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No Women No Panel e Politiche UE per la parità di genere

Nella sede del Parlamento Europeo a Roma il 23 marzo si è svolto il convegno Next Generation EU: le politiche per la parità di genere e l’iniziativa “No Women No Panel – Senza Donne non se ne parla”. La campagna lanciata dalla Commissaria europea Mariya Gabriel intende scardinare gli stereotipi che vedono le donne in diversi ambiti lavorativi, dibattiti, conferenze e commissioni, non equamente rappresentate.

Al webinar hanno aderito Elena Bonetti, Ministra per le Pari Opportunità e per la Famiglia, Evelyn Regner, Presidente della commissione per i Diritti delle Donne e l’Uguaglianza di Genere del Parlamento europeo, Mariya Gabriel, Commissaria europea per l’Innovazione e Paolo Gentiloni Commissario europeo all’Economia.

Il direttore del PE in Italia Carlo Corazza nell’introdurre il dibattito sottolinea che l’Europa è in prima linea sulla parità di genere, riconosce che c’è molto da fare e i numeri lo confermano. “Oggi ci sono oltre 640 milioni di donne occupate in meno a livello globale, con enormi differenze salariali e fragilità contrattuali dovuti a stereotipi culturali che non appartengono ai paesi in via di sviluppo ma risiedono in Occidente”. Inoltre, un sondaggio della Women Forum sui paesi G7 mostra che il 74% degli intervistati ritiene normale che la donna debba sacrificare la carriera per una piena vita familiare, mentre il 38% pensa ci sia differenza nell’apprendimento maschi/femmine, per cui le donne sarebbero meno adatte alle professioni scientifiche. Questa arretratezza culturale reca un danno all’intera società, e uno studio McKinsey dimostra che se vi fosse piena parità si potrebbero liberare già dal 2025 oltre 240 milioni posti di lavoro generando un PIL pari a quello del Giappone, Germania e Regno Unito.

Lavoro, benessere, equità sociale per la Ministra Elena Bonetti

A sinistra Simona Sala-Direttrice Rai Radio1 e Ministra Elena Bonetti

La ministra Elena Bonetti convinta della campagna “No Women No panel” sostiene sia fondamentale abbracciare una cultura che promuova la parità di genere, un atto di civiltà al quale il nostro paese è rimasto troppo indietro. “Le donne in Italia sono all’altezza per esercitare una leadership in ogni settore” e aggiunge “la parità non si concede ma si costruisce con un sistema politico, economico e lavorativo in cui la parità è scelta come elemento necessario per esercitare la democrazia”. “Con il Piano Next Generation EU l’Italia avrà a disposizione 191 miliardi di euro per incidere su tre pilastri primari: Sud, Giovani e Donne”. Il governo – guidato da Mario Draghi – ha come obiettivo la parità di genere riconosciuto come un investimento e non un costo; quindi investire nelle donne significa promuovere lavoro, benessere ed equità sociale. La ministra conferma che a breve verrà disposto un piano in cui saranno definite azioni per singoli interventi. “Dal lato del lavoro” commenta “siamo sotto la soglia del 48%, occorre puntare alla media europea, 20% in più di posti di lavoro, incidendo sui territori e sulle donne del Sud Italia”. “Per gli asili nido è necessario raggiungere il 50% di posti di lavoro, media francese (Italia 24% della media nazionale). Questo traguardo può essere ottenuto modificando la legge Family Act che avrà un effetto moltiplicatore sulle donne spesso costrette a seguire i figli nella cura e nelle attività educative”.

Gender mainstreaming vs una valutazione della parità di genere

Simona Sala, Elena Bonetti, Emma D’Aquino

Il modello Gender mainstreaming costituisce la strategia europea per raggiungere una pari opportunità tra uomini e donne. Su questo modello il presidente del Consiglio Draghi ha lanciato la prima strategia per la parità di genere, dove la filosofia – simile alla campagna “non women non panel” – è che la parità venga considerata uno strumento di produttività economico-sociale, cioè ogni azione verrà misurata attraverso uno strumento di valutazione per ottenere un indice sistemico. “Sul piano della transizione energetica” sottolinea Bonetti “si adotteranno criteri ad hoc per aumentare l’impatto della componente femminile in ogni settore e successivamente verificare quanto la misura incida sull’occupazione femminile nei settori produttivi. Il concetto è introdurre – sia nel pubblico che nel privato – un’indicizzazione che promuova e valuti la parità di genere”. Ogni azienda dovrà specificare in modo trasparente quanto le azioni messe in campo hanno incentivato la parità nella leadership. “Solo così” afferma la ministra “sarà possibile premiare le azioni positive adottate dall’azienda, viceversa penalizzare quelle che non si dotano di tali criteri. Per quanto riguarda il bonus baby-sitter Bonetti chiarisce che il paese deve sostenere un welfare nel quale il carico di cura genitoriale è visto come una responsabilità che il genitore esercita in nome di tutti e va accompagnato. Il governo ha trovato 300 milioni di euro per gli aiuti alle lavoratrici (partite IVA, libere professioniste) ma sta studiando un piano per incrementare le risorse a partire dall’assegno unico universale che incide in buona parte sulle spese educative della famiglia.

Programma Europeo InvestEU 2021-2027

Evelyn Regner, Presidente della Commissione per i Diritti delle Donne

Evelyn Regner conferma che il Piano Europeo InvestEU 2021-2027 stanzia ingenti risorse per sostenere l’occupazione femminile. “Le donne penalizzate dalla pandemia” commenta “con questo piano hanno la possibilità d’essere maggiormente occupate. Pregiudizi, retaggi culturali, ingiustizia fiscale, scarso accesso al credito, hanno fatto credere che le donne siano meno propense a fare impresa. Invece sono loro a dar vita a piccole e medie imprese investendo capitale proprio senza dimenticare che sono anche impegnate in lavori sociali”. Obiettivo della Commissione è eliminare le ingiustizie, promuovere l’equità sociale, garantire l’accesso nei posti chiave e far sì che le banche concedano maggiori crediti alle donne. “Focus del piano” conclude Regner è “incentivare i micro finanziamenti, dare spazio all’economia sociale, promuovere la parità e premiare le qualifiche professionali con l’istruzione”.

Mariya Gabriel, promotrice della campagna “No Women No Panel”

Mariya Gabriel, promotrice della campagna “No Women No Panel”

La Commissaria europea Gabriel sostiene che esistono donne di talento che possiedono un forte potenziale imprenditoriale a favore dell’economia verde. Il 41% sono scienziate, ingegneri, il 48% sono laureate e rappresentano il 33% dei ricercatori ed il 32% ricoprono alte cariche universitarie; insomma, un universo che ha bisogno di maggiore visibilità. La campagna “No Women No Panel” nata nel 2018 intende garantire che almeno una donna partecipi ad ogni panel istituzionale per sensibilizzare il pubblico all’uguaglianza di genere.

Paolo Gentiloni Commissario europeo all’Economia

Valutazione dell’impatto di genere, il punto del Commissario europeo Paolo Gentiloni

Con Next Generation EU la Commissione dovrà sorvegliare sull’attuazione delle regole affinché vengano ben allocate le risorse per misurare la valutazione dell’impatto di genere (VIG). Da un lato verificherà l’impatto sugli investimenti, dall’altra sorveglierà affinché ogni paese rispetti le linee dettate dal Piano europeo. In ordine alla parità salariale – principio sancito dai Trattati di Roma nel 1954 ma rimasto sulla carta – Gentiloni specifica che il divario in Europa si attesta al 14% ma triplica sulle pensioni (33%).

Simona Sala, Paolo Gentiloni, Elena Bonetti, Emma D’Aquino

“Di recente” spiega “la Commissione Europea ha firmato la direttiva che obbliga le imprese a rendere trasparenti gli stipendi tra uomini e donne. Questo strumento di vigilanza sarà uno stimolo per le aziende e per le organizzazioni sindacali che avranno il compito di far rispettare la direttiva all’interno delle strutture imprenditoriali”. “Infine”, conclude Gentiloni “il Recovery plan sarà un’occasione per accelerare la parità di genere e Next Generation EU va proprio in questa direzione e aggiunge che la prima tranche dei fondi europei (circa 20 miliardi) potrebbe arrivare prima della pausa estiva.

Cristina Montagni

Il Parlamento Europeo sollecita tutti gli Stati membri a ratificare la Convenzione di Istanbul

Per porre fine alla violenza contro le donne, i deputati del Parlamento Europeo il 28 novembre hanno chiesto a tutti gli Stati membri di aderire alla Convenzione di Istanbul e di ratificarla senza esitazioni.

Commissione Europea su violenza di genere

Con la risoluzione non legislativa, adottata il 28 novembre con 500 voti favorevoli, 91 contrari e 50 astensioni, si invita il Consiglio a concludere con urgenza la ratifica da parte dell’UE della Convenzione sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne, nota come Convenzione di Istanbul. Con questa risoluzione si esortano i sette Stati membri che l’hanno firmata, ma non ancora ratificata, a farlo in tempi brevi.

Occorre rammentare che la convenzione di Istanbul, adottata dal Consiglio d’Europa nel 2011, è entrata in vigore nel 2014 ed è stata firmata dall’UE nel giugno 2017. Si tratta del primo strumento internazionale di questo tipo: alla ratifica devono seguire norme globali e giuridicamente vincolanti per prevenire la violenza di genere, proteggere le vittime e punire i responsabili. Nonostante l’UE abbia firmato la Convenzione il 13 giugno 2017, sette Stati membri non l’hanno ancora ratificata: Bulgaria, Repubblica ceca, Ungheria, Lituania, Lettonia, Slovacchia, Lettonia, Slovacchia e Regno Unito e per questo si chiede a questi paesi di farlo senza indugi.

violence_against_womenAzioni concrete del Parlamento Europeo

Tutti i deputati condannano con fermezza gli attacchi e le campagne contro la Convenzione in alcuni paesi che si basano su un’interpretazione errata e una presentazione sbagliata del messaggio e della comunicazione al pubblico. La Commissione europea chiede quindi di considerare la lotta alla violenza di genere come priorità nella prossima strategia europea sul genere e di presentare un atto giuridico che affronti ogni forma di violenza di genere, comprese le molestie online e la violenza informatica. In aggiunta la stessa Commissione chiede che il fenomeno della violenza contro le donne sia inserito in un catalogo dei reati riconosciuti dall’UE.

Tutti gli Stati membri dovrebbero garantire che la Convenzione sia applicata correttamente assegnando finanziamenti adeguati e risorse umane ai servizi predisposti. È fondamentale fornire una formazione adeguata ai professionisti che si occupano delle vittime (magistrati, medici, funzionari di polizia). A tale proposito il Parlamento conferma uno stanziamento di 193,6 milioni di euro per azioni di prevenzione e lotta alla violenza di genere nell’ambito del programma Diritti e Valori.

Ulteriori informazioni

Risoluzione del Parlamento europeo del 28 novembre 2019 sull’adesione dell’UE alla convenzione di Istanbul e altre misure per combattere la violenza di genere

The Istanbul Convention: A tool to tackle violence against women and girls

Cristina Montagni

Lavoro, Salute e Sicurezza. Normativa presente e futura, nella Giornata mondiale sulla sicurezza sul lavoro

Un seminario sulla salute e la sicurezza del lavoro tenutosi presso la sede italiana dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) in occasione  della Giornata mondiale per la salute e sicurezza del lavoro 2017 per iniziativa congiunta con le confederazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil, ha offerto una panoramica completa sulla situazione lavorativa nel nostro Paese.

Si è tenuta a Roma il 27 aprile, in occasione della giornata mondiale sulla sicurezza sul lavoro, l’iniziativa seminariale di Cgil, Cisl, Uil e ILO: “Garantire la salute e la sicurezza di ogni posto di lavoro nell’Unione Europea: legislazione, contrattazione collettiva e dialogo sociale”. Ai lavori hanno partecipato anche Gianni Rosas (direttore sezione italiana ILO) Franco Martini, Giuseppe Farina e Silvana Roseto (rispettivamente Segretari confederali Naz. Cgil Cisl Uil), Antonio Cammarota (DG Occupazione e Affari sociali, sezione OHS, Commissione Europea) e Cesare Damiano (presidente Commissione Lavoro Camera dei deputati).

A introdurre i lavori della Conferenza 2017, il messaggio di Guy Ryder, direttore generale dell’ILO, che in occasione della Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro ha sottolineato l’urgenza di migliorare la raccolta dei dati statistici nazionali in materia di salute e sicurezza sul lavoro. La possibilità di disporre di dati attendibili è infatti necessaria per individuare aree prioritarie di intervento e valutarne il progresso; migliorare l’analisi consentirebbe anche di analizzare i pericoli connessi al mondo del lavoro e identificare i settori di maggior rischio per sviluppare programmi di intervento a livello nazionale e aziendale. Dati attendibili faciliterebbero l’identificazione e la diagnosi di malattie professionali e delle misure necessarie per il loro riconoscimento e compensazione.

L’Obiettivo 8 dell’Agenda sullo sviluppo sostenibile prevede una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile; un’occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti; esige la tutela dei diritti dei lavoratori e la promozione di ambienti di lavoro sicuri per tutti – compresi i lavoratori precari. “Il lavoro dignitoso può permettere a intere comunità di uscire dalla povertà e può rafforzare la sicurezza umana e la pace sociale”.

Il direttore della sezione italiana dell’Ilo, Gianni Rosas, durante il seminario ha ricordato che l’Associazione Internazionale per la Sicurezza Sociale (ISSA) stima che a fronte di 1 euro di investimento in salute e sicurezza dei lavoratori, corrisponde un beneficio per le imprese di 2.20 euro per ogni lavoratore. Ha poi richiamato alcuni elementi legislativi sulle politiche di sicurezza a livello nazionale e le misure di prevenzione a tutela dei lavoratori.

Gli obiettivi contemplati dall’Organizzazione internazionale del Lavoro fissano regole certe sulla prevenzione degli infortuni, compresi quelli professionali. L’attivazione di ambienti sicuri e salubri, un sistema di controllo efficiente e regole sanzionatorie certe contribuiscono a ridurre gli incidenti sul luogo di lavoro. Queste politiche hanno il compito di estendere la salute dei lavoratori in tutti i settori, inclusi quelli occupati in realtà meno strutturate (lavoratori impiegati nell’economia informale e imprese di varie dimensioni). La contrattazione collettiva previene questi rischi se c’è concertazione tra lavoratori e datori di lavoro.

La globalizzazione, i mutamenti tecnologici, la trasformazione dei sistemi produttivi lasciano molti lavoratori sprovvisti di una adeguata protezione sociale intesa come garanzia di un lavoro dignitoso, salute e sicurezza nel luogo di lavoro. Il miglioramento delle informazioni è essenziale al fine di proporre soluzioni politiche e misure confacenti a questa sfida. L’Italia – ha sottolineato Rosas – ha ratificato molte convezioni ILO ma non ancora la 155 e la 187 che determinano politiche di monitoraggio sui sistemi sanzionatori.

Le politiche di Bruxelles per la salute dei lavoratori

Brando Benifei, europarlamentare della Commissione Occupazione e Affari sociali, ha partecipato virtualmente al seminario mediante un video messaggio da Bruxelles in cui ha ricordato che la battaglia per la salute sul posto di lavoro è ancora da vincere in quanto i dati sui decessi e sugli infortuni pubblicati ogni anno registrano un incremento rispetto al 2016.

Temi per i quali è doveroso soffermarsi – ha detto – riguardano anche il pilastro dei diritti sociali e la revisione della direttiva cancerogeni. La Commissione Europea è in procinto di presentare il pacchetto di misure sul Pilastro dei Diritti sociali che conterrà una proposta legislativa sull’equilibrio tra vita privata familiare (direttiva sul congedo parentale), una reflection paper che collega l’Europa alle politiche sociali europee nell’agenda istituzionale (libro bianco sull’unione europea) e un pacchetto di politiche sociali sulla pari educazione, pari opportunità, uguaglianza di genere e supporto attivo all’occupazione.

Una delle raccomandazioni dell’Unione europea sancisce che ogni lavoratore ha diritto ad una elevata garanzia di protezione sulla salute e sicurezza oltre che al diritto ad un ambiente di lavoro sano per garantire la sua durabilità alla partecipazione al lavoro e diritto alla protezione dei dati personali. Compito dei deputati europei sarà formalizzare una direttiva quadro che sancisca azioni normative vincolanti per la società.

Quanto alla direttiva cancerogeni, la Commissione Occupazione e Affari sociali ha assunto una chiara posizione predisponendone la revisione. Si stima infatti che il cancro sia la seconda causa di morte nella maggior parte dei Paesi sviluppati e la prima causa di mortalità professionale nell’Unione Europea. Ogni anno, il 53% dei decessi per cancro è legata alle attività professionali, il 28% delle malattie sono legate al sistema circolatorio, il 6% a quelle respiratorie. La proposta di introdurre valori limite per 13 agenti chimici, riguarda 20milioni di lavoratori residenti nell’Unione Europea. La CES (Confederazione europea dei sindacati) ha chiesto l’impegno di abbassare i valori di queste sostanze ed estendere la direttiva anche a quelle retro-tossiche, richiesta accolta dal Parlamento Europeo. Francia, Austria, Finlandia, Germania, Svezia e Repubblica Ceca già introducono nella normativa nazionale dispositivi in tal senso. Nei prossimi mesi si chiuderà la trattativa, si attende solo il voto in sessione plenaria tra luglio e settembre.

Nell’ambito della revisione della direttiva è inserita anche la silice cristallina, che rientra nella normativa cancerogeni ed è uno dei punti in discussione in Commissione. Il Governo italiano chiede alle imprese l’adeguamento degli impianti e degli investimenti al raggiungimento degli obiettivi per migliorare gli standard di salute dei lavoratori sul posto di lavoro. Salute dei lavoratori e competitività dell’impresa – ha aggiunto Benifei – non devono essere visti in termini di concorrenza. Occorre trovare il giusto equilibrio con le parti sociali e gli interessi di settore, quindi la revisione della direttiva è assolutamente necessaria.

Gli infortuni sul lavoro

Franco Martini, Segretario nazionale della CGIL, ha voluto sottolineare che nella Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro è necessario fare il punto sulla situazione infortunistica in un contesto mondiale ed europeo. Il tema della sicurezza è una delle tematiche più serie da affrontare nel terzo millennio. I dati in Europa mostrano che gli infortuni, mortali e non, riguardano 3 milioni di individui. Nel 2016 il nostro Paese ha chiuso con un quadro contradditorio: diminuzione degli infortuni mortali ma aumento degli infortuni totali e delle malattie professionali.

Nei primi due mesi di quest’anno si sono registrati 127 infortuni mortali sui luoghi di lavoro, un incremento del 33% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Dati che giustificano prudenza nelle valutazioni e richiedono una attenta riflessione. Il tema della tutela non prescinde dalla prevenzione e la cura attiene alla qualità dello sviluppo e dell’organizzazione del lavoro.

Una prolungata crisi economica provoca una diminuzione della quantità di lavoro e un conseguente aumento degli infortuni. Ciò significa che per sopravvivere si ricorre a scelte di politica aziendale che penalizzano la qualità del lavoro: aumento dei contratti precari, aumento delle ore pro-capite lavorate a parità di salario, contrazione della soglia di sicurezza e conseguente diminuzione delle tutele fisiche e psichiche.

La seconda tendenza, riguarda gli infortuni mortali in alcuni settori tradizionali che, secondo le statistiche, sono le stesse di cinquant’anni fa. In agricoltura si continua ad assistere a decessi per il ribaltamento del trattore, come in edilizia si assiste al ribaltamento dei mezzi semoventi. Il binomio innovazione-tecnologia e organizzazione-maggiore sicurezza, al momento non sembra esistere.

Cristina Montagni

Leggi l’articolo completo sulla testata giornalistica nazionale “Donna In Affari”. Giornale online incentrato sui temi del lavoro, della formazione e dell’imprenditoria femminile.