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Italia settima al mondo per migliori Università

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Il 10 giugno è stata prodotta l’analisi del QS World University Rankings che si basa su una ricerca che include le opinioni di oltre 100 mila docenti, accademici e ricercatori e di 51.649 manager e direttori delle risorse umane. Dalla prestigiosa pubblicazione emerge che le università italiane si posizionano nel ranking tra i migliori atenei del mondo e l’Italia si conferma un centro di assoluta eccellenza per gli studi avanzati e la qualità della didattica.

qswur-stat-itaLa 17^ edizione del QS World University Rankings che elenca le mille migliori università del globo, include 36 università italiane, due in più rispetto alla passata edizione. I nostri atenei migliorano il piazzamento e l’Italia è il settimo Paese più rappresentato al mondo nella classifica e il terzo in Europa, dopo Regno Unito e Germania. In più, gli atenei italiani migliorano il punteggio, come il Politecnico di Milano (137mo in classifica) che, salendo di dodici posizioni, si conferma per il sesto anno consecutivo la prima università italiana. Anche l’antica università di Bologna guadagna diciassette posizioni, saltando al 160mo posto, mentre la Sapienza di Roma guadagna trentadue posizioni, conquistando il 171mo posto. Una performance importante anche quella del Politecnico di Torino che avanza di quaranta posizioni e si classifica al 308mo posto. Globalmente, tredici atenei italiani salgono in classifica e quattro rappresentano delle new entry: la prima è l’università Vita-Salute San Raffaele, a seguire la Libera università di Bolzano, l’università della Calabria e l’università Politecnica delle Marche. In particolare, quella di Bologna è l’ateneo più apprezzato dalla comunità accademica internazionale, seguito dalla Sapienza. Il Politecnico di Milano è poi apprezzato dai recruiter internazionali mentre la Bicocca di Milano è la prima in Italia e 115esima al mondo per Citations per Faculty, indicatore che misura l’influenza della ricerca prodotta, seguita dall’università degli studi di Napoli Federico II. La Libera università di Bolzano ha, invece, il primato italiano per la proporzione di docenti internazionali e il Politecnico di Milano per la quota di studenti internazionali.

Cristina Montagni

Al MIUR il documento per la parità di genere nelle università e negli enti di ricerca

La valorizzazione delle competenze femminili riguarda il tessuto produttivo dell’intero Paese. L’11 maggio al Miur (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) sono state presentate le dieci raccomandazioni finali del documento “Indicazioni per azioni positive sui temi di genere nell’Università e nella Ricerca”.

Il dossier elaborato dal gruppo di lavoro “Genere e Ricerca”, è stato discusso dal Dipartimento della ricerca per la formazione superiore, dalla Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, dall’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e dalla Conferenza dei Presidenti degli Enti pubblici di ricerca.

Le 10 raccomandazioni

Il pacchetto di suggerimenti parte dalla considerazione dell’esistenza di una discriminazione di genere nel mondo professionale e del lavoro che può essere di tipo orizzontale (la distribuzione delle donne e degli uomini all’interno delle varie discipline), verticale (la distribuzione rispetto alla gerarchia dei ruoli) e territoriale, perché la presenza femminile in diversi ambiti lavorativi o una maggiore presenza di donne in ruoli apicali varia rispetto alla nazione o alla regione.

La relazione sollecita le università e gli enti di ricerca, vigilati dal Miur, a dotarsi del bilancio di genere per monitorare i progressi verso gli obiettivi di parità, ad incentivare la creazione di variabili disaggregate per sesso nell’ambito della ricerca e dell’istruzione per gli studi scientifici includendo il genere come contenuto trasversale. Per incentivare la parità – come riportato dalla relazione – sarà necessario creare liste di esperte ed esperti su tematiche che formino valutatori incaricati nella selezione di progetti di ricerca, regolamentare a livello statutario misure per riequilibrare le componenti maschili e femminili in organismi, commissioni e comitati. Inoltre, il gruppo di lavoro afferma l’introduzione delle specificità di genere nei raggruppamenti universitari per l’attuazione del Piano Lauree Scientifiche 2017-2018 nell’ottica dell’orientamento delle studentesse verso le discipline STEM.

La ministra Fedeli: la diseguaglianza fa perdere talenti e saperi

“A fronte di questa situazione” ha osservato la Ministra Valeria Fedeliil documento sottolinea la persistenza di forme di discriminazione e fattori esterni alle istituzioni di ricerca, come la difficile conciliazione vita/lavoro e la diseguaglianza che determina la perdita di talenti, di saperi e di valore nella ricerca e nell’insegnamento universitario”. Per superare questo gap e raggiungere l’obiettivo della parità di genere – ha aggiunto – occorre agire sulla presenza di entrambi i sessi nei gruppi di ricerca e nei vari livelli decisionali e sulla presenza della dimensione di genere nei contenuti della ricerca. La parità di genere – ha proseguito la Ministra – è un diritto fondamentale, un principio sancito dalla Costituzione, un obiettivo centrale dell’Agenda 2030 e rappresenta una condizione necessaria per il conseguimento degli obiettivi UE in materia di crescita, occupazione e coesione sociale. “Per raggiungerla nell’ambito dell’università e della ricerca” ha sostenuto “è indispensabile intervenire su due livelli. Il primo è superare gli stereotipi di genere nell’istruzione, nella formazione e nella cultura, che inducono donne e uomini a seguire percorsi educativi e formativi diversi, spesso portando le donne a posti di lavoro meno valutati e remunerati. Il secondo riguarda la necessità di promuovere le carriere delle donne nel mondo accademico e nella ricerca, forti anche della consapevolezza che la partecipazione femminile in ambiti dove le donne sono sottorappresentate, come quelli scientifici e tecnologici, può contribuire ad aumentare l’innovazione, la qualità e la competitività della ricerca scientifica e industriale”.

“Il documento rappresenta uno sforzo in questa direzione che amplia e integra quello rivolto al mondo della scuola nel perseguimento della parità tra donne e uomini. La valorizzazione delle competenze femminili è una questione che interessa l’intero sistema paese e il suo tessuto produttivo” – ha concluso la Ministra “che deve potersi avvantaggiare dell’avanzamento della conoscenza, dell’arricchimento intellettuale, del guadagno economico-culturale che ci attendiamo dal perseguimento della parità in tutti gli ambiti”.

Cristina Montagni