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Rapporto OIL-UNICEF: 138 milioni di bambini e adolescenti nel mondo sono ancora vittime di lavoro minorile

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Road Map UE alla 69° sessione dell’ONU: cambiare il paradigma verso l’uguaglianza di genere

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La 69° sessione della Commissione delle Nazioni Unite sullo status delle donne, che si svolge a New York dal 10 al 21 marzo 2025, ha il compito di valutare i progressi sull’attuazione della dichiarazione e della piattaforma d’azione di Pechino, adottate 30 anni fa. Scopo della Commissione è assumere, da parte degli Stati membri, una forte dichiarazione politica, impegnandosi a promuovere i diritti, l’uguaglianza e l’empowerment di tutte le donne e le ragazze. Le stime mostrano che un miglioramento nella parità di genere porterebbe ad un aumento del PIL pro capite dell’UE dal 6,1 al 9,6% pari a 1,95 – 3,15 miliardi di euro. Il divario occupazionale di genere in UE si traduce in una perdita economica di 370 miliardi di euro all’anno e il costo stimato del Gender-Based violence nell’Unione sarebbe pari a 366 miliardi di euro all’anno.

La piattaforma d’azione di Pechino è dunque una dichiarazione politica che potenzia il rispetto, la protezione, la promozione dei diritti, l’uguaglianza e l’emancipazione di tutte le donne e le ragazze. Al congresso partecipano António Guterres, Segretario generale delle Nazioni Unite; Sima Bahous, Direttore esecutivo, UN Women; Philemon Yang, Presidente dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Celebrazione 30° anniversario della piattaforma d’azione di Pechino

Istituita nel 1946, la Commissione delle Nazioni Unite sulla condizione femminile, è un organo del Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite i cui rappresentanti (45 Stati membri) riuniscono i governi degli Stati membri dell’ONU, della società civile e di altri organismi delle Nazioni Unite. La 69° sessione segna il 30esimo anniversario della dichiarazione della piattaforma di Pechino adottata nel 1995 da 189 paesi definendo una road map globale per il conseguimento dell’uguaglianza di genere che comprende misure e obiettivi in 12 settori chiave.

Quali progressi nella parità di genere

La 69° sessione ha il compito di valutare l’attuazione della piattaforma d’azione per imprimere un nuovo slancio. Dall’adozione della piattaforma molti paesi hanno fatto grandi sforzi per conseguire l’uguaglianza di genere. Da un rapporto delle Nazioni Unite, nell’ultimo decennio oltre 40 paesi hanno riscritto le loro costituzioni per integrare disposizioni che promuovono i diritti delle donne e delle ragazze. L’UE ha attuato diverse misure nell’ambito della piattaforma e monitora questi progressi, ma oggettivamente solo 10 paesi del mondo hanno colmato l’80% del divario di genere. I dati sull’obiettivo di sviluppo sostenibile n. 5, “Realizzare la parità di genere e l’emancipazione di donne e ragazze“, mostrano che nessun indicatore è stato raggiunto a livello mondiale e le analisi delle Nazioni Unite parlano di una retrocessione globale sui diritti delle donne e delle ragazze, sempre più colpite da violenze sessuali, conflitti, crimini contro l’umanità, disparità retributive, oneri nell’assistenza e sotto-rappresentazione a livello dirigenziale. Questa involuzione assume conseguenze gravi in Afghanistan con il regime di apartheid in base al genere.

Posizione della CSW69 

Secondo la CSW69 è arrivato il momento di considerare i governi responsabili della copertura sanitaria universale. La salute è un Diritto Umano fondamentale, purtroppo molti paesi ancora non hanno accesso ai servizi di base, specialmente quando si parla di salute sessuale e riproduttiva (4,3 miliardi di persone non hanno a questi servizi), 218 milioni di donne nel Sud globale non hanno accesso alla contraccezione moderna. Occorre cambiare politica e garantire a tutti uno standard di salute fisica e mentale.

Il punto sugli strumenti e le priorità dell’Unione Europea

Il Parlamento europeo voterà una raccomandazione sulle priorità dell’UE e invita il Consiglio europeo a fare il punto sull’attuazione della piattaforma; garantire che l’UE dia l’esempio nel conseguire l’uguaglianza di genere; consentire una maggiore rappresentanza femminile nei processi decisionali; attuare l’integrazione nei bilanci di genere; assumere un ruolo centrale nella lotta ai progressi dell’uguaglianza e dei diritti delle donne; affrontare la povertà femminile; rafforzare gli strumenti UE per combattere la violenza di genere; garantire l’accesso delle donne all’assistenza sanitaria e integrare la dimensione di genere nella transizione verde. Rispetto alla politica estera, il progetto invita il Consiglio a garantire che l’uguaglianza e i diritti delle donne siano considerati in tutti gli aspetti di azione anche esterni all’UE. La dichiarazione politica – oltre ad affermare la necessità di sostenere i diritti umani e le libertà fondamentali per ogni donna e ragazza – vuole rafforzare gli impegni nei confronti delle donne, della pace e della sicurezza, sottolineando la necessità di integrare le voci e la leadership delle donne nella prevenzione dei conflitti, nella costruzione della pace e nella risoluzione dei conflitti. Si sottolineano gli interventi nello sradicare la povertà, garantendo il diritto delle donne e ragazze all’istruzione anche nelle materie STEM aumentando gli investimenti pubblici e nei sistemi di assistenza. Riconoscendo l’enorme potenziale della tecnologia, emerge la necessità di colmare il divario digitale di genere e si chiede un rinnovato investimento nelle statistiche e nei dati di genere per arrivare ad una politica informata. La Dichiarazione raccomanda inoltre agli Stati membri di eliminare ogni forma di violenza contro le donne e le ragazze, comprese quelle emergenti come la violenza digitale, le molestie online e il cyberbullismo.

Italia in prima linea nella lotta alle mutilazioni genitali femminili

L’Italia ha ribadito il suo impegno nella lotta contro le mutilazioni genitali femminili (MGF) con un evento organizzato nell’ambito della Commissione sulla Condizione della Donna (CSW) delle Nazioni Unite. L’interesse su questo tema conferma il ruolo del nostro Paese nella promozione dei diritti delle donne e delle bambine a livello globale. L’Ambasciatore italiano presso le Nazioni Unite, Maurizio Massari, ha sottolineato l’impegno internazionale per eliminare questa pratica dannosa, sottolineando come le mutilazioni genitali femminili rappresentano “una grave violazione dei diritti fondamentali delle donne e delle bambine, oltre a essere una questione di salute pubblica e di giustizia sociale”. Infine ha detto che “l’Italia continuerà a lavorare con i suoi partner internazionali per porre fine a questa pratica entro il 2030, garantendo protezione e supporto alle vittime”.

Dichiarazioni politiche per affrontare le future sfide e opportunità

Sima Bahous, sottosegretaria generale e direttore esecutivo di UN Women nel valutare l’adozione della Dichiarazione, ha affermato: “affrontare le sfide e le opportunità dell’uguaglianza di genere richiede un’azione collettiva da parte degli Stati membri, ora più che mai. In un momento in cui le conquiste ottenute per l’uguaglianza di genere sono sotto attacco, la comunità globale deve dimostrare unità a tutte le donne e le ragazze, ovunque”. Bahous, ha poi aggiunto: “Nessuna nazione ha ancora raggiunto la piena parità di genere, e questa dichiarazione sostiene che i governi del mondo riconoscono il 2025 come un punto di svolta, in cui le promesse fatte 30 anni fa non possono essere rimandate”.

Diritti e partecipazione quale prezzo pagano le donne su premierato e autonomia

6–9 minuti

Monsignor Vincenzo Paglia riflette sull’IA generativa al servizio dell’umanità, un confine tracciato nel 2020 nella Rome Call for AI Ethics

4–5 minuti
Monsignor Vincenzo Paglia - Presidente della Pontificia Accademia per la Vita

Monsignor Vincenzo Paglia Presidente della Pontificia Accademia per la Vita

Rappresentanza delle donne e l’impegno della European Women’s Lobby alle elezioni di giugno 2024

Rossella Poce, Presidente Lef-Italia

(a sinistra) Rossella Poce, Presidente Lef-Italia
(a destra) M. Ludovica Bottarelli, Segretaria Generale Lef-Italia- Osservatorio EWL
On. Beatrice Covassi del gruppo S&D
Oria Gargano, Presidente Cooperativa Sociale Befree, Membro del Direttivo LEF- Italia

Titti Carrano, Avvocata D.i.Re per l’Italia

Legami tra diritti umani, salute e ambiente. Sfide dell’Europa sulla Due Diligence d’impresa

9–13 minuti
Laura Boldrini
(Comitato Permanente sui Diritti Umani, Camera dei deputati)

Rapporto UNFPA 2023: Focus diritti delle donne e ragazze

La popolazione mondiale a novembre 2022 ha raggiunto la soglia di 8 miliardi, e i due terzi vive in luoghi dove il tasso di fertilità è sotto il “livello di sostituzione”, 2,1 figli per donna. Lo rivela l’ultimo rapporto del Fondo delle Nazioni Unite che analizza la situazione sotto diverse angolazioni; con gli occhi del passato poiché aver raggiunto quel valore è grazie ai progressi della scienza; diminuzione delle morti per parto, progressi nella salute, infanzia etc. L’avvenimento genera tuttavia una certa ansia demografica, perciò, è necessario disaggregare il dato poiché metà delle gravidanze nel mondo sono indesiderate.

Il Report stima che il 44% delle donne in 68 paesi non ha accesso alla salute riproduttiva o decidere con chi avere un figlio, globalmente un quarto delle donne non raggiunge “l’ideale di fertilità”: quando o quanti figli avere. La riflessione tende a concentrarsi anche sui paesi a basso reddito – circa otto – che da qui al 2050 rappresenteranno metà della crescita demografica ridisegnando la classifica mondiale dei Paesi più popolosi. Inoltre, la questione che attiene all’ansia demografica si collega anche ai cambiamenti climatici: su 8 miliardi di individui, 5.5 mld guadagnano meno di 10 dollari al giorno, quindi, non saranno in grado di contribuire alla diminuzione delle emissioni di carbonio; perciò, il dato iniziale va studiato sotto una lente critica che guarda ai diritti e alle scelte.

8 miliardi: troppi o pochi?

Il tema che ricorre nel Report UNFPA 2023 è se 8 miliardi di individui nel mondo sono troppi o troppo pochi. Se da un lato i paesi ricchi come la Corea del Sud, il tasso di fertilità è 2 figli per donna, per i paesi dell’Africa Sub Sahariana la preoccupazione è in una fecondità troppo elevata. Per l’Italia, in base all’ultima pubblicazione ISTAT, gli indicatori demografici 2021 registrano il numero più basso di nascite rispetto gli anni passati, stimando la soglia di 400 mila nascite l’anno. Questo calo demografico interessa anche la Cina – un tempo considerato paese sovrappopolato – che dal 2011 al 2017 è passato da 18 milioni di nascite a 11,5 milioni l’anno. La questione non è sapere se i figli sono pochi o troppi, ma permettere alle donne in contesti in cui la fecondità è bassa o elevata, di avere figli, un diritto da assicurare dove le politiche devono garantire interventi di pianificazione nel lungo periodo. Il punto è trovare un giusto equilibrio di nascite e mantenere un “livello di sostituzione” tra le generazioni. Nei paesi in cui la fecondità è bassa, i Governi non devono guardare al solo obbiettivo numerico, ma a politiche familiari in grado di facilitare l’accesso al mercato del lavoro e far sì che le donne non siano costrette a scegliere se lavorare o avere un figlio.

Sostegno all’empowerment femminile per effetto dei cambiamenti demografici sulla struttura per età della popolazione

Nel mondo metà della popolazione ha meno di 30 anni, in particolare il dato varia fra i paesi europei rispetto quelli africani. In media in Italia il 50% della popolazione ha 44 anni, mentre in Africa è sotto i 20 anni; tale divario avrà in futuro importanti implicazioni; perciò, occorre riconoscere che le vecchie strutture familiari sono destinate a mutare e sarà necessario includere nella società un numero sempre crescente di anziani. C’è poi il tema delle migrazioni dove a livello mondiale pochi sono gli individui che tendono a spostarsi ma interessano soprattutto i paesi più poveri del mondo. Infine, il rapporto osserva come le politiche sui migranti e le comunità di accoglienza dovranno prestare attenzione al rispetto dei diritti umani fondamentali, sostenere la crescita dell’empowerment di donne e bambine, garantire un parto sicuro, promuovere la salute e assicurare la convivenza delle persone anziane. Il report suggerisce inoltre di focalizzare gli interventi sulle persone vulnerabili raccogliendo informazioni statistiche che provengono non solo dai paesi poveri ma da tutto il mondo per aiutare le popolazioni fragili attuando policy mirate.

La Cooperazione allo Sviluppo e il ruolo strategico dell’Italia

Dal rapporto UNFPA 2023 emerge un elemento trasversale: tendenze globali come povertà, salute, calo delle nascite, pandemie, etc sono conseguenza della disparità fra i generi che insieme all’aumento dell’aspettativa di vita e dell’invecchiamento, comportano una crescita dei lavori di cura non retribuiti da parte delle donne. Per queste ragioni occorre sostenere la promozione dei diritti delle donne e delle ragazze, la parità di genere, l’educazione delle bambine e combattere ogni forma di discriminazione, violenza sessuale e di genere, priorità indiscusse sia a livello internazionale che dal nostro Paese. Per raggiungere questi Goals, i finanziamenti alla Cooperazione italiana sono cruciali, pensiamo agli aiuti per sostenere la crisi in Afghanistan che rappresentano un focus importante per la cooperazione in ambito unilaterale e bilaterale. Riaffermare l’impegno in favore delle donne e delle ragazze con chiari indirizzi politici è vitale anche alla luce delle attuali recessioni sui diritti delle donne registrate negli ultimi anni dovuti dalla pandemia. La cooperazione italiana sin dal 2008 partecipa al programma congiunto UNFPA-UNICEF per l’eliminazione delle mutilazioni genitali femminili con 2 milioni di euro l’anno, inoltre dal 2020 è tra i sostenitori del programma contro i matrimoni precoci e forzati dove Aidos (Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo) svolge un ruolo cruciale.

Si tratta di iniziative che vedono in prima linea il ministero degli affari esteri poiché vi è consapevolezza che dal successo di questi sforzi dipende il futuro di milioni di bambine e ragazze. Anche la questione dell’empowerment femminile è centrale per affermare che le donne sono agenti di cambiamento, e solo con istruzione e formazione è possibile raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Ne consegue che la cooperazione internazionale rappresenta il principale donatore della Global Partnership for Education, dedicata al miglioramento dei sistemi educativi nei paesi in via di sviluppo in riferimento alla condizione delle bambine in Africa. È necessario ricordare che la cooperazione italiana si è dotata di linee guida strategiche rivolgendo un appello a tutti gli attori del sistema italiano sulla parità di genere e l’empowerment delle donne e ragazze. Scopo delle best practice è rafforzare l’ordinamento italiano per eliminare le discriminazioni di genere attraverso un approccio inclusivo sottolineando il ruolo delle donne quali protagoniste nei processi di sviluppo. Se si desidera raggiungere l’uguaglianza di genere non è sufficiente concentrare gli sforzi sull’obbiettivo 5 dell’agenda 2030, ma occorre una visione olistica; accesso ai servizi universali di assistenza sanitaria in particolare quella sessuale e riproduttiva delle donne e adolescenti, prendersi cura dell’ambiente e delle istituzioni che le rappresentano. E poi bisogna impegnarsi affinché le donne abbiano lo spazio che meritano nei processi decisionali, lavorare per eliminare le barriere giuridico-sociali-culturali ed economiche che ne ostacolano la leadership e la partecipazione in luoghi in cui si decide sulle politiche che impattano sulla loro vita. Il sistema deve perciò confrontarsi con la società civile e le istituzioni, avere un approccio multidisciplinare per raggiungere un cambiamento sostanziale e permettere alle donne il pieno godimento dei diritti; questo sarà l’approccio che l’Italia adotterà durante la presidenza del G7 nel 2024.

Priorità di AIDOS al G7 2024

L’Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo, impegnata nella cooperazione internazionale, sostiene progetti per l’empowerment di donne e ragazze, salute sessuale riproduttiva ed empowerment economico, strumenti capaci di abbattere il divario di genere alla radice di violenze, conflitti e stupri. L’associazione suggerisce alla politica, ai media e alla società civile di guardare non solo ai tassi di natalità e fertilità quali indici da raggiungere, ma all’autodeterminazione delle donne e delle ragazze. Il quadro internazionale è ricco di documenti a sostegno della parità; infatti, l’agenda 2030 non annuncia la parità di genere solo in termini di principi ma anche in termine di servizi (obbiettivo 3 dedicato alla salute e obbiettivo 5 dedicato alla parità di genere). Per raggiungere questi traguardi sono necessari più fondi alla società civile poiché una diminuzione di risorse farebbe retrocedere i progressi compiuti dall’associazione. Aidos in vista del G7 raccomanda di tenere alta nell’agenda politica la parità di genere, il contrasto alla violenza e alle pratiche dannose nei confronti delle donne come l’accesso ai servizi universali per la salute sessuale e riproduttiva. Per l’associazione è urgente potenziare programmi di formazione per i giovani: promuovere la pianificazione familiare con moderni metodi di contraccezione e stabilire un aumento graduale di risorse per raggiungere lo 0,7% del PIL da destinare alla cooperazione in Italia. In conclusione non è sufficiente guardare ai soli tassi ma pensare alla crescita delle donne e ragazze, creare un mondo in cui tutte e tutti possano esercitare i propri diritti, scelte e responsabilità.

Cristina Montagni

Medicina di genere e politiche sulla salute della donna

Ministero della Salute e Fondazione Atena Onlus in occasione della settima giornata nazionale sulla salute della donna, ha presentato al Centro Studi Americani di Roma il convegno “La salute della donna: politiche per il futuro”. Il seminario ha indicato un maggiore coinvolgimento nella sperimentazione e la necessità di investire in screening e diagnosi mettendo al centro le differenze di sesso e genere in ogni fase della salute a partire dalla prevenzione, diagnosi e cura. Ad aprire il tavolo, il direttore del Centro Studi Americani, Roberto Sgalla con la partecipazione del Ministro della Salute, Roberto Speranza e numerosi contributi di studiose ed esperte della sanità.

Efficienza del Servizio Sanitario Nazionale e attenzione alla salute della donna

Roberto Speranza, Ministro della Salute

“Siamo di fronte ad una grande sfida; far crescere il servizio sanitario con le risorse del PNRR – oltre 20 mld di euro – per cambiare l’approccio sanitario nel nostro paese ed intervenire nell’assistenza territoriale, digitalizzazione, etc”.  Così il Ministro della Salute è intervenuto al convegno di fine aprile confermando che per la prima volta – per effetto della crisi pandemica – l’Italia si è dotata di un Piano Operativo Nazionale sulla salute. In particolare, “l’attenzione sulla salute della donna deve essere una priorità sulla quale occorre investire nei prossimi anni riconoscendone la diversità”. Ha poi aggiunto che nella ricerca farmaceutica il tema è trattato marginalmente e occorre una maggiore pianificazione. Infine, ha sostenuto che serve più prevenzione per le donne in campo oncologico e sono al tavolo proposte provenienti da numerose comunità scientifiche.

Aggiornamento delle variabili per una nuova medicina di genere

La medicina di genere nata anni fa per considerare la condizione uomo/donna, oggi ha portato progressi con l’inserimento di indicatori che osservano gli stili di vita degli individui. Stabilire l’esistenza delle patologie non era automatico perché emergevano risposte diverse in base all’età o etnia. Più tardi si sono aggiunti parametri sociali, economici, culturali ed ambientali che condizionavano la salute dell’individuo. Questi fattori documentati scientificamente, impongono oggi la domanda se è ancora attuale parlare di medicina di genere, dice Anna Maria Moretti, o è giusto chiamarla in modo diverso considerando variabili come la religione, infrastrutture fruibili e organizzazione di accesso ai servizi.

Pericolosi ritorni a vecchie tradizioni e aiuto alle donne di altri paesi

In Italia è sempre esistita la prevenzione, ma ci sono donne che ancora hanno una bassa percezione al tema e quindi necessita una elevata sensibilizzazione. Mariella Enoc sostiene che si sta tornando alla pratica del parto non sicuro che genera condizioni rischiose sia per la madre che per il nascituro e coinvolge un numero consistente di donne provenienti da altri paesi. Enoc ricorda il progetto “Il parto sicuro” in Etiopia sottolineando che nei paesi arabi ed africani la prevenzione è inesistente e sono le donne ad essere colpite ed emarginate nella cura.

Progetto “Donne” inserito nella cattedra UNESCO

Annamaria Colao ha illustrato il progetto “Donne” inserito nella cattedra UNESCO, inaugurato a Napoli per presentare all’Organizzazione delle Nazioni Unite come la salute umana è un bene da proteggere. Il progetto racconta la docente, è un percorso in cui la donna, in modo gratuito, poteva usufruire di una serie di visite ed essere educata alla prevenzione per un determinato setting. Ogni gazebo era strutturato per fruire di visite specialistiche dove erano organizzati incontri orientati alla salute, alla violenza sulle donne, bullismo etc. La manifestazione sarà replicata dal 23 al 26 giugno a Napoli per sensibilizzare le donne alla prevenzione affinché diventi uno strumento educativo e spiegare le pratiche per mantenersi in buona salute, dalle bambine alle persone anziane. La docente infine conclude che in Italia manca un ospedale delle donne, cultura oramai consolidata nei paesi anglosassoni, e ha sostenuto l’utilità di portare all’interno di questo percorso la cultura medica e la cura di sé a 360 gradi.

Sanità connessa al territorio e più formazione  

Con la pandemia si è capito che la salute è un bene importante ed ha un forte impatto sul sistema sociale ed economico di un paese. I dati del servizio sanitario nazionale mostrano uno scenario in cui la popolazione sta invecchiando e non produrrà da un punto di vista economico. Oggi è opportuna un’attenta programmazione e con le risorse del PNRR vi è la condizione di definire cosa servirà in futuro. Questo cambio di visione fa sì che tra le priorità vi è quella di non ammalarsi, integrare la malattia con il sociale, elemento fondamentale per le donne che raramente possono contare sul care giver. È anche necessario fare formazione per una nuova sanità attraverso la digitalizzazione, un sistema che connetta la sanità a tutto il territorio nazionale. Tale processo secondo la Siliquini non è rinviabile insieme ad una attenta formazione di professionisti sanitari nell’utilizzo della telemedicina.

Un sistema quote per top manager della sanità

Durante la pandemia è emersa una mancanza di donne nei ruoli apicali. Nel sistema sanitario il 18% occupa il ruolo di direttore generale mentre nel mondo solo il 25% arriva a cariche di top management, ma ribadisce Paola Testori Coggi, l’obbiettivo è raggiungere il 40% entro il 2025. L’attuale fotografia restituisce uno scenario poco rassicurante, infatti, le donne medico sono il 44% e scendono al 32% se si parla di direttori di strutture sanitarie e il 17% se direttori in strutture complesse. Quanto ai posti di direttore generale, a fronte di un 26% di iscritte nelle liste idonee, solo il 18% sono scelte per occupare questo ruolo, un gap che evoca consolidati stereotipi culturali e vivi pregiudizi nel nostro paese. Ricerca, conoscenza, formazione, empowerment femminile delle professioniste della salute devono essere sostenute da una seria politica attiva, dice Sandra Zampa. Suggerisce di adottare un sistema di quote “rosa” equivalente alla norma già prevista per le società quotate in borsa che prevede la presenza femminile nei consigli di amministrazione, così anche le aziende sanitarie dovrebbero far uso di questo strumento per garantire parità di genere negli organi di amministrazione e controllo nella sanità. Infine, ha sottolineato la necessità di campagne di comunicazione e format sulla salute per evitare disuguaglianze, false informazioni e raggiungere tutte le donne in ogni strato della società.

Cristina Montagni

Contributi alla conferenza: Roberto Speranza, Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, coordinatrice Health&Science Bridge, Carla Vittoria Maira, presidente Fondazione Atena Donna, Anna Maria Moretti, presidente GISEG, Roberta Rossini, Direttrice S.C. Cardiologia Ospedale Santa Croce e Carle Cuneo, Roberta Siliquini, Professore Ordinario di Sanità Pubblica, Dipartimento di Scienze della Sanità Pubblica e Pediatriche, Università di Torino, Annamaria Colao, Presidente Società italiana di Endocrinologia, Cattedra Unesco Educazione alla Salute e allo Sviluppo Sostenibile, Maria Pia Garavaglia, Presidente Fondazione Roche, Maria Peano, presidente Associazione Pre.zio.sa., Eleonora Porcu, vicepresidente della commissione III del Consiglio Superiore Sanità, Università di Bologna, Paola Testori Coggi, consigliere scientifico Istituto Affari Internazionali (IAI) e Special Advisor del Cluster Tecnologico Nazionale Scienze della Vita Alisei, Mariella Enoc, Presidente Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Sandra Zampa, Responsabile Salute Segreteria Nazionale PD, responsabile alle relazioni internazionali ed attività istituzionali nazionali del Ministero della Salute.