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No Women No Panel e Politiche UE per la parità di genere

Nella sede del Parlamento Europeo a Roma il 23 marzo si è svolto il convegno Next Generation EU: le politiche per la parità di genere e l’iniziativa “No Women No Panel – Senza Donne non se ne parla”. La campagna lanciata dalla Commissaria europea Mariya Gabriel intende scardinare gli stereotipi che vedono le donne in diversi ambiti lavorativi, dibattiti, conferenze e commissioni, non equamente rappresentate.

Al webinar hanno aderito Elena Bonetti, Ministra per le Pari Opportunità e per la Famiglia, Evelyn Regner, Presidente della commissione per i Diritti delle Donne e l’Uguaglianza di Genere del Parlamento europeo, Mariya Gabriel, Commissaria europea per l’Innovazione e Paolo Gentiloni Commissario europeo all’Economia.

Il direttore del PE in Italia Carlo Corazza nell’introdurre il dibattito sottolinea che l’Europa è in prima linea sulla parità di genere, riconosce che c’è molto da fare e i numeri lo confermano. “Oggi ci sono oltre 640 milioni di donne occupate in meno a livello globale, con enormi differenze salariali e fragilità contrattuali dovuti a stereotipi culturali che non appartengono ai paesi in via di sviluppo ma risiedono in Occidente”. Inoltre, un sondaggio della Women Forum sui paesi G7 mostra che il 74% degli intervistati ritiene normale che la donna debba sacrificare la carriera per una piena vita familiare, mentre il 38% pensa ci sia differenza nell’apprendimento maschi/femmine, per cui le donne sarebbero meno adatte alle professioni scientifiche. Questa arretratezza culturale reca un danno all’intera società, e uno studio McKinsey dimostra che se vi fosse piena parità si potrebbero liberare già dal 2025 oltre 240 milioni posti di lavoro generando un PIL pari a quello del Giappone, Germania e Regno Unito.

Lavoro, benessere, equità sociale per la Ministra Elena Bonetti

A sinistra Simona Sala-Direttrice Rai Radio1 e Ministra Elena Bonetti

La ministra Elena Bonetti convinta della campagna “No Women No panel” sostiene sia fondamentale abbracciare una cultura che promuova la parità di genere, un atto di civiltà al quale il nostro paese è rimasto troppo indietro. “Le donne in Italia sono all’altezza per esercitare una leadership in ogni settore” e aggiunge “la parità non si concede ma si costruisce con un sistema politico, economico e lavorativo in cui la parità è scelta come elemento necessario per esercitare la democrazia”. “Con il Piano Next Generation EU l’Italia avrà a disposizione 191 miliardi di euro per incidere su tre pilastri primari: Sud, Giovani e Donne”. Il governo – guidato da Mario Draghi – ha come obiettivo la parità di genere riconosciuto come un investimento e non un costo; quindi investire nelle donne significa promuovere lavoro, benessere ed equità sociale. La ministra conferma che a breve verrà disposto un piano in cui saranno definite azioni per singoli interventi. “Dal lato del lavoro” commenta “siamo sotto la soglia del 48%, occorre puntare alla media europea, 20% in più di posti di lavoro, incidendo sui territori e sulle donne del Sud Italia”. “Per gli asili nido è necessario raggiungere il 50% di posti di lavoro, media francese (Italia 24% della media nazionale). Questo traguardo può essere ottenuto modificando la legge Family Act che avrà un effetto moltiplicatore sulle donne spesso costrette a seguire i figli nella cura e nelle attività educative”.

Gender mainstreaming vs una valutazione della parità di genere

Simona Sala, Elena Bonetti, Emma D’Aquino

Il modello Gender mainstreaming costituisce la strategia europea per raggiungere una pari opportunità tra uomini e donne. Su questo modello il presidente del Consiglio Draghi ha lanciato la prima strategia per la parità di genere, dove la filosofia – simile alla campagna “non women non panel” – è che la parità venga considerata uno strumento di produttività economico-sociale, cioè ogni azione verrà misurata attraverso uno strumento di valutazione per ottenere un indice sistemico. “Sul piano della transizione energetica” sottolinea Bonetti “si adotteranno criteri ad hoc per aumentare l’impatto della componente femminile in ogni settore e successivamente verificare quanto la misura incida sull’occupazione femminile nei settori produttivi. Il concetto è introdurre – sia nel pubblico che nel privato – un’indicizzazione che promuova e valuti la parità di genere”. Ogni azienda dovrà specificare in modo trasparente quanto le azioni messe in campo hanno incentivato la parità nella leadership. “Solo così” afferma la ministra “sarà possibile premiare le azioni positive adottate dall’azienda, viceversa penalizzare quelle che non si dotano di tali criteri. Per quanto riguarda il bonus baby-sitter Bonetti chiarisce che il paese deve sostenere un welfare nel quale il carico di cura genitoriale è visto come una responsabilità che il genitore esercita in nome di tutti e va accompagnato. Il governo ha trovato 300 milioni di euro per gli aiuti alle lavoratrici (partite IVA, libere professioniste) ma sta studiando un piano per incrementare le risorse a partire dall’assegno unico universale che incide in buona parte sulle spese educative della famiglia.

Programma Europeo InvestEU 2021-2027

Evelyn Regner, Presidente della Commissione per i Diritti delle Donne

Evelyn Regner conferma che il Piano Europeo InvestEU 2021-2027 stanzia ingenti risorse per sostenere l’occupazione femminile. “Le donne penalizzate dalla pandemia” commenta “con questo piano hanno la possibilità d’essere maggiormente occupate. Pregiudizi, retaggi culturali, ingiustizia fiscale, scarso accesso al credito, hanno fatto credere che le donne siano meno propense a fare impresa. Invece sono loro a dar vita a piccole e medie imprese investendo capitale proprio senza dimenticare che sono anche impegnate in lavori sociali”. Obiettivo della Commissione è eliminare le ingiustizie, promuovere l’equità sociale, garantire l’accesso nei posti chiave e far sì che le banche concedano maggiori crediti alle donne. “Focus del piano” conclude Regner è “incentivare i micro finanziamenti, dare spazio all’economia sociale, promuovere la parità e premiare le qualifiche professionali con l’istruzione”.

Mariya Gabriel, promotrice della campagna “No Women No Panel”

Mariya Gabriel, promotrice della campagna “No Women No Panel”

La Commissaria europea Gabriel sostiene che esistono donne di talento che possiedono un forte potenziale imprenditoriale a favore dell’economia verde. Il 41% sono scienziate, ingegneri, il 48% sono laureate e rappresentano il 33% dei ricercatori ed il 32% ricoprono alte cariche universitarie; insomma, un universo che ha bisogno di maggiore visibilità. La campagna “No Women No Panel” nata nel 2018 intende garantire che almeno una donna partecipi ad ogni panel istituzionale per sensibilizzare il pubblico all’uguaglianza di genere.

Paolo Gentiloni Commissario europeo all’Economia

Valutazione dell’impatto di genere, il punto del Commissario europeo Paolo Gentiloni

Con Next Generation EU la Commissione dovrà sorvegliare sull’attuazione delle regole affinché vengano ben allocate le risorse per misurare la valutazione dell’impatto di genere (VIG). Da un lato verificherà l’impatto sugli investimenti, dall’altra sorveglierà affinché ogni paese rispetti le linee dettate dal Piano europeo. In ordine alla parità salariale – principio sancito dai Trattati di Roma nel 1954 ma rimasto sulla carta – Gentiloni specifica che il divario in Europa si attesta al 14% ma triplica sulle pensioni (33%).

Simona Sala, Paolo Gentiloni, Elena Bonetti, Emma D’Aquino

“Di recente” spiega “la Commissione Europea ha firmato la direttiva che obbliga le imprese a rendere trasparenti gli stipendi tra uomini e donne. Questo strumento di vigilanza sarà uno stimolo per le aziende e per le organizzazioni sindacali che avranno il compito di far rispettare la direttiva all’interno delle strutture imprenditoriali”. “Infine”, conclude Gentiloni “il Recovery plan sarà un’occasione per accelerare la parità di genere e Next Generation EU va proprio in questa direzione e aggiunge che la prima tranche dei fondi europei (circa 20 miliardi) potrebbe arrivare prima della pausa estiva.

Cristina Montagni

Il PE nella Giornata internazionale della donna: Emancipazione, leadership e trasparenza salariale

Un parterre d‘eccezione per ricordare la Giornata internazionale della donna durante la plenaria del PE l’8 marzo scorso. Sono intervenute alla commissione la Prima ministra neozelandese Ardern, la Vicepresidente americana Harris, il Presidente Sassoli e la Presidente von der Leyen per omaggiare le donne in prima linea contro il COVID-19. Il Parlamento europeo ha celebrato la Giornata Internazionale delle donne, ricordando l’importanza dell’emancipazione e della leadership femminile durante la pandemia.

Sassoli, Ardern, Harris e von der Leyen hanno reso omaggio alle donne in prima linea nella crisi del COVID-19 © Unione Europea 2021

In occasione della plenaria del Parlamento Europeoche ricordiamo si svolge dall’8 all’11 marzo a Bruxelles – il Presidente David Sassoli ha dichiarato: “La pandemia rischia di cancellare decenni di conquiste delle battaglie delle donne europee sul diritto al lavoro, alla condivisione del lavoro di cura, all’autonomia nelle relazioni, al rispetto e al diritto delle proprie scelte nelle relazioni affettive”. Ha poi sottolineato quanto il divario salariale di genere ha raggiunto traguardi inaccettabili: ”le donne in Europa guadagnano in media il 14,1% in meno degli uomini e questa disparità non è più accettabile”. “La proposta” ha detto Sassoli “è mettere al centro dell’agenda della Commissione Europea misure vincolanti per la trasparenza salariale.” Ha poi esortato tutti i Paesi dell’Unione a ratificare la Convenzione di Istanbul, e l’UE a considerare in maniera definitiva la violenza contro le donne reato a livello comunitario.

Index score for European Union 2020. Indicator that measures the complex concept of gender equality and based on the EU policy framework (EU 28 and some countries including Italy)

In un videomessaggio la prima ministra della Nuova Zelanda, Jacinda Ardern, ha sottolineato come il COVID-19 abbia accentuato le disuguaglianze tra donne e uomini affermando che “solo attraverso una piena inclusione delle donne a tutti i livelli di leadership è possibile garantire che le risposte alla pandemia soddisfino i bisogni di tutti”. Ritiene inoltre fondamentale sostenere le imprese guidate da donne, considerandole parte della strategia di ripresa dal COVID-19, cosicché possano accedere con maggiore facilità ai vantaggi nel commercio e servizi”.

La Vicepresidente degli Stati Uniti, Kamala Harris, ha parlato delle tante sfide che le donne hanno affrontato durante la crisi sottolineando che “dobbiamo garantire la sicurezza delle donne a casa e in ogni comunità, trattarle con dignità sul posto di lavoro sostenendo piani e condizioni favorevoli affinché possano prendersi cura delle famiglie ed eccellere sul posto di lavoro”. Ha poi aggiunto che “è tempo di offrire alle donne ruoli paritari nei processi decisionali, necessari per garantire democrazie libere e giuste”. “Non è solo un atto di buona volontà” ha commentato Harris “è una dimostrazione di forza. Se costruiamo un mondo a “misura” per le donne, le nazioni saranno più sicure, più forti e più prospere”. A fine conferenza Harris ha commentato sul futuro delle relazioni UE e Stati Uniti: “Il Presidente Biden e io non vediamo l’ora di lavorare con i membri del Parlamento europeo per consolidare l’alleanza transatlantica”. E conclude ”è essenziale lavorare insieme per portare avanti quei principi che rafforzano le democrazie: responsabilità e trasparenza, Stato di diritto e diritti umani. Non sprechiamo l’opportunità che abbiamo davanti a noi”.

La celebrazione della Giornata internazionale della donna si è conclusa con il discorso della Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che ha sottolineato: “troppe donne in Europa non hanno l’opportunità di lavorare e guadagnarsi da vivere. Oggi, il tasso di occupazione femminile è al 67% contro il 78% degli uomini, questo divario è inaccettabile”. “La scorsa settimana” ha ricordato “abbiamo fissato un nuovo obiettivo per l’Europa: dimezzare il divario occupazionale di genere e il traguardo del 78% entro la fine del decennio deve essere uguale per uomini e donne. Non sarà facile, ma faremo di tutto per raggiungere questo traguardo”. Infine, ha tenuto a precisare che la Commissione europea ha chiesto agli Stati membri che le donne siano al centro dei piani economici di ripresa dalla pandemia, solo così si può parlare di crescita per tutti.

Cristina Montagni

Settimana europea dell’uguaglianza di genere

Su iniziativa della commissione per i diritti delle donne, dal 26 al 29 ottobre il Parlamento europeo organizza la sua prima settimana europea sull’uguaglianza di genere.

Il 2020 è un anno speciale che segna il 25° anniversario della Dichiarazione di Pechino e della Piattaforma d’azione. Questo evento di grande rilievo offre l’opportunità di portare alla luce i risultati e le sfide future per il progresso dei diritti delle ragazze e delle donne e dell’uguaglianza di genere. Per dare spessore a questi aspetti, il Parlamento europeo insieme alla commissione per i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere, ha deciso di organizzare per la prima volta una settimana europea sull’uguaglianza di genere da lunedì 26 a giovedì 29 ottobre.

Tutte le commissioni del PE per celebrare l’occasione sono state invitate a partecipare a uno scambio di opinioni su argomenti relativi all’uguaglianza di genere e molte di loro hanno risposto favorevolmente. Per citarne alcuni, lunedì sera il Comitato per le libertà civili terrà un’audizione sulla tratta di esseri umani, martedì pomeriggio il Comitato speciale per la lotta contro il cancro terrà un’audizione pubblica su “Combattere il cancro al seno: sfide e opportunità” e mercoledì mattina la sottocommissione per i diritti umani organizzerà uno scambio di opinioni con importanti donne attiviste. Infine giovedì il Comitato per i diritti delle donne terrà un evento durante il quale il direttore dell’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (EIGE), Carlien Scheele, presenterà i risultati dell’indice sull’uguaglianza di genere 2020, con particolare attenzione alla digitalizzazione nel mondo del lavoro e alle sue conseguenze per l’uguaglianza di genere.

Per il programma completo degli eventi clicca qui.

Puoi guardare questi eventi tramite webstreaming su EP Multimedia Center

Cristina Montagni

70° anniversario della Dichiarazione Schuman – Festa dell’Europa

SchumanIl 9 maggio, il Parlamento europeo celebra il 70° anniversario della Dichiarazione Schuman con un programma trasmesso direttamente dall’Emiciclo di Bruxelles. 70 anni fa, Robert Schuman pronunciò la dichiarazione che gettò le basi dell’Unione europea. Ogni anno, il 9 maggio, ripensiamo ai valori fondanti del progetto europeo: pace e unità in Europa.

A causa delle attuali circostanze, l’evento annuale delle istituzioni europee si è trasformato in una giornata porte aperte virtuale. Sono stati organizzati una serie di eventi e mostre online intorno al tema della solidarietà e dell’azione dell’UE per affrontare la pandemia e le sue conseguenze economiche.
Tra i momenti salienti della giornata, ci sarà l’incontro tra il Presidente Sassoli e le organizzazioni che operano per la solidarietà in Europa. In un dibattito titolato “Il coraggio di agire: La lezione di Schuman a 70 anni di distanza”, il Presidente darà la parola ad una serie di organizzazioni che lavorano in prima linea per affrontare le conseguenze della crisi. Più tardi in mattinata, i due Vicepresidenti per la comunicazione, Othmar Karas e Katerina Barley, parteciperanno a un dibattito in diretta, aperto alle domande del pubblico, e saranno trasmesse le dichiarazioni video della maggior parte dei Presidenti dei gruppi politici. Diversi Presidenti di commissione risponderanno a domande sulla reazione dell’UE alla pandemia.

Robert Schuman

 

Jean Monnet, l’autore della dichiarazione Schuman, ha affermato che le persone non cambiano se non per necessità e che vedono la necessità soltanto in tempi di crisi. Ogni crisi rappresenta un’opportunità per compiere un passo in avanti. Analogamente, la crisi attuale accresce l’urgenza per l’Unione europea di avviare un processo volto a renderla più efficace, più democratica e più vicina ai cittadini.

 

L’evento sarà tradotto simultaneamente in 8 lingue.

Programma completo

Segui l’evento del Parlamento su Facebook per tutta la giornata

Da non perdere una mostra online con oggetti provenienti dall’archivio del Parlamento.

Servizio di ricerca del PE – Dichiarazione Schuman: 70 anni dopo (EN)

Dichiarazione Schuman 9 maggio 1950

https://www.eprs.europarl.europa.eu/politicalhouses/it

Cristina Montagni

 

Il Parlamento Europeo sollecita tutti gli Stati membri a ratificare la Convenzione di Istanbul

Per porre fine alla violenza contro le donne, i deputati del Parlamento Europeo il 28 novembre hanno chiesto a tutti gli Stati membri di aderire alla Convenzione di Istanbul e di ratificarla senza esitazioni.

Commissione Europea su violenza di genere

Con la risoluzione non legislativa, adottata il 28 novembre con 500 voti favorevoli, 91 contrari e 50 astensioni, si invita il Consiglio a concludere con urgenza la ratifica da parte dell’UE della Convenzione sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne, nota come Convenzione di Istanbul. Con questa risoluzione si esortano i sette Stati membri che l’hanno firmata, ma non ancora ratificata, a farlo in tempi brevi.

Occorre rammentare che la convenzione di Istanbul, adottata dal Consiglio d’Europa nel 2011, è entrata in vigore nel 2014 ed è stata firmata dall’UE nel giugno 2017. Si tratta del primo strumento internazionale di questo tipo: alla ratifica devono seguire norme globali e giuridicamente vincolanti per prevenire la violenza di genere, proteggere le vittime e punire i responsabili. Nonostante l’UE abbia firmato la Convenzione il 13 giugno 2017, sette Stati membri non l’hanno ancora ratificata: Bulgaria, Repubblica ceca, Ungheria, Lituania, Lettonia, Slovacchia, Lettonia, Slovacchia e Regno Unito e per questo si chiede a questi paesi di farlo senza indugi.

violence_against_womenAzioni concrete del Parlamento Europeo

Tutti i deputati condannano con fermezza gli attacchi e le campagne contro la Convenzione in alcuni paesi che si basano su un’interpretazione errata e una presentazione sbagliata del messaggio e della comunicazione al pubblico. La Commissione europea chiede quindi di considerare la lotta alla violenza di genere come priorità nella prossima strategia europea sul genere e di presentare un atto giuridico che affronti ogni forma di violenza di genere, comprese le molestie online e la violenza informatica. In aggiunta la stessa Commissione chiede che il fenomeno della violenza contro le donne sia inserito in un catalogo dei reati riconosciuti dall’UE.

Tutti gli Stati membri dovrebbero garantire che la Convenzione sia applicata correttamente assegnando finanziamenti adeguati e risorse umane ai servizi predisposti. È fondamentale fornire una formazione adeguata ai professionisti che si occupano delle vittime (magistrati, medici, funzionari di polizia). A tale proposito il Parlamento conferma uno stanziamento di 193,6 milioni di euro per azioni di prevenzione e lotta alla violenza di genere nell’ambito del programma Diritti e Valori.

Ulteriori informazioni

Risoluzione del Parlamento europeo del 28 novembre 2019 sull’adesione dell’UE alla convenzione di Istanbul e altre misure per combattere la violenza di genere

The Istanbul Convention: A tool to tackle violence against women and girls

Cristina Montagni

Donne, media e tecnologie: quale futuro nell’era digitale?

I media possono influenzare l’opinione pubblica, strutturare l’informazione, le ICT permeano ogni livello e area della società, hanno un potenziale considerevole per promuovere l’empowerment femminile. In Europa, solo il 9% degli sviluppatori, il 19% dei capi nei settori della comunicazione e il 20% dei laureati in informatica e nuove tecnologie, sono donne. Nel servizio pubblico dell’Unione europea la rappresentanza delle donne risulta bassa, sia nelle posizioni strategiche e operative di alto livello (36%) che nei consigli di amministrazione (33%). In generale, nei mezzi di comunicazione solo il 37% delle notizie è riportato da donne, una situazione che non è migliorata negli ultimi dieci anni; le donne sono per lo più invitate a fornire un’opinione popolare (41%) o un’esperienza personale (38%) e raramente sono citate in qualità di esperti (soltanto nel 17% delle notizie).

Donne nei media

In occasione della Giornata Internazionale della donna, l’Ufficio del Parlamento europeo in Italia ha scelto di portare all’attenzione del pubblico queste tematiche con un dibattito dal titolo “Donne, media e tecnologie -quale futuro nell’era digitale?”. L’incontro organizzato lo scorso 9 marzo dall’Ufficio del Parlamento europeo in Italia, insieme al Sakharov Prize Network del Parlamento europeo e in collaborazione con l’Associazione Donne e Tecnologie, ha visto come protagoniste dell’evento: Asma Kaouech, Sakharov Fellow, attivista e blogger tunisina, Fanni Raghman Anni Association; Valentina Parasecolo, giornalista RAI e blogger; Micaela Romanini, associata Donne&Tecnologie, vicedirettrice della Fondazione Vigamus (Video Game Museum).

Le protagoniste del dibattito

Alessia Gizzi, giornalista RAI TG3 PIXEL ha introdotto il tema dell’era digitale e della rappresentanza femminile nei media con una frase davvero significativa: “La donna non va rispettata, non è una specie protetta, la donna è un essere umano pari all’uomo, ha gli stessi ruoli e soprattutto lo stesso spazio di movimento”.

Il responsabile dell’ufficio di collegamento in Italia del Parlamento europeo, Pier Paolo Meneghini pone l’attenzione sull’importanza delle testimonianze, dello storytelling, e rivolge un augurio alle nuove generazioni sperando in un futuro che possa dare spazio e voce alle donne anche in ambiti manageriali.

Asma Kaouech, 25 anni e avvocato, fondatrice dell’Ong “Fanni Raghman Anni”, che significa “Artista nonostante me”, è stata testimone di come la tecnologia abbia fatto da trampolino di lancio per la rivoluzione tunisina del 2011. L’attivista parla della sua esperienza toccante e parte dalla visione di una società di eguali senza discriminazioni. Si racconta partendo da quella che è la sua grande ispirazione: la rivoluzione tunisina. Spiega con voce commossa la situazione della donna nei Paesi arabi e mette in evidenza quanto sia difficile sradicare alcune ideologie dalle menti dei gruppi tradizionalisti. Lei, come tanti altri, ha cominciato la rivoluzione con Facebook, unico media digitale accessibile dalla popolazione tunisina perché piattaforme come Youtube sono vietate dal regime Ben Ali.

Grazie ai nuovi media, in questo caso ai social media, Asma e gli attivisti tunisini sono riusciti a coinvolgere la popolazione nella lotta per le pari libertà e opportunità, perché le donne tunisine – ma in generale i tunisini – di ogni età e gruppo di appartenenza, sono in primis “human beings”. Attualmente Asma utilizza approcci alternativi basati sull’arte e sulla cultura per difendere e sostenere i diritti umani principalmente nelle regioni sfavorite. L’organizzazione “Fanni Raghman Anni”, da lei diretta, sta lavorando nel campo della prevenzione e del contrasto all’estremismo violento in Tunisia, aumentando la resilienza dei giovani, delle donne e delle comunità locali utilizzando il concetto di patrimonio culturale. Asma spiega quanto sia importante l’educazione familiare, quanto i genitori possano fare la differenza nell’educazione dei propri figli e soprattutto delle proprie figlie, perché ci sono altre cose oltre al matrimonio. Esistono le idee, le opportunità di viaggiare, avere un buon lavoro e conoscere nuove persone. A chiusura del dibattito su tecnologia e futuro, Asma ha posto il problema tunisino nella difficoltà di accesso ai laptop o agli smartphone da parte delle donne a causa dei costi elevati e come nel settore della comunicazione le donne sono considerate “complementi d’arredo”. Ma avverte, “il futuro dipende da noi. Non possiamo arrenderci. Non abbiamo scelta”. 

La giornalista Valentina Parasecolo, co-fondatrice de ilbureau.com, consulente web per Rai Cultura e autrice per il programma Community di Rai Italia, spiega la sua esperienza personale nel mondo del lavoro e dei media con grande entusiasmo. Concentra la narrazione sulla figura della donna soprattutto nel mondo del lavoro e sulla difficile conciliabilità legata all’essere di sesso femminile. Incita le giovani a non rinunciare alla propria identità e alla maternità per il lavoro e invita i giovani a non arrendersi mai, a fare ricerche ed essere sempre aggiornati perché le opportunità ci sono, basta sapere dove “pescare”!

Micaela Romanini, Vice Direttrice di Fondazione VIGAMUS, Event Director di Gamerome, nel suo intervento presenta l’associazione Women&Tech nata nel 2009 da un’idea di Gianna Martinengo. La Martinengo si occupa principalmente di valorizzare il ruolo delle professioniste nel settore dei media e della tecnologia mettendo insieme tantissime donne provenienti dal settore STEAM. La Romanini evidenzia l’assenza completa della figura femminile nei ruoli manageriali nei settori con i quali ha collaborato. Invita quindi le ragazze a non scoraggiarsi perché nel settore del videogioco non bisogna essere un “nerd” ma si può aspirare ad una carriera diversa da quella del game designer o del programmatore.

Cristina Montagni