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Nella Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, la Regione Lazio presenta il Premio “Donatella Colasanti e Rosaria Lopez”
Donatella Colasanti e Rosaria Lopez sono state protagoniste delle pagine più cruente della storia del nostro paese. Le due amiche di 17 e 19 anni furono vittime di un barbaro “massacro” nel comune di San Felice Circeo, tra il 29 e il 30 settembre 1975, che fu tra i primi casi di cronaca di femminicidio che sconvolsero la coscienza di tutti, dall’opinione pubblica alle istituzioni italiane.
Una violenza che andò oltre lo stupro, ad opera di assassini della cosiddetta Roma “bene” che si inserisce in anni in cui le donne avevano raggiunto importanti conquiste: approvazione della legge sul divorzio, interruzione volontaria di gravidanza, introduzione del nuovo diritto di famiglia e la nascita del movimento femminista. In ricordo della triste vicenda e della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne che si celebra il 25 novembre, la Regione Lazio ha presentato molte iniziative per sensibilizzare i cittadini, ma soprattutto i giovani su questo tema.
Bando della Regione Lazio
Per la promozione di una cultura del rispetto dei diritti umani fondamentali e delle differenze tra uomo e donna, è stato presentato il bando per ricordare Donatella Colasanti e Rosaria Lopez, con il “Premio Colasanti Lopez”, rivolto alle scuole secondarie e agli istituti di formazione del territorio, finanziato dalla Regione Lazio per l’anno scolastico 2019-2020. Gli studenti potranno elaborare scritti e progetti sul tema e i vincitori riceveranno un voucher per l’acquisto di materiale a supporto della didattica pari a 5.000 euro. Le domande potranno essere presentate fino al 15 aprile 2020. Bando per partecipare : Scheda Premio Colasanti Lopez
Appuntamenti della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne
Durante il pomeriggio del 25, Giovanna Pugliese e Alessio D’amato, hanno presentato “Salute in rosa”: linee guida per l’accoglienza e il supporto alle donne vittime di violenza all’interno dei pronto soccorso e delle strutture ospedaliere del Lazio. In serata, nel polo culturale “Spazio Rossellini” in via della Vasca Navale a Roma, è andato in scena lo spettacolo “Taddrarite”, scritto da Luana Rondinelli con Donatella Finocchiaro, Claudia Potenza e Antonia Truppo.
L’assessora Giovanna Pugliese, il 29 novembre visiterà il centro antiviolenza “Galassia” di Formello e il 30 novembre verrà presentata la casa delle donne ad Amatrice. Infine, il 3 dicembre nella casa della salute di Santa Caterina della Rosa di via Nicolò Forteguerri 4 a Roma, prenderà il via il corso di formazione per operatori socio-sanitari e operatrici dei centri antiviolenza.
Impegni della Regione Lazio
A fronte dei 94 casi di femminicidio verificati in Italia nei primi mesi del 2019 e dei 1300 casi di maltrattamenti compiuti a Roma nel 2018, la Regione ha avviato l’apertura di tre nuovi centri antiviolenza a Formia, Civitavecchia e nei comuni del Cassinate e due case rifugio in provincia di Civitavecchia e nel distretto socio-sanitario dell’Asl Rm6 che si aggiungono ai 23 centri antiviolenza e alle 9 case rifugio regionali già attivi.
Inoltre, a seguito di un bene confiscato alla criminalità organizzata, a Roma verrà consegnata la prima casa della semiautonomia del Lazio riservata alle donne in uscita dalle case rifugio, un luogo dove potranno ricostruire un percorso di vita indipendente per sé e per i propri figli. La Regione, che per prima ha introdotto il contributo per i minori figli di donne vittime di femminicidio, ha infine programmato il rifinanziamento del fondo con altri 200mila euro.
Riflessioni delle istituzioni, della politica e il ricordo dei familiari della Colasanti e Lopez
“Prevenire, proteggere e punire, è la linea seguita dalla Regione Lazio in difesa delle donne vittime di violenza. Bisogna presentare delle risposte e la Regione ha delle politiche che passano per la prevenzione, per l’impegno culturale nelle scuole e per la presa in carico delle vittime da parte delle Asl e della rete medica” ha commentato Nicola Zingaretti. Ha poi aggiunto che “l’impegno della Regione continua sia con la rete dei centri antiviolenza, che con il fondo per gli orfani vittime di femminicidio e con la campagna nelle scuole “Io non odio”, perché una delle priorità è cambiare la mentalità generata dagli uomini, spesso in famiglia”. “Sono giornate importanti” ha spiegato Giovanna Pugliese “perché se guardiamo ai dati ci accorgiamo che l’80% delle violenze avvengono in ambito familiare. Quello che serve è un’educazione ai sentimenti per le ragazze e i ragazzi e ricostruire un nuovo modo per essere cittadini liberi in una società diversa”.
“Il concorso” ha spiegato Cecilia D’Elia “serve ad affidare ai ragazzi il ricordo dei fatti del Circeo. Servono azioni integrate su tre fronti, quello di prevenire, proteggere e punire”. Prevenire, cioè sradicare la cultura della violenza dal concetto di relazione, proteggere per offrire alle vittime luoghi di sostegno e punire con il perseguimento dei reati e la certezza della pena. La D’Elia ha poi ricordato Donatella con le sue poesie scritte su fogli di carta lasciati negli uffici della Regione, alcune delle quali sono state lette dall’attrice Claudia Gerini. Infine, tra gli interventi più intensi, c’è stato il ricordo di Letizia Lopez, sorella di Rosaria che ha commentato che dal ’75 ad oggi sono stati fatti passi in avanti ma le donne continuano a morire. “Gli assassini di mia sorella” ha detto Letizia “non hanno fatto la galera e le istituzioni non hanno fatto niente. Nel 2005 lo Stato ha dichiarato sano Angelo Izzo, faceva l’assistente sociale, è uscito ed ha ucciso due persone, una madre e una figlia”. Infine, Roberto Colasanti, fratello di Donatella morta alcuni anni fa a seguito di un male incurabile, ha detto che la sorella sarebbe stata orgogliosa di sapere che “un premio del genere portasse il suo nome”.
Alla presentazione del premio sono intervenuti il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, Giovanna Pugliese, assessora al turismo e alle pari opportunità, Eleonora Mattia, presidente IX commissione del consiglio regionale del Lazio, Claudio Di Berardino, assessore al lavoro e alla formazione, Cecilia D’Elia, presidente per la prevenzione e al contrasto sulla violenza di genere, l’attrice Claudia Gerini, Roberto Colasanti, fratello di Donatella Colasanti e Letizia Lopez, sorella di Rosaria Lopez.
Cristina Montagni
Dichiarazione del Presidente David Sassoli al 30esimo anniversario sui diritti dell’infanzia
Il 20 novembre a Bruxelles, in occasione del 30° anniversario della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, David SASSOLI, Presidente del Parlamento europeo, ha chiesto che la protezione dei bambini venga posta al centro dell’agenda di lavoro della nuova Commissione europea.
Il presidente che ha tenuto il suo discorso di apertura alla presenza di Sua Maestà Mathilde, Regina del Belgio e dell’ambasciatore UNICEF David Bisbal, ha sottolineato l’importanza e il significato della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, dichiarando: “La Convenzione ha contribuito a garantire che i bambini non fossero più considerati proprietà dei loro genitori o di qualsiasi altra autorità. La Convenzione sui diritti dell’infanzia rimane il trattato maggiormente ratificato nella storia del mondo e ha contribuito a trasformare la vita di milioni di persone. Tuttavia, nell’era della globalizzazione e del progresso digitale è inaccettabile che ogni anno muoiano più di sei milioni di bambini di età inferiore ai 15 anni, la maggior parte per cause prevedibili. Se non agiamo in fretta, prima del 2030 moriranno oltre 55 milioni di bambini di età inferiore ai cinque anni”.
“L’Unione europea deve svolgere il proprio ruolo nella difesa dei diritti dei minori in tutto il mondo. È inconcepibile che oltre 152 milioni di bambini siano privati della loro infanzia e della loro istruzione perché costretti a lavorare e subire le peggiori forme di sfruttamento, come schiavitù, prostituzione o l’arruolamento come soldati nei conflitti. Dobbiamo fare tutto il possibile per porre fine a questo abuso”.
Il Parlamento europeo a tal fine ha sollecitato la promozione e la protezione dei diritti dei minori attraverso la politica estera dell’UE e ha chiesto alla Commissione di proporre una strategia e un piano d’azione per il raggiungimento di tale obiettivo. Inoltre, ha nominato un coordinatore speciale per i diritti dei minori, la vicepresidente On. Ewa Kopacz, per intervenire a livello legale e politico al fine di ascoltare tutte le preoccupazioni provenienti dai minori.
Cristina Montagni
Gli italiani e la povertà educativa minorile
Due terzi degli italiani dichiara di aver sentito parlare di povertà educativa minorile. Nella percezione dei cittadini, è la disattenzione dei genitori (76%) la principale causa di povertà educativa dei minori. Per 9 italiani su 10 è un fenomeno grave, per l’83% degli intervistati le azioni di contrasto sono importanti per lo sviluppo del Paese. La scuola da sola non basta e la responsabilità della crescita dei minori coinvolge tutta la comunità (46%).

In occasione della Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza che ricorrerà il 20 novembre, l’impresa sociale Con i Bambini il 18 novembre ha presentato un’indagine realizzata da Demopolis “Gli italiani e la povertà educativa minorile” sulla percezione del fenomeno della povertà educativa nel nostro Paese. A commentare i risultati erano Stefano Buffagni, presidente del comitato di indirizzo strategico del Fondo; Francesco Profumo, presidente di Acri; Claudia Fiaschi, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore; Pietro Vento, direttore di Demopolis e Carlo Borgomeo, presidente di Con i Bambini.
Il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile nasce da una collaborazione tra le Fondazioni bancarie rappresentate da Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il Governo che sostengono interventi per rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la fruizione dei processi educativi da parte dei minori. In tre anni il Fondo ha presentato più di 355 progetti in tutta Italia con un contributo di circa 281 milioni di euro. Gli interventi interessano oltre 480 mila bambini e ragazzi, insieme alle famiglie che vivono in condizione di disagio, coinvolgendo 8 mila organizzazioni, tra Terzo settore, scuole, enti pubblici e privati.

Risultati dell’indagine demoscopica Demopolis
La povertà educativa è strettamente legata a quella economica, come viene dichiarato dal 64% degli italiani, ma il fenomeno ha radici più ampie. Per l’opinione pubblica la disattenzione dei genitori (76%) è la principale causa del fenomeno e due intervistati su tre citano le condizioni di disagio sociale (67%), di svantaggio economico (64%) e di conflittualità familiare (62%). Inoltre, il 59% degli intervistati segnala il degrado dei quartieri di residenza fra le cause primarie della povertà educativa e uno su due segnala una frequenza scolastica irregolare, stimoli inadeguati, scarse occasioni culturali e del tempo libero e un uso eccessivo dei social network. Per la maggior parte degli intervistati la povertà educativa minorile è un fenomeno grave che incide direttamente sullo sviluppo del Paese. Credere però che sia un fenomeno che riguarda solo il Sud (63%) o gli adolescenti (56%) è un errore di valutazione: la povertà educativa, seppur marcata in molte aree meridionali e tra i giovanissimi, riguarda tutto il Paese e intacca il futuro dei ragazzi già dalla prima infanzia.
Il 68% degli italiani dichiara di aver sentito parlare di povertà educativa minorile, anche se il 25% degli intervistati ammette di non sapere di che cosa si tratti. Un quarto del paese pensa che tra i fattori di causa vi è il mancato accesso agli asili nido e ai servizi per l’infanzia. Le maggiori preoccupazioni degli italiani, con riferimento ai minori, si riferiscono a fenomeni per lo più adolescenziali: la dipendenza da smartphone e tablet (66%); bullismo o violenza (61%); la crescente diffusione della droga (56%) e l’aggressività nei comportamenti (52%).
In un contesto in cui le disuguaglianze sociali ed economiche continuano ad aumentare, per il 63% degli italiani le probabilità di un ragazzo nato da una famiglia a basso reddito di avere successo sono più basse rispetto a 20 o 30 anni fa. Inoltre, secondo l’indagine, solo l’11% degli intervistati concorda che la scuola sia l’unica soluzione deputata alla crescita dei ragazzi, mentre emerge una nuova consapevolezza all’interno dell’opinione pubblica, e cioè che la responsabilità della crescita dei minori è di tutta la comunità (46%). L’indagine ha anche confermato che solo metà dei ragazzi, negli ultimi 12 mesi, ha partecipato a spettacoli, cinema o teatri e il 58% del campione ha dichiarato che i figli, nell’ultimo anno non hanno letto libri e il 72% non ha potuto fruire del tempo pieno a scuola. Meno di un quinto, infine, ha frequentato l’asilo nido per il funzionamento e la compensazione delle dinamiche familiari.
Dichiarazioni dei rappresentanti del Terzo settore
Il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile rappresenta un’innovazione per il paese, per dare un futuro ai minori e alle famiglie – ha dichiarato il vice ministro Stefano Buffagni. “È inaccettabile che 1 milione e 200 mila minori siano costretti a vivere sotto la soglia di povertà e che un numero maggiore di ragazzi abbiano negate le opportunità di costruire un domani migliore”. “Il Governo per permettere alle famiglie di uscire da questa condizione” ha spiegato Claudia Fiaschi “sta sostenendo interventi concreti sul territorio rafforzando il ruolo delle comunità educanti. E una delle questioni più gravi che riguardano bambini e ragazzi di oggi è la mancanza di pari opportunità nell’accesso ai servizi”. I numeri sulla povertà educativa minorile nel nostro Paese sono in forte crescita. Nel 2005 era assolutamente povero il 3,9% dei minori di 18 anni, un decennio dopo la percentuale di bambini e adolescenti in povertà è triplicata, attualmente supera il 12%. Il Terzo settore ha un ruolo di primo piano nel rifondare una cultura educativa che accompagni l’inserimento delle nuove generazioni nelle comunità, offrendo un miglioramento delle condizioni di vita ed una prospettiva migliore per le famiglie e i ragazzi italiani.
Cristina Montagni
Gender diversity e leadership nell’era digitale
Di gender diversity e leadership se ne parla spesso per studiare i comportamenti legati al mondo del lavoro femminile e capire quanto le discriminazioni di genere incidono sul tessuto economico e sociale di un paese. Competenze e formazione rivestono un ruolo centrale, da qui la necessità di guidare le donne nei percorsi di carriera affinché le opportunità dell’innovazione tecnologica siano equamente distribuite tra i generi e definire un contesto favorevole che le accompagni nell’era digitale.
Un ruolo determinante è svolto dai corpi intermedi che hanno il compito di aiutare le imprese italiane e favorire i processi d’innovazione nei settori del commercio e dei servizi. Di questi temi si è parlato a fine ottobre nell’indagine “Gender diversity e leadership ai tempi della digitalizzazione” presentata in anteprima a Roma dall’Istituto di formazione Quadrifor che ha analizzato i trend delle donne che lavorano nella digital trasformation. Per “mappare” l’identikit della donna manager, l’istituto ha rilevato le necessità di riorganizzare il lavoro nei processi aziendali, le aspettative delle manager nei confronti dell’aggiornamento professionale, le competenze che servono per incidere sull’attività delle imprese insieme agli aspetti legati al mondo della conciliazione vita-lavoro e le difficoltà di emergere a parità di titoli di studio. I dati integrati con le rilevazioni Istat, Eurostat e World Bank, si basano su un panel di 67mila quadri e 14mila imprese relative alle partecipazioni delle middle manager del terziario e ai corsi di formazione Quadrifor. I risultati presentati dalla presidente e dal direttore dell’istituto, Rosetta Raso e Roberto Savini Zangrandi, sono stati analizzati da Pierluigi Richini, responsabile della formazione a cui si sono aggiunte le osservazioni di professioniste del mondo accademico, media e azienda, per sottolineare il valore delle donne in posizioni apicali, alla luce del cambiamento del mondo del lavoro provocato dalla digitalizzazione dell’economia.
Più istruite e più formate – identikit delle donne manager
Nel 2018 le donne manager tra i 36 e i 45 anni erano più giovani degli uomini del 35% rispetto al 30% della media maschile, ma la prospettiva cambia tra i 55 anni ed oltre, dove la controparte maschile tocca la quota del 25% rispetto al 18% della popolazione femminile. Se si confrontano i dati rispetto ai percorsi di formazione per genere nei paesi UE, le italiane tra i 25-64 anni risultano più scolarizzate degli uomini (9% contro il 7%), ad eccezione delle tedesche e greche che raggiungono pari livelli fra uomini e donne, 8% e 4%. Tassi elevati d’istruzione si riscontrano se si osserva la distribuzione per titoli di studio. Infatti, il 59% delle italiane possiede una laurea o un master rispetto al 51% dei colleghi maschi. Nonostante siano più istruite continuano ad incontrare maggiori difficoltà degli uomini nell’accesso al mondo del lavoro.
Distribuzione geografica e principali settori d’impiego
La ripartizione geografica non rileva ampie differenze fra donne e uomini quadro, ad eccezione del 3% di donne in Lombardia e un 4% di uomini nel nord est dell’Italia. In generale si conferma una forte presenza femminile nelle aziende del terziario del nord ovest (64% in Lombardia) ma una scarsa concentrazione di manager nel sud e isole rispetto alle altre aree del territorio nazionale. Per quanto riguarda i principali settori d’impiego, una quota rilevante di donne il 14%, è inquadrata nelle risorse umane (servizi alle imprese, amministrazione, formazione e relazioni sindacali) rispetto al 6% degli uomini, il 28% è addetta alle funzioni di finanza e controllo di gestione d’impresa contro il 18% dei colleghi uomini ed il 24% è addetta alla comunicazione e marketing rispetto al 15% della componente maschile. In sintesi, 7 donne manager su 10, circa il 71%, hanno una diretta responsabilità su un team di collaboratori che operano in sede e/o in remoto mentre la quota dei colleghi uomini è di poco superiore, circa il 74%.
Percezione della soddisfazione delle donne vs uomini
Tra gli elementi di soddisfazione lavorativa, le donne danno maggiore rilevanza ai fattori qualitativi del proprio ruolo, mentre gli uomini pongono più attenzione al riconoscimento del loro impegno e alla capacità competitiva. Non è un caso che sulle percezioni di ruolo maschile/femminile, il 37% delle donne (27% uomini) ritiene motivazionale la possibilità di utilizzare conoscenze e competenze di natura interdisciplinare/trasversale e la possibilità di apprendere cose nuove (36% e 33%) siano fattori irrinunciabili rispetto alla controparte maschile (29% e 31%). Gli uomini sono più legati al riconoscimento della loro capacità competitiva come opportunità di avanzamento di carriera (10% vs 7%), al riconoscimento legato al raggiungimento degli obiettivi (16% vs 13%), avere una buona retribuzione (20% vs 14%), una maggiore flessibilità sul lavoro (21% vs 17%) e ottenere una posizione influente all’interno dell’organizzazione aziendale (8% contro 7%). In buona sostanza dalla ricerca emerge che le donne tendono a considerare aspetti legati alla possibilità di carriera un’accezione negativa a causa del diffuso senso di sfiducia verso le opportunità di avanzamento offerte dalle aziende e dal mercato del lavoro in generale.
Competenze professionali di genere
Per quanto riguarda le competenze professionali, gli uomini riscontrano un atteggiamento positivo da parte dell’azienda rispetto ai corsi frequentati durante l’orario di lavoro (59% rispetto al 54% delle intervistate) e che il 31% delle donne percepisce forti differenze rispetto agli uomini nelle opportunità di accesso alla formazione offerte dall’azienda. Oltre la metà di esse (53%) lo riconduce ad una cultura aziendale discriminatoria che favorisce la crescita professionale degli uomini e la difficoltà per le donne di conciliare i tempi di formazione con i tempi di vita personale e familiare. Questo atteggiamento culturale genera una situazione oggettiva di svantaggio per le donne che dichiarano per il 22% d’incontrare pesanti resistenze nel concordare obiettivi e contenuti della formazione con i propri superiori, da qui la necessità di realizzare attività formative fuori sede o al di fuori dell’orario di lavoro imposto dalle aziende.
Preferenze e atteggiamenti delle manager verso la digital trasformation
In base alla ricerca le donne sono più orientate al miglioramento della consapevolezza di sé e dei propri punti di forza (40% rispetto al 36% degli uomini), mentre la componente maschile predilige i temi dell’innovazione (34% sul 28% della popolazione femminile). Le manager scelgono i campi del marketing-commerciale (12% contro 8% degli uomini) e strategie degli scenari (17% su 15% dei colleghi maschi). Rispetto alle attività della digital trasformation, le donne sono propense all’utilizzo di tecniche legate all’analisi dei dati per prendere decisioni (29% su 21% degli uomini), alla valorizzazione dei talenti dei nativi digitali, mentre gli uomini sono orientati alle innovazioni della digitalizzazione (27% uomini su 23% donne), all’acquisizione di strumenti per la gestione di team virtuali (16% uomini su 13% donne) e alla promozione della cultura della digital economy (9% contro il 6% della controparte femminile). Il report quindi mette in luce un sostanziale ripiegamento sui temi centrali della digital trasformation che confina le speranze delle manager in un ambito lavorativo poco ambizioso, che scoraggia le culture organizzative inclusive, aperte e plurali senza valorizzare le attività della formazione continua che dovrebbero costituire gli standard minimi di competenze di genere.
Pareri delle professioniste del mondo accademico, dei media e delle aziende
Tiziana Catarci, direttrice del dipartimento di ingegneria informatica della “Sapienza” università di Roma, ha sottolineato che il mondo del lavoro va verso l’ICT che in Italia pesa solo per il 14-15%, mentre in Europa incide per il 20-25%. “Nonostante molte ragazze scelgano percorsi di studio scientifici” ha detto “è un dato che la maggior parte degli stereotipi vengano proprio dalle famiglie, società e media senza contare che in Italia il contesto storico-culturale le spinge verso le discipline umanistiche”. Chiara Lupi, direttrice editoriale edizioni Este, ha sottolineato che là dove le competenze scientifiche ci sono, il circolo vizioso di un’offerta retributiva non è al passo con gli altri paesi, da qui le “teste” migliori tendono ad emigrare. Esistono eccezioni, in cui aziende virtuose creano al loro interno Academy dove formare i propri dipendenti o avviare cooperazioni con istituti tecnici, dimostrando di lavorare con responsabilità sociale sul territorio in cui operano. Manuela Vacca Maggiolini, HR Director AbbVie Italia, ha spiegato che per le multinazionali mettere in atto le buone pratiche sulla gender diversity è più semplice perché l’attenzione a questi temi è sentita dai vertici della produzione.
Cristina Montagni
Al via la Terza Edizione del Festival dell’”ECONOMIA COME L’IMPRESA DI CRESCERE”
Dall’8 al 10 novembre “ECONOMIA COME” torna a Roma con una tre giorni dedicata interamente all’economia, alla globalizzazione e all’innovazione.

Visto il successo delle due precedenti edizioni, “Economia Come” quest’anno si presenta con un format di 21 appuntamenti tutti in programma all’Auditorium Parco della Musica. La manifestazione curata dalla Fondazione Musica per Roma e dalla Camera di Commercio di Roma vede la partecipazione della Regione Lazio, Unioncamere Lazio e la LUISS – Università Internazionale degli Studi Sociali “Guido Carli”.
Il ricco palinsesto, presentato lo scorso 30 ottobre nell’Aula di consiglio della camera di commercio di Roma, prevede la partecipazione di economisti di fama internazionale, imprenditori, politici e studiosi. Inoltre, l’obiettivo di questa terza edizione è “sfondare” il tetto delle 15mila presenze ottenute dalle due precedenti edizioni.
Anche quest’anno il Festival si rivolgerà al grande pubblico, con semplicità trattando temi economici, affrontando le questioni legate alla globalizzazione, all’innovazione e ai nuovi scenari di modelli di business e di organizzazione del lavoro. Il programma include momenti intensi di dibattito politico, tavole rotonde e confronti con studiosi italiani e internazionali, il tutto organizzato in diversi format per garantire al pubblico un’esperienza interessante ed educativa.
I protagonisti eccellenti del Festival
Il Festival ospiterà per la prima volta nella sua storia un Premio Nobel. Infatti, ospite d’eccezione sarà Joseph E. Stiglitz, vincitore del premio per l’Economia nel 2001, il quale interverrà nella prima giornata condividendo suggestioni e visioni alternative al neoliberismo, a partire dalla convinzione che sia necessario un maggiore equilibrio tra mercato, stato e società civile. A seguire ci saranno alcuni appuntamenti dedicati ad approfondimenti sull’Italia, tra i quali l’intervento di Enrico Giovannini, portavoce dell’Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile e Chiara Mio, professoressa al Dipartimento di Management dell’Università di Venezia Cà Foscari sullo “Sviluppo sostenibile: a che punto è l’Italia”.
Si discuterà poi del “Futuro del lavoro nell’era dei robot” con Daniel Susskind, economista ed esperto dell’impatto della tecnologia e dell’intelligenza artificiale sul lavoro e sulla società. Carlo Cottarelli, direttore dell’osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica, discuterà dell’importanza di saper distinguere tra la verità e le esagerazioni che vengono create per indirizzare l’opinione pubblica. Vito Mancuso, noto teologo, parlerà di una parte del segmento di Economia COME “Visioni” con “La ricchezza del bene”, e non mancherà anche un incontro dedicato alle pari opportunità in Italia, con l’intervento di Marcella Corsi, professoressa dell’Università di Roma La Sapienza e direttrice della International Review of Sociology e Marta Fana, autrice e ricercatrice.
A seguire ci saranno tavole rotonde con Ferruccio de Bortoli, giornalista e amministratore delegato di RCS Libri, Giuseppe De Rita, presidente del Censis, Pasquale Tridico, presidente dell’INPS e Maurizio Landini, segretario generale della CGIL. Tra i massimi esperti internazionali sul tema della disuguaglianza, saranno presenti, Branko Milanović, e Saskia Sassen, docente alla Columbia University e alla London School of Economics.
Appuntamenti dei format
I 21 appuntamenti della tre-giorni di Economia COME saranno così suddivisi:
-
“Focus”, per concentrarsi sul futuro dell’Italia;
- “Frontiere” per l’analisi e la descrizione dei nuovi mercati;
- “Storie”, che raccontano le esperienze di grandi personaggi;
- “Dialoghi” e confronti su argomenti di attualità;
- “Visioni” in stile lectio che permetteranno agli studiosi di discipline non economiche di stabilire un ponte con questioni cruciali per il mondo dell’impresa;
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“Grandi Interviste”, durante le quali i protagonisti della vita politica e pubblica del Paese racconteranno il presente con grandi firme del giornalismo italiano e non.
L’intero programma del Festival è consultabile sul sito dell’Auditorium al seguente link:
Cristina Montagni
One year to go! L’Italia verso “Expo 2020 Dubai”
Da un’ispirazione del quartiere di Dubai, al-Waṣl, “il collegamento”, l’Italia all’Expo di Dubai 2020 allestirà un padiglione “smart village Italia” su una superficie di 3.500 metri quadri per presentare le eccellenze nel campo delle infrastrutture materiali e immateriali mettendo in relazione continenti, paesi, città, culture, religioni e comunità.
L’Italia, primo paese del G7 a formalizzare la partecipazione all’evento, si rifarà ai temi del “beauty connects people” (la bellezza unisce le persone) e al “connecting minds, creating the future” (collegare le menti, creare il futuro). A un anno dalla prima esposizione universale, dal 20 ottobre 2020 al 10 aprile 2021, il nostro paese si farà interprete di un grande progetto di diplomazia culturale che prevede 28 milioni di visitatori con una missione: difendere la propria identità culturale, produttiva e creativa, mettere in connessione popoli, ingegno, eredità culturale mediterranea per costruire un ponte verso il futuro creando nuove risorse. L’evento che festeggia anche il 50° anniversario della fondazione degli Emirati Arabi Uniti, il Golden Jubilee dello Stato, con 192 padiglioni in rappresentanza dell’Africa, Asia, Australia, Europa, Medio Oriente, nord America e sud America, fungerà da catalizzatore per i visitatori provenienti dall’Italia, Cina, dai Paesi del Maghreb e dal mondo del Mediterraneo. Un momento di incontro e networking con i maggiori esperti a livello mondiale nel settore degli FDI (Foreign Direct Investment), oltre che un’imperdibile vetrina per promuovere il proprio paese negli Emirati Arabi Uniti e nei Paesi del Golfo.
Per comprendere i vantaggi che l’Italia può trarre da questa vetrina aperta al mondo, il 28 ottobre la Regione Lazio, in collaborazione con il Crul (Comitato Regionale Universitario del Lazio), ha esposto all’università La Sapienza di Roma, le tematiche del “Verso Expo 2020 Dubai – Le eccellenze del Sistema Universitario del Lazio per un futuro sostenibile”. I progetti dall’alto valore tecnologico si poggeranno sui pilastri della sostenibilità economica, sociale e ambientale, mobilità e cooperazione tra i popoli. Inoltre, la Regione Lazio si è impegnata a sviluppare il programma su un doppio livello di coordinamento, sia con il Ministero degli Esteri che con la Conferenza delle Regioni.
Settori strategici dell’Italia
I raggruppamenti e i cluster territoriali di rilevanza strategica saranno: aerospazio; scienze della vita/salute e benessere; big data/cyber security; smart energy; mobilità sostenibile (automotive); industrie creative e culturali; Heritage/patrimonio culturale; turismo; bioeconomia (agrifood, blue growth, chimica verde, foreste); impresa 4.0 e artigianato digitale; acqua e best practices sull’economia circolare.
L’Italia punterà sulla cooperazione tra i popoli del Medio Oriente, dinamici nella diversificazione delle loro attività sul fronte della sostenibilità. La regione emiratina infatti oltre ad avere una posizione geo-politica favorevole, gode di un’economia in forte crescita in grado di sviluppare progetti sul versante degli investimenti. Un’opportunità di promozione per il Made in Italy nei mercati dei Paesi Arabi, strategici per esportazioni e attrazione di investimenti verso le nostre piccole e medie imprese innovative e per le start up. Sul versante delle infrastrutture materiali, si concentrerà sulla mobilità (sistemi innovativi di logistica, trasporto e comunicazione) e sull’accessibilità, resilienza e sostenibilità delle risorse (ambientali, energetiche e idriche). Per le infrastrutture immateriali, punterà sulle innovazioni di ultima generazione legate alla condivisione smart di contenuti ed esperienze creative, alla formazione delle competenze e alla divulgazione di progetti culturali e scientifici. Il tema della sostenibilità verrà affrontato attraverso la condivisione di concetti dove emergerà quello dell’energia e della mobilità con meccanismi economico finanziari innovativi. Innovativi perché la decarbonizzazione che ci apprestiamo a definire nei prossimi 20-30 anni sarà legata alla decarbonizzazione di tipo economico.
Obiettivi dell’Italia
La nostra partecipazione consentirà di proporre una visione di modello di Sviluppo Sostenibile ispirandosi all’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, per costruire un sistema di valori condiviso con la creazione di buone pratiche a prescindere dall’età, genere, stato sociale, religione e nazionalità. La narrazione non sarà solo simbolo di bellezza, arte, scienza e tecnologia, ma una dimostrazione di come competenze, talenti e ingegni possono diventare promotori di nuove opportunità formative, imprenditoriali e professionali. Tutti gli eventi coinvolgeranno studenti, insegnanti, tutor sulle sfide globali future creando un processo di collaborazione con i progetti Expo Live e Youth Connect lanciati da Expo Dubai 2020.
Concept tematico del padiglione Italia
Il concept tematico del distretto proporrà un’idea umanistica dello stile di vita italiano contemporaneo, sperimentando forme di contaminazione tra arte, cultura, scienza e tecnica per creare opportunità di crescita economica, occupazione e sviluppo sociale. Con le nuove didattiche smart e l’intrattenimento esperienziale, presenterà soluzioni testate con successo dalle industrie, dai territori, dai centri di ricerca e dai poli educativi. Un laboratorio scientifico guidato da seminari, incontri, eventi tra i giganti industriali high-tech che rappresenteranno la componente più dinamica delle nostre esportazioni. All’interno dello spazio, le università italiane in collaborazione con quelle arabe, africane e asiatiche, mostreranno corsi di specializzazione per le nuove competenze tecniche, manageriali e imprenditoriali, capaci di contribuire al processo d’internazionalizzazione e trasformazione in atto nei rispettivi paesi. Il programma educativo italiano permetterà ai visitatori la conoscenza del nostro patrimonio culturale, artistico e ambientale con le innovazioni della scienza dell’Heritage italiano sviluppato dalla Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) grazie all’applicazione di tecnologie avanzate di fisici, chimici e ingegneri, suggerendo nuove professioni e competenze nei prossimi anni.
Chi saranno i nostri partecipanti
- Industrie culturali (arti visive, cinema, editoria, musica, stampa, software, videogiochi);
- Industrie creative (architettura, designer, moda, comunicazione digitale);
- Patrimonio storico-artistico (musei, biblioteche, archivi, monumenti, aree archeologiche);
- Imprese basate sulla creatività (artigianato, produzione innovativa, web-marketing, talenti creativi, design dei contenuti, design alimentare);
- Eccellenza in materia di benessere, alimentazione e cosmesi;
- Progettazione industriale (prodotti e sistemi, modellazione 3D, prototipazione e ingegneria);
- Progettazione di interni (architettura, spazi per il living);
- Studi di progettazione (modelli organizzativi e spazi di lavoro);
- Progettazione grafica della comunicazione (strumenti, canali, lingue);
- Centri di ricerca, poli di competenza 4.0 e centri studi diplomatici e fondazioni culturali.
Cristina Montagni
Festival della Scienza 2019
Dal 24 ottobre al 4 novembre, il Festival della scienza torna a Genova. Nel segno degli “elementi”, questa edizione vedrà più di 300 eventi, 50 location cittadine, 550 animatori e 100 studenti del progetto “alternanza scuola-lavoro”.

Un modo coinvolgente e innovativo per raccontare la scienza, tema legato al territorio e conosciuto nel mondo come uno dei più grandi eventi di diffusione della cultura scientifica.
Nei dodici giorni di appuntamenti, il Festival della Scienza propone conferenze ispirate alle questioni attuali del dibattito scientifico, laboratori, prime assolute di spettacoli e mostre dedicate all’incontro tra arte e scienza. “Il Festival non è solo un incontro per esperti internazionali di settore” ha spiegato Marco Pallavicini, presidente dell’Associazione Festival della Scienza “ma un polo d’attrazione per scuole, appassionati e famiglie”. Gli eventi proposti, quest’anno nel segno degli “Elementi”, sono pensati per i visitatori di ogni fascia d’età e livello di conoscenza, come giovani, studenti e famiglie che vogliono trascorrere una giornata tra cultura, arte e scienza. Il tema della XII edizione è stato scelto in occasione dell’Anno Internazionale della Tavola Periodica degli Elementi e del 150° anniversario dalla formulazione del sistema di classificazione proposto da Mendeleev. (Tavola Periodica degli elementi – strumento per lo studio della chimica che racchiude la maggior parte delle conoscenze delle scienze naturali).

Quest’anno il programma prevede oltre 300 eventi tra conferenze, laboratori, mostre e spettacoli di divulgazione scientifica che si svolgeranno in diversi punti d’interesse della città come Palazzo Ducale, Porto Antico, Acquario, Museo del Mare, Teatro della Tosse, Palazzo della Borsa, Museo di Storia Naturale e molti altri. Gli “Elementi” della diciassettesima edizione del Festival della Scienza saranno declinati da differenti punti di vista, toccando argomenti come climate change, chimica, arte, matematica, astrofisica, cosmologia e food. Ad integrare questo programma una serie di approfondimenti in altre materie come linguistica, genetica, medicina, intelligenza artificiale e big data, archeologia, superfood, nutriceutica, architettura, realtà virtuale, fumetti e gaming. Come ogni anno, il Festival riserva un’attenzione particolare alle novità della ricerca più avanzata e ai ricercatori dei Paesi eccellenti in materia. Una partecipazione che si iscrive nell’ambito dell’azione della diplomazia scientifica italiana e degli addetti scientifici italiani all’estero e si rinnova ogni anno, coinvolgendo esperti internazionali e scienziati italiani di rilievo.
Per il 2019, anno in cui si celebra la ricorrenza del 160° anniversario dei rapporti bilaterali con l’Italia, la scelta del paese ospite è sui Paesi Bassi, paese proiettato verso il futuro che vanta livelli altissimi nei vari settori della ricerca e dell’innovazione, prestigiose Università e vere avanguardie in ambiti quali la fisica, le tecnologie spaziali e le nanotecnologie, l’agroalimentare e la tutela dell’ambiente.
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Cristina Montagni
Maker Faire Rome 2019
Si è conclusa la settima edizione di Maker Faire Rome 2019, che dal 18 al 20 ottobre ha raccontato con semplicità la cultura del “fai da te” in ambito tecnologico. La manifestazione coordinata dalla Camera di Commercio di Roma in collaborazione con scuole, atenei, Cnr ed Enea, ha contato sulla partnership dell’università di Praga, Polonia e Sarajevo, dell’istituto nazionale di Astrofisica e l’Istituto italiano di Tecnologia. Sette padiglioni hanno offerto a 100mila visitatori, workshop su temi legati al mondo dell’economia circolare, intelligenza artificiale e robotica, IoT – Internet delle cose, spazio, sportech, edilizia sostenibile, arte contemporanea, manifattura digitale, foodtech, agritech, mobilità smart, realtà virtuale e aumentata. Per le scuole di secondo grado italiane e della Ue sono stati selezionati 55 progetti provenienti da 40 nazioni attraverso la Call for School e più di 27 progetti di ITS.
Economia circolare
Per la prima volta il polo fieristico ha scelto un approccio carbon neutral e plastic free utilizzando materiale biodegradabile e compostabile certificato per il food&beverage. Dentro lo spazio espositivo si è passati dalla trasformazione della canapa in bioplastica, alla produzione di tessuti utilizzando gli scarti di fibre tessili e lane riciclate, alla realizzazione di prodotti farmaceutici dagli insetti, al risanamento edilizio con colture microbiche o la bioraffineria in scatola per usi domestici.
Creatività Made in Italy
È stato dato ampio spazio alla moda con la presenza di Altaroma. L’agenzia romana ha sostenuto i giovani nella creatività del Made in Italy, riservando un posto a sei designer distinti per qualità di prodotto, ricerca e sperimentazione per l’utilizzo di abbigliamento e accessori realizzati grazie ai processi produttivi eco sostenibili, quali le polveri di marmo al legno, pellami di recupero provenienti dall’industria ittica alimentare come la pelle di salmone, materie prime di origine vegetale, microfibre certificate, tessuti tecnici rigenerati dai rifiuti quali reti da pesca e plastica abbandonati oltreoceano.
L’arte contemporanea MakerArt
Durante l’intero tracciato i visitatori hanno fruito di installazioni interattive di arte contemporanea realizzate con l’intelligenza artificiale, robotica, sound art, videoarte, pop up art, ed happening in grado di coinvolgere lo spettatore nel percorso. Gli artisti provenienti dal Belgio, Canada, Italia, Russia e USA hanno potuto collaborare con le aziende del settore creando un mix tra arte, scienza e innovazione.
Edtech
Per il settore della formazione è stato presentato il progetto Spark – Light on EdTech. Uno spazio per condividere idee dove realtà italiane ed europee hanno portato la propria esperienza in talk, progetti e momenti di discussione. Tra gli ospiti Loredana Bessone, responsabile degli addestramenti in grotta degli astronauti dell’Agenzia Spaziale Europea ed enti di ricerca italiani quali l’Istituto Italiano di Tecnologia, il Consiglio Nazionale delle Ricerche e la Fondazione “Bruno Kessler”.
Robotica e intelligenza artificiale
Con più di 70 progetti, nell’area della robotica e dell’intelligenza artificiale, si sono svolte conferenze con l’Istituto di Robotica e Macchine Intelligenti (I-RIM) coinvolgendo studenti, leader dell’industria e della ricerca con l’esposizione di sistemi avanzati e pitch divulgativi. Le aziende presenti al matchmaking hanno lanciato un’applicazione che permetterà in futuro d’incrociare i bisogni e le offerte di tecnologia sull’intero territorio nazionale. E dal mondo social è arrivata l’applicazione RoboTinder che permetterà ai neolaureati di dare il loro like alle aziende presenti, e viceversa.
La vernice ecologica Airlite
Il visitatori hanno sperimentato dal “vivo” la pittura ecologica Airlite, che attivata dalla luce del sole, è in grado di scomporre gli agenti inquinanti in molecole di sale e catturare lo smog riducendo gli ossidi di azoto nell’aria eliminando le tracce di batteri nocivi. La eco-vernice, vincitrice a settembre della “New York Open Innovation Call”, entrerà nel mercato americano nel 2020, trasformando pareti di case, uffici e scuole in depuratori d’aria naturali alimentati con l’energia solare.
Graffiti for Smart Cities
Per riqualificare gli spazi urbani, è nato il Graffiti for Smart Cities, installazione di mosaici intelligenti destinati alle grandi città del mondo. Gli smartwall, composti da materiale derivante da organismi viventi, consentono tramite smartphone di ricevere informazioni turistiche dettagliate, pagare il parcheggio o conferire i rifiuti differenziandoli, disegnare graffiti sui muri creando opere d’arte da condividere utilizzando la connessione Wi-Fi e tecnologia 5G.
Makers for Space
Non poteva mancare il segmento legato al settore aerospaziale con l’esplorazione di Marte. All’interno dello stand si è discusso del ruolo che la scienza italiana ha nella scelta dei siti di atterraggio nelle future missioni umane ed il programma Apollo con l’esposizione di un campione di roccia lunare offerto dalla NASA e diverse attività interattive.
Area Food & Agritech
Nell’area Food & Agritech sono state presentate 30 soluzioni per il comparto agroalimentare partendo dall’innovazione sul cibo. Si è trattato di nuove frontiere nel settore della gelateria, produzione di integratori alimentari, come l’aglio nero o il confezionamento di aperitivi in perle gel destinato al mercato dell’happy hour innovativo. Inediti i sistemi di trasformazione della cioccolata prodotta a bassa temperatura e il mantenimento degli alimenti con la disidratazione in autoclave che consente la conservazione della mozzarella a temperatura ambiente.
Area Kids & Education
Gli aspiranti maker, giovani tra i 4 ai 15 anni, sono stati coinvolti in diverse attività didattiche per sperimentare le nuove tecnologie grazie al coding, al making e alla creatività digitale portandoli direttamente sulla Luna per celebrare i 50 anni dello sbarco sul nostro satellite.
Cristina Montagni



