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Donne, pace e sicurezza con Lamya Haji Bashar

donne sicurezza e pace

Lamya Haji Bashar è stata rapita dall’ISIS a soli 16 anni, quando un commando attaccò il suo villaggio, uccidendo tutti gli uomini. Dopo 20 mesi di orrore riuscì a scappare grazie al pagamento da parte della sua famiglia di alcuni contrabbandieri.

In occasione delle celebrazioni per la Giornata internazionale della Donna, Bashar è intervenuta il 6 marzo al convegno “Donne, Pace e Sicurezza: verso i 20 anni della Risoluzione 1325 del “, organizzato dalla Camera dei deputati in collaborazione con l’Ambasciata del Canada in Italia e con l’associazione Wiis Italy (Women in international security).

All’evento, che è stato aperto dal Presidente della Camera, Roberto Fico, sono intervenuti la Presidente della Commissione Affari esteri e comunitari, Marta Grande, prima donna a ricoprire tale carica, nonché l’Ambasciatrice del Canada a Roma, Alexandra Bugailiskis, e la Presidente di Wiis Italy, Irene Fellin.

L’evento è stato finalizzato a promuovere l’impegno internazionale per l’attuazione della Risoluzione n. 1325, in vista delle celebrazioni per i vent’anni dalla sua approvazione unanime da parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, attraverso il racconto e la riflessione sull’esperienza di protagoniste di eccellenza, che hanno patito e si sono spese in prima persona per la pace in aree di crisi.

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Accordo Italia e Santa Sede per il reciproco riconoscimento dei titoli di studio

Accordo Santa Sede E MIUR

Al via il riconoscimento reciproco dei titoli di studio conseguiti nelle istituzioni accademiche tra l’Italia e la Santa Sede. Il ministro dell’istruzione Marco Bussetti e il prefetto della Congregazione vaticana per l’educazione Cattolica Cardinale Giuseppe Versaldi, il 13 febbraio al MIUR (Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca) hanno firmato l’accordo tra Santa Sede e Repubblica Italiana sul riconoscimento dei titoli di studio relativi all’insegnamento superiore nella Regione Europea.

Università e istituzioni pontificie romane per accrescere le competenze della formazione superiore

Accordo Santa Sede e MIURFino ad oggi, secondo quanto previsto dalla revisione del Concordato tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede del 1984, venivano accettati con un apposito decreto del ministro dell’istruzione, solo i titoli di “Teologia e Sacra scrittura”, mentre gli altri titoli rilasciati dalle istituzioni universitarie della Santa Sede sul territorio italiano non avevano un analogo riconoscimento. Solo alcuni atenei ammettevano la riconoscibilità in linea con le disposizioni della Convenzione di Lisbona, mentre altri ritenevano che gli unici ad essere ammessi fossero quelli disciplinati dal Concordato. Questi ultimi continueranno ad essere accettati secondo il decreto di riferimento, ma già da ora sarà possibile accedere a questa semplificazione secondo l’attuale procedura. Con la firma dell’Accordo, disposto in 11 articoli, si traccia quindi un quadro giuridico armonico sulle relazioni tra i sistemi formativi della Santa Sede e l’Italia che prevede criteri di reciproco riconoscimento dei titoli accademici rilasciati dalle rispettive istituzioni della formazione superiore.

Provvedimenti di riconoscimento dei titoli

Il provvedimento ha come effetto accrescere le competenze disciplinando il completo accreditamento da parte dell’Italia dei titoli concessi dalle istituzioni di educazione approvate dalla Santa Sede, e quelli riconosciuti dall’Italia per facilitare le collaborazioni accademiche e la mobilità tra studenti e ricercatori. La procedura che si svolgerà in sintonia con le istituzioni dell’educazione superiore dell’Italia e della Santa Sede, pur rispettando ognuno la propria autonomia istituzionale, passerà alla valutazione individuale dei periodi di studio e dei relativi titoli finali. Successivamente le istituzioni penseranno al riconoscimento dei titoli per concedere la prosecuzione degli studi nell’ordinamento italiano o nella Santa Sede. L’accordo in sostanza è teso a valorizzare la collaborazione tra le università e le istituzioni pontificie romane creando a Roma un polo universitario unico al mondo. “Oltre alle scienze sacre” ha spiegato il cardinale Versaldi “verrà offerta una vasta gamma di altri studi superiori ecclesiastici, dall’archeologia cristiana fino alla licenza interdisciplinare sulla protezione dei minori, dalla musica sacra fino agli studi arabi e di islamistica, dalla psicologia alla comunicazione sociale, oppure dalle lingue classiche e cristiane fino agli studi sulla famiglia e il Church management”.

L’intesa entrerà in vigore tre mesi dopo la fine dei lavori che prevedono la messa a punto di un tavolo tecnico che sarà avviato a breve per svolgere le procedure interne di riconoscimento.

Ministro Bussetti“Siamo orgogliosi del risultato e del lavoro congiunto” ha dichiarato il ministro Marco Bussetti “si tratta di un accordo storico che coincide con il novantesimo anniversario dei Patti Lateranensi”. “Il passo di oggi” ha continuato il ministro “segna una svolta importante rispetto alla revisione del Concordato del 1984, quando si decise di riconoscere i titoli di studio solo per le materie ecclesiastiche. La collaborazione tra Stato italiano e Vaticano è una prassi consolidata da decenni ed è proseguita in modo costante nel tempo. È un successo che va a favore degli studenti e del diritto allo studio in entrambi i nostri sistemi formativi” ha spiegato Bussetti. “Garantire la riconoscibilità dei titoli della formazione superiore” ha infine concluso “anche per coloro che hanno scelto di svolgere un percorso di studi all’interno di istituzioni accademiche della Santa Sede, risolve una questione annosa e garantisce una stretta collaborazione tra Italia e Santa Sede a livello internazionale nel settore educativo”.

Ministro Istruzione Bussetti“Sono felice della firma di questo accordo tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede” ha commentato il Cardinale Giuseppe Versaldi. “In continuità con il Concordato tra i due Stati sottoscritto nel 1929 e confermato nel 1984, l’Accordo facilita le procedure di riconoscimento anche dei titoli accademici non concordatari per completare il quadro giuridico delle relazioni tra i sistemi formativi permettendo agli studenti la prosecuzione degli studi nell’uno o nell’altro sistema. Si tratta di un patto che favorisce gli studenti in un quadro internazionale già in vigore e che finora veniva disatteso a danno dei cittadini italiani”. “La Congregazione per l’educazione cattolica” ha concluso Versaldi “con questa firma intende incoraggiare un dialogo finalizzato al bene comune nel rispetto degli accordi istituzionali a livello nazionale e internazionale”.

Cristina Montagni

 

 

Intervista alla pianista neoclassica Antonija Pacek dal pubblico multigenerazionale e multiculturale

Antonija Pacek, compositrice e pianista neoclassica di origine croata ora residente a Vienna, il 24 febbraio ha presentato in anteprima italiana all’Auditorium Parco della Musica il suo terzo album “Il Mare” uscito il 7 dicembre 2018.

Antonija Pacek

L’artista laureata a Cambridge in psicologia che ha insegnato a Vienna per 22 anni, ha spiegato che nel comporre le sue melodie è come se si immergesse in un’altra dimensione. I brani della Pacek sono infatti ispirati alle emozioni della vita, tratteggiano una personalità minimalista e raccontano le sfide della vita da superare con determinazione, le delusioni, l’amicizia, il perdono, il senso di fede e la fiducia nelle proprie azioni. Il concerto-evento che ha ottenuto il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica di Croazia e del Forum austriaco di cultura, riflette atmosfere romantiche, raccontano in musica le bellezze del suo paese che l’artista aveva già espresso nei suoi precedenti lavori, “Soul Colours” e “Life Stories”. In quest’ultima opera “Il Mare” composta da tredici brani originali si scorgono perlopiù elementi che richiamano la natura, i boschi e l’acqua influenzando tutti i suoi pezzi musicali. Nella tournée 2019 l’artista internazionale oltre all’Italia toccherà l’Austria, la Croazia e gli Emirati Arabi.

Ecco cosa mi ha raccontato durante il nostro incontro

Intervista a Antonija Pacek

Quando inizia a coltivare la passione per la musica e cosa l’ha spinta a continuare in questa direzione?

Antonija Pacek AuditoriumSono rimasta affascinata dal pianoforte che ho sentito la prima volta nella scuola materna. A sei anni mi sono iscritta ad una scuola di musica per imparare a suonare questo strumento e ricordo che mia madre fece grandi sacrifici per comprare un pianoforte. La prima canzone “Tamed Courage” l’ho composta ad 11 anni e fu pubblicata nel mio primo album. Quando decisi di interrompere la scuola di musica, suonai in una band locale con la quale scrissi diversi brani insieme al chitarrista della band. Nel mio paese natale allo scoppio della guerra, fui costretta a trasferirmi a Vienna e per molto tempo non potei permettermi di comprare un pianoforte. Quando mi trasferii a Cambridge per studiare, nel campus c’era un pianoforte a coda ma era chiuso in una stanza e per suonare dovevo chiedere il permesso. Alla fine degli anni ’90, mio marito mi regalò un pianoforte e da quel momento non ho più smesso di suonare e capii che solo con la musica potevo esprimere le mie capacità incoraggiata soprattutto dalla famiglia e dagli amici. Nel 2009 ho pubblicato il mio primo demo che fu distribuito e venduto tramite CD Baby, da quel momento la mia musica iniziò ad essere trasmessa su Whispering Radio negli Stati Uniti.

Nel suo ultimo lavoro “Il Mare” trapelano molte emozioni. Da dove parte questa energia creativa che la rende così profonda e meditativa?

Questa è un’ottima domanda. La musica che compongo proviene dal profondo della mia anima, specialmente quando vedo qualcosa di ingiusto intorno a me. Attraverso la musica racconto con onestà storie ed emozioni ed è questo sentimento a rendere le mie composizioni profonde, meditative e poetiche. Le persone ascoltando la mia musica colgono sentimenti veri e reali.

Qual è il messaggio che vuole lanciare allo spettatore ascoltando i suoi brani in “Life Stories”?

Ancora una volta narro storie di vita reale attraverso la musica. Le storie di questo album sono ispirate alla mia famiglia. “Sorrow”, “Lost”, “Reaching Sky”, “Your Love’s Here” sono dedicate alla perdita di mia madre mentre “Soft Place” a mio padre e “We Were Meant to Meet”, “Loving You”, “You Are My Whole World” e “Ecstasy” sono ispirate all’amore per mio marito. “Strong” è invece una canzone che rappresenta un momento di rottura perché mi ha consentito di abbandonare il passato per concentrarmi sul mio benessere e sulla mia famiglia. Infine “Little Lea” e “For Alina” sono dedicate alle mie due giovani figlie. In questo modo sono riuscita ad esprimere con onestà la mia vita e tutto quello che mi circonda.

La sua musica è definita colta perché si rifà al periodo neoclassico. Pensa che questo stile si accosti alla sua personalità e perché?

Sono una persona ottimista e positiva per la maggior parte del tempo e cerco sempre qualcosa di buono anche in situazioni difficili o negative. Personalmente ascolto molti generi musicali e le mie composizioni riflettono questo mix di generi, così molti esperti definiscono questa musica una fusione tra musica classica, pop e soft jazz, mentre altri neoclassica. Fondamentalmente le persone che ascoltano i miei brani colgono la speranza nella vita e questo sentimento riflette molto bene la mia personalità. 

Antonija Pacek

Quando compone un brano, lo concepisce pensando di contribuire alla crescita della società o è solo un modo per trasmettere il suo mondo interiore?

Mi esprimo solo in maniera intima e familiare e chi ascolta i miei brani percepisce un sentimento reale perché colpisce molti lati emotivi di noi stessi. Se la mia musica poi apre la strada ad altre persone per elaborare nuove sfide, allora posso affermare di essere in grado di contribuire alla crescita della società.

Le tredici composizioni dell’album “Il Mare” sono strumentali, addolcite dall’immaginazione poetica e da suoni inesplorati, mentre il 14esimo brano è vocale. Da cosa è stata ispirata?

La quattordicesima canzone si intitola “the Sea” ed è interpretata dalla bellissima voce di Barbara Kier. Questa canzone è un addio a mia madre morta nel 2013. Dentro di me ero consapevole che non l’avrei più vista e che lei non avrebbe mai conosciuto i suoi nipoti, ascoltare i miei concerti o la mia musica. Posso dire che con questo brano ho raggiunto il più alto momento introspettivo perché ho accettato per sempre la sua scomparsa.

Quanto ha influenzato l’attività di artista con il suo secondo interesse quello per la psicologia?

La musica è un linguaggio universale pieno di emozioni e non devi tradurlo. La psicologia studia la percezione di come le persone affrontano le emozioni. Con la musica siamo in grado di comunicare il nostro dolore, la gioia, la felicità, le ansie… la musica si può definire terapeutica in questo senso. Ci sono studi che affermano che le persone si possono salvare durante interventi chirurgici se la musica viene fatta ascoltare durante un’operazione delicata. I bambini prematuri ad esempio crescono meglio se sono circondati dalla musica classica, i pazienti di Alzheimer reagiscono a livello emotivo alla musica anche se non riescono più a riconoscere i membri della famiglia. È dimostrato che ascoltare musica si diventa più creativi e felici e questi elementi si incarnano anche nella psicologia. Psicologia e musica sono quindi interconnessi più di quanto la gente pensi.

Antonija PacekPer un certo periodo della sua vita da docente si è occupata di investigare sulla natura delle persone. Le sue composizioni sono influenzate da questa passione?

Credo di sì! Queste attività ed esperienze di vita sono in qualche modo correlate.

Da chi è composto il suo pubblico?

Il mio pubblico si può definire multinazionale e proviene da diversi contesti culturali, età e generi diversi. Guardando le statistiche mi sono resa conto che la mia musica è perlopiù ascoltata in Italia, Germania, Stati Uniti, Canada, Croazia e Austria. Ciò mi rende felice perché mi sono resa conto che la mia musica è difficile da definire, così come è difficile definire i miei ascoltatori!

Cristina Montagni

 

One Billion Rising 2019

One Billion rising 2019Per il terzo anno consecutivo si è celebrato One Billion Rising 2019, l’evento planetario voluto dalla drammaturga e attivista Eve Ensler che si basa sull’idea che si può sfidare il sistema e rivendicare il diritto delle donne a decidere in pieno della propria vita. Le manifestazioni internazionali e nazionali di quest’anno hanno scelto la formula del flash mob coinvolgendo nel mondo ben 207 nazioni. In Italia dal 14 al 17 febbraio, le piazze si sono trasformate in una vera festa d’amore, una festa di rispetto profondo verso gli altri. La campagna contro il femminicidio si è concentrata in oltre 100 città con iniziative ed eventi organizzati da numerosi centri antiviolenza che operano su tutto il territorio nazionale. Nelle strade e nelle piazze di tutta Italia cittadine e cittadini si sono riuniti per cantare e ballare insieme “Break the chain”, la canzone di Tena Clark simbolo della lotta agli abusi che letteralmente significa spezzate le catene contro gli abusi. Un’invasione di cuori e trovate commerciali dove soprattutto la danza è stata la vera rivoluzione che aveva l’intenzione di infondere forza, consapevolezza e ribellione. Un messaggio chiaro: sapere cos’è la violenza contro le donne, riconoscerne la portata e scegliere di non rimanere indifferenti. L’appuntamento romano, culminato a piazza San Silvestro, ha ottenuto il patrocinio del I Municipio di Roma Centro con la collaborazione della Ong Differenza Donna. Tra le adesioni alla campagna 2019, ci sono state Amnesty International, AMREF, Assist Associazione Nazionale Atlete, Casa Internazionale delle Donne Roma, CGIL, Differenza Donna ONG, DI.RE., EMERGENCY, Gi.u.li.a, Rebel Network, Se Non Ora Quando Factory, Women in Film, Women’s March Rome.

One Billion rising 2019

La campagna di sensibilizzazione One Billion Rising

Se il tema della campagna dell’anno scorso era quello della giustizia, la parola d’ordine di quest’anno è ancora più evocativa: rivoluzione. Una scelta coraggiosa perché contro la violenza sulle donne e le bambine è proprio una rivoluzione quello che serve: una rivoluzione della politica, una rivoluzione culturale che mini alla base le strutture e i presupposti ideologici che legittimano violenza e discriminazioni di genere. Le Nazioni Unite hanno denunciato infatti che una donna su tre sul pianeta sarà picchiata o stuprata nel corso della vita e questo significa un miliardo di donne e bambine. In Italia per l’organizzazione Differenza Donna, le donne uccise nel 2018 sono state 93 e il 2019 si è aperto con maggiore aggressività.

Intervista a Luisa Rizzitelli, responsabile del coordinamento One Billion Rising Italia

Per cogliere alcuni aspetti che hanno spinto una moltitudine di donne a manifestare pacificamente in tutta Italia, ho incontrato Luisa Rizzitelli, responsabile del coordinamento One Billion Rising Italia che si occupa di sostenere, promuovere ed aiutare chi vuole aderire a questo evento mondiale.

Luisa Rizzitelli

Quando è nata questa manifestazione a livello planetario?

La prima edizione di One Billion Rising si è svolta nel 2011, attualmente abbraccia oltre 200 paesi nel mondo. È un appuntamento importante perché non si festeggia nulla, ma è un modo per ricordare quanto le donne abbiano intenzione di rivoluzionare il mondo eliminando la violenza di genere che affligge tutti i paesi non solo l’Italia. Le donne di tutto il mondo per denunciare questo fenomeno, manifestano con la danza, la musica, la loro forza, energia e bellezza. Proprio per questo è stato composto il brano “Break the chain” che vuol dire spezza le catene ed è il brano che accomuna tutte le donne e gli uomini quando partecipano alla manifestazione.

Quando si festeggia questo evento in tutto il mondo?

One Billion Rising si festeggia il 14 febbraio di ogni anno, ma in tanti paesi questa ricorrenza si allunga fino al 16 febbraio che peraltro è attiva in oltre 80 piazze italiane. Nello stesso momento Rimini, Genova, Palermo, Aosta, Trento e tantissime altre città stanno manifestando nello stesso istante. Ancora una volta c’è la voglia di tante donne di scendere in piazza e farlo anche con gli uomini per dire che la violenza sulle donne deve finire.

Con questa manifestazione si vuole denunciare anche l’entrata in vigore del disegno di legge Pillon?

In Italia quest’anno abbiamo parlato molto di scendere in piazza per ribadire l’importanza della libertà delle donne in un momento in cui questi diritti in Italia e nel mondo sono sotto attacco. Il disegno di legge Pillon che contestiamo, di cui chiediamo il ritiro, è sicuramente una di quelle espressioni della politica che non va incontro ai diritti delle donne. In realtà questa domanda è giusta perché è vero che si parla di violenza maschile sulle donne, intesa come qualunque forma di violenza, ma anche contro una cultura della misoginia e della violenza in generale. Quindi questa manifestazione si lega sicuramente anche a questo concetto.

Le Istituzioni sono a fianco alle donne per quanto riguarda il decreto Pillon?

Come One Billion Rising il nostro compito è quello di supportare le associazioni, centri anti violenza e associazioni femministe che operano confrontandosi con le istituzioni. Noi come soggetto ci preoccupiamo di fare cultura e sensibilizzare le persone attraverso i social media.

Avete pensato di fare una raccolta firme per chiedere il ritiro del decreto Pillon?

No, perché è una cosa di cui si stanno occupando altre realtà come l’associazione nazionale D.i.Re “Donne in Rete contro la violenza” e tutti i centri anti violenza d’Italia.

La violenza di genere è oramai diventata una piaga mondiale che affligge tutte le donne di ogni ceto sociale in maniera trasversale. Avete delle proposte in cantiere che state sottoponendo alle istituzioni?

Ci mobilitiamo in tantissime, soprattutto siamo tutte volontarie che si impegnano affinché le persone possano prendere coscienza della gravità del problema. Quello che noi proponiamo, come fanno tante attiviste, è che in Italia venga applicata la convenzione di Istanbul che prevede già quello che si dovrebbe fare in materia di violenza di genere. Su questo continuiamo a batterci e lo facciamo con i raduni che vogliono essere una informazione capillare tutto l’anno grazie alla passione di donne e uomini volontari.

La deputata Laura Boldrini come altre deputate italiane sono di supporto per far sì che vengano elaborati strumenti a sostegno delle donne vittime di abusi?

Laura Boldrini come altre politiche italiane sono a fianco delle donne quando si tratta di diritti inviolabili. In generale tutte le politiche italiane sono scese in piazza per manifestare su quello che è diventato un flagello quotidiano.

Quali sono i prossimi eventi che pensate di organizzare?

One Billion Rising è un evento annuale, lo prepariamo tutto l’anno lavorando a contatto con altre associazioni che raccoglie oltre 1 miliardo di donne in piazza. Quello che continuiamo a fare è mantenerci in contatto con altre realtà per sostenerci quando ci sono delle battaglie da fare e soprattutto comunichiamo con le nostre pagine social mettendo in rete documenti e materiale utile per dare una corretta informazione su questi temi.

Cristina Montagni

52° Rapporto CENSIS. Italiani immersi nel rancore e preoccupati del futuro

52 rapporto censisGiunto alla 52ª edizione, l’ultimo rapporto Censis 2018 ha descritto i fenomeni socioeconomici del Paese, tracciando una condizione segnata dall’attesa di un cambiamento ad una deludente ripresa sociale. Durante il dibattito sono emerse le difficoltà di un’Italia “preda di un sovranismo psichico” fino a arrivare alle tensioni che caratterizzano i nostri rapporti con l’Europa.

Nelle considerazioni generali l’istituto parla di una transizione che sta traghettando il nostro Paese verso un ecosistema di attori individuali con un appiattimento della società in cui gli italiani si dimostrano arrabbiati, insicuri e delusi dalla politica. Formazione, lavoro e rappresentanza, welfare e sanità, territorio e reti, sicurezza e cittadinanza, media e comunicazione, sono i temi discussi il 7 dicembre al CNEL da Massimiliano Valerii e Giorgio De Rita, direttore e segretario generale del Censis. 

Ristagno degli indicatori macroeconomici

Reintroduzione Valerii ha spiegato che l’Italia si trova immersa in un clima di forte ambiguità ed incertezza sociale. Ciò dipende da due profonde delusioni. La prima è che l’esaltata ripresa economica non c’è stata sebbene fosse auspicata fin dai primi mesi del 2018, la seconda si riferisce all’atteso cambiamento che in realtà non c’è stato. Al primo insuccesso, tutti gli indicatori economici hanno riportato valori negativi. Il Pil ha segnato un -0,1% dopo 14 trimestri di crescita, i consumi delle famiglie hanno toccato lo zero per cento, la produzione industriale ha registrato una flessione dello 0,2%, le export bloccate allo 0,8% hanno risentito del raffreddamento della congiuntura internazionale. Le retribuzioni dei lavoratori sono state insufficienti ad innescare l’atteso rilancio della domanda interna (0,8%), e gli investimenti sono scivolati a -1,1%. Quanto al secondo fallimento è sufficiente citare un dato. Più della metà degli italiani (56%), ha dichiarato che non è vero che le cose stanno cambiando. Quindi secondo il rapporto Censis, il rancore che gli italiani si trascinano, ha radici sociali profonde che il tempo ha trasformato in cattiveria e conflittualità latente.

Delusione, paura e mancanza di prospettive

Il processo che evidenzia l’attuale situazione è la totale mancanza di prospettive di crescita sia individuali che collettive degli individui. Il 96% della popolazione italiana con bassi titoli di studio è sicura che resterà nella stessa condizione ritenendo irrealistica la possibilità di diventare benestanti nel corso della vita. Il 63% è convinto che nessuno si fa carico di difendere gli interessi e l’identità dei cittadini. Il 70% degli italiani ha dichiarato di non volere come vicini di casa i rom, il 69% non vorrebbe persone con dipendenze da droghe o alcool, il 52% è convinto che il Governo sostenga più gli immigrati che i suoi abitanti. In totale il 63% degli intervistati è contrario all’immigrazione, contro una media europea del 52%. Per concludere i 2/3 degli italiani (circa il 67%) guarda al futuro con paura, delusione ed incertezza.

Consumi in forte calo

Se dal lato dei consumi il potere d’acquisto delle famiglie italiane è inferiore al 6,3% rispetto al 2008, la liquidità è invece aumentata del 12% nello stesso periodo, divaricando fortemente la forbice dei consumi tra i diversi gruppi sociali (le famiglie operaie hanno registrato un -1,8% in termini di spesa per consumi, mentre quelle degli imprenditori un +6,6%). Tra i consumi, vincono i beni e i servizi che suscitano un compiacimento fortemente soggettivo. Questo “setaccio” lo superano i consumi digitali (78% internet, 74% smartphone, 72% social network che nel caso dei giovani arriva al 90%), e la spesa per telefonia si è triplicata del 221%.

 L’Europa e le ragioni dello stare insieme

L’Europa non è più vista come un ponte verso il mondo ma una crepa che divide i popoli e genera il fallimento dei processi di coesione interna rispetto al ruolo geopolitico giocato a livello internazionale. Nonostante ciò, forti sono le ragioni dello stare insieme in Europa. Infatti, il 43% degli italiani pensa che l’appartenenza all’unione europea giovi all’Italia, contro una media europea del 68%.

Tra le convenienze dello stare insieme in Europa è necessario rammentare l’effetto traino che dall’Europa viene in termini di capacità d’innovazione. È deludente constatare che la spesa pubblica in Italia destinata alla ricerca e sviluppo è scesa da 10 miliardi nel 2008 a 8.5 nel 2017. L’Italia deve quindi approfittare di tutti i programmi che derivano dai fondi europei in ricerca e innovazione come ad esempio Horizon 2020. Nell’ultima programmazione sono stati assegnati 2.8 miliardi, oggi rappresentiamo il 5° paese europeo per finanziamenti ricevuti. “I veri europeisti, oggi sono i giovani” ha commentato Valerii “che però sono una generazione in “via di estinzione”. I giovani europei tra i 15-34 anni rappresentano il 23% della popolazione europea, diminuiti dell’8% nell’ultimo decennio. L’Italia si attesta su una quota di giovani più bassa (20.8%) segnalando una diminuzione nell’ultimo decennio del 9.3%.

Formazione, innovazione e occupazione per i giovani

“La soluzione da cui ripartire” ha dichiarato Valerii “è la capacità di produrre lavoro”. Nel nostro paese tra il 2000 ed il 2017, il salario medio annuo dei lavoratori è aumentato in termini reali dell’1.4%, circa 400 euro annui. Nel medesimo periodo la Germania ha registrato un aumento del 13.6%, 5 mila euro annui, la Francia è cresciuta di oltre 20 punti percentuali, circa 6 mila euro annui in più. Se nel 2000 il salario medio degli italiani costituiva l’83% di quello tedesco, nell’ultimo anno è sceso al 74%, allargando la forbice di oltre 9 punti percentuali. Negli ultimi 10 anni in Italia sono scomparsi 1 milione e 400 mila giovani lavoratori, gli occupati tra i 24-34 anni sono diminuiti del 27% e gli occupati over 55 sono cresciuti del 73%. “Questi dati” ha commentato Valerii “dovrebbero far riflettere sulla capacità del nostro Paese di generare nuove competenze in innovazione, plasmare forza lavoro capace di partecipare nell’impresa e nella pubblica amministrazione, poiché stiamo assistendo ad uno svuotamento delle classi lavoratrici più giovani”. “A seguito di questo svuotamento” ha spiegato “in 10 anni siamo passati da un rapporto di 236 giovani occupati ogni 100 anziani ad un rapporto di 99 su 100 anziani. Analizzando il segmento più istruito dei laureati, siamo passati da 249 giovani laureati occupati ogni 100 anziani, ad un rapporto di 143 su 100”. La situazione per i giovani si aggrava se esaminiamo quelli in condizione di sottoccupazione (nell’ultimo anno erano 237 mila, valore più che raddoppiato rispetto al 2011) in più è aumentato il numero di giovani costretti a lavorare part-time (650 mila nell’ultimo anno, 150 mila in più rispetto al 2011). Il nodo secondo il direttore del Censis risiede nei persistenti squilibri del capitale umano. L’Italia investe in istruzione e formazione il 3.9% del Pil rispetto al 4.7% della media europea. “Peggio di noi” ha commentato Valerii “si trovano la Slovacchia, la Romania e l’Ungheria e in più l’Italia ha un gap per numero di giovani laureati di oltre 13 punti percentuali rispetto alla media europea.

Chiusura di un ciclo e passaggio ad un ecosistema degli attori

Giorgio De Rita, ha sostenuto che non esiste una relazione diretta tra economia e sistema sociale. “Quello che è avvenuto negli ultimi anni” ha sostenuto “è il rabbuiarsi di un modello di sviluppo economico e sociale incapace di portare avanti la società italiana nel suo complesso”. Le stime Censis prevedono la chiusura di un ciclo e la crescita di un nuovo modello spinto dal basso. “Siamo difronte ad un ecosistema degli attori che ha sostituito i sistemi sociali” ha commentato De Rita “che va regolato in modo diverso in cui conta l’ambiente nel quale si realizzano i comportamenti”. “Le attuali percezioni soggettive sull’uguaglianza, cittadinanza, sicurezza per la gestione del territorio” ha detto “si realizzeranno all’interno di un ambiente chiuso che studia soluzioni a dimensioni ridotte. “Gli italiani” ha concluso il segretario “chiedono alla classe dirigente, di assumersi questa responsabilità all’interno dell’ecosistema, e per ottenere l’obiettivo, occorre riconoscere le diversità e le disuguaglianze per produrre benessere agli abitanti del proprio paese.

Cristina Montagni

 

 

Osservatorio statistico Inps 2018. Monitoraggio e politiche a sostegno dell’occupazione

Inps Lavoro

L’Osservatorio statistico sulle politiche occupazionali e del lavoro dell’Inps (Istituto nazionale della previdenza sociale), il 29 novembre ha pubblicato il bollettino annuale che fotografa il quadro delle politiche sociali, occupazionali del lavoro in Italia. L’analisi, centrata sulle politiche attive e passive del lavoro, ha coperto un intervallo temporale di cinque anni nella serie storica 2013-2017. I dati disaggregati ed elaborati secondo alcune variabili, hanno descritto importanti scostamenti nel biennio 2016-2017 sul numero medio di lavoratori che hanno beneficiato d’interventi ed incentivi all’occupazione.

Strumenti a sostegno del lavoro a tempo determinato e indeterminato

Gli strumenti a sostegno dell’occupazione a tempo indeterminato, nel biennio 2016-2017, hanno rilevato una flessione del 1.8% e quelli destinati ai lavoratori a tempo determinato una crescita dell’1.9%. Rispetto alla stabilità del lavoro nel tempo, si evince un incremento dell’occupazione del 9% tra il 2016 e il 2017. 

Il numero dei beneficiari assunti con un contratto di apprendistato nel 2017, mostra in media una crescita rispetto al 2016 del 12%, mentre gli occupati a tempo indeterminato ed inseriti nella categoria delle assunzioni agevolate per disoccupati o beneficiari di CIGS (Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria) da almeno 24 mesi, una diminuzione del 66,4%. Sul versante femminile, le ultracinquantenni assunte a tempo indeterminato sono passate da 2 mila e 500 unità nel 2016 a 10 mila unità nel 2017 mentre i lavoratori che hanno usufruito degli incentivi sulla mobilità da 3 mila e 300 unità nel 2016 a 2 mila e 974 nel 2017, il 9,8% in meno rispetto all’anno precedente. I ragazzi inseriti nel programma “Garanzia Giovani” a tempo indeterminato sono aumentati del 16% nel 2017 mentre le assunzioni a tempo indeterminato, che per tre anni hanno beneficiato degli sgravi contributivi, hanno subito una “battuta di arresto” del 20% nel 2017. Gli incentivi all’occupazione a tempo determinato per le donne ultracinquantenni sono passati da 9 mila nel 2016 a circa 19 mila unità nel 2017. Interessante è il capitolo sulla trasformazione dei contratti di lavoro a tempo indeterminato, persone cioè iscritte nelle liste di mobilità e sostenute da incentivi statali, che sono cresciuti del 39% rispetto al 2016, mentre per i contratti di apprendistato trasformati a tempo indeterminato si è verificata una riduzione del 10% nel 2017 rispetto all’anno precedente.

Distribuzione di genere e tipologia di intervento

Se si tiene conto della distribuzione per genere, il 2017 conferma in prevalenza una platea maschile tra i beneficiari delle politiche attive, infatti nei contratti di apprendistato, la componente maschile e più elevata rispetto a quella femminile (245 mila maschi contro 182 mila femmine) e questo vale anche per le assunzioni agevolate di disoccupati o beneficiari di CIGS da almeno 24 mesi, dove la popolazione maschile è superiore a quella femminile (20 mila maschi contro 18 mila femmine). Anche per l’esonero contributivo triennale per le nuove assunzioni a tempo indeterminato ha coinvolto più i maschi (575 mila) delle femmine (409 mila) incidendo particolarmente nel sud dove gli incentivi all’occupazione sono destinati a 38 mila maschi contro 22 mila femmine.   

 Categorie degli interventi per classi di età, sesso e territorio          

Nei contratti di apprendistato la fascia di età con maggiore presenza di giovani nel 2017 si colloca tra i 20-24 anni (189 mila giovani) e 25-29 anni (174 mila giovani), mentre gli incentivi all’assunzione di ragazzi ammessi al programma “Garanzia Giovani” si concentrano nelle fasce 20-24 anni (20 mila unità) e 25-29 anni (17 mila unità). Le assunzioni agevolate per le donne ultracinquantenni sono condensate soprattutto tra i 25-29 anni (3 mila donne) con una forte polarizzazione nella classe 30-39 anni (6 mila donne). Gli esoneri contributivi biennali e triennali per le nuove assunzioni a tempo indeterminato hanno coinvolto soprattutto le classi 20-39 anni nel 2016. Per quanto concerne la distribuzione territoriale degli interventi, occorre sottolineare che le aree in cui si concretizza un efficace sostegno al lavoro riguardano soprattutto le aree Nord Ovest e Nord Est dell’Italia. Da una parte il Nord ha concentrato gli sforzi nel sostenere l’occupazione a tempo determinato (57.8%) e indeterminato (47.8%) sostenendo misure specifiche per una solida ed efficace occupazione, dall’altra il 43% delle risorse è stata destinata al Centro-Sud. Chi ha sofferto di più per le scarse opportunità di lavoro, sono stati gli abitanti delle isole che hanno ottenuto dallo Stato solo il 9% delle risorse finanziarie complessive.  

Politiche passive al lavoro

Lo Stato italiano durante la crisi occupazionale ha introdotto diverse norme al fine di ridurre la distanza tra le politiche attive (formazione, orientamento, sostegno all’occupazione e costituzione di rapporti di lavoro per cittadini svantaggiati) e le politiche passive del lavoro (sussidi, ammortizzatori sociali o difficoltà salariali e lavorativi). Tra gli strumenti passivi più conosciuti per contrastare gli stati di abbandono “forzato” dal lavoro sono stati la NASpI (indennità mensile di disoccupazione per lavoratori subordinati), la DIS-COLL (indennità mensile di disoccupazione per i collaboratori coordinati e continuativi) e l’indennità destinata ai disoccupati nel settore agricolo. Complessivamente il numero delle persone che ha usufruito del trattamento NASpI nel 2017 è stato circa 1 milione e 700 mila individui, il 6% in più rispetto al 2016, incidendo maggiormente sulle donne per l’8% che sugli uomini per il 5%. Quanto alla DIS-COLL, nel 2017 la misura ha raggiunto una platea di quasi 13 mila individui, il 33% in più rispetto al 2016, mentre quelli riferiti alla disoccupazione agricola confermano un andamento in linea con il 2016 (-0.4%). Se si guarda alla scomposizione per età degli aventi diritto alla NASpI, si nota che la massima concentrazione risiede all’interno delle classi 30-39 anni (27%) mentre il 25% di coloro che ha usufruito della DIS-COLL è concentrato soprattutto nella classe 30-34 anni. Disaggregando i dati per distribuzione geografica, il 42% della popolazione residente al nord ha usufruito della NASpI rispetto al 39% dei residenti nel sud e isole. Infine, i lavoratori che al 31 dicembre 2017 hanno beneficiato della mobilità, secondo l’Osservatorio Inps erano circa 62 mila, il 55% in meno rispetto all’anno precedente. Rispetto al genere e l’età, lo studio mostra una concentrazione elevata della componente maschile, 44 mila uomini su 18 mila donne, dove il 77% dei beneficiari aveva più di 49 anni.  

Cristina Montagni

Diritto alla pace. Oggi 10 dicembre la Giornata internazionale celebra 70 anni dalla Dichiarazione Universale

Dichiarazione Universale Diritti UmaniRicorre oggi il 70 esimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, che fu adottata dalle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948. Da allora, ogni anno, il 10 dicembre si celebra la Giornata internazionale dei diritti umani.

Realizzazione video di Miriana Ronchetti

L’Italia è fortemente impegnata a livello internazionale per la promozione e il rispetto dei diritti umani, nella convinzione che la tutela dei diritti inalienabili della persona e delle sue libertà fondamentali sia elemento imprescindibile per la costruzione di società inclusive e pacifiche, dunque fattore determinante di sicurezza e stabilità. Il nostro Paese conferma il proprio impegno in quanto neoeletto membro del Consiglio Diritti Umani dell’ONU per il triennio 2019-2021, con il proposito di contribuire a rafforzare l’azione delle Nazioni Unite in questo settore, ispirandosi ad un approccio inclusivo,aperto al dialogo e rispettoso delle diversità. La campagna per una moratoria universale della pena di morte, figura tra le priorità dell’azione internazionale dell’Italia in materia di diritti umani, insieme alla promozione dei diritti delle donne, dei bambini, delle persone con disabilità e dei difensori dei diritti umani, alla tutela della libertà di religione e del patrimonio culturale, alla lotta ad ogni forma di discriminazione e alla tratta di esseri umani.

In coerenza con gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile, l’Italia continuerà a impegnarsi nella difesa dei diritti umani e delle libertà fondamentali che rappresentano uno dei pilastri essenziali da cui dipendono la pace e la sicurezza nel mondo.

Come ha dichiarato il Segretario Generale António Guterres lo scorso giugno, “per ottenere una pace duratura occorre scendere in campo per i diritti umani”. Inoltre, ha ribadito l’importanza degli sforzi per il raggiungimento dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile che costituiscono uno dei pilastri fondamentali al perseguimento della pace globale. In particolare, l’obiettivo 16 “Pace, giustizia e istituzioni forti” richiama il nesso inscindibile che sussiste tra l’accesso alla giustizia, la creazione di istituzioni efficaci, responsabili ed inclusive e la costruzione della pace. “Una società pacifica” ha dichiarato Guterres “è quella che sa garantire giustizia e uguaglianza per tutti. La pace consente di creare società sostenibili e le società sostenibili contribuiscono a promuovere la pace”.

Breve storia dei Diritti Umani

diritti umaniLa Seconda guerra mondiale aveva imperversato dal 1939 al 1945, e verso la sua fine le città di tutta l’Europa e dell’Asia erano ridotte a cumuli di macerie fumanti. Milioni di persone erano morte, altri milioni erano prive di casa o morivano di fame. Nell’aprile del 1945, i delegati di cinquanta paesi si riunirono a San Francisco, pieni di ottimismo e di speranza. Gli ideali dell’organizzazione erano asseriti nel preambolo dello statuto proposto: “Noi, popoli delle Nazioni Unite, siamo determinati a preservare le generazioni future dal flagello della guerra, che già due volte nella nostra vita ha portato indicibili sofferenze all’umanità”.

Lo statuto della nuova organizzazione delle Nazioni Unite entrò in vigore il 24 ottobre 1945, data che viene celebrata ogni anno come il Giorno delle Nazioni Unite.

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948) 

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani ha fatto nascere diverse leggi e trattati sui diritti umani in tutto il mondo. Entro il 1948, la nuova Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti Umani aveva catturato l’attenzione del mondo. Sotto la presidenza di Eleanor Roosevelt (vedova del presidente Franklin Roosevelt), la Commissione decise di redigere un documento che divenne la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. La Roosevelt parlò della Dichiarazione come la Magna Carta internazionale dell’intera umanità che fu adottata dalle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948.

Nel preambolo e nell’articolo 1, la Dichiarazione proclama inequivocabilmente i diritti innati di ogni essere umano: “La noncuranza e il disprezzo per i diritti umani hanno prodotto atti barbarici che hanno oltraggiato la coscienza dell’umanità; l’avvento di un mondo in cui gli esseri umani possono godere di libertà di parola e credo, libertà dalla paura e dalla povertà è stata proclamata come la più elevata aspirazione della gente comune… Tutti gli esseri umani sono nati liberi e con uguali diritti e dignità.”

Cristina Montagni

 

Bicinrosa 2018

Bicinrosa 2018Domenica 28 ottobre a Roma, la bicicletta è stata protagonista della seconda edizione di “Bicinrosa 2018”. La manifestazione amatoriale ha teso ad informare le donne e la popolazione in generale sull’importanza della prevenzione e la cura del tumore al seno. “Bicinrosa 2018”, organizzata in occasione della settimana europea dello sport, è stata presentata il 27 settembre presso la sala polifunzionale del Museo dei Fori Imperiali dei Mercati di Traiano, con l’obbiettivo di dare visibilità alle donne che hanno affrontato la malattia, comunicare sulle opportunità di cura presso le Breast Unit o centri di senologia multidisciplinari, raccogliere fondi per la ricerca ed informare sulle politiche dell’Unione europea sul cancro al seno.

La ciclopedalata

Bicinrosa 2018Al motto di “Nessuno perde. Tutti vincono!” famiglie, ciclisti e appassionati di ogni età sono partiti dallo stadio “Nando Martellini” alle ore 8 per la registrazione nell’area delle Terme di Caracalla, pronti a pedalare alle 11 per un percorso di 9 Km all’interno del centro storico di Roma. Un “esercito” di magliette rosa è passato davanti al Colosseo, via dei Fori Imperiali, Altare della Patria, Castel Sant’Angelo, per raggiungere Lungotevere fino all’Isola Tiberina con ritorno per il Circo Massimo allo stadio Nando Martellini.

Il tumore al seno e i fattori di rischio

Secondo l’Associazione Italiana Registri Tumori, l’aumento dell’incidenza del tasso dei tumori della mammella è dovuto ai cambiamenti nelle abitudini di vita e ai mutamenti negli schemi sociologici. Studi epidemiologici hanno dimostrato che praticare regolare attività fisica come una camminata quotidiana, palestra, bicicletta, corsa, ballo o qualsiasi attività sportiva, riduce il rischio d’insorgenza del tumore al seno.

In Europa, il carcinoma alla mammella costituisce la patologia tumorale femminile più frequente e rappresenta la seconda causa di morte. Sono circa 332 mila le donne dell’Unione europea alle quali ogni anno, secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, viene diagnosticato il tumore al seno. “L’aumento del peso corporeo” ha spiegato Felice Barela, presidente dell’Università Campus Bio-Medico “l’inattività fisica, il fumo, la scorretta alimentazione, oltre a età, familiarità, fattori genetici e ormonali, sono tra i fattori di rischio che incidono fino al 25-33% di casi di carcinoma mammario, oggi prima causa di morte tra le donne con oltre 50 mila nuovi casi in Italia nel 2017”. Nel 2016 sono state oltre 500 mila le donne che hanno ricevuto una diagnosi di tumore al seno, 47.000 solo in Italia. “A livello femminile” ha aggiunto Barela “il 41% dei tumori che colpiscono le donne tra zero e 49 anni riguarda proprio la mammella e la tendenza ad ammalarsi di tumore al seno è in crescita. Il carcinoma alla mammella è la neoplasia più frequente in ogni classe di età, tra le donne di età inferiore a 45 anni è il 36% di tutti i cancri diagnosticati, il 40% tra quelle in età compresa tra 45 e 64 anni, e il 22% tra le donne ultrasessantacinquenni” ha concluso il presidente dell’UCBM.

“Se la tendenza ad ammalarsi è in aumento” ha chiarito Vittorio Altomare, responsabile dell’Unità di Senologia del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico “tra il 2010 e il 2017 in Italia però sono aumentate del 26% le pazienti sopravvissute dopo la diagnosi. Tuttavia, questa patologia rimane correlata ad un alto tasso di mortalità e secondo uno studio pubblicato dalla rivista “Annals of Oncology”, diversi ricercatori hanno stimato che i decessi per questo tumore nell’Unione Europea nel 2018 toccherà 92.000 unità”. “Bicinrosa” ha spiegato Altomare “vuole essere un’occasione per far conoscere le possibilità di cura presso la Breast Unit del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, uno dei 15 centri di Senologia raccomandati dall’Unione europea e individuati dalla Regione Lazio per la diagnosi e il trattamento del tumore al seno con circa 250 casi l’anno trattati”.

Bicinrosa 2018

Linee guida per la cura del tumore al seno

Claudia Salvi e Beatrice Covassi, rispettivamente coordinatrice del centro Europe Direct Roma e l’altra capo della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, hanno sostenuto che la promozione alla salute e la prevenzione al tumore al seno, sono tra i temi centrali nell’agenda della Commissione Europea. A questo scopo nel 2017 la Commissione Europea ha pubblicato le linee guida europee per lo screening e la diagnosi del cancro al seno (European Commission Initiative on Breast Cancer-ECIBC) che hanno l’obiettivo di migliorare e armonizzare i percorsi diagnostico-terapeutici del tumore della mammella in Europa.

Le linee guida, ospitate sul sito ECIBC, sono prodotte in differenti versioni a seconda dei target: donne, professionisti, decisori politici e riguardano lo screening e la diagnosi, mentre la parte post-diagnostica del percorso di cura è trattata attraverso una piattaforma in cui sarà disponibile una selezione delle raccomandazioni esistenti.

La Breast Unit del Policlinico Campus Biomedico

La Breast Unit del Policlinico Campus Bio-Medico, coordinata da Vittorio Altomare, rappresenta uno dei 15 centri di Senologia certificati dall’Unione Europea. L’unità permette alla donna di essere seguita da un team di specialisti, curata secondo gli standard europei e accompagnata nell’intero percorso di malattia.

Le pazienti vengono indirizzate alla Breast Unit dai centri di screening del territorio, dai medici di famiglia e dagli specialisti radiologi, ginecologi e oncologi. In particolare, presso il Campus Bio-Medico è attivo un ambulatorio a cui possono rivolgersi pazienti con una diagnosi sospetta di tumore al seno senza necessità di prenotazione, esibendo solo l’impegnativa del medico di famiglia per una visita senologica.

I promotori dell’evento Bicinrosa 2018

Bicinrosa 2018L’evento è stato introdotto da Felice Barela, presidente dell’università Campus Bio-Medico di Roma, da Vittorio Altomare, responsabile dell’unità senologia del policlinico campus Bio-Medico e da Beatrice Covassi, capo della rappresentanza in Italia della Commissione europea. L’iniziativa è stata inoltre promossa dalla Breast Unit del Policlinico Campus Bio-Medico in collaborazione con l’associazione Amici dell’Università Campus Bio-Medico di Roma Onlus e con il supporto tecnico-organizzativo della Europe Direct Roma Innovazione e dalla Federazione Ciclistica Italiana.

Cristina Montagni