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Rapporto UNFPA 2023: Focus diritti delle donne e ragazze
La popolazione mondiale a novembre 2022 ha raggiunto la soglia di 8 miliardi, e i due terzi vive in luoghi dove il tasso di fertilità è sotto il “livello di sostituzione”, 2,1 figli per donna. Lo rivela l’ultimo rapporto del Fondo delle Nazioni Unite che analizza la situazione sotto diverse angolazioni; con gli occhi del passato poiché aver raggiunto quel valore è grazie ai progressi della scienza; diminuzione delle morti per parto, progressi nella salute, infanzia etc. L’avvenimento genera tuttavia una certa ansia demografica, perciò, è necessario disaggregare il dato poiché metà delle gravidanze nel mondo sono indesiderate.

Il Report stima che il 44% delle donne in 68 paesi non ha accesso alla salute riproduttiva o decidere con chi avere un figlio, globalmente un quarto delle donne non raggiunge “l’ideale di fertilità”: quando o quanti figli avere. La riflessione tende a concentrarsi anche sui paesi a basso reddito – circa otto – che da qui al 2050 rappresenteranno metà della crescita demografica ridisegnando la classifica mondiale dei Paesi più popolosi. Inoltre, la questione che attiene all’ansia demografica si collega anche ai cambiamenti climatici: su 8 miliardi di individui, 5.5 mld guadagnano meno di 10 dollari al giorno, quindi, non saranno in grado di contribuire alla diminuzione delle emissioni di carbonio; perciò, il dato iniziale va studiato sotto una lente critica che guarda ai diritti e alle scelte.
8 miliardi: troppi o pochi?
Il tema che ricorre nel Report UNFPA 2023 è se 8 miliardi di individui nel mondo sono troppi o troppo pochi. Se da un lato i paesi ricchi come la Corea del Sud, il tasso di fertilità è 2 figli per donna, per i paesi dell’Africa Sub Sahariana la preoccupazione è in una fecondità troppo elevata. Per l’Italia, in base all’ultima pubblicazione ISTAT, gli indicatori demografici 2021 registrano il numero più basso di nascite rispetto gli anni passati, stimando la soglia di 400 mila nascite l’anno. Questo calo demografico interessa anche la Cina – un tempo considerato paese sovrappopolato – che dal 2011 al 2017 è passato da 18 milioni di nascite a 11,5 milioni l’anno. La questione non è sapere se i figli sono pochi o troppi, ma permettere alle donne in contesti in cui la fecondità è bassa o elevata, di avere figli, un diritto da assicurare dove le politiche devono garantire interventi di pianificazione nel lungo periodo. Il punto è trovare un giusto equilibrio di nascite e mantenere un “livello di sostituzione” tra le generazioni. Nei paesi in cui la fecondità è bassa, i Governi non devono guardare al solo obbiettivo numerico, ma a politiche familiari in grado di facilitare l’accesso al mercato del lavoro e far sì che le donne non siano costrette a scegliere se lavorare o avere un figlio.
Sostegno all’empowerment femminile per effetto dei cambiamenti demografici sulla struttura per età della popolazione

Nel mondo metà della popolazione ha meno di 30 anni, in particolare il dato varia fra i paesi europei rispetto quelli africani. In media in Italia il 50% della popolazione ha 44 anni, mentre in Africa è sotto i 20 anni; tale divario avrà in futuro importanti implicazioni; perciò, occorre riconoscere che le vecchie strutture familiari sono destinate a mutare e sarà necessario includere nella società un numero sempre crescente di anziani. C’è poi il tema delle migrazioni dove a livello mondiale pochi sono gli individui che tendono a spostarsi ma interessano soprattutto i paesi più poveri del mondo. Infine, il rapporto osserva come le politiche sui migranti e le comunità di accoglienza dovranno prestare attenzione al rispetto dei diritti umani fondamentali, sostenere la crescita dell’empowerment di donne e bambine, garantire un parto sicuro, promuovere la salute e assicurare la convivenza delle persone anziane. Il report suggerisce inoltre di focalizzare gli interventi sulle persone vulnerabili raccogliendo informazioni statistiche che provengono non solo dai paesi poveri ma da tutto il mondo per aiutare le popolazioni fragili attuando policy mirate.
La Cooperazione allo Sviluppo e il ruolo strategico dell’Italia
Dal rapporto UNFPA 2023 emerge un elemento trasversale: tendenze globali come povertà, salute, calo delle nascite, pandemie, etc sono conseguenza della disparità fra i generi che insieme all’aumento dell’aspettativa di vita e dell’invecchiamento, comportano una crescita dei lavori di cura non retribuiti da parte delle donne. Per queste ragioni occorre sostenere la promozione dei diritti delle donne e delle ragazze, la parità di genere, l’educazione delle bambine e combattere ogni forma di discriminazione, violenza sessuale e di genere, priorità indiscusse sia a livello internazionale che dal nostro Paese. Per raggiungere questi Goals, i finanziamenti alla Cooperazione italiana sono cruciali, pensiamo agli aiuti per sostenere la crisi in Afghanistan che rappresentano un focus importante per la cooperazione in ambito unilaterale e bilaterale. Riaffermare l’impegno in favore delle donne e delle ragazze con chiari indirizzi politici è vitale anche alla luce delle attuali recessioni sui diritti delle donne registrate negli ultimi anni dovuti dalla pandemia. La cooperazione italiana sin dal 2008 partecipa al programma congiunto UNFPA-UNICEF per l’eliminazione delle mutilazioni genitali femminili con 2 milioni di euro l’anno, inoltre dal 2020 è tra i sostenitori del programma contro i matrimoni precoci e forzati dove Aidos (Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo) svolge un ruolo cruciale.

Si tratta di iniziative che vedono in prima linea il ministero degli affari esteri poiché vi è consapevolezza che dal successo di questi sforzi dipende il futuro di milioni di bambine e ragazze. Anche la questione dell’empowerment femminile è centrale per affermare che le donne sono agenti di cambiamento, e solo con istruzione e formazione è possibile raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Ne consegue che la cooperazione internazionale rappresenta il principale donatore della Global Partnership for Education, dedicata al miglioramento dei sistemi educativi nei paesi in via di sviluppo in riferimento alla condizione delle bambine in Africa. È necessario ricordare che la cooperazione italiana si è dotata di linee guida strategiche rivolgendo un appello a tutti gli attori del sistema italiano sulla parità di genere e l’empowerment delle donne e ragazze. Scopo delle best practice è rafforzare l’ordinamento italiano per eliminare le discriminazioni di genere attraverso un approccio inclusivo sottolineando il ruolo delle donne quali protagoniste nei processi di sviluppo. Se si desidera raggiungere l’uguaglianza di genere non è sufficiente concentrare gli sforzi sull’obbiettivo 5 dell’agenda 2030, ma occorre una visione olistica; accesso ai servizi universali di assistenza sanitaria in particolare quella sessuale e riproduttiva delle donne e adolescenti, prendersi cura dell’ambiente e delle istituzioni che le rappresentano. E poi bisogna impegnarsi affinché le donne abbiano lo spazio che meritano nei processi decisionali, lavorare per eliminare le barriere giuridico-sociali-culturali ed economiche che ne ostacolano la leadership e la partecipazione in luoghi in cui si decide sulle politiche che impattano sulla loro vita. Il sistema deve perciò confrontarsi con la società civile e le istituzioni, avere un approccio multidisciplinare per raggiungere un cambiamento sostanziale e permettere alle donne il pieno godimento dei diritti; questo sarà l’approccio che l’Italia adotterà durante la presidenza del G7 nel 2024.
Priorità di AIDOS al G7 2024

L’Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo, impegnata nella cooperazione internazionale, sostiene progetti per l’empowerment di donne e ragazze, salute sessuale riproduttiva ed empowerment economico, strumenti capaci di abbattere il divario di genere alla radice di violenze, conflitti e stupri. L’associazione suggerisce alla politica, ai media e alla società civile di guardare non solo ai tassi di natalità e fertilità quali indici da raggiungere, ma all’autodeterminazione delle donne e delle ragazze. Il quadro internazionale è ricco di documenti a sostegno della parità; infatti, l’agenda 2030 non annuncia la parità di genere solo in termini di principi ma anche in termine di servizi (obbiettivo 3 dedicato alla salute e obbiettivo 5 dedicato alla parità di genere). Per raggiungere questi traguardi sono necessari più fondi alla società civile poiché una diminuzione di risorse farebbe retrocedere i progressi compiuti dall’associazione. Aidos in vista del G7 raccomanda di tenere alta nell’agenda politica la parità di genere, il contrasto alla violenza e alle pratiche dannose nei confronti delle donne come l’accesso ai servizi universali per la salute sessuale e riproduttiva. Per l’associazione è urgente potenziare programmi di formazione per i giovani: promuovere la pianificazione familiare con moderni metodi di contraccezione e stabilire un aumento graduale di risorse per raggiungere lo 0,7% del PIL da destinare alla cooperazione in Italia. In conclusione non è sufficiente guardare ai soli tassi ma pensare alla crescita delle donne e ragazze, creare un mondo in cui tutte e tutti possano esercitare i propri diritti, scelte e responsabilità.
Cristina Montagni
SMART HUMAN CITY. Analisi FIDAPA BPW ITALY per un futuro inclusivo ed economicamente sostenibile
Fidapa BPW Italy e la Consigliera di Parità della Città Metropolitana di Roma, Gianna Baldoni, l’8 giugno nella seicentesca dimora storica di Villa Altieri, hanno condiviso forti valori comuni al convegno “Pillole di coscienza collettiva: innovazione etica per l’abitare sostenibile”.

Un’occasione per pianificare i futuri effetti socio-economici in una città complessa come Roma, punto di riferimento per i cittadini che la abitano. A Roma, la Consigliera di Parità svolge infatti un ruolo cruciale per raggiungere la parità di genere con la promozione di buone prassi, formazione e informazione, guardando in particolare alle discriminazioni nei luoghi di lavoro con il controllo delle quote nelle amministrazioni locali.
La città un laboratorio di rigenerazione umana

Al seminario, curato da Rossella Poce, rappresentante FIDAPA BPW Italy, LEF Italia, sono intervenute studiose/i in vari campi dell’architettura, scienza, economia, sociologia e comunicazione per tracciare un nuovo sapere critico in grado di sostenere un sistema produttivo inclusivo ed economicamente sostenibile coinvolgendo le giovani donne negli studi scientifici. I relatori hanno ragionato sulla centralità della città – perno della vita delle persone – non solo come spazio in cui vivere, ma territorio intorno al quale costruire l’identità di un individuo. Identità che cresce all’interno di un laboratorio di rigenerazione umana dove interagiscono relazioni umane, parità di genere, benessere degli individui, scienza e innovazione. Dal confronto sono emersi spunti su come recuperare un sano principio etico e come la città si può trasformare in un contenitore di energie per giungere ad una vita sociale meno precaria grazie alla costruzione di nuove regole per vivere meglio.
Visioni e strategie per il benessere delle persone
La tendenza all’urbanizzazione delle popolazioni è in crescita anche in paesi meno sviluppati dove si concentra l’80% della popolazione mondiale. Nel 2018 un rapporto delle Nazioni Unite stimava che nel 2050 il 70% della popolazione mondiale avrebbe popolato le città: l’Italia ha raggiunto questo traguardo grazie alla forte correlazione tra popolazione urbana e PIL pro-capite. Lo scenario conduce quindi ad una visione diversa nella costruzione di una città sostenibile, orientata al benessere e alla qualità della vita delle persone. L’obiettivo per una città sana e solidale è attuare interventi orientati alla tutela ambientale, all’innovazione, alla sostenibilità economica, all’inclusione sociale e alla partecipazione attiva dei cittadini; giovani e donne. Occorre un approccio multidisciplinare ed un piano strategico per le città metropolitane che oltre a dotarsi di un networking tra politiche pubbliche e scienza, ha necessità di un uso più efficace dell’intelligenza artificiale per coniugare crescita economica, inclusione, equità e tutela ambientale. Affrontare le sfide globali significa investire in competenze per trasformare il futuro; e nel progettare le città è imprescindibile il lavoro delle donne che devono essere sostenute con strumenti di conciliazione vita-lavoro ed attrarre talenti femminili stimolando le carriere STEM a forte caratterizzazione scientifica e tecnologica.

Coscienza collettiva e sensibilità, skills per riscattare lo spazio pubblico
I cittadini sono gruppi di persone che esercitano i loro diritti attraverso la cittadinanza e nell’abitare un luogo appare chiaro il concetto di libertà e diritto. Coscienza collettiva, consapevolezza e sensibilità sono skills che servono per formare una cives. La sostenibilità perde dunque efficacia se non c’è la componente umana, elemento vitale insieme alle relazioni sociali per la crescita della città. Il concetto di città agile deve quindi includere la parola human e trasformarsi in smart human city in grado di relazionarsi con gli altri. Essa ha l’obiettivo di riscattare lo spazio pubblico, luogo nel quale riversare desideri e sogni in uno spazio aperto. Per concludere responsabilità e interdisciplinarità devono convivere affinché la città evolva nella convinzione che le “masse” muovendosi orientano umori, sentimenti e criticità.
Sostenibilità non è solo una questione di impatto
È possibile pensare alla città come una struttura conservativa fatta di energia e guidata da “animali sociali” che per sopravvivere si trasforma in habitat. La seconda e terza struttura conservativa è costituita dalla tecnologia e dall’umano; riferimento per le organizzazioni di tutti gli habitat e di tutte le città. Oggi, parlare di sostenibilità non è solo una questione di impatto, significa analizzare il fenomeno su tre parametri: habitat, tecnologia ed essere umano dove in futuro sarà necessario raggiungere un punto di equilibrio fra questi elementi.
Modello circolare unico cambiamento possibile

Ragionare su modelli di produzione di spesa significa concentrare l’attenzione su tre direttrici: regole di comando e controllo che provengono dalla società, incentivi alla spesa pubblica che definiscono modelli di produzione di spesa e promozione della responsabilità sociale provenienti dal basso. Occorre pertanto chiedersi qual è il compito dell’innovazione etica e come perseguire il benessere sociale, economico ed ambientale per raggiungere l’equità intergenerazionale. Ciò è possibile solo promuovendo un ‘economia circolare capace di sostenere modelli di spesa etici (standard di qualità, tipo di prodotto, prossimità al consumo, innovazione negli stili di vita, etc). Questa innovazione diventa etica solo se riesce ad incidere sulla sostenibilità impattando positivamente sul benessere degli individui. Tra le sfide dell’Agenda 20-30, la lotta al cambiamento climatico (Goal 13) è il settore che desta maggiore preoccupazione; occorre perciò analizzare i settori responsabili (agricoltura, mobilità, energia) ed affrontare l’innovazione etica applicando modelli di produzione di spesa delle famiglie per contrastare il cambiamento ambientale. I futuri sistemi di consumo dovranno ispirarsi al modello circolare e l’innovazione etica offrirà a famiglie e imprese processi di produzione e spesa responsabili.
Progetto “Una città per bambini e bambine” UCBB. Testimonianza della città a misura di bambino

Il progetto “Una città per bambini e bambine”, realizzato da un gruppo di professionisti a Settimo Torinese durante la pandemia, ha analizzato la città attraverso gli occhi dei giovani (14-17 anni) spesso esclusi dai processi decisionali. I ragazzi diventano riferimento per una città aperta alle esigenze di tutti. Diverse le motivazioni per realizzare l’indagine: approfondire l’evoluzione delle città, capire come nel tempo hanno perso la caratteristica di luoghi di incontro, sia in termini di autonomia di movimento che opportunità di crescita attraverso il gioco. In breve dalla testimonianza emerge con forza l’ascolto dei giovani; solo loro possono cambiare il paradigma e sviluppare all’interno della comunità una maggiore sensibilità coinvolgendo istituzioni e forze produttive di un territorio.
Cristina Montagni
Relatori al convegno:
Consigliera di Parità della Città Metropolitana di Roma Gianna Baldoni, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare Lucia Votano, Presidente IN/Arch Triveneto Lucia Krasovec-Lucas, Epistemiologo, Direttore scientifico LIS Università Federico II Alessandro Ceci, Presidente Fondazione Simone Cesaretti, Gian Paolo Cesaretti, Progetto “Una città per bambini e bambine” Aquilina Olleia.
Interventi istituzionali:
Presidente Nazionale FIDAPA BPW-Italy Fiammetta Perrone, Presidente del Distretto Centro di FIDAPA BPW Italy Anna Maria Turchetti, Presidente LEF Italia Maria Ludovica Bottarelli Leali, Commissione parità di genere OAR Ilaria Olivieri, Coordinatore Nazionale IN/Arch Beatrice Fumarola, Rappresentante FIDAPA BPW-Italy – LEF Italia Rossella Poce
BIO: Fidapa BPW Italy è un movimento di opinione indipendente, senza scopo di lucro, composto da 11mila socie in Italia e appartenente alla International Federation of Business and Professional Women. È costituito da donne senza distinzione di etnie, orientamenti politici e valorizza nella società le competenze delle donne con varie attività sociali e culturali per contrastare le disuguaglianze e le disparità di genere che sorgono durante le attività. Le associate, presenti in 300 sezioni, insieme alle rappresentanti dei vari distretti sono attive al Parlamento Europeo e in varie organizzazioni internazionali ponendosi a difesa delle donne per combattere ogni forma di discriminazione.
Io-collettivo, la voce dei corpi intermedi
I corpi intermedi per il rapporto con cittadini, imprese e pubblica amministrazione, sono comunità fortemente coese che proiettano il loro futuro verso la riduzione dei rischi sociali, costruzione di un io collettivo puntando sull’ambiente, cultura e realizzazione dei singoli e del popolo.

Questi alcuni temi trattati a fine febbraio a Roma al Cnel durante la presentazione “Una società di persone. I corpi intermedi nella democrazia di oggi e di domani” a cura di Franco Bassanini, Tiziano Treu e Giorgio Vittadini congiuntamente al Rapporto Censis “Destinazione Cosenza. La valorizzazione del territorio della provincia di Cosenza attraverso l’analisi delle vocazioni produttive e degli orientamenti della domanda interna ed esterna”.

Ruolo dei corpi intermedi nella società
“Le realtà dei corpi intermedi sono indispensabili per la diffusione e il radicamento del tessuto produttivo nella società italiana” ha detto Franco Bassanini. “La società sarebbe più povera senza essi perché manifestano le potenzialità delle persone, non operano in modo isolato ma sono “pezzi” di comunità che sviluppano una propria personalità”. “Oggi” ha sostenuto Bassanini “siamo difronte ad un sistema democratico costituito da forti regole costituzionali dove emerge una crisi di fiducia da parte della popolazione; quindi, il rilancio della democrazia deve passare per la rivitalizzazione delle comunità intermedie, il riconoscimento del loro ruolo che non si sovrappone ai partiti ma risponde ad una riforma del sistema politico”. Queste comunità, portatrici di valori ed interessi comuni, hanno il pregio di incidere sulle azioni e programmi dei partiti, operare scelte non legate ad episodi emotivi e non forzate da leader carismatici che spingono al consenso con messaggi non motivati. Il loro rilancio – giacché espressione di convergenze economiche, culturali, sociali, religiose ed etiche – costituisce un valore per riconquistare legittimazione e riconoscimento del sistema democratico.

Dal Welfare State al Welfare Community
I corpi intermedi durante l’emergenza sanitaria oltre ad aver tutelato la coesione sociale hanno risvegliato i valori dell’integrazione con il sostegno a persone deboli, bisognose e fragili. Queste comunità secondo Treu hanno sostenuto lo Stato con azioni d’intervento e sono state capaci di imprimere un assetto diverso al welfare e al sistema di protezione sociale. “Il Welfare State sta virando verso il Welfare Community con attività di promozione sociale non solo nelle strutture statali ma anche nelle strutture associative sussidiarie” ha aggiunto Treu. “Tali azioni” aggiunge “hanno suggerito una strada nuova portando alla luce bisogni che devono essere raccolti per (ri)definire un welfare in grado di affrontare una nuova era storica. C’è poi la questione economica. Dalla pandemia occorre uscire attingendo alle risorse del Next Generation EU per costruire un paradigma economico-sostenibile, rispettoso dell’ambiente e socialmente equo. “In tale scenario” conclude il presidente del Cnel “sarà indispensabile coinvolgere i corpi intermedi, così come viene richiamato anche nel regolamento della Commissione Europea per costruire un modello nuovo di sviluppo”.

Non solo Stato, Regioni ed Enti Locali
Nel PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) convivono due anime: l’esigenza di compiere le trasformazioni dettate dal piano (63 riforme, 134 investimenti, 527 Goals al 2026) e mettere in atto un processo trasformatore richiesto all’interno della società e nella vita del nostro Paese. Così Tripodi afferma che non basta puntare sulla macchina amministrativa dello Stato, Regioni ed Enti locali, ma è necessario coinvolgere il Terzo Settore, associazioni e sindacati per realizzare la transizione ecologica, tecnologica e sostenibile.

Rapporto Censis: destinazione Cosenza
Il segretario generale del Censis Giorgio De Rita, nell’illustrare il Rapporto osserva che oggi assistiamo ad un impoverimento dei corpi intermedi e della coesione sociale. “È difficile pensare a progetti in termini economici senza pensare di avere un’altra “gamba” sul piano sociale”. Un elemento di forza delle realtà territoriali è la capacità di fare network attivando programmi di sviluppo e rafforzando un’identità complessiva. Con questo spirito il Rapporto ha analizzato il territorio della provincia di Cosenza, le specificità e gli elementi peculiari in termini di fragilità e forza.
Analisi delle fragilità e punti di forza
Tra le fragilità – dice De Rita – ci sono quelle demografiche. L’inverno demografico nel nostro Paese ha toccato elevati tassi di denatalità (al di sotto di 1 figlio per donna in età fertile) e la città di Cosenza ha un indice di ricambio generazionale più basso rispetto alla regione Calabria (75%), segnale che espone il territorio ad un progressivo invecchiamento. Altre complessità riguardano le infrastrutture (tecnologia, accessibilità ai servizi, viabilità, etc) e un indice alle export poco sopra l’1%, così come altri settori all’esportazione che sfiorano il 4% contro il 14% dell’intero territorio calabro. Vi è poi una scarsa attrattività del turismo straniero nonostante strutture adeguate. Il territorio, perciò, fa i conti con le debolezze strutturali tipiche dell’Italia del mezzogiorno che si aggravano nel cosentino.
Prospettive di crescita ma la “strada è fare insieme”
I fattori positivi del territorio sono il settore ortofrutticolo e l’agricoltura, dove esiste un sistema in grado di competere a livello nazionale ed internazionale. Infatti, il comparto ortofrutticolo pone Cosenza la decima provincia italiana per capacità produttiva in termini di export dopo Trento e Bolzano. Altro comparto rilevante riguarda il Food and Wine, qui il tasso di crescita della provincia cosentina è doppio rispetto la media regionale con prospettive positive nell’agroalimentare. C’è anche la dimensione culturale e turistica; lo sviluppo crescente del settore culturale nella provincia calabra è fra i più elevati del mezzogiorno per la presenza di musei, imprese creative e culturali. Quindi a parte le fragilità, il territorio cosentino negli ultimi anni ha accelerato la vena culturale e creativa. Altra fragilità riguarda l’esodo dei giovani; circa il 45% dei residenti hanno dichiarato che è indispensabile bloccare l’emorragia dei giovani verso altre provincie della Calabria o regioni d’Italia, viceversa il territorio non potrà sfruttare queste risorse dove sui giovani vengono riposte aspettative di crescita dell’intero territorio. Infine, c’è la questione ambientale. I cosentini sostengono che la loro ricchezza risiede nella bio-diversità e nella qualità ambientale difficilmente riscontrabile in altri paesi. Questi fattori mettono in “moto” un modello nuovo di sviluppo con la presenza dei corpi intermedi; quindi, “la strada è “fare insieme” attraverso un network d’impresa, piattaforme produttive o comunità intermedie. Non esistono alternative” afferma De Rita “e questo input proviene anche dal PNRR che sarà un’opportunità per un nuovo modello di crescita”. Da questa consapevolezza emerge la necessità di puntare su programmi di comunicazione, attrazione degli investimenti, capacità di trattenere i giovani nel territorio, incidere sulle risorse ambientali, vero patrimonio da conservare. I corpi intermedi sono una risorsa per raggiungere gli obiettivi ma serve anche un’incisiva narrazione ed un attento marketing territoriale. “Il Rapporto Censis” conclude De Rita “rappresenta un primo passo per raccontare come la provincia di Cosenza sa affrontare le fragilità e come mettere a valore le proprie specificità positive”.
Evento organizzato dalla Camera di Commercio di Cosenza e Centro Studi Investimenti Sociali con interventi di Erminia Giorno (segretario generale della Camera di Commercio di Cosenza), Klaus Algieri (presidente della Camera di Commercio di Cosenza), Franco Bassanini (presidente della Fondazione Astrid), Tiziano Treu (presidente del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), Giorgio Vittadini (presidente della Fondazione per la Sussidiarietà), Giuseppe Tripoli (segretario generale di Unioncamere), Giorgio De Rita (segretario generale del Centro Studi Investimenti Sociali).
Cristina Montagni
Alleanza Italia – Stati Uniti sulla sostenibilità urbana nel quadro degli eventi organizzati dalla Nobel Foundation
L’Italia – come già anticipato in un mio precedente articolo – presiede il Summit del G20 a Roma il 30 ottobre e sarà impegnata su tre focus primari: “People, Planet, Prosperity”. È sul tema “Pianeta” che si intreccia il nostro futuro, un filo che lega le persone con la prosperità.
Per concentrarsi sulle persone e garantire prosperità, abbiamo bisogno di prenderci cura del pianeta, sviluppare attività per un mondo sicuro, sostenibile ed inclusivo. Raggiungere i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile è fondamentale e la cooperazione globale sulla sostenibilità urbana è un tema più che mai rilevante. Infine, ricordo che l’Italia oltre alla presidenza del G20 sarà anche co-presidente nella COP26, momento unico per collaborare con i principali partner, promuovere l’agenda sui cambiamenti climatici e protezione ambientale.
Nel quadro di queste ambizione aspettative, l’Ambasciata d’Italia a Washington, insieme alla Nobel Foundation e alla National Academy of Sciences, il 28 aprile ha ospitato il webinar “Smart Cities and New Green Solutions“, dedicato allo sviluppo di città intelligenti, rivolte all’individuo, con l’obiettivo di migliorare nel tempo la salute dei sistemi umani ed ecologici del pianeta. L’evento coincide inoltre con il 160° anniversario delle relazioni diplomatiche fra Italia e Stati Uniti, la co-presidenza italiana della COP26, nonché la Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo. L’incontro online è stato dibattuto da esperti di alto spessore intellettuale e scientifico che hanno illustrato ognuno le proprie ricerche, condividere raccomandazioni e raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030.
Il seminario è stato aperto dalla dott.ssa Marcia McNutt, presidente dell’Accademia Nazionale delle Scienze degli Stati Uniti, dalla dott.ssa Maria Cristina Messa, ministra dell’università e della ricerca, dall’Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti, Armando Varricchio e ospite d’onore il Dr. Stanley Whittingham, direttore del NorthEast Center for Chemical Energy Storage della Binghamton University, vincitore del Premio Nobel 2019 per la Chimica.

La ministra Messa ha sottolineato che la presenza di migliaia di ricercatori italiani nei centri di ricerca degli Stati Uniti è un principio importante per rafforzare il processo di internazionalizzazione del nostro Paese. Aggiunge che occorre lavorare in maniera serrata per favorire collaborazioni – che da una parte valorizzino e supportino coloro che rappresentano l’Italia all’estero e dall’altra consentano a coloro che sono impegnati in progetti di ricerca in Italia avere condizioni migliori – per essere competitivi in settori innovativi come la transizione digitale ed ecologica. “Partecipare al Nobel Prize Summit con un evento italiano sulle Smart Cities verdi” ha detto “è un segno della volontà e capacità del nostro Paese di condividere idee e portare soluzioni utili per affrontare insieme la sfida della sostenibilità a livello globale”.

Il nostro Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti, Armando Varricchio, ha spiegato che la cooperazione scientifica e tecnologica è sempre stata un punto di forza nell’alleanza strategica tra Italia – Stati Uniti ed occorre continuare questa sinergia in tutti i campi, comprese le tecnologie emergenti per il clima, grazie agli oltre 15 mila ricercatori italiani presenti negli USA. Nelle parole del Primo Ministro Mario Draghi al recente Climate Summit – ha proseguito Varricchio – “gli impegni sul clima che prendiamo nel 2021 possono diventare determinanti per affrontare il cambiamento climatico nel prossimo decennio e oltre. Vogliamo agire ora, per non pentircene dopo”.

La tavola rotonda è stata moderata da Alexander Kaufman, senior reporter sul clima all’HuffPost. Tra gli esperti sono intervenuti: Dr. Chris Greer, Senior Executive for Cyber-Physical Systems, National Institute of Standards and Technology, Department of Commerce, Dr. Debra Lam, Managing Director for Smart Cities and Inclusive Innovation, Institute for People and Technology, Georgia Tech’s Institute, Dr. Carlo Ratti, Director of Senseable City Lab, MIT. Dr. Paola Malanotte-Rizzoli, Professor of Physical Oceanography, MIT.
Cristina Montagni
Stime Istat: “Record di povertà assoluta in Italia oltre 1 milione in più nel 2020”
La povertà assoluta in Italia cresce e tocca il valore più elevato dal 2005. L’istantanea, presentata a marzo dall’Ufficio Centrale di Statistica – ISTAT, ha restituito il volto di un Paese impoverito, avvolto nel disagio sociale ed economico dove la pandemia da Covid19 ha prodotto nell’anno passato conseguenze devastanti nel tessuto sociale italiano incidendo sulla spesa e sui consumi delle famiglie.
Dalle prime stime 2020, l’Istat ha colto lo smarrimento delle persone che hanno visto azzerare le proprie risorse economiche e deteriorare parte del sistema produttivo. Da qui l’ente ha fotografato una crescita esponenziale dell’incidenza della povertà assoluta per famiglie e singoli individui rispetto alla ripartizione Nord, Centro e Sud Italia.

Una povertà trasversale che nell’anno della pandemia ha visto vanificare i miglioramenti registrati nel 2019. In termini familiari gli indicatori e l’incidenza della povertà dal 2019 ad oggi sono aumentati dell’1,3%, passando dal 6,4% al 7,7%, coinvolgendo oltre 2 milioni di famiglie. Il divario aumenta se si considera il peso in termini individuali che dal 7,7% è passato al 9,4%, con un incremento di oltre 1 milione di persone attestandosi a quota 5,6 milioni di individui.
Distribuzione della povertà in Italia

Nel 2020 la povertà assoluta aumenta nel Nord Italia di oltre 218 mila famiglie in più rispetto all’anno precedente con un’incidenza dal 5,8% al 7,6% a livello familiare per passare dal 6,8% al 9,4% in termini individuali. Il Mezzogiorno va oltre questa incidenza portandosi dal 9,3% per le famiglie all’11,1% per gli individui e nel Centro Italia, sono in povertà quasi 53 mila famiglie e 128 mila individui in più rispetto al 2019.

In breve, nell’anno della pandemia e dopo quattro anni di valori positivi dei principali indicatori che avevano registrato un decremento di famiglie e individui in povertà assoluta, nel 2020 l’Italia inverte la rotta per collocarsi a valori negativi, più elevati rispetto al 2005. La conferma dello stato di necessità arriva anche dai centri di ascolto della Caritas che segnalano quanto la percentuale dei “nuovi poveri” passa dal 31% al 45%. Infatti, oggi circa una persona su due che si rivolge alla Caritas, lo fa per la prima volta. Aumenta anche la quota delle famiglie con minori, donne, giovani e persone in età da lavoro che risultano in maggioranza (52% rispetto al 47,9 % dello scorso anno).
Cristina Montagni
Draghi incassa la fiducia ora al via il piano per un’Italia migliore
Il Presidente del Consiglio Mario Draghi ottenuta la fiducia in Parlamento, dovrà mettere in atto il programma di rilancio dell’Italia presentato il 17 febbraio alle Camere. In un discorso di 50 minuti, scandisce gli interventi che porteranno alla rinascita del Paese.

Speranza, futuro, ripresa e resilienza, le priorità del suo mandato per ricostruire un Italia lacerata dalla pandemia e dalla recessione economica come mai dal dopoguerra. Il Governo poggerà su solide radici seguendo gli assi dell’innovazione, digitalizzazione, competitività, cultura, transizione ecologica, infrastrutture per la mobilità sostenibile, formazione e ricerca, equità sociale e di genere, salute e filiera produttiva. Centrale sarà la politica estera, europeismo, atlantismo e multilateralismo fondata sul ruolo insostituibile delle Nazioni Unite senza dimenticare i diritti umani.
Responsabilità nazionale, europeismo, vita dei cittadini
Il suo pensiero va alla responsabilità nazionale e al dovere di combattere la pandemia per salvaguardare la vita dei cittadini. “Una trincea” dice “dove combattiamo tutti insieme: il virus è nemico di tutti, ed è nel commosso ricordo di chi non c’è più che cresce il nostro impegno” ha dichiarato. Poi aggiunge “whatever it takes” per promuovere il capitale umano, formazione, scuola, università e cultura. Dare risposte ai giovani costretti ad emigrare per lavoro e realizzare un’effettiva parità di genere. “Il Governo” ha ribadito Draghi “nasce nel solco dell’appartenenza del nostro Paese, come socio fondatore, all’Unione europea e come protagonista dell’Alleanza atlantica, nel solco delle grandi democrazie occidentali a difesa d’irrinunciabili principi e valori”. “Sostenere il Governo” ha specificato “significa condividere l’irreversibilità della scelta dell’euro e la prospettiva di un’Unione europea più integrata che approderà a un bilancio pubblico comune, in grado di sostenere i Paesi nei periodi di recessione.
Infine, conclude “senza l’Italia non c’è l’Europa, ma fuori dall’Europa c’è meno Italia. Non c’è sovranità nella solitudine”.
Povertà, disuguaglianza e disoccupazione selettiva
Draghi ha ricordato che da quando è esplosa l’epidemia l’aspettativa di vita è diminuita: fino a quattro o cinque anni nelle zone di maggior contagio e di un anno e mezzo o due per tutta la popolazione italiana. “Il virus” ha detto “ha comportato gravissime conseguenze nel tessuto economico e sociale del nostro Paese con rilevanti impatti sull’occupazione, specialmente nei giovani e nelle donne: un fenomeno destinato ad aggravarsi quando finirà il divieto di licenziamento”. In aggiunta si è acuita la povertà e i dati Caritas mostrano che l’incidenza di nuovi poveri sono passati dal 31 al 45 per cento. Una persona su due oggi si rivolge alla Caritas e lo fa per la prima volta. Ma tra i nuovi poveri aumenta il peso delle famiglie con minori, donne, giovani, che rappresentano la maggioranza rispetto allo scorso anno. La cassa integrazione da aprile a dicembre 2020 supera i quattro milioni e gli occupati nel 2020 sono diminuiti di 444 mila unità. Un calo concentrato sui contratti a termine, sui lavoratori autonomi e soprattutto su giovani e donne. Questa ha sottolineato “è una disoccupazione selettiva” che potrebbe travolgere anche lavoratori con contratti a tempo indeterminato.
Scuola da riformare
Il Covid ha provocato ferite sul piano sanitario, economico, culturale ed educativo. Ragazze e ragazzi hanno avuto un servizio scolastico frammentato che ha creato disagi e provocato diseguaglianze soprattutto nel digital divide. “Per la scuola, occorre tornare a un orario scolastico normale e recuperare le ore di didattica in presenza soprattutto nelle Regioni del Mezzogiorno. È necessario investire in una transizione culturale e ridisegnare un percorso educativo che combini la necessaria adesione agli standard qualitativi richiesti, attingendo al panorama europeo, con l’inserimento di nuove materie, coniugando le competenze scientifiche con quelle delle aree umanistiche del multilinguismo. Investire nella formazione del personale docente per allineare l’offerta educativa alla domanda delle nuove generazioni con particolare attenzione agli istituti tecnici nell’area digitale e ambientale”. La globalizzazione, la trasformazione digitale e la transizione ecologica stanno cambiando il mercato del lavoro e richiedono adeguamenti anche nella formazione universitaria. Occorre investire di più nella ricerca, riconosciuta a livello internazionale per l’impatto che produce nuova conoscenza e su nuovi modelli in tutti i campi scientifici.
Piano vaccinale e riforma della sanità
La prima sfida di Draghi sarà ottenere dosi sufficienti di vaccino per distribuirlo rapidamente alla popolazione. “Abbiamo bisogno di mobilitare tutte le energie, ricorrendo alla Protezione civile, alle Forze armate e ai volontari. Quanto alla distribuzione deve essere disponibile in tutte le strutture pubbliche e private, imparando da Paesi che si sono mossi più rapidamente di noi, disponendo di quantità di vaccini adeguate. Sulla scorta dei mesi scorsi sarà necessario attuare una riforma della sanità italiana, ridisegnando quella territoriale, realizzando una rete di servizi di base: case della comunità, ospedali di comunità, consultori, centri di salute mentale, centri di prossimità contro la povertà sanitaria. Draghi parla anche di livelli essenziali di assistenza e aggiunge che la casa è il principale luogo di cura grazie alla telemedicina e l’assistenza domiciliare integrata.
Ambiente e clima
L’ambiente va protetto conciliando il progresso con il benessere sociale per giungere ad un approccio nuovo: digitalizzazione, agricoltura, salute, energia, aerospazio, cloud computing, scuole ed educazione, protezione dei territori, biodiversità, riscaldamento globale ed effetto serra. In Italia alcuni modelli di crescita dovranno cambiare. Il turismo che prima del Covid rappresentava il 14 per cento del totale delle attività economiche, va aiutato ad uscire dal disastro creato dalla pandemia. La risposta della politica economica al cambiamento climatico dovrà essere una combinazione di politiche strutturali che facilitino l’innovazione, politiche finanziarie agili che facilitino l’accesso delle imprese a crescere, politiche monetarie e fiscali espansive che agevolino gli investimenti e creino domanda per nuove attività sostenibili.
Lavoro
Il Governo, afferma Draghi, dovrà proteggere tutti i lavoratori, ma sarebbe un errore aiutare tutte le attività economiche, alcune dovranno necessariamente trasformarsi. 7 milioni di lavoratori hanno fruito di strumenti di integrazione salariale e a pagare il prezzo più alto sono stati proprio i giovani, le donne e i lavoratori autonomi. “È a loro che bisogna pensare” commenta “quando si affronta una strategia di sostegno alle imprese e al lavoro, sul credito e sul capitale. Centrali saranno le politiche attive sul lavoro, ma affinché siano operative è necessario rafforzare gli strumenti esistenti; assegno di riallocazione, politiche di formazione dei lavoratori occupati e disoccupati”.
Parità di genere

Per rilanciare il Paese non si può prescindere dal coinvolgimento delle donne. Il divario di genere nell’occupazione rimane in Italia tra i più alti in Europa: circa 18 punti su una media europea di 10. L’Italia presenta oggi uno dei peggiori gap salariali tra generi in Europa, oltre una scarsità di donne in posizioni manageriali di rilievo. “Una vera parità di genere” dice Draghi “non significa un farisaico rispetto di quote rosa richieste dalla legge, richiede che siano garantite parità di condizioni competitive tra generi”. Il Governo intende lavorare in questo senso, puntando ad un riequilibrio del gap salariale e a un sistema di welfare che permetta alle donne di dedicare alla loro carriera le stesse energie dei colleghi uomini, superando la scelta tra famiglia o lavoro. “Garantire parità di condizioni” specifica Draghi “significa assicurare eguale accesso alla formazione e competenze digitali, tecnologiche e ambientali che permettano di fare più carriera. Infine, dice che l’aumento dell’occupazione femminile è un obiettivo imprescindibile nel Mezzogiorno.
Programma nazionale di ripresa e resilienza
“Per riuscire a spendere i fondi del Programma nazionale di ripresa e resilienza nel Mezzogiorno occorre irrobustire le amministrazioni meridionali, anche guardando all’esperienza passata che spesso ha deluso le speranze”. Quanto alle infrastrutture occorre investire sulla preparazione tecnica, legale ed economica dei funzionari pubblici per permettere alle amministrazioni di poter pianificare, progettare e accelerare gli investimenti in tempi e costi certi in linea con quanto indicato nel Programma spingendo all’utilizzo dell’intelligenza artificiale e tecnologie digitali.
Next generation EU
La strategia per i progetti del Next generation EU deve essere sinergica, in grado di incidere su più settori in maniera coordinata. Avremo a disposizione circa 210 miliardi in sei anni e queste risorse dovranno essere spese per migliorare la crescita della nostra economia.
Altri obiettivi di Draghi
Nelle prossime settimane il Governo rafforzerà le strategie del programma, in particolare riguardo agli obiettivi sulla produzione di energia da fonti rinnovabili, l’inquinamento dell’aria e delle acque, la rete ferroviaria veloce, le reti di distribuzione dell’energia per i veicoli a propulsione elettrica, la produzione e distribuzione di idrogeno, la digitalizzazione, la banda larga e le reti di comunicazione 5G. Compito dello Stato sarà utilizzare le leve della spesa per ricerca e sviluppo, istruzione, formazione, regolamentazione, incentivazione e tassazione. Sulla base di questa visione, il Programma indicherà gli obiettivi per il prossimo decennio con una tappa intermedia per l’anno finale del Next generation Eu, il 2026. Quindi nei progetti sarà necessario dire dove vogliamo arrivare nel 2026 e a cosa puntiamo tra 2030 e il 2050, anno in cui l’Unione europea intende arrivare a zero emissioni di CO2 e gas clima-alteranti. Infine, sarà cruciale il ruolo del terzo settore e del contributo dei privati al Programma nazionale. Quanto alla riforma del fisco, Draghi dice che sarebbe opportuno seguire l’esempio della Danimarca. Una revisione dell’Irpef, per ridurre il carico fiscale, preservare la progressività e contrastare l’evasione fiscale. Poi parla di riforma della pubblica amministrazione che nonostante abbia dimostrato capacità di adattamento e resilienza, ha fatto emergere fragilità che devono essere affrontate. Sul fronte della giustizia, la Commissione esorta ad aumentare l’efficienza del sistema giudiziario civile garantendo un funzionamento più efficiente dei tribunali, favorendo lo smaltimento dell’arretrato e una migliore gestione dei carichi di lavoro.

Politica estera
Negli ultimi anni c’è stata una spinta alla costruzione in Europa di reti di rapporti bilaterali e plurilaterali privilegiati. La pandemia ha accelerato lo scambio con i partner con i quali la nostra economia è più integrata. L’Italia dovrà rafforzare il rapporto strategico con Francia e Germania, ma occorrerà pure consolidare la collaborazione con Stati con i quali siamo accomunati da una sensibilità mediterranea e dalla condivisione di problematiche come quella ambientale e migratoria (Spagna, Grecia, Malta e Cipro). Cruciale sarà la costruzione di una politica europea dei rimpatri dei non aventi diritto alla protezione internazionale, accanto al pieno rispetto dei diritti dei rifugiati. Infine, con la nuova presidenza Biden si prospetta un cambiamento di metodo più cooperativo nei confronti dell’Europa e degli alleati tradizionali.
Presidenza dell’Italia al G20
Da dicembre scorso e per tutto il 2021 l’Italia presidierà per la prima volta il G20. Il programma ruoterà intorno a tre pilastri: People, Planet, Prosperity. In questo lasso di tempo l’Italia avrà la responsabilità di guidare il gruppo verso l’uscita dalla pandemia e rilanciare una crescita verde e sostenibile a beneficio di tutti. “Si tratterà per noi, di ricostruire e ricostruire meglio” ha commentato Draghi. “Insieme al Regno Unito, continua “punteremo sulla sostenibilità e la transizione verde nella prospettiva della prossima Conferenza sul cambiamento climatico, coinvolgendo attivamente le giovani generazioni attraverso l’evento Youth4Climate”.
Cristina Montagni









