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Monsignor Vincenzo Paglia riflette sull’IA generativa al servizio dell’umanità, un confine tracciato nel 2020 nella Rome Call for AI Ethics

4–5 minuti
Monsignor Vincenzo Paglia - Presidente della Pontificia Accademia per la Vita

Monsignor Vincenzo Paglia Presidente della Pontificia Accademia per la Vita

“Donna, vita e libertà”, Premio Sacharov 2023 a Jina Mahsa Amini e alle manifestanti iraniane

12 dicembre 2023 emiciclo Parlamento europeo a Strasburgo

Rappresentanza delle donne e l’impegno della European Women’s Lobby alle elezioni di giugno 2024

Rossella Poce, Presidente Lef-Italia

(a sinistra) Rossella Poce, Presidente Lef-Italia
(a destra) M. Ludovica Bottarelli, Segretaria Generale Lef-Italia- Osservatorio EWL
On. Beatrice Covassi del gruppo S&D
Oria Gargano, Presidente Cooperativa Sociale Befree, Membro del Direttivo LEF- Italia

Titti Carrano, Avvocata D.i.Re per l’Italia

Legami tra diritti umani, salute e ambiente. Sfide dell’Europa sulla Due Diligence d’impresa

9–13 minuti
Laura Boldrini
(Comitato Permanente sui Diritti Umani, Camera dei deputati)

UNITE TO ACT. Ispirata e dinamica la nuova campagna delle Nazioni Unite sugli SDGs dell’Agenda 2030

2–3 minuti

Global Week to #Act4SDGs è la mobilitazione globale che si terrà durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dal 15 al 25 settembre per manifestare ai leader del mondo che le persone sono pronte ad agire sugli obiettivi di sviluppo sostenibile. I principali focus di quest’anno si concentrano su clima, pace, uguaglianza di genere, inclusione e sistemi alimentari sostenibili.

Ispirata e dinamica è l’azione UNITE TO ACT sugli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite per un futuro a zero emissioni entro il 2050, richiama il mondo alla consapevolezza, responsabilità e tempestività nel raggiungimento degli SDG dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. La campagna lanciata attraverso i canali multimediali è entrata nel vivo nonostante la comunità internazionale segnali ritardi preoccupanti nell’attuazione degli SDG. Infatti, secondo l’ultimo SDG Progress Report, il 50% della popolazione mondiale è lasciata indietro nel perseguimento degli obiettivi e più del 30% degli SDGs è “congelato” o addirittura regredito.

“UNITE TO ACT fa appello ai partner del mondo affinché contribuiscano a spingere sugli SDG nella vita reale di tutti”, così ha dichiarato Marina Ponti, Global Director della UN SDG Action Campaign. “Le attuali sfide trascendono dalla singola persona, governo o organizzazione; siamo impotenti come singoli individui, ma insieme siamo più forti”.

La campagna sfrutta le risorse social media open-source invitando individui, organizzazioni, settore pubblico e privato ad unirsi ad un cambiamento definitivo e sostenibile per il SDG. L’attività promuove lo strumento digitale ACTIVATOR che può essere utilizzato per comunicare l’impegno nei confronti degli SDG registrando la propria azione sulla mappa globale della UN SDG Action Campaign. Nel 2022, sulla piattaforma Global Map sono state registrate oltre 140 milioni di azioni e per il 2023 si prevede il superamento di 150 milioni di interazioni. L’azione viene supportata anche dall’attivazione di UN Act Now  e da un App digitale che accompagna verso un duraturo cambiamento sostenibile agli SDG.

Con questa mobilitazione le Nazioni Unite stimoleranno una rete di oltre 1.700 partner di tutto il mondo per impegnarsi sugli SDG in vista del prossimo vertice delle Nazioni Unite previsto a New York a settembre. Infatti, dal 15 al 25 settembre partiranno meeting e giornate di sensibilizzazione globali insieme ai partner chiave in occasione della settimana globale per #Act4SDGs sollecitando i leader mondiali ad un futuro sostenibile per tutti.

Con questa campagna si crede nella capacità degli uomini di trascendere dalle divisioni per unirsi e agire verso un futuro sostenibile per tutti”, ha concluso la signora Ponti. “L’iniziativa vuole essere un appello rivolto ai responsabili del cambiamento del mondo affinché si facciano avanti, si uniscano e prendano una netta posizione verso un futuro pienamente sostenibile”.

Cristina Montagni

Rapporto UNFPA 2023: Focus diritti delle donne e ragazze

La popolazione mondiale a novembre 2022 ha raggiunto la soglia di 8 miliardi, e i due terzi vive in luoghi dove il tasso di fertilità è sotto il “livello di sostituzione”, 2,1 figli per donna. Lo rivela l’ultimo rapporto del Fondo delle Nazioni Unite che analizza la situazione sotto diverse angolazioni; con gli occhi del passato poiché aver raggiunto quel valore è grazie ai progressi della scienza; diminuzione delle morti per parto, progressi nella salute, infanzia etc. L’avvenimento genera tuttavia una certa ansia demografica, perciò, è necessario disaggregare il dato poiché metà delle gravidanze nel mondo sono indesiderate.

Il Report stima che il 44% delle donne in 68 paesi non ha accesso alla salute riproduttiva o decidere con chi avere un figlio, globalmente un quarto delle donne non raggiunge “l’ideale di fertilità”: quando o quanti figli avere. La riflessione tende a concentrarsi anche sui paesi a basso reddito – circa otto – che da qui al 2050 rappresenteranno metà della crescita demografica ridisegnando la classifica mondiale dei Paesi più popolosi. Inoltre, la questione che attiene all’ansia demografica si collega anche ai cambiamenti climatici: su 8 miliardi di individui, 5.5 mld guadagnano meno di 10 dollari al giorno, quindi, non saranno in grado di contribuire alla diminuzione delle emissioni di carbonio; perciò, il dato iniziale va studiato sotto una lente critica che guarda ai diritti e alle scelte.

8 miliardi: troppi o pochi?

Il tema che ricorre nel Report UNFPA 2023 è se 8 miliardi di individui nel mondo sono troppi o troppo pochi. Se da un lato i paesi ricchi come la Corea del Sud, il tasso di fertilità è 2 figli per donna, per i paesi dell’Africa Sub Sahariana la preoccupazione è in una fecondità troppo elevata. Per l’Italia, in base all’ultima pubblicazione ISTAT, gli indicatori demografici 2021 registrano il numero più basso di nascite rispetto gli anni passati, stimando la soglia di 400 mila nascite l’anno. Questo calo demografico interessa anche la Cina – un tempo considerato paese sovrappopolato – che dal 2011 al 2017 è passato da 18 milioni di nascite a 11,5 milioni l’anno. La questione non è sapere se i figli sono pochi o troppi, ma permettere alle donne in contesti in cui la fecondità è bassa o elevata, di avere figli, un diritto da assicurare dove le politiche devono garantire interventi di pianificazione nel lungo periodo. Il punto è trovare un giusto equilibrio di nascite e mantenere un “livello di sostituzione” tra le generazioni. Nei paesi in cui la fecondità è bassa, i Governi non devono guardare al solo obbiettivo numerico, ma a politiche familiari in grado di facilitare l’accesso al mercato del lavoro e far sì che le donne non siano costrette a scegliere se lavorare o avere un figlio.

Sostegno all’empowerment femminile per effetto dei cambiamenti demografici sulla struttura per età della popolazione

Nel mondo metà della popolazione ha meno di 30 anni, in particolare il dato varia fra i paesi europei rispetto quelli africani. In media in Italia il 50% della popolazione ha 44 anni, mentre in Africa è sotto i 20 anni; tale divario avrà in futuro importanti implicazioni; perciò, occorre riconoscere che le vecchie strutture familiari sono destinate a mutare e sarà necessario includere nella società un numero sempre crescente di anziani. C’è poi il tema delle migrazioni dove a livello mondiale pochi sono gli individui che tendono a spostarsi ma interessano soprattutto i paesi più poveri del mondo. Infine, il rapporto osserva come le politiche sui migranti e le comunità di accoglienza dovranno prestare attenzione al rispetto dei diritti umani fondamentali, sostenere la crescita dell’empowerment di donne e bambine, garantire un parto sicuro, promuovere la salute e assicurare la convivenza delle persone anziane. Il report suggerisce inoltre di focalizzare gli interventi sulle persone vulnerabili raccogliendo informazioni statistiche che provengono non solo dai paesi poveri ma da tutto il mondo per aiutare le popolazioni fragili attuando policy mirate.

La Cooperazione allo Sviluppo e il ruolo strategico dell’Italia

Dal rapporto UNFPA 2023 emerge un elemento trasversale: tendenze globali come povertà, salute, calo delle nascite, pandemie, etc sono conseguenza della disparità fra i generi che insieme all’aumento dell’aspettativa di vita e dell’invecchiamento, comportano una crescita dei lavori di cura non retribuiti da parte delle donne. Per queste ragioni occorre sostenere la promozione dei diritti delle donne e delle ragazze, la parità di genere, l’educazione delle bambine e combattere ogni forma di discriminazione, violenza sessuale e di genere, priorità indiscusse sia a livello internazionale che dal nostro Paese. Per raggiungere questi Goals, i finanziamenti alla Cooperazione italiana sono cruciali, pensiamo agli aiuti per sostenere la crisi in Afghanistan che rappresentano un focus importante per la cooperazione in ambito unilaterale e bilaterale. Riaffermare l’impegno in favore delle donne e delle ragazze con chiari indirizzi politici è vitale anche alla luce delle attuali recessioni sui diritti delle donne registrate negli ultimi anni dovuti dalla pandemia. La cooperazione italiana sin dal 2008 partecipa al programma congiunto UNFPA-UNICEF per l’eliminazione delle mutilazioni genitali femminili con 2 milioni di euro l’anno, inoltre dal 2020 è tra i sostenitori del programma contro i matrimoni precoci e forzati dove Aidos (Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo) svolge un ruolo cruciale.

Si tratta di iniziative che vedono in prima linea il ministero degli affari esteri poiché vi è consapevolezza che dal successo di questi sforzi dipende il futuro di milioni di bambine e ragazze. Anche la questione dell’empowerment femminile è centrale per affermare che le donne sono agenti di cambiamento, e solo con istruzione e formazione è possibile raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Ne consegue che la cooperazione internazionale rappresenta il principale donatore della Global Partnership for Education, dedicata al miglioramento dei sistemi educativi nei paesi in via di sviluppo in riferimento alla condizione delle bambine in Africa. È necessario ricordare che la cooperazione italiana si è dotata di linee guida strategiche rivolgendo un appello a tutti gli attori del sistema italiano sulla parità di genere e l’empowerment delle donne e ragazze. Scopo delle best practice è rafforzare l’ordinamento italiano per eliminare le discriminazioni di genere attraverso un approccio inclusivo sottolineando il ruolo delle donne quali protagoniste nei processi di sviluppo. Se si desidera raggiungere l’uguaglianza di genere non è sufficiente concentrare gli sforzi sull’obbiettivo 5 dell’agenda 2030, ma occorre una visione olistica; accesso ai servizi universali di assistenza sanitaria in particolare quella sessuale e riproduttiva delle donne e adolescenti, prendersi cura dell’ambiente e delle istituzioni che le rappresentano. E poi bisogna impegnarsi affinché le donne abbiano lo spazio che meritano nei processi decisionali, lavorare per eliminare le barriere giuridico-sociali-culturali ed economiche che ne ostacolano la leadership e la partecipazione in luoghi in cui si decide sulle politiche che impattano sulla loro vita. Il sistema deve perciò confrontarsi con la società civile e le istituzioni, avere un approccio multidisciplinare per raggiungere un cambiamento sostanziale e permettere alle donne il pieno godimento dei diritti; questo sarà l’approccio che l’Italia adotterà durante la presidenza del G7 nel 2024.

Priorità di AIDOS al G7 2024

L’Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo, impegnata nella cooperazione internazionale, sostiene progetti per l’empowerment di donne e ragazze, salute sessuale riproduttiva ed empowerment economico, strumenti capaci di abbattere il divario di genere alla radice di violenze, conflitti e stupri. L’associazione suggerisce alla politica, ai media e alla società civile di guardare non solo ai tassi di natalità e fertilità quali indici da raggiungere, ma all’autodeterminazione delle donne e delle ragazze. Il quadro internazionale è ricco di documenti a sostegno della parità; infatti, l’agenda 2030 non annuncia la parità di genere solo in termini di principi ma anche in termine di servizi (obbiettivo 3 dedicato alla salute e obbiettivo 5 dedicato alla parità di genere). Per raggiungere questi traguardi sono necessari più fondi alla società civile poiché una diminuzione di risorse farebbe retrocedere i progressi compiuti dall’associazione. Aidos in vista del G7 raccomanda di tenere alta nell’agenda politica la parità di genere, il contrasto alla violenza e alle pratiche dannose nei confronti delle donne come l’accesso ai servizi universali per la salute sessuale e riproduttiva. Per l’associazione è urgente potenziare programmi di formazione per i giovani: promuovere la pianificazione familiare con moderni metodi di contraccezione e stabilire un aumento graduale di risorse per raggiungere lo 0,7% del PIL da destinare alla cooperazione in Italia. In conclusione non è sufficiente guardare ai soli tassi ma pensare alla crescita delle donne e ragazze, creare un mondo in cui tutte e tutti possano esercitare i propri diritti, scelte e responsabilità.

Cristina Montagni

Contrasto alla violenza sulle donne e contro la violenza domestica: contenuti del nuovo DDL approvato dal Consiglio dei ministri

Il 7 giugno 2023 il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la famiglia, la natalità e le pari opportunità Eugenia Roccella, del Ministro dell’interno Matteo Piantedosi e del Ministro della giustizia Carlo Nordio, ha approvato un disegno di legge volto a introdurre disposizioni per il contrasto alla violenza sulle donne e contro la violenza domestica che verrà ora presentato in Parlamento per l’iter di conversione.

Il provvedimento era in cantiere da tempo insieme al Ministro della Giustizia Nordio e il Ministro degli Interni Piantedosi dove nonostante l’Italia abbia una buona legislazione contro la violenza sulle donne (Codice Rosso) è stato opportuno intervenire su alcune criticità soprattutto nell’applicazione delle norme contro la violenza a partire da due elementi fondamentali. Rafforzare le misure di prevenzione delle vittime e velocizzare i tempi di intervento per quanto riguarda le misure cautelari, soprattutto perché l’Italia ha avuto alcune condanne da parte della Corte Europea dei diritti dell’uomo proprio sul tema.

Partendo dal Codice Rosso di seguito le misure illustrate in conferenza stampa a fine lavori:

  • velocizzare le valutazioni preventive sui rischi che corrono le potenziali vittime di femminicidio o di reati di violenza contro le donne o in ambito domestico;
  • rendere più efficaci le azioni di protezione preventiva;
  • rafforzare le misure contro la reiterazione dei reati a danno delle donne e la recidiva;
  • migliorare la tutela complessiva delle vittime di violenza.

Il disegno di legge recepisce inoltre:

  • le istanze più urgenti emerse nell’ambito dell’Osservatorio sul fenomeno della violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica;
  • le osservazioni contenute nella relazione finale della “Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio nonché ogni forma di violenza di genere”;
  • gli orientamenti della procura generale della Corte di Cassazione in materia.

Principali misure introdotte

1. Rafforzamento dell’“ammonimento” da parte del questore

L’“ammonimento” da parte del questore è una misura di prevenzione oggi prevista per tutelare le vittime di atti di violenza domestica, cyberbullismo o atti persecutori (stalking). Lo scopo è garantire una tutela rapida e anticipata rispetto alla definizione dei processi penali. Quando le forze di polizia ricevono una segnalazione, si attivano rapide procedure di verifica che possono portare al provvedimento di ammonimento. La persona “ammonita” deve astenersi dal commettere ulteriori atti di molestia o violenza e può subire il ritiro di eventuali armi, anche se possedute legalmente. In caso di reiterazione della condotta, la procedibilità per i reati previsti non è più a querela di parte ma d’ufficio. Con il decreto legislativo del 7 giugno 2023 si estendono i casi in cui si può applicare l’ammonimento. Si includono ora i cosiddetti “reati-spia”, che avvengono nel contesto delle relazioni familiari ed affettive (attuali e passate): percosse; lesione personale; violenza sessuale; violenza privata; minaccia grave; atti persecutori; diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti; violazione di domicilio; danneggiamento. Si prevede l’aggravamento di pena quando i reati di violenza domestica o contro le donne sono commessi da un soggetto ammonito, anche se la vittima è diversa da quella che ha effettuato la segnalazione per cui è stato adottato l’ammonimento. Per la richiesta di revoca dei provvedimenti, i soggetti ammoniti dovranno aspettare almeno tre anni e dovranno avere ottenuto valutazioni positive in appositi percorsi di recupero. Si amplia la definizione dei reati di “violenza domestica”, comprendendo quelli avvenuti in presenza di minorenni.

2. Potenziamento delle misure di prevenzione

Le misure di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza e dell’obbligo di soggiorno nel comune di residenza o di dimora abituale, previste dal Codice antimafia, potranno essere applicate anche agli indiziati di reati legati alla violenza contro le donne e alla violenza domestica (tentato omicidio; lesioni personali gravi e gravissime; deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso; violenza sessuale). Queste misure si applicano indipendentemente dalla commissione di un precedente reato. La sorveglianza speciale di pubblica sicurezza sarà applicata agli indiziati di questi gravi reati con modalità di controllo elettroniche che ne richiedono il consenso. Nel caso in cui tale consenso sia negato, la durata della misura di prevenzione non potrà esser inferiore a due anni e il soggetto dovrà presentarsi periodicamente all’autorità di pubblica sicurezza. Inoltre, sarà obbligatorio per il Tribunale (attualmente si tratta di una facoltà) imporre agli indiziati di questi reati il divieto di avvicinarsi a determinati luoghi, frequentati abitualmente dalle vittime, e l’obbligo di mantenere una determinata distanza, non inferiore a 500 metri, da tali luoghi e dalle vittime, prevedendo particolari modalità nel caso in cui la frequentazione di tali luoghi sia necessaria per motivi di lavoro o altre esigenze. Si prevede, infine, che in attesa dell’emissione della sorveglianza speciale, il Tribunale, se sussistono motivi di particolare gravità, possa disporre d’urgenza, in via temporanea, il divieto d’avvicinamento. Le violazioni saranno punite con la reclusione da 1 a 5 anni e sarà consentito l’arresto anche fuori dei casi di flagranza.

3. Velocizzazione dei processi, anche nella fase cautelare

Si assicura il rapido svolgimento dei processi in materia di violenza contro le donne, ampliando le fattispecie per le quali è assicurata priorità, includendo: costrizione o induzione al matrimonio; deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso; violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa; diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti; stato di incapacità procurato mediante violenza; lesione personale, in alcune ipotesi aggravate )per esempio quando il fatto è commesso contro i genitori, i figli o i coniugi/partner). Sarà assicurata priorità anche alla richiesta e trattazione delle richieste di misura cautelare personale.

4. Attribuzioni del Procuratore della Repubblica

Si prevede l’obbligo (e non più la mera facoltà), per il Procuratore della Repubblica, di individuare uno o più procuratori aggiunti o uno o più magistrati addetti all’ufficio per la cura degli affari in materia di violenza contro le donne e domestica.

5. Termini per la valutazione delle esigenze cautelari

Si inserisce, nel Codice di procedura penale, un nuovo articolo (Misure urgenti di protezione della persona offesa), con la previsione che il pubblico ministero abbia un massimo di 30 giorni dall’iscrizione della persona indagata nell’apposito registro per valutare se richiedere l’applicazione delle misure cautelari. Ulteriori 30 giorni al massimo saranno a disposizione del giudice per la decisione sull’istanza. Anche qualora il pubblico ministero non ravvisi i presupposti per la richiesta delle misure cautelari, dovrà proseguire le indagini preliminari.

6. Violazione degli ordini di protezione contro gli abusi familiari

Si prevede l’applicazione delle sanzioni penali previste per la violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa anche alla violazione degli ordini di protezione emessi dal giudice in sede civile. La pena prevista è la reclusione da 6 mesi a 3 anni, con l’arresto obbligatorio in flagranza.

7. Arresto in flagranza differita

Si prevede l’arresto in “flagranza differita” per chi sarà individuato, in modo inequivocabile, quale autore di una condotta (violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa; maltrattamenti in famiglia; atti persecutori), sulla base di documentazione video-fotografica o che derivi da applicazioni informatiche o telematiche (chat, condivisione di una posizione geografica…). L’arresto deve essere compiuto non oltre il tempo necessario alla sua identificazione e comunque entro le quarantotto ore dal fatto.

8. Rafforzamento delle misure cautelari e dell’uso del braccialetto elettronico

Si prevede l’applicazione della misura cautelare in carcere non solo nel caso di trasgressione alle prescrizioni degli arresti domiciliari ma anche nel caso di manomissione dei mezzi elettronici e degli strumenti di controllo disposti con la misura degli arresti domiciliari o con le misure di allontanamento dalla casa familiare o divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa. Si ampliano al tentato omicidio e alla deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso (qualora commessi in danno dei prossimi congiunti o del convivente), le fattispecie per le quali è consentita l’applicazione della misura dell’allontanamento anche al di fuori dei limiti di pena previsti e si prevede il controllo del rispetto degli obblighi tramite il braccialetto elettronico e la prescrizione di mantenere una determinata distanza, comunque non inferiore a 500 metri, dalla casa familiare o da altri luoghi determinati, abitualmente frequentati dalla persona offesa. Si prevede la possibilità di stabilire la custodia cautelare in carcere anche nei procedimenti per il delitto di lesioni personali, in alcune ipotesi aggravate, e per la violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa.

9. Informazioni alla persona offesa dal reato e obblighi di comunicazione

Si estende la previsione dell’immediata comunicazione alle vittime di violenza domestica o contro le donne, di tutte le notizie inerenti alle misure cautelari disposte nei confronti dell’autore del reato, sia esso imputato in stato di custodia cautelare, comprese l’evasione, la scarcerazione o la volontaria sottrazione dell’internato all’esecuzione della misura di sicurezza detentiva. Al fine di potenziare la “circolarità informativa” e la “multi-attorialità” nel delicato campo della violenza domestica o contro le donne, si prevede anche che l’autorità giudiziaria debba effettuare una comunicazione al questore, in caso di estinzione, inefficacia pronunciata per qualsiasi ragione, revoca o sostituzione in melius di misure cautelari coercitive personali, ai fini delle valutazioni di competenza in materia di misure di prevenzione.

10. Sospensione condizionale della pena

Si modificano gli obblighi ai quali il condannato deve soggiacere per accedere alla sospensione condizionale della pena. Si integra la previsione per cui, nei casi di condanna per alcuni specifici delitti, la sospensione condizionale della pena è subordinata alla partecipazione a specifici percorsi di recupero, stabilendo che non è sufficiente la mera “partecipazione” ma è necessario anche il superamento dei percorsi con esito favorevole, accertato dal giudice.

11. Provvisionale a titolo di ristoro anticipato a favore delle vittime

Si introduce una provvisionale a titolo di ristoro «anticipato», in favore della vittima o, in caso di morte, degli aventi diritto che, in conseguenza dei delitti di omicidio, violenza sessuale o lesione personale gravissima, e deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso, commessi dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa, vengano a trovarsi in stato di bisogno. Si supera quindi l’attuale limite della necessità dell’acquisizione della sentenza di condanna.

Redazione Women For Women Italy

Il FUTURO DELL’ITALIA CON IL PNRR

La soglia di povertà in Italia dal 3,3% nel 2005 è passata al 7,7% nel 2019 con un picco del 9,4% nel 2020. Il Paese con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza dovrà intervenire su lavoro, digitalizzazione, transizione verde, mobilità, trasporti, istruzione, formazione, inserimento al lavoro di donne e giovani, dove l’occupazione femminile è al 53,8% contro una media europea del 67,3%. Tra le missioni del Piano ci sono l’inclusione sociale, la coesione e la sostenibilità per attuare riforme strutturali di cui il Paese ha bisogno. Da qui la giornata informativa organizzata a fine aprile dalla Direzione Rai – Radiotelevisione italiana e Usigrai (Unione Sindacale Giornalisti Rai), per fornire dati in un paese in cui spesso si parla del percepito e non della realtà sostenuta da evidenze numeriche. A spiegare le modalità del PNRR, alcuni esponenti della Rai insieme a Carmine Di Nuzzo, ispettore generale per il PNRR-MEF, Ugo Liberatore, ufficio rendicontazione e controllo MEF, Biancamaria Volpe, ufficio monitoraggio MEF, Luca Mattia, ufficio attuazione della ragioneria Generale dello Stato e Antonella Merola, responsabile della gestione finanziaria del Ministero dell’economia e finanze.

Il tavolo sul PNRR nasce per scopi istituzionali e sociali. Da un lato le istituzioni comunicano al Paese le finalità del Piano, dall’altro l’informazione interagisce con le istituzioni attraverso assemblee territoriali, comuni, regioni e Terzo settore che saranno gestiti a livello nazionale per raccontarne i contenuti. Un percorso strutturato in venti momenti in cui istituzioni e organi territoriali potranno raccogliere i bisogni delle comunità locali.

Cosa c’è da sapere del Piano

Il PNRR non è un programma di spesa ma un progetto per raggiungere risultati e obiettivi; una leva economica per realizzare riforme necessarie per il Paese. Le risorse accordate sono debiti contratti a tassi agevolati dove l’Italia ha ottenuto dall’Unione Europea 70 miliardi di euro e rendicontato 400 milioni di euro. Con il PNRR dovrà gestire 222,1 miliardi di euro in cinque anni, un’opportunità per intervenire su giovani, mezzogiorno ed emarginati. Per monitorare questi fondi verrà predisposta fino al 2026 una piattaforma condivisa nella quale si potrà accedere a documenti pubblici, open data, relazioni della Corte dei conti, del Parlamento, della Commissione Europea, informazioni della società civile e rassegna stampa compreso i materiali che la RAI produce per il Piano.

Missioni dell’Italia

Nel programma Next Generation EU, creato dalla Commissione Europea per far fronte alla crisi pandemica, sono inseriti strumenti del dispositivo di Ripresa e Resilienza che finanzia i piani dei Paesi dell’Unione. Nel 2020 l’Unione Europea per rilanciarne la crescita ha disposto il primo programma di indebitamento cambiando di fatto la politica dell’Unione. Un disegno complesso nel quale vengono erogati 750 miliardi di euro e prevedono finanziamenti con un relativo indebitamento che l’UE ha con i propri partner; prestiti agevolati relativi alla transizione energetica e digitale, sostenibilità, infrastrutture sociali, investimenti in educazione, istruzione, ricerca, supporto all’occupazione, superamento delle diversità e innovazione del sistema sanitario. Il Governo italiano accanto alla quota destinata a livello nazionale, ha aggiunto nuove risorse per sostenere progetti coerenti con gli investimenti ed altre riforme da fare.

Il Piano è strutturato in 6 missioni, e l’Italia si è impegnata con la CE a raggiungere gli obiettivi entro il 2026 per dimostrare di essere un paese moderno in grado di rafforzare il suo potenziale di crescita. Con la Commissione ha concordato 191,5 miliardi di euro per realizzare opere cruciali in parte già raggiunte. Dal lancio del piano – due anni dalla programmazione – ha concluso la riforma della giustizia civile, penale ed insolvenza, quella della PA che permetterà di “mettere a terra” gli investimenti. Non si tratta solo di cambiamenti orizzontali, ma missioni abilitanti per attrarre investimenti dall’estero; lo scorso anno è stata accolta fino al 2026 la riforma della concorrenza per aumentare le possibilità per le imprese di fare business, infine di recente è stato approvato il nuovo codice degli appalti che consente di operare sul mercato. Tra le riforme ci sono anche quelle settoriali: approvazione della misura sul lavoro sommerso, disabilità, scuola (riforma dei docenti).

In sintesi, l’Italia dovrà realizzare progetti in grado di coprire il 25% delle risorse dedicate alla digitalizzazione che andranno alla PA e alla scuola. Il 37,5% degli investimenti andranno alla transizione digitale ed ecologica mentre il 40% alle regioni del mezzogiorno. Tra i temi del PNRR c’è il DNSH – Do No Significant Harm dove la Commissione ha imposto agli Stati membri di sostenere opere in grado di non arrecare danni all’ambiente.

PNRR: traguardi e obiettivi

Rispetto al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, l’Italia dovrà raggiungere 527 obiettivi e target europei entro giugno 2026, successivamente disporrà di 191,5 miliardi di euro. Tra i target ci sono 264 mila nuovi posti per asili nido destinati al territorio e riforme sulla digitalizzazione, transizione green, infrastrutture e mobilità sostenibile per il periodo 2021 – 2026. Nei primi due anni sono state definite riforme che hanno permesso di ricevere 70 miliardi di euro. La roadmap ha perciò ottenuto a luglio 2021 l’approvazione del PNRR dalla CE, e l’Italia ha distribuito le quote alle singole amministrazioni. A fine 2021 ha concluso i primi obiettivi e presentato le 3 domande di pagamento per terminare l’ultimo percorso riferito a dicembre 2022. Nel 2023 dovrà realizzare 96 obiettivi, i primi 27 da concludere entro giugno mentre i restanti 69 entro dicembre 2023.

Per la digitalizzazione, l’Italia punta a portare la banda ultra-larga in 18 isole minori, mentre per la transizione green deve superare la procedura di infrazione che la Commissione ha applicato nei nostri confronti per la riduzione dei rifiuti, ovvero il numero di discariche. Rispetto al “Fondo Impresa donna” sono stati assegnati finanziamenti per 700 imprese femminili e sulla mobilità e logistica, investirà in aree economiche speciali, zone nelle quali sarà avviato un piano nazionale di ciclovie: costruzione di ulteriori 200 km di piste ciclabili urbani e metropolitane destinati a Comuni con più di 500 mila abitanti. Infine, verranno assegnate 3 mila borse di studio destinate a programmi innovativi di ricerca e sviluppo (PRIN – Progetti di rilevante interesse nazionale).

Modello di attuazione del PNRR

Il Governo – siglato il contratto con la CE sui 527 obiettivi – ha messo a punto un modello per la gestione dei compiti. Dal lato organizzativo c’è una struttura dedicata all’interno della presidenza del Consiglio dei ministri, dove i temi sono trattati nell’ambito di una cabina di regia nella quale partecipano i ministri che hanno responsabilità dirette per investimenti e riforme del Piano. C’è poi il MEF – ispettorato generale per il PNRR presso la ragioneria generale dello Stato – che oltre a monitorare l’operatività del Piano e comunicare con la Commissione Europea, rendiconta ogni sei mesi i traguardi ottenuti. La governance del paese prevede che ogni amministrazione centrale è titolare di investimenti ed uffici ad hoc per eseguire le riforme di competenza. I progetti sono realizzati dai soggetti attuatori che in parte fanno capo all’organo centrale dello Stato e parte vengono realizzati attraverso bandi che riguardano gli Enti locali, i quali possono presentare progetti specifici sul territorio. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha predisposto linee guida per offrire alle amministrazioni e ai soggetti attuatori indicazioni sull’attuazione del PNRR istituendo un task force che dialoga con la CE e il Parlamento, mentre il MEF redige relazioni periodiche per comunicare l’avanzamento dei lavori. Un elemento importante del PNRR si riferisce agli impatti economici dovuti alla guerra in Ucraina per l’aumento dei prezzi delle materie prime che ha indotto la Commissione Europea a adottare il REPowerEU. Questo Piano assegna nuove risorse ai paesi dell’Unione per diversificare la dipendenza energetica degli stati membri dal gas russo e spingere verso la transizione verde. In complesso ai paesi vengono assegnati 245 mld di euro e la quota per l’Italia è di 2,76 mld di euro a fondo perduto pari a 13,8%. Queste quote sono prestiti a tassi agevolati concessi agli Stati e il nostro Paese ha la possibilità di riaprire il negoziato con la Commissione per ridefinire alcuni parametri del Piano.

Piattaforma informatica Regis per il monitoraggio del PNRR

Il Regis rappresenta il sistema gestionale unico del PNRR, una piattaforma implementabile che possiede due anime. Un’anima gestionale in cui gli attori alimentano quanto viene prodotto con le risorse del Piano e l’altra consente di sapere cosa c’è dietro le missioni. All’interno del sistema confluiscono dati provenienti dal Piano e traccia le milestone e target attraverso cronoprogrammi per sapere a che punto è l’attuazione della misura e cosa c’è a livello di progetti, servizi o attività di altra natura. La piattaforma è anche dotata di strumenti in grado di interrogare altri sistemi che sono il corredo di base dell’attività del progetto. Il sistema può quindi attingere a diverse informazioni che convergono nella banca dati dell’amministrazione pubblica, gestiti dalla ragioneria generale dello Stato e misure che confluiscono nel registro nazionale degli aiuti di Stato. Infine, c’è una inter-operabilità con l’agenzia delle entrate poiché alcune iniziative si presentano come crediti di imposta (ad esempio eco bonus, sisma bonus e transizione 4.0).

Il sistema di controllo  

Con gli investimenti del PNRR, la Pubblica amministrazione può effettuare controlli per garantire trasparenza, regolarità e correttezza nell’azione amministrativa. Tra le verifiche c’è l’obbligo di conseguire target e milestone secondo standard qualitativi previsti nel contratto firmato con la CE, ad esempio non arrecare danni all’ambiente (DNSH), soddisfare l’obiettivo climatico e digitale nonché garantire la corretta comunicazione e informazione.

Gestione della spesa finanziaria

Nell’ambito della gestione finanziaria un passaggio importante riguarda le modalità operative per finanziare i progetti e le amministrazioni titolari degli investimenti. In particolare, il fondo di rotazione Next Generation EU depositato presso la ragioneria generale dello Stato, può anticipare risorse per poi essere rimborsate dalla Commissione Europea. Si tratta di 191,5 miliardi di euro ripartiti in 3 diversi “contenitori”: 124,5 miliardi di euro finanziati dal bilancio dello Stato che rappresentano nuovi progetti e devono rispettare le condizionalità previste dal Piano. Se i progetti non raggiungono i target prefissati o non rispettano le condizionalità, i rimborsi non vengono effettuati. Altri 15,6 miliardi si riferiscono al Fondo di Sviluppo e Coesione e rappresentano lo strumento finanziario attraverso il quale vengono attuate politiche di sviluppo della coesione economica, sociale e territoriale. Infine, ci sono i cosiddetti progetti in essere, nati prima dell’entrata del PNRR che per particolari condizioni possono essere ricondotti ad esso.

Comunicazione del PNRR

La collaborazione fra Presidenza del Consiglio dei ministri, MEF e RAI permetterà di conoscere i progetti realizzati con il Piano, le opportunità delle imprese, degli Enti pubblici e associazioni per aumentare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. L’idea curata dal Portale Italia Domani, avrà una funzione “informativa” e “di servizio” dove grazie alla consultazione di sezioni dedicate si potranno conoscere bandi, link ai quale candidarsi, informazioni sul Fondo Nazionale Complementare e news su attività di comune interesse.

Cristina Montagni