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Allarme alla Quarta Conferenza Internazionale sul Finanziamento per lo Sviluppo: blocco di 420 miliardi di dollari per la parità di genere nei paesi in via di sviluppo

420 miliardi di dollari bloccano la parità di genere nei paesi in via di sviluppo, la carenza dei finanziamenti, gli scarsi sistemi di tracciamento e le cattive norme finanziarie stanno rallentando i progressi sulla parità di genere. UN Women intervenendo alla Quarta Conferenza Internazionale sul Finanziamento per lo Sviluppo, ha chiesto investimenti urgenti per colmare il divario e rispettare gli impegni in materia di parità.
Ogni anno si stima che i paesi in via di sviluppo non riceveranno i finanziamenti per raggiungere la parità nell’ambito degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG). Alla Conferenza Internazionale dal 30 giugno al 3 luglio 2015 in Spagna, UN Women ha adottato il Compromesso di Siviglia che riafferma l’impegno condiviso degli Stati membri per uno sviluppo inclusivo e sostenibile. Nonostante il contesto globale sia complicato, l’accordo rappresenta un passo verso il riconoscimento del ruolo della parità di genere nelle strategie di finanziamento. Il Fondo per lo Sviluppo rappresenta un’importante opportunità per dare impulso alla parità di genere, riconosciuta essenziale per lo sviluppo sostenibile e per economie forti e inclusive. Quello che occorre sono investimenti costanti e mirati, sbloccare le opportunità e garantire che nessuno venga lasciato indietro.
ONU sostiene un bilancio attento alla questioni di genere

L’ONU sollecita governi e istituzioni finanziarie ad investimenti duraturi che aiutino le donne e le ragazze bisognose. L’attuale gap mostra la carenza di risorse per i diritti e i servizi delle donne e segnala l’urgenza che governi e istituzioni riallochino le risorse di conseguenza. Una parte importante dei finanziamenti globali ignora i Paesi poveri, dove vive la maggioranza delle donne a basso reddito e dove questi investimenti sono più urgenti. Nonostante si registri la crescente diffusione di un bilancio attento alle questioni di genere, solo un paese su quattro dispone di sistemi per monitorare che i fondi pubblici vengano distribuiti per la parità di genere. Senza queste informazioni, è impossibile pianificare, redigere un bilancio e raggiungere gli obiettivi di sviluppo nazionale.
“Non possiamo colmare il divario di genere con bilanci che non riflettono la reale situazione finanziaria”, ha affermato Nyaradzayi Gumbonzvanda, Vicedirettrice Esecutiva di UN Women. “I governi devono sostenere gli impegni con investimenti concreti, monitorare come vengono spesi i fondi e valutare i risultati. La parità deve passare dai bilanci al cuore delle politiche pubbliche. Sono necessarie riforme e una leadership che consideri le donne non un costo, ma un investimento futuro“.
Raccomandazioni UN WOMEN al rispetto dell’Agenda 2030 dello sviluppo sostenibile

- Espandere e potenziare l’uso di un bilancio attento alle questioni di genere per garantire che le priorità nazionali siano in linea con gli obiettivi di parità di genere. Ciò garantisce che i finanziamenti siano destinati per soddisfare i bisogni e i diritti di donne e ragazze in tutti i settori. I paesi devono rafforzare le proprie istituzioni e avere la volontà politica per attuare e monitorare questi bilanci;
- Implementare l’alleggerimento del debito, regole di finanziamento globale eque e una riforma fiscale progressista, attenta alle questioni di genere. Queste misure sono necessarie per porre fine all’austerità e ottenere entrate necessarie per gli investimenti pubblici in servizi essenziali come sanità, istruzione e assistenza.
- Riequilibrare la spesa pubblica per rispondere agli obiettivi di sviluppo umano a lungo termine, tra cui l’uguaglianza di genere, la costruzione della pace e lo sviluppo sociale inclusivo.
- Investire in sistemi di assistenza pubblica come l’assistenza all’infanzia e agli anziani, infrastrutture essenziali che consentono piena partecipazione delle donne nel mondo del lavoro e nella società. Investire il 10% del reddito nazionale nei servizi di assistenza ridurrebbe la povertà, aumenterebbe il reddito familiare e creerebbe milioni di posti di lavoro dignitosi.
UN Women sottolinea infine che la continua carenza di investimenti sta rallentando i progressi in materia di parità, la realizzazione dei diritti, l’emancipazione di donne e ragazze dell’Agenda 2030 e della Piattaforma d’azione di Pechino. Alla 4 Conferenza Internazionale l’Ente delle Nazioni Unite esorta i leader mondiali a coniugare gli impegni politici con i finanziamenti duraturi, trasparenti e responsabili necessari per colmare il gap di 420 miliardi di dollari e mantenere le promesse fatte a metà della popolazione mondiale.
Cristina Montagni
Rapporto OIL-UNICEF: 138 milioni di bambini e adolescenti nel mondo sono ancora vittime di lavoro minorile
Sullo slogan: “I bambini non dovrebbero lavorare sui campi, ma sui sogni”, il 12 giugno si è celebrata la Giornata Mondiale contro il lavoro minorile, con l’obiettivo di portare agli occhi del mondo il grave e ancora diffuso fenomeno dello sfruttamento dei bambini sul lavoro.

La ricorrenza istituita nel 2002 dall’ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro) costituisce una voce per richiamare l’attenzione contro lo sfruttamento sul lavoro di milioni di bambini. Il rapporto: “Lavoro minorile: Stime globali 2024, tendenze e prospettive”, sottolinea da una parte i progressi compiuti e dall’altro denuncia l’esistenza di un diritto ancora negato a milioni di bambini e adolescenti; quello d’imparare, giocare e semplicemente essere bambini.
Qualche dato del Rapporto OIL/UNICEF
Secondo le stime del rapporto dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) e UNICEF, dal 2000 al 2024 il lavoro minorile si è quasi dimezzato passando da 246 milioni è a 138 milioni, di cui 54 milioni sono minorenni coinvolti in lavori pericolosi mettendo a rischio la propria salute, sicurezza e sviluppo. In Italia, circa 340.000 ragazzi sotto i 16 anni sono coinvolti in attività lavorative ai limiti dello sfruttamento. Lo studio sottolinea una riduzione del lavoro minorile di circa il 50% dall’inizio del secolo, ma globalmente il mondo è lontano dal raggiungere l’obiettivo dell’eliminazione entro il 2025. Per cancellare questo fenomeno entro i prossimi cinque anni, gli sforzi dovrebbero essere superiori a 11 volte. I settori più coinvolti sono: l'agricoltura che rappresenta il 61% di tutti i casi, seguiti dai servizi (27%), come il lavoro domestico e la vendita di beni nei mercati, e dal settore industriale (13%), che comprende l'industria mineraria e manifatturiera. Lo studio rileva inoltre che i bambini e ragazzi hanno più probabilità delle bambine e ragazze di essere coinvolti nel lavoro minorile a qualsiasi età, ma quando si include il lavoro domestico non retribuito per 21 ore o più a settimana, il divario di genere si inverte.
Aree interessate dal fenomeno
L’Africa subsahariana costituisce i due terzi (circa 87 milioni) di tutti i bambini impiegati nel lavoro minorile. Nonostante il fenomeno sia sceso dal 24 al 22%, il numero totale è rimasto stagnante a causa della crescita demografica, dei conflitti in corso e di quelli emergenti, dell’estrema povertà e dei sistemi di protezione sociale deboli.
L’Asia e il Pacifico dal 2020 hanno registrato una riduzione più significativa del lavoro minorile, con un tasso sceso dal 6 al 3% (da 49 milioni a 28 milioni di bambini e adolescenti). In America Latina e Caraibi la prevalenza del lavoro minorile è rimasta invariata negli ultimi quattro anni; il numero totale di bambini coinvolti è sceso da 8 a circa 7 milioni.
Proposte UNICEF e OIL
Per accelerare il progresso, UNICEF e OIL propongono ai governi di:
- Investire in protezione sociale per le famiglie vulnerabili, attraverso dispositivi di sicurezza sociale come l’assegno familiare universale, in modo che le famiglie non debbano ricorrere al lavoro minorile;
- Rafforzare i sistemi di protezione dell’infanzia per prevenire e identificare i bambini a rischio, soprattutto per quelli esposti alle forme peggiori di lavoro minorile;
- Assicurare l’accesso universale all’istruzione di qualità, soprattutto nelle aree rurali e nelle zone colpite da crisi, così che ogni bambino e adolescente possa studiare;
- Garantire un lavoro dignitoso a adulti e giovani, compreso il diritto dei lavoratori di organizzarsi e difendere i propri interessi.
- Applicare le leggi e la responsabilità delle imprese per porre fine allo sfruttamento e proteggere i bambini e adolescenti lungo le filiere di fornitura.
Le due Agenzie in conclusione avvertono che, se si vuole mantenere il livello dei risultati raggiunti, sono necessari finanziamenti, sia a livello globale che nazionale. I tagli all’istruzione, protezione sociale e supporto ai mezzi di sostentamento possono spingere le famiglie più fragili sull’orlo del baratro, costringendole a far lavorare i bambini e adolescenti. Allo stesso tempo la riduzione degli investimenti nella raccolta dei dati renderà sempre più difficile individuare e affrontare il problema.
“Il mondo ha fatto progressi nella riduzione del numero di bambini e adolescenti costretti a lavorare. Eppure, troppi continuano ad essere impiegati nelle miniere, nelle fabbriche o nei campi, svolgendo lavori pericolosi per sopravvivere”, ha dichiarato Catherine Russell, Direttrice Generale dell’UNICEF. “Sappiamo che gli sforzi per porre fine al lavoro minorile sono possibili attraverso l’applicazione di tutele legali, estensione della protezione sociale, investimento in un’istruzione gratuita e di qualità e miglioramento dell‘accesso al lavoro dignitoso per gli adulti. Gli attuali tagli dei finanziamenti su scala globale minacciano di far retrocedere le conquiste ottenute ed occorre impegnarsi per garantire che i bambini siano nelle aule e nei campi da gioco, non a lavoro”.
Cristina Montagni
34° anniversario della ratifica dell’Italia della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia
Il 27 maggio si è celebrato il 34° anniversario della ratifica da parte dell’Italia della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia con #dirittincomune27maggio.

UNICEF Italia, con il patrocinio dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI), ha lanciato l’iniziativa dal titolo “DIRITTI IN COMUNE”, una campagna rivolta alle amministrazioni comunali per favorire la conoscenza dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza tra gli amministratori e i cittadini. L’azione è nata per ricordare il 34° anniversario della ratifica da parte del nostro Paese della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza avvenuta con Legge n.176 del 27 maggio 1991.
L’evento è stato accolto da più di 160 comuni e ogni Comune ha invitato a diffondere i contenuti attraverso il sito e i profili social dell’amministrazione e dei singoli amministratori utilizzando l’hashtag #dirittincomune27maggio distribuendo materiali di comunicazione in tutti i luoghi pubblici.

“È nostro preciso dovere” ha commentato Gaetano Manfredi, presidente dell’Anci e sindaco di Napoli, “assicurare che i principi sanciti dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza non rimangano lettera morta, ma si traducano in azioni concrete e quotidiane. Grazie alla vicinanza ai cittadini, siamo in una posizione privilegiata per monitorare, supportare e intervenire a favore dei più giovani, garantendo un ambiente sicuro, inclusivo e ricco di opportunità per la crescita e il loro sviluppo. L’adesione all’iniziativa “Diritti in Comune” rappresenta un passo importante in questa direzione, grazie all’opera di sensibilizzazione che può contribuire a stimolare l’impegno dei Comuni per creare una cultura della consapevolezza e del rispetto dei diritti dell’infanzia all’interno della comunità”.
Nicola Graziano, Presidente dell’UNICEF Italia ha ringraziato l’ANCI per essere anche quest’anno al fianco dell’UNICEF e dei bambini per questa ricorrenza arrivata alla sua quarta edizione. Ogni anno l’evento individua un principio della Convenzione ONU che viene approfondito: questa edizione ha focalizzato il tema dell’ascolto e della partecipazione dei bambini e degli adolescenti, come sancito dall’art. 12. I Comuni svolgono infatti una funzione importante nel garantire la partecipazione dei bambini e degli adolescenti alle scelte e alle decisioni che li riguardano, e DIRITTI IN COMUNE costituisce un’opportunità per le amministrazioni comunali per comunicare alla cittadinanza il proprio impegno nel sostenere politiche e programmi che tengano conto delle richieste e delle esigenze dei più piccoli.
L’iniziativa è stata promossa nell’ambito delle azioni di sensibilizzazione realizzate dal Programma UNICEF Città amiche dei bambini e degli adolescenti e previste dal protocollo ANCI – UNICEF Italia, per mettere in evidenza l’attività svolta dai Comuni nell’attuazione dei principi sanciti dalla Convenzione ONU.
Per informazioni sul Programma UNICEF Città amiche dei bambini e degli adolescenti: www.unicef.it/cittamiche
Cristina Montagni
L’Europa e i suoi valori richiedono unità
“Difendere l’Europa e i suoi valori”, la conferenza coordinata dall’associazione “Io Parlo Europeo” per portare consapevolezza e coscienza europea a cittadini e cittadine, promossa dall’ex parlamentare europea Beatrice Covassi di cui è presidente, nasce in un momento di sfide sull’identità dell’Europa rispetto agli avvenimenti degli ultimi mesi. Il dibattito svolto ad aprile a Roma, nello spazio Esperienza Europa David Sassoli, ha focalizzato l’impegno di ripartire da una resistenza europea proveniente dal basso per lanciare un’azione collettiva e creare un legame con l’Europa attraverso unità e coraggio.

Stati Uniti lontani dai valori di riferimento europei
I relatori hanno indicato scenari inediti; messaggi giunti alle delegazioni di Ginevra e Parigi in cui si rileva che gli Stati Uniti non sono più partner affidabili, distanti dai nostri valori di riferimento che potrebbero creare fibrillazioni sull’intero sistema multilaterale. L’amministrazione americana, all’inizio dell’insediamento, ha impedito i riferimenti rispetto all’agenda 2030, dove ambiente, clima, parità, sono banditi dai documenti delle organizzazioni internazionali. Poi con lo smantellamento delle strutture multilaterali non si sa se l’Europa troverà il coraggio di riempire il vuoto lasciato dagli Stati Uniti. Non sempre sarà possibile sostenere determinati impegni finanziari, si pensi all’intero sistema della cooperazione allo sviluppo, dove i finanziamenti all’USAID (Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale) sono bloccati. Per l’Europa sarà difficile sostituirsi, perché non ha la capacità di raddoppiare i fondi alla cooperazione. A queste criticità si aggiungono le tensioni interne all’Europa, dove libertà, uguaglianza, fratellanza e diritti umani vacillano con l’avanzata di nuovi nazionalismi, populismi e l’ascesa di regimi che tendono alle autocrazie. I valori che davamo per scontati da oltre 70 anni, oggi non sono più così ovvi.
Nel disordine mondiale l’Europa può essere visionaria
L’attuale disordine mondiale non dipende solo dalla presidenza Trump; nel tempo sono venute meno le basi dell’ordine occidentale. Nel 1945 gli Stati Uniti possedevano il 50% del PIL mondiale, nel 1973 il G7 deteneva il 50% della ricchezza globale, oggi è al 30%. Se a ciò si aggiungono gli attacchi ai paesi emergenti, con la leadership statunitense si delinea una svolta imperialista che cerca di drenare risorse al resto del mondo per ottenere una posizione dominante. La svolta americana porta in primo piano una politica di potenza, in cui Stati Uniti, Cina, Russia e presto l’India, cercheranno di competere nel mercato di risparmio del mondo, compresa l’Europa. In questo quadro, l’Europa appare il “ventre molle” dell’ordine mondiale; questo il motivo per il quale occorre una trasformazione per difendere i propri interessi e valori. È necessario – come ha detto Draghi – che l’Europa agisca come un unico Stato, completi il processo di federalizzazione, superi l’unanimità, abbia competenza esclusiva in politica estera, capacità concorrenziale sulla difesa e rafforzi i poteri della commissione; poiché al momento è simile ad una federazione, si pensi all’unione monetaria dove la commissione occupa un ruolo rilevante.
Dal sistema comune di difesa alla transizione ecologica
Oggi assistiamo ad una diffusa domanda di Europa che si manifesta nelle piazze, dove le persone sanno che per garantire il proprio stile di vita, sicurezza, benessere, democrazia e libertà, occorre l’unificazione dell’Europa. Da un lato occorre riformare i Trattati, dall’altro costruire il consenso degli Stati membri per dare risposte ai cittadini. Per Castaldi è necessario un sistema comune di difesa, contenere i costi energetici che penalizzano il tessuto produttivo. La creazione di una “griglia energetica” europea si tradurrebbe in una riduzione dei costi del 32%. Altro elemento riguarda l’unione fiscale per finanziare la transizione ecologica, digitale e difesa. Il recente rapporto Draghi propone alcune soluzioni, ma anche la proposta della Commissione Juncker circa l’armonizzazione fiscale dove si parla di una aliquota mediana europea per tassare le imprese; ciò porterebbe a un gettito di 239 miliardi in più all’anno.
Valori e strategie di difesa sono fattori interconnessi

Valori e difesa si inquadrano su piani diversi. Così Costanza Hermanin sostiene che la tutela dei valori europei e della libertà della democrazia si applicano anche alle politiche di difesa militari, poiché il controllo civile sui militari ispirati ai valori, rappresenta la base della nostra convivenza. Altro fattore riguarda l’attacco ai valori e alla democrazia che delinea una strategia di guerra ibrida e un altro elemento attiene alla struttura istituzionale. Su valori e strategia della difesa, l’UE ha compreso il nesso tra questi fattori, infatti, già nel 2020 Von der Leyen aveva pubblicato l’Action plan sul Defense of democracy attraverso il quale la commissione aveva utilizzato strumenti per tutelare gli aspetti valoriali attraverso le basi giuridiche del mercato interno. In questo scenario la ricercatrice ha detto che il lavoro ha prodotto una proposta sulla trasparenza nei finanziamenti ai partiti politici, sul pluralismo dei media (European Media Freedom act) che tutela i giornalisti per far luce sui finanziamenti dei media, e una direttiva sulla rappresentanza degli interessi degli Stati terzi nel mercato europeo. L’idea è vigilare sulle interferenze degli Stati terzi all’interno dei paesi dell’Unione Europea. Queste proposte adottate nel 2023 legano la difesa ai valori, così come è importante che i rappresentanti politici li rappresentino, poiché il rischio è bloccare la prosecuzione di una strategia comune di difesa Europea, come all’interno del proprio Paese si potrebbero determinare il mancato rispetto di tali diritti. A livello Europeo esiste il Digital Service Act, strumenti in grado di contrastare la disinformazione che introduce una serie di norme per proteggere i nostri diritti fondamentali online. Questi diritti includono la libertà di pensiero, espressione, informazione e opinione senza manipolazione. In conclusione, la commissione è chiamata a mostrare maggiore coraggio per aiutare nella costruzione della difesa.
Hanno contribuito alla conferenza: Roberto Castaldi, segretario nazionale del Movimento federalista europeo; Marco Del Panta, segretario generale dell’European University Institute di Fiesole (Firenze) e vicepresidente di Io Parlo Europeo; Costanza Hermanin, docente di politiche Ue presso European University Institute e College of Europe; Antonio Tanca, professore di politica di sicurezza e difesa comune dell’Unione europea all’Università di Milano-Bicocca, già funzionario del Consiglio Ue e Thierry Vissol, direttore del Centro euro-mediterraneo Librexpression della Fondazione Giuseppe Di Vagno
Cristina Montagni
Road Map UE alla 69° sessione dell’ONU: cambiare il paradigma verso l’uguaglianza di genere
La 69° sessione della Commissione delle Nazioni Unite sullo status delle donne, che si svolge a New York dal 10 al 21 marzo 2025, ha il compito di valutare i progressi sull’attuazione della dichiarazione e della piattaforma d’azione di Pechino, adottate 30 anni fa. Scopo della Commissione è assumere, da parte degli Stati membri, una forte dichiarazione politica, impegnandosi a promuovere i diritti, l’uguaglianza e l’empowerment di tutte le donne e le ragazze. Le stime mostrano che un miglioramento nella parità di genere porterebbe ad un aumento del PIL pro capite dell’UE dal 6,1 al 9,6% pari a 1,95 – 3,15 miliardi di euro. Il divario occupazionale di genere in UE si traduce in una perdita economica di 370 miliardi di euro all’anno e il costo stimato del Gender-Based violence nell’Unione sarebbe pari a 366 miliardi di euro all’anno.

La piattaforma d’azione di Pechino è dunque una dichiarazione politica che potenzia il rispetto, la protezione, la promozione dei diritti, l’uguaglianza e l’emancipazione di tutte le donne e le ragazze. Al congresso partecipano António Guterres, Segretario generale delle Nazioni Unite; Sima Bahous, Direttore esecutivo, UN Women; Philemon Yang, Presidente dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.
Celebrazione 30° anniversario della piattaforma d’azione di Pechino
Istituita nel 1946, la Commissione delle Nazioni Unite sulla condizione femminile, è un organo del Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite i cui rappresentanti (45 Stati membri) riuniscono i governi degli Stati membri dell’ONU, della società civile e di altri organismi delle Nazioni Unite. La 69° sessione segna il 30esimo anniversario della dichiarazione della piattaforma di Pechino adottata nel 1995 da 189 paesi definendo una road map globale per il conseguimento dell’uguaglianza di genere che comprende misure e obiettivi in 12 settori chiave.
Quali progressi nella parità di genere
La 69° sessione ha il compito di valutare l’attuazione della piattaforma d’azione per imprimere un nuovo slancio. Dall’adozione della piattaforma molti paesi hanno fatto grandi sforzi per conseguire l’uguaglianza di genere. Da un rapporto delle Nazioni Unite, nell’ultimo decennio oltre 40 paesi hanno riscritto le loro costituzioni per integrare disposizioni che promuovono i diritti delle donne e delle ragazze. L’UE ha attuato diverse misure nell’ambito della piattaforma e monitora questi progressi, ma oggettivamente solo 10 paesi del mondo hanno colmato l’80% del divario di genere. I dati sull’obiettivo di sviluppo sostenibile n. 5, “Realizzare la parità di genere e l’emancipazione di donne e ragazze“, mostrano che nessun indicatore è stato raggiunto a livello mondiale e le analisi delle Nazioni Unite parlano di una retrocessione globale sui diritti delle donne e delle ragazze, sempre più colpite da violenze sessuali, conflitti, crimini contro l’umanità, disparità retributive, oneri nell’assistenza e sotto-rappresentazione a livello dirigenziale. Questa involuzione assume conseguenze gravi in Afghanistan con il regime di apartheid in base al genere.
Posizione della CSW69
Secondo la CSW69 è arrivato il momento di considerare i governi responsabili della copertura sanitaria universale. La salute è un Diritto Umano fondamentale, purtroppo molti paesi ancora non hanno accesso ai servizi di base, specialmente quando si parla di salute sessuale e riproduttiva (4,3 miliardi di persone non hanno a questi servizi), 218 milioni di donne nel Sud globale non hanno accesso alla contraccezione moderna. Occorre cambiare politica e garantire a tutti uno standard di salute fisica e mentale.
Il punto sugli strumenti e le priorità dell’Unione Europea

Il Parlamento europeo voterà una raccomandazione sulle priorità dell’UE e invita il Consiglio europeo a fare il punto sull’attuazione della piattaforma; garantire che l’UE dia l’esempio nel conseguire l’uguaglianza di genere; consentire una maggiore rappresentanza femminile nei processi decisionali; attuare l’integrazione nei bilanci di genere; assumere un ruolo centrale nella lotta ai progressi dell’uguaglianza e dei diritti delle donne; affrontare la povertà femminile; rafforzare gli strumenti UE per combattere la violenza di genere; garantire l’accesso delle donne all’assistenza sanitaria e integrare la dimensione di genere nella transizione verde. Rispetto alla politica estera, il progetto invita il Consiglio a garantire che l’uguaglianza e i diritti delle donne siano considerati in tutti gli aspetti di azione anche esterni all’UE. La dichiarazione politica – oltre ad affermare la necessità di sostenere i diritti umani e le libertà fondamentali per ogni donna e ragazza – vuole rafforzare gli impegni nei confronti delle donne, della pace e della sicurezza, sottolineando la necessità di integrare le voci e la leadership delle donne nella prevenzione dei conflitti, nella costruzione della pace e nella risoluzione dei conflitti. Si sottolineano gli interventi nello sradicare la povertà, garantendo il diritto delle donne e ragazze all’istruzione anche nelle materie STEM aumentando gli investimenti pubblici e nei sistemi di assistenza. Riconoscendo l’enorme potenziale della tecnologia, emerge la necessità di colmare il divario digitale di genere e si chiede un rinnovato investimento nelle statistiche e nei dati di genere per arrivare ad una politica informata. La Dichiarazione raccomanda inoltre agli Stati membri di eliminare ogni forma di violenza contro le donne e le ragazze, comprese quelle emergenti come la violenza digitale, le molestie online e il cyberbullismo.
Italia in prima linea nella lotta alle mutilazioni genitali femminili
L’Italia ha ribadito il suo impegno nella lotta contro le mutilazioni genitali femminili (MGF) con un evento organizzato nell’ambito della Commissione sulla Condizione della Donna (CSW) delle Nazioni Unite. L’interesse su questo tema conferma il ruolo del nostro Paese nella promozione dei diritti delle donne e delle bambine a livello globale. L’Ambasciatore italiano presso le Nazioni Unite, Maurizio Massari, ha sottolineato l’impegno internazionale per eliminare questa pratica dannosa, sottolineando come le mutilazioni genitali femminili rappresentano “una grave violazione dei diritti fondamentali delle donne e delle bambine, oltre a essere una questione di salute pubblica e di giustizia sociale”. Infine ha detto che “l’Italia continuerà a lavorare con i suoi partner internazionali per porre fine a questa pratica entro il 2030, garantendo protezione e supporto alle vittime”.
Dichiarazioni politiche per affrontare le future sfide e opportunità
Sima Bahous, sottosegretaria generale e direttore esecutivo di UN Women nel valutare l’adozione della Dichiarazione, ha affermato: “affrontare le sfide e le opportunità dell’uguaglianza di genere richiede un’azione collettiva da parte degli Stati membri, ora più che mai. In un momento in cui le conquiste ottenute per l’uguaglianza di genere sono sotto attacco, la comunità globale deve dimostrare unità a tutte le donne e le ragazze, ovunque”. Bahous, ha poi aggiunto: “Nessuna nazione ha ancora raggiunto la piena parità di genere, e questa dichiarazione sostiene che i governi del mondo riconoscono il 2025 come un punto di svolta, in cui le promesse fatte 30 anni fa non possono essere rimandate”.
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Cristina Montagni
Il DELITTO DI FEMMINICIDIO ENTRA NEL CODICE PENALE
Il 7 marzo 2025 il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro della giustizia Carlo Nordio, del Ministro degli interni Matteo Piantedosi, del Ministro per la famiglia, la natalità e le pari opportunità Eugenia Roccella e del Ministro per le riforme istituzionali e la semplificazione normativa Maria Elisabetta Alberti Casellati, introduce il delitto di femminicidio e altri interventi normativi per il contrasto alla violenza nei confronti delle donne e per la tutela delle vittime.

Il Consiglio dei Ministri, ha così approvato il 7 marzo scorso un disegno di legge che introduce il delitto di femminicidio e altri interventi normativi per il contrasto alla violenza nei confronti delle donne e per la tutela delle vittime. Il testo è un intervento ampio e sistematico per rispondere alle esigenze di tutela contro l’attuale e drammatico fenomeno sulle manifestazioni di prevaricazione e violenza commesse nei confronti delle donne.
In tale scenario si inserisce una nuova fattispecie penale di “femminicidio” che, per l’estrema urgenza criminologica e per la particolare struttura di reato, viene sanzionata con la pena dell’ergastolo. Si prevede venga punito con questa pena “chiunque cagioni la morte di una donna quando il fatto è commesso come atto di discriminazione o di odio verso la persona offesa in quanto donna o per reprimere l’esercizio dei suoi diritti o delle sue libertà o, comunque, l’espressione della sua personalità”. In linea con tale intervento, le stesse circostanze di reato sono introdotte quali aggravanti per i delitti più tipici di codice rosso e con la previsione di un aumento delle pene previste di almeno un terzo e fino alla metà o a due terzi, a seconda del delitto.
Il testo prevede inoltre:
- l’audizione obbligatoria della persona offesa da parte del pubblico ministero, non delegabile alla polizia giudiziaria, nei casi di codice rosso;
- introduce specifici obblighi informativi in favore dei prossimi congiunti della vittima di femminicidio;
- prevede il parere, non vincolante, della vittima in caso di patteggiamento per reati da codice rosso e connessi obblighi informativi e onere motivazionale del giudice;
- nei casi in cui sussistano esigenze cautelari, prevede l’applicazione all’imputato della misura della custodia cautelare in carcere o degli arresti domiciliari;
- interviene sui benefici penitenziari per autori di reati da codice rosso;
- introduce, in favore delle vittime di reati da codice rosso, il diritto di essere avvisate anche dell’uscita dal carcere dell’autore condannato, a seguito di concessione di misure premiali;
- rafforza gli obblighi formativi dei magistrati, previsti dall’art. 6, comma 2, della legge n. 168 del 2023;
- estende nella fase dell’esecuzione della condanna al risarcimento il regime di favore in tema di prenotazione a debito previsto per i danneggiati dai fatti di omicidio “codice rosso” e di femminicidio;
- introduce una disposizione di coordinamento che prevede l’estensione al nuovo articolo 577-bis dei richiami all’articolo 575 contenuti nel codice penale.
L’intervento – di particolare rilevanza – rientra nel quadro degli obblighi assunti dall’Italia con la ratifica della Convenzione di Istanbul e in sintonia con le linee operative disegnate dalla nuova direttiva (UE) 1385/2024 in materia di violenza contro le donne, nonché delle direttive in materia di tutela delle vittime di reato.
Cristina Montagni
Impegno degli stati membri per valorizzare il contributo nel raggiungimento degli obiettivi di uguaglianza di genere
Alla vigilia della Giornata Internazionale della Donna, istituita dalle Nazioni Unite nel 1977 e celebrata ogni anno l’8 marzo in ricordo per la lotta dei diritti femminili, l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, in un recente convegno “Violenza contro le donne, trasversalità dell’uguaglianza di genere ed emancipazione femminile nell’azione per lo sviluppo e umanitaria”, ha sollecitato alcune osservazioni sulle attività della cooperazione, sottolineando l’importanza di elaborare progetti per contrastare il fenomeno con l’inserimento dell’uguaglianza fra i generi e l’empowerment femminile attraverso azioni specifiche a ragazze e bambine nei programmi di cooperazione e aiuto umanitario.

Una discussione alla quale hanno preso parte il direttore AICS, Marco Ricardo Rusconi; il vicedirettore tecnico di AICS, Leonardo Carmenati; la dottoressa Alessandra Accardo, agente della questura di Napoli; la ministra Laura Aghilarre Co-Chair delGender Equality and Women Empowerment (GEWE); la dott.ssa Carletti – docente di Diritto Internazionale dell’Università Roma Tre – che ha centrato il tema all’interno dell’agenda 2030; la dott.ssa Marta Collu – referente per l’uguaglianza di genere dell’AICS – ha parlato dei supporti della Cooperazione e gli impegni dell’Italia nelle Linee guida sull’uguaglianza per donne, ragazze e bambine; la dott.ssa Eugenia Pisani, esperta di AICS Dakar, ha riferito dell’impegno con il governo del Senegal. Tra le osservazioni quello delle funzionarie OCSE-DAC Lisa Williams, Jenny Hedman e Cibele Cesca per esporre la promozione dell’empowerment femminile.
Il percorso dell’uguaglianza sempre in salita
Sulle questioni di genere le statistiche denunciano un percorso lungo da raggiungere rispetto ad alcuni indicatori e le analisi mostrano che ci vorranno altri 134 anni per raggiungere l’uguaglianza del genere dove è necessario un cambiamento culturale. Oggi, è possibile rivolgere un appello agli uomini che ricoprono ruoli di potere poiché rappresentano l’emancipazione dell’essere umano in termini generali. L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha sostenuto che nel mondo il 26% delle donne ha subito violenza fisica o sessuale almeno una volta nella vita, ma il dato tocca il 39% in contesti fragili dove è difficile avere strumenti per denunciare.
Dalla Convenzione di Istanbul alla Risoluzione ONU 1325: cosa c’è e cosa manca
La segretaria generale per i diritti umani Centemero, ha ricordato che l’Italia nel 2013 è stata tra i primi paesi a ratificare la Convenzione di Istanbul. Il nostro Paese è impegnato in attività di contrasto alla violenza di genere e il Comitato Interministeriale per i diritti umani promuoverà il 5 piano di azione Nazionale su donne, pace e sicurezza, 2025-2030. Lo scenario italiano si amplia considerando che le Nazioni Unite 25 anni fa hanno emanato la Risoluzione 1325 su “Donne, Pace e Sicurezza” dove per la prima volta si parlò dell’impatto della guerra su donne e adolescenti attraverso il contributo nella risoluzione dei conflitti per una pace durevole. Tra gli obiettivi quello che le donne siano rilevanti in politica, diplomazia, forze di sicurezza e posizioni apicali nella società attraverso l’empowerment e formazione. In aggiunta c’è la questione della protezione e prevenzione delle donne e adolescenti affinché diventino centrali nei contesti di conflitto e non solo. In questo scenario emergono situazioni che afferiscono alle mutilazioni genitali femminili, matrimoni precoci e forzati per arrivare alla violenza economica.
Investimenti e riflessioni al G7 del Gender Equality and Women Empowerment
Aghilarre ha chiarito l’impegno della Presidenza del G7 in materia di genere, aggiungendo che il gruppo Gender Equality and Women Empowerment ha sviluppato una riflessione in linea con gli standard internazionali e gli obiettivi dell’agenda 2030, in particolare l’obiettivo 5. Il lavoro si articola secondo due anime: la prima prepara il comunicato della ministeriale pari opportunità – componente nazionale e internazionale – dove vengono definiti aspetti politici internazionali e di sviluppo. Gli argomenti sollevati dal GEWE, nella ministeriale a Matera, nella ministeriale esteri a Capri e ministeriale esteri a Fiuggi e Anagni, hanno illustrato le questioni al vertice in Puglia e nel comunicato dei leaders. A Capri l’uguaglianza di genere è stata affrontata come un prerequisito per sradicare la povertà, stimolare la prosperità, la crescita sostenibile per costruire società giuste e inclusive. Altro focus, in cui la cooperazione italiana si è detta aperta agli aiuti finanziari, ha riguardato gli investimenti nella Child Care per consentire alle donne in Italia, Africa e nei paesi in via di sviluppo, di dedicarsi ad attività lavorative e professionali. Significativo l’impegno della Banca Mondiale Investment Child Care per sostenere entro il 2035, 200 milioni di donne nel mercato del lavoro. Aghilarre ha parlato anche del progetto 2X Challenge sostenuto dalla Cassa depositi e prestiti che insieme alle istituzioni nazionali hanno promesso di aumentare l’accesso al credito per le donne nei PVS. Per quanto riguarda il metodo e i contenuti, Aghilarre ha sottolineato il coinvolgimento di FAO, ONU e OCSE per investire nei programmi GEWE – dove l’Unione Africana, OIM, OIL e Unione Europea – hanno presentato la propria visione basata su dati empirici per aumentare gli impegni futuri.
Dalle minacce del Cyberspazio al Gender Gap
Quanto ai contenuti, il G7 si è concentrato sulle violenze domestiche, sessuali e di tratta. Tra i temi quelli legati alle molestie on-line, alla sicurezza digitale per una crescita esponenziale delle piattaforme, dove l’obiettivo è lottare contro le molestie e abusi online nei confronti di donne e ragazzi, studiando soluzioni sulle minacce provenienti dal cyberspazio. Altro nodo ha riguardato il gap economico delle donne, differenza retributiva e partecipazione al lavoro tra i sessi; questa è stata una priorità del Vertice che ha intenzione di incoraggiare le donne ad entrare in settori non tradizionali. L’altro elemento ha riguardato l’imprenditoria femminile; l’importanza di reperire fondi per finanziare progetti per facilitare l’accesso delle donne ai finanziamenti, ai capitali e mercati rivolti ai paesi in via di sviluppo. Con l’istruzione e l’aumento delle competenze si è ribadita la necessità di raggiungere la parità di genere nell’istruzione primaria delle ragazze, migliorare la formazione superiore e professionale (STEM), dove occorre investire nella formazione permanente per la creazione di lavoro attraverso un dialogo con l’Africa. Quanto alla leadership femminile e la partecipazione politica, il G7 intende garantire la piena partecipazione delle donne ai processi decisionali politici ed economici promuovendo quote di genere, programmi di mentoring per aumentare la presenza femminile in posizioni apicali sia nel pubblico che nel privato. In conclusione, il Vertice ha lavorato per un mondo inclusivo, e con le sfide dell’impatto climatico, digitalizzazione, crisi sanitarie globali, è possibile assicurare il progresso per tutte le donne e ragazze del mondo.
Risorse in formazione e salute per raggiungere l’uguaglianza di genere
Collu ha spiegato che per promuovere l’uguaglianza di genere non bisogna pensare alle donne come beneficiare (50% della popolazione), ma bisogna intervenire sugli ostacoli che rappresentano una condizione di discriminazione. In un programma di educazione – ha detto – è fondamentale inserire risorse e borse di studio in grado di incentivare la partecipazione, definire target e lavorare sui temi dell’uguaglianza. In Palestina – ha continuato – sono state realizzate azioni di sensibilizzazione a mariti e ragazzi per spiegare l’importanza della prevenzione del tumore al seno poiché in quei contesti non possono sottoporsi a screening giacché verrebbero stigmatizzate. Quindi nelle linee guida studiate dalla cooperazione italiana, emergono gli impegni dell’AICS, della cooperazione territoriale, settore privato e università per ottenere la parità tra i generi. Le linee guide sono articolate secondo 6 direttrici:

– diritti a ragazze e bambine rispetto alla violenza di genere;
– empowerment economico;
– coinvolgimento settore privato;
– ruolo delle donne nel settore agricolo escluse dall’accesso della terra e risorse;
– salute sessuale e riproduttiva;
– aiuti umanitari in contesti fragili in cui donne e bambine sono fragili.
In conclusione, Collu ha affermato che le donne oltre ad essere presenti in tutti i settori, vengono spesso emarginate nella vita, colpite dai cambiamenti climatici, discriminate in agricoltura e nelle cure mediche. Queste guide contengono azioni ambiziose, e nel corso del G7 i paesi donatori sono concordi nel destinare il 10% delle risorse per finanziare attività nella cooperazione italiana e raggiungere l’uguaglianza di genere.
Cristina Montagni




