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Piano nazionale per l’educazione al rispetto, alle disuguaglianze e le discriminazioni

La Ministra dell’Istruzione, dell’università e della ricerca Valeria Fedeli, il 27 ottobre presenta al teatro Eliseo di Roma, il Piano nazionale per promuovere nelle scuole l’educazione al rispetto, per contrastare ogni forma di violenza e discriminazione in grado di promuovere e favorire il superamento dei pregiudizi e delle disuguaglianze, secondo i principi definiti dall’articolo 3 della Costituzione italiana (discriminazioni legate al sesso, alla razza, alla lingua, alla religione, alle opinioni politiche, alle condizioni persoRispettaLeDifferenze-1080x675nali e sociali).

Il Piano – commenta la Fedeli – “ci rende orgogliosi perché il rispetto delle differenze è decisivo per contrastare le violenze, le discriminazioni e i comportamenti aggressivi di ogni genere. Il rispetto include un modo di sentire, di comportarsi e relazionarsi con gli altri secondo l’art. 3 della Costituzione, cui il Piano si ispira”. La scuola trasmette fattori di uguaglianza, rimuove gli ostacoli attraverso l’ascolto e il dialogo e contribuire a far crescere condizioni di benessere per tutti, spiega la Ministra Fedeli.

Il Piano Nazionale assegna alle scuole risorse finanziarie e strumenti operativi per l’avvio di un percorso che accompagna le persone ad un cambiamento positivo della società, in cui la scuola può contribuire a realizzarle.

In concreto il Piano stanzia 8,9 milioni di euro per progetti e iniziative per l’educazione al rispetto e per la formazione degli insegnanti, di cui 900.000 euro per l’ampliamento dell’offerta formativa, 5 milioni provengono dai fondi PON, coinvolgendo 200 scuole nella creazione di una rete permanente di riferimento su questi temi e 3 milioni sono a disposizione per la formazione dei docenti.

rispetta le differenze

Il Piano Nazionale emana inoltre le Linee guida nazionali per l’attuazione del comma 16 della legge 107 del 2015 – linee di orientamento per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo nelle scuole previste dalla legge approvata in Parlamento -, per il contrasto di questo fenomeno anche con il coinvolgimento delle scuole (art. 4, legge 71 del 2017) e per la promozione dell’educazione nella parità tra i sessi e la prevenzione sulla violenza di genere. Uno strumento flessibile che risponde alle sfide educative e pedagogiche legate alla costante evoluzione delle nuove tecnologie. La legge 107 punta a rendere centrale l’educazione al rispetto e alla libertà dai pregiudizi, riconoscendo dignità alle persone, senza esclusioni, nell’uguaglianza di diritti e responsabilità per tutte e tutti.

Il testo sottolinea anche la necessità di una più stretta collaborazione tra scuola e famiglia. La famiglia resta la “prima palestra dell’educazione” per i figli. Quando si parla di prevenzione alla violenza contro le donne, risulta determinante la partecipazione educativa sia della scuola che della famiglia, entrambi i “nuclei sociali” inducono al rispetto delle differenze e i fondamenti della parità. Solo così è possibile disinnescare i rischi che aprono la strada alla violenza. Allo stesso modo è imprescindibile aiutare le donne a non pensare per sé stesse ruoli subalterni, che inducono ad accettare soprusi e comportamenti violenti. La legge attribuisce responsabilità precise a una pluralità di soggetti, ribadendo il ruolo centrale delle scuole, che devono individuare un docente referente per raccogliere e diffondere le buone pratiche educative. Attraverso queste Linee di orientamento, “rendiamo operativa la legge e sosteniamo ancora di più le istituzioni scolastiche nel contrasto di questi fenomeni”. Fra i punti del Piano Nazionale c’è anche il rafforzamento degli Osservatori attivi presso il Ministero sui temi dell’integrazione, dell’inclusione e la promozione di iniziative sui temi della parità fra i sessi e della violenza contro le donne. Per questi motivi, il 21 novembre prossimo, si prevede il lancio del nuovo Patto di corresponsabilità educativa per rinsaldare il rapporto fra scuola e famiglia. “La strada è lunga, ma aver messo nero su bianco attività e risorse, è sicuramente una scelta che apre alla speranza”, conclude la Fedeli.

Ernesto Diaco, Direttore dell’Ufficio nazionale per l’educazione e dell’università della Cei, spiega che “riguardo al progetto sull’educazione al rispetto e alle linee guida presentate oggi, mi piace notare che si chiede alla scuola un forte impegno per contrastare tutte le forme di discriminazione, nella direzione indicata dall’art. 3 della Costituzione. Di rilievo è l’educazione alla cittadinanza digitale e la lotta al cyberbullismo, a cui siamo fortemente richiamati dall’attualità quotidiana. “Per raggiungere questi obiettivi – spiega – il Ministero, le scuole devono fare la loro parte, con un’azione trasversale alle diverse discipline, senza sostituirsi alle famiglie, ma in continua sinergia con esse. Occorre definire una stretta alleanza tra scuola e famiglia, che sia in grado di porre al centro del sistema, la primaria responsabilità dei genitori e il compito degli insegnanti”.

Per diffondere i contenuti e i messaggi del Piano Nazionale parte dal 27 ottobre una campagna social #Rispettaledifferenze che accompagnerà la pubblicazione di materiali dedicati e video. Alla campagna partecipano testimonial del mondo dello sport, della cultura e dello spettacolo oltre al Comitato Olimpico (CONI) e quello paralimpico (CIP), la Federazione Nazionale della StampaRai, La7, Mediaset, Sky, Facebook, Skuola.net, e Tuttoscuola che hanno realizzato video e messaggi per i social in cui spiegano perché è importante rispettare le differenze.

Cristina Montagni

Roadmap e Summit G7 di Taormina. Politiche e strategie sulla Parità di Genere entro 2030

A conclusione del Vertice di Taormina, i leader del G7 firmano la roadmap sulle politiche da intraprendere sulla parità di genere entro il 2030. Il piano punta sul lavoro femminile, sull’imprenditoria, sull’empowerment economico e la piena partecipazione delle donne al mercato del lavoro. 

Vediamo le principali risoluzioni dell’accordo:

firma documneto congiunto G7 Taormina

Impegno del G7 e misure concrete entro il 2022 

Entro il 2022 si dovrà facilitare l’ingresso delle donne imprenditrici nel tessuto sociale, offrire incentivi all’accesso al credito attraverso la garanzia di fondi soprattutto nella fase di start-up. Saranno individuate campagne di sensibilizzazione per informare le donne sulle risorse disponibili per la creazione di reti e la promozione dell’imprenditorialità femminile. L’impegno dell’UE è aumentare la formazione, il mentoring, le opportunità di networking sostenendo politiche di cooperazione allo sviluppo in diversi settori produttivi.

Lavoro dignitoso per le donne

Nei criteri di crescita si auspica l’aumento del 25% della partecipazione femminile al lavoro entro il 2025, oltre al miglioramento della qualità dell’occupazione femminile riconoscendone il ruolo positivo nel mercato occupazionale equiparando reddito e pensioni agli uomini. Il G7 si impegna a promuovere l’impiego delle donne nei management aziendali soprattutto nell’economia informale in cui sono sottorappresentate. Si impegna a riconoscere la cura e il lavoro domestico non retribuito quale contributo all’economia globale che grava sulle donne e sulle ragazze. La delegazione sollecita l’aggiornamento delle banche dati delle statistiche nazionali ISTAT, delle Nazioni Unite, OCSE, FMI, BM, OIL e della Commissione Europea. L’ISTAT sarà l’unico ente preposto per coordinare le statistiche in base alle caratteristiche definite secondo le nuove regole definite dal G7. Per armonizzare le banche dati degli Enti nazionali, si adotterà un metodo condiviso tra i dati degli Enti nazionali e quelli dell’OECD. Le banche dati dovranno stimare le attività delle famiglie tenendo conto degli impieghi non retribuiti a livello nazionale e internazionale con l’ausilio di sportelli per quantificare il lavoro a tempo determinato con indagini ad hoc, già a disposizione dai sistemi confederali CISL. L’ILO dovrà inoltre proseguire il programma di lavoro pilota (LFS) con l’obiettivo di scrivere le linee guida e sostenere il G7 per all’attuazione della risoluzione 19 ICLS sulle statistiche di lavoro entro il 2018. 

Investimenti in infrastrutture sociali

Si riconosce alle infrastrutture sociali – reti, luoghi, progetti e servizi – un ruolo cruciale per aumentare lo standard di vita e di qualità delle comunità. Saranno stimolate le strutture didattiche, le aree ricreative, i programmi culturali per facilitare i contratti di lavoro per le donne impiegate in ambito informale. Il G7 aumenterà le dotazioni finanziarie nelle infrastrutture in servizi sociali con la promozione di partenariati pubblico-privati. I Ministeri del lavoro si impegneranno per l’integrazione tra i sessi nei processi di pianificazione, monitoraggio e budgeting nelle infrastrutture sociali. 

Investimenti in salute, benessere e alimentazione

Salute, benessere e alimentazione sono indicatori necessari per promuovere l’empowerment per le donne considerate come agenti di cambiamento. Per accompagnare questi cambiamenti si dovranno sostenere l’adozione di buone pratiche sanitarie e nutrizionali, migliorare la partecipazione economica delle donne, l’alfabetizzazione dei giovani, promuovere la carta dei diritti degli adolescenti e delle donne in materia di salute, implementare l’accesso ai servizi sull’assistenza sanitaria e politiche mirate alla salute e al benessere.

Analisi di genere e di contrasto alla povertà

L’uguaglianza di genere è il principale strumento anti-povertà che si concretizza attraverso mirate politiche economiche, sociali e ambientali. Tutte le statistiche dei paesi evidenziano strette connessioni tra sesso, povertà, l’empowerment e diseguaglianza. A questo proposito ecco alcune delle riflessioni in grado di contrastare questi fenomeni.

Esclusione sociale

Esperti nazionali, regionali e internazionali ritengono che per contrastare la povertà, occorre disporre di una politica comune e avviare analisi multidimensionali in riferimento al sesso e alla povertà che per effetto della crisi hanno investito l’occupazione femminile in un contesto globale. Si incoraggiano partenariati internazionali per rafforzare le indagini statistiche e disporre di analisi innovative disaggregando le informazioni in base al sesso e età e capire quali sono le barriere che impediscono ai gruppi di accedere ai servizi di base per la salute. 

Gli strumenti di contrasto

  1. Incentivare le strategie anti-povertà con aspetti economici e sociali; 
  2. Sostenere politiche sull’occupazione attraverso sistemi di detassazione alla famiglia, sull’assistenza sanitaria e assistenza agli anziani; 
  3. Sviluppare politiche abitative idonee per uscire dalla povertà e dalla disuguaglianza considerando con attenzione i fenomeni della disabilità, razza, etnia, religione e composizione familiare che influenzano lo status sociale di donne; 
  4. Riconoscere alle donne – impiegate nell’occupazione precaria – politiche sul congedo retribuito, modalità di lavoro flessibili, custodia dei bambini e cura a lungo termine; 
  5. Per combattere l’occupazione precaria, gli stati membri incoraggiano privati, aziende statali e datori di lavoro ad adottare strumenti di conciliazione tra lavoro e cura delle responsabilità per le donne e per gli uomini, riducendo il gap retributivo; 
  6. Incoraggiare le aziende a sostenere accordi di lavoro flessibili per le famiglie; 
  7. Incentivare sul posto di lavoro misure di sostegno al credito;
  8. Disegnare una mappa dei settori in cui il divario tra i sessi è più rilevante; 
  9. Promuovere maggiore partecipazione delle ragazze nella scienza, tecnologia, ingegneria, matematica e medicina (STEMM), riconoscendo che l’area digitale e le competenze tecnologiche sono quelle in cui le donne e le ragazze sono sotto-rappresentate. Queste competenze saranno il requisito fondamentale per accedere a molti posti di lavoro ad alto rendimento economico;
  10. Rafforzare la collaborazione tra università e ricerca, istituti e settore privato. 

Eliminare la violenza contro le donne e le ragazze

I leader G7 si impegnano a promuovere misure per contrastare la violenza contro le donne e le ragazze nel settore pubblico e privato. La violenza contro le donne è una violazione, un abuso dei diritti umani che producono costi diretti e indiretti rilevanti per tutta la società. I governi daranno una risposta forte per contrastare ogni forma di molestia – incluse le pratiche dannose contro i bambini, il matrimonio precoce e forzato, la mutilazione genitale femminile, la violenza domestica, la tratta di esseri umani nello sfruttamento sessuale e lavorativo – contro le donne e le ragazze, compresi i migranti e i rifugiati in una cultura di reciproco rispetto. Per combattere questi atti si adotterà una strategia nazionale attraverso un incremento delle risorse finanziarie promuovendo per gli educatori la formazione alla parità di genere con norme sugli stereotipi contro le ragazze nelle scuole a tutti i livelli di istruzione entro il 2022. Sarà compito degli Stati monitorare l’attuazione di leggi e politiche legate alla violenza contro le donne analizzando dati rilevanti sui tipi di violenza perpetrati nei confronti di donne e ragazze. Saranno raccolti e pubblicati con regolarità i dati disaggregati per sesso e età in modo da monitorare il fenomeno, esplorando le cause e identificando i gruppi vulnerabili e le nuove forme di violenza. Si investirà in campagne d’informazione volte a coinvolgere i ragazzi, come attori di cambiamento, per aumentare la consapevolezza degli effetti negativi mostrando immagini degradanti delle donne e atti violenti perpetrati contro le donne o incitamento alla violenza nei media. Si prevede inoltre un aumento di fondi per lo sviluppo in programmi sulla cooperazione e su tutte le forme di violenza entro il 2022 per la raggiungere la piena attuazione della risoluzione 1325 delle Nazioni Unite.

Cristina Montagni