”.



