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Violenza sulle donne: rappresentazione degli abusi con la tecnica del fotogiornalismo
Si è conclusa a Roma il 22 novembre – nello spazio Esperienza Europa – David Sassoli, la mostra fotografica di Stefania Prandi “Rinate – Oltre il femminicidio”, un progetto dell’associazione REA-ReAgire in collaborazione con Fondazione Vodafone, Fondazione Media Literacy e l’Ufficio del Parlamento europeo in Italia.
Hanno partecipato all’evento Pina Picierno – Vicepresidente del Parlamento europeo, Carlo Corazza – direttore dell’Ufficio del Parlamento Europeo in Italia, Lina Gálvez Muñoz – membro della commissione per i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere del Parlamento Europeo, Silvia Belloni – Presidente REA-ReAgire alla Violenza, Lucia Zaietta – Segretaria generale della Fondazione Vodafone, Lidia Gattini – Fondazione Media Literacy e la fotografa Stefania Prandi che ha portato le testimonianze di Azadeh e giovani reporter della rete di scuole coinvolte nel progetto.

Con la tecnica del fotogiornalismo si è ripercorso il vissuto di quattro donne sopravvissute alla violenza: Azadeh, Beatrice, Laura, Marina. Un racconto potente che attraverso ritratti, foto e racconti, è stato possibile ricostruire i meccanismi della violenza maschile.
Durante la giornata sono stati presentati anche i risultati del progetto rivolto alle scuole, durante il quale le protagoniste degli scatti hanno dialogato con più di 500 ragazzi e ragazze, e grazie alla loro testimonianza hanno narrato il proprio vissuto ai più giovani. Nel corso degli incontri, nelle scuole è stata realizzata un’indagine, grazie a questionari e interviste tenuti da giovani reporter che fanno parte della rete delle redazioni scolastiche della Fondazione Media Literacy. Le redazioni radiofoniche hanno poi prodotto podcast e articoli di giornale per sensibilizzare sul tema della violenza di genere.
Pina Picierno ha affermato che “la violenza sulle donne rappresenta una questione antica che si alimenta di una mentalità secondo cui le donne sono inferiori agli uomini. Questa mentalità porta al senso di possesso e si trasforma in violenza. In Europa, ogni 6 ore una donna è vittima di violenza da parte di uomini: una strage quotidiana. Questi numeri parlano di ognuna di noi che direttamente o indirettamente abbia avuto un esperienza di violenza. È necessario fermare la cultura che alimenta questa violenza, che ha un nome preciso, si chiama patriarcato. A ogni studente, ragazzo e uomo voglio ribadire un concetto essenziale e inconfutabile: ogni atto sessuale privo di consenso è sempre e comunque uno stupro”.

70% del campione, i giovani non hanno ricevuto strumenti necessari per gestire il rispetto tra generi diversi. Giudizio espresso dal 90% delle ragazze e dei ragazzi, che sostengono sia necessario introdurre l’educazione di genere nelle ore di insegnamento a scuola
Indagine “Rinate – Oltre il femminicidio”
Per il 70% degli intervistati, i giovani non hanno ricevuto strumenti necessari per gestire il rispetto tra generi diversi, sentita perlopiù dal 90% delle ragazze e dei ragazzi, che sostengono sia necessario introdurre l’educazione di genere nelle ore di insegnamento a scuola. Dall’analisi emerge che circa il 75% degli studenti intervistati ritiene sia necessario un maggiore impegno per migliorare la situazione in questo ambito. Proseguendo nell’analisi si capisce che solo il 10% delle intervistate ha dichiarato di essere stata vittima di relazioni possessive con il proprio compagno e il 15% sostiene di aver ricevuto “divieti” a frequentare posti o persone o avere comportamenti giudicati “frivoli” da parte dei partner. Rispetto al consenso e gelosia, il 75% delle ragazze e dei ragazzi considerano il consenso all’interno di una relazione importante o molto importante. L’85% ritiene che il sentimento della gelosia possa essere un fattore positivo o negativo a seconda della situazione, solo il 13% pensa sia negativo. Numerose testimonianze di giovani hanno raccontato episodi di violenza, molestia, contatti non richiesti e non graditi. La maggior parte delle molestie riguarda catcalling e contatti non desiderati da parte di sconosciuti che sono fonte di disagio e turbamento, ma anche casi di violenza sessuale grave, soprattutto in considerazione del fatto che si tratta di minori.
Cristina Montagni
#Iolochiedo. Il sesso senza consenso è stupro
L’8 luglio alla Casa del Cinema di Roma, è stata presentata la campagna #Iolochiedo in cui Amnesty International chiede al ministro della giustizia che la legislazione italiana si adegui agli standard internazionali, stipulati con la convenzione di Istanbul nel 2011.

La campagna Amnesty lanciata in partnership con l’associazione Libere Sinergie ha l’obiettivo di diffondere sul territorio nazionale l’esposizione della mostra “What Were You Wearing” (Com’eri vestita?). La mostra narrata in cinque lingue ha riprodotto le storie di abusi con gli abiti che la vittima indossava al momento della violenza subita: un pigiama, dei jeans, un maglione collo alto, un vestito attillato e una gonna al ginocchio. L’idea è quella di smantellare il pregiudizio che la vittima avrebbe potuto evitare lo stupro se solo avesse indossato abiti meno provocanti.
L’appello di Amnesty International
La richiesta di Amnesty riguarda la modifica dell’articolo 609-bis del Codice penale affinché venga considerato reato qualsiasi atto sessuale non consensuale. La normativa italiana attualmente considera lo stupro un reato solamente nel caso in cui sussistano l’elemento della violenza, della minaccia, dell’inganno o dell’abuso di autorità e non nel caso di un “rapporto sessuale senza consenso”.
L’iniziativa #Iolochiedo intende rafforzare la consapevolezza nelle giovani generazioni sul tema dello stupro, sugli stereotipi di genere da combattere e chiarire il concetto del consenso. L’organizzazione internazionale chiede che alla modifica della norma del Codice penale che regola la violenza sessuale, siano messe in atto misure per promuovere la cultura del consenso come sinonimo di condivisione e rispetto. Per contrastare le violenze sessuali è necessario cambiare i comportamenti sociali basati sulla discriminazione di genere e sulle relazioni di potere di genere e contrastare la cosiddetta cultura dello stupro, intesa come normalizzazione della violenza sessuale. Lo stupro e i reati sessuali rappresentano una violazione dei diritti umani. Le vittime sono violate nel loro diritto alla vita, alla salute fisica e mentale, all’uguaglianza all’interno della famiglia o di fronte alla legge e si trovano spesso ad affrontare ostacoli nell’accesso alla giustizia. Per questo il diritto internazionale impone agli stati di attuare misure per proteggere le donne dalla violenza di genere, non solo con la tutela delle stesse, ma attraverso la condivisione di buone pratiche volte a trasformare leggi, politiche e atteggiamenti alla base dei crimini di violenza sessuale.
La coordinatrice delle campagne di Amnesty Italia, Tina Marinari, ha sottolineato che l’Italia ha sottoscritto la Convenzione di Istanbul nel settembre del 2012, il Parlamento l’ha ratificata nel 2013 ma la legislazione non è stata modificata secondo le direttive del documento. “A nostro avviso” ha spiegato “è importante completare questo passaggio perché il trattato di Istanbul rappresenta il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne”.
Dati sulle vittime di abusi sessuali
I dati europei sulla violenza sono enormi. Si stima che 1 donna su 20 di età pari o superiore a 15 anni è stata stuprata, mentre 1 su 10 ha subito qualche altra forma di violenza sessuale. L’Istituto Centrale di statistica (Istat) nel 2019 ha rilevato che in Italia persiste il pregiudizio che addebita alla donna la responsabilità della violenza sessuale subita per il modo di vestire (24% degli intervistati) o se sotto effetto di alcool e droghe (15%). Mentre il 39% degli intervistati ritiene che una donna sia sempre in grado di sottrarsi ad un rapporto sessuale se davvero non lo vuole.
Cristina Montagni
