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Papa Francesco sull’Intelligenza Artificiale: uso etico e responsabile al servizio dell’umanità
Quali effetti può produrre l’intelligenza artificiale sul futuro dell’umanità e perché non bisogna demonizzare questi modelli, piuttosto gestirli. Partono da qui alcune riflessioni di Papa Francesco al Summit dei leader del G7 sotto presidenza italiana in Puglia il 14 giugno scorso. L’evento ha visto la partecipazione dei Capi di Stato e di Governo dei sette Stati membri, oltre al Presidente del Consiglio Europeo e alla Presidente della Commissione Europea in rappresentanza dell’Unione Europea.

Rivoluzione cognitivo-industriale e creazione di un nuovo ordine sociale
“La scienza e la tecnologia” ha sostenuto il Pontefice “nascono dal potenziale creativo degli uomini da cui nasce l’IA. Queste tecnologie sono utilizzate in diverse aree dell’agire umano: dalla medicina, al lavoro, dalla cultura alla comunicazione, dall’educazione alla politica. È lecito quindi ipotizzare che il suo impatto condizionerà il nostro modo di vivere, le relazioni sociali e in futuro la maniera con la quale concepiamo la nostra identità di esseri umani. L’IA è percepita oggi ambivalente, da un lato affascina per le numerose applicazioni, dall’altro genera timore per le sue conseguenze. Senza dubbio – ha detto il Papa – rappresenta una rivoluzione cognitivo industriale e in futuro sarà responsabile della creazione di un nuovo ordine sociale e da complesse trasformazioni epocali.
Vantaggi e svantaggi per l’umanità
Nell’analizzare gli effetti positivi dell’IA, il Papa evidenzia una maggiore democratizzazione all’accesso dei saperi, un avanzamento nella ricerca scientifica, fino alla possibilità di delegare alle macchine i lavori più usuranti. Al contrario potrebbe far emergere ingiustizie tra nazioni avanzate e quelle in via di sviluppo, fra ceti sociali dominanti e ceti oppressi, mettendo in pericolo la possibilità di una cultura dell’incontro a vantaggio di una cultura dello scarto. L’importanza di tale progresso rende l’intelligenza artificiale uno strumento delicato che impone una riflessione all’altezza della situazione. Il Pontefice rileva che l’IA può restituire vantaggi all’umanità, e che tali benefici si sono sempre verificati per gli utensili costruiti dall’uomo, come la capacità di aver mantenuto un legame con l’ambiente per gli oggetti che produceva. Gli esseri umani vivono una condizione di priorità rispetto all’essere biologico; l’uomo è aperto agli altri e la creatività si estrinseca in termini di cultura e bellezza. Tuttavia, l’uso di questi strumenti non sempre è rivolto al bene, occorre che siano al servizio dell’umanità, solo così potranno rivelare la grandezza dell’uomo per custodire il pianeta e i suoi abitanti.
No a tecniche algoritmiche indipendenti ma decisione finale resta all’uomo
Il Pontefice osserva che l’IA è un mezzo sui generis che processa analisi algoritmiche, ovvero fa una scelta tecnica tra più possibilità, si basa su criteri definiti o differenze statistiche. L’essere umano invece ha la capacità di decidere, e davanti ai prodigi delle macchine che possono adottare scelte autonome, occorre avere chiaro che solo all’individuo resta la determinazione finale anche se questa assume toni drammatici nella nostra vita. “Se venisse tolta tale possibilità” ha detto “si condannerebbe l’uomo ad una vita senza speranza dove le persone sarebbero costrette a dipendere dalle macchine”. Per evitare che ciò accada – dice Francesco – è necessario garantire uno spazio di controllo significativo sul processo di scelta dei programmi di IA poiché ne va della stessa dignità dell’uomo. Al vertice del G7 il Pontefice ha poi parlato del dramma dei conflitti armati sostenendo che è necessario riflettere sullo sviluppo e uso di questi dispositivi, ripensare alle armi letali autonome vietandone l’uso attraverso un controllo dell’uomo. Ha infine sottolineato la necessità di rimettere al centro la dignità della persona in vista di una proposta etica condivisa, poiché si sta attraversando una particolare congiuntura sociale dove emerge lo smarrimento e la scarsa importanza della dignità dell’uomo.
Innovazione e scienza “non neutrale” nella società
“Nessuna innovazione è neutrale” ha detto il Pontefice “la tecnologia nasce per avere un impatto sulla società, definisce una forma di ordine nelle relazioni sociali che abilita qualcuno a compiere azioni e impedisce ad altri di compierne altre”. Tale sistema di poteri include in modo più o meno esplicito una visione del mondo e questo vale per i programmi di IA che devono avere un’ispirazione etica ed essere utilizzati per la costruzione del bene comune. A riguardo ricorda la firma nel 2020 del documento sulla “Rome call for Ai ethics” (Appello della Rome Call for AI Ethics) che incoraggia alla moderazione di tali programmi che ha battezzato algoretica. Per il pontefice è possibile aderire a questi principi anche in un contesto globale in cui esistono sensibilità e gerarchie plurali diverse nelle scale dei valori, ma nell’analisi etica si può ricorrere ad altri strumenti per affrontare dilemmi o conflitti del vivere.
Serve buona politica per un mondo nuovo e fruttuoso
Altra questione cui ha fatto riferimento riguarda il ruolo della politica, che definisce necessaria, di cui c’è bisogno. Il paradigma tecnologico che si incarna nell’intelligenza artificiale rischia di cedere il passo al paradigma democratico. Per questo Francesco definisce l’azione politica importante, poiché attraverso la sua opera si può trovare una via verso la fraternità universale e la pace sociale giacché rappresenta la forma più alta di amore. “La società mondiale mostra oggi gravi carenze strutturali, solo la buona politica può indicare la via per un progetto politico, sociale e culturale comune ed aprire opportunità differenti canalizzando l’uso dell’IA per un nuovo mondo possibile e fruttuoso”.
Cristina Montagni
PINK BOX: la scatola magica si trasforma in un punto antiviolenza
Le cabine fototessera si trasformano in punti di aiuto per donne vittima di violenza e stalking. Il progetto PINK BOX, presentato il 17 aprile dal gruppo DEDEM in collaborazione con l’Associazione Differenza Donna, è stato accolto con entusiasmo e partecipazione.



A Roma, Latina e Viterbo, dal 30 giugno saranno operative 9 cabine fototessera dotate di un collegamento telefonico con il 1522, l’Help Line del Dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri. La cabina – dotata di un particolare device – diventerà per le donne minacciate o in pericolo di violenza fisica e psicologica un punto di primo accesso, dove premendo un pulsante inserito in una scatola realizzata tramite stampa additiva sarà possibile parlare con il 1522. Con un semplice gesto la donna potrà comunicare in tempo reale la sua condizione in anonimato e totale riservatezza senza portare con sé un cellulare o altro dispositivo. La cabina fototessera diventa perciò un presidio e un’opportunità per chiedere aiuto in un contesto privo di tracciamento, accessibile a tutti e senza alcun supporto tecnologico. L’interessante progetto che porta la firma dell’azienda Made in Italy DEDEM e dell’Associazione Differenza Donna, con il know-how tecnico di DMP Electronics, da qui all’estate renderà attive altre 50 cabine fototessera selezionate in vari punti strategici distribuiti su tutto il territorio nazionale, privilegiando le aree più difficili delle città per combattere la violenza di genere.

“Diffusione, conoscenza e accesso al 1522 sono strumenti di protezione per le donne che stanno vivendo una situazione di violenza” così ha commentato la presidente di Differenza Donna, Elisa Ercoli. Ha poi aggiunto che contattare questo numero significa avere la disponibilità di confrontarsi con esperte che ascoltano e restituiscono alla donna come uno specchio la realtà che sta vivendo, facendola uscire da una sottovalutazione che è spesso un meccanismo tanto difensivo quanto pericoloso”.

“Con questo piano” ha spiegato la responsabile delle risorse umane della Dedem Simona Belli, “l’azienda mette a disposizione la propria infrastruttura per una battaglia che coinvolge l’intera società”. Ha poi sottolineato che “se potremo aiutare anche solo una donna a riconquistare la propria libertà, il nostro obiettivo sarà raggiunto”. Belli ricorda che da 60 anni la scatola “magica” è entrata a far parte delle nostre vite e nella nostra geografia urbana che ogni anno fotografa oltre 10 milioni di volti, quindi si inserisce pienamente nel tessuto sociale del Paese offrendo il suo spazio per contrastare ogni forma di violenza sulle donne. Conclude che dopo un primo test su 50 cabine sarà possibile estendere il programma a più reti di cabine Pink Box.
Chi contatta il 1522
Nell’ultimo trimestre 2023 le chiamate sono state più di 54mila. Secondo le ultime statistiche 2023, il 47,6% delle vittime chiede aiuto per violenza fisica, il 36,9% per quella psicologica, il 64,5% sostiene di aver subito violenza per anni, il 25,5% per mesi e solo il 10% dichiara di aver subito pochi episodi di violenza. Il 24,8% delle vittime dichiara di avere paura di morire o teme per la propria incolumità e dei propri cari. I 2/3 delle vittime presenta disturbi d’ansia, il 24,3% soffre di gravi stati di soggezione e il 10,2% percepisce la molestia ma non è in pericolo. Le violenze raccontate sono soprattutto di tipo domestico, infatti nei tre trimestri del 2023 il 79,4% delle dichiaranti ha affermato che la violenza viene consumata soprattutto tra le mura domestiche.
Il numero Antiviolenza e Antistalking
Il numero 1522 – Servizio pubblico promosso dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri – è gratuito e attivo 24 ore su 24 con l’ausilio di operatrici specializzate che rispondono alle richieste di aiuto e sostegno alle vittime di violenza e stalking in italiano, inglese, francese, spagnolo, arabo, farsi, albanese, russo ucraino, portoghese, polacco.
Cristina Montagni
Ricercatori e sviluppatori per l’utilizzo dell’IA a supporto del lavoro parlamentare. Call pubblica e presentazione dei progetti entro il 31 maggio
In questo 2024 di presidenza italiana del G7, la Camera ha portato il suo contributo in relazione allo sviluppo della tecnologia IA applicata al lavoro per la democrazia, interpellando giovani sviluppatori in una call pubblica orientata ad analizzare idee e progetti per il futuro.

Durante l’evento di fine febbraio la presidenza della Camera dei deputati ha presentato il rapporto: “L’Intelligenza artificiale a supporto del lavoro parlamentare: chiamata a giovani sviluppatori per nuovi progetti a servizio dei cittadini”, con l’invito a ricercatori e studiosi a contribuire al processo di queste tecnologie. Al dibattito erano presenti il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, la presidente del Comitato e vicepresidente della Camera, Anna Ascani, i professori Paolo Benanti, Rita Cucchiara, Gianluca Misuraca che hanno illustrato i profili etici e tecnologici alla base delle proiezioni di sviluppo e utilizzo dell’IA generativa.
Bando e manifestazione d’interesse della Camera dei deputati

Per l’importanza del tema la Camera dei deputati ha lanciato una manifestazione d’interesse in grado di raccogliere proposte per l’uso dell’IA generativa su tre ambiti: 2 Call for Proposal e 1 Call for Ideas. La prima si riferisce alla definizione di strumenti per supportare la predisposizione dell’amministrazione alla documentazione parlamentare, con particolare riguardo alla comparazione. L’altro elemento attiene alla definizione di strumenti di supporto alla disposizione degli atti dei parlamentari. Quello che viene chiesto nella call è definire uno strumento che consenta al parlamentare di scrivere gli atti potendo contare sul migliore patrimonio informativo e ricostruzione del contesto. Il terzo ambito della Call for Ideas indica una richiesta meno avanzata rispetto agli ambiti precedenti. I partecipanti sono chiamati a presentare idee e proposte per aumentare la trasparenza e l’accountability delle istituzioni attraverso l’IA generativa, consentendo l’utilizzo della documentazione parlamentare da parte dei cittadini in modo completo e inclusivo. Alla call possono partecipare ricercatori impegnati in corsi universitari, centri di competenze universitarie ed enti di ricerca inviando le proposte entro il 31 maggio prossimo. Per ciascuno di questi ambiti, il comitato insieme ad una commissione tecnica di esperti, individuerà la proposta migliore che potrà essere usata per lo sviluppo di soluzioni per l’applicazione dell’IA generativa all’interno della Camera dei deputati. I vincitori saranno annunciati a luglio e i dettagli della call sono disponibili in formato cartaceo e pubblicati on-line sul sito della Camera dei deputati. L’importanza di aprirsi al mondo accademico insieme al contributo di ricercatori ed esperti, è fondamentale per definire applicazioni sicure dal punto di vista dei dati e rispettosi dei principi che sono alla base dell’Artificial intelligence Act.
IA a supporto del lavoro parlamentare
Il rapporto, grazie a studi e indagini conoscitive, approfondisce alcuni aspetti sull’uso etico-sociale degli strumenti di IA. “Siamo difronte ad una svolta epocale per la storia dell’umanità” ha detto Fontana “le nuove forme di intelligenza artificiale non sono solo un traguardo tecnologico, ma un ponte verso il futuro dove vengono ridefiniti i rapporti tra l’uomo e gli strumenti a disposizione”. Se la complessità delle tecnologie da un lato accresce l’efficienza e la produttività del lavoro, dall’altro mostra criticità perché, se l’IA tenta di imitare l’uomo nella fase di apprendimento, ragionamento, pianificazione e creatività non può sostituirsi ad esso, deve rimanere un mezzo a servizio dell’umanità e non viceversa. Per rispondere a queste caratteristiche l’IA deve essere aperta, trasparente e coinvolgere banche, dati per addestrarla, risorse economiche, ed energia per alimentare IA, fattori che hanno la capacità di ridisegnare i rapporti di forza fra i paesi. Nasce quindi l’esigenza di normare a livello sovranazionale un quadro legislativo capace di disciplinare il settore nel rispetto dei valori umani fondamentali. Il tema verrà affrontato anche in occasione dell’agenda della Presidenza italiana del G7 e al G7 dei parlamenti il prossimo settembre a Verona. La Camera è consapevole dei rischi legati all’uso di questi mezzi, ma è convinta che può essere un’opportunità per mettere al centro la persona verso un uso responsabile che richiede una riflessione etica. Questo percorso porterà anche a valorizzare il patrimonio legislativo dell’informazione contribuendo a fissare una strada tutta italiana nell’uso di queste tecnologie, dove la Camera intende promuovere in diverse sedi una maggiore conoscenza per tutti.
IA nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali
“L’incontro” ha spiegato Ascani “è frutto di un intenso lavoro iniziato nel 2023 con la convinzione che l’IA può migliorare le attività umane, ma va governata per evitare pericoli legati alla sicurezza dei dati e all’affidabilità delle informazioni”. “Una sfida” ha detto “da affrontare con impegno e l’Italia deve studiare questi sistemi senza pregiudizi, minimizzando i rischi e massimizzando le opportunità a beneficio dei cittadini”. Il ruolo della politica è centrale per approfondire gli sviluppi tecnologici che investono l’uomo, i talenti, le necessità e le sue fragilità, per questo sono stati chiamati esperti e professionisti per comprenderne le potenzialità, le implicazioni etiche e socio-economiche. Nell’ultimo anno l’IA generativa è entrata nelle nostre vite diventando uno strumento pervasivo in grado di apprendere grandi quantità di dati, portando alla creazione sistemi che in alcuni campi superano le capacità umane. Da un indagine condotta con 13 esperti e una missione negli USA, è emerso quanto sta accadendo, rendendo chiara la necessità di una regolamentazione tecnologicamente neutrale capace di normare l’utilizzo preservando i diritti dei cittadini e la stabilità delle democrazie. Il rapporto pubblicato sul sito della Camera analizza queste criticità in quattro sezioni: nella prima è riportata la sintesi delle audizioni elaborate dagli uffici della Camera secondo un metodo tradizionale. Successivamente è stata sperimentata la soluzione con il LLM (Large Language Model); modelli linguistici dell’IA generativa per ottenere punti di convergenza e divergenza degli esperti. Nella seconda sezione sono riportati approfondimenti dei professori Paolo Benanti, Rita Cucchiara e Gianluca Misurata rispetto ai profili etici e tecnologici. Nella terza parte, dopo una ricostruzione con l’intelligenza artificiale, è stata inserita una panoramica delle prassi internazionali dell’IA in ambito parlamentare. Infine, nell’ultimo segmento sono trattati i principi che il comitato ritiene debbano essere rispettati per un uso corretto dell’IA che riguardano trasparenza, integrità informativa, responsabilità umana, formazione, competenza e consapevolezza, partecipazione pubblica, sicurezza e robustezza, interesse pubblico e prevenzione delle interferenze. Anna Ascani ha ribadito la necessità di mantenere un approccio antropocentrico e spiega che questa indagine è la prima in Europa ad elaborare una sperimentazione specifica all’interno di un’istituzione parlamentare. Infine, ha aggiunto che questo è solo l’inizio di un percorso, poiché l’uso dell’IA è un’opportunità per aumentare l’efficacia del lavoro parlamentare e la trasparenza verso i cittadini.
Etica della tecnologia: benefici nella geopolitica internazionale
L’accelerazione sull’IA è paragonabile a quella della stampa all’interno del contesto pubblico, ma la domanda da porsi è se questo tipo di organizzazione produrrà effetti nel contesto sociale. “L’etica della tecnologia” ha affermato Benanti “sa che dove si realizzano forme tecnologiche in ambito sociale, queste producono effetti nel sistema sociale stesso”. L’ultima innovazione usata durante la pandemia è stata una forma di accesso al vaccino pesata all’interno della popolazione che ha declinato il diritto alla salute in maniera algoritmicamente mediata. La campagna ha dimostrato che quando si opera secondo i principi della rule of law (stato di diritto), l’innovazione assume i tratti dello sviluppo umano. Un altro principio riguarda la natura della tecnologia che abbiamo di fronte. Nella storia dell’innovazione si conoscono forme di tecnologia che hanno risposto in maniera efficiente a diversi bisogni dell’umanità, ma esistono momenti in cui le tecnologie riferite all’energia a vapore, energia chimica, energia elettrica non servono a fare qualcosa, ma cambiano il modo con cui vengono fatte le cose. Ecco perché la Camera si sta interrogando su come questi strumenti possono modificare l’esercizio della democrazia come è il caso del Large Language Model, in grado di comprendere testi e distribuirli all’interno di un sistema sociale; una forma “digitale” che converte un atto legislativo in un linguaggio accessibile ai cittadini e ai parlamentari in modo efficace. Sul piano etico questi mezzi pongono limiti insieme alla possibilità di istruire l’intelligenza artificiale con sentenze emesse dall’organo giudiziale di un paese. Queste condizioni mettono insieme un diritto fondamentale, un diritto alla trasparenza degli atti amministrativi con la sfida che l’IA potrebbe includere da parte di un giudice una forma di giudizio o trovare dei vulnus. Introdurre un nuovo sistema tecnologico, induce quindi a riflettere su come i valori del passato possano essere in tensione con i valori del presente; e la trasparenza e la conoscenza della legge è il vincolo che potrebbe causare preoccupazioni per la capacità di qualcuno di alterarne il funzionamento. Dal lato dei benefici, questi strumenti sarebbero di aiuto nel contesto Mediterraneo ed europeo; la loro conoscenza faciliterebbe paesi come i Balcani ad inserirsi all’interno dell’Unione Europea attraverso l’armonizzazione dei sistemi giuridici alle necessità europee. Benefici che si riflettono a paesi a noi vicini nell’acquisire lo status di membri della comunità europea e aprirebbero risvolti positivi dal punto di vista geopolitico internazionale.
Società dell’informazione a supporto delle decisioni
“L’intelligenza artificiale” ha spiegato Rita Cucchiara “sta cambiando la vita delle persone e non riguarda solo il sistema informatico, ma abbraccia temi sociali, economici e geopolitici”. Nel 2014 quando uscì Deep Face – metodo per riconoscere le persone con un margine di errore sotto al 5% – creò problemi di democrazia per un uso massivo del sistema. Tra il 2016-2017 arrivano i primi sistemi generativi per produrre fake; dati sintetici con la possibilità di addestrare reti o sviluppare data set per il linguaggio e un sistema per generare parole e dati. Solo nel 2021 si comincia a parlare di modelli fondazionali; modelli che apprendono testi difformi che possono distillare la conoscenza secondo argomenti specifici come quelli della pubblica amministrazione. L’insieme di questi strumenti rappresenta però un problema geopolitico perché, se nella ricerca esiste collaborazione tra Europa, Stati Uniti e mondo asiatico, il panorama geopolitico è cambiato a livello sovranazionale dal momento che importanti aziende stanno impegnando investimenti per gestire la conoscenza e ciò può creare problemi di sovranità nelle nostre informazioni. Per quanto riguarda gli aspetti positivi, questi sistemi vengono già usati nella produzione industriale, in medicina, nella pianificazione urbanistica, nei beni culturali, nella pubblica amministrazione e nei lavori del Parlamento. Rita Cucchiara spiega che insieme all’intelligenza artificiale c’è quella discriminativa dove è possibile classificare documenti, categorizzarne delle parti, trovare le corrispondenze, recuperare atti attraverso informazioni semantiche rispetto a determinati argomenti e cercare la coerenza temporale delle decisioni prese negli anni dal Parlamento. Un altra questione dell’IA generativa è che può riprodurre risposte, sommari, sunti e informazioni che avrebbero bisogno di molto tempo per essere usati a livello documentale. Questi strumenti possono essere di supporto alle decisioni poiché non solo leggono testi, immagini, grafici, tabelle ma possono interpretare dati e fornire strumenti al legislatore per ipotizzare implicazioni di tipo sociale nel momento in cui si inseriscono nel contesto italiano. Un altro elemento, già utilizzato in modo non massivo, riguarda l’analisi del comportamento umano; il fatto che sistemi biometrici o strumenti di lip reading leggono e trasferiscono il linguaggio, è un esercizio che può essere usato in totale compliant della privacy perché i sistemi si possono concentrare su un soggetto oscurando altre attività. Infine, conclude Cucchiara ogni nazione deve avere la sua IA specchio della propria cultura, usi, valori, competenze e dati. La sfida dell’Italia è raggiungere questo obiettivo in tempi brevi ed è auspicabile la collaborazione con il resto del mondo per non perdere le opportunità di questi sistemi intelligenti.
La Camera si rivolge al mondo della ricerca e università per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale a supporto del lavoro parlamentare. E’ possibile inviare i progetti scrivendo a manifestazione_ai@camera.it. Di seguito i dettagli della call per aderire.
Scarica la manifestazione d’interesse
Rapporto – Utilizzare l’intelligenza artificiale a supporto del lavoro parlamentare
Cristina Montagni
Visione europea del Piano Mattei al Summit Italia-Africa
A fine gennaio a Roma, presso Palazzo Madama si è tenuto il vertice “Italia-Africa. Un ponte per una crescita comune” per sostenere lo sviluppo economico dei paesi africani insieme alle istituzioni europee.

All’evento internazionale – primo dall’avvio della Presidenza italiana del G7 – hanno partecipato capi di Stato, di governo, ministri delle nazioni africane e dell’unione con le principali Organizzazioni Internazionali, a partire dall’Onu, le Istituzioni Finanziarie Internazionali e le Banche Multilaterali di Sviluppo. Le intenzioni del governo sono rafforzare i rapporti di cooperazione considerando le grandi capacità del continente, ricco di materie prime, risorse minerarie (30%), terre coltivabili (60%) e una popolazione con un’età inferiore ai 25 anni (60%).
Direttrici del Piano Mattei
Poiché l’Italia e l’Europa guardano al futuro, il governo ha presentato le linee del “Piano Mattei” che interessano istruzione-formazione, salute, agricoltura, energia e acqua. Per le iniziative sono state individuate diverse nazioni africane suddivise nel quadrante Subsahariano e Nordafricano che si potranno estendere in altri ambiti secondo una logica incrementale. Il Piano è una piattaforma aperta e prevede la collaborazione delle nazioni africane per la risoluzione e l’attuazione dei programmi. I lavori sono proseguiti con i tavoli tematici su Economic and Infrastructural Cooperation; Food Security; Energy Security and Transition; Vocational training and culture; Migration Mobility and Security Issues.
Risorse finanziarie disponibili
Il Piano conta su una dotazione di 5,5 miliardi di euro tra crediti, operazioni a dono e garanzie, di cui 3 miliardi saranno destinati al fondo italiano per il clima e 2,5 miliardi provenienti dalla Cooperazione allo sviluppo. “Queste risorse da sole non bastano” ha sottolineato Meloni “sarà necessario coinvolgere le istituzioni finanziarie internazionali, banche multilaterali di sviluppo, Unione Europea e altri Stati donatori che hanno dichiarato la loro disponibilità a sostenere progetti comuni”. Infine, entro l’anno sarà attivato uno strumento finanziario nuovo, insieme a Cassa Depositi e Prestiti per agevolare investimenti nel settore privato e concretizzare il Piano descritto.
Interventi e progetti pilota
L’Italia intende realizzare in Marocco un centro di formazione professionale destinato alle energie rinnovabili, rafforzare i legami tra il sistema scolastico italiano e quello delle nazioni africane, riqualificare le infrastrutture scolastiche, aggiornare le competenze dei docenti e accrescere gli scambi con gli studenti del nostro paese. Tra le urgenze c’è il tema della salute, e un primo intervento sarà in Costa d’Avorio per aumentare l’accesso ai servizi primari con un’attenzione particolare ai bambini, alle mamme e alle persone fragili. Un’altra azione verrà riservata all’agricoltura e la tecnologia può rendere coltivabili terre a lungo incolte. “La sfida” ha dichiarato Meloni “non è garantire cibo per tutti ma garantire cibo di qualità per tutti”, e la ricerca svolge un ruolo strategico per mantenere vivo il legame tra uomo-terra, assicurando colture e tecniche di coltivazioni moderne. La tecnologia è necessaria anche per la raccolta di dati per raccogliere informazioni sull’andamento della deforestazione, sprechi d’acqua e stato di salute delle colture. Il nostro Paese ha in mente di avviare in Algeria un progetto di monitoraggio satellitare sull’agricoltura, mentre in Mozambico è previstala costruzione di un centro agroalimentare per valorizzare le esportazioni dei prodotti locali. In Egitto -a200 km da Alessandria – si prevede un supporto per la produzione di grano, soia, mais e girasole con investimenti in macchinari, sementi e nuovi metodi di coltura. Fondamentale è il progetto in Tunisia, dove l’Italia sta intensificando le stazioni di depurazione delle acque non convenzionali per irrigare 8 mila ettari di terreno e creare un centro di formazione dedicato al settore agroalimentare. Le opere saranno orientate sulla gestione per l’accesso all’acqua, principale fattore d’insicurezza alimentare, conflitti e migrazioni. Vengono illustrati altri due progetti pilota: in Congo, l’Italia si impegnerà a costruire pozzi e reti di distribuzione d’acqua a fini agricoli, alimentati con energia rinnovabile, e in Etiopia per il recupero ambientale di aree nel risanamento delle acque, interventi tecnici messi a punto con le università locali. Ultimo pilastro del Piano Mattei si collega al clima – energia e infrastrutture annesse. L’Italia – ha sottolineato la premier Meloni – può essere un hub naturale di approvvigionamento energetico per l’intera Europa, e l’obiettivo è possibile se si usa l’energia come leva di sviluppo per tutti. “L’interesse del nostro Paese” ha aggiunto “è sostenere le popolazioni africane a produrre energia secondo le proprie necessità, esportare in Europa quote in eccesso per creare ricchezza nel continente, e all’Europa garantire nuove rotte di fornitura energetica”. Tra le attività viene indicato l’intervento in Kenya per lo sviluppo della filiera dei bio-carburanti che impegnerà 400 mila agricoltori entro il 2027. Per la realizzazione del Piano sarà necessario il supporto del sistema Italia, a partire dalla cooperazione allo sviluppo, e del settore privato per l’impiego di tecnologie avanzate. Il successo del programma garantisce alle giovani generazioni a non abbandonare le proprie terre, e questo è un modo per affrontare le cause alla base dell’emigrazione con il lavoro, formazione e percorsi migratori legali.
Politica estera centrale per un ponte Italia – Africa

Per la politica estera italiana, l’Africa è una priorità, e per essere al centro dell’agenda internazionale occorre un dialogo tra pari con l’Unione Europea. L’apertura dell’ambasciata italiana in Mauritania – ha spiegato Tajani – mostra l’interesse verso questo continente, e anche la diplomazia economica guarda agli scambi commerciali aprendo 3 uffici a Dakar, Nairobi e Lagos. SACE e SIMEST – società che sostengono le aziende negli investimenti all’estero – stanno rafforzando gli strumenti delle imprese per investire in Africa, e Cassa Depositi e Prestiti aprirà filiali in Marocco, Egitto e in Africa subsahariana. Inoltre, il Ministero degli Esteri insieme a Simest ha disposto un pacchetto di finanziamenti di 200 milioni di euro, e la Cooperazione allo Sviluppo ha destinato 2 miliardi di euro per salute, istruzione e sicurezza alimentare. “L’Italia”, ha detto il ministro “è pronta a fornire il proprio know-how costituito da 4 milioni di piccole e medie imprese; dalle filiere di eccellenza nel comparto agro-industriale, energia, infrastrutture fisiche e digitali, ai saperi in campo scientifico, tecnologico e spaziale per scopi agricoli”. Per Tajani la stabilità dell’Africa è connessa all’Italia e all’Europa, a partire dai flussi migratori, dove occorre intensificare il dialogo tra paesi di origine, transito e destinazione delle popolazioni migranti. Per questo l’Italia ha chiesto il coinvolgimento dell’Unione Europea, con l’impegno di creare lavoro a partire dalle joint venture tra imprese italo-africane nella trasformazione di materie prime. Per quanto riguarda le migrazioni, il governo ha aumentato le rotte legali portando a 450mila i permessi di lavoro in tre anni, puntando sulla formazione e sulle borse di studio che il Ministero ha messo a disposizione creando un ponte fra l’Italia e il continente africano.
La visione europea del Piano Mattei

“Quando l’Africa prospera, l’Europa e il mondo prosperano”, questo il messaggio di Roberta Metsola alla plenaria del vertice, sottolineando che il Piano Mattei è una visione europea. Il programma suggerisce un cambio di paradigma, una collaborazione da perseguire altrimenti altri se ne avvantaggeranno. Interscambi commerciali e investimenti possono creare posti di lavoro per una crescita inclusiva, rispetto dei diritti umani e buona governance. “Il mondo sta cambiando, l’emergenza climatica e il ritiro delle acque richiedono uno sforzo unitario; quindi, solo una solida partnership ci può trasportare verso una nuova interdipendenza internazionale che necessita una collaborazione fra le parti”. L’Europa e l’Africa sono da tempo alleate, e la cooperazione ha portato importanti investimenti; tuttavia, occorre anche ricordare i successi e le lacune per dare slancio agli investimenti in istruzione, salute e sicurezza alimentare. Questo approccio è necessario, poiché l’africa ha tutte le potenzialità per essere la prossima potenza economica e pioniera nelle tecnologie dove emerge come destinazione turistica. D’altra parte, l’Europa ha la sfida delle forniture di energia, e l’Africa può essere fornitore di energie verdi e rinnovabili, a partire dalle materie prime e le terre rare. Per concludere l’Africa e l’Europa hanno interessi comuni sulla sicurezza che si legano alle reti di scambi commerciali e il compito di rafforzare le connessioni con il mondo intero.
Saldi i principi del diritto internazionale. Sicurezza, pace e prosperità

“Siamo di fronte a crisi della natura e ambiente, della tecnologia, dell’intelligenza artificiale e la messa in discussione dei principi del diritto fondati su norme e valori, insieme alle tensioni del Mar Rosso, conflitto Russo-Ucraino e guerra israeliano-palestinese”. “Occorre” ha detto Charles Michel “mantenere saldi i principi del diritto internazionale e della cooperazione che sono un faro per le azioni future, e la visione del Piano Mattei è sollecitare una partnership tra pari, i cui cardini si basano su sicurezza, pace e prosperità”. L’Unione africana ha disegnato l’agenda di libero scambio, e l’Europa può intervenire sulle infrastrutture e nei settori economici essenziali per soddisfare le speranze delle popolazioni. Infine – ha detto – occorre risolvere il problema migratorio riflettendo sulle cause degli esodi, e parallelamente sostenere le migrazioni legali per contrastare i trafficanti di esseri umani. In conclusione, ha ribadito la necessità dell’aumento delle risorse provenienti dal settore privato, maggiori finanziamenti della Banca Mondiale e più inclusività.
Programmi di scambio per destini e interessi comuni

“E’ il momento di rinnovare la collaborazione tra l’Africa e l’Europa poiché esistono destini e interessi comuni come i cambiamenti climatici, energie pulite, forza lavoro da formare alle nuove professioni, bloccare la perdita di vite dovuta a flussi migratori illegali” così ha dichiarato Ursula von der Leyen. Il Piano Mattei ha aggiunto si integra con il Global Gateway europeo; nello specifico ricorda che il piano d’investimenti per l’Africa è stato di 150 miliardi di euro. È convinta che la collaborazione tra Africa, Europa e Italia può fare la differenza nel settore dell’energia e clima, istruzione, competenze professionali e migrazione. Per l’energia e clima, ha sottolineato che solo il 2% degli investimenti in energia pulita sono arrivati all’Africa, e considerato il potenziale del continente, ciò è scoraggiante perché mancano le infrastrutture. Con il Global Gateway – ha detto la presidente della CE – è possibile portare energia pulita a 100 milioni di persone producendo benefici all’economia del continente con le entrate delle esportazioni. A riguardo ha ricordato che sono iniziati i lavori per costruire i primi cavi sottomarini per collegare il Nord Africa all’Italia e al Sud Europa. Poi rammenta che con la nuova banca all’idrogeno si creeranno posti di lavoro per la sicurezza energetica sia per l’Africa che per l’Europa. Altro elemento che si collega al Global Gateway è la costruzione di conoscenze locali, e l’Europa è impegnata a formare competenze in Ruanda, Ghana, Senegal, Kenya e Namibia per la produzione di idrogeno. L’Italia ha un ruolo fondamentale e più di 50 università italiane hanno programmi di scambio con una controparte africana, come l’università di Parma che sta coordinando il progetto Erasmus per formare le competenze sulle energie pulite in Africa. Sono stati anche finanziati programmi per l’alta velocità, per la trasmissione dati nei paesi nord africani (Marocco, Algeria, Egitto) che con altre università avvieranno ricerche sulle sponde del mediterraneo.
Offerta di qualità nei paesi a medio – basso reddito

“Questo vertice” ha sostenuto Assoumani “è un’occasione per rafforzare i legami tra Italia e Africa; una cooperazione fondata sul rispetto e interessi condivisi”. L’Italia, ha spiegato il presidente dell’Unione africana, ha un ruolo importante in più di 20 paesi con imprese ed investimenti per oltre 24 miliardi di euro dal 2018. “L’augurio” ha dichiarato “è che possa realizzare le attività del Piano, e grazie alla presidenza del G7, possa stimolare gli investimenti e migliorare l’offerta di infrastrutture di qualità nei paesi a medio-basso reddito”. Il Summit – ha detto Assoumani – può stimolare attività in grado di assorbire il gap nelle infrastrutture fisiche, digitali, sanitarie, resilienza al clima e crescita economica dell’Africa. In particolare, sono fondamentali gli scambi economici per una cooperazione benefica tra le parti, fondata su interessi reciproci, anche per limitare i flussi migratori e incoraggiare nuovi partner a rafforzare la sicurezza alimentare, garantire la trasformazione dei sistemi di produzione agricola e stimolare finanziamenti in favore della cooperazione internazionale allo sviluppo. Infine, ha segnalato la questione della riforma del sistema economico mondiale per favorire un modello di cooperazione fondato su partnership benefiche, e tra i temi che verranno affrontati al G7, si discuterà della riforma della governance internazionale, volta all’equità e inclusività, poiché secondo Assoumani per una crescita economica sostenibile occorre la pace e la stabilità nel mondo.
Partenariato fondato su libertà e consenso

Moussa Faki si augura che con l’Italia alla guida del G7, possa intensificare la partnership con l’Africa, sottolineando che la collaborazione con l’Unione africana si fonda sulla libera scelta del partenariato per conservare ognuno le proprie diversità; un partenariato fatto di libertà e consenso. L’altro principio riguarda i vantaggi reciproci; l’Africa si impegna ad avere un rapporto equilibrato per arrivare a vantaggi condivisi e proficue collaborazioni future. Ricorda che il continente si estende per 30 milioni di kmq, 4 miliardi di abitanti e ingenti risorse naturali e i temi più urgenti sono la sicurezza, ambiente, sanità, mobilità, tecnologia, finanziamento allo sviluppo, integrazione, questioni di governance mondiali senza tralasciare gli ostacoli dovuti all’alimentazione, infrastrutture e digitalizzazione. Queste criticità, come l’elevato debito, derivano dagli effetti del cambiamento climatico, dalla crescita del terrorismo, dall’instabilità politico-istituzionale e deficit nei finanziamenti. L’Italia, ha aggiunto, è la principale rotta dei flussi migratori, e l’Africa nel condividere questa preoccupazione si dice pronta a trovare una soluzione al fenomeno. Ha poi evidenziato che la maggior parte delle migrazioni è costituita da giovani in piena forza lavoro, e questo è un dramma che indebolisce la dignità del continente; quindi, ha aggiunto che la partnership sarà limitata finché non si arrivi ad una modifica del modello di sviluppo in modo strutturale. La soluzione al problema migratorio è trasformare in prosperità le aree di povertà, e l’Africa ha l’ambizione di andare verso un nuovo modello di partenariato che possa aprire la strada verso un mondo più coerente evitando di costruire barriere ostili.
Africa zona di libero scambio: sfide dell’Agenda 2030

Il continente africano, ha spiegato Amina Jane Mohammed, ha grandi possibilità, ma il panorama geopolitico sta cambiando ed occorre un impegno diverso affinché si concretizzino le potenzialità del continente come proposto nel Piano Mattei. Gli impegni assunti negli ultimi dieci anni si sono aggravati per l’incapacità di riprendersi dalle crisi del clima, Covid, Ucraina, Israele, Gaza. Quanto ai progressi dell’Agenda 2030, il continente è in ritardo; solo il 15% degli obiettivi potranno essere soddisfatti e ciò è un insuccesso. Senza una forte spinta, le prospettive del continente su energie pulite e rinnovabili, non faranno dell’Africa una centrale di energia pulita a livello globale. La questione dipende dallo sviluppo sostenibile, dalla costruzione d’infrastrutture resilienti, dai sistemi alimentari, sanitari e investimenti in istruzione e formazione per i giovani. Il deficit finanziario – ha affermato – sta crescendo e molti paesi non hanno fondi per affrontare le sfide future. La via da seguire è stata tracciata dal vertice dello scorso anno, in cui i leader globali hanno approvato lo stanziamento di 500 miliardi di euro per concentrare le energie in settori chiave e creare un continente quale zona di libero scambio. L’Italia è impegnata a sostenere settori strategici come la digitalizzazione, in cambio l’Africa conta di costruire partnership con le istituzioni finanziarie come la banca africana di sviluppo per far sì che si realizzino i progetti tracciati con la commissione africana sull’agenda 2063; un impegno di lungo periodo come tracciato nel Global Gateway europeo. L’augurio è che l’Italia al G7 coinvolga altri paesi insieme alle agenzie dell’ONU ospitate dal governo italiano. Gli investimenti privati e le istituzioni internazionali devono impegnarsi affinché i paesi africani possano ottenere risorse dalla Banca Mondiale, dal Fondo monetario Internazionale per la riduzione della povertà, e politiche capaci di attrarre aziende sotto la protezione delle istituzioni pubbliche per una partnership pubblico-privato. “A sostegno dello sviluppo sostenibile” ha concluso Amina Jane Mohammed “l’Africa deve avere un approccio nuovo e il vertice ONU a settembre può essere una tappa decisiva”.
Saluti del Presidente del Senato, Ignazio La Russa, il Presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni. A seguire gli interventi del Vicepresidente del Consiglio dei Ministri e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani; del Presidente dell’Unione Africana, Azali Assoumani; del Presidente della Commissione dell’Unione Africana, Moussa Faki; del Presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola; del Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel; del Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen; del Vice Segretario Generale dell’ONU, Amina Jane Mohamme.
Cristina Montagni
Monsignor Vincenzo Paglia riflette sull’IA generativa al servizio dell’umanità, un confine tracciato nel 2020 nella Rome Call for AI Ethics

Se il diritto alla privacy è irrinunciabile, minimizzare lo sviluppo umano rispetto all’innovazione e l’intelligenza artificiale è rischioso anche per l’impiego di algoritmi in grado di trasformare decisioni in campo sanitario, finanziario, giudiziario e politico. Questioni delicate intorno alle quali il futuro esorta a riflettere anche sul tema dell’assistenza agli anziani, che per la mancanza di servizi, riduce la possibilità di vivere l’invecchiamento in buona salute.

Questi alcuni temi trattati il 15 dicembre al summit “Digital Health by Design – Dati e IA” organizzato dal Ministero della Salute, da Culture con il Parlamento Europeo e la Commissione Europea con il patrocinio di ASL Rm2 e Rome Technopole. Tra i relatori, personalità del mondo istituzionale, accademico e imprenditoriale per tracciare una nuova visione di salute globale e delineare linee di azione per l’agenda 2024-2026.
Sistema sociale e sanitario una barriera da abbattere

Monsignor Vincenzo Paglia Presidente della Pontificia Accademia per la Vita

Tra i numerosi contributi, il presidente della Pontificia Accademia per la Vita, Monsignor Vincenzo Paglia ha focalizzato il pensiero sul rapporto tra l’IA e anziani, che ricorda sono circa 14 milioni e per i quali non esiste una riflessione politica, economica né tantomeno sanitaria. È sufficiente pensare che i presidi ad uso farmaceutico vengono testati a persone tra i 20 e i 50 anni, mentre la popolazione di terza età è a rischio per l’enorme quantità di farmaci somministrati. L’arcivescovo ha commentato che, se da un lato la società, lo sviluppo e la medicina hanno permesso un aumento della sopravvivenza di 20-30 anni, dall’altro lo stato sociale non è stato capace di occuparsi di loro e “non esiste alcun pensiero se non negativo”. Sottolinea di aver lavorato con il Governo italiano per definire una legge per gli anziani – approvata a marzo scorso – che non ha prodotto risorse in bilancio; ma di recente sono state intraprese alcune sperimentazioni. “Serve” chiarisce Mons. Paglia “promuovere una responsabilità morale nel creare un’età degna per coloro che verranno dopo di noi e una consapevolezza dello Stato nel produrre leggi, così da superare la distinzione tra sistema sociale e sanitario”.
Una Parigi delle nuove tecnologie per circoscrivere i confini tra l’uomo e intelligenza artificiale

In relazione all’intelligenza artificiale, l’arcivescovo Paglia ricorda le parole dell’esperto di robotica Ishiguro, che durante un incontro ha affermato che potremmo essere l’ultima generazione organica, la prossima sarà inorganica. Paglia sostiene che usare il termine intelligenza è errato, perché mentre l’intelligenza umana è ascrivibile all’uomo, gli strumenti utilizzati con IA per concepire relazioni di affetto e amore hanno una dimensione non umana, come gli esperimenti per combattere la solitudine. Aggiunge che, “se un robot umanoide è capace di sconfiggere la solitudine, siamo difronte all’esplosione del sistema dove la contraddizione è lasciarsi guidare dalla macchina e non da chi l’ha costruita”. Dunque, è necessario circoscrivere i confini tra l’umano e la macchina e stabilire un quadro giuridico internazionale altrimenti i rischi saranno peggiori delle guerre nucleari. “L’impegno” sottolinea Mons. Paglia “è che si arrivi ad una Parigi delle nuove tecnologie onde evitare il rischio di una terza ondata drammatica dopo quella nucleare e dell’inquinamento climatico che può manipolare l’uomo e costruirlo a sua immagine e somiglianza”. La regolamentazione nell’uso di questi strumenti attiene anche al trasformatore generativo pre-addestrato ChatGPT che da un lato evidenzia l’enorme velocità d’implementazione della tecnica, dall’altro mostra la lentezza della cultura etica e della politica nel comprendere le conseguenze sulla vita delle persone e dell’intera umanità.
Appello della Rome Call for AI Ethics
Relativamente al “gap” tra etica, Intelligenza artificiale e cognitiva, l’arcivescovo ricorda che con la Rome Call for AI Ethics, a febbraio 2020 è stato siglato un documento dalla Pontificia Accademia per la Vita (sponsor dell’iniziativa), Microsoft, IBM, FAO e Governo italiano, allargato ai rappresentanti di fede musulmana ed ebraica per sostenere un approccio etico all’Intelligenza Artificiale, promuovere un’antropologia digitale, con tre coordinate fondamentali: etica, educazione e diritto. L’obiettivo è guidare la tecnologia verso un nuovo umanesimo, un atto di autoregolamentazione di principi etici, pedagogici e giuridici, e chi lo firma si impegna ad osservare i criteri che definiscono il processo di costruzione dei meccanismi affinché siano visibili a tutti, inserendo anche la questione dei media nei ragazzi. La carta che verrà siglata a luglio 2023 da Giappone e altre religioni del mondo, con l’estensione a 200 università latino-americane, sottolinea quanto è necessario essere consapevoli di questa strumentazione che viene sperimentata anche nel settore militare per testare nuove strategie di guerra. “In campo sanitario – soprattutto per gli anziani – occorre abbracciare con entusiasmo questa tecnologia”, tuttavia spiega l’arcivescovo “serve un cambio di prospettiva e l’assistenza domiciliare deve diventare centrale con un maggiore uso della telemedicina per accudire a casa gli anziani che ne hanno necessità”. L’arcivescovo Vincenzo Paglia conclude che “una società civile non può permettere che gli anziani vengano considerati scarti. È una lotta di civiltà e l’IA può essere utile se noi siamo sapienti nel dirigerla verso un nuovo umanesimo planetario, che è l’unico orizzonte possibile, a meno che non vogliamo distruggerci”.

Firma documento Rome Call for AI Ethics

Cristina Montagni
“Donna, vita e libertà”, Premio Sacharov 2023 a Jina Mahsa Amini e alle manifestanti iraniane
Il 12 dicembre 2023 a Strasburgo, il Parlamento europeo ha assegnato il Premio Sacharov per la libertà di pensiero a Jina Mahsa Amini e al movimento “Donna, vita e libertà” in Iran.

12 dicembre 2023 emiciclo Parlamento europeo a Strasburgo
Così la presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola nel corso della cerimonia ha dichiarato: “Il premio Sacharov per la libertà di pensiero di quest’anno, assegnato a Jina Masha Amini e al movimento Donna, Vita, Libertà, è un omaggio a tutte le donne, agli uomini e giovani iraniani, coraggiosi e provocatori, che nonostante le pressioni, continuano a lottare per i loro diritti e a spingere per il cambiamento. Il Parlamento europeo vi ascolta e vi sostiene. Non siete soli.ʺ
Il 13 settembre 2022 Jina Mahsa Amini, ventiduenne iraniana di origine curda, venne accusata di aver ignorato le leggi iraniane sull’uso del velo e arrestata dalla “polizia morale” a Teheran che in seguito agli abusi fisici, percosse e maltrattamenti morì dopo tre giorni in ospedale. In seguito al tragico evento sono sorte proteste spontanee guidate da donne in Iran con lo slogan “Donna, vita e libertà” che apertamente hanno contestato la legge dell’hijab e altre leggi discriminatorie diventando un simbolo di resilienza, speranza e lotta per l’uguaglianza, dignità e libertà.

Il premio ritirato da Saleh Nikbakht, accademico e avvocato, ha rappresentato la famiglia di Jina Mahsa Amini, Afsoon Najafi e Mersedeh Shahinkar, militanti del movimento in difesa dei diritti delle donne iraniane che hanno lasciato l’Iran nel 2023. Il riconoscimento consegnato all’accademico è stato necessario per il divieto delle autorità iraniane di far partecipare alla cerimonia i genitori e il fratello di Jina Mahsa Amini vietando loro di uscire dal Paese. Saleh Nikbakht durante la celebrazione ha anche letto il messaggio della madre di Jina Mahsa Amini, Mozhgan Eftekhari: “Il dolore di Jina è eterno per me, ed è imperituro per le persone di tutto il mondo. Credo fermamente che il suo nome, accanto a quello di Giovanna d’Arco, rimarrà un simbolo di libertà. Dal luogo di nascita dell’eterna Jina, vi trasmetto l’infinita gratitudine mia e della mia famiglia e mi auguro che la vostra scelta sia ferma e orgogliosa. Speriamo che nessuna voce abbia paura di pronunciare la libertà“.
Repressione del regime e la condanna del Parlamento Europeo
In seguito alla repressione delle proteste da parte del regime iraniano, il Parlamento europeo ha condannato la drammatica situazione dei diritti umani nel paese. A ottobre 2022, i deputati hanno chiesto sanzioni contro i funzionari iraniani coinvolti sia nella morte di Jina Mahsa Amini che nella repressione di regime. A gennaio 2023 i deputati hanno chiesto nuove sanzioni contro il regime iraniano e l’inserimento del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche nella lista dei terroristi dell’UE. A novembre 2023 il Parlamento ha adottato una risoluzione sui recenti attacchi contro le donne e i difensori dei diritti delle donne in Iran e la detenzione arbitraria di cittadini dell’UE in questo paese, in cui invita a sostenere i vincitori del premio Sacharov e del premio Nobel istituendo una task force dell’UE. Il Premio Sacharov – istituito nel 1988 per onorare le persone e le organizzazioni che difendono i diritti umani e le libertà fondamentali per la libertà di pensiero – viene conferito ogni anno dal Parlamento europeo ed è intitolato al fisico sovietico e dissidente politico Andrei Sacharov.
Cristina Montagni
Legami tra diritti umani, salute e ambiente. Sfide dell’Europa sulla Due Diligence d’impresa
Attiva in 27 paesi con programmi di cooperazione allo sviluppo e aiuti umanitari, l’associazione non profit WeWorld ha osservato che il mancato rispetto dei diritti umani e ambientali produce effetti devastanti sulle comunità costringendo intere popolazioni ad abbandonare i propri territori, come accade oggi nelle coste italiane.

(al centro) Laura Boldrini-Comitato Permanente sui Diritti Umani, Camera dei deputati
(a destra) Enrico Giovannini-Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile-ASviS
Ricco il dibattito organizzato a fine settembre a Roma, presso la sala Cristallo in piazza di Montecitorio, sulla proposta europea della Due Diligence per spingere le imprese verso una direttiva obbligatoria con l’auspicio che non venga “annacquata” da altri interessi per attuare un concreto cambiamento.
Dalla certificazione volontaria alla direttiva obbligatoria
Serve una coscienza collettiva per realizzare gli obiettivi dell’Agenda 2030 e le imprese sono cruciali nel processo. Il passaggio dalla certificazione volontaria alla direttiva obbligatoria, impone che le aziende italiane rispondano agli adempimenti per chiudere il “cerchio” con la rendicontazione non finanziaria che riguarda le piccole e medie imprese. Una rivoluzione culturale su diritti, ambiente e salute, possibile per l’aggiornamento della CITE (Proposta di Piano per la transizione ecologica). Gli effetti di spillover sulle politiche d’impresa vanno accompagnati perché tracciano un criterio che il Ministero dell’Ambiente aveva iniziato nel 2017 quando approdò la prima strategia di sviluppo sostenibile. L’aggiornamento e monitoraggio nell’esecuzione del programma, spinge ad andare avanti con partenariati innovativi, istituzioni, impresa e ricerca dove i giovani possono influenzare le aziende grazie alle normative a livello europeo. La proposta nonostante le lacune, come l’onere della prova in capo alle vittime, alcuni elementi sono fondamentali: identificazione degli impatti, monitoraggio, valutazione e misure di mitigazione.
Dubbi e incertezze della politica italiana sui temi della sostenibilità
Il tema è cruciale e può condizionare il futuro delle persone; perciò, è necessario che il mondo vada in questa direzione sollecitando le imprese a comportamenti omogenei ovunque operino, ha chiarito il direttore scientifico di ASviS, Enrico Giovannini. La Due Diligence per alcune aziende italiane potrebbe indurre a cambi di politica aziendale: da una visione centralizzata legata ai temi della sostenibilità, al ritorno a vecchi schemi dove settori internazionali tendono a coordinarsi in maniera bilaterale. La questione non è acquisita pure da imprese che hanno fatto della sostenibilità la loro bandiera. Le criticità emerse nelle discussioni politiche ed europee, hanno mostrato un distacco nell’orientamento della maggioranza che aveva sostenuto il green deal, ignorando che chi adotta tale modello ha maggiori chance di business, occupazione, aumento di produttività, margini di profitto e quote di mercato. Va detto che queste aziende sono una minoranza, ma sperano di rinviare l’attuazione della norma, consapevoli che il 2035 è la data limite dell’applicazione in Europa. Per Giovannini occorre trovare un equilibrio e cita l’articolo 9 della costituzione che rimanda alla tutela dell’ambiente, agli ecosistemi, alla biodiversità e all’interesse delle future generazioni. Oggi si parla di un altro cambiamento ripreso dall‘articolo 41 della Costituzione che dice: “l’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. Così segnala le statistiche degli infortuni sul lavoro, sulla discriminazione delle donne, sui giovani italiani qualificati e sottopagati, ai 3 milioni di lavoratori irregolari che non hanno diritti. “Queste condizioni” ha spiegato Giovannini “sono tollerate come fosse un prezzo da pagare perché non si è innovativi, competitivi e incapaci d’intercettare le tendenze del mercato”. “L’Unione Europea” ha detto “negli ultimi quattro anni ha approvato vari regolamenti, ma il recepimento in Italia è lontano: si pensi al salario minimo, alle direttive sui lavoratori dove il dibattito politico è assente”. C’è comunque un elemento di speranza dato dal nuovo codice dei contratti che recepisce quello delle opere pubbliche del PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza) che indica come progettare le opere in modo sostenibile, compresa la componente sociale.
Difesa dei diritti umani, uguaglianza sociale e tutela dell’ecosistema

(Comitato Permanente sui Diritti Umani, Camera dei deputati)
L’articolo 41 della Costituzione, ha commentato Laura Boldrini, oggi è disatteso. Un paese che si riconosce nella carta fondamentale non ha difficoltà a recepire questi valori in Italia e in Europa. I contenuti della Sustainability Due Diligence Directive, approvati a giugno dal Parlamento Europeo, vanno condivisi nonostante il voto contrario di 30 europarlamentari del governo italiano. Alla luce dei risultati, serve un lavoro di moral suasion, impegnarsi nel processo avviato a Bruxelles, con la Commissione Esteri, Parlamento e Consiglio dell’Unione, sperando che l’Italia non assuma una posizione ostile tesa a svuotare il significato della direttiva, e parallelamente occorre la mobilitazione di associazioni e società civile perché il tema coinvolge giovani per fare pressione sull’opinione pubblica. Boldrini a tal fine ricorda la tragedia sul lavoro nel 2013 a Rana Plaza in Bangladesh, dove morirono 338 donne e 2 mila rimasero invalide, impiegate nel tessile per consentire ai brand internazionali di produrre a basso costo. Dopo quella disgrazia, sindacati internazionali e 2 milioni di lavoratori, giunsero ad un accordo sulla sicurezza antincendio, qualità di lavoro migliori stipulando con le aziende un indennizzo di 30 milioni di dollari per le lavoratrici rimaste invalide. Racconta poi della battaglia sul caporalato, dove grazie all’alleanza di lavoratori, lavoratrici, braccianti, sindacati e istituzioni venne approvata una legge consentendo risultati da un punto di vista giudiziario. Infine, ha richiamato la ratifica della convenzione ILO sulle molestie nei luoghi di lavoro. “Oggi” ha concluso “siamo davanti all’’internazionalizzazione dei capitali e delle merci e non all’internazionalizzazione dei diritti umani, dell’uguaglianza sociale e della tutela dell’ecosistema. Questa direttiva è uno spartiacque e propone un quadro normativo nazionale concreto come esiste in Olanda, Francia e Germania”.
Imprese consapevoli lungo le catene di valore
Con la campagna “Impresa 2030 Diamoci una regolata”, WeWorld diffonde la consapevolezza sulla giustizia ambientale e sociale, incoraggia l’Italia e l’UE a considerare quanto sia necessaria la direttiva. Martina Rogato ha chiarito che diverse aziende hanno intrapreso il percorso ma perdurano casi di ingiustizia sociale ambientale all’estero. La campagna nasce in sinergia con Bruxelles e la European Coalition for Corporate Justice per intervenire su alcuni punti non chiari. In primis la proposta stressa il legame fra diritti umani e ambientali, temi spesso legati alla responsabilità delle aziende. Chiede alle imprese – a partire da 250 dipendenti – criteri di fatturato da identificarsi lungo le catene di valore, gli impatti sui diritti umani e ambientali e la messa a punto di piani per mitigare, cessare o prevenirli. La proposta introduce una responsabilità amministrativa e civile, perciò le imprese in Italia e Europa dovranno gestire i fenomeni per evitare sanzioni qualora non sia evidente la Due Diligence. La direttiva si allinea agli accordi di Parigi, (contenimento di 1 grado e mezzo del riscaldamento globale) e sollecita piani di transizione a riguardo. Attualmente mancano obiettivi a breve, medio e lungo periodo, piani di rendicontazione sugli investimenti e piani finanziari rispetto alla dipendenza dal carbon fossile dell’azienda. Un elemento centrale della Due Diligence è che venga armonizzata rispetto alla Corporate Sustainability reporting che definisce l’obbligo di rendicontazione delle aziende per fissare il loro posizionamento. In sintesi, giustizia, equità sociale e cambiamenti climatici vanno gestiti per evitare effetti negativi delle aziende dal lato reputazionale e perdite economico-finanziarie, oltre alle sanzioni per non essere conformi alla legge.
Responsabilità e gestione dei contratti di lavoro
Le catene globali del valore vanno considerate come un unicum rispetto ai diritti sul territorio nazionale, e la direttiva indica vincoli per le aziende che producono altrove e commercializzano in Europa. In una recente missione in Thailandia, WeWorld ha intervistato alcune lavoratrici impegnate nel settore della carne – terzo paese esportatore in Europa di pollame – per capire se ciò che consumiamo proviene da questo paese. Dalle interviste è risultata la trasparenza sulle catene globali del valore: cosa producono, come si incarnano nella nostra vita e cosa ci lega alla realtà di queste lavoratrici. È emerso che le aziende esportatrici devono rispettare alcuni requisiti; tuttavia, le dipendenti non hanno regolari contratti, non sono consapevoli dei loro diritti, percepiscono salari sotto il minimo sindacale, non godono di riposi, congedi di maternità e diritti sindacali. Queste condizioni si amplificano in un sistema di terziarizzazione del lavoro – fenomeni comuni in Europa – dove permangono difficoltà nell’individuare chi gestisce il contratto diretto con la lavoratrice/re.
Certezza delle regole e giustizia per le persone vittime di violazioni
La direttiva studiata da un gruppo del sindacato europeo va approfondita per lottare contro l’impunità delle imprese sulle catene del valore, violazione dei diritti umani e ambientali a livello globale, nazionale ed europeo. Quanto all’armonizzazione, nel testo del PE è inserita la clausola del Single Market close (Programma europeo dedicato al mercato unico, alla competitività delle imprese) che definisce un tetto massimo di obblighi da imporre alle imprese in vari Stati. Nella versione finale la clausola è formulata in modo neutro e vengono garantiti pari condizioni nelle società per evitare la frammentazione del mercato unico. C’è tuttavia il rischio che la direttiva vada in senso opposto come detta l’articolo 41 della costituzione che definisce standard minimi di tutela dei diritti fondamentali dell’ambiente. Inoltre, se la legge viene applicata nello Stato in cui l’impresa ha sede, il rischio è che si registri là dove l’implementazione della direttiva è a ribasso, quindi, risulterebbero scarse le autorità di controllo o sindacati. Un’altra criticità riguarda l’accesso alla giustizia: la Due Diligence previene la violenza sui diritti umani e i danni ambientali, se però la prevenzione non funziona occorre garantire l’accesso alle persone vittime delle violazioni. In complesso il testo è debole e manca un’azione collettiva, inoltre se l’impresa non si uniforma alla direttiva, non è sufficiente l’onere della prova ma occorre dimostrare il nesso di causalità, difficile da provare quando la filiera è globale per le ispezioni in paesi lontani. Infine, nella proposta mancano riferimenti alle norme di diritto internazionale privato che fissano un giudice competente e questo rende difficoltoso l’accesso alla giustizia. Concludendo la direttiva per essere efficace deve contare sull’ampia partecipazione delle parti interessate, dai comitati aziendali al dialogo sociale ed europeo.
Visioni diverse tra Consiglio e Parlamento Europeo su clima e ambiente
La proposta europea lega due elementi: clima e ambiente. Per l’ambiente vengono disciplinati gli impatti che l’impresa produce lungo le catene globali di valore (perdita di petrolio, deterioramento della terra, etc) mentre per gli obblighi climatici emergono difformità tra le proposte del Consiglio e quelle del Parlamento. Il Consiglio – inteso come Stati membri – afferma che le imprese dovranno elaborare piani di transizione secondo gli accordi di Parigi ma non indica come i piani debbano aderire agli accordi. Inoltre inserisce anche una clausola in cui le autorità di controllo non avranno il diritto di esaminare se i piani di transizione verranno implementati correttamente. Il Parlamento europeo invece afferma che l’azienda, oltre ad implementare il piano di transizione, deve adottare obiettivi a breve, medio e lungo periodo. Questo passaggio è significativo se pensiamo alle imprese del settore bancario che hanno un’impronta climatica superiore a quella di interi paesi. La Due Diligence, spiega Marion Lupin, non è sufficiente, il passo successivo sarà riconoscere che la sostenibilità in materia di diritti umani e ambientali è una questione di concorrenza e le aziende che inquinano e sfruttano i lavoratori alterano il mercato rispetto a quelle che adottano comportamenti virtuosi e sostenibili. Infine, c’è il ruolo del consumatore che con il suo peso, può condizionare l’impresa e il legislatore europeo è sensibile alle categorie vulnerabili.
Giovani attori chiave nei processi di prevenzione e mitigazione degli impatti
Nel dialogo tra Parlamento e Consiglio, i giovani dovranno assumere una funzione centrale per responsabilizzare l’opinione pubblica europea e italiana, svolgere un ruolo di advocacy nelle istituzioni, nel coordinamento con la società civile e nelle organizzazioni non governative. Saranno attori chiave nei processi di Due Diligence delle imprese, nelle fasi di valutazione, prevenzione e mitigazione degli impatti sui diritti umani e ambiente. La presenza dei giovani sarà perciò decisiva al pari di altri gruppi anche perché più esposta agli impatti dovuti allo sfruttamento sulle catene globali di valore, in particolare nel settore tessile e minerario.
Cristina Montagni
Conferenza organizzata nell’ambito del progetto Azioni in rete per lo sviluppo sostenibile, promosso da WeWorld e sostenuto dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, con la partecipazione di Dina Taddia (WeWorld); Mara Cossu (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica); Laura Boldrini (Comitato Permanente sui Diritti Umani, Camera dei deputati); Enrico Giovannini (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile – ASviS); Martina Rogato (Impresa 2030); Sara Teglia (Patto di Milano-ASviS, Impronta Etica); Silvia Borelli, (CGIL); Marco Pedroni (Associazione Nazionale Delle Cooperative Di Consumatori ANCC); Attilio Dadda (LegaCoop); Margherita Romanelli (WeWorld, Impresa 2030); Emma Baldi (Youth Ambassador, Human Rights International Corner); Marco Omizzolo (Eurispes, La Sapienza); Marion Lupin (European Coalition for Corporate Justice, ECCJ); Giorgia Ceccarelli (Impresa2030, Oxfam Italia).
UNITE TO ACT. Ispirata e dinamica la nuova campagna delle Nazioni Unite sugli SDGs dell’Agenda 2030
Global Week to #Act4SDGs è la mobilitazione globale che si terrà durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dal 15 al 25 settembre per manifestare ai leader del mondo che le persone sono pronte ad agire sugli obiettivi di sviluppo sostenibile. I principali focus di quest’anno si concentrano su clima, pace, uguaglianza di genere, inclusione e sistemi alimentari sostenibili.

Ispirata e dinamica è l’azione UNITE TO ACT sugli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite per un futuro a zero emissioni entro il 2050, richiama il mondo alla consapevolezza, responsabilità e tempestività nel raggiungimento degli SDG dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. La campagna lanciata attraverso i canali multimediali è entrata nel vivo nonostante la comunità internazionale segnali ritardi preoccupanti nell’attuazione degli SDG. Infatti, secondo l’ultimo SDG Progress Report, il 50% della popolazione mondiale è lasciata indietro nel perseguimento degli obiettivi e più del 30% degli SDGs è “congelato” o addirittura regredito.
“UNITE TO ACT fa appello ai partner del mondo affinché contribuiscano a spingere sugli SDG nella vita reale di tutti”, così ha dichiarato Marina Ponti, Global Director della UN SDG Action Campaign. “Le attuali sfide trascendono dalla singola persona, governo o organizzazione; siamo impotenti come singoli individui, ma insieme siamo più forti”.
La campagna sfrutta le risorse social media open-source invitando individui, organizzazioni, settore pubblico e privato ad unirsi ad un cambiamento definitivo e sostenibile per il SDG. L’attività promuove lo strumento digitale ACTIVATOR che può essere utilizzato per comunicare l’impegno nei confronti degli SDG registrando la propria azione sulla mappa globale della UN SDG Action Campaign. Nel 2022, sulla piattaforma Global Map sono state registrate oltre 140 milioni di azioni e per il 2023 si prevede il superamento di 150 milioni di interazioni. L’azione viene supportata anche dall’attivazione di UN Act Now e da un App digitale che accompagna verso un duraturo cambiamento sostenibile agli SDG.

Con questa mobilitazione le Nazioni Unite stimoleranno una rete di oltre 1.700 partner di tutto il mondo per impegnarsi sugli SDG in vista del prossimo vertice delle Nazioni Unite previsto a New York a settembre. Infatti, dal 15 al 25 settembre partiranno meeting e giornate di sensibilizzazione globali insieme ai partner chiave in occasione della settimana globale per #Act4SDGs sollecitando i leader mondiali ad un futuro sostenibile per tutti.
“Con questa campagna si crede nella capacità degli uomini di trascendere dalle divisioni per unirsi e agire verso un futuro sostenibile per tutti”, ha concluso la signora Ponti. “L’iniziativa vuole essere un appello rivolto ai responsabili del cambiamento del mondo affinché si facciano avanti, si uniscano e prendano una netta posizione verso un futuro pienamente sostenibile”.
Cristina Montagni
