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Eurobarometro “Il futuro dell’Europa” tra sfide, valori e speranze

Il 91% dei giovani fra i 15 e i 24 anni ritiene che la lotta ai cambiamenti climatici sia necessaria per migliorare la qualità della vita, sentimento condiviso dall’87% delle persone. Il 67% degli europei esprime un giudizio positivo sull’Unione e l’81% degli intervistati è felice di vivere nell’Unione; in particolare il 68% del campione pensa che l’UE sia un luogo di stabilità.

Questi alcuni dati che emergono dal sondaggio speciale Eurobarometro 517 “Il futuro dell’Europa” pubblicato il 25 gennaio dal Parlamento europeo e la Commissione che fornisce opinioni e atteggiamenti nei confronti della Conferenza sul futuro dell’Europa e le principali sfide cui l’Unione è chiamata a rispondere in futuro. L’analisi condotta nei 27 Stati membri dell’Unioneda settembre a ottobre 2021 – è stata elaborata sulla base di un campione costituito da 27mila interviste condotte di persona e online causa pandemia.

Alcuni risultati sui valori e futuro dell’Europa

L’Eurobarometro mette in evidenza le opinioni dei giovani sulle sfide che l’Unione europea dovrà affrontare insieme all’impegno che stanno svolgendo nella Conferenza sul futuro dell’Europa. Il risultato del sondaggio dice che quasi un europeo su due (49%) sostiene che i cambiamenti climatici sono la sfida principale per il futuro dell’Unione, con un’importante sostegno agli obiettivi ambientali del Green Deal europeo. L’88% dei cittadini ritiene prioritario aumentare la quota di energie rinnovabili nella nostra economia, e l’80% concorda che l’Europa dovrebbe essere il primo continente al mondo a impatto zero entro il 2050 promuovendo gli incentivi ai veicoli a basse e a zero emissioni. Tra le sfide più indicate c’è la salute al 34%, la migrazione e gli sfollamenti forzati al 30%, un tenore di vita comparabile al 31%, una politica sanitaria comune al 22%, le disuguaglianze sociali con il 36%, la disoccupazione al 32% e le questioni migratorie al 31%. Gli europei sono anche attenti ai valori della democrazia, giustizia sociale e occupazione (40%), i diritti umani e lo Stato di diritto con il 27%, seguito dalla potenza economica, industriale e commerciale 25%. Tra i valori che incarnano il sentimento dell’Unione emerge al primo posto la pace per il 49%, la libertà di opinione con il 47%, l’uguaglianza sociale e solidarietà 45%, la tolleranza e l’apertura verso gli altri con il 44%.

Gli italiani tra speranze e attese future

In media il 47% dei cittadini italiani pensa sia un bene far parte dell’UE; ne è convinta una quota di popolazione fra i 25-39 e 40-54 anni rispettivamente per il 57% e il 48%. L’87% ritiene sia importante ascoltare la voce dei cittadini e le decisioni che riguardano il futuro dell’Europa, ma credono che ci sia molto da fare per rafforzare e proteggere la democrazia nell’UE (85% e 87%). Un italiano su due (51%) sarebbe incoraggiato a partecipare alla Conferenza sul Futuro dell’Europa solo se avesse la certezza di un reale impatto e fossero rappresentate tutte le parti della società (32%). Le questioni sentite dai cittadini italiani riguardano il cambiamento climatico ed ambientale (39%), esigenza di un’economia forte, maggiore giustizia sociale e occupazione (42%), infine uno sguardo particolare va alla salute che incide per il 46% delle risposte. Tra le domande poste c’era anche quella che riguardava l’importanza di una società più partecipativa o egocentrica. L’84% dei concittadini italiani ha risposto che entro il 2030 dovrebbe esserci maggiore attenzione alla solidarietà, mentre solo il 12% crede nell’individualismo. Infine, il 49% degli intervistati preferirebbe una società rivolta all’ordine e alle libertà individuali (46%).

Cristina Montagni

Roberta Metsola Presidente del Parlamento Europeo

Roberta Metsola succede a David Sassoli alla presidenza del Parlamento Europeo. L’emiciclo ha accolto a larga maggioranza l’elezione dell’eurodeputata maltese di centrodestra, conservatrice ma aperta al sociale. Tra i dossier chiave: la questione immigrazione, clima e transizione ecologica.

Roberta Metsola

Presidente del Parlamento Europeo

Roberta Metsola, 43 anni è stata eletta Presidente del Parlamento europeo fino al 2024 con una maggioranza di 458 voti su 616 voti, fra tre candidati presenti. L’eurodeputata – membro del partito popolare europeo – di formazione avvocata, succede a David Sassoli e guiderà il Parlamento nella seconda metà dell’attuale legislatura, fino alla costituzione del nuovo Parlamento dopo le elezioni europee del 2024. Nata a Malta nel 1979, Metsola è deputata europea dal 2013 ed è stata Presidente ad interim dopo la scomparsa del Presidente Sassoli, l’11 gennaio scorso. È la terza donna, più giovane in assoluto, dopo Simone Veil (1979-1982) e Nicole Fontaine (1999-2002), a ricoprire la carica di Presidente del Parlamento europeo.

Roberta Metsola

Tra gli aspetti che caratterizzano la visione politica della neo Presidente, ricordiamo l’attenzione dedicata alle donne sottolineando che “i diritti delle donne non sono sufficientemente garantiti, la lotta per un’eguaglianza reale deve andare oltre le apparenze e io sarei orgogliosa di essere il Presidente che conduce questa battaglia ed onorare l’eredità di tutti coloro che hanno ricoperto questa funzione in passato”. Quanto alle sue posizioni sull’aborto ha spiegato che come parlamentare, ha mantenuto l’autonomia assunta dal suo Paese e ha precisato che, come Presidente, le linee “saranno quelle del Parlamento europeo che ora rappresento. Le promuoverò all’interno e all’esterno di questa Camera”.

Nel rivolgersi ai deputati ha sostenuto: “la prima cosa che vorrei fare come Presidente è pensare all’eredità di David Sassoli difendendo sempre l’Europa, i nostri valori comuni di democrazia, dignità, giustizia, solidarietà, uguaglianza, Stato di diritto e diritti fondamentali”. Ha poi aggiunto “voglio che la gente recuperi il senso di fiducia e entusiasmo per il nostro progetto. Dobbiamo lottare contro la narrativa anti europeista che si diffonde così facilmente e così rapidamente. La disinformazione e la cattiva informazione, amplificate durante la pandemia, alimentano il facile cinismo e le soluzioni a buon mercato di nazionalismo, autoritarismo, protezionismo, isolazionismo”. “Queste sono false illusioni che non offrono soluzioni. L’Europa è esattamente il contrario. Rappresenta tutti noi che ci difendiamo l’un l’altro, che avvicinano i nostri popoli. Si tratta di difendere i principi dei nostri padri e madri fondatori, che ci hanno portato dalle ceneri della guerra e dell’olocausto alla pace, alla speranza e alla prosperità. Ventidue anni fa, Nicole Fontaine è stata eletta, 20 anni dopo Simone Veil. Non passeranno altri due decenni prima che la prossima donna sia qui” ha infine concluso.

Cristina Montagni

Assegno unico e universale per figli a carico

È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Legislativo 230/2021 che dà il via dal 1° gennaio 2022 all’assegno unico e universale per i figli a carico, provvedimento atteso in quanto unifica, sostituisce e razionalizza una serie di misure a sostegno delle famiglie e nasce per stimolare la natalità, sostenere la genitorialità e promuovere l’occupazione femminile. L’Assegno unico è un beneficio che riguarda oltre 7 milioni di famiglie per circa 11 milioni di minori e, ad oggi, sono state presentate 266.309 domande che riguardano 427.010 figli.

Dal 1° gennaio 2022 le famiglie possono richiedere all’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale l’assegno unico universale per i figli a carico fino al compimento di 21 anni e senza limiti di età per i figli disabili. L’importo modulare varia in base alla condizione economica del nucleo familiare, età, numero dei figli ed eventuali disabilità. Da marzo 2022 cesseranno gli altri strumenti a sostegno della natalità – ad eccezione dell’assegno unico che non assorbe e né limita gli importi del bonus asilo nido – che verranno sostituiti dall’attuale misura e riguardano:

  • premio alla nascita o all’adozione (bonus mamma domani);
  • assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori;
  • assegni familiari ai nuclei familiari con figli e orfani;
  • assegno di natalità (Bonus bebè),
  • detrazioni fiscali per figli fino a 21 anni.
Pasquale Tridico, presidente Inps
Pasquale Tridico, presidente Inps

“L’avvio dell’assegno unico – ha dichiarato il presidente dell’Inps Pasquale Tridico – oltre a rappresentare un’innovazione a favore delle famiglie e della natalità, si realizza con successo grazie al piano di trasformazione digitale adottato dall’Istituto in questi anni e grazie alla collaborazione con tutti gli attori professionali e istituzionali. Un lavoro corale a beneficio dei cittadini e al servizio delle riforme per la crescita”

Destinatari dell’assegno unico e universale

L’assegno interessa tutte le categorie di lavoratori dipendenti pubblici e privati, autonomi, pensionati, disoccupati, inoccupati ecc. La misura dura 1 anno (da marzo a febbraio dell’anno successivo) e può essere richiesta compilando la domanda on line predisposta sul sito INPS mediante credenziali SPID, carta di identità elettronica, carta dei servizi, attraverso un centro di assistenza fiscale (Caf) o chiamando il contact center dell’Istituto di Previdenza. L’importo viene riconosciuto al richiedente a patto che sia in possesso dei requisiti di cittadinanza, residenza e soggiorno. Ai nuclei familiari percettori di Reddito di Cittadinanza, l’assegno è corrisposto senza presentare domanda.

Neutralità fiscale

L’erogazione economica non concorre alla formazione del reddito ai fini IRPEF ed è compatibile con altre misure economiche a favore dei figli a carico erogate dalle regioni, province autonome di Trento e di Bolzano e dagli enti locali. È conciliabile con il Reddito di Cittadinanza ma non rientra tra i trattamenti assistenziali per determinare il reddito familiare.

Calcolo dell’importo

L’importo viene calcolato secondo lo status economico del nucleo familiare, ISEE in corso di validità, o ISEE superiore ai 40mila euro, in tal caso saranno riconosciuti importi minimi previsti dalla norma. In particolare, è prevista una quota variabile che va da un massimo di 175 euro per ciascun figlio minore con ISEE fino a 15mila euro, a un minimo di 50 euro per ciascun figlio minore in assenza di ISEE o ISEE pari o superiore a 40mila euro. Gli importi possono aumentare nell’ipotesi di nuclei familiari numerosi, madri di età inferiore a 21 anni, genitori titolari di reddito da lavoro, figli con disabilità.

Simulazione di calcolo

Sul sito www.inps.it è pubblicato il simulatore che fornisce una stima sull’importo dell’assegno sulla base dei dati forniti in modo anonimo dall’utente.

Link al simulatore dell’assegno mensile: https://servizi2.inps.it/servizi/AssegnoUnicoFigli/Simulatore#

Cristina Montagni

“Reddito di libertà”: la misura Inps in favore delle donne vittime di violenza

“Reddito di Libertà: dalla parte delle donne”, il convegno destinato alle donne vittime di violenza, voluto dal ministero delle Pari Opportunità e promosso dall’Inps (Istituto nazionale della previdenza sociale), è la misura che va di pari passo all’uguaglianza di genere e l’emancipazione femminile per assicurare un futuro migliore per tutti.

Presentate le ultime misure Inps durante il convegno Reddito di Libertà per le donne vittime di violenza dove si è parlato delle iniziative – dal percorso legislativo al contributo economico, portate avanti in loro favore. Al convegno del 14 dicembre sono intervenuti Gabriella Di Michele, direttrice generale Inps, Maria Sciarrino, direttrice centrale Inclusione sociale e Invalidità civile Inps, Paola Paduano, dipartimento delle Pari Opportunità, Veronica Nicotra, segretaria generale ANCI e Renato Gasperi, coordinatore tecnico della Commissione Politiche Sociali della Regione Calabria.

Gabriella De Michele – Direttrice Generale Inps

Nell’introdurre i lavori, Gabriella Di Michele percorre le tappe legislative degli ultimi anni per arrivare alle attuali misure sulla decontribuzione, promozione e certificazione della parità di genere, previste dalla legge 162 del 2021 – a vantaggio delle aziende – ma pensate per agevolare l’assunzione e permanenza delle donne al lavoro. “La 162” commenta Di Michele “oltre ad intervenire sul codice delle pari opportunità, fotografa con cadenza biennale le opportunità di carriera, formazione, modalità d’ingresso e retribuzioni per verificare l’andamento occupazionale all’interno delle imprese”. Il datore di lavoro che non controlla la situazione può essere sanzionato con la conseguente perdita delle agevolazioni contributive; tuttavia, a questo atteggiamento sanzionatorio si inserisce una misura premiale, l’introduzione della certificazione di parità attribuita alle aziende per attestare le misure adottate dai datori di lavoro in grado di ridurre i gap di crescita (parità salariale per uguali mansioni, tutela della maternità). Le imprese “certificate” godranno di una decontribuzione dell’1% (50 mila euro l’anno) e questi strumenti di prevenzione, protezione ed assistenza alla parità hanno il fine di indurre gli imprenditori ad avere maggiore sensibilità nei confronti delle donne alle loro dipendenze così da generare consapevolezza del ruolo femminile.

Ruolo dei centri antiviolenza e del reddito di libertà

Paola Paduano – Dipartimento delle Pari Opportunità

La funzione dei centri antiviolenza e delle case rifugio è quella di vere sentinelle sul territorio nazionale che intervengono per l’uscita dal percorso di violenza, accompagnamento e reinserimento nel tessuto sociale, ha sottolineato Paola Paduano. L’excursus normativo tracciato dal capo del dipartimento delle Pari Opportunità parte dalle linee guida della Convenzione di Istanbul cui l’Italia ha aderito nel 2013, dove l’art.3 individua la violenza in tutte le sue forme ed inserisce la “violenza economica” una violazione dei diritti umani esortando gli Stati ad adottare misure per giungere ad una autonomia finanziaria e indipendenza delle donne. La violenza economica che limita lo sviluppo nella parità di genere e nell’empowerment femminile ha bisogno di essere sostenuta poiché è un fenomeno strutturale, e l’Italia per il gender equality index, è al 14 esimo posto in tema di parità. “Le Nazioni Unite” ha poi ricordato “hanno inserito il tema fra i 17 obiettivi dello sviluppo sostenibile al 2030 ed il governo italiano per la prima volta si è dotato di una strategia nazionale che mira ad offrire stesse opportunità di sviluppo, formazione, lavoro e parità retributiva rispetto agli uomini”. Questi obiettivi si integrano con i principi ispiratori del piano nazionale antiviolenza presentato in Consiglio dei ministri il 18 novembre 2021. Aggiunge infine che “la misura del reddito di libertà prevista con il decreto 34/2020, ha immaginato un sostegno finanziario per le donne uscite dalla violenza impiegando 7 milioni di euro per restituire autonomia a loro e ai loro figli”.

Risposta dei Comuni ai servizi sui territori

Veronica Nicotra – Segretaria generale ANCI

La misura mostra il coraggio di varare interventi che in tempi normali non sarebbero stati introdotti per mancanza di adeguate risorse finanziarie ed il venire meno di una serie di vincoli europei, sottolinea Veronica Nicotra dell’associazione nazionale dei Comuni Italiani. I Comuni occupano un ruolo decisivo, sono il primo contatto per le donne vittime di violenza ed offrono un sostegno sociale, che al di là del contributo economico accolgono situazioni complesse che hanno bisogno di una presa in carico dove c’è la presenza di minori.

Renato Gasperi – Coordinatore Politiche Sociali Regione Calabria

La regione Calabria ha detto Gasperi ha partecipato alla predisposizione del provvedimento e le regioni si impegneranno con interventi sui territori in tema di prevenzione e protezione rispetto ad un fenomeno in crescita. “Alcune regioni” ha aggiunto “hanno aumentato il fondo ma occorrono più risorse per considerare le liste di attesa ed auspicare che esso diventi ordinario”. “Le regioni” conclude “porranno massima attenzione nella programmazione dei centri antiviolenza, soprattutto nel mettere a rete i servizi grazie ai fondi comunitari e del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) offrendo una reale risposta ai beneficiari”.

Dati sul reddito di libertà

Maria Sciarrino – Direttrice Inclusione e Invalidità civile Inps

“L’Inps” ha sottolineato Maria Sciarrino “con la circolare 166 del 8/11/2021 è intervenuto per rendere più agile l’accesso allo strumento e definire gli obiettivi che sono l’emancipazione e la tutela delle donne vittime di violenza in condizioni di povertà, percorsi di autonomia abitativa e personale, sostegno a percorsi scolastici dei figli e delle figlie minori”. Le destinatarie sono donne residenti sul territorio nazionale, cittadine italiane e comunitarie o extracomunitarie in possesso di regolare permesso di soggiorno, vittime di violenza senza figli o con figli minori. Una fase importante è la presa in carico dei centri antiviolenza e dei servizi sociali che legittimano il cammino di recupero verso l’autonomia. Gli importi destinati alle regioni – sulla base dei dati Istat al 1° gennaio 2020 – ammontavano complessivamente a 3 milioni di euro, e il modulo disposto dall’istituto si basa sull’autocertificazione, successivamente le dichiarazioni vengono rilasciate dal servizio sociale professionale ed il rappresentante del centro antiviolenza che garantisce il percorso di emancipazione ed autonomia intrapreso dalla donna. L’Istituto raccoglie telematicamente le domande dei Comuni per territorio e mette le persone in condizioni di accedere alla prestazione. In sintesi, si apre l’istruttoria in base ai requisiti previsti dalla norma – verifica del budget, titolarità dello strumento di pagamento – e si procede alla liquidazione che prevede un contributo di 400€ mensili concessi dall’Inps in un’unica soluzione per un massimo di 12 mesi. La norma prevede la compatibilità della misura con altri contributi statali (reddito di cittadinanza, sussidi economici al reddito, NASpi, etc) e si concilia con le misure erogate dalle regioni, dalle provincie autonome di Trento e Bolzano e dagli enti locali. La norma prevede infine che le regioni possano integrare i fondi attraverso la stipula di una convenzione ed è già stata prevista una bozza con il dipartimento delle Pari Opportunità in modo che dal 2022 ci sia un’ulteriore forma di collaborazione.

Report domande reddito di libertà

Reddito di Libertà – Report 13/12/2021, fonte INPS

Al 13 dicembre 2021 sono pervenute all’Inps un totale di 848 domande, di cui 72 da istruire, 36 in istruttoria, 256 non accolte che per problemi legati all’Iban possono essere riprocessate, accolte 484, pagate 449 per un budget totale di 2 milioni e 496 mila euro. La situazione sul territorio nazionale è diversificata: si passa da 188 domande della Lombardia alle 146 della Campania, 82 della Puglia, 43 dell’Umbria e 91 del Lazio. Questi dati conclude Sciarrino testimoniano la gravità della situazione e l’istituzione opera per un obbiettivo comune.

Cristina Montagni

Cultura e parità: Valeria Fedeli in Senato per combattere stereotipi e pregiudizi

A novembre a Roma presso il Senato della Repubblica si è svolta la conferenza stampa “Ricerca e formazione sugli stereotipi di genere in Italia: prevenire le discriminazioni, educare alla cultura paritaria” nell’ambito della presentazione del volume “Stereotipo e pregiudizio. La rappresentazione giuridica e mediatica della violenza di genere”.

La ricerca curata dalla prof.ssa Flaminia Saccà e finanziata dal dipartimento Pari opportunità in attuazione della Convenzione di Istanbul, è stata realizzata dall’università degli Studi della Tuscia in partnership con l’associazione Differenza Donna. All’incontro hanno partecipato oltre alla promotrice dell’evento la senatrice Valeria Fedeli e la prof.ssa Flaminia Saccà, l’assessore alla Cultura del Comune di Roma, prof. Miguel Gotor e la rettrice dell’università La Sapienza di Roma Antonella Polimeni.

Il volume nasce da un’attenta analisi dei dati per restituire un quadro dettagliato sugli stereotipi e sui pregiudizi da cui si origina la violenza di genere. L’indagine focalizza il tema della violenza sulle donne in due ambiti differenti: il linguaggio adottato dai giudici nelle sentenze e il linguaggio utilizzato nella stampa mostrando così come il discorso pubblico sia caratterizzato da una presenza strutturale di pregiudizi e stereotipi radicati sia nelle aule dei tribunali che nelle testate giornalistiche.

Flash incidenza delle risposte sulla violenza contro le donne

I reati presi in esame nella ricerca riguardano: violenza domestica, violenza sessuale, omicidio/femminicidio, tratta e riduzione in schiavitù di esseri umani e stalking. Da un quadro generale emerge che i maltrattamenti familiari rappresentano la metà dei reati di violenza contro le donne ma il pericolo si trova soprattutto all’interno della sfera domestico-familiare. Nel triennio 2017-2019 l’incidenza della violenza sulle donne per quanto attiene ai maltrattamenti familiari è passata dal 47% al 51% con un trend in crescita nel 2020 per effetto del lockdown dovuto dalla pandemia (fig.1-2-3).

Secondo la stampa il reato più diffuso è lo stalking con il 53,4%, segue l’omicidio/femminicidio con il 44,5%, mentre la violenza domestica registra una quota del 14%. Infine, i casi di stupro sarebbero meno del 10% tuttavia le denunce reali si attesterebbero a circa il doppio, 17.1% dei casi (fig.5). L’inchiesta della prof.ssa Saccà mostra come i giornali tendono a scegliere perlopiù fatti o eventi che fanno notizia, esempio lo stalking – reato meno grave fra quelli elencati – giacché suscita maggiore scalpore rispetto alla violenza consumata all’interno delle mura domestiche, ma rappresenta la reale persecuzione della condizione femminile. In sintesi, i media tendono a considerare il maltrattamento in famiglia quasi la norma, con il risultato che la violenza femminile è una narrazione senza colpevoli non mettendo a fuoco i fatti in cui la violenza “capita” e non è agita. Contro le donne – come si legge nello studio – viene posto un potente processo di omissione della realtà che da un lato favorisce i colpevoli dall’altra suscita sospetti sulle vittime esponendole ad una vittimizzazione secondaria e terziaria.

Rappresentazione giornalistica dell’uomo violento

La stampa tendenzialmente descrive l’uomo – autore del reato – un soggetto deviante, una persona violenta, aggressiva e pericolosa oppure un tossicodipendente o un pazzo. A questo identikit si aggiunge un immagine “semplice” e “mite” la cui violenza si scatena quando è in atto un evento che genera la perdita del controllo e, per la stampa, la violenza maschile viene indicata attraverso un frame di gelosia. Negli articoli il sentimento della gelosia viene accostato al disturbo psicologico e gli aggettivi usati per delineare questo status sono: morboso, malato, cieco, incontrollabile, eccessivo o patologico.

Sulle donne una narrazione deviata

Le donne non vengono considerate nemmeno quando sono maltrattate, stalkerate e stuprate. L’immagine femminile viene spesso descritta giovane, bella, moglie e madre riservandole un posto “accessorio” di secondo piano rispetto all’uomo, perciò senza personalità e propria autonomia. La rappresentazione della violenza femminile si snoda secondo due modalità: violenza vista come un fatto privato e come un problema culturale. Dal lato privato, il reato è consumato all’interno di un contesto chiuso, domestico o familiare che risiede nella sfera dei rapporti privati, dall’altra è considerato un atteggiamento oppressivo che investe trasversalmente uomini e donne di tutto il mondo.

Doppia valenza degli stereotipi e pregiudizi

Prof.ssa Flaminia Saccà-Ordinaria di Sociologia Univ. degli Studi della Tuscia

“Gli stereotipi” commenta Saccà “non si riconoscono, sono radicati in noi, e lo studio durato 3 anni ha cercato di metterli a fuoco attraverso un’analisi socio-linguistica su un repertorio di 16.715 articoli e 283 sentenze dove spicca la presenza non episodica di rappresentazioni della violenza in grado di generare una seconda vittimizzazione della parte offesa tendente a riprodurre un’immagine femminile stereotipata e discriminante”. L’analisi conferma che gli stereotipi funzionano, sono vivi nel tempo e restituiscono immagini distorte della realtà che si tramandano di generazione in generazione dovuti all’apprendimento di modelli che iniziano a zero anni e non finiscono mai. “Gli stereotipi” spiega la docente “possiedono una doppia valenza: da un lato sono bussole, dall’altra sacche di privilegio; quando si vuole “ammantare” una situazione di saggezza ereditata da un familiare, si stanno mantenendo dei privilegi e questi sono a favore di alcuni e a scapito di altri, in questo caso a scapito delle donne”. Occorre quindi combattere i privilegi con la formazione, là dove si formano professionisti/e che in futuro occuperanno ruoli nella giustizia, nella magistratura, tra le psicologhe, assistenti sociali, giornaliste e giornalisti. “Anche la stampa” commenta “descrive la violenza di genere in modo distorto: la donna viene raccontata come parzialmente colpevole di ciò che le capita e l’empatia nella narrazione viene manifestata per l’uomo e non per la donna vittima”. Infine, ha concluso Saccà “le leggi sono fondamentali ma è necessaria una cultura che le faccia vivere nella società affinché diventino patrimonio ed esperienza comune di tutte e tutti”.

Importanza del linguaggio e della formazione

Sen. Valeria Fedeli-Comm.ne parlamentare e vigilanza servizi radiotelevisivi

“La ricerca” ha commentato la senatrice Valeria Fedeli “offre ai decisori politici strumenti sui quali basare azioni di prevenzione in grado di contrastare la violenza di genere” inoltre pensa sia necessario mettere al centro l’importanza dei percorsi formativi, la funzione dell’istruzione, università e ricerca per eradicare dal punto di vista culturale la violenza femminile. “L’indagine” sostiene Gotor “mostra un’esasperata attenzione al linguaggio che riveste un ruolo primario nelle relazioni familiari, pubbliche ed interpersonali fra soggetti e un divario nella narrazione tra l’incidenza dei reati e lo spazio concesso dai giornali”. “Le leggi” dice Gotor “non bastano, serve una pedagogia, un progetto che intervenga sulla cultura perché la questione stereotipi e pregiudizi è viva ed è sovente prodotta all’interno del nucleo familiare”. “Dentro al linguaggio” prosegue “si nascondono filtri, modelli, ideologie che orientano l’interpretazione della realtà trasformando la donna vittima del proprio carnefice offrendo una rappresentazione colpevole narrata dalla stampa e dal sistema giudiziario dove anche una sentenza è portatrice di ideologie maschiliste”. La ricerca porta quindi alla luce un disallineamento tra le percentuali dei reati compiuti e lo spazio dedicato sui giornali come quello della violenza domestica.

Prof.ssa Antonella Polimeni Magnifica Rettrice
Univ. Sapienza di Roma

Azioni concrete dell’Università La Sapienza di Roma

Antonella Polimeni ha sostenuto la necessità di un cambio culturale ma questo deve passare per la formazione attraverso azioni quotidiane per contrastare il fenomeno. Per rispondere a questo bisogno La Sapienza ha organizzato un corso di interfacoltà di alta formazione contro la violenza di genere aperto a diplomati per conoscere e affrontare – dall’area medica a quella giuridica – il fenomeno. “Inoltre”, ha anticipato “l’anno prossimo sarà attivo un corso di laurea dedicato al Gender Studies, dove insieme all’apertura di uno sportello antiviolenza e al “reddito di libertà” garantirà un sostegno economico di 12 mesi alle vittime di violenza”.

Info progetto: https://www.progettostep.it/

Cristina Montagni

Women20. Roadmap su parità e lavoro, traguardo storico al Summit G20 di Roma

Women 20 (engagment group composto da donne rappresentanti dei venti paesi più industrializzati) ha accolto l’adozione della Dichiarazione dei leader del G20 di Roma approvata lo scorso 31 ottobre e gli sforzi della Presidenza italiana per raggiungere una visione globale su questioni di attualità per la ripresa post-pandemia.

Summit G20 Rome

Al Vertice di Roma – cui hanno partecipato esperti di tutto il mondo – sono stati affrontati temi urgenti riguardanti l’emancipazione sociale, economica e politica delle donne e consegnare il Comunicato del W20-2021 ai leader del G20. Linda Laura Sabbadini Chair del W20, ha spiegato le richieste del manifesto delle donne e gli obiettivi per raggiungere la parità di genere e il rilancio dell’economia di tutti i paesi più industrializzati.

Contenuti e sentiment della Roadmap

La Roadmap – traguardo storico raggiunto per la prima volta dal G20 – definisce la strada del miglioramento della qualità e della quantità dell’occupazione femminile, la lotta alle molestie sul lavoro, aumento del numero di donne nelle posizioni decisionali, riduzione del divario retributivo di genere, insieme agli indicatori per stimolare i membri del G20 a spingersi oltre gli obiettivi di Brisbane (ridurre il divario tra donne e uomini nella forza lavoro del 25 per cento entro il 2025). L’engagment group W20 ha espresso soddisfazione per l’adozione delle proposte centrate sull’emancipazione di tutte le donne e i giovani attraverso un’istruzione di qualità, in particolare nelle materie STEAM (associazione delle competenze del futuro alle scienze umane), nel green jobs e sul riconoscimento dell’importanza delle città come fattori primari dello sviluppo sostenibile.

Linda Laura Sabbadini, Chair W20

Obiettivi del Manifesto Women 20

Per raggiungere la parità di genere, Women 20 ha invitato il G20 a dare priorità alle sfide del cambiamento culturale con l’adozione di una Roadmap pluriennale sugli stereotipi di genere e l’inclusione a partire dalle scuole primarie con corsi obbligatori per aumentare la consapevolezza del pubblico; stabilire piani nazionali per contrastare la violenza sulle donne che dovrebbero includere programmi educativi sin dall’infanzia basati sulla creazione di una cultura del rispetto, formazione per gli operatori e sviluppo di servizi per aiutare le donne a uscire dalla violenza. Inoltre, viene chiesto di finanziare piani multidisciplinari sulla Medicina di Genere investendo in ricerche che prendano in considerazione le differenze biologiche in fattori di rischio essenziali, meccanismi ed esiti di malattie, farmaci, vaccini e così via; promuovere il gender procurement come strumento premiante per le aziende che realizzano una presenza rilevante delle donne in posizioni apicali. Infine, per quanto attiene alla tassazione globale, hanno incoraggiato i leader ad accordarsi sull’investimento di quote mirate all’imprenditoria femminile e al gender budgeting.

Cristina Montagni

Tolleranza zero sulla violenza e molestie nel lavoro. Italia seconda in Europa ratifica la Convenzione OIL N. 190

L’Italia il 29 ottobre 2021 ha ratificato la Convenzione OIL del 2019 N. 190 sulla violenza e le molestie nel mondo del lavoro diventando il nono paese al mondo e secondo in Europa a ratificare il trattato internazionale. Durante la cerimonia, svolta a Roma con la presenza del ministro del lavoro e politiche sociali, Andrea Orlando ha depositato il documento di ratifica al Direttore Generale dell’OIL, Guy Ryder. L’incontro sancisce la completa adesione dell’Italia ai dettami della Convenzione che è successiva all’approvazione della legge n.4 del 15 gennaio 2021.

La Convenzione n.190 rappresenta la prima norma internazionale che previene e contrasta la violenza e le molestie sul lavoro e unitamente alla Raccomandazione n.206 fornisce un quadro di intervento e opportunità per costruire in futuro un lavoro basato sulla dignità e garantire il diritto di tutte e tutti ad avere un lavoro libero da violenza e molestie. Riconosce a livello internazionale la violenza e le molestie legate al lavoro, includendo la violenza e le molestie basate sul genere. Quest’ampia definizione comprende un insieme di pratiche e comportamenti inaccettabili ed individua il danno fisico, psicologico, sessuale o economico con lo scopo di proteggere i lavoratori indipendentemente dal loro status contrattuale. Contempla coloro che stanno vivendo un’esperienza formativa, i tirocinanti, gli apprendisti, i volontari, nonché le persone che sono state licenziate o che sono in cerca di lavoro. Si applica a tutti i settori, privati e pubblici, nell’economia formale e informale, in aree urbane o rurali. Il concetto di “luogo di lavoro” è più ampio e si riferisce a tutti quei luoghi dove il lavoratore è retribuito (anche in pausa o nel momento in cui usa i servizi igienici), oppure i luoghi percorsi durante gli spostamenti, viaggi, eventi e formazione inerenti all’attività lavorativa e il percorso casa-lavoro. Questi comportamenti vengono veicolati anche tramite gli strumenti digitali, così anche le comunicazioni con l’uso della tecnologia sono ricomprese nel concetto di lavoro.

Andrea Orlando, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, e Guy Ryder, Direttore Generale dell’OIL

In sostanza la Convenzione chiede agli Stati membri di adottare, insieme alle organizzazioni imprenditoriali e sindacali, un approccio inclusivo, olistico e sensibile al genere per contrastare la violenza e le molestie, attraverso azioni di prevenzione, protezione e applicazione delle norme, oltre a interventi di assistenza, informazione e formazione. Riconosce il ruolo e le funzioni dei governi, datori di lavoro e lavoratori, le loro organizzazioni di rappresentanza, tenendo in considerazione la diversa natura e entità delle loro responsabilità.

Nel depositare la ratifica, il Ministro Orlando ha detto: “questa Convenzione rappresenta un passo in avanti per un mondo del lavoro sano e sicuro, inclusivo, libero da violenza e molestie per tutti coloro che in qualsiasi modo vi operano ed in particolare dei soggetti più vulnerabili. Ciò anche in una chiave di genere, per consentire a tutti di contribuire allo sviluppo delle nostre società”.

Il Direttore Generale dell’OIL ha poi dichiarato: “la ratifica del Governo italiano rappresenta un passo importante per rafforzare le misure adottate a livello nazionale in materia di prevenzione e contrasto della violenza e le molestie nel mondo del lavoro. La Convenzione OIL n. 190 e la Raccomandazione rappresentano strumenti fondamentali per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, in particolare l’Obiettivo 5 sul raggiungimento dell’uguaglianza di genere e l’Obiettivo 8 per la promozione del lavoro dignitoso e della crescita economica. Questi strumenti rappresentano protezioni per i lavoratori e lavoratrici, soprattutto nel contesto della pandemia di COVID-19 che ha causato episodi di violenza e molestie sul lavoro in quasi tutti i paesi e svolge un ruolo cardine per plasmare una ripresa incentrata sulla persona che contrasti le ingiustizie e dia vita ad una nuova normalità, libera da violenza e molestie”.

Cristina Montagni

Phygital sustainability Expo 2021. La moda verso un modello circolare 100% sostenibile

Inaugurato a luglio al complesso archeologico dei Mercati di Traiano, il primo evento mondiale italiano dedicato alla transizione ecosostenibile della moda e design. Phygital sustainability Expo 2021, manifestazione coordinata dalla SFIS – Sustainable Fashion Innovation Society, nasce per sensibilizzare i consumatori ad acquistare moda etica e sostenibile, garantire la tutela del lavoratore, pensare al pianeta e ad una filiera produttiva virtuosa.

PHYDIGITAL EXPO 2021 – Modello circolare di moda sostenibile

L’iconica kermesse ha ospitato 32 brand tra aziende italiane e straniere, piccole imprese artigiane, enti, istituzioni, aziende, associazioni e federazioni che hanno sottolineato le connessioni tra moda, politica, ambiente, salute e finanza sostenibile, insieme alle start–up ed esperti di prodotto e di processo. A fine evento ogni brand ha presentato il capo più iconico della propria collezione affermando quanto in futuro il settore moda dovrà presentarsi più sostenibile e circolare.

Moda sostenibile con uno sguardo al sociale

Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia ha anticipato di aver depositato una mozione parlamentare per inserire nel PNRR (piano nazionale di ripresa e resilienza) quote di investimenti e defiscalizzazioni per le aziende che intendono ridurre la percentuale d’inquinamento nel settore moda. Antonio Franceschini di Federmoda ha sottolineato che il manifatturiero italiano è la spina dorsale del Paese con 60 mila aziende a livello nazionale e oltre 500 mila addetti dove nel 2019 ha fatturato 97 miliardi di euro raggiungendo il secondo posto del PIL nazionale. Federmoda ha presentato all’UE un documento in cui vengono puntualizzati i temi della sostenibilità, riciclo, uso e smaltimento con una attenzione soprattutto al green. “La sostenibilità” ha detto “deve guardare al sociale, al rispetto del lavoro su tutta la filiera produttiva, agganciarsi ai valori etici e portare tali valori all’attenzione dei giovani”. Federmoda infine ha realizzato il format “cucire, tramare, ordire, tessere, formare, etica”, un vademecum rivolto ai giovani per spiegare cosa c’è dietro al mondo della moda. “Con il PNRR” ha concluso “è possibile rilanciare progetti legati alla formazione, ricostruire un bacino di competenze, tramandare la storia del settore e rilanciare l’artigianato italiano fatto di piccola imprenditoria.

La salute umana a rischio per patologie legate all’ambiente

Consiglio nazionale delle ricerche-Istituto per polimeri, compositi e biomateriali

Antonio Giordano specialista in genetica dei tumori ha denunciato che il 90% delle patologie dell’umanità sono legate all’ambiente. “Ogni forma di vita” ha sostenuto Giordano “a contatto con materiali tossici (amianto, benzopirene, metalli pesanti e diossina) tendono a trasformarsi; non è un caso che l’aumento di patologie in zone altamente inquinate è molto grave.

Associazioni e organizzazioni unite per difendere i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile

Il WFP Italia (World Food Programme Italia) supporta nel mondo attività umanitarie dell’ONU. “L’organizzazione” ha spiegato Sanasi “opera da oltre 60 anni in Italia, salva la vita a 100 milioni di persone, tra questi 18 milioni di bambini in 80 paesi nel mondo tra Asia, Africa e America Latina” ed è soprattutto impegnata nell’obiettivo 2 e 17 dell’agenda 2030 per rilanciare il partenariato tra i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile. “La moda” ha sostenuto Sanasi “riveste un ruolo centrale nel settore produttivo e nella diversificazione dei settori merceologici in varie parti del mondo”. “Il concetto di sostenibilità oltre ad avere una forte connotazione economico sociale deve porre l’individuo al centro dello sviluppo, così la finanza e l’industria devono essere al servizio “dell’uomo e non viceversa”.

La missione del WWF (World Wide Fund for Nature) commenta Alessandra Prampolini è vivere in un mondo in cui l’uomo possa essere in sintonia con la natura. L’organizzazione da anni persegue obiettivi ambiziosi; arrestare la perdita della biodiversità e prevenire il calo di specie animali nel mondo. Il settore della moda, in questo senso, è legata alla natura per due motivi: si ispira ad essa come forma d’arte e incide sull’ambiente nelle diverse fasi di produzione; dall’approvvigionamento di materie prime, ai processi dei prodotti, per arrivare alla destinazione finale del manufatto. “Questi passaggi” dice Prampolini “impattano sull’ambiente: sfruttamento del suolo, acqua, cambiamento climatico che nascono dai materiali sintetici”. Il WWF ritiene quindi che tutto il settore moda debba lanciare un messaggio ai consumatori e soprattutto ai giovani per acquisti chiari e consapevoli.

Angelo Del Favero di Ethic▪et spiega che su richiesta delle aziende tessili ha creato un marchio di certificazione privato, oggi di certificazione europeo che garantisce la tracciabilità di sostanze chimiche pericolose e informa i consumatori sui rischi di salute del prodotto finale. “Nel settore tessile” ha detto Del Favero “vengono utilizzate più di 8mila sostanze chimiche e il compito dell’associazione è vigilare durante le fasi di lavorazione, dalla materia prima al prodotto finito”.

L’ASVIS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) nasce per promuovere i 17 obiettivi dello sviluppo sostenibile dell’agenda 2030. “Oggi” dice Lo Iacono “è nata una nuova consapevolezza perché la sostenibilità non deve essere un lusso. Per questo occorre cooperare con istituzioni, imprese e società civile, per evitare i rischi ambientali e sociali legati alle catene di fornitura, cogliere le opportunità di business, dalla mobilità sostenibile alla riqualificazione delle energie rinnovabili”.

Cristina Montagni