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A Roma la Corte Suprema di Cassazione apre alla I° Conferenza Nazionale su “L’Eccellenza è Donna”

Storie di donne eccellenti, esperienze uniche, insieme per arrivare all’equilibrio di genere che non è la quota, né la parità salariale ma interessa temi più ampi che investono l’intera società. Così l’Alta Corte di Cassazione di Roma, il 30 giugno per la prima volta ha aperto le porte alla I° Conferenza Nazionale sul tema “L’Eccellenza è donna”.

Corte Suprema di Cassazione – I° Conferenza Nazionale su “L’ECCELLENZA E’ DONNA”

Il talk diviso in tre panel, organizzato dall’Associazione 7 Colonne e Tutti Europa 2030, grazie all’intuito delle organizzatrici, Silvia Sticca e Francesca Romana D’Antuono, hanno indicato le strategie per realizzare l’equilibrio di genere e il valore della lobby per tradurre le istanze femminili in linguaggio politico con azioni di pressione sulle istituzioni. Dal focus “Esperienze” sono emerse le qualità femminili per raggiungere traguardi spesso privilegio degli uomini. Nel panel “Donne, Pace e sicurezza” le oratrici hanno conversato sul ruolo di leader nelle comunità e in “Associazione ed attivismo” è emersa la spinta dal basso delle associazioni per ottenere la parità di genere. Il fil rouge di rappresentanti del mondo accademico, giurisprudenza, pubblica amministrazione ed economia è stato il target 5 dell’Agenda ONU e la Risoluzione n. 1325 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite su “Donne, Pace e sicurezza”, che ha sottolineato la capacità di essere “agenti di cambiamento” nei processi di pace nelle aree di conflitto (missioni internazionali, mediazione, negoziazione, costruttrici di pace) e leader indiscusse nella scena pubblica.

Il faticoso cammino delle donne divise fra stereotipi e carriere eccellenti

Essere donna e giudice fa la differenza in senso positivo, ma in passato i traguardi professionali erano subordinati agli impegni familiari soprattutto in tempi dove esistevano marcate asimmetrie di trattamento, senza dimenticare che nel diritto di famiglia vi erano disparità tra moglie e marito, figli illegittimi e naturali, coniugi e conviventi. L’emancipazione passa per la capacità di mediare situazioni ostili e consente ai giudici di assolvere al ruolo fisiologico di mediatori, tra astrattezza, semplificazione e complessità per raggiungere un risultato favorevole. Gli ostacoli nella carriera nascono dalla mancanza di servizi a supporto della famiglia, occorre uscire dagli schemi, fare squadra per conquistare il giusto posto nella società. Attualmente stereotipi nei settori della scienza e ricerca sono evidenti, ma le donne che ce l’hanno fatta possono dedicarsi al mentoring, affiancare le giovani studiose nel trasferire consigli, informazioni ed esperienze. Un rapporto che non termina con l’apprendimento ma dura nel tempo soprattutto per chi è orientato alla ricerca. In questo contesto pregiudizi e stereotipi vanno superati soprattutto se si guarda alla carriera forense il cui gap uomo-donna tocca il 50%. Per agevolare le pari opportunità bisogna sostenere la maternità in un’ottica sistemica, incidere sulle competenze ed occupare spazi a lungo negati.

A sinistra Drssa Maria Pia Turiello, al centro Drssa Elisabetta Nistri, a destra Drssa Asmae Dacian

Diplomatiche e costruttrici di pace e stabilità

Nell’attuale contesto storico è necessario far fronte alle crisi internazionali e riflettere sul peso delle donne nei processi di pace. Tema nodale cui è impegnata la comunità internazionale; dalle Nazioni Unite alle organizzazioni regionali, dai singoli Stati alla società civile. Davanti al cambiamento le donne mostrano sensibilità nell’affrontare situazioni avverse, una naturale capacità di resilienza rispetto agli eventi traumatici; la forza di ricostruire sé stesse, la propria famiglia, la comunità di appartenenza partendo dalle radici per crescere e generare vitalità. Nel mondo le donne sono protagoniste nei processi di ricostruzione per evitare i conflitti, risorsa determinante per garantire pace e sicurezza nelle fasi di prevenzione e ricostruzione negli eventi post bellici. La presenza femminile nei processi decisionali è risolutiva nell’attuare soluzioni diplomatiche di lungo periodo soprattutto nelle aree di maggiore instabilità; perciò, stimolare la loro leadership significa andare oltre la parità di genere. Più donne vengono coinvolte in Parlamento e nella società civile, minori sono i livelli di violenza e rischi di guerre con la conseguenza di un calo nelle violazioni dei diritti umani in Paesi in cui la legge non è uguale per tutti.

Donne offese e depredate dei diritti fondamentali

Per comprendere la genesi dei conflitti occorre analizzare le radici del fenomeno e cosa ne ha impedito il naturale processo di dialogo. Nel mondo le ostilità sono quasi sempre asimmetriche; si consumano a scapito delle popolazioni deboli e in aree dove esiste già una violazione dei diritti umani. Le donne private dei principali diritti, istruzione, salute fisica e psichica, lavoro, casa etc pagano un alto prezzo in termini di abusi, matrimoni precoci, privazioni e vessazioni anche dalla famiglia di origine. Sostenere la pace è uno status in cui ogni cittadino si impegna a rispondere ai propri doveri e vedere riconosciuti i propri diritti iniziando dalle relazioni sociali, famiglia e accesso all’educazione. Quest’ultima condizione consente a bambini e bambine di comprendere i valori umani quali rispetto e dignità degli individui. Si pensi alle violenze subite da migliaia di donne e ragazze afgane cui viene negato l’accesso all’educazione, al lavoro, alle cure sanitarie condizionando la loro intera esistenza.

Avv. Silvia Sticca, Vice Presidente Associazione 7 colonne

La doppia faccia del diritto negli scenari di guerra

Spesso si afferma che nei Paesi in via di sviluppo le guerre sono combattute con le armi mentre in quelli sviluppati sono accompagnate da leggi ingiuste, sistemi sociali iniqui che terminano in una marcata violazione dei diritti fondamentali. Durante i conflitti i diritti sono apertamente violati, ed è proprio in Europa che il diritto ha subito nella collettività mutamenti socio-economici attraversati dalle globalizzazioni. All’interno di questi scenari si insinua la guerra normativa, una guerra che impiega la legge come arma per raggiungere scopi illegittimi, sfocia in mutamenti psicologici ed un uso arbitrario del diritto che illegalmente si sostituisce ai giudici e ai tribunali. Sebbene in questi ultimi trent’anni si è discusso di una guerra economica, poco si è parlato di quella normativa che ha prodotto un corredo legale impiegato da Stati, privati e settori pubblici per realizzare protocolli di intesa, accordi e regolamenti e consolidare posizioni strategiche sul mercato globale. Queste analisi derivanti dalla guerra normativa, non possono non affiancarsi a quelle giuridiche. Alcuni Paesi, infatti, per contrastare l’abuso del diritto hanno adottato norme ad hoc per tutelare importanti comparti strategici sviluppando una propria politica estera, mentre quelli che hanno abbattuto le barriere legali – per poi accorgersi dell’inefficacia delle leggi nazionali – hanno compromesso la propria autonomia, l’industria strategica, la stabilità interna e l’intero sistema democratico.

Cristina Montagni

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE  DI ROMA - I° CONFERENZA NAZIONALE “L’ECCELLENZA E' DONNA”

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE DI ROMA – I° CONFERENZA NAZIONALE “L’ECCELLENZA E’ DONNA”

Alla conferenza sono intervenute: Avv. Silvia Sticca; Dott.ssa Maria Pia Turiello; Drssa Francesca Romana D’Antuono; Drssa Adelaide Amendola; Prof. Paola Balducci; Drssa Marica Caldarulo; Drssa Ivana Vaccari; Drssa Sveva Avveduto; Avv. Irma Conti; Drssa Cristina Di Silvio; Drssa Margherita Romanelli; Drssa Elisa Ercoli; Drssa Maria Ludovica Bottarelli; Drssa Gaia Van Der Esch; Drssa Annamaria Nassisi; Drssa Sabrina Zuccalà; Drssa Maria Pia Turiello; Drssa Asmae Dacian; Drssa Elisabetta Nistri; Generale A.M. Michele Scillia; Drssa Solange Manfredi; Drssa Dafne Carletti. Tra i partner alla conferenza, con le relative rappresentanti, hanno aderito la Bocconi Business School, Differenza Donna, Women20 (official G20 engagement group focused on gender equity), G20 Empower, Donne in Vaticano, la Federazione italiana donne arti professioni e affari, l’European women’s lobby, Women in International Security, Tra le Donne, MovimentoBlu, Istituto Italiano per lo studio delle politiche ambientali e lo United States Foreign Trade Institute.

Osservatorio 4.Manager. Certificazione di genere modello virtuoso pensato per le imprese

Con 63,5 punti su 100, l’Italia si colloca al 14esimo posto fra i paesi UE per indice di uguaglianza di genere, questa è la classifica diffusa dalla European Institute for Gender Equality (EIGE). Per superare il gender gap nelle aziende un aiuto arriva dalla certificazione della parità di genere che avrebbe un impatto positivo sul PIL dal 9 all’11% e stimolerebbe le aziende a adottare sistemi di policy per attivare cambiamenti virtuosi urgenti e necessari.

La priorità per l’Italia è ridurre le disuguaglianze di genere. Attualmente il tasso di occupazione si attesta intorno al 50%, inferiore alla media europea che si associa ad una esigua crescita nelle carriere apicali; poche le donne ai vertici di organizzazioni, aziende, società quotate e non quotate come amministratori delegati o presidenti di società. Studi internazionali (OCSE, Fondo Monetario) hanno rilevato quanto il progresso economico dipenda dalla componente femminile, quindi, non si può non tenere conto del loro coinvolgimento nel mercato del lavoro. La parità di genere è un asset strategico (obiettivo 5 del PNRR) e costituisce la visione di una società più equa. Di questo e altro si è parlato al workshop Politiche di genere per imprese e manager. Azioni e strumenti svolto il 28 giugno a Roma nella sede di Confindustria, organizzato da 4.Manager e Federmanager. Focus del seminario la certificazione di genere per le imprese (parità contributiva legge 132/2021), valore della certificazione per le aziende e sostegno all’empowerment femminile partendo dalla conciliazione famiglia e lavoro. Per rispondere agli interrogativi l’Osservatorio Federmanager ha condotto uno studio analizzando i trend economici e di mercato con l’obiettivo di identificare le equità di genere in campo manageriale nel nostro Paese.

Risultati Osservatorio Federmanager sul gender gap e imprenditoria femminile in Italia

L’equità di genere non è solo un tema di diritti; dal G7 alla COP26 è emerso il concetto che non è possibile pensare ad una economia basata sulla sola presenza maschile. L’Osservatorio 4.Manager ha monitorato il numero di donne imprenditrici durante tutto l’anno con la conseguenza che oggi in Italia le posizioni manageriali femminili rappresentano il 28% del totale e si riducono al 19% se le attività sono regolate da un contratto da dirigente, con un incremento annuo dello 0,3% negli ultimi 10 anni. L’analisi elaborata su un campione di 6mila aziende manifatturiere italiane ha puntualizzato che il 14% sono a conduzione femminile e il 79% a conduzione maschile. Le imprese a guida femminile operano nel tessile per il 21% e si concentrano nel sud Italia per il 19%. Dall’Osservatorio emerge che le imprese femminili nel comparto manifatturiero hanno un basso tasso di innovazione ma una elevata propensione alla transizione sostenibile: solo il 12% delle imprese è innovativa contro l’88% delle maschili, mentre il 66% delle imprese femminili ha maggiore propensione alla transizione sostenibile contro il 34% delle maschili.

Proiezioni del Piano Strategico Nazionale 2021-2026

All’interno del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) il Governo ha introdotto un capitolo per contrastare le discriminazioni nei confronti delle donne, annunciando l’adozione di un Piano Strategico Nazionale 2021-2026, allineandosi così alla Commissione europea che si pone entro il 2026 l’incremento di 5 punti nella classifica stilata dall’EIGE. In questo scenario rientra la legge sulla parità retributiva (1° gennaio 2022) che stabilisce un Sistema Nazionale di Certificazione di Genere dove il PNRR mette a disposizione 10 milioni di euro per sollecitare le imprese ad intraprendere policy mirate per ridurre il divario nei settori più critici come opportunità di carriera, parità salariale, politiche di gestione delle differenze di genere e tutela alla maternità. Chi possiede la certificazione ha diritto ad uno sgravio dell’1% sui contributi fino a 50mila euro l’anno; strumento dunque innovativo che premia le aziende con la possibilità di ottenere finanziamenti pubblici e consente un migliore posizionamento nei bandi di gara per l’acquisizione di servizi e forniture. Questo sistema – osserva l’Osservatorio – è visto positivamente per le aziende avviate alla transizione sostenibile che ne riconoscono i benefici. Infatti, il 31% delle imprese utilizza piani di lavoro mirati; si tratta di interventi sulla genitorialità (15,7%), formazione (13,9%), parità nei ruoli apicali (13%)e parità salariale (8,3%). In sintesi, il 69% e il 57% delle grandi e piccole imprese avviate alla transizione già conoscono il Sistema di Certificazione della parità di genere. Fra gli elementi apprezzati della Certificazione spicca la reputazione aziendale 65%; clima aziendale 59%; riduzione del divario di genere nell’impresa 42%; benefici fiscali 22%; benefici alla partecipazione di gare d’appalto 11% e benefici all’accesso nel credito/capitali 7%.

Certificazione di Genere, strumento innovativo non un bollino rosa

Il 1° luglio 2022 è stato pubblicato il decreto della Ministra Bonetti che recepisce le “Linee guida sul sistema di gestione per la parità di genere che prevede l’adozione di indicatori chiave di prestazione (Key Performance Indicator) inerenti alle politiche di parità nelle organizzazioni” e i requisiti minimi per ottenere la certificazione alle imprese. Un passo verso la costituzione di un Sistema nazionale di certificazione che mira ad incentivare le imprese a adottare policy adeguate per ridurre il divario.

Elena Bonetti, Ministra delle Pari Opportunità e Famiglia

“Abbiamo scelto di investire nel lavoro femminile e accompagnare le imprese: la certificazione per la parità di genere, strumento innovativo, attiverà nuove pratiche di carattere aziendale ed offrirà opportunità alle donne. Non possiamo permetterci di lasciare in panchina le competenze e i talenti femminili: liberarli non è soltanto giusto ma necessario ed è la strada che il governo ha deciso di intraprendere per far crescere il Paese” ha commentato Elena Bonetti. Aggiunge che ai fini del coinvolgimento delle rappresentanze sindacali aziendali e delle consigliere e consiglieri territoriali e regionali di parità, il datore di lavoro ha l’onere di fornire un’informativa aziendale sulla parità di genere per consentire i controlli e le verifiche per il mantenimento dei parametri minimi e l’ottenimento della certificazione alle imprese. “La certificazione non è un bollino rosa” ha sottolineato la Ministra “ma uno strumento innovativo che produce effetti migliorativi nell’impresa, un meccanismo premiale per accedere ai fondi del PNRR”

Certificazione di Genere, modello virtuoso che premia competenze e talenti femminili

Stefano Cuzzilla, Presidente 4.Manager e Federmanager

“L’attuale crisi bellica ed energetica ha accentuato le disuguaglianze economiche e sociali escludendo le donne dal lavoro con ricadute negative su tutto il comparto produttivo delle aziende, quindi, una delle sfide del Paese sarà ridurre questo divario” ha commentato Stefano Cuzzilla. “Il divario retributivo e il miglioramento dei tempi di vita-lavoro” ha detto “sono temi non rinviabili, ma per realizzare ciò servono le competenze delle donne e un sistema organizzativo in grado di valorizzarle. La Certificazione di genere rappresenta la strada maestra per mettere in moto un meccanismo virtuoso nelle aziende, un modello di business nuovo con ricadute positive sulla disparità di genere”. Infine, ha aggiunto “le aziende con una governance mista sono più competitive, reagiscono meglio alle crisi e un migliore equilibrio di genere tende ad aumentare il Pil”.

Pina Picierno, Vicepresidente Parlamento Europeo

“Guerra, crisi energetica, stagnazione avranno impatti negativi se non si accelerano le riforme definite dal PNRR” ha commentato Pina Picierno. “La chiamata alla mobilitazione intorno a questi temi deve essere nazionale ed europea. Di recente la notizia dell’approvazione – dopo dieci anni di stallo – della direttiva europea “Women on boards” per garantire parità di genere tra i consigli di amministrazione delle società quotate in borsa, un passo in avanti per le donne nel mercato del lavoro”.

“La certificazione di genere” ha spiegato Catizone “è uno strumento virtuoso, pensato per innescare meccanismi dinamici nei processi aziendali che generano valore economico, favoriscono il superamento delle disparità creando una cultura aziendale e manageriale che armonizza il principio delle pari opportunità”.

Relatori: Elena Bonetti – Ministra delle Pari Opportunità; Stefano Cuzzilla – Presidente 4.Manager e Federmanager; Andrea Catizone – Avvocata e presentazione dello studio “Imprese e parità di genere”; Pina Picierno – Vicepresidente del Parlamento Europeo; Francesca Bagni Cipriani – Consigliera Nazionale di Parità; Giuseppe Torre – Responsabile scientifico Osservatorio 4.Manager; Giuseppe Rossi – Presidente Ente Italiano di Normazione e Fulvio D’Alvia – Direttore Generale 4.Manager.

Cristina Montagni

SMART HUMAN CITY. Analisi FIDAPA BPW ITALY per un futuro inclusivo ed economicamente sostenibile

Fidapa BPW Italy e la Consigliera di Parità della Città Metropolitana di Roma, Gianna Baldoni, l’8 giugno nella seicentesca dimora storica di Villa Altieri, hanno condiviso forti valori comuni al convegno “Pillole di coscienza collettiva: innovazione etica per l’abitare sostenibile”.

VILLA ALTIERI – ROMA

Un’occasione per pianificare i futuri effetti socio-economici in una città complessa come Roma, punto di riferimento per i cittadini che la abitano. A Roma, la Consigliera di Parità svolge infatti un ruolo cruciale per raggiungere la parità di genere con la promozione di buone prassi, formazione e informazione, guardando in particolare alle discriminazioni nei luoghi di lavoro con il controllo delle quote nelle amministrazioni locali.

La città un laboratorio di rigenerazione umana

Al seminario, curato da Rossella Poce, rappresentante FIDAPA BPW Italy, LEF Italia, sono intervenute studiose/i in vari campi dell’architettura, scienza, economia, sociologia e comunicazione per tracciare un nuovo sapere critico in grado di sostenere un sistema produttivo inclusivo ed economicamente sostenibile coinvolgendo le giovani donne negli studi scientifici. I relatori hanno ragionato sulla centralità della città – perno della vita delle persone – non solo come spazio in cui vivere, ma territorio intorno al quale costruire l’identità di un individuo. Identità che cresce all’interno di un laboratorio di rigenerazione umana dove interagiscono relazioni umane, parità di genere, benessere degli individui, scienza e innovazione. Dal confronto sono emersi spunti su come recuperare un sano principio etico e come la città si può trasformare in un contenitore di energie per giungere ad una vita sociale meno precaria grazie alla costruzione di nuove regole per vivere meglio.

Visioni e strategie per il benessere delle persone

La tendenza all’urbanizzazione delle popolazioni è in crescita anche in paesi meno sviluppati dove si concentra l’80% della popolazione mondiale. Nel 2018 un rapporto delle Nazioni Unite stimava che nel 2050 il 70% della popolazione mondiale avrebbe popolato le città: l’Italia ha raggiunto questo traguardo grazie alla forte correlazione tra popolazione urbana e PIL pro-capite. Lo scenario conduce quindi ad una visione diversa nella costruzione di una città sostenibile, orientata al benessere e alla qualità della vita delle persone. L’obiettivo per una città sana e solidale è attuare interventi orientati alla tutela ambientale, all’innovazione, alla sostenibilità economica, all’inclusione sociale e alla partecipazione attiva dei cittadini; giovani e donne. Occorre un approccio multidisciplinare ed un piano strategico per le città metropolitane che oltre a dotarsi di un networking tra politiche pubbliche e scienza, ha necessità di un uso più efficace dell’intelligenza artificiale per coniugare crescita economica, inclusione, equità e tutela ambientale. Affrontare le sfide globali significa investire in competenze per trasformare il futuro; e nel progettare le città è imprescindibile il lavoro delle donne che devono essere sostenute con strumenti di conciliazione vita-lavoro ed attrarre talenti femminili stimolando le carriere STEM a forte caratterizzazione scientifica e tecnologica.

Coscienza collettiva e sensibilità, skills per riscattare lo spazio pubblico

I cittadini sono gruppi di persone che esercitano i loro diritti attraverso la cittadinanza e nell’abitare un luogo appare chiaro il concetto di libertà e diritto. Coscienza collettiva, consapevolezza e sensibilità sono skills che servono per formare una cives. La sostenibilità perde dunque efficacia se non c’è la componente umana, elemento vitale insieme alle relazioni sociali per la crescita della città. Il concetto di città agile deve quindi includere la parola human e trasformarsi in smart human city in grado di relazionarsi con gli altri. Essa ha l’obiettivo di riscattare lo spazio pubblico, luogo nel quale riversare desideri e sogni in uno spazio aperto. Per concludere responsabilità e interdisciplinarità devono convivere affinché la città evolva nella convinzione che le “masse” muovendosi orientano umori, sentimenti e criticità.

Sostenibilità non è solo una questione di impatto

È possibile pensare alla città come una struttura conservativa fatta di energia e guidata da “animali sociali” che per sopravvivere si trasforma in habitat. La seconda e terza struttura conservativa è costituita dalla tecnologia e dall’umano; riferimento per le organizzazioni di tutti gli habitat e di tutte le città. Oggi, parlare di sostenibilità non è solo una questione di impatto, significa analizzare il fenomeno su tre parametri: habitat, tecnologia ed essere umano dove in futuro sarà necessario raggiungere un punto di equilibrio fra questi elementi.

Modello circolare unico cambiamento possibile

Ragionare su modelli di produzione di spesa significa concentrare l’attenzione su tre direttrici: regole di comando e controllo che provengono dalla società, incentivi alla spesa pubblica che definiscono modelli di produzione di spesa e promozione della responsabilità sociale provenienti dal basso. Occorre pertanto chiedersi qual è il compito dell’innovazione etica e come perseguire il benessere sociale, economico ed ambientale per raggiungere l’equità intergenerazionale. Ciò è possibile solo promuovendo un ‘economia circolare capace di sostenere modelli di spesa etici (standard di qualità, tipo di prodotto, prossimità al consumo, innovazione negli stili di vita, etc). Questa innovazione diventa etica solo se riesce ad incidere sulla sostenibilità impattando positivamente sul benessere degli individui. Tra le sfide dell’Agenda 20-30, la lotta al cambiamento climatico (Goal 13) è il settore che desta maggiore preoccupazione; occorre perciò analizzare i settori responsabili (agricoltura, mobilità, energia) ed affrontare l’innovazione etica applicando modelli di produzione di spesa delle famiglie per contrastare il cambiamento ambientale. I futuri sistemi di consumo dovranno ispirarsi al modello circolare e l’innovazione etica offrirà a famiglie e imprese processi di produzione e spesa responsabili.

Progetto “Una città per bambini e bambine” UCBB. Testimonianza della città a misura di bambino

Il progetto “Una città per bambini e bambine”, realizzato da un gruppo di professionisti a Settimo Torinese durante la pandemia, ha analizzato la città attraverso gli occhi dei giovani (14-17 anni) spesso esclusi dai processi decisionali. I ragazzi diventano riferimento per una città aperta alle esigenze di tutti. Diverse le motivazioni per realizzare l’indagine: approfondire l’evoluzione delle città, capire come nel tempo hanno perso la caratteristica di luoghi di incontro, sia in termini di autonomia di movimento che opportunità di crescita attraverso il gioco. In breve dalla testimonianza emerge con forza l’ascolto dei giovani; solo loro possono cambiare il paradigma e sviluppare all’interno della comunità una maggiore sensibilità coinvolgendo istituzioni e forze produttive di un territorio.

Cristina Montagni

Relatori al convegno:

Consigliera di Parità della Città Metropolitana di Roma Gianna Baldoni, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare Lucia Votano, Presidente IN/Arch Triveneto Lucia Krasovec-Lucas, Epistemiologo, Direttore scientifico LIS Università Federico II Alessandro Ceci, Presidente Fondazione Simone Cesaretti, Gian Paolo Cesaretti, Progetto “Una città per bambini e bambine” Aquilina Olleia.

Interventi istituzionali:

Presidente Nazionale FIDAPA BPW-Italy Fiammetta Perrone, Presidente del Distretto Centro di FIDAPA BPW Italy Anna Maria Turchetti, Presidente LEF Italia Maria Ludovica Bottarelli Leali, Commissione parità di genere OAR Ilaria Olivieri, Coordinatore Nazionale IN/Arch Beatrice Fumarola, Rappresentante FIDAPA BPW-Italy – LEF Italia Rossella Poce

BIO: Fidapa BPW Italy è un movimento di opinione indipendente, senza scopo di lucro, composto da 11mila socie in Italia e appartenente alla International Federation of Business and Professional Women. È costituito da donne senza distinzione di etnie, orientamenti politici e valorizza nella società le competenze delle donne con varie attività sociali e culturali per contrastare le disuguaglianze e le disparità di genere che sorgono durante le attività. Le associate, presenti in 300 sezioni, insieme alle rappresentanti dei vari distretti sono attive al Parlamento Europeo e in varie organizzazioni internazionali ponendosi a difesa delle donne per combattere ogni forma di discriminazione.

Medicina di genere e politiche sulla salute della donna

Ministero della Salute e Fondazione Atena Onlus in occasione della settima giornata nazionale sulla salute della donna, ha presentato al Centro Studi Americani di Roma il convegno “La salute della donna: politiche per il futuro”. Il seminario ha indicato un maggiore coinvolgimento nella sperimentazione e la necessità di investire in screening e diagnosi mettendo al centro le differenze di sesso e genere in ogni fase della salute a partire dalla prevenzione, diagnosi e cura. Ad aprire il tavolo, il direttore del Centro Studi Americani, Roberto Sgalla con la partecipazione del Ministro della Salute, Roberto Speranza e numerosi contributi di studiose ed esperte della sanità.

Efficienza del Servizio Sanitario Nazionale e attenzione alla salute della donna

Roberto Speranza, Ministro della Salute

“Siamo di fronte ad una grande sfida; far crescere il servizio sanitario con le risorse del PNRR – oltre 20 mld di euro – per cambiare l’approccio sanitario nel nostro paese ed intervenire nell’assistenza territoriale, digitalizzazione, etc”.  Così il Ministro della Salute è intervenuto al convegno di fine aprile confermando che per la prima volta – per effetto della crisi pandemica – l’Italia si è dotata di un Piano Operativo Nazionale sulla salute. In particolare, “l’attenzione sulla salute della donna deve essere una priorità sulla quale occorre investire nei prossimi anni riconoscendone la diversità”. Ha poi aggiunto che nella ricerca farmaceutica il tema è trattato marginalmente e occorre una maggiore pianificazione. Infine, ha sostenuto che serve più prevenzione per le donne in campo oncologico e sono al tavolo proposte provenienti da numerose comunità scientifiche.

Aggiornamento delle variabili per una nuova medicina di genere

La medicina di genere nata anni fa per considerare la condizione uomo/donna, oggi ha portato progressi con l’inserimento di indicatori che osservano gli stili di vita degli individui. Stabilire l’esistenza delle patologie non era automatico perché emergevano risposte diverse in base all’età o etnia. Più tardi si sono aggiunti parametri sociali, economici, culturali ed ambientali che condizionavano la salute dell’individuo. Questi fattori documentati scientificamente, impongono oggi la domanda se è ancora attuale parlare di medicina di genere, dice Anna Maria Moretti, o è giusto chiamarla in modo diverso considerando variabili come la religione, infrastrutture fruibili e organizzazione di accesso ai servizi.

Pericolosi ritorni a vecchie tradizioni e aiuto alle donne di altri paesi

In Italia è sempre esistita la prevenzione, ma ci sono donne che ancora hanno una bassa percezione al tema e quindi necessita una elevata sensibilizzazione. Mariella Enoc sostiene che si sta tornando alla pratica del parto non sicuro che genera condizioni rischiose sia per la madre che per il nascituro e coinvolge un numero consistente di donne provenienti da altri paesi. Enoc ricorda il progetto “Il parto sicuro” in Etiopia sottolineando che nei paesi arabi ed africani la prevenzione è inesistente e sono le donne ad essere colpite ed emarginate nella cura.

Progetto “Donne” inserito nella cattedra UNESCO

Annamaria Colao ha illustrato il progetto “Donne” inserito nella cattedra UNESCO, inaugurato a Napoli per presentare all’Organizzazione delle Nazioni Unite come la salute umana è un bene da proteggere. Il progetto racconta la docente, è un percorso in cui la donna, in modo gratuito, poteva usufruire di una serie di visite ed essere educata alla prevenzione per un determinato setting. Ogni gazebo era strutturato per fruire di visite specialistiche dove erano organizzati incontri orientati alla salute, alla violenza sulle donne, bullismo etc. La manifestazione sarà replicata dal 23 al 26 giugno a Napoli per sensibilizzare le donne alla prevenzione affinché diventi uno strumento educativo e spiegare le pratiche per mantenersi in buona salute, dalle bambine alle persone anziane. La docente infine conclude che in Italia manca un ospedale delle donne, cultura oramai consolidata nei paesi anglosassoni, e ha sostenuto l’utilità di portare all’interno di questo percorso la cultura medica e la cura di sé a 360 gradi.

Sanità connessa al territorio e più formazione  

Con la pandemia si è capito che la salute è un bene importante ed ha un forte impatto sul sistema sociale ed economico di un paese. I dati del servizio sanitario nazionale mostrano uno scenario in cui la popolazione sta invecchiando e non produrrà da un punto di vista economico. Oggi è opportuna un’attenta programmazione e con le risorse del PNRR vi è la condizione di definire cosa servirà in futuro. Questo cambio di visione fa sì che tra le priorità vi è quella di non ammalarsi, integrare la malattia con il sociale, elemento fondamentale per le donne che raramente possono contare sul care giver. È anche necessario fare formazione per una nuova sanità attraverso la digitalizzazione, un sistema che connetta la sanità a tutto il territorio nazionale. Tale processo secondo la Siliquini non è rinviabile insieme ad una attenta formazione di professionisti sanitari nell’utilizzo della telemedicina.

Un sistema quote per top manager della sanità

Durante la pandemia è emersa una mancanza di donne nei ruoli apicali. Nel sistema sanitario il 18% occupa il ruolo di direttore generale mentre nel mondo solo il 25% arriva a cariche di top management, ma ribadisce Paola Testori Coggi, l’obbiettivo è raggiungere il 40% entro il 2025. L’attuale fotografia restituisce uno scenario poco rassicurante, infatti, le donne medico sono il 44% e scendono al 32% se si parla di direttori di strutture sanitarie e il 17% se direttori in strutture complesse. Quanto ai posti di direttore generale, a fronte di un 26% di iscritte nelle liste idonee, solo il 18% sono scelte per occupare questo ruolo, un gap che evoca consolidati stereotipi culturali e vivi pregiudizi nel nostro paese. Ricerca, conoscenza, formazione, empowerment femminile delle professioniste della salute devono essere sostenute da una seria politica attiva, dice Sandra Zampa. Suggerisce di adottare un sistema di quote “rosa” equivalente alla norma già prevista per le società quotate in borsa che prevede la presenza femminile nei consigli di amministrazione, così anche le aziende sanitarie dovrebbero far uso di questo strumento per garantire parità di genere negli organi di amministrazione e controllo nella sanità. Infine, ha sottolineato la necessità di campagne di comunicazione e format sulla salute per evitare disuguaglianze, false informazioni e raggiungere tutte le donne in ogni strato della società.

Cristina Montagni

Contributi alla conferenza: Roberto Speranza, Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, coordinatrice Health&Science Bridge, Carla Vittoria Maira, presidente Fondazione Atena Donna, Anna Maria Moretti, presidente GISEG, Roberta Rossini, Direttrice S.C. Cardiologia Ospedale Santa Croce e Carle Cuneo, Roberta Siliquini, Professore Ordinario di Sanità Pubblica, Dipartimento di Scienze della Sanità Pubblica e Pediatriche, Università di Torino, Annamaria Colao, Presidente Società italiana di Endocrinologia, Cattedra Unesco Educazione alla Salute e allo Sviluppo Sostenibile, Maria Pia Garavaglia, Presidente Fondazione Roche, Maria Peano, presidente Associazione Pre.zio.sa., Eleonora Porcu, vicepresidente della commissione III del Consiglio Superiore Sanità, Università di Bologna, Paola Testori Coggi, consigliere scientifico Istituto Affari Internazionali (IAI) e Special Advisor del Cluster Tecnologico Nazionale Scienze della Vita Alisei, Mariella Enoc, Presidente Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Sandra Zampa, Responsabile Salute Segreteria Nazionale PD, responsabile alle relazioni internazionali ed attività istituzionali nazionali del Ministero della Salute.

Conflitto Russo-Ucraino. Impegno concreto dell’International Rescue Committee per profughi di donne e bambini

L’International Rescue Committee – IRC (Comitato internazionale di soccorso) fondato nel 1933 dal fisico e rifugiato Albert Einstein, opera in oltre 40 paesi e più di 20 città degli Stati Uniti per aiutare le popolazioni colpite da crisi umanitarie con l’obiettivo di restituire sicurezza, dignità e speranza a milioni di persone in fuga e riprendere il controllo della propria vita. In Italia l’organizzazione è presente dal 2017 con progetti attivi in Lombardia, Sicilia, Lazio e Friuli-Venezia Giulia. Il comitato focalizza gli aiuti sul fronte della salute, sicurezza, istruzione, benessere economico, nonché ristabilire potere alle persone devastate dai conflitti e lottare per un mondo in cui donne e ragazze abbiano pari possibilità di successo.

In tale contesto l’IRC risponde alle crisi umanitarie nel mondo, compreso il conflitto in Ucraina e la crisi in Afghanistan. In particolare – sul versante Russo-Ucraino – dove si stanno delineando devastanti scenari per la popolazione civile ucraina in cui si prevede un’escalation a livello umanitario, l’organizzazione ha risposto alla crisi lavorando in sinergia con i partner della Polonia e Ucraina. Attualmente per intensificare gli aiuti e affrontare le ingenti necessità del paese, il Comitato sta ricercando diverse figure professionali da inserire nel suo organico in Italia per attività di supporto ai profughi (prevalentemente donne e bambini) provenienti dall’Ucraina. La risposta su Milano intende fornire servizi psicologici, individuali e di gruppo, così come un supporto legale e di orientamento culturale a donne, bambini e adolescenti fuggiti dal conflitto.

Figure professionali di maggiore interesse

Nei diversi link è possibile trovare ulteriori informazioni circa le responsabilità, i requisiti e l’impegno richiesto per ognuna delle figure professionali.

Cristina Montagni

Prevenzione, informazione e diagnosi precoce contro il Papilloma Virus. Intervista esclusiva alla Presidente di IncontraDonna Onlus Prof.ssa Adriana Bonifacino

L’infezione da HPV è un problema serio, interessa entrambi i sessi ma è nelle donne che provoca maggiori danni poiché causa il carcinoma della cervice uterina, primo tumore che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riconosciuto come riconducibile ad un’infezione e costituisce uno degli obiettivi da sconfiggere entro il 2030. Il 4 marzo, in occasione dell’International Hpv Awareness Day, il Censis nel presentare la ricerca sulla percezione del rischio di tumore da Hpv nel nostro Paese, ha sottolineato che ogni anno in Italia si registrano oltre 3 mila casi di tumore causati dal Papillomavirus e solo nel 2020 ha provocato il decesso di oltre mille donne.

Women For Women Italy ha incontrato la Prof.ssa Adriana Bonifacino, Presidente di IncontraDonna Onlus, responsabile dell’Unità di Diagnosi e Terapia in Senologia presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant’Andrea-Università Sapienza di Roma e docente della Facoltà di Medicina e Psicologia della Sapienza. A lei abbiamo chiesto quali sono gli strumenti per vincere la battaglia contro l’infezione da Papilloma virus e da malattie associate.

L’Hpv provoca il cancro fra le persone giovani e a quali lesioni si associa?

Prof.ssa Adriana Bonifacino, Presidente IncontraDonna Onlus

La vaccinazione per l’HPV (Papilloma Virus) e le infezioni ad esso associate e le 6 patologie oncologiche ad esso correlate, per femmine e maschi, sono un tema di grande attualità. Peraltro, le campagne di sensibilizzazione che si stanno svolgendo in tutto il mondo, e ora particolarmente in Europa, vorrebbero poter debellare completamente il Papilloma attraverso la vaccinazione. Pertanto, sono necessarie ancora opere di formazione e informazione dirette alla popolazione intera; i maggiori a dover essere informati sono i genitori degli 11-12enni. Molti di loro sono ancora fortemente resistenti ad una vaccinazione che riguarda patologie sessualmente trasmissibili, non rendendosi conto che una volta che il virus è passato, questo potrà rimanere silente per moltissimi anni per affacciarsi anche in età adulta. Certamente l’informazione deve raggiungere, in ogni caso, la popolazione intera perché molti sono gli avanzamenti e le scoperte di questi anni; possiamo dare maggiore protezione persino alle donne che hanno già avuto il carcinoma del collo dell’utero per abbattere il numero di possibili recidive della malattia. La problematica dei carcinomi legati all’HPV non è detto che sia una problematica dell’età giovane. Da adolescenti/giovani si fa il vaccino per non ammalarsi nell’arco della vita. Certamente, alcuni tumori del collo dell’utero si riscontrano anche in età giovane, ma più i bambini verranno vaccinati e meno avremo problemi di cancro da adulti. Nella pratica, più parliamo di salute e mettiamo in atto le buone pratiche validate anche dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), e meno ci ammaleremo di cancro nel futuro. Peraltro, un tumore del collo della cervice (collo dell’utero) in giovane età, anche suscettibile di ottimi trattamenti terapeutici moderatamente invasivi, va sempre comunicato al ginecologo di fiducia, soprattutto se si è intenzionati ad intraprendere un percorso di gravidanza.

Qual è l’età preferibile per l’offerta attiva della vaccinazione anti-HPV?

L’età di vaccinazione è tra i 9 e gli 11/12 anni; è importante che sia scelta la fascia di età nella quale non si sono ancora avuti contatti sessuali (Attenzione! Parliamo infatti di contatto e non di rapporto: il condom, ad esempio, non protegge dall’HPV e i contatti tra superfici dove vi sono mucose più sensibili al virus sono molteplici sul nostro corpo!). In Italia la chiamata è a 11 anni da parte delle ASL, e chiaramente la vaccinazione è gratuita per femmine e maschi.

Scuola, famiglia e in generale l’Italia informa abbastanza sulle azioni da intraprendere a livello preventivo? Persistono ostacoli, tabù sociali/culturali che impediscono la prevenzione?

L’informazione non è mai sufficiente e deve necessariamente essere regolata da enti istituzionali, governativi, regionali e anche da associazioni, ma che siano in linea con quanto previsto dal SSN e dai diversi decreti Regione per Regione. L’offerta della vaccinazione in età pediatrica è ormai omogenea, uniforme su tutto il territorio nazionale; per quanto riguarda la vaccinazione in età adulta e in donne che abbiamo già avuto un carcinoma del collo dell’utero, esistono ancora delle difformità tra Regioni. Questo fenomeno al solito crea disparità e discriminazioni che, anche come associazioni di pazienti, vorremmo vedere abbattute quanto prima. E per questo esercitiamo una funzione di lobby nella sua accezione positiva di collaborazione e stimolo sulle istituzioni. La scuola è sicuramente un punto fermo per la divulgazione di messaggi corretti e per la sensibilizzazione al tema trattato. Ci sono Regioni (Abruzzo, Basilicata, e diverse altre) dove le classi intere, successivamente ad un processo formazione, vengono accompagnate presso la ASL territoriale per la vaccinazione dei bambini. Queste sono le buone pratiche che vorremmo vedere diffuse a tutto il territorio. Purtroppo, l’epoca del Covid ha ulteriormente aggravato il tasso di adesione alle vaccinazioni in Italia e anche per l’HPV la flessione non è poca cosa. Direi, anzi, che il dato è preoccupante se lo pensiamo proiettato alla potenzialità di malattia oncologica a distanza di anni. Anche il fatto che si tratti di un virus a trasmissione sessuale non fa che peggiorare il tipo di informazione che può raggiungere le famiglie. Soprattutto, ancora non è così percepita la necessità di vaccinazione dei maschi (che sono peraltro il cosiddetto serbatoio di HPV tutta la vita) e si fa fatica a pensare ai propri figli adolescenti a poter essere coinvolti da una malattia che preveda un contatto sessuale. Se non ci liberiamo di questi tabù e non pensiamo seriamente che stiamo portando a casa un vantaggio e un risultato per la loro salute futura, avremo una crescita esponenziale di casi di tumore legati a questo virus.

Infine, vorrei sottolineare la necessità del Pap Test e dell’HPV DNA test di proseguire secondo i modelli organizzativi regionali e di conseguenza territoriali.

Nella pratica, associare alla vaccinazione che rimane l’essenza fondamentale della prevenzione primaria per giungere ad un HPV zero (#stopHPV anche in Italia), alla prevenzione secondaria mediante test (Pap Test e HPV DNA test) che possano identificare precocemente l’eventuale presentarsi della patologia.

Adriana Bonifacino è responsabile dell’Unità di Diagnosi e Terapia in Senologia presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant’Andrea – Università Sapienza di Roma e docente della Facoltà di Medicina e Psicologia della Sapienza. Ha insegnato in diverse università in Cina e Giappone. Dal 2008 è Presidente dell’associazione IncontraDonna, impegnata nella lotta contro il tumore del seno. Ha ideato la campagna nazionale di sensibilizzazione e prevenzione “Frecciarosa” in partnership con il Ministero della Salute, le Ferrovie dello Stato Italiane, AIOM e Farmindustria. Ha fatto parte del gruppo di lavoro del Ministero della Salute per la stesura delle linee guida dei Centri di Senologia e per le linee di indirizzo della Nutrizione in Oncologia. È stata delegata europea di Europa Donna. Nel 2011 le è stato assegnato il Premio Roma Capitale delle Donne.

IncontraDonna Onlus è un’associazione non profit rivolta alle donne e agli uomini che desiderano informarsi in modo corretto e conoscere adeguatamente una patologia di grande rilevanza sociale: il tumore del seno. Per conoscere meglio tutte le attività dell’associazione, in allegato maggiori indicazioni:

Cristina Montagni

Ucraina: il CNR sostiene la comunità scientifica e il diritto allo studio con 66 borse di studio

Il CNR, prestigioso ente di ricerca italiano, si mobilita per accogliere nel nostro paese studenti, ricercatori e docenti ucraini. La scienza crea ponti per unire popoli, lingue e culture diverse in nome del progresso scientifico.

L’ente nel sostenere dottorati di ricerca negli atenei italiani e formare giovani attraverso percorsi ad alto profilo scientifico, innovazione e qualità, il 22 marzo ha approvato risorse per lo stanziamento di 66 borse di studio destinate a studenti, ricercatori e docenti di nazionalità ucraina. Questo atto mostra vicinanza e solidarietà agli eventi bellici scoppiati il 24 febbraio nel Paese, tuttora in corso. L’iniziativa coinvolge diversi dipartimenti del CNR ed è frutto dell’identificazione di fondi sostenuta in tempi rapidi dalla rete scientifica. Il CNR, quindi, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, Ministri degli Affari Esteri, Cooperazione Internazionale, Difesa, Università e Ricerca, Ministero dell’Economia e Finanze, rende concrete le disposizioni dettate nel Decreto-legge n.16 dello scorso 28 febbraio che si inseriscono nelle misure di contrasto alla crisi internazionale in atto in Ucraina e che vanno verso un sostegno della comunità scientifica e difesa del diritto allo studio.

La Presidente del CNR, Maria Chiara Carrozza ha dichiarato: “la risposta compatta e decisa della nostra rete scientifica mi rende particolarmente orgogliosa, e interpreta i valori di solidarietà, inclusione e difesa dei diritti umani di cui in ogni tempo e in ogni luogo il progresso scientifico deve farsi portatore. Non c’è futuro senza libertà, e la vita, come la ricerca, aspira alla libertà incessantemente”.

Assegnazione borse di studio

Le 66 borse di studio vengono suddivise tra i dipartimenti ed aree dell’ente interessano tematiche pertinenti Ingegneria, ICT e tecnologie per l’energia e i trasporti; Scienze fisiche e tecnologie della materia; Scienze del sistema terra e tecnologie per l’ambiente; Scienze chimiche e tecnologie dei materiali; Scienze biomediche; Scienze bio-agroalimentari; Scienze umane e sociali e patrimonio culturale.

Ospitalità ed alloggi  

Oltre alle borse di studio, sono stati individuati 32 alloggi che direttamente o indirettamente sono associati al CNR per ospitare i borsisti. In aggiunta, alcuni Istituti afferenti al Dipartimento di Ingegneria, ICT e tecnologie per l’energia e i trasporti e al Dipartimento Scienze bio-agroalimentari si sono offerti per finanziare 10 assegni di ricerca; disponibilità – si legge – sarà valutata sulla base delle successive disposizioni del Decreto.

Cristina Montagni

Io-collettivo, la voce dei corpi intermedi

I corpi intermedi per il rapporto con cittadini, imprese e pubblica amministrazione, sono comunità fortemente coese che proiettano il loro futuro verso la riduzione dei rischi sociali, costruzione di un io collettivo puntando sull’ambiente, cultura e realizzazione dei singoli e del popolo.

Questi alcuni temi trattati a fine febbraio a Roma al Cnel durante la presentazione “Una società di persone. I corpi intermedi nella democrazia di oggi e di domani” a cura di Franco Bassanini, Tiziano Treu e Giorgio Vittadini congiuntamente al Rapporto Censis “Destinazione Cosenza. La valorizzazione del territorio della provincia di Cosenza attraverso l’analisi delle vocazioni produttive e degli orientamenti della domanda interna ed esterna”.

Franco Bassanini (Presidente Fondazione Astrid)

Ruolo dei corpi intermedi nella società

“Le realtà dei corpi intermedi sono indispensabili per la diffusione e il radicamento del tessuto produttivo nella società italiana” ha detto Franco Bassanini. “La società sarebbe più povera senza essi perché manifestano le potenzialità delle persone, non operano in modo isolato ma sono “pezzi” di comunità che sviluppano una propria personalità”. “Oggi” ha sostenuto Bassanini “siamo difronte ad un sistema democratico costituito da forti regole costituzionali dove emerge una crisi di fiducia da parte della popolazione; quindi, il rilancio della democrazia deve passare per la rivitalizzazione delle comunità intermedie, il riconoscimento del loro ruolo che non si sovrappone ai partiti ma risponde ad una riforma del sistema politico”. Queste comunità, portatrici di valori ed interessi comuni, hanno il pregio di incidere sulle azioni e programmi dei partiti, operare scelte non legate ad episodi emotivi e non forzate da leader carismatici che spingono al consenso con messaggi non motivati. Il loro rilancio – giacché espressione di convergenze economiche, culturali, sociali, religiose ed etiche – costituisce un valore per riconquistare legittimazione e riconoscimento del sistema democratico.

Tiziano Treu (Presidente CNEL)

Dal Welfare State al Welfare Community

I corpi intermedi durante l’emergenza sanitaria oltre ad aver tutelato la coesione sociale hanno risvegliato i valori dell’integrazione con il sostegno a persone deboli, bisognose e fragili. Queste comunità secondo Treu hanno sostenuto lo Stato con azioni d’intervento e sono state capaci di imprimere un assetto diverso al welfare e al sistema di protezione sociale. “Il Welfare State sta virando verso il Welfare Community con attività di promozione sociale non solo nelle strutture statali ma anche nelle strutture associative sussidiarie” ha aggiunto Treu. “Tali azioni” aggiunge “hanno suggerito una strada nuova portando alla luce bisogni che devono essere raccolti per (ri)definire un welfare in grado di affrontare una nuova era storica. C’è poi la questione economica. Dalla pandemia occorre uscire attingendo alle risorse del Next Generation EU per costruire un paradigma economico-sostenibile, rispettoso dell’ambiente e socialmente equo. “In tale scenario” conclude il presidente del Cnel “sarà indispensabile coinvolgere i corpi intermedi, così come viene richiamato anche nel regolamento della Commissione Europea per costruire un modello nuovo di sviluppo”.  

Giuseppe Tripoli (Segretario generale Unioncamere)

Non solo Stato, Regioni ed Enti Locali

Nel PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) convivono due anime: l’esigenza di compiere le trasformazioni dettate dal piano (63 riforme, 134 investimenti, 527 Goals al 2026) e mettere in atto un processo trasformatore richiesto all’interno della società e nella vita del nostro Paese. Così Tripodi afferma che non basta puntare sulla macchina amministrativa dello Stato, Regioni ed Enti locali, ma è necessario coinvolgere il Terzo Settore, associazioni e sindacati per realizzare la transizione ecologica, tecnologica e sostenibile.

Giorgio De Rita (Segretario generale Centro Studi Investimenti Sociali- CENSIS)

Rapporto Censis: destinazione Cosenza

Il segretario generale del Censis Giorgio De Rita, nell’illustrare il Rapporto osserva che oggi assistiamo ad un impoverimento dei corpi intermedi e della coesione sociale. “È difficile pensare a progetti in termini economici senza pensare di avere un’altra “gamba” sul piano sociale”. Un elemento di forza delle realtà territoriali è la capacità di fare network attivando programmi di sviluppo e rafforzando un’identità complessiva. Con questo spirito il Rapporto ha analizzato il territorio della provincia di Cosenza, le specificità e gli elementi peculiari in termini di fragilità e forza.

Analisi delle fragilità e punti di forza

Tra le fragilità – dice De Rita – ci sono quelle demografiche. L’inverno demografico nel nostro Paese ha toccato elevati tassi di denatalità (al di sotto di 1 figlio per donna in età fertile) e la città di Cosenza ha un indice di ricambio generazionale più basso rispetto alla regione Calabria (75%), segnale che espone il territorio ad un progressivo invecchiamento. Altre complessità riguardano le infrastrutture (tecnologia, accessibilità ai servizi, viabilità, etc) e un indice alle export poco sopra l’1%, così come altri settori all’esportazione che sfiorano il 4% contro il 14% dell’intero territorio calabro. Vi è poi una scarsa attrattività del turismo straniero nonostante strutture adeguate. Il territorio, perciò, fa i conti con le debolezze strutturali tipiche dell’Italia del mezzogiorno che si aggravano nel cosentino.

Prospettive di crescita ma la “strada è fare insieme”

I fattori positivi del territorio sono il settore ortofrutticolo e l’agricoltura, dove esiste un sistema in grado di competere a livello nazionale ed internazionale. Infatti, il comparto ortofrutticolo pone Cosenza la decima provincia italiana per capacità produttiva in termini di export dopo Trento e Bolzano. Altro comparto rilevante riguarda il Food and Wine, qui il tasso di crescita della provincia cosentina è doppio rispetto la media regionale con prospettive positive nell’agroalimentare. C’è anche la dimensione culturale e turistica; lo sviluppo crescente del settore culturale nella provincia calabra è fra i più elevati del mezzogiorno per la presenza di musei, imprese creative e culturali. Quindi a parte le fragilità, il territorio cosentino negli ultimi anni ha accelerato la vena culturale e creativa. Altra fragilità riguarda l’esodo dei giovani; circa il 45% dei residenti hanno dichiarato che è indispensabile bloccare l’emorragia dei giovani verso altre provincie della Calabria o regioni d’Italia, viceversa il territorio non potrà sfruttare queste risorse dove sui giovani vengono riposte aspettative di crescita dell’intero territorio. Infine, c’è la questione ambientale. I cosentini sostengono che la loro ricchezza risiede nella bio-diversità e nella qualità ambientale difficilmente riscontrabile in altri paesi. Questi fattori mettono in “moto” un modello nuovo di sviluppo con la presenza dei corpi intermedi; quindi, “la strada è “fare insieme” attraverso un network d’impresa, piattaforme produttive o comunità intermedie. Non esistono alternative” afferma De Rita “e questo input proviene anche dal PNRR che sarà un’opportunità per un nuovo modello di crescita”. Da questa consapevolezza emerge la necessità di puntare su programmi di comunicazione, attrazione degli investimenti, capacità di trattenere i giovani nel territorio, incidere sulle risorse ambientali, vero patrimonio da conservare. I corpi intermedi sono una risorsa per raggiungere gli obiettivi ma serve anche un’incisiva narrazione ed un attento marketing territoriale. “Il Rapporto Censis” conclude De Rita “rappresenta un primo passo per raccontare come la provincia di Cosenza sa affrontare le fragilità e come mettere a valore le proprie specificità positive”.

Evento organizzato dalla Camera di Commercio di Cosenza e Centro Studi Investimenti Sociali con interventi di Erminia Giorno (segretario generale della Camera di Commercio di Cosenza), Klaus Algieri (presidente della Camera di Commercio di Cosenza), Franco Bassanini (presidente della Fondazione Astrid), Tiziano Treu (presidente del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), Giorgio Vittadini (presidente della Fondazione per la Sussidiarietà), Giuseppe Tripoli (segretario generale di Unioncamere), Giorgio De Rita (segretario generale del Centro Studi Investimenti Sociali).

Cristina Montagni