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Premio Idea Innovativa, la nuova imprenditorialità al femminile-IIedizione
La Camera di Commercio di Roma, in collaborazione con il Comitato per la Promozione dell’Imprenditorialità Femminile, bandisce il “Premio Idea Innovativa, la nuova imprenditorialità al femminile”, rivolto alle imprese femminili operanti nel territorio di Roma e Provincia.

Il bando, giunto alla sua sesta edizione, premia le idee imprenditoriali più innovative e competitive ed è rivolto alle micro o piccole imprese femminili operanti sul territorio di Roma e provincia che presentino un progetto d’impresa in uno dei settori: commercio, industria, artigianato e agricoltura. Il premio consiste in un contributo economico fino a un importo massimo di 5mila euro per ogni singolo settore ed è costituito, per ciascuna impresa vincitrice, da un contributo pari al 50% delle spese riconosciute ammissibili che sarà assegnato all’impresa femminile il cui progetto si distingue per originalità dell’attività, innovazione nel processo produttivo, nel prodotto e/o servizio offerto, negli strumenti innovativi di commercializzazione e assistenza alla clientela. Le candidature, aperte fino al 13 gennaio 2018, sono destinate alle imprese individuali con titolare donna; società di persone in cui il numero di donne socie rappresenti almeno il 60% dei componenti la compagine sociale; società cooperative in cui il numero di donne socie rappresenti almeno il 60% dei componenti la compagine sociale; società di capitali in cui le donne detengano almeno i due terzi delle quote di capitale e costituiscano almeno i due terzi del totale dei componenti dell’organo amministrativo. Le imprese che vogliono partecipare all’iniziativa devono essere iscritte alla Camera di Commercio di Roma e avere i seguenti requisiti: denuncia di inizio attività; versamento del diritto annuale; assenza di protesti; non trovarsi in stato di liquidazione o scioglimento e non essere sottoposte a procedure concorsuali.
Il bando integrale è consultabile sul sito della camera di commercio di Roma.
Per ulteriori informazioni: imprenditoria.femminile@rm.camcom.it
Scarica l’allegato: Mod domanda II edizione
Scarica l’allegato: Bando Premio Idea innovativa II edizione
Cristina Montagni
Video curriculum, sei consigli per candidarsi
Un numero crescente di aziende richiedono di candidarsi ad un posto di lavoro attraverso la forma del video curriculum, che ha vantaggi per entrambe le parti. Ecco alcuni consigli per un video curriculum perfetto.
La selezione del personale è una materia che cambia con il cambiare delle tecnologie, infatti se i colloqui face to face sono oggi obsoleti, i curriculum cartacei fanno storia. Per il selezionatore o “cacciatore di teste”, il video CV permette di valutare la capacità della comunicazione verbale e non verbale che non si può comprendere attraverso il CVITAE classico in formato europeo. È importante quindi sapere dove iniziare a girare un video CV, e capire i vantaggi da sfruttare per mettere in “tasca” il prossimo colloquio.
Il video CV è simile ad un colloquio
Di base valgono le regole del colloquio, quindi è necessario curare la propria immagine e l’abbigliamento. Per il luogo è preferibile girare il video in una stanza semplice e asettica, e avere un atteggiamento sicuro e affidabile. La risoluzione del video deve essere buona e l’audio comprensibile. Per la lunghezza del video sono consigliati al massimo 2 minuti, non di più.
Il video CVITAE non deve essere la ripetizione a voce del proprio curriculum tradizionale. È consigliabile essere naturali e spontanei, infatti si può parlare della propria formazione e delle proprie esperienze lavorative considerando tre punti fondamentali:
– Chi sono;
– Cosa so fare;
– Cosa voglio fare.
La semplicità è la cosa migliore, quindi è meglio evitare video con musiche di sottofondo perché comprometterebbero la chiarezza e la naturalezza del prodotto. Se si punta sull’originalità, è meglio personalizzare ogni video curriculum sulla base dell’azienda che dovrà riceverlo, aggiungendo una sezione finale spiegando perché si vuole lavorare proprio per loro. Al “cacciatore di teste” interessa capire quali sono le aspirazioni del candidato/a e perché dovrebbe scegliere proprio quella persona.
La tecnica da usare
Per l’inquadratura sarebbe meglio un piano americano o a mezzo busto. Gli occhi devono guardare in modo naturale la videocamera e il tono di voce non deve essere troppo alto, ma chiaro e sicuro che esprima fiducia. La videocamera deve essere posizionata all’altezza del viso, non troppo in alto o troppo in basso. Infine bisogna scegliere un formato video che possa essere letto da tutti i software disponibili sul commercio, senza scaricare ulteriori programmi di lettura.
È molto apprezzato dedicare alcuni secondi del video curriculum alla presentazione dei propri hobby. La descrizione dei propri hobby può essere d’aiuto o spunto di riflessione per svolgere il lavoro futuro in modo eccellente. E per concludere, pensare ad una frase d’effetto per distinguersi dagli altri.
Quali strumenti utilizzare per girare e editare? Lo smartphone o la webcam vanno bene, ma è il post produzione a necessitare di un software specifico. Tra le migliori app per registrare video, molto utile è Clips, gratuita solo per iOs, che permette non solo di girare, ma anche di modificare e editare sulla base di alcuni filtri. Molto famoso è anche iMovie, ricco di strumenti di montaggio. Per Android esiste Andromedia Video Editor, un po’ più tecnico ma intuitivo: permette di tagliare, editare, aggiungere effetti o musica. Inoltre, supporta i formati MP4, MOV, JPG, PNG, MP3, WAV ed esporta sia a risoluzione media (360p e 480p) che HD (720p), ottimo per un video curriculum ben confezionato.
Cristina Montagni
Via libera della Camera al disegno di legge sul lavoro autonomo e lo Smart Working
Tra le novità più rilevanti in materia di lavoro agile, il 9 marzo la Camera ha varato il disegno di legge sullo Smart working che attende l’approvazione da parte del Senato.
Il provvedimento prevede che le modalità del lavoro agile siano regolate mediante l’accordo tra le parti. Un trattamento economico non inferiore a chi lavora in azienda e diritto alla disconnessione, queste alcune delle novità. Il ddl sul lavoro autonomo coinvolge circa due milioni di lavoratori autonomi e prevede misure a tutela della maternità, dei professionisti iscritti agli albi e ai titolari di partite Iva. Con il termine “Smart working”, letteralmente “lavoro agile”, s’intende la possibilità del dipendente di lavorare da casa, sfruttando a pieno gli strumenti messi a disposizione dalla tecnologia: pc, tablet, piattaforme come Skype, con il quale si possono fare riunioni senza doversi recare fisicamente in ufficio. Una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzata dall’utilizzo di strumenti tecnologici, eseguito in parte all’interno dell’azienda in parte all’esterno.
Il provvedimento stabilisce che il trattamento economico del lavoratore agile non potrà essere inferiore a quello applicato ai dipendenti che svolgono le stesse mansioni in azienda. Altro elemento previsto nel ddl è il cosiddetto diritto alla disconnessione, che altro non è che il classico giorno di riposo per chi si reca in ufficio ogni mattina. Lo Smart working è la modalità di lavoro emergente che rimodula l’organizzazione di molte aziende, consentendo alle persone flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare in ambito lavorativo, a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati e sugli obiettivi da raggiungere. Quello del “lavoro virtuale” è una realtà per moltissimi lavoratori italiani, tanto è vero che l’emendamento contenuto nel Jobs Act non intende in nessun modo creare un nuovo tipo di contratto ma mira bensì a disciplinare un fenomeno già in atto che produce risultati positivi per le aziende che lo scelgono.
Sono circa 250.000 i lavoratori dipendenti in Italia che adottano lo Smart working. Il numero di grandi imprese che praticano questa tipologia di lavoro è passato negli ultimi due anni dall’8% al 30%. Un passo verso lo Smart working è stato fatto anche nella pubblica amministrazione, dove attualmente si contano ancora poche iniziative. Eppure, i benefici le aziende non sono pochi: aumenti della produttività dal 15 al 20%, riduzione dei costi nella gestione degli spazi dal 20 al 30%, una drastica riduzione dell’assenteismo e miglioramento del clima aziendale e dell’employer branding. Il ministro della pubblica amministrazione Marianna Madia, insieme a Maria Elena Boschi, sta cercando nuove soluzioni e alternative per il lavoratore pubblico, volte soprattutto a migliorare la conciliazione tra vita privata e l’ufficio, si pensi per esempio al caso delle madri lavoratrici. Sulla carta, essa potrebbe essere un modo per alzare il livello di qualità del pubblico impiego, che avrebbe effetti positivi non solo sul dipendente ma anche sui cittadini che usufruiscono del servizio. Tra le altre novità introdotte nel ddl c’è anche la Dis-coll, l’indennità di disoccupazione per i collaboratori a progetto, diventata strutturale ed estesa ad assegnisti e dottorandi di ricerca con borsa di studio, a fronte di un incremento dell’aliquota contributiva dello 0,51 per cento. Si allarga anche il perimetro delle spese deducibili (fino a 10mila euro per corsi di aggiornamento professionale, master e convegni fino a 5mila per orientamento e ricerca di nuove opportunità); e se arriva un figlio si potrà ricevere l’indennità di maternità continuando a lavorare.
Cristina Montagni
Premi Leonardo 2016
Il Comitato Leonardo celebra le Eccellenze del Made in Italy al Quirinale
Il 2 marzo al Quirinale il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha consegnato i Premi Leonardo 2016 riservati al Made in Italy e 9 Premi di Laurea agli studenti più meritevoli, finanziati da imprenditori del Comitato Leonardo. Alla consegna, il Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, la Presidente del Comitato Leonardo Luisa Todini, il Presidente dall’Agenzia ICE Michele Scannavini e il Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia. L’iniziativa, giunta alla 22esima edizione, nasce nel 1993 da una idea del Sen. Sergio Pininfarina e del Sen. Gianni Agnelli di Confindustria, dell’ICE e da un gruppo di imprenditori con l’obiettivo di rafforzare l’immagine l’eccellenza dell’Italia nel mondo.

Luisa Todini, Presidente del Comitato Leonardo, ha dichiarato che il Comitato ha voluto premiare le aziende accomunate dalla qualità del prodotto, dalla capacità di innovare e dalla forte presenza sui mercati internazionali. L’export si conferma un asset strategico per l’economia italiana, i dati nel 2016 dimostrano che la richiesta di Made in Italy continua ad essere supportata da un tessuto industriale solido. Nel 2016 le aziende del Comitato Leonardo hanno raggiunto un fatturato di 350 miliardi di euro, con una quota di export del 54%. Secondo la Todini la strategica è generare partnership con l’Europa per cogliere le opportunità che si aprono nei grandi mercati extra-europei, come quello cinese, che si prospetta ricettivo per i brand italiani. Dall’altro il nostro paese deve favorire l’afflusso di capitali stranieri con l’intento di creare sviluppo e occupazione.
Per Michele Scannavini, Presidente dell’Agenzia ICE, “Il Made in Italy” è un brand dai forti contenuti. La qualità delle lavorazioni, l’innovazione contenuta nei prodotti costituiscono un punto di riferimento nel mondo per numerosi settori merceologici. Il valore delle esportazioni nel 2016 ha toccato un record storico, frutto di un mix di ingredienti, competitività, creatività, flessibilità e capacità di adattamento degli imprenditori, unite ad una grande determinazione. Vincenzo Boccia, Presidente di Confindustria, spiega che nel mercato interno e in quello internazionale si affacciano nuovi elementi per la ripartenza. L’Italia deve essere in grado di mantenere i cervelli nel Paese, saper attrarne dall’estero una centralità nella progettazione e convergere verso una società coerente che punti ad un piano economico competitivo. Per Carlo Calenda, Ministro dello Sviluppo Economico, il “Made in Italy è sinonimo di “bello e ben fatto”. Sostiene che è l’alta qualità che contraddistingue i prodotti italiani, nasce dall’incrocio tra creatività e storia, fantasia e cura del dettaglio che rendono le imprese italiane apprezzate nel mondo.
Il Premio Leonardo 2016 è stato consegnato a Alberto Bombassei, Presidente di Brembo, società leader nel mercato mondiale per la progettazione e produzione di sistemi frenanti ad alte prestazioni, e per l’innovazione della tecnologia degli impianti frenanti a disco. Fondatore del parco scientifico e tecnologico Kilometro Rosso, campus ispirato alla multisettorialità e all’interdisciplinarietà, valorizza il dialogo tra la cultura accademica, imprenditoriale e scientifica. Dal 2016 è Membro del Consiglio di Amministrazione di ISPI – Istituto per gli Studi di Politica Internazionale. Nel corso degli anni ha ottenuto diversi riconoscimenti, tra cui il Transatlantic Award 2014 dalla Camera di Commercio Americana in Italia; il Premio Ernst & Young “L’Imprenditore dell’Anno 2012”; il Premio “Tiepolo 2012”, assegnatogli dalla Camera di Commercio e Industria italiana per la Spagna e dalla Camera di Commercio e Industria di Madrid.
I Premi Leonardo Qualità Italia 2016, sono stati assegnati a 4 eccellenze del Made in Italy in diversi settori industriali. Elica Spa leader mondiale nel mercato delle cappe da cucina. Il Gruppo Elica ha creato una piattaforma produttiva articolata in otto siti produttivi: Italia, Polonia, Messico, Germania, India e Cina. Il Gruppo Maccaferri, holding con oltre 50 stabilimenti nel mondo, è attivo nell’ingegneria ambientale, meccanica, energia, agroindustria e tabacco. Una realtà industriale attiva dal 1879, presente in tutto il mondo per offrire prodotti alle aziende operanti nei settori industriali e ai consumatori finali. Masi Agricola Spa, azienda vitivinicola della Valpolicella Classica, produttore leader di Amarone. Da oltre quarant’anni Masi ha avviato un progetto di valorizzazione delle tenute vitivinicole per dotarsi di una collezione di brand del Triveneto di grande significato e storicità, tradizione e innovazione. Masi produce cinque diversi Amaroni, nel 2015 è la prima azienda italiana produttrice di vini di qualità ad accedere al mercato del capitale quotandosi in Borsa sul mercato AIM Italia, dedicato alle piccole e medie imprese. Il Gruppo Veronesi fondato nel 1958, quarta realtà agroalimentare italiana per fatturato, è leader nella produzione di mangimi, tra i primi nell’avicolo in Europa. Nel 2015 il Gruppo ha effettuato investimenti industriali per 92 milioni di euro, finalizzati a sviluppare la capacità produttiva, migliorare i processi, rafforzare l’efficienza energetica, la sostenibilità, la qualità e la sicurezza nell’ambiente di lavoro. Nel 2015 realizza un fatturato consolidato di 2.774 milioni di euro, di cui 443 realizzati nei mercati esteri, al quale ha contribuito una forza di oltre 9.600 collaboratori puntando sull’esperienza, ma anche sulla ricerca e sulla sperimentazione di nuove tecnologie.

Il Premio Leonardo Start up in collaborazione con il MISE e l’Agenzia ICE, è stato assegnato all’Amministratore Delegato Antonello Forgione, Fondatore della ValueBioTech Srl, una realtà ad alto tasso di innovazione. La società milanese ha ideato il Robot M.I.L.A.N.O – Minimal Invasive Light Automatic Natural Orifice, una tecnologia avanzata e brevettata, nata dall’intuizione di un chirurgo italiano, che consente di operare senza lasciare cicatrici, con un sistema avanzato di visione ad alta definizione in 3D. La tecnica consente di entrare nell’addome senza necessità di dolorose incisioni, scomponendosi e ricomponendosi automaticamente e portando con sé tutti gli strumenti che servono per l’operazione. La definizione in 3D ed il sistema di supervisione computerizzato, garantiscono di non ledere accidentalmente strutture vitali a beneficio della sicurezza del paziente. Il prototipo del M.I.L.A.N.O robot, subirà ulteriori sviluppi per poter rispondere alle necessità del mercato nazionale ed internazionale. Con 3 brevetti depositati, ValueBioTech impiega giovani ingegneri di diverso profilo e attivato diverse collaborazioni con istituti di ricerca nazionali e piccole e medie aziende nazionali ed internazionali. La società ha stabilito una propria controllata in Israele grazie alla quale ha ricevuto un finanziamento pubblico dal Ministero della Ricerca e Sviluppo israeliano e diversi investitori internazionali hanno siglato accordi di distribuzione del prodotto in Europa, Cina e Giappone.
Il Premio Leonardo International è stato conferito a Jeffrey S. Loberbaum, Presidente di Mohawk Industries Inc, gruppo multinazionale americano leader mondiale nel flooring quotato alla Borsa di New York (NYSE). Nel 2013 ha acquisito l’azienda italiana Marazzi Group leader mondiale nel settore dei materiali per pavimenti, con un fatturato complessivo di circa 9 miliardi di dollari, stabilimenti produttivi in 15 nazioni, più di 34.000 addetti e una presenza commerciale in oltre 160 paesi nel mondo.
Leggi l’articolo completo sulla testata giornalistica nazionale “Donna In Affari”. Giornale online incentrato sui temi del lavoro, della formazione e dell’imprenditoria femminile.
Cristina Montagni
Domiciliarità, Residenzialità e Invecchiamento attivo
Come cambia l’assistenza agli anziani in Italia, fotografia di un Paese in difficoltà per scarse risorse e inesistenti aiuti alle famiglie
A Roma presso la sala Aldo Moro di Montecitorio, è stata presentata la ricerca “Domiciliarità e Residenzialità per l’invecchiamento attivo” realizzata per Auser (Associazione per l’invecchiamento attivo) da Claudio Falasca. Il Presidente Nazionale dell’Auser, Enzo Costa, ha esposto i punti salienti del rapporto che ridefiniscono il programma delle politiche sociali nei prossimi quattro anni. Dallo studio emerge l’attuale cambiamento demografico della popolazione, i bisogni delle famiglie ma anche la carenza dei servizi in favore degli anziani nel nostro Paese. Non mancano proposte a contrasto dell’invecchiamento attivo per garantire un sistema di cura efficace per gli anziani di oggi e quelli di domani. Anziani che nel 2050 costituiranno il 30% dell’intera popolazione.
L’Italia è il Paese europeo con il più alto tasso di vecchiaia rispetto alla media UE del 18,5%. L’ONU Italia, nell’annuale rapporto, colloca la nostra nazione al 37esimo posto per qualità della vita degli anziani (dato 2015). Nonostante la perdita di dieci posizioni negli ultimi quattro anni, le istituzioni continuano a disinvestire nelle infrastrutture sociali tanto che in Italia abbiamo un modello assistenziale fragile per via delle scarse risorse impiegate nei servizi sociali.
Per rendere il modello assistenziale più forte sono tre gli strumenti suggeriti dal rapporto: domiciliarità, residenzialità e invecchiamento attivo. Temi da affrontare per rimediare all’assenza di politiche attive in grado di garantire una qualità della vita dignitosa nell’ultimo arco della vita delle persone.

In Italia, sono 3milioni gli anziani che hanno superato la soglia degli 80 anni, il 21,4% ha più di 65 anni, rispetto a una media UE del 18,5% (dati Eurostat). Nel 2050 l’ISTAT stima una popolazione anziana del 34,3% e Claudio Falasca, curatore dell’indagine, sottolinea che l’attuale modello assistenziale è caratterizzato da due linee di intervento: la domiciliarità e la residenzialità. Alla domiciliarità ricorrono 2,5 milioni di anziani, mentre nelle strutture di cura trovano assistenza poco più di 278.000 anziani (dati 2013).
L’ADI – assistenza domiciliare integrata – è presente solo nel 41% dei Comuni Italiani e decresce progressivamente di un punto percentuale all’anno. Se si disaggrega il dato e si rapporta alle isole, l’ADI rappresenta solo il 10,8% e ciò mostra un Paese profondamente spaccato, tra Nord e Sud e tra piccoli e grandi Comuni.
Un fenomeno non trascurabile è quello delle badanti regolarizzate – quelle provviste di un regolare contratto di lavoro – che secondo l’Inps ammontano a 375mila mentre il Censis ne stima oltre un milione e mezzo. A fronte di questo gap numerico, è lecito chiedersi chi sono queste persone e quali qualifiche possiedono.
Per la domiciliarità, l’82% degli anziani possiede una casa di proprietà, il 55% delle abitazioni degli anziani ha più di 50 anni e il 75% delle abitazioni non ha l’ascensore. Si tratta dunque di luoghi inadatti ad affrontare la vecchiaia serenamente.

La spesa per i servizi sociali, dal 2009 al 2013, è diminuita del 7,9%, e Il Fondo Nazionale per le Politiche Sociali, principale canale di finanziamento, con i continui tagli – del 30-40% all’anno – è stato fortemente ridimensionato dalle leggi finanziarie per raggiungere nel 2012 un valore solo simbolico.
La Ragioneria Generale dello Stato valuta che la spesa per l’assistenza di lunga durata passerà dall’1,9% del PIL nel 2015 al 3,2% del PIL nel 2060.
Oggi, per la prima volta nella storia del Paese, la copertura dei servizi e degli interventi per anziani non autosufficienti presenta tutti valori negativi: diminuiscono gli anziani presi in carico nei servizi; gli utenti ospiti di strutture residenziali fra il 2009 e il 2013 sono diminuiti del 9,1%; quelli che hanno l’indennità di accompagnamento sono scesi dal 12,6% del 2011 al 12,0 del 2013. La spesa destinata ai servizi sociali per anziani di regioni e comuni dal 2009 al 2013 è diminuita del 7,9%. Sono oltre 561mila le famiglie che per pagare l’assistenza ad una persona non autosufficiente hanno utilizzato i propri risparmi, venduto l’abitazione o si sono indebitati (dati CENSIS).
Leggi l’articolo completo sulla rivista nazionale di impresa, formazione ed imprenditoria in “DONNA IN AFFARI”
Cristina Montagni

La Trasparenza per modernizzare il WELFARE
La forza della trasparenza per il welfare italiano, è l’ultimo rapporto presentato il 10 novembre 2016 presso il CENSIS. Il seminario, realizzato in collaborazione con il Forum Ania-Consumatori, mette in luce come gli italiani considerano essenziale il welfare per la coesione sociale e lo sviluppo. La crisi economica del paese ha modificato nel tempo lo scenario e cambiato la percezione dei cittadini riguardo a determinati aspetti della spesa sociale. Il welfare oggi non rappresenta più una fonte di rassicurazione e di riduzione delle disuguaglianze sociali. Gli sprechi e la corruzione sono sempre meno accettati dagli italiani perché dovrebbero garantire il massimo della trasparenza nell’utilizzo delle risorse. Tra i cittadini prevale l’opinione che in passato il welfare sia stato troppo generoso e questo rappresenta una delle cause della crisi. A dichiararlo è il 50,6% della popolazione italiana, mentre il 58% dei cittadini è convinto che molti dei tagli operati dal sistema welfare siano stati necessari perché hanno colpito sprechi e inefficienze. I dati dell’indagine sono chiari: il 71,4% degli italiani ritiene che vi siano troppi sprechi nella sanità e il 71,3% pensa che gli sprechi risiedano nell’assistenza sociale come ad esempio le pensioni d’invalidità ingiustificate.
Nel rapporto si traccia un quadro in cui i cittadini «si arrangiano» ricorrendo a conoscenze, amicizie, raccomandazioni oppure facendo regali o pagando. Lo scenario mette in luce un sistema opaco che favorisce comportamenti opportunistici e un uso inappropriato delle risorse. Per questo la maggioranza degli italiani sostiene che è necessaria una maggiore trasparenza nel welfare: l’81,5% dei cittadini valuta positivamente la possibilità di avere una comunicazione trasparente dei costi delle proprie prestazioni sanitarie.
Trasparenza significa chiarezza nei costi, nei ruoli e soprattutto nelle aspettative
Il welfare è un patto sociale tra cittadini finalizzati a proteggere il proprio benessere e a tutelare il futuro proprio e anche dei figli. A dirlo è Pier Ugo Andreini – Presidente del Forum Ania-Consumatori. Come tutti i patti, il principio di trasparenza nelle informazioni e di eticità nei comportamenti è fondamentale per il suo buon funzionamento. Assicuratori e Consumatori del Forum auspicano un effettivo impegno delle istituzioni a fornire alle cittadine informazioni tempestive, complete, semplici e trasparenti in materia di welfare, dalla previdenza delle pensioni. Giuseppe De Rita, Presidente del Censis sostiene che il welfare italiano è sempre stato una piattaforma di sicurezza per le famiglie, garantendo le spalle coperte. Se le famiglie richiedono risposte mirate e quotidiane ai bisogni sociali, è importante metterle nelle condizioni di capire dove e in che modo, con quali risorse, possono sostenerle.
I risultati della ricerca «La forza della trasparenza per il welfare italiano» realizzata dal Censis per il Forum Ania-Consumatori, sono stati presentati a Roma da Francesco Maietta, Responsabile dell’Area Politiche sociali del Censis, da Giacomo Carbonari, Segretario Generale del Forum Ania-Consumatori, Luigi Di Falco, Responsabile Vita e Welfare di Ania, Antonio Longo, Presidente del Movimento Difesa del Cittadino. Le conclusioni affidate a Pier Ugo Andreini, Presidente del Forum Ania-Consumatori, e Giuseppe De Rita, Presidente del Censis.
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Mediazione e Disintermediazione Digitale. I Media tra élite e popolo
Il 13° Rapporto Censis sulla comunicazione: “I Media tra Elite e Popolo” è uno studio ricco di dati e valutazioni sul cambiamento dei consumi mediatici degli italiani che indica anche come il ruolo dei media nei confronti della nostra società e del nostro Paese si stia modificando. Dai dati emerge una rapida diffusione dei social network e delle piattaforme di comunicazione, con Whatsapp che è diventata l’App più diffusa (61,3%), seguita da Facebook (56,2%), Youtube (46,8%), con picchi che sfiorano il 90% tra i giovani. Un boom dei consumi tecnologici che anche negli anni della crisi tocca un picco del +190%. In generale la penetrazione di internet da parte degli utenti italiani nell’ultimo anno raggiunge il record del 73,7% con punte del 96% da parte dei giovani under 30, mentre è ferma al 31,3% tra gli over 65.
Negli anni della crisi, dove la diminuzione delle disponibilità finanziarie ha costretto molti italiani a tagliare tutto, i digital media hanno aumentato il loro potere di disintermediazione a favore di un cospicuo risparmio nel bilancio familiare. In generale negli ultimi tre anni gli utenti dei social network sono passati dal 49% al 65% della popolazione, con una trasformazione nel modo d’informarsi che passa da un modello tele-centrico a una concezione ego-centrica.
