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Soprattutto Donna! Valore e Tutela del Caregiver Familiare

Si scrive caregiver – “chi si prende cura” – si legge donne. Un ruolo svolto da loro per il 92% e per il 31% sono sole. Manager delle cure familiari assistono un parente ammalato o disabile, parlano con il medico di famiglia, il pediatra, il cardiologo, l’oncologo e così via. Una realtà che coinvolge 9 italiane su 10, ma 1 su 5 non ce la fa. Un esercito femminile, che per conciliare famiglia e lavoro, trascura sé stessa e la propria salute, e in alcuni casi rimane sola nella gestione della malattia, anche se grave. L’allarmante fotografia è stata analizzata il 7 marzo a Roma al Tempio di Adriano in occasione dell’evento di Farmindustria, in collaborazione con Onda, insieme alla presentazione dell’indagine condotta da Ipsos per Farmindustria. Al convegno sono intervenuti Massimo Scaccabarozzi, Presidente Farmindustria, Enrica Giorgetti, Direttore Generale Farmindustria, Emilia Grazia De Biasi, Presidente Commissione Igiene e Sanità Senato della Repubblica, Chiara Ferrari, Group Director Ipsos, e Beatrice Lorenzin, Ministro della Salute.

Indagine Ipsos sul ruolo della donna come protagonista e influencer nel caregiving

Il caregiving familiare in Italia è lasciato nelle mani delle donne che cercano di bilanciare l’impegno con le necessità, i propri interessi e le proprie aspirazioni. Le donne ricoprono un ruolo sociale che produce elevati risparmi economici per le casse dello Stato. Hanno bisogno, come emerge dall’indagine Ipsos, di un welfare che le aiuti a prendersi cura della famiglia e di sé stesse. Una funzione svolta in via sussidiaria dalle industrie. 

Dallo studio Ipsos/Farmindustria, su un campione di 800 donne adulte in Italia, soltanto il 14% delle italiane di 18 anni ed oltre, il coinvolgimento come caregiver è nullo. Per il restante 86%, con diversi gradi di impegno, l’equilibrismo tra molteplici ruoli e compiti è un esercizio quotidiano. In particolare, le necessità familiari che ruotano attorno alla sfera della salute, sono di competenza delle donne per la presenza al momento della prevenzione (66%), sul percorso terapeutico (65%), e interlocutrici privilegiate del medico nella fase della diagnosi (58%), e della terapia (59%). Questa incombenza è più sentita quando si tratta della salute dei bambini, allorché la donna delega al partner solo in una ristrettissima minoranza di casi la cura (6%) e l’interlocuzione con il pediatra (5%). Aumenta il grado di autonomia quando è la donna ad aver bisogno di cure: nel 46% dei casi per problemi lievi di salute e nel 29% per gli eventi più gravi, la donna fa da sé. Fa tanto più da sé, quanto più è abituata ad assumersi molteplici responsabilità (68% delle donne con alto tasso di coinvolgimento nel caregiving). Il 28% delle donne intervistate, ha almeno un soggetto bisognoso di accudimento, perché portatore di una fragilità. In prevalenza si tratta di persone anziane, più o meno autosufficienti (20% sul totale) ma in un caso su dieci si tratta di un malato grave o un soggetto disabile. Nelle famiglie in cui la donna si occupa di un malato – 9% dei casi – quasi sempre è una persona anziana (madri, padri, coniugi), mentre rari sono i figli malati ad essere accuditi. Anche in questo caso, la delega è nulla: un terzo delle donne fa da sé, circa la metà può contare su un aiuto in famiglia mentre soltanto nel 14% dei casi, si appoggia ad un aiuto esterno. Questo incide sulla soddisfazione personale (51% insoddisfatte, tra coloro che si occupano di un malato grave). L’elevato coinvolgimento, e lo sforzo che il caregiving richiede loro, fa sì che la percezione delle donne rispetto alle politiche di welfare in Italia, risulti arretrato se confrontato con il resto dell’Europa (69% delle intervistate). Appare chiaro alle donne italiane che la crisi ha generato un cambiamento sui bisogni della popolazione (72%) e che i decisori politici non hanno saputo interpretare il sistema di welfare (70%), soprattutto ai bisogni delle fasce di popolazione più deboli (69%). Le italiane sono consapevoli che l’attuale sistema non è sostenibile (46%) e la capacità di perequazione sociale è limitata (32%). Metà delle intervistate (48%), ritiene che il mondo dell’impresa potrebbe sostenere parte dell’onere di protezione. Tra le lavoratrici (circa il 40% delle intervistate) una lavoratrice su 4 (26%) non conosce il meccanismo, mentre il 23% dispone in azienda di una misura di sostegno, ma solo il 7% ne fa uso e lo giudica una buona misura per la gestione nel work-life balance (equilibrio tra vita personale e professionale).

Le soluzioni dell’industria farmaceutica 

Nelle imprese del farmaco il welfare aziendale è sviluppato più di altri settori. Il 100% delle donne ha a disposizione previdenza e sanità integrativa – grazie al contratto collettivo e alle facilitazioni offerte dalle stesse aziende – e ha il 70% servizi di assistenza, nel 32% dei casi specificamente per i familiari anziani o non autosufficienti.  Oltre il 90% delle lavoratrici può utilizzare servizi per “dilatare” il tempo che sembra non bastare mai quali trasporti, mensa, carrello della spesa o altri fringe benefit. Senza dimenticare agevolazioni come il part-time o lo smart working.

“Le donne oggi sono sempre più “superdonne”, ha commentato Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria. Per questo vogliamo lanciare un’alleanza terapeutica che definiamo della tripla A (Appropriatezza-Aderenza-Alleanza). L’industria farmaceutica – ha commentato – è consapevole del ruolo della donna perché da anni è “rosa”. La quota femminile è del 42% sul totale, con punte di oltre il 50% nella R&S (ricerca e sviluppo) e un dirigente su tre è donna, mentre negli altri settori la quota è di uno su dieci. Vogliamo insistere sul fattore “D”, come donna. E trovare soluzioni concrete che possano essere di supporto alle donne”, ha concluso Scaccabarozzi.

Il punto di vista delle Istituzioni

“Il caregiver deve diventare una figura riconosciuta” – ha dichiarato la presidente della commissione Sanità al Senato, Emilia De Biasi. “Non c’è ancora una società pronta ad accogliere una donna madre ed è qui che la politica deve intervenire”. Con la legge di Bilancio 2018, spiega la vice presidente della commissione Sanità al Senato, Maria Rizzotti, è stato istituito un fondo ad hoc per il sostegno del ruolo di cura e assistenza del caregiver familiare. Ha anche precisato che nella prossima legislatura si dovranno capire quante risorse saranno disponibili per il caregiving e vigilare per evitare sprechi finanziari. 

Per il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin serve una politica al passo con i tempi. “Il governo si deve adattare alla nuova popolazione, pensando alla gestione degli anziani, alla trasformazione del lavoro, perché è impensabile che a 65 anni un cittadino farà lo stesso mestiere che a 25. Questo nuovo welfare richiederà più risorse e per questo è importante che il 60% delle donne lavori per contribuire al Pil e raggiungere il livello europeo. Oggi le donne si ammalano di più perché si trascurano, quindi vanno tutelate con servizi adeguati. Quando sarà loro concesso di essere madri e lavoratrici, allora l’Italia potrà cominciare a crescere in termini di natalità”.

Cristina Montagni

Le mamme digitali chiedono l’intervento delle istituzioni

Le mamme-in-Parlamento-5Le mamme italiane sono alla guida della rivoluzione digitale, al fianco degli adolescenti. Questa riflessione nasce dall’idea di “Mamme in Parlamento”, primo incontro tra le mamme digitali e le istituzioni italiane, in una prospettiva di cooperazione positiva per la crescita del Paese dove le mamme digitali rappresentano in Italia il 92%. All’evento, presentato il 6 giugno alla Camera dei Deputati, e organizzato in Parlamento dall’agenzia FattoreMamma con l’associazione Italian Digital Revolution, sono intervenuti esponenti del mondo politico e imprenditoriale ed è stata un’occasione per portare davanti alle istituzioni temi che sono a cuore delle mamme e delle famiglie italiane chiedendo di accorciare le distanze con le sedi decisionali grazie all’impiego delle nuove tecnologie. Il dibattito, ha visto la partecipazione di numerose mamme blogger, iperconnesse, pronte a ricercare mamme digitalisoluzioni ai problemi della vita di tutti i giorni. “Nel nostro paese crescono solo le famiglie con figli unici – ha affermato il ministro per gli Affari regionali con delega alla famiglia, Enrico Costa – e i dati sulla natalità non sono positivi”. Nel 2016 l’Istat registra un record negativo sulla natalità che scende a 474 mila nati nel 2017. Questo calo demografico, secondo Costa, è dovuto “alle notevoli difficoltà a conciliare la vita lavorativa con quella familiare. Per questo motivo è necessario introduzione il Testo unico della famiglia , una norma che metta insieme misure a sostegno della famiglia”. Crescono invece le mamme digitali per raggiungere determinati obiettivi”. Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha sottolineato l’importanza del ruolo delle mamme e della rete che può “dare un grande aiuto come strumento di confronto e di discussione”. Durante l’incontro è stato presentato un sondaggio realizzato da FattoreMamma allo scopo di esplorare le reali esigenze dell’universo materno in preparazione di un vademecum per chi vuole costruire un contesto sociale e psicologico scevro da particolari difficoltà.

Gli argomenti trattati nel sondaggio hanno toccato temi quali lavoro, scuola e salute e il campione ha coinvolto 1.242 madri italiane. Dal sondaggio emerge che il 75% delle intervistate sottolinea l’inconciliabilità tra la vita lavorativa e familiare dovuto al rientro precoce dalla maternità, la mancanza di misure di incentivazione delle aziende affinché considerino il lavoro femminile una opportunità, piuttosto che un problema, e la necessità di avere una maggiore flessibilità di orari nei tempi di lavoro. Il 62% delle intervistate richiede anche un maggiore sostegno economico a favore della maternità e il 58% reclama una maggiore tutela dal punto di vista legislativo.

Per quanto riguardo la scuola, l’incompatibilità con gli orari di lavoro è riconosciuta dal 60% delle intervistate, dove rispetto altri paesi europei, il sistema scolastico prevede una distribuzione delle vacanze e una gestione degli orari più flessibili, viene citato spesso come esempio da seguire. Un tema sentito è quello della inaccessibilità degli asili nido, che si concretizza nella scarsa disponibilità di posti nei nidi pubblici, e dei costi insostenibili di quelli privati.

Il 67% delle intervistate, ritiene lunghi i tempi di attesa nelle prestazioni sanitarie soprattutto se questi esami riguardano la gravidanza. A questo tema si lega l’inevitabile necessità di un sostegno economico e di agevolazioni per l’acquisto di farmaci e per le prestazioni sanitarie in genere.

Evidenziate le criticità, l’indagine ha chiesto alle mamme di proporre alcune soluzioni. L’83% delle mamme ritiene utile dialogare con le istituzioni attraverso una piattaforma digitale. Il pensiero comune è che esiste un gap tra le esigenze reali delle mamme e le istituzioni, un dialogo diretto potrebbe favorire una maggiore comprensione delle loro istanze. La genitorialità dunque andrebbe riconosciuta come lavoro sociale e non un peso per la collettività.

Secondo Jolanda Restano, fondatrice di FattoreMamma, è tempo di cogliere queste opportunità per modernizzare il paese partendo anche dal rendere le donne e le mamme più libere di contribuire in ogni modo alla sua crescita. Per Rosangela Cesareo dell’AIDR, ora più che mai c’è bisogno di formazione e questa deve partire dal basso, dalle scuole. Così come le altre materie, occorre trovare lo spazio anche il digitale. Questa è la vera rivoluzione della nostra era, dove tutti devono prendere coscienza e agire di conseguenza.

Cristina Montagni