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Rapporto World Economic Forum 2017 sul “Gender Gap”

Classifica del World Economic Forum 2017 fotografa l’incolmabile trattamento tra uomo e donna. Italia 82esima, dopo la Grecia, Madagascar e Messico.

Klaus Schwab, fondatore del World Economic Forum ritiene che il talento è uno dei fattori essenziali per la crescita e la competitività. “Per costruire economie dinamiche e inclusive, dobbiamo assicurare che ognuno abbia pari opportunità. Quando le donne e le ragazze non sono integrate, la comunità globale perde competitività, idee e prospettive critiche per affrontare le sfide globali e sfruttare nuove opportunità”.

World Ecomic Forum

La parità di genere è il modo in cui le economie e le società prosperano. Il rapporto sulle disuguaglianze di genere 2017, introdotto per la prima volta nel 2006, analizza su base annuale i progressi compiuti da 144 paesi sulle parità di genere su diverse tematiche. Il WEF, presentato il 17 ottobre, si propone di valutare tale disparità e quantificare i progressi compiuti nel corso degli anni. Data la multidimensionalità del fenomeno, il Global Gender Gap Report utilizza un indice incentrato su quattro macro aree:

  • salute (aspettative di vita e rapporto tra sessi alla nascita),
  • istruzione (educazione elementare e superiore),
  • economia (leadership, partecipazione al mercato del lavoro e salari)
  • politica (rappresentanza)

Sebbene nessuna misura possa acquisire la situazione completa, dichiara il fondatore della WEF, l’indice globale – presentato nella relazione – cerca di misurare un aspetto importante sull’uguaglianza di genere, le lacune relative tra donne e uomini nei quattro settori chiave delineati in precedenza. L’indice non cerca quindi di definire le priorità per i paesi, ma fornisce un insieme di dati e un metodo chiaro per tenere traccia delle lacune sugli indicatori critici in modo che i paesi possano definire le priorità all’interno dei propri contesti economici, politici e culturali. L’indice evidenzia anche i potenziali modelli di ruolo che all’interno della loro regione o gruppi di reddito, sono leader nella distribuzione più equa delle risorse tra donne e uomini, indipendentemente dal livello complessivo delle risorse disponibili. Il divario tra uomini e donne, secondo il WEF, confina l’Italia all’82 esimo posto nella classifica su un benchmarks di 144 posizioni complessive. Siamo in coda alla Grecia 78esima, Madagascar 80esima e Messico 81esima posizione. In un anno l’Italia è retrocessa di ben 22 posizioni. 

posizioni Italia Gender Gap

Dall’analisi dei dati si evince un disequilibrio accertabile in molte dimensioni considerate. La parità nell’accesso all’educazione è aumentata e il tasso di alfabetizzazione delle donne in Italia è giunto al 96% con una aspettativa di “vita sana” che raggiunge il 73% per le donne rispetto al 71% per gli uomini. Nonostante l’indicatore positivo, sono proprio le opportunità economiche a destare maggiore preoccupazione.

Lo squilibrio nel mondo del lavoroLa partecipazione economica delle donne alla forza lavoro continua ad essere scarsa, il 54,3% rispetto al 73,7% degli uomini con un reddito stimato che si attesta al 26% rispetto al 51% dei colleghi uomini, generando un divario retributivo di oltre il 50%. Per quanto attiene al empowerment politico, anche qui la distanza è incolmabile. La percentuale delle donne inserite in parlamento non raggiunge la soglia del 30% contro il 70% degli uomini, e un gap che sfiora il 40%. Se contestualizziamo i dati secondo gli item descritti, non possiamo non descrivere alcuni indicatori che rappresentano la triste realtà in cui vivono quotidianamente le donne italiane. Le lavoratrici impiegate a tempo parziale costituiscono una quota rilevante. Un “esercito femminile” rappresentato dal 40% della popolazione totale contro il 16% dei maschi a cui si aggiunge un rapporto di lavoro non retribuito che interessa il 60% delle donne. Ogni giorno, le donne lavorano 512 minuti in più rispetto ai 453 minuti dei colleghi maschi, e la disoccupazione è più alta tra le donne (12,8% contro il 10,9%) così come le persone senza lavoro e quelle scoraggiate rappresentano il 40,3% contro il 16,2% degli uomini. La segregazione occupazionale – vale a dire la distribuzione non uniforme delle occupazioni tra donne e uomini – appare rilevante, infatti il salario medio annuale delle donne non raggiunge i 23.000 euro, contro i 44.000 degli uomini. Alla base del divario retributivo vi è soprattutto il permanere di una profonda matrice di stampo socio-culturale. Una cultura che giustifica ancora responsabilità distinte nella cura della casa e dei figli tra uomo e donna. Uno status culturale che costringe la donna in modo “sistematico” a scegliere tra famiglia e lavoro e non contempla la conciliazione come strumento necessario, urgente e soprattutto moderno in una società globalizzata. 

“Il fattore determinante più importante per la competitività di un Paese è il talento umano. Le donne costituiscono la metà del talento potenziale – ricorda Bekhouche, project manager del World Economic Forum. Se il governo ha un ruolo importante nel sostenere le politiche giuste (congedo di paternità, asili, etc.), sta anche alle aziende creare posti di lavoro con processi di reclutamento innovativi, nuovi percorsi per le carriere, politiche salariali trasparenti che permettano ai migliori talenti di svilupparsi”.

Cristina Montagni

 

Internet e lavoro, il gender gap è ancora una forte realtà

“La donna è il motore della società nella battaglia quotidiana. Ogni giorno è alle prese con il problema di dover coniugare i molteplici impegni familiari e di lavoro. Pertanto, diventa più che mai strategico il ruolo della mobilità e della sicurezza in città, asset fondamentali di una smart city”.

Non usa mezzi termini Simona Vicari, sottosegretario ai Trasporti e alle Infrastrutture, intervenuta al convegno dal titolo “Digital Women”, organizzato dall’associazione Italian Digital Revolution presso la Biblioteca della Camera dei deputati, insieme a rappresentanti del mondo delle istituzioni, della ricerca e dell’imprenditoria.

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Quando si parla di smart city al femminile – spiega la Vicari – si parla di inclusione sociale che non può prescindere da una progettualità women based, che veda le donne promotrici e utilizzatrici dei servizi digitali. Ma c’è ancora molto lavoro da fare per ridurre il digital gap tra uomini e donne e tra donne del Nord e del Sud. Fondamentale è puntare sulla formazione digitale per avere cittadine consapevoli che possano sfruttare al meglio le nuove opportunità al fine di migliorare la qualità della propria vita. È dimostrato che la crescita del web offre alle donne molte opportunità di lavoro, inoltre la rete può rappresentare un’alleata al servizio del genere femminile in un processo di piena realizzazione delle pari opportunità. A beneficio anche della pubblica amministrazione l’irruzione sulla scena di nuove professionalità sposta in avanti il cuore del problema, rappresentato dal gender gap imperante anche nel settore delle competenze digitali. Ci sono sempre più donne preparate ed esperte in materia digitale, ma sono ancora poche quelle che ricoprono ruoli manageriali in istituzioni e in aziende tecnologiche. Si calcola che circa il 70% delle imprese, meno del 25% delle donne ha incarichi tecnico-scientifici, alle quali viene riconosciuta maggiore capacità in termini di problem solving, di decision marking e di multitasking. Per Milly Tucci, responsabile dell’Osservatorio donne digitali dell’AIDR, fare il punto sull’uso di internet per migliorare la PA con le donne protagoniste del cambiamento in una fase ‘disruption’. L’impegno futuro è quello di sconfiggere la resistenza culturale, ancora molto sentita, e di acquisire maggiori competenze con la scelta, da parte delle più giovani, di indirizzi di studio STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica). Un recente rapporto compilato da S&P Global Market Intelligence e pubblicato dal Financial Times, indica che il numero delle donne con l’incarico di amministratore delegato nelle 350 più grandi società europee quotate in Borsa è raddoppiato negli ultimi sette anni, ma rappresentano soltanto il 4 per cento del totale: in sostanza, erano 7 nel 2009, sono circa 15 oggi. Prosegue anche la marcia di avvicinamento all’eguaglianza tra i sessi nelle stanze dei bottoni, come dimostrano gli Stati Uniti, dove, dal 2009 al 2016, le donne Ceo sono passate da 18 a 27. 

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Dati incoraggianti – sostiene Rosangela Cesareo, blogger e socia dell’AIDR– sottolineano il ruolo che la donna ha assunto nella nostra società, tra mille discriminazioni e difficoltà. Il digitale in Italia è ormai di colore rosa perché sono tantissime le donne che occupano ruoli di primo piano in questo settore e rappresentano delle vere e proprie eccellenze. Guardiamo ad esempio alle cosiddette ‘mamme digitali’: un fenomeno straordinario, testato tra l’altro dai numerosi studi eseguiti sull’argomento, che dimostra come le mamme italiane siano le più digitalizzate al mondo.

Cristina Montagni

Strumenti e sfide contro la povertà

EMPOWERMENT FEMMINILE E GENDER TEAM IMPEGNO DELLA FIDAPA/BPW INTERNATIONAL

Nel 1992 le Nazioni Unite proclamano la Giornata Mondiale contro la povertà che rappresenta una violazione dei diritti fondamentali degli individui e va sdradicata. L’11 novembre la BPW Italy-FIDAPA a Palazzo Valentini presenta il convegno dal titolo: “Impegno Internazionale e Strumenti contro la Povertà”.

mdeLa giornata propone una disamina delle realtà internazionali, nazionali e locali in materia di contrasto alla povertà e alle nuove povertà. L’apertura dei lavori è affidata alla Presidente Nazionale della BPW Italy-FIDAPA, Pia Petrucci. La Petrucci sostiene che uomini e donne non sono poveri allo stesso modo e il fenomeno non prescindere dall’analisi di genere. In Italia sono un milione e 582 mila le famiglie in condizione di povertà assoluta. A dirlo è l’ISTAT che a luglio 2016 ha pubblicato l’ultimo Rapporto sulla Povertà. pro-camIl dato è destinato a crescere e si conferma il peggiore dal 2005. La tendenza si estende anche tra le famiglie residenti nell’area Centro Metropolitana. L’incidenza è passata dal 5,3% del 2014 al 7,2% del 2015. Un fenomeno che colpisce in modo trasversale famiglie composte di 4 componenti formate da coppie con due figli. E’ necessario comprendere la delicatezza del tema che abbraccia il concetto della discriminazione e dell’emarginazione femminile in particolare. Le ingiustizie che le donne vivono sulla loro “pelle”, sono ingiustizie che hanno origine dalla fase della recessione economica e sociale che negli ultimi anni induce a parlare di una vera crisi sistemica. Una crisi sistemica dove le donne soffrono più degli uomini, per il lavoro che manca, per il lavoro perso dopo la nascita di un primo figlio e un secondo figlio. In un quadro complesso e con poche risorse a disposizione, garantire e tutelare i diritti delle donne sono una sfida difficile ma rappresenta uno stimolo per lavorare con maggiore tenacia e sinergia.mde

La BPW International fa parte della Business Professional Women International presso la FAO e negli anni ha esteso i suoi orizzonti, le competenze, aumentato i diritti e le opportunità. Trasmette informazioni in tutto il mondo e gode dello stato consultivo presso il Consiglio Economico delle Nazioni Unite, UNESCO, ILO, FAO, IFAD e Consiglio d’Europa. Fiorella Nibali–Presidente del Distretto Centro BPW-Italy/Fidapa, dichiara che nella lotta alla povertà è necessario porsi degli obiettivi. La povertà non è solo privazione dei beni, è umiliazione, è perdita di dignità, è emarginazione. La Federazione s’impegna in un lavoro di disseminazione perseguendo i principi dell’empowerment che non riguardano solo il genere femminile, ma la creazione di team nazionali multidisciplinari per valorizzare le capacità delle donne. Le donne, con le loro azioni, promuovono i processi di pace e favoriscono i cambiamenti sociali.

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A livello internazionale la BPW ha creato una piattaforma informatica nata negli anni 70-80 per affiancare la disseminazione dei programmi della FAO nell’ambito dell’impegno assunto verso l’ONU. La FAO da anni cerca di affermare il principio secondo cui non vi è sicurezza alimentare senza l’impegno delle donne rurali. S’impegna ad ascoltare i rappresentanti delle società civili, le organizzazioni femminili per raggiungere l’uguaglianza di genere, sconfiggere la malnutrizione, creare i processi di appoggio alla produzione, all’accesso al credito o al ritorno ai finanziamenti. Nel 2015 dopo EXPO, la BPW International ha sottoscritto la CARTA di MILANO insieme all’azione coordinata di gruppi di lavoro portatori d’interessi del mondo civile e sostenuto dalle agenzie del sistema ONU. I nove obiettivi dello sviluppo sostenibile dell’AGENDA 2030 si basano su quattro pilastri fondamentali: Economia, Società, Ambiente e Pace. Gli obiettivi riguardano la riduzione della povertà, l’uguaglianza di genere e la partnership. Nelle aree urbane, dove gli individui hanno bassi livelli d’istruzione, fornire alle donne strumenti idonei per elevare la propria condizione sociale ed economica, generano nel breve e medio periodo un moltiplicatore per tutta la famiglia. I figli sono nutriti meglio, hanno la possibilità di andare a scuola, migliorano in generale l’attività produttiva e le prospettive future di tutta la comunità. Silvia Sperandini specializzata nell’empowerment femminile e nella lotta alla povertà e nel Gender Team dell’IFAD, afferma che l’agenzia offre prestiti a tassi agevolati ma anche donazioni destinate ad attività in ambito rurale. Le disuguaglianze vanno a impattare sul reddito della famiglia. Il prezzo non lo paga solo la donna, sono soprattutto i figli e la crescita del nucleo familiare. Il Gender Team dell’IFAD porta avanti progetti innovativi e inclusivi in favore delle donne. La specificità dei progetti è generare incremento nella produzione da un punto di vista tecnico, migliorare l’accesso al mercato, ai servizi, promuovere le pari opportunità e la partecipazione di tutti, inclusi i giovani. Il Gender Team riveste un ruolo prioritario nel targetting social inclusion . Nelle aree rurali la donna assume un ruolo centrale, un motore economico che produce input positivi anche nelle aree adiacenti. Al contrario la disuguaglianza distrugge le potenzialità di sviluppo per la negazione all’accesso delle risorse e al credito. L’IFAD sostiene progetti a tassi agevolati in favore delle donne, esercita un’opera di lobbying tra i governi che adottano politiche socio-culturali diverse dai loro, com’è impegnata nel rendere più equa la distribuzione dei carichi di lavoro per permettere alla donna di dedicarsi con impegno alle attività economiche e imprenditoriali.

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Secondo gli ultimi dati della Banca Mondiale oggi esistono circa 900 milioni di poveri. Queste popolazioni sono concentrate in prevalenza nei PVS soprattutto nelle aree dell’Africa Sub-Sahariana, Asia Meridionale, Africa Occidentale e appartengono alla fascia dei piccoli produttori e produttrici a conduzione familiare. Le donne e gli uomini sono i maggiori investitori in agricoltura, tanto che secondo gli obiettivi dell’AGENDA 2030 i target da raggiungere sono raddoppiare la produttività e i redditi delle famiglie. Anna Amati-Capo della task Force Nazionale sull’imprenditoria e membro del Consiglio Direttivo dell’Italia Startup, afferma che prima di parlare di disuguaglianze e gender gap, bisogna cambiare la filosofia:  “Non è importante dare da mangiare tutti i giorni alle persone, ma dare gli strumenti per procurarsi il cibo tutti i giorni”. In Italia assistiamo a un lento e graduale impoverimento soprattutto nelle aree periferiche di Roma come in tanti clusters nel mondo. Lo strumento che FIDAPA/BPW Italy ha pensato, è sensibilizzare le persone, soprattutto le donne, a uscire dal tunnel della povertà con la trasmissione di una “cassetta degli attrezzi”, tools che possano essere implementati nel tempo: offrire strumenti e capacità alle donne per potercela fare da sole.

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L’associazione propone di incrementare le conoscenze delle donne, diminuire il gap tecnologico, avvicinarle ai temi dello sviluppo economico che sono alla base del benessere e dello sviluppo collettivo. Di recente ha lanciato la competizione Creativity Camp. Una competizione aperta a tutte le donne, senza limiti di età né territorio con scadenza 28 febbraio 2017. La Creativity Camp è un percorso che permette da una parte alle aspiranti imprenditrici di acquisire una mentalità e un insieme di strumenti efficaci per rendere concreta una idea, dall’altra alle donne imprenditrici di acquisire delle capacità per sviluppare nuove strategie e connessioni per la crescita del loro business. Gli obiettivi sono sostenere lo sviluppo continuo dell’imprenditorialità femminile, attraverso una competizione che vada a premiare storie e idee di successo quali esempi per altre donne imprenditrici. Stimolare le imprenditrici esistenti nel valorizzare il proprio business grazie alla forza del networking e le connessioni della FIDAPA BPW Italy. Alle vincitrici nazionali sarà riconosciuto un percorso di accompagnamento di 80 ore erogato da socie esperte FIDAPA. Il Bando di concorso Creativity Camp e la documentazione nel link . mde

Le conclusioni della conferenza sono affidate a Luciana Delfini, docente di Governance dell’ambiente all’Università degli Studi di Tor Vergata e Delegata alla FAO presso ILO per l’International Federation on Women in Legal Career. Le Organizzazioni non Governative con vocazione femminile, nascono per contribuire ad avere una società più equa. Nell’ultimo rapporto Women Business Low, la FAO denuncia che non esiste uguaglianza a livello legale tra uomini e donne. Su 173 economie esaminate, 153 pongono barriere legali alle donne sull’occupazione, alla tutela dei diritti, all’accesso del credito, alle terre e all’eredità. Nel ranking dell’imprenditoria femminile si attestano agli ultimi posti pur essendo le maggiori portatrici di reddito nell’economia familiare. Solo con l’ausilio dello strumento legislativo è possibile conoscere le disparità di genere e abbattere le barriere di accesso in entrata alle donne. Pia Petrucci, Presidente Nazionale BPW-Italy/FIDAPA richiama al valore della partnership con le organizzazioni per raggiungere obiettivi comuni. Con la sottoscrizione della CARTA DI MILANO si afferma l’impegno di mettere al centro il valore della donna come empowerment, portatrice e trasmissione di valori alla famiglia, ruolo cruciale per una rinascita economica e culturale. L’emancipazione non diventa inclusione se mancano le condizioni, se manca un lavoro che consenta alla donna di poter esercitare il proprio diritto di essere cittadina. La povertà è un elemento di esclusione. Includere significa rendere possibile l’esercizio della cittadinanza e della propria dignità

Leggi l’articolo completo sulla testata giornalistica nazionale “Donna In Affari”. Giornale online incentrato sui temi del lavoro, della formazione e dell’imprenditoria femminile. 

Cristina Montagni