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L’Europa e i suoi valori richiedono unità
“Difendere l’Europa e i suoi valori”, la conferenza coordinata dall’associazione “Io Parlo Europeo” per portare consapevolezza e coscienza europea a cittadini e cittadine, promossa dall’ex parlamentare europea Beatrice Covassi di cui è presidente, nasce in un momento di sfide sull’identità dell’Europa rispetto agli avvenimenti degli ultimi mesi. Il dibattito svolto ad aprile a Roma, nello spazio Esperienza Europa David Sassoli, ha focalizzato l’impegno di ripartire da una resistenza europea proveniente dal basso per lanciare un’azione collettiva e creare un legame con l’Europa attraverso unità e coraggio.

Stati Uniti lontani dai valori di riferimento europei
I relatori hanno indicato scenari inediti; messaggi giunti alle delegazioni di Ginevra e Parigi in cui si rileva che gli Stati Uniti non sono più partner affidabili, distanti dai nostri valori di riferimento che potrebbero creare fibrillazioni sull’intero sistema multilaterale. L’amministrazione americana, all’inizio dell’insediamento, ha impedito i riferimenti rispetto all’agenda 2030, dove ambiente, clima, parità, sono banditi dai documenti delle organizzazioni internazionali. Poi con lo smantellamento delle strutture multilaterali non si sa se l’Europa troverà il coraggio di riempire il vuoto lasciato dagli Stati Uniti. Non sempre sarà possibile sostenere determinati impegni finanziari, si pensi all’intero sistema della cooperazione allo sviluppo, dove i finanziamenti all’USAID (Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale) sono bloccati. Per l’Europa sarà difficile sostituirsi, perché non ha la capacità di raddoppiare i fondi alla cooperazione. A queste criticità si aggiungono le tensioni interne all’Europa, dove libertà, uguaglianza, fratellanza e diritti umani vacillano con l’avanzata di nuovi nazionalismi, populismi e l’ascesa di regimi che tendono alle autocrazie. I valori che davamo per scontati da oltre 70 anni, oggi non sono più così ovvi.
Nel disordine mondiale l’Europa può essere visionaria
L’attuale disordine mondiale non dipende solo dalla presidenza Trump; nel tempo sono venute meno le basi dell’ordine occidentale. Nel 1945 gli Stati Uniti possedevano il 50% del PIL mondiale, nel 1973 il G7 deteneva il 50% della ricchezza globale, oggi è al 30%. Se a ciò si aggiungono gli attacchi ai paesi emergenti, con la leadership statunitense si delinea una svolta imperialista che cerca di drenare risorse al resto del mondo per ottenere una posizione dominante. La svolta americana porta in primo piano una politica di potenza, in cui Stati Uniti, Cina, Russia e presto l’India, cercheranno di competere nel mercato di risparmio del mondo, compresa l’Europa. In questo quadro, l’Europa appare il “ventre molle” dell’ordine mondiale; questo il motivo per il quale occorre una trasformazione per difendere i propri interessi e valori. È necessario – come ha detto Draghi – che l’Europa agisca come un unico Stato, completi il processo di federalizzazione, superi l’unanimità, abbia competenza esclusiva in politica estera, capacità concorrenziale sulla difesa e rafforzi i poteri della commissione; poiché al momento è simile ad una federazione, si pensi all’unione monetaria dove la commissione occupa un ruolo rilevante.
Dal sistema comune di difesa alla transizione ecologica
Oggi assistiamo ad una diffusa domanda di Europa che si manifesta nelle piazze, dove le persone sanno che per garantire il proprio stile di vita, sicurezza, benessere, democrazia e libertà, occorre l’unificazione dell’Europa. Da un lato occorre riformare i Trattati, dall’altro costruire il consenso degli Stati membri per dare risposte ai cittadini. Per Castaldi è necessario un sistema comune di difesa, contenere i costi energetici che penalizzano il tessuto produttivo. La creazione di una “griglia energetica” europea si tradurrebbe in una riduzione dei costi del 32%. Altro elemento riguarda l’unione fiscale per finanziare la transizione ecologica, digitale e difesa. Il recente rapporto Draghi propone alcune soluzioni, ma anche la proposta della Commissione Juncker circa l’armonizzazione fiscale dove si parla di una aliquota mediana europea per tassare le imprese; ciò porterebbe a un gettito di 239 miliardi in più all’anno.
Valori e strategie di difesa sono fattori interconnessi

Valori e difesa si inquadrano su piani diversi. Così Costanza Hermanin sostiene che la tutela dei valori europei e della libertà della democrazia si applicano anche alle politiche di difesa militari, poiché il controllo civile sui militari ispirati ai valori, rappresenta la base della nostra convivenza. Altro fattore riguarda l’attacco ai valori e alla democrazia che delinea una strategia di guerra ibrida e un altro elemento attiene alla struttura istituzionale. Su valori e strategia della difesa, l’UE ha compreso il nesso tra questi fattori, infatti, già nel 2020 Von der Leyen aveva pubblicato l’Action plan sul Defense of democracy attraverso il quale la commissione aveva utilizzato strumenti per tutelare gli aspetti valoriali attraverso le basi giuridiche del mercato interno. In questo scenario la ricercatrice ha detto che il lavoro ha prodotto una proposta sulla trasparenza nei finanziamenti ai partiti politici, sul pluralismo dei media (European Media Freedom act) che tutela i giornalisti per far luce sui finanziamenti dei media, e una direttiva sulla rappresentanza degli interessi degli Stati terzi nel mercato europeo. L’idea è vigilare sulle interferenze degli Stati terzi all’interno dei paesi dell’Unione Europea. Queste proposte adottate nel 2023 legano la difesa ai valori, così come è importante che i rappresentanti politici li rappresentino, poiché il rischio è bloccare la prosecuzione di una strategia comune di difesa Europea, come all’interno del proprio Paese si potrebbero determinare il mancato rispetto di tali diritti. A livello Europeo esiste il Digital Service Act, strumenti in grado di contrastare la disinformazione che introduce una serie di norme per proteggere i nostri diritti fondamentali online. Questi diritti includono la libertà di pensiero, espressione, informazione e opinione senza manipolazione. In conclusione, la commissione è chiamata a mostrare maggiore coraggio per aiutare nella costruzione della difesa.
Hanno contribuito alla conferenza: Roberto Castaldi, segretario nazionale del Movimento federalista europeo; Marco Del Panta, segretario generale dell’European University Institute di Fiesole (Firenze) e vicepresidente di Io Parlo Europeo; Costanza Hermanin, docente di politiche Ue presso European University Institute e College of Europe; Antonio Tanca, professore di politica di sicurezza e difesa comune dell’Unione europea all’Università di Milano-Bicocca, già funzionario del Consiglio Ue e Thierry Vissol, direttore del Centro euro-mediterraneo Librexpression della Fondazione Giuseppe Di Vagno
Cristina Montagni
Roberta Metsola Presidente del Parlamento Europeo
Roberta Metsola succede a David Sassoli alla presidenza del Parlamento Europeo. L’emiciclo ha accolto a larga maggioranza l’elezione dell’eurodeputata maltese di centrodestra, conservatrice ma aperta al sociale. Tra i dossier chiave: la questione immigrazione, clima e transizione ecologica.

Roberta Metsola
Presidente del Parlamento Europeo
Roberta Metsola, 43 anni è stata eletta Presidente del Parlamento europeo fino al 2024 con una maggioranza di 458 voti su 616 voti, fra tre candidati presenti. L’eurodeputata – membro del partito popolare europeo – di formazione avvocata, succede a David Sassoli e guiderà il Parlamento nella seconda metà dell’attuale legislatura, fino alla costituzione del nuovo Parlamento dopo le elezioni europee del 2024. Nata a Malta nel 1979, Metsola è deputata europea dal 2013 ed è stata Presidente ad interim dopo la scomparsa del Presidente Sassoli, l’11 gennaio scorso. È la terza donna, più giovane in assoluto, dopo Simone Veil (1979-1982) e Nicole Fontaine (1999-2002), a ricoprire la carica di Presidente del Parlamento europeo.

Tra gli aspetti che caratterizzano la visione politica della neo Presidente, ricordiamo l’attenzione dedicata alle donne sottolineando che “i diritti delle donne non sono sufficientemente garantiti, la lotta per un’eguaglianza reale deve andare oltre le apparenze e io sarei orgogliosa di essere il Presidente che conduce questa battaglia ed onorare l’eredità di tutti coloro che hanno ricoperto questa funzione in passato”. Quanto alle sue posizioni sull’aborto ha spiegato che come parlamentare, ha mantenuto l’autonomia assunta dal suo Paese e ha precisato che, come Presidente, le linee “saranno quelle del Parlamento europeo che ora rappresento. Le promuoverò all’interno e all’esterno di questa Camera”.
Nel rivolgersi ai deputati ha sostenuto: “la prima cosa che vorrei fare come Presidente è pensare all’eredità di David Sassoli difendendo sempre l’Europa, i nostri valori comuni di democrazia, dignità, giustizia, solidarietà, uguaglianza, Stato di diritto e diritti fondamentali”. Ha poi aggiunto “voglio che la gente recuperi il senso di fiducia e entusiasmo per il nostro progetto. Dobbiamo lottare contro la narrativa anti europeista che si diffonde così facilmente e così rapidamente. La disinformazione e la cattiva informazione, amplificate durante la pandemia, alimentano il facile cinismo e le soluzioni a buon mercato di nazionalismo, autoritarismo, protezionismo, isolazionismo”. “Queste sono false illusioni che non offrono soluzioni. L’Europa è esattamente il contrario. Rappresenta tutti noi che ci difendiamo l’un l’altro, che avvicinano i nostri popoli. Si tratta di difendere i principi dei nostri padri e madri fondatori, che ci hanno portato dalle ceneri della guerra e dell’olocausto alla pace, alla speranza e alla prosperità. Ventidue anni fa, Nicole Fontaine è stata eletta, 20 anni dopo Simone Veil. Non passeranno altri due decenni prima che la prossima donna sia qui” ha infine concluso.
Cristina Montagni



