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World Food Day 2024. Fame zero nel 2030 una speranza che rischia di naufragare
“Diritto al cibo per una vita migliore e un futuro migliore”: il tema della 45esima Giornata Mondiale dell’Alimentazione, World Food Day 2024 che ogni anno mira a sensibilizzare l’opinione pubblica su una delle sfide più urgenti del nostro tempo: garantire un accesso equo e sostenibile di cibo per tutti. Cibo sta per nutrizione, sicurezza, diversità di cibi nutrienti, economici, sicuri e dovrebbe essere disponibile nei nostri campi, nei mercati e sulle nostre tavole.

Nel mondo gli agricoltori producono cibo in quantità sufficiente per soddisfare la popolazione mondiale, tuttavia la fame persiste. L’alimentazione è al terzo posto come bisogno umano dopo l’aria e l’acqua e tutti dovrebbero avere diritto a scorte alimentari sane, che al pari dei diritti umani, vita, libertà, lavoro e istruzione sono riconosciuti dalla Dichiarazione universale dei diritti umani e da due patti internazionali giuridicamente vincolanti.
Obiettivo 2 dell’agenda 2030 rischia di sfumare
Attualmente nel mondo ci sono 733 milioni di persone in condizioni di sofferenza per mancanza di cibo per via di sistemi agroalimentari vulnerabili, disastri e crisi, relativi agli impatti del cambiamento climatico che producono inquinamento, degrado del suolo, acqua, aria, contribuendo alle emissioni di gas serra e alla perdita di biodiversità. Se si trasformano i sistemi agroalimentari, c’è un grande potenziale per mitigare il cambiamento climatico e supportare mezzi di sussistenza pacifici, resilienti e inclusivi per tutti. Incertezza e instabilità colpisce poveri e famiglie agricole, determina un aumento delle disuguaglianze tra i paesi e all’interno di essi.
Crisi alimentare nel mondo
Oltre 3,1 miliardi di individui sulla terra non possono permettersi una dieta sana, soffrono di malnutrizione con importanti conseguenze per la salute. Le diete non sane sono fonte di denutrizione, carenze di micronutrienti, obesità, risiedono nella maggior parte dei paesi e attraversano le classi socio-economiche. Le persone vulnerabili sono spesso costrette a scegliere alimenti di base o cibi meno costosi, mentre altri soffrono per l’indisponibilità di cibi freschi, per la mancanza di informazioni adeguate e spesso non sanno cosa sia una dieta sana e bilanciata.
In Italia la povertà è un fenomeno strutturale
L’economista Andrea Segrè – relatore nella Giornata mondiale dell’Alimentazione 2024 – ha confermato la crescita costante dell’impoverimento alimentare in Italia con un indice di povertà assoluta che nell’ultimo anno è passata dal 7,7 all’8,5% e coinvolge 5,7 milioni di cittadini italiani. Il dato cresce fra le famiglie straniere dal 28,9% al 30,8%, e sale al 21% per le coppie con 3 o più figli, colpendo nuclei monoparentali con un figlio minore per il 13,3%. Fra gli indicatori di rilievo emerge la crescita dei prezzi che hanno generato nelle famiglie più fragili una riduzione del 2,5% nella spesa reale (Fonte ISTAT). Le persone vulnerabili sono costrette a consumare alimenti di base o prodotti a buon mercato, spesso malsani. Questo impoverimento porta 1 italiano su 3 a scegliere prodotti in scadenza o esteticamente poco attraenti, 1 italiano su 2 acquista online, 1 italiano su 4 tenta l’auto-produzione e 1 italiano su 3 compra al discount. L’indice d’insicurezza alimentare che misura il livello di accesso delle persone a un cibo adeguato e nutriente, conferma che il numero degli individui per mancanza di cibo e una corretta alimentazione tocca il 26% nel Sud rispetto al Nord, mentre il Centro mostra un picco del 280% nel ceto popolare rispetto alla media nazionale. Ad aggravare la situazione non c’è solo la disoccupazione, ma una crescita sostenuta del “lavoro povero”: lavori precari, a nero e bassi salari, che non garantiscono sicurezza finanziaria, mentre la povertà di genere colpisce le donne che percepiscono pensioni inferiori del 27% rispetto agli uomini.
Cristina Montagni
