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Salute emotiva e psicologica a rischio giovani e donne. Indagine pilota delle associazioni Gasp e ARCLazio

Il tempo complesso e confuso del coronavirus è un mondo che sta cambiando le persone e la collettività. Le associazioni a promozione Sociale Gasp e ARCLazio al fine di programmare interventi a sostegno dei singoli, giovani, adulti e famiglie hanno svolto sul territorio di Bracciano e comuni limitrofi, un’indagine socio-psicologica pilota per analizzare gli effetti sulla qualità della vita prima e dopo pandemia.

L’analisi condotta tra marzo e aprile 2021, traccia un bilancio sugli effetti correlati alla pandemia e nello specifico durante i periodi di lockdown. Per cogliere i bisogni delle comunità è stato somministrato un questionario in forma anonima, utilizzando la piattaforma Googleworks.

Metodo e campione statistico

L’indagine per sesso ed età è stata elaborata su un campione di 75 individui: 38 maschi, 36 femmine e 1 individuo di genere binario (identità non corrispondente né al genere maschile né al genere femminile) considerando la popolazione fra i 16 ed i 71 anni. Fatte 100 le classi rappresentate, alle interviste anonime hanno risposto il 21% di adolescenti (16-20 anni), il 31% di giovani adulti (21-30 anni), il 33% di adulti (31-50 anni) e il 15% degli adulti tra i 51 e i 71 anni. Scopo dello studio era individuare il disturbo emotivo-psicologico, il malessere vissuto a seguito delle limitazioni e i cambiamenti di vita quotidiana inferti dalla pandemia. Per lo studio sono stati presi in esame i pesi percentuali considerando 3 tre scale di valore: 0-4 (influenza minore), 5-7 (influenza media), 8-10 (influenza maggiore).

Indagine pilota e risultati sul territorio di Bracciano

Dall’indagine emerge che isolamento e limitazioni della libertà hanno contribuito ad aumentare il malessere e le difficoltà nell’ambito familiare soprattutto riguardo alla comunicazione e alla relazione tra gli stessi membri. Questo stato d’animo è condiviso dall’82% dei giovani 21-30 anni, mentre il 62% degli intervistati (16 – 20 anni) hanno risposto all’impatto psicologico con valori massimi compresi tra 5 e 10. Le sofferenze dovute alle limitazioni e/o impedimenti nelle relazioni sociali sono state avvertite dal 91% dei giovani 21 – 30 anni, mentre il vissuto per la mancanza di contatto fisico ha coinvolto il 94% degli adolescenti 16 – 20 anni e dal 70% dei giovani adulti 21 – 30 anni. L’analisi sottolinea che chi ha vissuto di più la condizione relativa al malessere affettivo si è concentrata per il 65% nella fascia 21 – 30 anni, a seguire gli adolescenti 16 – 20 anni con il 63%. Inoltre, le sofferenze relative alla mancanza di condivisione sociale hanno descritto un’impennata dell’88% tra gli adolescenti 16-20 anni e dell’83% tra i 21- 30 anni. Infine, ansia, depressione, nervosismo, solitudine, scarsa concentrazione, insonnia, angoscia e paura sono i sentimenti emotivi più vissuti e le età più coinvolte dal campione hanno rivelato una concentrazione fra i 16 ai 20 anni e fra i 21 a 30 anni.

Disaggregando le frequenze per genere, la componente femminile ha dichiarato evidenti reazioni psicosomatiche e tale condizione ha coinvolto la fascia 16 – 20 anni; il 63% afferma di soffrire di isolamento, il 75% stanchezza, il 50% ansia e nervosismo tra gli individui 21 – 30 anni, l’82% vive l’ansia, il 73% nervosismo ed isolamento, il 64% depressione e solitudine. In aggiunta la componente femminile tra i 31 – 50 anni ha dichiarato nel 62% dei casi di provare ansia, soffrire di isolamento (46%) e nervosismo (31%). Infine, per la fascia di età (51-71 anni) sono emersi condizioni di insonnia (63%), ansia e stanchezza (50%), nervosismo (38%) e depressione (25%). Rispetto alle condizioni precedenti, queste situazioni hanno indotto il 50% delle donne (21-30 e 31-50 anni) ad assumere farmaci, mentre chi è ricorso al sostegno psicologico sono state soprattutto donne (50%) nella fascia di età 21-30 anni.

Conclusioni dell’indagine

Dai risultati dello studio è emerso che sul territorio laziale di Bracciano la fascia più fragile si concentra nei giovani adulti 21 – 30 anni che insieme alla componente femminile abbraccia tutte le età del campione. In conclusione, la maggior parte degli studi hanno sostenuto che il vissuto di ognuno, angoscia della solitudine, separazioni, malattia e perdita dell’identità sociale hanno contribuito ad accrescere i disturbi alimentari, le violenze domestiche sulle donne e minori, senza contare i rischi correlati all’aumento futuro delle dipendenze patologiche, incremento dei suicidi dovuti ad una diagnosi di positività al coronavirus o difficoltà dovute alla perdita del lavoro. Inoltre, la difficile condizione di vita imposta dalla pandemia sta facendo emergere disturbi post-traumatici da stress (PTSD) negli adolescenti, nei giovani e nel genere femminile come descritto nella ricerca descritta.

Il futuro – chiusa la parentesi coronavirus – impone a tutti noi una rielaborazione della perdita di socialità e degli affetti facendo riemergere le personali e sociali risorse che l’essere umano possiede per un’innata predisposizione. In questa esperienza di isolamento e distanziamento sociale, la solidarietà non basta, sono necessarie le competenze e le responsabilità delle Istituzioni che insieme alle associazioni presenti nel territorio possono intervenire efficacemente nell’infondere una fiducia interpersonale e collettiva nei contesti sociali di appartenenza.

Maria Zampiron

Psicologa-Psicoterapeuta

Ordine degli Psicologi della Regione Lazio

Giornata Mondiale dell’Ambiente 2021. Per l’Italia Confagricoltura lancia il libro bianco del verde

Ogni anno il 5 giugno si celebra la Giornata Mondiale dell’Ambiente, il più grande evento annuale che oltre a coinvolgere le popolazioni del mondo, promuove attività ambientali positive e suggerisce azioni a tutela del nostro pianeta. Nasce nel 1974 e negli anni l’evento è cresciuto fino a diventare una piattaforma globale per sensibilizzare sul tema ambientale in oltre 100 Paesi nel mondo.

Quest’anno l’evento sarà ospitato in Pakistan e avrà come focus il “Ripristino dell’Ecosistema” nell’ambito della campagna “Reimagine. Recreate. Restore”. È bene sottolineare che tale anniversario servirà anche per il lancio ufficiale del Decennio delle Nazioni Unite per il Ripristino dell’Ecosistema 2021-2030. Gli hashtag ufficiali per seguire gli eventi della Giornata sono #GenerationRestoration e #WorldEnvironmentDay. Tutte le celebrazioni nei vari Paesi del mondo si svolgeranno con eventi virtuali e fisici.

Ricreare le condizioni ideali per il ripristino dell’ecosistema

In tutto il mondo si solleva un “grido di battaglia globale” che sollecita azioni urgenti per far rivivere i nostri ecosistemi danneggiati. Gli esseri umani – si legge in una nota delle Nazioni Unite – stanno distruggendo le fondamenta della propria sopravvivenza ad un ritmo inarrestabile. Più di 4,7 milioni di ettari di foreste (un’area più grande della Danimarca) vengono distrutti ogni anno e la perdita dell’ecosistema sta privando il mondo di pozzi di assorbimento del carbonio come foreste e torbiere. Le emissioni globali di CO2 sono aumentate per tre anni consecutivi e il pianeta sta andando verso un cambiamento climatico potenzialmente catastrofico. Riducendo l’habitat naturale per la fauna selvatica, abbiamo creato le condizioni ideali per il diffondersi degli agenti patogeni, compresi i coronavirus, come dimostrato dal COVID-19.

L’Italia verso un equilibrato rapporto uomo-natura. Presto il Libro bianco del verde

L’Italia in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, ha “acceso i riflettori” sull’importanza di un rapporto uomo e natura, messo in luce dalla pandemia. “Il Green New Deal e la strategia sulla biodiversità – sottolinea il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti – rilanciano il ruolo degli agricoltori e degli operatori del settore primario e del verde pubblico e privato, che rappresenta un ruolo centrale per il raggiungimento di questi obiettivi”.

“L’Italia” dice Giansanti “è tra i paesi europei più ricchi di biodiversità con elevati livelli di specie esclusive del nostro territorio. Quanto alle aree protette siamo in linea con gli obiettivi europei del 30%. In particolare, la Rete Natura 2000 e il Sistema delle aree protette italiane sono tra i più estesi d’Europa, con 9 milioni di ettari, pari a circa il 30% dell’intera superficie nazionale”. Inoltre, negli ultimi 50 anni la superficie forestale del territorio si è più che raddoppiata, passando da 5 a circa 12 milioni di ettari (il 65% è gestito da privati) e ciò pone in luce l’importanza delle attività selvicolturali. “Confagricoltura insieme ad Assoverde” conclude il presidente “ha intrapreso un percorso unico che va verso un “Libro bianco del verde”. Il progetto – in collaborazione con i principali operatori del settore pubblico e privato – rappresenta un Neorinascimento della Cura e della Gestione del Verde in linea con gli obiettivi europei e italiani sulla transizione ecologica, sulla rigenerazione urbana, sulla creazione di nuove aree verdi e sulla corretta cura e manutenzione di quelle esistenti”.

Cristina Montagni

Il Global Health Summit 2021 termina con la “Dichiarazione di Roma”

Il 21 maggio a Roma si è svolto a Villa Pamphili il Global Health Summit (Vertice Mondiale sulla Salute) co-organizzato dall’Italia durante l’anno della Presidenza di turno del G20 e dalla Commissione europea.

Global Health Summit 2021 – Rome 21 maggio 2021 – Villa Pamphilj

Il Presidente del Consiglio Mario Draghi e la Presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen nell’aprire il vertice – in prevalenza virtuale – hanno invitato i leader del mondo, i responsabili delle organizzazioni internazionali e regionali, i rappresentanti degli organismi sanitari, l’opportunità di scambiarsi esperienze maturate durante la pandemia e approvare la “Dichiarazione di Roma”. Si tratta di un patto suddiviso in 16 punti che fissa le regole per rafforzare la cooperazione multilaterale e prevenire le crisi sanitarie mondiali nell’ottica di una sanità più equa.

Presidente Mario Draghi e Presidente Commissione Europea Ursula Von der Leyen

“Quello che abbiamo fatto oggi è un primo passo” ha dichiarato Mario Draghi. “Il Global Health Summit è importante per la forza e la sincerità degli obiettivi presi, soprattutto è caratterizzato da concreti impegni in termini di dosi di vaccini e finanziamenti per la distribuzione nei paesi poveri. Da questo lavoro traspare il forte desiderio di andare avanti per ottenere risultati consolidati in futuro”, ha commentato Draghi a fine giornata.

I sedici punti della Dichiarazione di Roma

La pandemia continua ad essere una crisi sanitaria e socioeconomica globale con effetti diretti e indiretti sulle persone vulnerabili, donne, ragazze e bambini, sui lavoratori in prima linea e sugli anziani. Non si può dire sconfitta fino a quando tutti i paesi non saranno in grado di tenere la malattia sotto controllo. Si deve puntare su una vaccinazione di massa, globale, sicura, efficace ed equa, congiuntamente ad altre misure di salute pubblica per tornare ad una crescita sostenibile, equilibrata ed inclusiva. Dare priorità agli investimenti sulla salute globale ed universale – One Health – dove al centro c’è l’assistenza sanitaria primaria.

Nella Dichiarazione si legge la necessità di migliorare l’impianto sanitario finanziandolo in modo sostenibile per raggiungere un sistema sanitario inclusivo e resiliente che consenta a tutti il diritto di godere di elevati standard di salute. Sottolinea la necessità di promuovere il ruolo centrale dell’OMC (Organizzazione mondiale del commercio) e l’importanza delle catene di approvvigionamento globali aperte, resilienti, diversificate, sicure ed efficienti lungo l’intera catena di valore relativa alle emergenze sanitarie.

Il documento punta sull’importanza di un accesso equo e globale a tutti gli strumenti di prevenzione sfruttando l’esperienza di ACT-A (acceleratore fondato ad aprile 2020 dalla collaborazione internazionale di governi, scienziati, società civile, imprese e organizzazioni internazionali o filantropiche che si occupano di salute globale per aumentare lo sviluppo, la produzione e l’accesso a trattamenti e vaccini COVID-19), aperto a misure non farmaceutiche, acqua pulita, servizi igienico-sanitari, alimentazione e sistemi sanitari inclusivi e resilienti con chiari piani di somministrazione e alfabetizzazione sanitaria.

La Dichiarazione esorta a sostenere i paesi a basso e medio reddito nel formare competenze specifiche e consentire l’utilizzo delle tecnologie sanitarie con la trasformazione digitale dei sistemi sanitari. Segnala l’importanza di sfruttare le competenze e le piattaforme delle organizzazioni per facilitare la condivisione dei dati, lo sviluppo di capacità e il trasferimento volontario di tecnologia e know-how a condizioni prestabilite.

Focalizza la necessità di aumentare le strutture esistenti di prevenzione per un’equa immunizzazione contro le malattie prevedibili con programmi di sorveglianza e salute, HIV / AIDS, tubercolosi, malaria e altre malattie non trasmissibili per la distribuzione di servizi integrati affinché nessuno venga lasciato indietro. C’è l’impegno di investire nella forza lavoro sanitaria e assistenziale mondiale, accelerando nell’inclusione sociale e nell’uguaglianza di genere con istruzione e formazione, comprese le iniziative pertinenti all’OMS, tra cui WHO Academy.

La Dichiarazione riporta la volontà di investire in meccanismi multilaterali guidati dall’OMS per facilitare l’assistenza nei paesi in via di sviluppo e quelli colpiti dalla crisi. Le politiche globali -si legge- dovranno spingere per raggiungere i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG), combattere le emergenze sanitarie, salute, povertà, disuguaglianze strutturali, degrado ambientale, transizioni verdi e digitali e promuovere per tutti la prosperità. Affinché ciò si concretizzi è fondamentale promuovere un dialogo inclusivo con le comunità locali, la società civile, i lavoratori in prima linea, i gruppi vulnerabili, le donne, le organizzazioni e le parti interessate per contrastare la disinformazione. Intraprendere campagne di promozione sulla salute, affrontare le questioni sanitarie critiche come le malattie non trasmissibili, la salute mentale, l’alimentazione e la nutrizione per migliorare la resilienza alle future crisi sanitarie.

Secondo uno spirito di solidarietà, sono tutti d’accordo nell’unire gli sforzi per sostenere la produzione, la fornitura e l’acquisto di vaccini per i paesi a basso e medio reddito. Per garantire l’efficacia di tali meccanismi si dovrà fare leva su un sistema di finanza mista, meccanismi innovativi, fonti pubbliche, private e filantropiche e fondi provenienti da istituzioni finanziarie internazionali. La Dichiarazione di Roma mette in primo piano l’importanza degli sforzi multilaterali per soddisfare le esigenze di finanziamento dei paesi a basso reddito, compresa la proposta di prelievo da parte dell’FMI (Fondo Monetario Internazionale) e altre misure approvate dal G20. Infine, si fa un appello alle banche multilaterali di sviluppo e alle organizzazioni internazionali per aumentare nell’ambito dei loro mandati e dei rispettivi budget, gli sforzi in prevenzione e controllo delle minacce alla salute migliorando il coordinamento.

Interventi di alcuni leader al Summit  

“Sullo sforzo vaccinale” ha detto Von der Leyen “l’UE non si tira indietro”. “Il team europeo punta a donare almeno 100 milioni di dosi di vaccini ai paesi in via di sviluppo prima della fine del 2021”.

Presidente della Repubblica popolare cinese, Xi Jinping

Il presidente della Repubblica popolare cinese, Xi Jinping ha ricordato “un anno fa proposi che i vaccini diventassero un bene pubblico globale. Occorre rifiutare ogni forma di nazionalismo vaccinale”. “La Cina” ha aggiunto “donerà nei prossimi tre anni 3 miliardi di dollari per rispondere all’emergenza” ed inoltre è favorevole alla sospensione dei brevetti sulle vaccinazioni nonché al trasferimento delle tecnologie necessarie per la produzione.

Vicepresidente degli Stati Uniti – Kamala Harris

La vicepresidente degli Stati Uniti Kamala Harris ha assicurato che continueranno a donare le dosi in eccesso contro il Covid-19 e Washington ha disposto per i Paesi in via di sviluppo 60 milioni di dosi di AstraZeneca e a breve la donazione di altri 20 milioni di dosi. Infine, dice “dobbiamo fare tutto ciò in nostro potere per prevenire le prossime pandemie” e propone l’introduzione di un meccanismo di sorveglianza in grado di individuare a livello globale le minacce biologiche pericolose.

Bill Gates, copresidente della Fondazione Bill e Melinda Gates, ha sottolineato che le azioni più urgenti per avere un’equità vaccinale sono “condividere dollari e dosi”. Il filantropo statunitense ha segnalato che alcuni paesi “hanno prenotato una quantità di vaccini superiore al fabbisogno senza pregiudicare la propria campagna vaccinale” e per questo ha esortato le nazioni a “condividere le dosi in eccesso, oltre un miliardo nel 2021”.

Antonio Guterres, Segretario generale ONU

Antonio Guterres, segretario generale dell’Onu, ha rimarcato che le iniziative nate per gestire la pandemia abbiano una leadership coordinata e che le istituzioni finanziarie internazionali, aziende farmaceutiche e stakeholder, siano unite per “un’equa distribuzione globale di vaccini utilizzando la struttura Covax (programma internazionale per offrire un equo accesso ai vaccini anti COVID-19).

Direttore generale WTO – Ngozi Okonjo-Iweala

La direttrice generale dell’organizzazione mondiale del commercio (WTO) Okonjo-Iweala ha dichiarato che una delle sfide principali è diversificare la produzione dei vaccini, ora concentrata per l’80% in 10 nazioni europee, nordamericane e Asia meridionale. “Non è normale che l’Africa con 1,3 miliardi di persone abbia lo 0,17% della capacità produttiva del mondo, ciò deve cambiare” e conclude che l’America Latina ha circa il 2% della capacità di produzione globale.

Infine il CEO di Pfizer, Albert Bourla e la casa farmaceutica tedesca BioNTech hanno annunciato che assegneranno due miliardi di dosi di vaccino anti-Covid ai Paesi a basso e medio reddito nei prossimi 18 mesi, mentre Johnson & Johnson e Moderna forniranno 500 milioni e 995 milioni di dosi a basso costo ai Paesi più poveri.

Cristina Montagni

DICHIARAZIONE DI ROMA

ERASMUS+ 2021-2027 raddoppia i fondi e sarà più verde, digitale ed inclusivo

Il nuovo programma Erasmus+ approvato il 18 maggio dal Parlamento Europeo sarà più verde ed inclusivo per raggiungere le persone emarginate e con meno opportunità.

Il programma faro UE finanziato con un budget superiore ai 28 miliardi di euro tra il 2021 e il 2027 avrà come focus centrali l’istruzione, formazione, gioventù e sport e offrirà strumenti per migliorare l’accesso all’apprendimento e alla mobilità per le persone con disabilità, stato di povertà e coloro che vivono in località remote o provenienti da difficili contesti migratori. Le persone che hanno difficoltà economiche per partecipare al programma (acquisto del biglietto ferroviario o prenotazione di un alloggio) saranno sostenute con interventi economici supplementari ed inoltre le domande con costi più elevati legati a misure per l’inclusione non potranno essere respinte.

Mobilità per studenti adulti

CommUE Erasmus+ 2021-2027

L’attuale Erasmus+ permetterà agli studenti di trascorrere fino a sei mesi in un altro paese dell’Unione. Lo scopo è sostenere le persone di ogni età e provenienza ad acquisire nuove competenze lavorative affinché possano adattarsi ai cambiamenti collegati alla transizione verde e digitale e al post pandemia di COVID-19.

Accesso più semplice per un Erasmus+ più verde

Il programma si rivolge alle piccole organizzazioni quali associazioni giovanili e club sportivi e prevede sistemi informatici più semplici, pratiche amministrative più agevoli per offrire finanziamenti a “partenariati su scala ridotta”. Il programma verrà poi misurato attraverso il raggiungimento degli obiettivi di spesa per il clima dell’UE, ad esempio incentivando mezzi di trasporto rispettosi del clima per i partecipanti.

I nuovi modelli di formazione

a) DiscoverEU è l’iniziativa dell’Unione europea che offre a giovani di 18 anni la possibilità di chiedere un pass gratuito e viaggiare in treno in tutta Europa a fini didattici e ciò vale anche per chi vive nelle isole o in luoghi lontani. L’iniziativa dà la possibilità di frequentare un corso intensivo di lingua o partecipare a un laboratorio museale e scoprire lungo la propria strada diverse culture e lingue del continente.

b) Università europee sono alleanze transnazionali che diventeranno le università del futuro, promuovendo i valori e l’identità europea rivoluzionando la qualità e la competitività dell’istruzione superiore in Europa. L’obiettivo è riunire una nuova generazione di europei creativi, capaci di collaborare in varie lingue, frontiere e discipline per affrontare le sfide della società e la carenza di competenze che interessano l’Europa. Il programma consentirà agli studenti di laurearsi combinando gli studi fatti in diversi paesi dell’UE.

c) Centri di eccellenza professionale (Centres of Vocational Excellence – CoVEs) riuniscono un’ampia gamma di partner locali; fornitori di istruzione e formazione professionale, datori di lavoro, centri di ricerca, agenzie di sviluppo e servizi per l’impiego che contribuiscono a strategie di sviluppo regionale, economico e sociale, innovazione e specializzazione intelligente per creare ecosistemi di competenze locali collegati a livello internazionale.

La nuova generazione di Erasmus+ non lascia indietro nessuno

“Erasmus+ è una storia di successo e la porteremo avanti grazie ai nostri sforzi. È in grado di mettere in contatto persone di ogni provenienza e contribuisce a generare una vera comunità europea” fa notare Sabine Verheyen, presidente della commissione cultura e istruzione del Ppe. Ha infine aggiunto che “a causa della pandemia i giovani che desiderano imparare, studiare e incontrare nuove persone, l’Europa verrà loro incontro, fornendo strumenti per crescere e collegarsi gli uni con gli altri. Nessuno deve essere lasciato indietro. Questo è esattamente ciò che stiamo cercando di fare con la nuova generazione di Erasmus+”.

Per consultare il programma: http://www.erasmusplus.it/nuovo-programma/programma-2021/

Cristina Montagni

Stati Generali della Natalità, Papa Francesco e il Premier Draghi riflettono sull’“inverno demografico”

“Questa è l’epoca delle grandi riflessioni collettive, si è perso l’ottimismo nei primi dieci anni di questo secolo ed è giunto il momento di rivedere la nostra vita sociale, ammettere le fragilità, essere sinceri ed ascoltare le voci che erano prima marginali”. Da qui parte la riflessione del Presidente del Consiglio Mario Draghi alla I edizione degli Stati Generali della natalità, convegno dedicato al futuro della demografia in Italia per rilanciare il Paese a partire da nuove nascite.

Il meeting – svolto in presenza il 14 maggio al foyer dell’Auditorium della Conciliazione a Roma con la partecipazione di Papa Francesco – è stato sostenuto da associazioni familiari, imprese, media e istituzioni per iniziare una nuova narrazione sulla questione natalità come indicato dal presidente del Forum, Gianluigi De Palo. Alla conferenza sono intervenuti la ministra per la Famiglia, Elena Bonetti, il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti e la sindaca di Roma Virginia Raggi.

Mario Draghi – Ph: Cristian Gennari

Il premier Draghi nell’intervento si è soffermato sui danni causati al pianeta, al nostro “inverno demografico” che con la pandemia ha determinato ripercussioni sull’equilibrio delle generazioni, sul welfare italiano e sull’allargamento delle disuguaglianze; tutti elementi che hanno inciso profondamente sulla nostra esistenza. “Avere il desiderio di costruire una famiglia orienta in maniera irreversibile la vita di ciascuno di noi e questa dimensione etica – fondante in tutte le società – è spesso negata o respinta in favore dell’affermazione individuale”. “Oggi” dice Draghi “è indispensabile abbattere queste barriere ideologiche e l’importanza di avere figli è un prodotto del miglioramento della condizione della donna, e non antitetico alla sua emancipazione”.

Lo Stato deve accompagnare questa consapevolezza ed investire nel miglioramento della condizione femminile e mettere la società – donne e uomini – in grado di formare una famiglia (in Italia il tasso di natalità è all’1,24 figli per donna). Nel nostro Paese sostiene Draghi esistono ragioni oggettive per la scarsa natalità che sono di natura economica ma se rapportate ad altre società più equilibrate, la natalità non va meglio anzi è in calo. Le motivazioni vanno ricercate nella mancanza di sicurezza e stabilità, un lavoro certo, una casa e un sistema di welfare e servizi per l’infanzia dove l’Italia è carente. Inoltre, i giovani fanno fatica a trovare lavoro ma qualora riescano a superare questo scoglio spesso sono costretti a rassegnarsi ad una perenne precarietà, da qui sfuma il sogno di acquistare una casa. La crisi sanitaria ha messo a dura prova la natalità e il declino è aumentato; nel 2020 sono nati solo 404 mila bambini, il 30% in meno rispetto a dieci anni fa, e sempre nel 2020 la differenza tra nascite e morti ha toccato il record negativo di 340 mila persone in meno.

Papa Francesco apre gli Stati Generali della Natalità (SGDN)
Ph: Cristian Gennari

“Un’Italia senza figli” ha affermato Draghi “è un’Italia che non ha posto per il futuro è un Italia che lentamente finisce di esistere” e conferma che l’attuale Governo si sta impegnando per aiutare economicamente le coppie e le giovani donne. Sarà disposto un sostegno economico alle famiglie con figli attraverso l’assegno unico universale e da luglio entrerà in vigore per i lavoratori autonomi e i disoccupati che oggi non hanno accesso agli assegni familiari, infine, nel 2022 la misura sarà estesa agli altri lavoratori. In complesso le risorse messe a bilancio saranno oltre 21 miliardi di euro che si consolideranno negli anni a venire. In una recente dichiarazione ha elencato le misure a favore di giovani, donne e famiglie presenti nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Le misure si riferiscono alla realizzazione di asili nido, scuole per l’infanzia, estensione del tempo pieno e il potenziamento delle infrastrutture scolastiche, investimenti nelle politiche attive sul lavoro, nelle competenze scientifiche e nell’apprendistato. Il PNRR prevede però una clausola per incentivare le imprese ad assumere più donne e giovani, condizione per partecipare agli investimenti previsti nel Piano. Infine, con il decreto “Imprese, lavoro, professioni” che sarà presentato nei prossimi giorni, lo Stato garantirà ai giovani gran parte del finanziamento per l’acquisto della prima casa con l’abbattimento degli oneri fiscali. Conclude il suo intervento dicendo che è “necessario aiutare i giovani a recuperare fiducia e determinazione per tornare a credere nel futuro, investendo in loro il nostro presente”.

Cristina Montagni

“Scienziati e Studenti” contro il junk food per evitare l’insorgenza di patologie cardiovascolari

Il Consiglio Nazionale delle Ricerche – CNR e Siprec esportano in Europa un nuovo modo di informare gli studenti sulla sana alimentazione e su un corretto stile di vita da seguire per non incorrere in patologie cardiache.

L’elevata diffusione del junk food o cibo spazzatura sta progressivamente allontanando molti giovani dall’assunzione di prodotti tipici della tradizione gastronomica italiana. La Dieta mediterranea, considerata un modello nutrizionale e ricca di effetti benefici per l’organismo, rischia di essere sostituita da alimenti “spacciati” come salutari ma nascondono un alto contenuto calorico e un basso apporto nutrizionale. L’incontrollata assunzione di questi cibi, detti junk food, predispone ad alti fattori di rischio cardiovascolari a partire dall’obesità già in età adolescenziale. L’Italia detiene il triste primato in Europa con la conseguente insorgenza in età adulta di patologie legate al diabete, infarto, ictus e alcuni tipi di tumore.

Da qui parte il progetto/esperimento di divulgazione scientifica “Scienziati e Studenti” che ha come finalità avvicinare i giovani ai temi della sana alimentazione e della prevenzione. Lo studio condotto in partnership con l’Unità di prevenzione e protezione del CNR di Roma e la Società italiana per la prevenzione cardiovascolare (Siprec) è stato esportato in Europa con il coinvolgimento della Slovenian Heart Foundation (SloHF) e dell’European Heart Network (Ehn) di Bruxelles. Da questo studio è scaturito il progetto “Doctors, teachers, students, film-makers, and journalists allied in cardiovascular prevention”, reso noto nella rivista Annals of Public Health and Research.

La ricerca avviata tra settembre 2019 e giugno 2020 ha coinvolto gli alunni di scuole medie superiori di tre città italiane (Bari, Genova e Roma) e due Slovene (Lubiana e Maribor) ed è iniziata con incontri tra esperti della nutrizione e prevenzione cardiovascolare di Siprec e SloHF e insegnanti di scienze e educazione fisica delle scuole superiori italiane e slovene, spiega Roberto Volpe, medico ricercatore dell’Unità di prevenzione e protezione del Cnr.

Finalità del progetto scientifico “Scienziati e Studenti”

L’intento formativo era fornire ai ragazzi le linee guida da adottare per avere un corretto stile di vita e sane abitudini alimentari. Successivamente per misurare l’impatto degli incontri sui giovani è stato somministrato un questionario distribuito prima e dopo il ciclo dei seminari. “I ragazzi italiani” ha sottolineato Volpe “hanno avuto un miglioramento di circa il 58% tra la prima e la seconda prova e gli studenti sloveni hanno mostrato un buon punteggio all’inizio del primo seminario ed un miglioramento del 15% sul test finale”. Nella seconda fase della ricerca un regista ha spiegato agli studenti come girare un cortometraggio di quattro minuti per divulgare la corretta alimentazione, e ciò ha permesso di raggiungere attraverso i social media (YouTube, Facebook) un numero maggiore di adolescenti ben oltre i confini nazionali, attuando una capillare divulgazione ed un apprendimento tra pari. I video migliori sono stati poi scelti da una giuria di esperti nella prevenzione della Siprec per l’Italia e della SloHF per la Slovenia e da giornalisti e registi cinematografici che hanno partecipato a manifestazioni e concorsi a livello nazionale.

Cristina Montagni

Lettera dei presidenti dei paesi UE per la giornata dell’Europa

In vista della Festa dell’Europa del 9 maggio, ricevo ed inoltro la lettera integrale che i presidenti dei Paesi Europei hanno rivolto ai cittadini di tutto il continente. Buona lettura a chi vorrà.

“In occasione della Giornata dell’Europa vorremmo estendere i nostri più sentiti auguri a tutti i cittadini europei.

Questa Giornata dell’Europa è speciale. Per il secondo anno di fila, è celebrata in circostanze complesse a causa della pandemia di Covid-19. Siamo vicini a tutti coloro che ne hanno sofferto. La Giornata dell’Europa di quest’anno è speciale anche perché segna l’avvio della Conferenza sul Futuro dell’Europa. Facciamo appello a tutti i cittadini dell’UE affinché colgano questa occasione unica per plasmare il nostro comune futuro.

Questo dialogo sul futuro dell’Europa si svolge in circostanze molto differenti da quelle degli anni passati. Potrebbe sembrare che nella situazione attuale non ci sia tempo sufficiente per una discussione approfondita sul futuro dell’Europa. Al contrario, la pandemia di Covid-19 ci ha ricordato ciò che è veramente importante nelle nostre vite: la nostra salute, il nostro rapporto con la natura, le nostre relazioni con gli altri esseri umani, la reciproca solidarietà e la collaborazione. Essa ha sollevato degli interrogativi sul modo in cui viviamo le nostre vite. Ha mostrato i punti di forza dell’integrazione europea, così come le sue debolezze. Di tutto ciò è necessario parlare.

Robert Schuman, avvocato e ministro degli Esteri francese tra il 1948 e il 1952 è considerato uno dei padri fondatori dell'unità europea
Robert Schuman, avvocato e ministro degli Esteri francese tra il 1948 e il 1952 è considerato uno dei padri fondatori dell’unità europea

Le sfide che ci si pongono come europei sono molteplici: dall’affrontare la crisi climatica e dalla creazione di economie verdi, in un contesto che rende necessario bilanciare la crescente competizione tra gli attori globali, alla trasformazione digitale delle nostre società. Avremo bisogno di sviluppare nuovi metodi e nuove soluzioni. Come democrazie la nostra forza consiste nel coinvolgere le molte voci presenti nelle nostre società per identificare il percorso migliore da intraprendere. Quante più persone parteciperanno a una discussione ampia e aperta, tanto meglio sarà per la nostra Unione.

Il progetto europeo non ha precedenti nella storia. Sono passati 70 anni dalla firma del Trattato istitutivo della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio e 64 dalla nascita a Roma della Comunità Europea. A quel tempo i leader europei trovarono soluzioni per unire un’Europa devastata dalla guerra. Trent’anni fa l’Est e l’Ovest dell’Europa hanno iniziato a connettersi più strettamente. Paesi molto diversi si sono uniti per formare l’Unione Europea. Ciascun Paese ha le proprie esperienze storiche e sente il peso del proprio passato, con il quale fare i conti da solo e nel rapporto con altri Paesi.

Il progetto europeo è un progetto di pace e riconciliazione. Lo è stato fin dalla sua concezione, e rimane tale oggi. Sosteniamo una comune visione strategica per l’Europa, un’Europa nella sua interezza, libera, unita e in pace. Tutti i principi fondamentali dell’integrazione europea restano assolutamente rilevanti al giorno d’oggi: libertà, uguaglianza, rispetto dei diritti umani, Stato di diritto e libertà di espressione, solidarietà, democrazia e lealtà tra gli Stati membri. Come possiamo assicurare collettivamente che questi principi fondanti dell’integrazione europea restino rilevanti per il futuro?

Nonostante l’Unione Europea a volte sembri mal equipaggiata per far fronte alle molte sfide emerse nell’ultimo decennio – dalla crisi economica e finanziaria alle sfide nel perseguire un sistema migratorio europeo giusto ed equo sino all’attuale pandemia – siamo ben consapevoli che sarebbe molto più difficile per ciascuno di noi se fossimo da soli. Come possiamo rafforzare al meglio cooperazione e solidarietà europee e garantirci un’uscita da questa crisi sanitaria che ci renda più resilienti in vista di sfide future?

Abbiamo bisogno di un’Unione Europea forte ed efficace, un’Unione Europea che sia leader globale nella transizione verso uno sviluppo sostenibile, climaticamente neutrale e trainato dal digitale. Occorre un’Unione Europea nella quale ci possiamo tutti identificare, certi di aver fatto tutto il possibile a beneficio delle generazioni future. Insieme possiamo raggiungere quest’obiettivo. La Conferenza sul Futuro dell’Europa sarà un’opportunità per parlare apertamente di Unione Europea e per ascoltare i nostri concittadini, soprattutto i più giovani. Essa crea uno spazio di dialogo, dibattito e discussione su quel che ci aspettiamo dall’UE domani e su come possiamo contribuirvi oggi. Dobbiamo pensare al nostro futuro comune; per questo vi invitiamo a unirvi alla discussione e a trovare insieme il percorso da seguire.”

Borut Pahor

Presidente della Repubblica di Slovenia

Alexander Van der Bellen

Presidente Federale della Repubblica d’Austria

Rumen Radev

Presidente della Repubblica di Bulgaria

Zoran Milanović

Presidente della Repubblica di Croazia

Nicos Anastasiades

Presidente della Repubblica di Cipro

Miloš Zeman

Presidente della Repubblica Ceca

Kersti Kaljulaid

Presidente della Repubblica di Estonia

Sauli Niinistö

Presidente della Repubblica di Finlandia

Emmanuel Macron

Presidente della Repubblica Francese

Frank-Walter Steinmeier

Presidente della Repubblica Federale di Germania

Katerina Sakelloropoulou

Presidente della Repubblica Ellenica

János Áder

Presidente della Repubblica d’Ungheria

Michael D. Higgins

Presidente d’Irlanda

Sergio Mattarella

Presidente della Repubblica Italiana

Elgis Levits

Presidente della Repubblica di Lettonia

Gitanas Nausėda

Presidente della Repubblica di Lituania

George Vella

Presidente della Repubblica di Malta

Andrzej Duda

Presidente della Repubblica di Polonia

Marcelo Rebelo de Sousa

Presidente della Repubblica Portoghese

Klaus Iohannis

Presidente di Romania

Zuzana Čaputová Presidente della Repubblica Slovacca

La redazione Women For Women Italy

Dal Centro Studi Americani riflessioni sulla parità di genere da tatticismo ad approccio sistemico

La grande sfida italiana riguarda le donne: il tasso di partecipazione femminile al mercato del lavoro in Italia è del 53%, inferiore al 67% della media europea. Il Governo negli ultimi mesi ha stabilito piani di sviluppo nel pubblico e nel privato connessi all’occupazione femminile, e con le risorse del Next generation EU – Italia circa 211 miliardi di euro – c’è l’opportunità di attuare gli obiettivi del gender gap per procedere verso una società meno selettiva e più equa. Istituzioni, enti e organizzazioni accademiche stanno pressando la politica per realizzare riforme e strategie integrate per le donne con l’istruzione, investimenti e strutture sociali e accrescere la loro partecipazione nel tessuto produttivo italiano.

Durante la live conference di aprile organizzata dal Centro Studi Americani insieme ad Inclusione Donna si è discusso sulla “Parità di genere: da tatticismo ad approccio sistemico” con l’intenzione di creare spunti di riflessione in vista del Summit G20 di ottobre. Alla tavola rotonda hanno partecipato Carlotta Ventura, former Director del Centro Studi Americani, Sila Mochi, coordinatrice di Inclusione Donna, Federiga Bindi, Senior Fellow, Institute for Women’s Policy Research, Maria Cecilia Guerra, Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Economia e Finanze ed Elena Bonetti, Ministra per le pari opportunità e la famiglia.

Certificazione di genere e norme standard per aziende pubbliche e private

Sila Mochi sostiene che è indispensabile nominare una commissione parlamentare per le pari opportunità, acquisire i documenti dell’impatto di genere per esprimere pareri sui provvedimenti legislativi e prendere decisioni d’investimento sulle riforme con indicatori quali-quantitativi. Per fare ciò è inevitabile innescare un cambio culturale all’interno dell’imprese pubbliche e private attraverso la certificazione della parità di genere, la parità retributiva e le policy adottate dalle organizzazioni. La coordinatrice d’Inclusione Donna sostiene che bisogna spingere verso uno schema di certificazione di genere basato su norme standard da adottare in forma gratuita e facoltativa da parte delle aziende pubbliche e private e che siano premianti.

Approccio sistemico per la parità. Il punto di vista della Ministra Bonetti

Elena Bonetti, Ministra per le pari opportunità e famiglia

La ministra è certa che serve un approccio sistemico nel riconoscere nella parità un elemento costitutivo per lo sviluppo sostenibile del nostro paese. Il Governo ha adottato posizioni radicali nei dibattiti parlamentari e con la presidenza del G20 per la prima volta si affronterà la questione dell’empowerment femminile come asset di sviluppo trasversali che punti a scelte precise nel contesto internazionale. L’Italia – con il piano Next generation EU -vuole dotarsi di una strategia nazionale per la parità di genere in accordo con quella europea 2020-2025 individuando interventi specifici nell’ambito del lavoro femminile, delle competenze, dei servizi sociali, della leadership femminile e un monitoraggio di valutazione con il bilancio di genere. Questo strumento, continua la ministra, va rafforzato coinvolgendo la politica anche in ambito territoriale. “Il Governo” spiega “sta pensando d’introdurre strumenti di indicizzazione nelle imprese per sostenere le aziende e promuovere investimenti sul lavoro femminile che porteranno ad un incremento del PIL in tutto il Paese. La questione di genere è necessaria per permettere all’Italia di fare un balzo in avanti e nel Piano di Ripresa e Resilienza – PNRR è inserito un progetto che riguarda gli investimenti nell’imprenditoria femminile, formazione STEM e digitale, fino ad arrivare alle future professioni contemplate all’interno della transizione ecologica”. Tra i vari capitoli c’è quello delle infrastrutture sociali per sostenere le comunità a partire dagli asili nido, perché l’uguaglianza è strettamente connessa alla questione demografica. In Stati dove c’è un’ampia partecipazione femminile al lavoro si verifica un incremento di nascite, maggiore sviluppo, migliore welfare e dinamismo sociale. “Per attivare queste leve” conclude la ministra “è opportuno rompere gli stereotipi che spesso escludono le donne dalle professioni scientifiche”.

Bilancio di genere strumento per abbattere le disparità sul lavoro

Maria Cecilia Guerra, Sottosegretaria di Stato al MEF

Maria Cecilia Guerra spiega che è sbagliato considerare le donne fragili, quindi hanno bisogno di essere accompagnate con incentivi fiscali per colmare difficoltà legate ad una natura vulnerabile rispetto agli uomini. L’attenzione deve invece porsi sulle difficoltà d’ingresso al lavoro legate agli stereotipi culturali radicati nella nostra società, dove alcune professioni non sono accettate e la carriera non è ammessa. C’è poi la difficoltà legata all’organizzazione sociale (organizzazione del lavoro e famiglia) che le vede ancora protagoniste del lavoro di cura e nella capacità di sostenere le persone non autosufficienti, figli, anziani, persone con disabilità e accudimento nei lavori domestici. Queste condizioni non attengono agli incentivi sul lavoro commenta Guerra ma si riferiscono al fatto che ancora oggi non esiste un riconoscimento sociale del ruolo di cura senza il quale la società non va avanti. “Il tema di genere attraversa tutte le politiche sociali” e aggiunge “occorre vedere come queste politiche incidono sulle donne per cancellare le discriminazioni. Uno strumento per abbattere le disparità è il bilancio di genere realizzato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze che misura l’impatto delle politiche dello Stato sulle disuguaglianze uomo-donna. Il documento composto da 128 indicatori statistici, dal lavoro alla conciliazione della vita privata, tutela e assistenza, istruzione e violenza, consegna in dettaglio una fotografia sulle politiche da monitorare e in futuro potrà essere inserito in una piattaforma agile da controllare. Un documento articolato ma non sufficiente che va potenziato e richiede consapevolezza di tutti gli attori sociali con la creazione di competenze specifiche ed un patrimonio d’informazioni più dettagliate.

Occupazione femminile negli USA pre e post Covid – 19

La pandemia negli USA ha accresciuto le disparità tra ricchi e poveri, persone di colore e donne, ha commentato Federiga Bindi. Solo i liberi professionisti hanno continuato a lavorare senza restrizioni, anzi la pandemia è stata un’opportunità e molte compagnie private hanno dichiarato che in futuro non torneranno a lavorare in presenza e a tempo pieno. Ha aggiunto che il Covid ha prodotto un cambiamento epocale nella società americana e la classe media ha ottenuto notevoli vantaggi economici. Diversa invece è stata la situazione dei giovani e donne dove il trend occupazionale si è capovolto; sono state le donne di colore (oltre 11milioni) con bassi livelli di istruzione ad essere penalizzate contro 9 milioni di uomini e i settori femminili più colpiti dalla pandemia hanno coinvolto la cura, l’ospitalità, la ristorazione e i negozi.

Cristina Montagni