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50esima Settimana Sociale dei cattolici: Lectio magistralis del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella su democrazia e partecipazione
A Trieste dal 3 al 7 luglio si è svolta la 50a Settimana Sociale alla presenza di 900 delegati provenienti da tutte le Chiese d’Italia per dare risposte che vedono i diritti politici e sociali dei popoli concorrere insieme per contribuire al bene comune. Dal tema “Al cuore della democrazia. Partecipazione tra storia e futuro” sono scaturiti quattro giorni di tavole rotonde e iniziative pubbliche per riattivare azioni incisive di partecipazione alla democrazia.

(Foto di Paolo Giandotti)
All’apertura dei lavori – il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella – ha ricordato la necessità di “battersi affinché non vi possano essere ‘analfabeti di democrazia’ è una causa primaria, nobile, che ci riguarda tutti. Non soltanto chi riveste responsabilità o eserciti potere”. Ha sottolineato che “la democrazia è un valore. Gli uomini liberi ne hanno fatto una bandiera. È, insieme, una conquista e una speranza” e “al cuore della democrazia ci sono le persone, le relazioni e le comunità a cui esse danno vita, le espressioni civili, sociali, economiche frutto della loro libertà, delle loro aspirazioni, della loro umanità: questo è il cardine della nostra Costituzione”.
Pubblico il discorso integrale del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella
Democrazia.
Parola di uso comune, anche nella sua declinazione come aggettivo.
È ampiamente diffusa. Suggerisce un valore.
Le dittature del Novecento l’hanno identificata come un nemico da battere.
Gli uomini liberi ne hanno fatto una bandiera.
Insieme una conquista e una speranza che, a volte, si cerca, in modo spregiudicato, di mortificare ponendone il nome a sostegno di tesi di parte.
Non vi è dibattito in cui non venga invocata a conforto della posizione propria.
Un tessuto che gli avversari della democrazia pretenderebbero logoro.
L’interpretazione che si dà di questo ordito essenziale della nostra vita appare talora strumentale, non assunto in misura sufficiente come base di rispetto reciproco.
Si è persino giunti ad affermare che siano opponibili tra loro valori come libertà e democrazia, con quest’ultima artatamente utilizzabile come limitazione della prima.
Non è fuor di luogo, allora, chiedersi se vi sia, e quale, un’anima della democrazia.
O questa si traduce soltanto in un metodo?
Cosa la ispira?
Cosa ne fa l’ossatura che sorregge il corpo delle nostre Istituzioni e la vita civile della nostra comunità?
È un interrogativo che ha accompagnato e accompagna il progresso dell’Italia, dell’Europa.
Alexis de Tocqueville affermava che una democrazia senz’anima è destinata a implodere, non per gli aspetti formali, naturalmente, bensì per i contenuti valoriali venuti meno.
Intervenendo a Torino, alla prima edizione della Biennale della democrazia, nel 2009, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, rivolgeva lo sguardo alla costruzione della nostra democrazia repubblicana, con la acquisizione dei principi che hanno inserito il nostro Paese, da allora, nel solco del pensiero liberal-democratico occidentale.
Dopo la “costrizione” ossessiva del regime fascista soffiava “l’alito della libertà”, con la Costituzione a intelaiatura e garanzia dei diritti dei cittadini.
L’alito della libertà, anzitutto, come rifiuto di ogni obbligo di conformismo sociale o politico, come diritto all’opposizione.
La democrazia, in altri termini, non si esaurisce nelle sue norme di funzionamento, ferma restando, naturalmente, l’imprescindibilità della definizione e del rispetto delle “regole del gioco”.
Perché – come ricordava Norberto Bobbio – le condizioni minime della democrazia sono esigenti: generalità ed eguaglianza del diritto di voto, la sua libertà, proposte alternative, ruolo insopprimibile delle assemblee elettive e, infine, non da ultimo, limiti alle decisioni della maggioranza, nel senso che non possano violare i diritti delle minoranze e impedire che queste possano, a loro volta, divenire maggioranza.
È la pratica della democrazia che la rende viva, concreta, trasparente, capace di coinvolgere.
Quali le ragioni del riferimento all’alito della libertà parlando di democrazia?
Non è democrazia senza la tutela dei diritti fondamentali di libertà, che rappresentano quel che dà senso allo Stato di diritto e alla democrazia stessa.
Il tema impegnativo che avete posto al centro della riflessione di questa Settimana sociale interpella quindi, con forza, tutti.
La democrazia, infatti, si invera ogni giorno nella vita delle persone e nel mutuo rispetto delle relazioni sociali, in condizioni storiche mutevoli, senza che questo possa indurre ad atteggiamenti remissivi circa la sua qualità.
Si può pensare di contentarsi che una democrazia sia imperfetta?
Di contentarsi di una democrazia a “bassa intensità”?
Si può pensare di arrendersi, “pragmaticamente”, al crescere di un assenteismo dei cittadini dai temi della “cosa pubblica”?
Può esistere una democrazia senza il consistente esercizio del ruolo degli elettori? Per porre mente alla defezione, diserzione, rinuncia intervenuta da parte di molti cittadini in recenti tornate elettorali.
Occorre attenzione per evitare di commettere l’errore di confondere il parteggiare con il partecipare.
Occorre, piuttosto, adoperarsi concretamente affinché ogni cittadino si trovi nelle condizioni di potere, appieno, prender parte alla vita della Repubblica.
I diritti si inverano attraverso l’esercizio democratico.
Se questo si attenua, si riduce la garanzia della loro effettiva vigenza.
Democrazie imperfette vulnerano le libertà: ove si manifesta una partecipazione elettorale modesta. Oppure ove il principio “un uomo-un voto” venga distorto attraverso marchingegni che alterino la rappresentatività e la volontà degli elettori.
Ancor più le libertà risulterebbero vulnerate ipotizzando democrazie affievolite, depotenziate da tratti illiberali.
Ci soccorre anche qui Bobbio, quando ammonisce che non si può ricorrere a semplificazioni di sistema o a restrizioni di diritti “in nome del dovere di governare”.
Una democrazia “della maggioranza” sarebbe, per definizione, una insanabile contraddizione, per la confusione tra strumenti di governo e tutela della effettiva condizione di diritti e di libertà.
Al cuore della democrazia – come qui leggiamo – vi sono le persone, le relazioni e le comunità a cui esse danno vita, le espressioni civili, sociali, economiche che sono frutto della loro libertà, delle loro aspirazioni, della loro umanità: questo è il cardine della nostra Costituzione.
Questa chiave di volta della democrazia opera e sostiene la crescita di un Paese, compreso il funzionamento delle sue Istituzioni, se al di là delle idee e degli interessi molteplici c’è la percezione di un modo di stare insieme e di un bene comune.
Se non si cede alla ossessiva proclamazione di quel che contrappone, della rivalsa, della delegittimazione.
Se l’universalità dei diritti non viene menomata da condizioni di squilibrio, se la solidarietà resta il tessuto connettivo di una economia sostenibile, se la partecipazione è viva, diffusa, consapevole del proprio valore e della propria necessità, della propria essenziale necessità.
Nel cambiamento d’epoca che ci è dato vivere avvertiamo tutta la difficoltà, e a volte persino un certo affanno, nel funzionamento delle democrazie.
Oggi constatiamo criticità inedite, che si aggiungono a problemi più antichi.
La democrazia non è mai conquistata per sempre.
Anzi, il succedersi delle diverse condizioni storiche e delle loro mutevoli caratteristiche, ne richiede un attento, costante inveramento.
Nella complessità delle società contemporanee, a elementi critici conosciuti, che mettono a rischio la vita degli Stati e delle comunità, si aggiungono nuovi rischi epocali: quelli ambientali e climatici, sanitari, finanziari, oltre alle sfide indotte dalla digitalizzazione e dall’intelligenza artificiale.
Le nostre appaiono sempre più società del rischio, a fronteggiare il quale si disegnano, talora, soluzioni meramente tecnocratiche.
È tutt’altro che improprio, allora, interrogarsi sul futuro della democrazia e sui compiti che le sono affidati, proprio perché essa non è semplicemente un metodo, bensì costituisce lo “spazio pubblico” in cui si esprimono le voci protagoniste dei cittadini.
Nel corso del tempo, è stata più volte posta, malauguratamente, la domanda “a cosa serve la democrazia?”. La risposta è semplice: a riconoscere – perché preesistono, come indica l’articolo 2 della nostra Costituzione – e a rendere effettive le libertà delle persone e delle comunità.
Karl Popper ha indicato come le forme di vita democratica realizzino, essenzialmente, quella “società aperta” che può massimizzare le opportunità di costituzione di identità sociali destinate a trasferirsi, poi, sul terreno politico e istituzionale.
La stessa esperienza italiana degli ultimi trent’anni ne è un esempio.
Nei settantotto anni dalla scelta referendaria del 1946, libertà di impronta liberale e libertà democratica hanno contribuito al “cantiere aperto” della nostra democrazia repubblicana, con la diversità delle alternative, le realtà di vita e le differenti mobilitazioni che ne sono derivate.
La libertà di tradizione liberale ci richiama a un’area intangibile di diritti fondamentali delle persone, e alla indisponibilità di questi rispetto al contingente succedersi delle maggioranze e, ancor più, a effimeri esercizi di aggregazione di interessi.
La libertà espressa nelle vicende novecentesche, con l’irruzione della questione sociale, ha messo poi a fuoco la dinamica delle aspettative e dei bisogni delle identità collettive nella società in permanente trasformazione.
È questione nota al movimento cattolico, se è vero che quel giovane e brillante componente dell’Assemblea Costituente, che fu Giuseppe Dossetti, pose il problema del “vero accesso del popolo e di tutto il popolo al potere e a tutto il potere, non solo quello politico, ma anche a quello economico e sociale”, con la definizione di “democrazia sostanziale”.
A segnare in tal modo il passaggio ai contenuti che sarebbero stati poi consacrati negli articoli della prima parte della nostra Costituzione. Fra essi i diritti economico-sociali.
Una riflessione impegnativa con l’ambizione di mirare al “bene comune” che non è il “bene pubblico” nell’interesse della maggioranza, ma il bene di tutti e di ciascuno, al tempo stesso; di tutti e di ciascuno, secondo quanto già la Settimana Sociale del ’45 volle indicare.
Il percorso dei cattolici – con il loro contributo alla causa della democrazia – non è stato occasionale né data di recente, eppure va riconosciuto che l’adesione dottrinaria alla democrazia fu condizionata dalla “questione romana”, con il percorso accidentato della sua soluzione.
Ma già l’ottava Settimana Sociale, a Milano, nel 1913, non aveva remore nell’affermare la fedeltà dei cattolici allo Stato e alla Patria – quest’ultima posta più in alto dello Stato – sollecitando, contemporaneamente, il diritto di respingere – come venne enunciato – ogni tentativo di “trasformare la Patria, lo Stato, la sua sovranità, in altrettante istituzioni ostili… mentre sentiamo di non essere a nessuno secondi nell’adempimento di quei doveri che all’una e all’altro ci legano”. Una espressione di matura responsabilità.
Il tema che veniva posto era fondamentalmente un tema di libertà – anche religiosa – e questo riguardava tutta la società, non esclusivamente i rapporti tra Regno d’Italia e Santa Sede.
Ho poc’anzi ricordato la 19^ edizione della Settimana, a Firenze, nell’ottobre 1945. In quell’occasione, nelle espressioni di un giurista eminente – poi costituente – Egidio Tosato, troviamo proposto il tema dell’equilibrio tra i valori di libertà e di democrazia, con la individuazione di garanzie costituzionali a salvaguardia dei cittadini.
La democrazia come forma di governo non basta a garantire in misura completa la tutela dei diritti e delle libertà: essa può essere distorta e violentata nella pretesa di beni superiori o di utilità comuni. Il Novecento ce lo ricorda e ammonisce.
Anche da questo si è fatta strada l’idea di una suprema Corte costituzionale.
Tosato contestò l’assunto di Rousseau, in base al quale la volontà generale non poteva trovare limiti di alcun genere nelle leggi, perché la volontà popolare poteva cambiare qualunque norma o regola.
Lo fece Tosato con parole molto nette: “Noi sappiamo tutti ormai che la presunta volontà generale non è in realtà che la volontà di una maggioranza e che la volontà di una maggioranza, che si considera come rappresentativa della volontà di tutto il popolo può essere, come spesso si è dimostrata, più ingiusta e oppressiva che non la volontà di un principe”. Esprimeva un fermo no, quindi, all’assolutismo di Stato, a un’autorità senza limite, potenzialmente prevaricatrice.
La coscienza dei limiti è un fattore imprescindibile per qualunque Istituzione, a partire dalla Presidenza della Repubblica, per una leale e irrinunziabile vitalità democratica.
Guido Gonella, personalità di primo piano del movimento cattolico italiano, e poi statista insigne nella stagione repubblicana, relatore anch’egli alla Settimana di Firenze del ’45, non ebbe esitazioni nel rinvenire nelle Costituzioni una “forma di vita – come disse – più alta e universale”, con la presenza di elementi costanti, “categorie etiche” le definì, e di elementi variabili, secondo le “esigenze storiche”, ponendo in guardia dai rischi posti da una eccessiva rigidezza conservatrice e da una troppo facile flessibilità demagogica che avrebbe potuto caratterizzarle, con il risultato di poter passare con indifferenza dall’assolutismo alla demagogia, per ricadere indietro verso la dittatura.
Su questo si basa la distinzione tra prima e seconda parte della nostra Costituzione.
Il messaggio fu limpido: sbagliato e rischioso cedere a sensibilità contingenti, sulla spinta delle tentazioni quotidiane della contesa politica. Come avviene con la frequente tentazione di inserire richiami a temi particolari nella prima parte della Costituzione, che del resto – per effetto della saggezza dei suoi estensori – regola tutti questi aspetti, comunque, in base ai suoi principi e valori di fondo.
La Costituzione seppe dare un senso e uno spessore nuovo all’unità del Paese e, per i cattolici, l’adesione ad essa ha coinciso con un impegno a rafforzare, e mai indebolire, l’unità e la coesione degli italiani.
Spirito prezioso, come ha ricordato di recente il Cardinale Zuppi, perché la condivisione intorno ai valori supremi di libertà e democrazia è il collante irrinunciabile della nostra comunità nazionale.
Pio XII, nel messaggio natalizio del 1944, era stato ricco di indicazioni importanti e feconde.
Permettetemi di soffermarmi su quel testo per richiamarne l’indicazione che, al legame tra libertà e democrazia, unisce il tema della democrazia connesso a quello della pace.
Perché la guerra soffoca, può soffocare, la democrazia.
L’ordine democratico, ricordava il Papa, include la unità del genere umano e della famiglia dei popoli. “Da questo principio – diceva – deriva l’avvenire della pace”. Con l’invocazione “guerra alla guerra” e l’appello a “bandire una volta per sempre la guerra di aggressione come soluzione legittima delle controversie internazionali e come strumento di aspirazioni nazionali”.
Un grido di pace oggi rinnovato da Papa Francesco.
Non si trattava di un dovuto “irenismo”, di uno scontato ossequio pacifista della Chiesa di fronte alla tragedia della Seconda Guerra Mondiale.
Era, piuttosto, una ferma reazione morale che interpreta la coscienza civile, presente certamente nei credenti – e, comunque, nella coscienza dei popoli europei – destinata a incrociarsi con le sensibilità di altre posizioni ideali.
Prova ne è stata la generazione delle Costituzioni del Secondo dopoguerra, in Italia come in Germania, in Austria, in Francia.
Per l’Italia gli articoli 10 e 11 della nostra Carta, volti a definire la comunità internazionale per assicurare e pervenire alla pace.
Sarebbe stato il professor Pergolesi, sempre a Firenze 1945, ad affermare il diritto del cittadino alla pace, interna ed esterna, con la proposta di inserimento di questo principio nelle Costituzioni, dando così vita a una concezione nuova dei rapporti tra gli Stati.
Se in passato la democrazia si è inverata negli Stati – spesso contrapposti e comunque con rigide, insormontabili frontiere – oggi, proprio nel continente che degli Stati è stato la culla, si avverte l’esigenza di costruire una solida sovranità europea che integri e conferisca sostanza concreta e non illusoria a quella degli Stati membri. Che consenta e rafforzi la sovranità del popolo disegnata dalle nostre Costituzioni ed espressa, a livello delle Istituzioni comunitarie, nel Parlamento Europeo.
Il percorso democratico, avviato in Europa dopo la sconfitta del nazismo e del fascismo, ha permesso di rafforzare le Istituzioni dei Paesi membri e di ampliare la protezione dei diritti dei cittadini, dando vita a quella architrave di pace che è stata prima la Comunità europea e adesso è l’Unione.
Una più efficace unità europea – più forte ed efficiente di quanto fin qui siamo stati capaci di realizzare – è oggi condizione di salvaguardia e di progresso dei nostri ordinamenti di libertà e di uguaglianza, di solidarietà e di pace.
Tornando alla riflessione sui cardini della democrazia, va sottolineato che la democrazia comporta il principio di eguaglianza – poc’anzi richiamato dal Cardinale Zuppi – perché riconosce che le persone hanno eguale dignità.
La democrazia è strumento di affermazione degli ideali di libertà.
La democrazia è antidoto alla guerra.
Quando ci chiediamo se la democrazia possiede un’anima, quando ci chiediamo a cosa serva, troviamo agevolmente risposte chiare.
Lo sforzo che, anche in questa occasione, vi apprestate a produrre per la comunità nazionale richiama le parole con cui il Cardinale Poletti, nel 1988, alla XXX assemblea generale della Conferenza Episcopale, accompagnò, dopo vent’anni, la ripresa delle Settimane Sociali, dicendo: “diaconia della Chiesa italiana al Paese”.
Con il vostro contributo avete arricchito, in questi quasi centoventi anni dalla prima edizione, il bene comune della Patria e, di questo, la Repubblica vi è riconoscente.
La nostra democrazia ha messo radici, si è sviluppata, è divenuta un tratto irrinunciabile dell’identità nazionale – mentre diveniva anche identità europea – sostenuta da partiti e movimenti, che avevano raggiunto la democrazia nel corso del loro cammino e su di essa stavano rifondando la loro azione politica nella nuova fase storica.
Oggi dobbiamo rivolgere lo sguardo e l’attenzione a quanto avviene attorno a noi, nel mondo sempre più raccolto e interconnesso.
Accanto al riproporsi di tentazioni neo-colonialistiche e neo-imperialistiche, nuovi mutamenti geopolitici sono sospinti anche dai ritmi di crescita di Stati-continente in precedenza meno sviluppati, da tensioni territoriali, etniche, religiose che, non di rado, sfociano in guerre drammatiche, da andamenti demografici e giganteschi flussi migratori.
Attraversiamo fenomeni – questi e altri – che mutano profondamente le condizioni in cui si viveva in precedenza e che è impossibile illudersi che possano tornare.
Dalla dimensione nazionale dei problemi – e delle conseguenti sfere decisionali – siamo passati a quella europea e, per qualche aspetto, a quella globale.
È questa la condizione della quale siamo parte e nella quale dobbiamo far sì che a prevalere sia il futuro dei cittadini e non delle sovrastrutture formatesi nel tempo.
All’opposto della cooperazione fra eguali si presenta il ritorno alle sfere di influenza dei più forti o, meglio, armati – che si sta praticando e teorizzando, in sede internazionale, con la guerra, l’intimidazione, la prevaricazione – e, in altri ambiti, di chi dispone di forza economica che supera la dimensione e le funzioni degli Stati.
Risalta la visione storica e la sagacia di Alcide De Gasperi con la scelta di libertà del Patto Atlantico compiuta dalla Repubblica nel 1949 e con il suo coraggioso apostolato europeo.
Venti anni fa, a Bologna, la 44^ Settimana si poneva il tema dei nuovi scenari e dei nuovi poteri di fronte ai quali la democrazia si trovava.
È necessario misurarsi con la storia, porsi di fronte allo stato di salute delle Istituzioni nazionali e sovranazionali e dell’organizzazione politica della società.
Nuovi steccati sono sempre in agguato a minare le basi della convivenza sociale: le basi della democrazia non sono né esclusivamente istituzionali né esclusivamente sociali, interagiscono fra loro.
Cosa ci aiuta? Dare risposte che vedono diritti politici e sociali dei cittadini e dei popoli concorrere insieme alla definizione di un futuro comune.
Vogliamo riprendere per un attimo l’Enciclica “Populorum progressio” di Paolo VI: “essere affrancati dalla miseria, garantire in maniera più sicura la propria sussistenza, salute, una partecipazione più piena alle responsabilità, al di fuori di ogni oppressione, al riparo da situazioni che offendono la loro dignità di uomini, godere di una maggiore istruzione, in una parola fare conoscere e avere di più per essere di più: ecco l’aspirazione degli uomini di oggi – diceva -, mentre un gran numero di essi è condannato a vivere in condizioni che rendono illusorio questo legittimo desiderio”.
Vi è qualcuno che potrebbe rifiutarsi di sottoscrivere queste indicazioni?
Temo di sì, in realtà, anche se nessuno avrebbe il coraggio di farlo apertamente.
Anche per questo l’esercizio della democrazia, come si è visto, non si riduce a un semplice aspetto procedurale e non si consuma neppure soltanto con la irrinunziabile espressione del proprio voto nelle urne nelle occasioni elettorali. Presuppone lo sforzo di elaborare una visione del bene comune in cui sapientemente si intreccino – perché tra loro inscindibili – libertà individuali e aperture sociali, bene della libertà e bene dell’umanità condivisa. Né si tratta di una questione limitata ad ambiti statali.
Mons. Adriano Bernareggi, nelle sue conclusioni della Settimana Sociale del ’45, – l’abbiamo poc’anzi visto nelle immagini – argomentò, citando Jacques Maritain, che una nuova cristianità si affacciava in Europa.
L’unità da raggiungere nelle comunità civili moderne non aveva più un’unica “base spirituale”, bensì un bene comune terreno, che doveva fondarsi proprio sull’intangibile “dignità della persona umana”.
Questa la consapevolezza che è stata alla base di una stagione di pace così lunga – che speriamo continui – nel continente europeo.
Continuava l’allora Vescovo di Bergamo, “la democrazia non è soltanto governo di popolo, ma governo per il popolo”.
Affrontare il disagio, il deficit democratico che si rischia, deve partire da qui.
Dal fatto che, in termini ovviamente diversi, ogni volta si riparte dalla capacità di inverare il principio di eguaglianza, da cui trova origine una partecipazione consapevole.
Perché ciascuno sappia di essere protagonista della storia.
Don Lorenzo Milani esortava a “dare la parola”, perché “solo la lingua fa eguali”. A essere, cioè, alfabeti nella società.
La Repubblica ha saputo percorrere molta strada, ma il compito di far sì che tutti prendano parte alla vita della sua società e delle sue Istituzioni non si esaurisce mai.
Ogni generazione, ogni epoca, è attesa alla prova della “alfabetizzazione”, dell’inveramento della vita della democrazia.
Prova, oggi, più complessa che mai, nella società tecnologica contemporanea.
Ebbene, battersi affinché non vi possano essere più “analfabeti di democrazia” è causa primaria e nobile, che ci riguarda tutti. Non soltanto chi riveste responsabilità o eserciti potere.
Per definizione, democrazia è esercizio dal basso, legato alla vita di comunità, perché democrazia è camminare insieme. Vi auguro, mi auguro, che si sia numerosi a ritrovarsi in questo cammino.
La redazione
Papa Francesco sull’Intelligenza Artificiale: uso etico e responsabile al servizio dell’umanità
Quali effetti può produrre l’intelligenza artificiale sul futuro dell’umanità e perché non bisogna demonizzare questi modelli, piuttosto gestirli. Partono da qui alcune riflessioni di Papa Francesco al Summit dei leader del G7 sotto presidenza italiana in Puglia il 14 giugno scorso. L’evento ha visto la partecipazione dei Capi di Stato e di Governo dei sette Stati membri, oltre al Presidente del Consiglio Europeo e alla Presidente della Commissione Europea in rappresentanza dell’Unione Europea.

Rivoluzione cognitivo-industriale e creazione di un nuovo ordine sociale
“La scienza e la tecnologia” ha sostenuto il Pontefice “nascono dal potenziale creativo degli uomini da cui nasce l’IA. Queste tecnologie sono utilizzate in diverse aree dell’agire umano: dalla medicina, al lavoro, dalla cultura alla comunicazione, dall’educazione alla politica. È lecito quindi ipotizzare che il suo impatto condizionerà il nostro modo di vivere, le relazioni sociali e in futuro la maniera con la quale concepiamo la nostra identità di esseri umani. L’IA è percepita oggi ambivalente, da un lato affascina per le numerose applicazioni, dall’altro genera timore per le sue conseguenze. Senza dubbio – ha detto il Papa – rappresenta una rivoluzione cognitivo industriale e in futuro sarà responsabile della creazione di un nuovo ordine sociale e da complesse trasformazioni epocali.
Vantaggi e svantaggi per l’umanità
Nell’analizzare gli effetti positivi dell’IA, il Papa evidenzia una maggiore democratizzazione all’accesso dei saperi, un avanzamento nella ricerca scientifica, fino alla possibilità di delegare alle macchine i lavori più usuranti. Al contrario potrebbe far emergere ingiustizie tra nazioni avanzate e quelle in via di sviluppo, fra ceti sociali dominanti e ceti oppressi, mettendo in pericolo la possibilità di una cultura dell’incontro a vantaggio di una cultura dello scarto. L’importanza di tale progresso rende l’intelligenza artificiale uno strumento delicato che impone una riflessione all’altezza della situazione. Il Pontefice rileva che l’IA può restituire vantaggi all’umanità, e che tali benefici si sono sempre verificati per gli utensili costruiti dall’uomo, come la capacità di aver mantenuto un legame con l’ambiente per gli oggetti che produceva. Gli esseri umani vivono una condizione di priorità rispetto all’essere biologico; l’uomo è aperto agli altri e la creatività si estrinseca in termini di cultura e bellezza. Tuttavia, l’uso di questi strumenti non sempre è rivolto al bene, occorre che siano al servizio dell’umanità, solo così potranno rivelare la grandezza dell’uomo per custodire il pianeta e i suoi abitanti.
No a tecniche algoritmiche indipendenti ma decisione finale resta all’uomo
Il Pontefice osserva che l’IA è un mezzo sui generis che processa analisi algoritmiche, ovvero fa una scelta tecnica tra più possibilità, si basa su criteri definiti o differenze statistiche. L’essere umano invece ha la capacità di decidere, e davanti ai prodigi delle macchine che possono adottare scelte autonome, occorre avere chiaro che solo all’individuo resta la determinazione finale anche se questa assume toni drammatici nella nostra vita. “Se venisse tolta tale possibilità” ha detto “si condannerebbe l’uomo ad una vita senza speranza dove le persone sarebbero costrette a dipendere dalle macchine”. Per evitare che ciò accada – dice Francesco – è necessario garantire uno spazio di controllo significativo sul processo di scelta dei programmi di IA poiché ne va della stessa dignità dell’uomo. Al vertice del G7 il Pontefice ha poi parlato del dramma dei conflitti armati sostenendo che è necessario riflettere sullo sviluppo e uso di questi dispositivi, ripensare alle armi letali autonome vietandone l’uso attraverso un controllo dell’uomo. Ha infine sottolineato la necessità di rimettere al centro la dignità della persona in vista di una proposta etica condivisa, poiché si sta attraversando una particolare congiuntura sociale dove emerge lo smarrimento e la scarsa importanza della dignità dell’uomo.
Innovazione e scienza “non neutrale” nella società
“Nessuna innovazione è neutrale” ha detto il Pontefice “la tecnologia nasce per avere un impatto sulla società, definisce una forma di ordine nelle relazioni sociali che abilita qualcuno a compiere azioni e impedisce ad altri di compierne altre”. Tale sistema di poteri include in modo più o meno esplicito una visione del mondo e questo vale per i programmi di IA che devono avere un’ispirazione etica ed essere utilizzati per la costruzione del bene comune. A riguardo ricorda la firma nel 2020 del documento sulla “Rome call for Ai ethics” (Appello della Rome Call for AI Ethics) che incoraggia alla moderazione di tali programmi che ha battezzato algoretica. Per il pontefice è possibile aderire a questi principi anche in un contesto globale in cui esistono sensibilità e gerarchie plurali diverse nelle scale dei valori, ma nell’analisi etica si può ricorrere ad altri strumenti per affrontare dilemmi o conflitti del vivere.
Serve buona politica per un mondo nuovo e fruttuoso
Altra questione cui ha fatto riferimento riguarda il ruolo della politica, che definisce necessaria, di cui c’è bisogno. Il paradigma tecnologico che si incarna nell’intelligenza artificiale rischia di cedere il passo al paradigma democratico. Per questo Francesco definisce l’azione politica importante, poiché attraverso la sua opera si può trovare una via verso la fraternità universale e la pace sociale giacché rappresenta la forma più alta di amore. “La società mondiale mostra oggi gravi carenze strutturali, solo la buona politica può indicare la via per un progetto politico, sociale e culturale comune ed aprire opportunità differenti canalizzando l’uso dell’IA per un nuovo mondo possibile e fruttuoso”.
Cristina Montagni
ELEZIONI EUROPEE 8-9 GIUGNO 2024
Il Parlamento europeo nel lanciare la campagna di comunicazione per le prossime elezioni europee, sottolinea l’importanza di votare e preservare la democrazia. Tra l’8 e il 9 giugno 2024, 370 milioni di cittadini di 27 paesi membri saranno chiamati alle urne per votare alle elezioni europee per sensibilizzare e incoraggiare più elettori a votare.

Il PE ha avviato la strategia di comunicazione istituzionale con lo slogan: “Usa il tuo voto, non lasciare che gli altri decidano per te”. La campagna #UsaIlTuoVoto sottolinea l’importanza della democrazia attraverso un approccio multidimensionale che include eventi con i media, attività di promozione digitale coinvolgendo partner pubblici e privati, iniziative di cittadinanza attiva e programmi educativi su misura per tutti gli europei.

Molti i materiali realizzati, tra i quali emerge forte il messaggio prodotto con il cortometraggio “USA IL TUO VOTO” che raccoglie le testimonianze di alcuni cittadini anziani provenienti da vari paesi dell’UE. Nel filmato di quattro minuti, i protagonisti tramandano alle generazioni future i loro racconti sulla democrazia, sottolineando che questo diritto non è scontato. Il cortometraggio “USA IL TUO VOTO”, adattato per la televisione, cinema, radio e social media, dal 29 aprile è visibile in tutti i paesi UE. Nello specifico, il video narra le vicissitudini di molti paesi europei che sono stati teatro di conflitti armati o hanno visto limitate le libertà individuali dei propri cittadini, a dimostrazione di quanto sia importante difendere la democrazia. Il PE con queste iniziative ribadisce l’impegno a promuovere il dialogo, l’unità e la cittadinanza attiva e ricorda che la democrazia è un dono prezioso che tutti dobbiamo impegnarci a coltivare e difendere.
La Presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha dichiarato: “La democrazia dell’Unione europea è oggi più importante che mai. Il vostro voto deciderà quale direzione prenderà l’Europa nei prossimi cinque anni. Deciderà l’Europa in cui vivremo. Non lasciate che gli altri scelgano per voi. Il 6-9 giugno 2024, andate a votare. Ogni voto è importante”.
Il portavoce del PE, Jaume Duch ha sottolineato che “la democrazia è una responsabilità collettiva. Non nei confronti di una certa idea politica o di una causa specifica, ma nei confronti gli uni degli altri. La democrazia europea ci unisce più di quanto pensiamo: a livello di nazioni, di sensibilità politiche e di generazioni. In tempi come questi, caratterizzati da una forte polarizzazione, è facile dimenticarsene. La nostra campagna vuole ricordare a tutti ciò che ci unisce”
Interesse in aumento degli elettori alle europee
Nel 2019 l’affluenza degli elettori europei alle urne è stata superiore al 50%, e secondo il sondaggio Eurobarometro 2024 che ha coinvolto più di 26mila cittadini in tutti i paesi dell’UE, il 60% degli interpellati ha dimostrato grande interesse nelle elezioni del 6-9 giugno 2024. Nello specifico si tratta di un incremento di 11 punti percentuali rispetto al 2019, dove il 71% degli intervistati si è detto incline a votare con un aumento di 10 punti percentuali rispetto alla rilevazione del 2019. Dall’analisi emerge poi che quattro europei su cinque affermano che votare è importante per mantenere viva la democrazia (81%) e garantire un futuro migliore alle prossime generazioni (84%). Infine, otto europei su 10 pensano che votare oggi sia importante data l’attuale situazione geopolitica.
EVENTI ORGANIZZATI NELLA GIORNATA DELL’EUROPA A UN MESE DALLE ELEZIONI

ROMA– Il 9 maggio, in piazza del Campidoglio dalle 19.00 alle 21.00, si è svolto un evento con letture e musica voluto dall’Ufficio del Parlamento europeo in Italia, la Rappresentanza in Italia della Commissione europea e da Roma Capitale. Partecipano, tra gli altri: Alfa, Lorenzo Baglioni, Lino Banfi, Cristiana Capotondi, Anna Favella, Giulia Molino, Ale della Giusta, Edoardo Purgatori. L’iniziativa sarà anticipata da un dibattito a carattere istituzionale al Campidoglio, Aula Giulio Cesare, ore 09.00.
MILANO– L’8 maggio la Luiss Hub, dalle 19.00, ha presentato un evento organizzato dall’Ufficio del Parlamento europeo a Milano e dalla Rappresentanza della Commissione europea a Milano con la partecipazione, tra gli altri, di: Gaia, Elio (Elio e le storie tese), Francesco Oggiano e Roberto Vecchioni
ILLUMINAZIONE SITI ITALIANI – A PARTIRE DAL 9 MAGGIO
Durante la serata del 9 maggio a Roma c’è stata l’accensione simbolica, con i colori dell’Unione europea, di edifici e luoghi culturali che in Italia rappresentano la storia e l’identità europea, come palazzi comunali, piazze, siti archeologici. L’iniziativa, che coinvolge anche altre capitali europee, è stata anticipata in alcune città già l’8 maggio, si ripeterà l’8 e 9 giugno ed è in collaborazione con l’Associazione Civita, Enel, ANCI e Ministero dei Beni Culturali.
CITY ESCAPE PER CONOSCERE I VALORI EUROPEI

Dal 9 maggio al 9 giugno, si terrà una city escape che vedrà coinvolto, come punto d’arrivo, lo spazio interattivo Europa Experience – David Sassoli. L’esperienza permetterà di scoprire l’identità europea di Roma attraverso scrittori e intellettuali europei che hanno vissuto la città. I partecipanti cammineranno per la capitale risolvendo enigmi a carattere culturale e storico, e riscoprendo i suoi angoli nascosti. L’esperienza, nata dalla collaborazione con la start-up Garipalli, sarà a fruizione gratuita.
EUROPEAN YOUTH EVENT
Dal 17 al 19 maggio a Forlì si tiene uno degli European Youth Event (EYE) che quest’anno si svolgono in quattro città europee. Un’opportunità per incontrare altri giovani, cambiare idee con esperti, attivisti e decisori. Tutti tra i 16 e i 30 anni possono partecipare alle attività, discutere questioni chiave e condividere idee sul futuro dell’Europa. L’EYE di Forlì è organizzato dal Punto Europa di Forlì dell’Università di Bologna, è co-finanziato e sostenuto dal Parlamento europeo, con la Commissione europea.
DIBATTITO TRA I CANDIDATI ALLA PRESIDENZA DELLA COMMISSIONE EUROPEE

Il 23 maggio a Bruxelles si terrà il dibattito tra i candidati alla presidenza della Commissione europea, presso l’emiciclo del Parlamento europeo. Proiezioni locali saranno organizzate anche dagli Uffici in Italia del PE e dalle Rappresentanze della Commissione europea.
ELECTION NIGHT
Il 9 giugno sarà possibile partecipare alle Election Night nella sede del Parlamento europeo a Bruxelles, e a quelle organizzate a Roma e Milano da Ufficio del PE e Rappresentanza della CE in Italia.
INCONTRI SU TERRITORIO
Incontri, dibattiti, eventi per celebrare l’Europa e invitare al voto si terranno sia nelle Università, sia a Esperienza Europa – David Sassoli a Roma, sia, in collaborazione con la rete Europe Direct, su tutto il territorio nazionale.
Cristina Montagni
PINK BOX: la scatola magica si trasforma in un punto antiviolenza
Le cabine fototessera si trasformano in punti di aiuto per donne vittima di violenza e stalking. Il progetto PINK BOX, presentato il 17 aprile dal gruppo DEDEM in collaborazione con l’Associazione Differenza Donna, è stato accolto con entusiasmo e partecipazione.



A Roma, Latina e Viterbo, dal 30 giugno saranno operative 9 cabine fototessera dotate di un collegamento telefonico con il 1522, l’Help Line del Dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri. La cabina – dotata di un particolare device – diventerà per le donne minacciate o in pericolo di violenza fisica e psicologica un punto di primo accesso, dove premendo un pulsante inserito in una scatola realizzata tramite stampa additiva sarà possibile parlare con il 1522. Con un semplice gesto la donna potrà comunicare in tempo reale la sua condizione in anonimato e totale riservatezza senza portare con sé un cellulare o altro dispositivo. La cabina fototessera diventa perciò un presidio e un’opportunità per chiedere aiuto in un contesto privo di tracciamento, accessibile a tutti e senza alcun supporto tecnologico. L’interessante progetto che porta la firma dell’azienda Made in Italy DEDEM e dell’Associazione Differenza Donna, con il know-how tecnico di DMP Electronics, da qui all’estate renderà attive altre 50 cabine fototessera selezionate in vari punti strategici distribuiti su tutto il territorio nazionale, privilegiando le aree più difficili delle città per combattere la violenza di genere.

“Diffusione, conoscenza e accesso al 1522 sono strumenti di protezione per le donne che stanno vivendo una situazione di violenza” così ha commentato la presidente di Differenza Donna, Elisa Ercoli. Ha poi aggiunto che contattare questo numero significa avere la disponibilità di confrontarsi con esperte che ascoltano e restituiscono alla donna come uno specchio la realtà che sta vivendo, facendola uscire da una sottovalutazione che è spesso un meccanismo tanto difensivo quanto pericoloso”.

“Con questo piano” ha spiegato la responsabile delle risorse umane della Dedem Simona Belli, “l’azienda mette a disposizione la propria infrastruttura per una battaglia che coinvolge l’intera società”. Ha poi sottolineato che “se potremo aiutare anche solo una donna a riconquistare la propria libertà, il nostro obiettivo sarà raggiunto”. Belli ricorda che da 60 anni la scatola “magica” è entrata a far parte delle nostre vite e nella nostra geografia urbana che ogni anno fotografa oltre 10 milioni di volti, quindi si inserisce pienamente nel tessuto sociale del Paese offrendo il suo spazio per contrastare ogni forma di violenza sulle donne. Conclude che dopo un primo test su 50 cabine sarà possibile estendere il programma a più reti di cabine Pink Box.
Chi contatta il 1522
Nell’ultimo trimestre 2023 le chiamate sono state più di 54mila. Secondo le ultime statistiche 2023, il 47,6% delle vittime chiede aiuto per violenza fisica, il 36,9% per quella psicologica, il 64,5% sostiene di aver subito violenza per anni, il 25,5% per mesi e solo il 10% dichiara di aver subito pochi episodi di violenza. Il 24,8% delle vittime dichiara di avere paura di morire o teme per la propria incolumità e dei propri cari. I 2/3 delle vittime presenta disturbi d’ansia, il 24,3% soffre di gravi stati di soggezione e il 10,2% percepisce la molestia ma non è in pericolo. Le violenze raccontate sono soprattutto di tipo domestico, infatti nei tre trimestri del 2023 il 79,4% delle dichiaranti ha affermato che la violenza viene consumata soprattutto tra le mura domestiche.
Il numero Antiviolenza e Antistalking
Il numero 1522 – Servizio pubblico promosso dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri – è gratuito e attivo 24 ore su 24 con l’ausilio di operatrici specializzate che rispondono alle richieste di aiuto e sostegno alle vittime di violenza e stalking in italiano, inglese, francese, spagnolo, arabo, farsi, albanese, russo ucraino, portoghese, polacco.
Cristina Montagni
Ricercatori e sviluppatori per l’utilizzo dell’IA a supporto del lavoro parlamentare. Call pubblica e presentazione dei progetti entro il 31 maggio
In questo 2024 di presidenza italiana del G7, la Camera ha portato il suo contributo in relazione allo sviluppo della tecnologia IA applicata al lavoro per la democrazia, interpellando giovani sviluppatori in una call pubblica orientata ad analizzare idee e progetti per il futuro.

Durante l’evento di fine febbraio la presidenza della Camera dei deputati ha presentato il rapporto: “L’Intelligenza artificiale a supporto del lavoro parlamentare: chiamata a giovani sviluppatori per nuovi progetti a servizio dei cittadini”, con l’invito a ricercatori e studiosi a contribuire al processo di queste tecnologie. Al dibattito erano presenti il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, la presidente del Comitato e vicepresidente della Camera, Anna Ascani, i professori Paolo Benanti, Rita Cucchiara, Gianluca Misuraca che hanno illustrato i profili etici e tecnologici alla base delle proiezioni di sviluppo e utilizzo dell’IA generativa.
Bando e manifestazione d’interesse della Camera dei deputati

Per l’importanza del tema la Camera dei deputati ha lanciato una manifestazione d’interesse in grado di raccogliere proposte per l’uso dell’IA generativa su tre ambiti: 2 Call for Proposal e 1 Call for Ideas. La prima si riferisce alla definizione di strumenti per supportare la predisposizione dell’amministrazione alla documentazione parlamentare, con particolare riguardo alla comparazione. L’altro elemento attiene alla definizione di strumenti di supporto alla disposizione degli atti dei parlamentari. Quello che viene chiesto nella call è definire uno strumento che consenta al parlamentare di scrivere gli atti potendo contare sul migliore patrimonio informativo e ricostruzione del contesto. Il terzo ambito della Call for Ideas indica una richiesta meno avanzata rispetto agli ambiti precedenti. I partecipanti sono chiamati a presentare idee e proposte per aumentare la trasparenza e l’accountability delle istituzioni attraverso l’IA generativa, consentendo l’utilizzo della documentazione parlamentare da parte dei cittadini in modo completo e inclusivo. Alla call possono partecipare ricercatori impegnati in corsi universitari, centri di competenze universitarie ed enti di ricerca inviando le proposte entro il 31 maggio prossimo. Per ciascuno di questi ambiti, il comitato insieme ad una commissione tecnica di esperti, individuerà la proposta migliore che potrà essere usata per lo sviluppo di soluzioni per l’applicazione dell’IA generativa all’interno della Camera dei deputati. I vincitori saranno annunciati a luglio e i dettagli della call sono disponibili in formato cartaceo e pubblicati on-line sul sito della Camera dei deputati. L’importanza di aprirsi al mondo accademico insieme al contributo di ricercatori ed esperti, è fondamentale per definire applicazioni sicure dal punto di vista dei dati e rispettosi dei principi che sono alla base dell’Artificial intelligence Act.
IA a supporto del lavoro parlamentare
Il rapporto, grazie a studi e indagini conoscitive, approfondisce alcuni aspetti sull’uso etico-sociale degli strumenti di IA. “Siamo difronte ad una svolta epocale per la storia dell’umanità” ha detto Fontana “le nuove forme di intelligenza artificiale non sono solo un traguardo tecnologico, ma un ponte verso il futuro dove vengono ridefiniti i rapporti tra l’uomo e gli strumenti a disposizione”. Se la complessità delle tecnologie da un lato accresce l’efficienza e la produttività del lavoro, dall’altro mostra criticità perché, se l’IA tenta di imitare l’uomo nella fase di apprendimento, ragionamento, pianificazione e creatività non può sostituirsi ad esso, deve rimanere un mezzo a servizio dell’umanità e non viceversa. Per rispondere a queste caratteristiche l’IA deve essere aperta, trasparente e coinvolgere banche, dati per addestrarla, risorse economiche, ed energia per alimentare IA, fattori che hanno la capacità di ridisegnare i rapporti di forza fra i paesi. Nasce quindi l’esigenza di normare a livello sovranazionale un quadro legislativo capace di disciplinare il settore nel rispetto dei valori umani fondamentali. Il tema verrà affrontato anche in occasione dell’agenda della Presidenza italiana del G7 e al G7 dei parlamenti il prossimo settembre a Verona. La Camera è consapevole dei rischi legati all’uso di questi mezzi, ma è convinta che può essere un’opportunità per mettere al centro la persona verso un uso responsabile che richiede una riflessione etica. Questo percorso porterà anche a valorizzare il patrimonio legislativo dell’informazione contribuendo a fissare una strada tutta italiana nell’uso di queste tecnologie, dove la Camera intende promuovere in diverse sedi una maggiore conoscenza per tutti.
IA nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali
“L’incontro” ha spiegato Ascani “è frutto di un intenso lavoro iniziato nel 2023 con la convinzione che l’IA può migliorare le attività umane, ma va governata per evitare pericoli legati alla sicurezza dei dati e all’affidabilità delle informazioni”. “Una sfida” ha detto “da affrontare con impegno e l’Italia deve studiare questi sistemi senza pregiudizi, minimizzando i rischi e massimizzando le opportunità a beneficio dei cittadini”. Il ruolo della politica è centrale per approfondire gli sviluppi tecnologici che investono l’uomo, i talenti, le necessità e le sue fragilità, per questo sono stati chiamati esperti e professionisti per comprenderne le potenzialità, le implicazioni etiche e socio-economiche. Nell’ultimo anno l’IA generativa è entrata nelle nostre vite diventando uno strumento pervasivo in grado di apprendere grandi quantità di dati, portando alla creazione sistemi che in alcuni campi superano le capacità umane. Da un indagine condotta con 13 esperti e una missione negli USA, è emerso quanto sta accadendo, rendendo chiara la necessità di una regolamentazione tecnologicamente neutrale capace di normare l’utilizzo preservando i diritti dei cittadini e la stabilità delle democrazie. Il rapporto pubblicato sul sito della Camera analizza queste criticità in quattro sezioni: nella prima è riportata la sintesi delle audizioni elaborate dagli uffici della Camera secondo un metodo tradizionale. Successivamente è stata sperimentata la soluzione con il LLM (Large Language Model); modelli linguistici dell’IA generativa per ottenere punti di convergenza e divergenza degli esperti. Nella seconda sezione sono riportati approfondimenti dei professori Paolo Benanti, Rita Cucchiara e Gianluca Misurata rispetto ai profili etici e tecnologici. Nella terza parte, dopo una ricostruzione con l’intelligenza artificiale, è stata inserita una panoramica delle prassi internazionali dell’IA in ambito parlamentare. Infine, nell’ultimo segmento sono trattati i principi che il comitato ritiene debbano essere rispettati per un uso corretto dell’IA che riguardano trasparenza, integrità informativa, responsabilità umana, formazione, competenza e consapevolezza, partecipazione pubblica, sicurezza e robustezza, interesse pubblico e prevenzione delle interferenze. Anna Ascani ha ribadito la necessità di mantenere un approccio antropocentrico e spiega che questa indagine è la prima in Europa ad elaborare una sperimentazione specifica all’interno di un’istituzione parlamentare. Infine, ha aggiunto che questo è solo l’inizio di un percorso, poiché l’uso dell’IA è un’opportunità per aumentare l’efficacia del lavoro parlamentare e la trasparenza verso i cittadini.
Etica della tecnologia: benefici nella geopolitica internazionale
L’accelerazione sull’IA è paragonabile a quella della stampa all’interno del contesto pubblico, ma la domanda da porsi è se questo tipo di organizzazione produrrà effetti nel contesto sociale. “L’etica della tecnologia” ha affermato Benanti “sa che dove si realizzano forme tecnologiche in ambito sociale, queste producono effetti nel sistema sociale stesso”. L’ultima innovazione usata durante la pandemia è stata una forma di accesso al vaccino pesata all’interno della popolazione che ha declinato il diritto alla salute in maniera algoritmicamente mediata. La campagna ha dimostrato che quando si opera secondo i principi della rule of law (stato di diritto), l’innovazione assume i tratti dello sviluppo umano. Un altro principio riguarda la natura della tecnologia che abbiamo di fronte. Nella storia dell’innovazione si conoscono forme di tecnologia che hanno risposto in maniera efficiente a diversi bisogni dell’umanità, ma esistono momenti in cui le tecnologie riferite all’energia a vapore, energia chimica, energia elettrica non servono a fare qualcosa, ma cambiano il modo con cui vengono fatte le cose. Ecco perché la Camera si sta interrogando su come questi strumenti possono modificare l’esercizio della democrazia come è il caso del Large Language Model, in grado di comprendere testi e distribuirli all’interno di un sistema sociale; una forma “digitale” che converte un atto legislativo in un linguaggio accessibile ai cittadini e ai parlamentari in modo efficace. Sul piano etico questi mezzi pongono limiti insieme alla possibilità di istruire l’intelligenza artificiale con sentenze emesse dall’organo giudiziale di un paese. Queste condizioni mettono insieme un diritto fondamentale, un diritto alla trasparenza degli atti amministrativi con la sfida che l’IA potrebbe includere da parte di un giudice una forma di giudizio o trovare dei vulnus. Introdurre un nuovo sistema tecnologico, induce quindi a riflettere su come i valori del passato possano essere in tensione con i valori del presente; e la trasparenza e la conoscenza della legge è il vincolo che potrebbe causare preoccupazioni per la capacità di qualcuno di alterarne il funzionamento. Dal lato dei benefici, questi strumenti sarebbero di aiuto nel contesto Mediterraneo ed europeo; la loro conoscenza faciliterebbe paesi come i Balcani ad inserirsi all’interno dell’Unione Europea attraverso l’armonizzazione dei sistemi giuridici alle necessità europee. Benefici che si riflettono a paesi a noi vicini nell’acquisire lo status di membri della comunità europea e aprirebbero risvolti positivi dal punto di vista geopolitico internazionale.
Società dell’informazione a supporto delle decisioni
“L’intelligenza artificiale” ha spiegato Rita Cucchiara “sta cambiando la vita delle persone e non riguarda solo il sistema informatico, ma abbraccia temi sociali, economici e geopolitici”. Nel 2014 quando uscì Deep Face – metodo per riconoscere le persone con un margine di errore sotto al 5% – creò problemi di democrazia per un uso massivo del sistema. Tra il 2016-2017 arrivano i primi sistemi generativi per produrre fake; dati sintetici con la possibilità di addestrare reti o sviluppare data set per il linguaggio e un sistema per generare parole e dati. Solo nel 2021 si comincia a parlare di modelli fondazionali; modelli che apprendono testi difformi che possono distillare la conoscenza secondo argomenti specifici come quelli della pubblica amministrazione. L’insieme di questi strumenti rappresenta però un problema geopolitico perché, se nella ricerca esiste collaborazione tra Europa, Stati Uniti e mondo asiatico, il panorama geopolitico è cambiato a livello sovranazionale dal momento che importanti aziende stanno impegnando investimenti per gestire la conoscenza e ciò può creare problemi di sovranità nelle nostre informazioni. Per quanto riguarda gli aspetti positivi, questi sistemi vengono già usati nella produzione industriale, in medicina, nella pianificazione urbanistica, nei beni culturali, nella pubblica amministrazione e nei lavori del Parlamento. Rita Cucchiara spiega che insieme all’intelligenza artificiale c’è quella discriminativa dove è possibile classificare documenti, categorizzarne delle parti, trovare le corrispondenze, recuperare atti attraverso informazioni semantiche rispetto a determinati argomenti e cercare la coerenza temporale delle decisioni prese negli anni dal Parlamento. Un altra questione dell’IA generativa è che può riprodurre risposte, sommari, sunti e informazioni che avrebbero bisogno di molto tempo per essere usati a livello documentale. Questi strumenti possono essere di supporto alle decisioni poiché non solo leggono testi, immagini, grafici, tabelle ma possono interpretare dati e fornire strumenti al legislatore per ipotizzare implicazioni di tipo sociale nel momento in cui si inseriscono nel contesto italiano. Un altro elemento, già utilizzato in modo non massivo, riguarda l’analisi del comportamento umano; il fatto che sistemi biometrici o strumenti di lip reading leggono e trasferiscono il linguaggio, è un esercizio che può essere usato in totale compliant della privacy perché i sistemi si possono concentrare su un soggetto oscurando altre attività. Infine, conclude Cucchiara ogni nazione deve avere la sua IA specchio della propria cultura, usi, valori, competenze e dati. La sfida dell’Italia è raggiungere questo obiettivo in tempi brevi ed è auspicabile la collaborazione con il resto del mondo per non perdere le opportunità di questi sistemi intelligenti.
La Camera si rivolge al mondo della ricerca e università per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale a supporto del lavoro parlamentare. E’ possibile inviare i progetti scrivendo a manifestazione_ai@camera.it. Di seguito i dettagli della call per aderire.
Scarica la manifestazione d’interesse
Rapporto – Utilizzare l’intelligenza artificiale a supporto del lavoro parlamentare
Cristina Montagni
Visione europea del Piano Mattei al Summit Italia-Africa
A fine gennaio a Roma, presso Palazzo Madama si è tenuto il vertice “Italia-Africa. Un ponte per una crescita comune” per sostenere lo sviluppo economico dei paesi africani insieme alle istituzioni europee.

All’evento internazionale – primo dall’avvio della Presidenza italiana del G7 – hanno partecipato capi di Stato, di governo, ministri delle nazioni africane e dell’unione con le principali Organizzazioni Internazionali, a partire dall’Onu, le Istituzioni Finanziarie Internazionali e le Banche Multilaterali di Sviluppo. Le intenzioni del governo sono rafforzare i rapporti di cooperazione considerando le grandi capacità del continente, ricco di materie prime, risorse minerarie (30%), terre coltivabili (60%) e una popolazione con un’età inferiore ai 25 anni (60%).
Direttrici del Piano Mattei
Poiché l’Italia e l’Europa guardano al futuro, il governo ha presentato le linee del “Piano Mattei” che interessano istruzione-formazione, salute, agricoltura, energia e acqua. Per le iniziative sono state individuate diverse nazioni africane suddivise nel quadrante Subsahariano e Nordafricano che si potranno estendere in altri ambiti secondo una logica incrementale. Il Piano è una piattaforma aperta e prevede la collaborazione delle nazioni africane per la risoluzione e l’attuazione dei programmi. I lavori sono proseguiti con i tavoli tematici su Economic and Infrastructural Cooperation; Food Security; Energy Security and Transition; Vocational training and culture; Migration Mobility and Security Issues.
Risorse finanziarie disponibili
Il Piano conta su una dotazione di 5,5 miliardi di euro tra crediti, operazioni a dono e garanzie, di cui 3 miliardi saranno destinati al fondo italiano per il clima e 2,5 miliardi provenienti dalla Cooperazione allo sviluppo. “Queste risorse da sole non bastano” ha sottolineato Meloni “sarà necessario coinvolgere le istituzioni finanziarie internazionali, banche multilaterali di sviluppo, Unione Europea e altri Stati donatori che hanno dichiarato la loro disponibilità a sostenere progetti comuni”. Infine, entro l’anno sarà attivato uno strumento finanziario nuovo, insieme a Cassa Depositi e Prestiti per agevolare investimenti nel settore privato e concretizzare il Piano descritto.
Interventi e progetti pilota
L’Italia intende realizzare in Marocco un centro di formazione professionale destinato alle energie rinnovabili, rafforzare i legami tra il sistema scolastico italiano e quello delle nazioni africane, riqualificare le infrastrutture scolastiche, aggiornare le competenze dei docenti e accrescere gli scambi con gli studenti del nostro paese. Tra le urgenze c’è il tema della salute, e un primo intervento sarà in Costa d’Avorio per aumentare l’accesso ai servizi primari con un’attenzione particolare ai bambini, alle mamme e alle persone fragili. Un’altra azione verrà riservata all’agricoltura e la tecnologia può rendere coltivabili terre a lungo incolte. “La sfida” ha dichiarato Meloni “non è garantire cibo per tutti ma garantire cibo di qualità per tutti”, e la ricerca svolge un ruolo strategico per mantenere vivo il legame tra uomo-terra, assicurando colture e tecniche di coltivazioni moderne. La tecnologia è necessaria anche per la raccolta di dati per raccogliere informazioni sull’andamento della deforestazione, sprechi d’acqua e stato di salute delle colture. Il nostro Paese ha in mente di avviare in Algeria un progetto di monitoraggio satellitare sull’agricoltura, mentre in Mozambico è previstala costruzione di un centro agroalimentare per valorizzare le esportazioni dei prodotti locali. In Egitto -a200 km da Alessandria – si prevede un supporto per la produzione di grano, soia, mais e girasole con investimenti in macchinari, sementi e nuovi metodi di coltura. Fondamentale è il progetto in Tunisia, dove l’Italia sta intensificando le stazioni di depurazione delle acque non convenzionali per irrigare 8 mila ettari di terreno e creare un centro di formazione dedicato al settore agroalimentare. Le opere saranno orientate sulla gestione per l’accesso all’acqua, principale fattore d’insicurezza alimentare, conflitti e migrazioni. Vengono illustrati altri due progetti pilota: in Congo, l’Italia si impegnerà a costruire pozzi e reti di distribuzione d’acqua a fini agricoli, alimentati con energia rinnovabile, e in Etiopia per il recupero ambientale di aree nel risanamento delle acque, interventi tecnici messi a punto con le università locali. Ultimo pilastro del Piano Mattei si collega al clima – energia e infrastrutture annesse. L’Italia – ha sottolineato la premier Meloni – può essere un hub naturale di approvvigionamento energetico per l’intera Europa, e l’obiettivo è possibile se si usa l’energia come leva di sviluppo per tutti. “L’interesse del nostro Paese” ha aggiunto “è sostenere le popolazioni africane a produrre energia secondo le proprie necessità, esportare in Europa quote in eccesso per creare ricchezza nel continente, e all’Europa garantire nuove rotte di fornitura energetica”. Tra le attività viene indicato l’intervento in Kenya per lo sviluppo della filiera dei bio-carburanti che impegnerà 400 mila agricoltori entro il 2027. Per la realizzazione del Piano sarà necessario il supporto del sistema Italia, a partire dalla cooperazione allo sviluppo, e del settore privato per l’impiego di tecnologie avanzate. Il successo del programma garantisce alle giovani generazioni a non abbandonare le proprie terre, e questo è un modo per affrontare le cause alla base dell’emigrazione con il lavoro, formazione e percorsi migratori legali.
Politica estera centrale per un ponte Italia – Africa

Per la politica estera italiana, l’Africa è una priorità, e per essere al centro dell’agenda internazionale occorre un dialogo tra pari con l’Unione Europea. L’apertura dell’ambasciata italiana in Mauritania – ha spiegato Tajani – mostra l’interesse verso questo continente, e anche la diplomazia economica guarda agli scambi commerciali aprendo 3 uffici a Dakar, Nairobi e Lagos. SACE e SIMEST – società che sostengono le aziende negli investimenti all’estero – stanno rafforzando gli strumenti delle imprese per investire in Africa, e Cassa Depositi e Prestiti aprirà filiali in Marocco, Egitto e in Africa subsahariana. Inoltre, il Ministero degli Esteri insieme a Simest ha disposto un pacchetto di finanziamenti di 200 milioni di euro, e la Cooperazione allo Sviluppo ha destinato 2 miliardi di euro per salute, istruzione e sicurezza alimentare. “L’Italia”, ha detto il ministro “è pronta a fornire il proprio know-how costituito da 4 milioni di piccole e medie imprese; dalle filiere di eccellenza nel comparto agro-industriale, energia, infrastrutture fisiche e digitali, ai saperi in campo scientifico, tecnologico e spaziale per scopi agricoli”. Per Tajani la stabilità dell’Africa è connessa all’Italia e all’Europa, a partire dai flussi migratori, dove occorre intensificare il dialogo tra paesi di origine, transito e destinazione delle popolazioni migranti. Per questo l’Italia ha chiesto il coinvolgimento dell’Unione Europea, con l’impegno di creare lavoro a partire dalle joint venture tra imprese italo-africane nella trasformazione di materie prime. Per quanto riguarda le migrazioni, il governo ha aumentato le rotte legali portando a 450mila i permessi di lavoro in tre anni, puntando sulla formazione e sulle borse di studio che il Ministero ha messo a disposizione creando un ponte fra l’Italia e il continente africano.
La visione europea del Piano Mattei

“Quando l’Africa prospera, l’Europa e il mondo prosperano”, questo il messaggio di Roberta Metsola alla plenaria del vertice, sottolineando che il Piano Mattei è una visione europea. Il programma suggerisce un cambio di paradigma, una collaborazione da perseguire altrimenti altri se ne avvantaggeranno. Interscambi commerciali e investimenti possono creare posti di lavoro per una crescita inclusiva, rispetto dei diritti umani e buona governance. “Il mondo sta cambiando, l’emergenza climatica e il ritiro delle acque richiedono uno sforzo unitario; quindi, solo una solida partnership ci può trasportare verso una nuova interdipendenza internazionale che necessita una collaborazione fra le parti”. L’Europa e l’Africa sono da tempo alleate, e la cooperazione ha portato importanti investimenti; tuttavia, occorre anche ricordare i successi e le lacune per dare slancio agli investimenti in istruzione, salute e sicurezza alimentare. Questo approccio è necessario, poiché l’africa ha tutte le potenzialità per essere la prossima potenza economica e pioniera nelle tecnologie dove emerge come destinazione turistica. D’altra parte, l’Europa ha la sfida delle forniture di energia, e l’Africa può essere fornitore di energie verdi e rinnovabili, a partire dalle materie prime e le terre rare. Per concludere l’Africa e l’Europa hanno interessi comuni sulla sicurezza che si legano alle reti di scambi commerciali e il compito di rafforzare le connessioni con il mondo intero.
Saldi i principi del diritto internazionale. Sicurezza, pace e prosperità

“Siamo di fronte a crisi della natura e ambiente, della tecnologia, dell’intelligenza artificiale e la messa in discussione dei principi del diritto fondati su norme e valori, insieme alle tensioni del Mar Rosso, conflitto Russo-Ucraino e guerra israeliano-palestinese”. “Occorre” ha detto Charles Michel “mantenere saldi i principi del diritto internazionale e della cooperazione che sono un faro per le azioni future, e la visione del Piano Mattei è sollecitare una partnership tra pari, i cui cardini si basano su sicurezza, pace e prosperità”. L’Unione africana ha disegnato l’agenda di libero scambio, e l’Europa può intervenire sulle infrastrutture e nei settori economici essenziali per soddisfare le speranze delle popolazioni. Infine – ha detto – occorre risolvere il problema migratorio riflettendo sulle cause degli esodi, e parallelamente sostenere le migrazioni legali per contrastare i trafficanti di esseri umani. In conclusione, ha ribadito la necessità dell’aumento delle risorse provenienti dal settore privato, maggiori finanziamenti della Banca Mondiale e più inclusività.
Programmi di scambio per destini e interessi comuni

“E’ il momento di rinnovare la collaborazione tra l’Africa e l’Europa poiché esistono destini e interessi comuni come i cambiamenti climatici, energie pulite, forza lavoro da formare alle nuove professioni, bloccare la perdita di vite dovuta a flussi migratori illegali” così ha dichiarato Ursula von der Leyen. Il Piano Mattei ha aggiunto si integra con il Global Gateway europeo; nello specifico ricorda che il piano d’investimenti per l’Africa è stato di 150 miliardi di euro. È convinta che la collaborazione tra Africa, Europa e Italia può fare la differenza nel settore dell’energia e clima, istruzione, competenze professionali e migrazione. Per l’energia e clima, ha sottolineato che solo il 2% degli investimenti in energia pulita sono arrivati all’Africa, e considerato il potenziale del continente, ciò è scoraggiante perché mancano le infrastrutture. Con il Global Gateway – ha detto la presidente della CE – è possibile portare energia pulita a 100 milioni di persone producendo benefici all’economia del continente con le entrate delle esportazioni. A riguardo ha ricordato che sono iniziati i lavori per costruire i primi cavi sottomarini per collegare il Nord Africa all’Italia e al Sud Europa. Poi rammenta che con la nuova banca all’idrogeno si creeranno posti di lavoro per la sicurezza energetica sia per l’Africa che per l’Europa. Altro elemento che si collega al Global Gateway è la costruzione di conoscenze locali, e l’Europa è impegnata a formare competenze in Ruanda, Ghana, Senegal, Kenya e Namibia per la produzione di idrogeno. L’Italia ha un ruolo fondamentale e più di 50 università italiane hanno programmi di scambio con una controparte africana, come l’università di Parma che sta coordinando il progetto Erasmus per formare le competenze sulle energie pulite in Africa. Sono stati anche finanziati programmi per l’alta velocità, per la trasmissione dati nei paesi nord africani (Marocco, Algeria, Egitto) che con altre università avvieranno ricerche sulle sponde del mediterraneo.
Offerta di qualità nei paesi a medio – basso reddito

“Questo vertice” ha sostenuto Assoumani “è un’occasione per rafforzare i legami tra Italia e Africa; una cooperazione fondata sul rispetto e interessi condivisi”. L’Italia, ha spiegato il presidente dell’Unione africana, ha un ruolo importante in più di 20 paesi con imprese ed investimenti per oltre 24 miliardi di euro dal 2018. “L’augurio” ha dichiarato “è che possa realizzare le attività del Piano, e grazie alla presidenza del G7, possa stimolare gli investimenti e migliorare l’offerta di infrastrutture di qualità nei paesi a medio-basso reddito”. Il Summit – ha detto Assoumani – può stimolare attività in grado di assorbire il gap nelle infrastrutture fisiche, digitali, sanitarie, resilienza al clima e crescita economica dell’Africa. In particolare, sono fondamentali gli scambi economici per una cooperazione benefica tra le parti, fondata su interessi reciproci, anche per limitare i flussi migratori e incoraggiare nuovi partner a rafforzare la sicurezza alimentare, garantire la trasformazione dei sistemi di produzione agricola e stimolare finanziamenti in favore della cooperazione internazionale allo sviluppo. Infine, ha segnalato la questione della riforma del sistema economico mondiale per favorire un modello di cooperazione fondato su partnership benefiche, e tra i temi che verranno affrontati al G7, si discuterà della riforma della governance internazionale, volta all’equità e inclusività, poiché secondo Assoumani per una crescita economica sostenibile occorre la pace e la stabilità nel mondo.
Partenariato fondato su libertà e consenso

Moussa Faki si augura che con l’Italia alla guida del G7, possa intensificare la partnership con l’Africa, sottolineando che la collaborazione con l’Unione africana si fonda sulla libera scelta del partenariato per conservare ognuno le proprie diversità; un partenariato fatto di libertà e consenso. L’altro principio riguarda i vantaggi reciproci; l’Africa si impegna ad avere un rapporto equilibrato per arrivare a vantaggi condivisi e proficue collaborazioni future. Ricorda che il continente si estende per 30 milioni di kmq, 4 miliardi di abitanti e ingenti risorse naturali e i temi più urgenti sono la sicurezza, ambiente, sanità, mobilità, tecnologia, finanziamento allo sviluppo, integrazione, questioni di governance mondiali senza tralasciare gli ostacoli dovuti all’alimentazione, infrastrutture e digitalizzazione. Queste criticità, come l’elevato debito, derivano dagli effetti del cambiamento climatico, dalla crescita del terrorismo, dall’instabilità politico-istituzionale e deficit nei finanziamenti. L’Italia, ha aggiunto, è la principale rotta dei flussi migratori, e l’Africa nel condividere questa preoccupazione si dice pronta a trovare una soluzione al fenomeno. Ha poi evidenziato che la maggior parte delle migrazioni è costituita da giovani in piena forza lavoro, e questo è un dramma che indebolisce la dignità del continente; quindi, ha aggiunto che la partnership sarà limitata finché non si arrivi ad una modifica del modello di sviluppo in modo strutturale. La soluzione al problema migratorio è trasformare in prosperità le aree di povertà, e l’Africa ha l’ambizione di andare verso un nuovo modello di partenariato che possa aprire la strada verso un mondo più coerente evitando di costruire barriere ostili.
Africa zona di libero scambio: sfide dell’Agenda 2030

Il continente africano, ha spiegato Amina Jane Mohammed, ha grandi possibilità, ma il panorama geopolitico sta cambiando ed occorre un impegno diverso affinché si concretizzino le potenzialità del continente come proposto nel Piano Mattei. Gli impegni assunti negli ultimi dieci anni si sono aggravati per l’incapacità di riprendersi dalle crisi del clima, Covid, Ucraina, Israele, Gaza. Quanto ai progressi dell’Agenda 2030, il continente è in ritardo; solo il 15% degli obiettivi potranno essere soddisfatti e ciò è un insuccesso. Senza una forte spinta, le prospettive del continente su energie pulite e rinnovabili, non faranno dell’Africa una centrale di energia pulita a livello globale. La questione dipende dallo sviluppo sostenibile, dalla costruzione d’infrastrutture resilienti, dai sistemi alimentari, sanitari e investimenti in istruzione e formazione per i giovani. Il deficit finanziario – ha affermato – sta crescendo e molti paesi non hanno fondi per affrontare le sfide future. La via da seguire è stata tracciata dal vertice dello scorso anno, in cui i leader globali hanno approvato lo stanziamento di 500 miliardi di euro per concentrare le energie in settori chiave e creare un continente quale zona di libero scambio. L’Italia è impegnata a sostenere settori strategici come la digitalizzazione, in cambio l’Africa conta di costruire partnership con le istituzioni finanziarie come la banca africana di sviluppo per far sì che si realizzino i progetti tracciati con la commissione africana sull’agenda 2063; un impegno di lungo periodo come tracciato nel Global Gateway europeo. L’augurio è che l’Italia al G7 coinvolga altri paesi insieme alle agenzie dell’ONU ospitate dal governo italiano. Gli investimenti privati e le istituzioni internazionali devono impegnarsi affinché i paesi africani possano ottenere risorse dalla Banca Mondiale, dal Fondo monetario Internazionale per la riduzione della povertà, e politiche capaci di attrarre aziende sotto la protezione delle istituzioni pubbliche per una partnership pubblico-privato. “A sostegno dello sviluppo sostenibile” ha concluso Amina Jane Mohammed “l’Africa deve avere un approccio nuovo e il vertice ONU a settembre può essere una tappa decisiva”.
Saluti del Presidente del Senato, Ignazio La Russa, il Presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni. A seguire gli interventi del Vicepresidente del Consiglio dei Ministri e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani; del Presidente dell’Unione Africana, Azali Assoumani; del Presidente della Commissione dell’Unione Africana, Moussa Faki; del Presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola; del Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel; del Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen; del Vice Segretario Generale dell’ONU, Amina Jane Mohamme.
Cristina Montagni
Monsignor Vincenzo Paglia riflette sull’IA generativa al servizio dell’umanità, un confine tracciato nel 2020 nella Rome Call for AI Ethics

Se il diritto alla privacy è irrinunciabile, minimizzare lo sviluppo umano rispetto all’innovazione e l’intelligenza artificiale è rischioso anche per l’impiego di algoritmi in grado di trasformare decisioni in campo sanitario, finanziario, giudiziario e politico. Questioni delicate intorno alle quali il futuro esorta a riflettere anche sul tema dell’assistenza agli anziani, che per la mancanza di servizi, riduce la possibilità di vivere l’invecchiamento in buona salute.

Questi alcuni temi trattati il 15 dicembre al summit “Digital Health by Design – Dati e IA” organizzato dal Ministero della Salute, da Culture con il Parlamento Europeo e la Commissione Europea con il patrocinio di ASL Rm2 e Rome Technopole. Tra i relatori, personalità del mondo istituzionale, accademico e imprenditoriale per tracciare una nuova visione di salute globale e delineare linee di azione per l’agenda 2024-2026.
Sistema sociale e sanitario una barriera da abbattere

Monsignor Vincenzo Paglia Presidente della Pontificia Accademia per la Vita

Tra i numerosi contributi, il presidente della Pontificia Accademia per la Vita, Monsignor Vincenzo Paglia ha focalizzato il pensiero sul rapporto tra l’IA e anziani, che ricorda sono circa 14 milioni e per i quali non esiste una riflessione politica, economica né tantomeno sanitaria. È sufficiente pensare che i presidi ad uso farmaceutico vengono testati a persone tra i 20 e i 50 anni, mentre la popolazione di terza età è a rischio per l’enorme quantità di farmaci somministrati. L’arcivescovo ha commentato che, se da un lato la società, lo sviluppo e la medicina hanno permesso un aumento della sopravvivenza di 20-30 anni, dall’altro lo stato sociale non è stato capace di occuparsi di loro e “non esiste alcun pensiero se non negativo”. Sottolinea di aver lavorato con il Governo italiano per definire una legge per gli anziani – approvata a marzo scorso – che non ha prodotto risorse in bilancio; ma di recente sono state intraprese alcune sperimentazioni. “Serve” chiarisce Mons. Paglia “promuovere una responsabilità morale nel creare un’età degna per coloro che verranno dopo di noi e una consapevolezza dello Stato nel produrre leggi, così da superare la distinzione tra sistema sociale e sanitario”.
Una Parigi delle nuove tecnologie per circoscrivere i confini tra l’uomo e intelligenza artificiale

In relazione all’intelligenza artificiale, l’arcivescovo Paglia ricorda le parole dell’esperto di robotica Ishiguro, che durante un incontro ha affermato che potremmo essere l’ultima generazione organica, la prossima sarà inorganica. Paglia sostiene che usare il termine intelligenza è errato, perché mentre l’intelligenza umana è ascrivibile all’uomo, gli strumenti utilizzati con IA per concepire relazioni di affetto e amore hanno una dimensione non umana, come gli esperimenti per combattere la solitudine. Aggiunge che, “se un robot umanoide è capace di sconfiggere la solitudine, siamo difronte all’esplosione del sistema dove la contraddizione è lasciarsi guidare dalla macchina e non da chi l’ha costruita”. Dunque, è necessario circoscrivere i confini tra l’umano e la macchina e stabilire un quadro giuridico internazionale altrimenti i rischi saranno peggiori delle guerre nucleari. “L’impegno” sottolinea Mons. Paglia “è che si arrivi ad una Parigi delle nuove tecnologie onde evitare il rischio di una terza ondata drammatica dopo quella nucleare e dell’inquinamento climatico che può manipolare l’uomo e costruirlo a sua immagine e somiglianza”. La regolamentazione nell’uso di questi strumenti attiene anche al trasformatore generativo pre-addestrato ChatGPT che da un lato evidenzia l’enorme velocità d’implementazione della tecnica, dall’altro mostra la lentezza della cultura etica e della politica nel comprendere le conseguenze sulla vita delle persone e dell’intera umanità.
Appello della Rome Call for AI Ethics
Relativamente al “gap” tra etica, Intelligenza artificiale e cognitiva, l’arcivescovo ricorda che con la Rome Call for AI Ethics, a febbraio 2020 è stato siglato un documento dalla Pontificia Accademia per la Vita (sponsor dell’iniziativa), Microsoft, IBM, FAO e Governo italiano, allargato ai rappresentanti di fede musulmana ed ebraica per sostenere un approccio etico all’Intelligenza Artificiale, promuovere un’antropologia digitale, con tre coordinate fondamentali: etica, educazione e diritto. L’obiettivo è guidare la tecnologia verso un nuovo umanesimo, un atto di autoregolamentazione di principi etici, pedagogici e giuridici, e chi lo firma si impegna ad osservare i criteri che definiscono il processo di costruzione dei meccanismi affinché siano visibili a tutti, inserendo anche la questione dei media nei ragazzi. La carta che verrà siglata a luglio 2023 da Giappone e altre religioni del mondo, con l’estensione a 200 università latino-americane, sottolinea quanto è necessario essere consapevoli di questa strumentazione che viene sperimentata anche nel settore militare per testare nuove strategie di guerra. “In campo sanitario – soprattutto per gli anziani – occorre abbracciare con entusiasmo questa tecnologia”, tuttavia spiega l’arcivescovo “serve un cambio di prospettiva e l’assistenza domiciliare deve diventare centrale con un maggiore uso della telemedicina per accudire a casa gli anziani che ne hanno necessità”. L’arcivescovo Vincenzo Paglia conclude che “una società civile non può permettere che gli anziani vengano considerati scarti. È una lotta di civiltà e l’IA può essere utile se noi siamo sapienti nel dirigerla verso un nuovo umanesimo planetario, che è l’unico orizzonte possibile, a meno che non vogliamo distruggerci”.

Firma documento Rome Call for AI Ethics

Cristina Montagni
“Donna, vita e libertà”, Premio Sacharov 2023 a Jina Mahsa Amini e alle manifestanti iraniane
Il 12 dicembre 2023 a Strasburgo, il Parlamento europeo ha assegnato il Premio Sacharov per la libertà di pensiero a Jina Mahsa Amini e al movimento “Donna, vita e libertà” in Iran.

12 dicembre 2023 emiciclo Parlamento europeo a Strasburgo
Così la presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola nel corso della cerimonia ha dichiarato: “Il premio Sacharov per la libertà di pensiero di quest’anno, assegnato a Jina Masha Amini e al movimento Donna, Vita, Libertà, è un omaggio a tutte le donne, agli uomini e giovani iraniani, coraggiosi e provocatori, che nonostante le pressioni, continuano a lottare per i loro diritti e a spingere per il cambiamento. Il Parlamento europeo vi ascolta e vi sostiene. Non siete soli.ʺ
Il 13 settembre 2022 Jina Mahsa Amini, ventiduenne iraniana di origine curda, venne accusata di aver ignorato le leggi iraniane sull’uso del velo e arrestata dalla “polizia morale” a Teheran che in seguito agli abusi fisici, percosse e maltrattamenti morì dopo tre giorni in ospedale. In seguito al tragico evento sono sorte proteste spontanee guidate da donne in Iran con lo slogan “Donna, vita e libertà” che apertamente hanno contestato la legge dell’hijab e altre leggi discriminatorie diventando un simbolo di resilienza, speranza e lotta per l’uguaglianza, dignità e libertà.

Il premio ritirato da Saleh Nikbakht, accademico e avvocato, ha rappresentato la famiglia di Jina Mahsa Amini, Afsoon Najafi e Mersedeh Shahinkar, militanti del movimento in difesa dei diritti delle donne iraniane che hanno lasciato l’Iran nel 2023. Il riconoscimento consegnato all’accademico è stato necessario per il divieto delle autorità iraniane di far partecipare alla cerimonia i genitori e il fratello di Jina Mahsa Amini vietando loro di uscire dal Paese. Saleh Nikbakht durante la celebrazione ha anche letto il messaggio della madre di Jina Mahsa Amini, Mozhgan Eftekhari: “Il dolore di Jina è eterno per me, ed è imperituro per le persone di tutto il mondo. Credo fermamente che il suo nome, accanto a quello di Giovanna d’Arco, rimarrà un simbolo di libertà. Dal luogo di nascita dell’eterna Jina, vi trasmetto l’infinita gratitudine mia e della mia famiglia e mi auguro che la vostra scelta sia ferma e orgogliosa. Speriamo che nessuna voce abbia paura di pronunciare la libertà“.
Repressione del regime e la condanna del Parlamento Europeo
In seguito alla repressione delle proteste da parte del regime iraniano, il Parlamento europeo ha condannato la drammatica situazione dei diritti umani nel paese. A ottobre 2022, i deputati hanno chiesto sanzioni contro i funzionari iraniani coinvolti sia nella morte di Jina Mahsa Amini che nella repressione di regime. A gennaio 2023 i deputati hanno chiesto nuove sanzioni contro il regime iraniano e l’inserimento del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche nella lista dei terroristi dell’UE. A novembre 2023 il Parlamento ha adottato una risoluzione sui recenti attacchi contro le donne e i difensori dei diritti delle donne in Iran e la detenzione arbitraria di cittadini dell’UE in questo paese, in cui invita a sostenere i vincitori del premio Sacharov e del premio Nobel istituendo una task force dell’UE. Il Premio Sacharov – istituito nel 1988 per onorare le persone e le organizzazioni che difendono i diritti umani e le libertà fondamentali per la libertà di pensiero – viene conferito ogni anno dal Parlamento europeo ed è intitolato al fisico sovietico e dissidente politico Andrei Sacharov.
Cristina Montagni
