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Le mamme digitali chiedono l’intervento delle istituzioni

Le mamme-in-Parlamento-5Le mamme italiane sono alla guida della rivoluzione digitale, al fianco degli adolescenti. Questa riflessione nasce dall’idea di “Mamme in Parlamento”, primo incontro tra le mamme digitali e le istituzioni italiane, in una prospettiva di cooperazione positiva per la crescita del Paese dove le mamme digitali rappresentano in Italia il 92%. All’evento, presentato il 6 giugno alla Camera dei Deputati, e organizzato in Parlamento dall’agenzia FattoreMamma con l’associazione Italian Digital Revolution, sono intervenuti esponenti del mondo politico e imprenditoriale ed è stata un’occasione per portare davanti alle istituzioni temi che sono a cuore delle mamme e delle famiglie italiane chiedendo di accorciare le distanze con le sedi decisionali grazie all’impiego delle nuove tecnologie. Il dibattito, ha visto la partecipazione di numerose mamme blogger, iperconnesse, pronte a ricercare mamme digitalisoluzioni ai problemi della vita di tutti i giorni. “Nel nostro paese crescono solo le famiglie con figli unici – ha affermato il ministro per gli Affari regionali con delega alla famiglia, Enrico Costa – e i dati sulla natalità non sono positivi”. Nel 2016 l’Istat registra un record negativo sulla natalità che scende a 474 mila nati nel 2017. Questo calo demografico, secondo Costa, è dovuto “alle notevoli difficoltà a conciliare la vita lavorativa con quella familiare. Per questo motivo è necessario introduzione il Testo unico della famiglia , una norma che metta insieme misure a sostegno della famiglia”. Crescono invece le mamme digitali per raggiungere determinati obiettivi”. Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha sottolineato l’importanza del ruolo delle mamme e della rete che può “dare un grande aiuto come strumento di confronto e di discussione”. Durante l’incontro è stato presentato un sondaggio realizzato da FattoreMamma allo scopo di esplorare le reali esigenze dell’universo materno in preparazione di un vademecum per chi vuole costruire un contesto sociale e psicologico scevro da particolari difficoltà.

Gli argomenti trattati nel sondaggio hanno toccato temi quali lavoro, scuola e salute e il campione ha coinvolto 1.242 madri italiane. Dal sondaggio emerge che il 75% delle intervistate sottolinea l’inconciliabilità tra la vita lavorativa e familiare dovuto al rientro precoce dalla maternità, la mancanza di misure di incentivazione delle aziende affinché considerino il lavoro femminile una opportunità, piuttosto che un problema, e la necessità di avere una maggiore flessibilità di orari nei tempi di lavoro. Il 62% delle intervistate richiede anche un maggiore sostegno economico a favore della maternità e il 58% reclama una maggiore tutela dal punto di vista legislativo.

Per quanto riguardo la scuola, l’incompatibilità con gli orari di lavoro è riconosciuta dal 60% delle intervistate, dove rispetto altri paesi europei, il sistema scolastico prevede una distribuzione delle vacanze e una gestione degli orari più flessibili, viene citato spesso come esempio da seguire. Un tema sentito è quello della inaccessibilità degli asili nido, che si concretizza nella scarsa disponibilità di posti nei nidi pubblici, e dei costi insostenibili di quelli privati.

Il 67% delle intervistate, ritiene lunghi i tempi di attesa nelle prestazioni sanitarie soprattutto se questi esami riguardano la gravidanza. A questo tema si lega l’inevitabile necessità di un sostegno economico e di agevolazioni per l’acquisto di farmaci e per le prestazioni sanitarie in genere.

Evidenziate le criticità, l’indagine ha chiesto alle mamme di proporre alcune soluzioni. L’83% delle mamme ritiene utile dialogare con le istituzioni attraverso una piattaforma digitale. Il pensiero comune è che esiste un gap tra le esigenze reali delle mamme e le istituzioni, un dialogo diretto potrebbe favorire una maggiore comprensione delle loro istanze. La genitorialità dunque andrebbe riconosciuta come lavoro sociale e non un peso per la collettività.

Secondo Jolanda Restano, fondatrice di FattoreMamma, è tempo di cogliere queste opportunità per modernizzare il paese partendo anche dal rendere le donne e le mamme più libere di contribuire in ogni modo alla sua crescita. Per Rosangela Cesareo dell’AIDR, ora più che mai c’è bisogno di formazione e questa deve partire dal basso, dalle scuole. Così come le altre materie, occorre trovare lo spazio anche il digitale. Questa è la vera rivoluzione della nostra era, dove tutti devono prendere coscienza e agire di conseguenza.

Cristina Montagni

Internet e lavoro, il gender gap è ancora una forte realtà

“La donna è il motore della società nella battaglia quotidiana. Ogni giorno è alle prese con il problema di dover coniugare i molteplici impegni familiari e di lavoro. Pertanto, diventa più che mai strategico il ruolo della mobilità e della sicurezza in città, asset fondamentali di una smart city”.

Non usa mezzi termini Simona Vicari, sottosegretario ai Trasporti e alle Infrastrutture, intervenuta al convegno dal titolo “Digital Women”, organizzato dall’associazione Italian Digital Revolution presso la Biblioteca della Camera dei deputati, insieme a rappresentanti del mondo delle istituzioni, della ricerca e dell’imprenditoria.

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Quando si parla di smart city al femminile – spiega la Vicari – si parla di inclusione sociale che non può prescindere da una progettualità women based, che veda le donne promotrici e utilizzatrici dei servizi digitali. Ma c’è ancora molto lavoro da fare per ridurre il digital gap tra uomini e donne e tra donne del Nord e del Sud. Fondamentale è puntare sulla formazione digitale per avere cittadine consapevoli che possano sfruttare al meglio le nuove opportunità al fine di migliorare la qualità della propria vita. È dimostrato che la crescita del web offre alle donne molte opportunità di lavoro, inoltre la rete può rappresentare un’alleata al servizio del genere femminile in un processo di piena realizzazione delle pari opportunità. A beneficio anche della pubblica amministrazione l’irruzione sulla scena di nuove professionalità sposta in avanti il cuore del problema, rappresentato dal gender gap imperante anche nel settore delle competenze digitali. Ci sono sempre più donne preparate ed esperte in materia digitale, ma sono ancora poche quelle che ricoprono ruoli manageriali in istituzioni e in aziende tecnologiche. Si calcola che circa il 70% delle imprese, meno del 25% delle donne ha incarichi tecnico-scientifici, alle quali viene riconosciuta maggiore capacità in termini di problem solving, di decision marking e di multitasking. Per Milly Tucci, responsabile dell’Osservatorio donne digitali dell’AIDR, fare il punto sull’uso di internet per migliorare la PA con le donne protagoniste del cambiamento in una fase ‘disruption’. L’impegno futuro è quello di sconfiggere la resistenza culturale, ancora molto sentita, e di acquisire maggiori competenze con la scelta, da parte delle più giovani, di indirizzi di studio STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica). Un recente rapporto compilato da S&P Global Market Intelligence e pubblicato dal Financial Times, indica che il numero delle donne con l’incarico di amministratore delegato nelle 350 più grandi società europee quotate in Borsa è raddoppiato negli ultimi sette anni, ma rappresentano soltanto il 4 per cento del totale: in sostanza, erano 7 nel 2009, sono circa 15 oggi. Prosegue anche la marcia di avvicinamento all’eguaglianza tra i sessi nelle stanze dei bottoni, come dimostrano gli Stati Uniti, dove, dal 2009 al 2016, le donne Ceo sono passate da 18 a 27. 

mde

Dati incoraggianti – sostiene Rosangela Cesareo, blogger e socia dell’AIDR– sottolineano il ruolo che la donna ha assunto nella nostra società, tra mille discriminazioni e difficoltà. Il digitale in Italia è ormai di colore rosa perché sono tantissime le donne che occupano ruoli di primo piano in questo settore e rappresentano delle vere e proprie eccellenze. Guardiamo ad esempio alle cosiddette ‘mamme digitali’: un fenomeno straordinario, testato tra l’altro dai numerosi studi eseguiti sull’argomento, che dimostra come le mamme italiane siano le più digitalizzate al mondo.

Cristina Montagni