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Intervista a David Lazzari, Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi

David Lazzari - Pres. Ordine Nazionale Psicologi
Il presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (Cnop) in questa mia intervista commenta quanto la crisi generata dal Covid-19 può considerarsi una “emergenza psicologica” che ha messo a dura prova gli italiani, costretti in casa da settimane, con gravi ripercussioni da un punto di vista psicologico.

I decessi da Covid-19 in Italia hanno toccato la soglia 34.800. La popolazione anziana risulta la più colpita da questo virus, una cicatrice che potrebbe segnare la generazione tra i 30 e i 50 anni per il dolore e la perdita di un caro a cui si aggiunge l’ansia del futuro. Non crede che in futuro si potrebbe prospettare uno scenario angoscioso per un aumento dell’indice dei suicidi?

Il disagio psicologico è cresciuto molto in queste settimane e ci attendiamo un lungo strascico di problemi da fronteggiare. Temo che registreremo una crescita del numero dei suicidi, alcuni correlati al covid-19 si sono già verificati. Si sono registrati tra gli infermieri in prima linea negli ospedali, altri casi ci sono stati tra i cittadini costretti in casa e in particolare tra gli imprenditori. Purtroppo, il benessere psicofisico degli italiani è crollato. I suicidi rappresentano le manifestazioni più eclatanti e dolorose di questo malessere diffuso.

Nel corso di un’emergenza, è normale sentirsi tristi, confusi, spaventati o arrabbiati? Quali consigli darebbe per affrontare con serenità questi malesseri e in quanto tempo potrebbero essere superati?

Nel corso di un’emergenza sanitaria come questa è normale registrare un incremento delle problematiche psicologiche. Paura del contagio, stravolgimento delle abitudini, preoccupazioni per le prospettive sociali ed economiche sono tutti fattori che determinano una pressione. Poi c’è chi regge meglio lo stress e chi, magari già con una serie di problematiche, va incontro a un disagio maggiore. Chi stava male prima, infatti, ora nella stragrande maggioranza dei casi sta peggio.

Per una sana gestione psicologica dell’epidemia è verosimile tracciare un vademecum per dominare la paura e trasformarla in risorsa?

Come Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi abbiamo fatto una vasta azione di divulgazione e sensibilizzazione. Abbiamo anche elaborato e messo a disposizione un vademecum sul nostro sito psy.it. La ‘paura’ è un sentimento complesso e ambivalente che ha anche un risvolto per certi versi positivo quando ci spinge ad atteggiamenti prudenti e responsabili verso un rischio concreto o ipotetico. Altra cosa è vivere una situazione di malessere o rimanere ‘paralizzati’ di fronte al terrore di qualcosa.

Durante l’emergenza sanitaria le donne sono più esposte al pericolo della violenza domestica. Quali sono i servizi messi a disposizione sul territorio dai vostri professionisti per tutelare l’universo femminile a rischio per l’impossibilità di chiedere un aiuto esterno?

Le donne e i giovani ritengono più degli altri che serva uno psicologo per superare questa fase. A questo proposito, va sottolineato con forza che nessuno è solo davanti al disagio psicologico. Chiedere aiuto è sempre possibile – e io aggiungo necessario – per non sottovalutare i problemi e vederli peggiorare nel tempo. Il distanziamento sociale non blocca l’attività di sostegno. Gli studi sono rimasti aperti. Inoltre, ci sono migliaia di psicologi liberi professionisti che si sono messi a disposizione per attività a distanza. Basta utilizzare il sito psy.it per trovare uno psicologo e avviare un percorso di sostegno.

Un’indagine dell’università dell’Aquila e Tor Vergata di Roma, ha rivelato che l’isolamento, la paura del contagio, la perdita del lavoro, sta producendo sulla psiche stress psicologici e depressione tra le donne e nelle fasce più giovani della popolazione. Quali sono gli strumenti per combattere tali disagi?

Bisogna ascoltarsi per capire il nostro livello di benessere. Si deve essere disponibili a ricevere aiuto da un professionista qualora se ne senta la necessità senza nascondere i problemi. Si deve aiutare chi è vicino a noi. Insomma, non ci si deve chiudere in sé stessi.

I bambini, rispetto agli adulti, rispondono in modo diverso allo stress? Quali suggerimenti potremmo dare ai genitori per prevenire stati di panico e paura?

Non riescono a razionalizzare la situazione come un adulto e tendono a tenersi dentro i problemi. Da parte dei genitori ci vuole una costante attenzione e una grande vicinanza per far sentire l’amore di cui hanno bisogno. Per i più piccoli è fondamentale sentirsi centrali e considerati.

Al Covid-19 si possono collegare episodi di stigmatizzazione sociale e discriminazione, soprattutto nei confronti di coloro che sono stati contagiati e dei loro familiari. Secondo lei è necessario intervenire in modo mirato per promuovere l’integrazione delle persone colpite dal virus?

Questo è un serio problema che va affrontato in primo luogo con l’educazione. Chi si è ammalato non lo ha fatto per imperizia o negligenza ma per le caratteristiche di un virus molto pericoloso e contagioso.

La pandemia si è diffusa in molti paesi e in diversi contesti. Esiste un solo e unico approccio per far fronte ai bisogni psicosociali e di salute mentale della popolazione?

Ogni singolo individuo ha bisogno di un sostegno e di un percorso su misura. Non si possono generalizzare i casi su base sociale o geografica.

Pensa sia necessario tutelare la salute ed il benessere mentale degli operatori sanitari al termine dell’emergenza sanitaria?

Paura del contagio, turni durissimi, strumentazioni insufficienti, procedure snervanti, riposi inadeguati, preoccupazione di portare il virus a casa in famiglia sono tutti fattori di forte stress. Per questo, è fondamentale fin da ora, in queste settimane di lotta durissima nelle corsie degli ospedali, sostenere gli operatori sanitari. Le indagini condotte a livello internazionale indicano un’incidenza altissima di problematiche psicologiche in questi soggetti. Garantire un supporto adeguato è il minimo che si possa fare in segno di riconoscenza per quanto stanno facendo.

Esistono servizi coordinati dalle associazioni di psichiatri e psicologi a cui le persone possono rivolgersi 24 ore su 24 con strumenti che accorciano le distanze?

Gli Psicologi hanno introdotto una straordinaria mobilitazione. Penso al numero verde dedicato del Ministero della Salute. Inoltre, come detto, oltre 10mila psicologi sono raggiungibili e consultabili a distanza, sul sito psy.it, grazie alla nostra iniziativa #psicologionline. Ci sono poi moltissime realtà territoriali che hanno realizzato attività di supporto. Infine, ci sono gli psicologi che operano all’interno del Servizio Sanitario Nazionale anche se il loro numero purtroppo è irrisorio, cronicamente insufficiente rispetto ai problemi da affrontare, ancor più ora che siamo alle prese con questa emergenza.

Conclusa la fase 1, la fase 2 si profila più difficile da percorre perché sarà necessario ri-adattarci a gestire la quotidianità con estrema cautela. L’ordine degli psicologi ha predisposto progetti di accompagnamento e presa in carico in via continuativa dei soggetti interessati?

Il 62% degli italiani pensa che avrà bisogno di un supporto psicologico per affrontare la normalità. Ci sarà molto da fare e gli psicologi faranno la loro parte. C’è stata una mobilitazione straordinaria di tutta la categoria a livello territoriale per garantire un sostegno capillare e puntuale.

Dott. David Lazzari
David Lazzari, presidente dell’Ordine degli Psicologi della Regione Umbria e del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, ex presidente della Società Italiana Psico Neuro Endocrino Immunologia, è specialista in psicosomatica ed in psicologia della salute e responsabile del servizio di psicologia dell’ospedale di Terni. Da anni si occupa di problemi legati allo stress ed è autore di numerose pubblicazioni scientifiche sul rapporto tra benessere psicologico e salute generale.
Cristina Montagni 

Intervista alla Sindaca di Roma Virginia Raggi

Ho incontrato la Sindaca Virginia Raggi per approfondire alcuni temi legati al futuro dell’imprenditoria femminile, quali sfide e strumenti per favorire percorsi di carriera femminili anche in un’ottica di sostenibilità ambientale e sociale

Le imprese femminili possono essere protagoniste del sistema produttivo nel territorio romano?

I dati ci mostrano come l’imprenditorialità femminile, nel nostro territorio, sia in crescita. Di recente, in occasione dell’8 marzo, ho partecipato alla premiazione di alcune imprenditrici innovative alla Camera di Commercio di Roma che, in quell’occasione, ha comunicato i dati 2017 sull’imprenditoria femminile. Ed i numeri sono molto incoraggianti: tra Roma e provincia abbiamo superato le centomila imprese guidate da donne. È un dato importante, che fa di Roma la prima provincia italiana per numero di attività imprenditoriali femminili. Solo nella Capitale, il 20,4% delle imprese è guidato da donne. E se guardiamo agli anni appena trascorsi, vediamo che il dato è in aumento.

Quali strumenti riterrebbe utili per accrescere la piccola impresa femminile orientata all’innovazione?

Sicuramente bisogna puntare sull’orientamento, sulla formazione e sull’autoimprenditorialità, ma in chiave innovativa. In tal senso, Roma è una delle città italiane a più alta densità di startup e incubatori certificati. Fondamentale facilitare l’accesso al credito, che resta uno dei maggiori ostacoli per la vita media di un’impresa, favorendo i contatti tra imprenditoria e investitori.

 Secondo lei in che modo si potrebbero coinvolgere le imprenditrici del territorio nella diffusione di tematiche sociali e ambientali, per avere un tessuto imprenditoriale più etico dal punto di vista della sostenibilità ambientale e sociale?

Mi sembra che questi temi siano già frequentati dalle imprenditrici, ed anche dalle imprenditrici tecnologiche. Quello dell’Innovation Technology è un ambito che ben si presta allo sviluppo di attività etiche, sia perché consente di operare nel sociale sia perché permette di sviluppare idee nel rispetto dell’ambiente. Penso, ad esempio, all’esperienza di ImpReading con cui l’imprenditrice Elena Imperiali, partendo da una propria esperienza, ha creato un software che aiuta ragazzi disgrafici e dislessici nell’uso del Pc.

L’Italia è al top in Ue per numero di imprenditrici. Ma le imprenditrici devono fare i conti con un welfare che non le aiuta a conciliare il lavoro con la cura della famiglia. Quali interventi suggerirebbe alle istituzioni per colmare questo gap?

Il nodo più duro da sciogliere per una lavoratrice è riuscire a conciliare il lavoro con la maternità. Ritenere che avere dei figli sia penalizzante è inaccettabile. Le istituzioni devono agire principalmente su questo fronte, rendendo la genitorialità sostenibile.

Come potrebbero le imprese favorire percorsi di carriera femminili più rapidi?

Credo che le donne non necessitino di corsie preferenziali. Sappiamo bene che esiste una disparità di genere: nei trattamenti salariali, nell’attribuzione di ruoli dirigenziali, nel riconoscimento delle capacità lavorative. Dobbiamo puntare ai diritti, perno costante e irrinunciabile della nostra azione politica, ma senza creare ‘recinti per i panda’. Le donne hanno le qualità per affermarsi da sole, dobbiamo fare in modo che abbiano le stesse opportunità degli uomini. 

Le condizioni economiche delle donne e la loro dipendenza finanziaria potrebbero in qualche modo secondo lei incidere sulla possibilità di trovarsi in situazioni di violenza?

La violenza non ha giustificazioni né alibi. È evidente che il tema è estremamente delicato e va affrontato sistematicamente su più livelli. Riguardo alle condizioni economiche certamente la reale parità di genere passa anche da una parità delle retribuzioni, che ancora non c’è: facciamo una lotta comune, uomini e donne.

Sul tema degli abusi, ci siamo impegnati in prima linea con un potenziamento della rete dei Centri anti-violenza: solo dal 12 marzo ne abbiamo aperti tre, perseguendo l’obiettivo complessivo di aprirne uno in ogni municipio. Il percorso di recupero psicologico delle vittime è fondamentale, la violenza va combattuta in ogni ambiente.

Crede sia possibile ripensare la Capitale come una sorta di grande “laboratorio di progettazione” per attività di promozione dell’imprenditoria femminile e dell’occupazione in genere?

La nostra città ha enormi potenzialità e offre moltissime possibilità: è un polo culturale e scientifico di primaria importanza. Conta molti incubatori e acceleratori per startup. Ospita una ventina di atenei, tra pubblici e privati. Certo, occorre rafforzare ed ampliare le sinergie esistenti. Mettere in comunicazione istituzioni e mondo accademico per creare servizi di assistenza alle start up che attirino talenti e idee.

Nel territorio di Roma sono previsti percorsi di formazione specifici per avviare una start up innovativa femminile?

Proprio in questi giorni si è svolta (6-14 aprile) la Rome start up week 2018, un grande evento europeo che, con il Patrocinio di Roma Capitale, ha previsto numerosi incontri con esperti italiani ed esteri dove si è parlato di innovazione, investimenti ed imprenditorialità. Nel territorio romano sono attivi numerosi incubatori ed acceleratori che l’associazione Roma Startup ha mappato sul suo sito, mostrando una realtà ricca di proposte aperte alle imprenditrici.

Quali programmi sta portando avanti l’Amministrazione per permettere il raggiungimento della parità di genere in campo lavorativo?

Con l’adesione a progetti di flessibilità lavorativa, Roma vuole cogliere una grande opportunità di trasformazione e di evoluzione per una moderna organizzazione e per il benessere della città. Indirizzare e sostenere nuovi processi e modalità di lavoro vuol dire diffondere la cultura della conciliazione di stili di vita, rivolti al benessere complessivo della persona.

È in questa ottica che Roma Capitale ha partecipato, all’interno di una rete che comprende anche la Città Metropolitana, ad un bando del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri per l’attivazione di percorsi di lavoro “agile” all’interno dell’Amministrazione.

Roma Capitale beneficerà di consulenza e supporto all’implementazione di forme di lavoro agile che consentano alle dipendenti e ai dipendenti la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. L’avvio delle attività è prevista a partire da maggio 2018.

Alla conferenza Women4Climate in Messico sono state invitate sindache e donne d’affari di tutto mondo impegnate nella lotta ai cambiamenti climatici. 10 giovani donne sono state inserite nell’amministrazione della loro capitale per aver presentato progetti sui temi del clima. Un programma simile può essere attuato anche nella nostra Capitale visto che ne è già stato realizzato uno a Parigi e un altro verrà realizzato prossimamente a Montreal e Vancouver?

Roma ha deciso di impegnarsi in prima linea nella lotta ai cambiamenti climatici e il Convegno C40 Women4Climate a Città del Messico ha rappresentato una grande opportunità di confronto per le grandi capitali mondiali. In quell’occasione ci siamo già resi disponibili per il programma di “mentoring” e probabilmente già dall’anno prossimo lo realizzeremo.

Cristina Montagni