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La Presidenza Italiana del G20 e gli impegni per un nuovo umanesimo dell’engagement Groups Women20 in un’ottica di parità di genere e Women Empowerment

Women 20, l’engagement group del G20 dedicato alla parità di genere e women empowerment, è il piano costituito da 8 gruppi rappresentativi della società civile che avrà il compito di proporre raccomandazioni di policy al Summit G20 che si terrà a Roma ad ottobre. L’Italia ospiterà i grandi leader di governo per dibattere sulle questioni che interessano tre pilastri della sostenibilità: PEOPLE, PLANET e PROSPERITY.

All’interno di queste direttrici, le questioni di genere saranno il mainstream per promuovere alle istituzioni la tutela della donna a 360 gradi. L’Italia focalizzerà gli interventi su 5 macro obiettivi: Donne e lavoro, imprenditoria e finanza, parità di genere e digitale, lotta contro la violenza sulle donne e bambine, e per la prima volta verrà affrontato il tema della sostenibilità ambientale. A questi focus si aggiungerà quello della medicina di genere e il cambiamento culturale.

Di questo si è discusso durante il convegno on line organizzato ad aprile dall’Istituto per la Competitività (I-Com) su: “#Women20 per un nuovo umanesimo. Analisi e proposte per il rilancio del Paese verso una nuova economia. Al dibattito hanno partecipato diversi relatori, tra cui Linda Laura Sabbadini, direttrice centrale dell’Istat e Chair del W20, Veronica De Romanis, docente della European Economics, Luiss Guido Carli, l’ex ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti, presidente UCID Nazionale, Stefania Brancaccio, referente Nazionale UCID Donne, Loredana Cerbara, ricercatrice del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e la Ministra per le Pari Opportunità e Famiglia, Elena Bonetti.

Linda Laura Sabbadini

Stereotipi di genere accelerano le disuguaglianze e penalizzano l’occupazione femminile

L’attuale crisi economica poggia su diverse questioni, così Linda Laura Sabatini sottolinea come il tema climatico abbia scaricato sulle donne le conseguenze maggiori a cui si sono aggiunti forti gap dal punto di vista di genere. La congiuntura negativa spiega ha coinvolto donne precarie, donne impiegate in settori con scarse tutele e donne impegnate nel settore della cura. Viene fuori una fotografia di un Paese fragile e inadeguato sulle politiche familiari, politiche di condivisione all’interno della coppia, scarsi investimenti in servizi per l’infanzia e servizi sociali di assistenza. “Il tema che allarma” commenta il Chair del W20 “è che l’Europa già nel 2010 aveva posto come “paletto” un tasso d’occupazione femminile al 60%. Nel 2010 l’Italia non solo ha mancato il “bersaglio” con il 46%, ma nel 2020 si è attestata alla soglia del 49%, valore raggiunto da Nord a Sud dove l’impiego femminile è fisso al 32%”. “Il problema è quindi strutturale e la questione non è rinviabile” commenta Sabatini “occorre intervenire sulle questioni di genere indirizzando risorse giacché siamo ultimi in Europa per tasso d’occupazione femminile (25-34 anni)”. Infine, sarà necessario presentare una roadmap nella quale si sostiene che gli Stati dovranno dotarsi di un piano triennale per combattere gli stereotipi di genere sotto la vigilanza del G20 e monitorare i risultati ottenuti da ciascun paese.

Loredana Cerbara

Segregazione, smarrimento e solitudine delle donne. Risultati dell’indagine CNR durante il lockdown

Loredana Cervara ha spiegato che a marzo 2020 il CNR ha condotto un’indagine sulla base di 140mila interviste per studiare gli effetti psicosociali dovuti al distanziamento fisico e alla didattica a distanza. Dalla ricerca è emerso che da aprile 2020 si è “scatenata” un escalation di violenza all’interno delle mura domestiche e dal lato degli stereotipi si è registrato un forte arretramento culturale. Più di un terzo degli intervistati ha dichiarato che la donna è tornata al ruolo naturale di madre e moglie con un aggravio della condizione delle lavoratrici. Le donne che hanno usufruito del lavoro agile (40%), si sono fatte carico di altre incombenze familiari (DAD, lavoro di cura, lavori domestici) e solo a lockdown allentato gli uomini hanno ripreso il lavoro in presenza mentre le donne non ce l’hanno fatta. Loro sono rimaste in smart working per accudire i figli piccoli. Dall’indagine emerge anche una forte contrazione del tempo libero rispetto al passato (51%) contro il 22% degli uomini. In sintesi, se da un lato il lavoro agile migliora la conciliazione tra tempi di vita e lavoro per maggiore flessibilità, minor impatto ambientale e risparmio economico, dall’altro ha generato sentimenti di segregazione, smarrimento e solitudine non sempre condivisi dai partner uomini.

Stefania Brancaccio

Dalle quote rosa alle aliquote rosa

Il Manifesto operativo lanciato da Stefania Brancaccio dalle “Quote rosa alle aliquote rosa” è la proposta che riaccende il dibattito sulla Gender Tax e propone di applicare un’aliquota fiscale più bassa sul lavoro incoraggiando le donne a permanere nel mercato produttivo. Una differente tassazione uomo-donna è una politica di genere che va al cuore delle disuguaglianze. “La disparità” dice Brancaccio “nasce in famiglia e non in azienda. Il modello familiare italiano è lo stesso da cinquant’anni e oggi l’80% della gestione domestica ricade ancora sulle donne. Questa responsabilità incombe come una “zavorra” e pone le donne di fronte ad un “bivio”: entrare nel mondo del lavoro o rimanere a casa per non sostenere i costi qualora fosse impiegata. L’imprenditrice ricorda che nel tempo sono stati adottati tiepidi provvedimenti (quote rosa, job act, assegni baby, etc.) ma tutti definiti per settore e durata. Il Global Gender Gap considera come discriminante al lavoro, la disparità finanziaria uomo e donna. La crisi ha aumentato le disuguaglianze e solo un aumento di reddito e una riduzione delle aliquote fiscali, potrebbe alleviare le spese per asili nido, baby-sitter e assistere i genitori anziani. In conclusione, il Manifesto è indirizzato ai decisori per far sì che la società in futuro sia più equa, in grado di raggiungere un nuovo umanesimo.

Veronica De Romanis

Più occupazione femminile con l’uso di strumenti distorsivi  

La situazione è grave a livello macroeconomico, siamo a crescita zero, debito in aumento, produttività stagnante da oltre 20 anni, disoccupazione elevata tra giovani e donne, welfare squilibrato giacché è stato speso molto per anziani ma poco per giovani e famiglia, spiega l’economista Veronica De Romanis. Oggi però abbiamo le risorse con il Next Generation EU ma dipenderà da come il nostro paese saprà impiegare i fondi visto che siamo i maggiori beneficiari rispetto ad altri. Per crescere è necessario investire sulle donne; più occupazione femminile significa maggiore Pil, meno disuguaglianze e aumento della natalità. L’Italia ha una curva d’invecchiamento in ascesa, bisogna invertire la tendenza per il welfare futuro. “Ora” commenta l’economista “occorre prendere decisioni coraggiose e la Commissione Europea esorta l’Italia a spendere nel digitale, nella transizione ecologica e seguire le raccomandazioni per aumentare l’occupazione femminile”. De Romanis è convinta che si deve intervenire sulle quote rosa e sulle aliquote rosa che di per sé sono elementi distorsivi ma si traducono in una crescita delle donne sul mercato del lavoro.

Il Manifesto delle donne per incentivare la crescita economica

Il Manifesto Donne per la Salvezza è stato un punto di approdo a cui hanno aderito professioniste ed organizzazioni nella stesura del documento. “Il Manifesto” afferma Valeria Manieri “mette a disposizione idee per fare bene sull’occupazione femminile, sulla creazione di infrastrutture sociali, asset di sviluppo per la crescita economica e servizi di cura e assistenza per un’economia professionalizzata”. “In futuro” aggiunge “occorrerà vigilare sugli strumenti adottati dall’attuale Governo Draghi all’interno del PNRR italiano (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) che si auspica sia modificato rispetto alla bozza del precedente esecutivo”. “L’attuale Governo” spiega “ha restituito al paese un risultato positivo con l’approvazione dell’assegno unico alle famiglie che va verso un quoziente familiare universale, una politica diversa da quella finora adottata”.

Gian Luca Galletti

Defiscalizzazione del lavoro, smart working e nuovo welfare: il punto delle istituzioni

Nel 2020, commenta l’ex ministro Galletti, il paese ha perso oltre 300mila nati ed è priorità assoluta mettere in agenda le questioni relative alle politiche di genere. Sostiene che le quote rosa rappresentano l’unico strumento per incentivare le aziende ad assumere donne e nello stesso tempo esorta le imprese ad essere trasparenti ovvero comunicare il dato sulle politiche di genere adottate. Il dato secondo Galletti dovrebbe essere obbligatorio e aggiunge che se non venisse rispettata la regola l’azienda sarebbe sanzionata. “Infine”, conclude “è ora di revisionare la politica di welfare, così da spostare l’attenzione sulle famiglie.

Ministra per le Pari Opportunità e Famiglia, Elena Bonetti

“In Italia abbiamo un problema di partecipazione delle donne alla vita attiva e nella contribuzione della leadership politica. O si sceglie la parità di genere riconoscendola come elemento fondante per una forma istituzionale democratica o la tratteremo come una disuguaglianza da sanare e non con lo sguardo di chi riconosce che solo con la promozione del protagonismo femminile potremmo attivare processi di crescita per lo sviluppo del paese”.

Così la ministra Bonetti spiega che vanno inserite politiche salariali agevoli in grado di sostenere le carriere femminili defiscalizzandole. La defiscalizzazione non solo sarebbe un beneficio per l’azienda ma produrrebbe effetti positivi sul Pil con un incremento dell’occupazione in termini di quantità e qualità di lavoro femminile”. La fiscalità agevolata sarebbe un sollievo per l’impresa che percepirebbe la maternità non come un costo a suo carico. Altra cosa sono i servizi che occorre rivedere per creare un nuovo sistema sociale che vada verso la condivisione delle responsabilità educative, pensare ad infrastrutture innovative (asili nido, smart working, riorganizzazione dei tempi e spazi di comunità, nuovo welfare, maggiore qualità nell’educazione e formazione nei primi anni di vita dei figli). L’opportunità c’è e grazie ai 191miliardi di euro messi a disposizione dall’EU è possibile consegnare alle prossime generazioni un paese migliore con la consapevolezza che questi soldi sono un investimento per il loro futuro.

L’evento è stato organizzato dall’Istituto per la Competitività (I-Com) con l’Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti (UCID), le Donne Imprenditrici di Fipe, Le Contemporanee, Half of It – Donne per la salvezza, Regeneration Y-outh e l’Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali. L’iniziativa è stata patrocinata dal Women 20, l’engagement group del G20 dedicato all’uguaglianza di genere.

Cristina Montagni

Ricominciare da cinquanta

La menopausa è un momento fisiologico della vita della donna che coincide con il termine della fertilità, spesso vissuta come problematica. Secondo il Ministero della Salute, in passato coincideva con il declino psico-fisico della vita di relazione della donna. Oggi l’aspettativa di vita (tra i 45 e 55 anni di età) si è allungata e le donne sono attive e impegnate sul fronte lavorativo per molti anni a seguire. Le donne si trovano a vivere un periodo fisiologico segnato da una situazione ormonale le cui conseguenze possono impattare sulla qualità della vita e sulla condizione di salute. Nonostante l’informazione sui temi della salute e di quella riproduttiva in particolare, la menopausa rimane un periodo delicato sotto il profilo psicologico, spesso affrontato in modo diversificato e talvolta sbagliato. Per capire cosa sanno le donne e come vivono la menopausa, il Censis ha presentato i risultati di un’indagine condotta con il contributo della MSD (Azienda Farmaceutica Leader nella Produzione di Farmaci) su un campione rappresentativo di 1.028 donne italiane dai 45 ai 65 anni. 

Atteggiamento nei confronti della prevenzione

menopausaLe donne intervistate mostrano attenzione alle pratiche preventive e a quelle riproduttive. La prevenzione secondaria, come la visita ginecologica, il Pap-test e lo screening senologico sono praticate da quasi la totalità delle donne, anche se una percentuale minima non ha mai fatto una visita ginecologica (3,8%), il Pap-test (8,5%) e lo screening senologico (13,5%). Il 96,2% delle donne si sottopone alla visita ginecologica, ma sono emerse delle differenze nella frequenza: il 43,4% l’effettua una volta l’anno, il 29,1% una volta ogni due anni e il 23,7% ogni due anni. Si tratta di frequenze che tendono a ridursi al crescere dell’età, soprattutto nella fascia 60-65 anni.

L’informazione sulla menopausa

L’82,8% delle intervistate si ritengono informate, il 77,0% di esse hanno dichiarato di sapere che la menopausa non è una malattia ma un momento fisiologico, solo il 47,1% definisce la menopausa la cessazione delle mestruazioni e il 44,8% delle intervistate ha affermato che coincide con il termine della fertilità. Globalmente il 66,1% ha definito la menopausa come fine dell’età fertile della donna. Il 73,6% delle donne ha indicato che la menopausa può non comportare disturbi per la salute, ma dipende dalla condizione di ognuna. Infatti, il 18,6% pensa che possa comportare disturbi, mentre solo il 7,8% ha dichiarato che la menopausa non crea alcun disturbo. Quasi una donna su tre ha indicato disturbi in dolori articolari e muscolari e la diminuzione del desiderio sessuale, mentre il 29,8% la depressione. La principale fonte di informazione, per quanto riguarda la menopausa e i temi della salute in generale, è rappresentata da un professionista della sanità. Il ginecologo è la fonte principale per la menopausa per il 63,7% delle donne e il medico di medicina generale per la salute nel 65,7% dei casi.

piramide alimentare

La condizione della donna in menopausa

Le donne che si trovano in menopausa, 74,6% del campione, per rendere chiara la propria condizione, hanno dichiarato di avere fatto la visita ginecologica (66,2%), gli esami del sangue (47,9%), lo screening al seno (42,6%) e altri esami diagnostici come la MOC (24,2%), mentre il 20,1% non ha fatto alcuna visita perché afferma che i sintomi sono evidenti. Il quadro peggiora al cambiare della condizione, cioè tra le intervistate non ancora in menopausa (23,9% del campione). Aumenta infatti la quota di chi non intende fare né visite né controlli per appurare la condizione di menopausa (38,7%). Inoltre, è minore la percentuale delle donne che intendono fare la visita ginecologica (53,6%), gli esami del sangue (18,3%), lo screening al seno (20,2%) e altri esami diagnostici (10,0%) non trovandosi ancora in menopausa.

Conoscenza e utilizzo delle terapie per la menopausa  

La terapia ormonale sostitutiva (TOS), associata a uno stile di vita sano, è utilizzata per il trattamento dei disturbi menopausali, ma poco più della metà del campione di donne ha indicato di conoscerla (51,9%). Al momento dell’intervista solo il 7,6% ha dichiarato di utilizzare la TOS, mentre il 6,5% ha indicato di assumere farmaci da banco, omeopatici e/o fitoterapici come i fitoestrogeni. Il 9,0% ha affermato di non essere a conoscenza dell’esistenza di farmaci per la menopausa, mentre il 68,1%, è convinta che non sia necessario trattare la menopausa con i farmaci. Il 67,2% delle donne che hanno assunto farmaci ha dichiarato che seguendo una terapia per la menopausa i disturbi fisici si sono ridotti, in particolare il 64,6% delle donne in terapia consiglierebbe a un’amica i farmaci che sta prendendo. La maggioranza delle donne in menopausa (87,3%), non assume farmaci per la menopausa per diversi motivi: il 48,6% non pensa che si debbano usare farmaci perché si tratta di una fase fisiologica e il 33,9%, pur avendoli assunti, pensa di non averne bisogno.

la medicina nella menopausaI servizi sanitari

Al di là del rapporto con il ginecologo di fiducia, tra le donne attualmente in menopausa (74,6%), la metà afferma di non usufruire dei servizi sanitari pubblici (50,4%). Le quote più elevate di coloro che usano il SSN (servizio sanitario nazionale) si ritrovano tra le donne che hanno dichiarato di usufruire di visite dagli specialisti pubblici (23,0%) e presso il consultorio (22,0%), mentre usa la diagnostica pubblica l’11,3%. Una quota ridotta di donne, pari al 5,4%, dichiara di avvalersi dei farmaci a carico del SSN.

donne e menopausaL’immagine sociale della menopausa

La menopausa è un argomento di cui il 78,0% delle donne afferma di parlare senza alcun problema, ma alcune hanno affermato di parlarne solo con altre donne già in menopausa (l’8,6%), solo con le amiche (il 7,0%) o con il partner (l’1,3); mentre il 5,1% non ne parla con nessuno perché l’argomento le imbarazza. Nell’immaginario collettivo la menopausa è vista negativamente proprio per l’impatto sulla dimensione della sessualità. Il 42,5% del campione ritiene ininfluente la menopausa sull’attività sessuale, mentre il 43,8% ritiene che la menopausa provoca cambiamenti fisiologici tali da ridurre il desiderio femminile e il 33,3% fa riferimento a motivazioni psicologiche per spiegare la diminuzione del desiderio sessuale. Il 66,2% delle donne afferma che con la menopausa il corpo subisce cambiamenti estetici negativi (capelli, pelle, peso) che peggiorano l’immagine di sé e il 64,7% sostiene che i disturbi della menopausa vengono sottovalutati socialmente. La menopausa è considerata una condizione positiva dal 39,4% delle intervistate perché elimina il problema delle gravidanze indesiderate, ma il 26,8% segnala una perdita di interesse per la sessualità.

L’impatto esistenziale

Il 61,2% delle donne reputa buona la propria vita sessuale, con una differenza rilevante tra le donne non ancora in menopausa (77,3%) e quelle in menopausa (56,3%), mentre il 13,2% la ritiene insoddisfacente e il 6,6% la giudica pessima. Tra le donne intervistate c’è anche chi (16,8%) ha rinunciato ad avere una vita sessuale soddisfacente, principalmente tra le donne in menopausa (20,3%) e una quota minima del 2,2% che non ha mai avuto una vita sessuale. Passando dalla condizione di chi non è ancora in menopausa a quella di chi lo è si riduce la quota di intervistate che si giudicano molto e abbastanza felici (dal 71,8% tra chi non è ancora in menopausa al 62,4% tra chi è in menopausa).

Cristina Montagni