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Al via il dibattito della CGIL su giovani e pensioni

L’incertezza per un lavoro instabile, precario e frammentato, genera oramai stati d’ansia sulle pensioni future per un sistema contributivo insostenibile.

Il sindacato dei lavoratori della Cgil su questo tema ha presentato alcune proposte suggerendo degli strumenti correttivi per garantire una pensione dignitosa a coloro che hanno raggiunto l’età contributiva e che tale venga riconosciuta anche alle nuove generazioni. Il dibattito “Giovani e pensioni, rivolti al futuro” svoltosi il 19 luglio nella sede della Cgil ha dato il via al primo ciclo di incontri dal titolo “Rivolti al Futuro” che si propone un dialogo sui temi previdenziali per superare la riforma Fornero, offrire un futuro pensionistico ai giovani, alle donne e ai lavoratori gravosi che potrebbero non “vedere mai” la pensione. Al primo incontro del 19 luglio, hanno partecipato Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, Giuseppe Massafra, segretario confederale della Cgil, Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro, Tommaso Nannicini della Commissione Lavoro del Senato e Renata Polverini della Commissione Lavoro della Camera.

Landini, CGIL giovani e futuro

I 5 temi degli incontri

Durante gli incontri, la Cgil affronterà cinque punti caldi:

  1. garantire ai giovani un lavoro per una pensione dignitosa;
  2. istituire una pensione contributiva di garanzia per permettere ai giovani e a coloro che fanno lavori discontinui con basse retribuzioni di poter contare su una pensione dignitosa;
  3. rimuovere i vincoli previsti per accedere alla pensione nel sistema contributivo che danneggia i bassi salari e i lavori discontinui;
  4. superare il meccanismo legato all’aspettativa di vita che condanna le nuove generazioni ad andare in pensione dopo i 70 anni penalizzandoli anche nel calcolo della pensione;
  5. favorire l’adesione dei giovani alla previdenza complementare.

Pensioni e mondo del lavoro

Cgil, Durigon

Per il segretario generale della Cgil Landini, il sistema contributivo va corretto. Tra gli elementi che creano maggiore diseguaglianza c’è il fatto che i lavori non sono tutti uguali, non solo per l’aspettativa di vita ma sul piano dei contributi e delle opportunità. “Un sistema formato sul contributivo se non è corretto con elementi di solidarietà è un sistema destinato a creare solo diseguaglianze”. “Solidarietà” ha aggiunto “vuol dire tenere conto delle differenze in base ai lavori che si fanno; chi svolge un lavoro pesante ha una speranza di vita diversa rispetto ad altri lavoratori”. Occorre poi valutare le diverse situazioni in cui lavorano uomini e donne, e considerare i giovani. Ad esempio, per le donne impiegate nel lavoro di cura, si dovrà pensare ad un modello sociale che abbia caratteristiche diverse da quello attuale.

Landini, Cgil "Giovani e futuro"È d’accordo Tommaso Nannicini nell’intervenire con dei correttivi sul lavoro, ma è necessario valutare quali strumenti introdurre tra le generazioni ispirandoli a criteri di giustizia sociale. Secondo l’economista per tenere insieme giustizia sociale e giustizia fra le generazioni occorre soffermarsi su due fattori. Uno rispetto al contesto in cui si opera perché le dinamiche previdenziali non sono indipendenti dagli andamenti economici e la policy deve porsi delle priorità sulle politiche di sviluppo di un paese. Il secondo si riferisce ai criteri con i quali correggere il sistema contributivo. L’Italia è un paese vecchio da un punto di vista demografico, della sostenibilità delle pensioni e di genere. La ricetta di Nannicini è quella di riorganizzare il sistema secondo tre criteri gerarchici: solidarietà, sostenibilità e flessibilità. Inoltre, ha spiegato è necessario intervenire sulle politiche in favore della famiglia, sulla giustizia sociale e su un sistema fiscale equo fra le generazioni. “Solidarietà e sostenibilità possono coesistere solo se riconosciamo che il nostro paese non può permettersi di mandare tutti in pensione a 62 anni” ha commentato l’economista. E ha aggiunto che il governo potrebbe pensare ad una pensione a 62 anni, con 30 anni di contributi, solo sulla base di criteri di bisogno; chi è in condizione di disoccupazione o perché è stato svolto un lavoro gravoso durante la carriera lavorativa, oppure perché vi è una condizione di disabilità. Per Claudio Durigon la previdenza per i giovani necessita di un’attenzione particolare per il continuo mutamento del mercato del lavoro. L’attuale modello contributivo non offre certezze, quindi sarà necessario studiare un sistema di protezione a “garanzia giovani” che possa fornire certezze alle future generazioni. Durigon ha concluso dicendo di non condividere l’idea di un fondo di previdenza integrativo pubblico. “L’Inps è giusto che faccia bene il suo lavoro sul primo pilastro, su quello complementare si può verificare come possa essere incentivato. La riforma previdenziale è partita e nei prossimi giorni ci saranno diversi incontri con l’Inps e con le parti sociali per discutere una revisione complessiva della previdenza”. 

Cristina Montagni

 

 

Lancio di Luca Parmitano a poche ore dalla missione BEYOND

Sabato 20 luglio alle 18:28 l’astronauta dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea) Luca Parmitano, l’astronauta della NASA Drew Morgan e il comandante di Roscosmos Alexander Skvortsov saranno lanciati dalla Stazione spaziale internazionale dal cosmodromo di Baiknonur in Kazakistan.Apollo 11

L’astronauta dell’ESA Luca Parmitano non è estraneo alla Stazione Spaziale Internazionale. Durante la sua prima missione, Volare, nel 2013 ha trascorso 166 giorni in orbita. Ora tornerà alla Stazione Spaziale per la sua seconda missione – Beyond. Non è una coincidenza la data del 20 luglio perché proprio in questa giornata si celebra il 50° anniversario dello sbarco lunare dell’Apollo 11, la prima volta che gli umani hanno messo piede sulla Luna, quindi un evento unico e importante per l’intera umanità. Durante la missione, Luca lavorerà su una serie di esperimenti e dimostrazioni tecnologiche che guideranno i nostri prossimi passi nello spazio.

Perché la scelta del nome Beyond

Luca ParmitanoIl nome della missione di Luca, Beyond, significa l’esplorazione del nostro Universo, mentre guardiamo molto oltre il pianeta per ampliare le nostre conoscenze.

“Quello che facciamo in orbita non è solo per gli astronauti o per il programma della Stazione Spaziale Internazionale, è per tutti”, spiega Luca. “È per la Terra, è per l’umanità, ed è l’unica strada per noi per imparare ciò di cui abbiamo bisogno in termini di scienza e tecnologia per andare oltre”.

 

La diretta del lancio su ESA TV comincerà a partire dalle 17:30, materiale di proiezione dell’arrivo e della preparazione dell’equipaggio a Baikonur così come le attività del giorno di lancio dal vivo come equipaggio, walk-out e come il trio si imbarca sul launcher. Le immagini saranno commentate per l’Italia dall’astronauta ESA PAOLO NESPOLI.

missione beyond

La copertura dal vivo sarà divisa in tre parti così:

  • Lancio 17: 30-18: 45 20 luglio
  • Docking 00: 00-01: 00 21 luglio
  • Apertura di schiusa 02: 00-03: 00 21 luglio

Il viaggio di quattro ore e sei ore verso la Stazione Spaziale Internazionale nella navicella Soyuz MS-13 sarà il secondo volo spaziale per Luca, il terzo per Alexander e il primo per Drew.

Segui online 

Che partecipiate all’evento o abbiate organizzato una festa per seguire il lancio o semplicemente restate a casa sappiate che aggiornamenti costanti verranno forniti durante la giornata sui social media. Puoi seguire la missione su Twitter su @esaspaceflight e in italiano su @ESA_ItaliaPer rimanere aggiornato con il blog della missione su http://blogs.esa.int/luca-parmitano/ e connetterti con Luca tramite lucaparmitano.esa.int

Cristina Montagni

LUCA PARMITANO “BEYOND” CONFERENZA STAMPA

Online la nuova App gratuita su smartphone e tablet dell’Unità di Crisi della Farnesina per viaggiare sicuri

L’Unità di Crisi della Farnesina ha presentato a giugno i nuovi servizi offerti tramite l’App gratuita per smartphone e tablet che integra quelli esistenti di ViaggiareSicuri.it e di DovesiamonelMondo.it. App Farnesina

A presentare le potenzialità dell’applicazione sono stati il Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Elisabetta Belloni e il Capo dell’Unità di Crisi Stefano Verrecchia.VIAGGIARE SICURI APP

La nuova tecnologia sviluppata da Noovle, premier partner Google Cloud, si avvale di risorse informatiche avanzate e una mappatura di 220 paesi che oltre ad offrire agli utenti all’estero la possibilità di geolocalizzarsi, invia notifiche e aggiornamenti in tempo reale durante i transiti nelle aree più a rischio raggiungendo le zone remote nel mondo per prevenire e pianificare interventi di soccorso. La Farnesina oltre ad assistere gli italiani all’estero, si avvale di una capacità di coordinamento con le amministrazioni dello Stato che contribuiscono a tutelare gli interessi economici e culturali della nostra italianità.

App Unità di Crisi FarnesinaLa funzionalità dell’App

La registrazione al portale consente di confermare la propria incolumità a seguito di eventi critici, calamità naturali, (terrorismo, gravi tensioni sociopolitiche, pandemie) ovunque nel mondo si verifichino. L’App si rivolge ad un’ampia platea di viaggiatori: turisti, operatori umanitari, lavoratori e imprese, studenti e ricercatori in trasferta e professionisti dell’informazione. L’applicazione mobile diventa dinamica, scaricabile su telefono e Tablet ed è facile nella consultazione. Dalla mappatura dei paesi basta cliccare su quello di interesse per visualizzare le informazioni relative ad esso per quanto riguarda sicurezza, sanità, documenti di viaggio e aspetti necessari per fare un viaggio in sicurezza. La dinamicità dell’applicazione si trasferisce sulle mappe inserite nel sito che oltre alla geolocalizzazione, il viaggiatore potrà consultare dal cellulare gli avvisi sulle aree di particolare tutela. Basterà quindi navigare sulle icone visualizzate per ottenere sul proprio cellulare le notizie sul paese che si desiderare visitare.

Istruzioni per il viaggiatore

L’utente che desidera le notifiche di un paese sul cellulare dovrà prima registrarsi. Mentre per le notizie sui paesi in crisi dovrà attivare uno strumento chiamato controllo di sicurezza che informa se un nostro connazionale sta bene nel paese in cui si trova. Infatti, accanto alla sala operativa dell’unità di crisi aperta 24h su 24, è stata introdotta una sala operativa allargata che consente di comunicare in tempo reale con la rete informatica all’estero (ad esempio ambasciate presenti nei paesi stranieri) così da rendere tempestivo un eventuale intervento dell’Unità di crisi. Un accorgimento importante è stato introdotto sulla privacy dei connazionali iscritti sulla piattaforma del data base per garantire massima sicurezza e incolumità. Infatti, tutti i dati immessi nel portale verranno cancellati automaticamente due giorni dopo la data di rientro indicata dal viaggiatore e vengono utilizzati esclusivamente in caso d’emergenza.

App Unità di Crisi Farnesina

Sito Viaggiare Sicuri e Viaggiare nel mondo

I due siti sono stati rinnovati per renderli compatibili con la rete mobile ed utilizzati come una finestra open dove appaiono diversi focus mettendo in evidenza gli eventi importanti nel globo. Per il sito viaggiare nel mondo oltre ad una nuova veste grafica sono stati inseriti degli account dedicati al mondo delle imprese, università e sistema associativo, frutto di collaborazioni con il mondo accademico ed enti di ricerca.

Online i servizi dell’Unità di crisi per viaggiare in sicurezza

➡️ Informati sul Paese di destinazione su www.viaggiaresicuri.it

➡️Registra il tuo viaggio su https://www.dovesiamonelmondo.it/

📲Scarica l’App gratuita per geolocalizzarti e ricevere aggiornamenti in tempo reale su situazioni di pericolo https://www.dovesiamonelmondo.it/smartphone.html

Cristina Montagni

Giovani e futuro comune. Risultati e lancio della campagna di crowdfunding

Cinque i progetti vincenti di Giovani&FuturoComune, il percorso giunto alla seconda edizione che ha coinvolto giovani under 18 per raccontare la sfida e il sogno di fare impresa in Calabria. Sono stati loro, futuri imprenditori a costituirsi in cinque associazioni e spiegare le fasi di lavoro e come sono riusciti a realizzare i loro sogni. L’idea di Goodwill, agenzia impegnata nella formazione dei giovani sui temi dell’innovazione sociale e dell’imprenditoria digitale e sostenuta dalla Fondazione con il Sud e da Vodafone Italia, è stata quella di aver consolidato una visione di impresa in quattro fasi: formazione, progettazione, competition e realizzazione. I risultati sono stati commentati il 19 giugno a Roma da Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione con il Sud, da Maria Cristina Ferradini, consigliere delegato di Vodafone Italia e Francesca Gargiulo, vice presidente di Goodwill. Nella stessa giornata è stata anche lanciata una campagna di crowdfunding per produrre una webserie divulgativa con l’intento di offrire ai ragazzi un’occasione per raccontare in un linguaggio semplice il sogno di fare impresa ed ispirare altri giovani a misurarsi con passione per far rivivere spazi vuoti o abbandonati.

Cos’è Giovani e Futuro Comune

Giovani e Futuro comuneGiovani&FuturoComune è un percorso che inizia nel 2012 all’interno della piattaforma Calabria Day promossa da 100 partner tra associazioni, aziende e amministrazioni comunali virtuose per sensibilizzare i giovani a guardare la Calabria con occhio critico raccontando storie alternative rispetto ad un territorio spesso ostaggio della ndrangheta e del malaffare. L’obiettivo è formare cittadini e dirigenti in grado di migliorare il contesto calabrese valorizzando i beni comuni intesi come patrimonio culturale, sociale e ambientale di cui la Calabria è ricca ma spesso trascurata, abbandonata e deturpata. Il progetto ruota intorno a questi valori mettendo insieme i giovani, catalizzatori naturali di nuove energie e creatività, l’amministrazione pubblica, il tessuto economico e il tessuto sociale nell’esporre una visione di cambiamento per la rinascita della regione. Un esperimento condiviso di responsabilità sociale per restituire un’identità culturale alla regione costruendo le imprese del futuro. Per realizzare questa ambizione Giovani&FuturoComune entra nelle scuole superiori fornendo agli studenti gli strumenti per progettare un’idea che valorizzi un bene comune (uno per provincia), arrivando ad una business competition dove le 5 migliori idee hanno ottenuto un finanziamento di 30 mila euro per lo startup d’impresa con il coinvolgimento dei Comuni. I ragazzi dopo un periodo d’intensa formazione dedicata ai temi dell’innovazione, della sharing e circle economy, si sono perfezionati nella costruzione di modelli sostenibili per la valorizzazione di spazi abbandonati nelle loro città.

Le scuole coinvolte

Alcuni numeri: 14 scuole superiori di secondo grado; 1000 studenti; 24 beni comuni; 8 amministrazioni locali partner; 13 team finalisti per un totale di 66 studenti; 5 team selezionati per un totale di 22 ragazzi che si sono costituiti in associazioni per realizzare i progetti.

Le idee vincitrici

Virtual Agorà, associazione a promozione sociale nata su iniziativa di un gruppo di ragazzi nella città di Crotone, ha valorizzato un bene comune nel parco Pitagora creando un museo virtuale, importando nuove modalità di comunicazione e offrendo un’esperienza immersiva che permette al fruitore di tornare indietro e rivivere la storia del passato diventandone partecipe nel presente.

Experience House a Pizzo, nella Loggia della Tonnara è stato realizzato uno spazio in cui condividere competenze, creatività con la comunità e i cittadini. Un luogo in cui convivono diverse anime tra modernità e storia, enogastronomia responsabile, arte e cultura, innovazione e identità.

Otakube a Cosenza nel bene comune della Città dei ragazzi, è sorto il primo FAB LAB dedicato al mondo Cosplay, un luogo dove appassionati di fumetti, videogames, cinema, possono ritrovarsi per studiare, conoscersi, creare e identificarsi con il personaggio preferito.

MicroTech a Catanzaro è un laboratorio di micropropagazione, per dare vita a piante virus-esenti a supporto delle aziende agricole del territorio per ridurre gli interventi di pesticidi sulle piante, migliorare la produttività e tutelare il territorio.

Argomens a Rosarno è un centro di aggregazione che prevede attività diversificate: proiezioni cinematografiche e teatrali, eventi culturali rivolte ai giovani e agli studenti delle scuole del territorio con attività di laboratorio sul cinema, la narrazione e l’arte.

“Stimolare i ragazzi calabresi in progetti per migliorare il territorio rappresenta un’opportunità di crescita personale e culturale per l’intera comunità” ha commentato Carlo Borgomeo. “Solo loro” ha aggiunto “possono cambiare il territorio, recuperando la speranza e soprattutto la voglia di sognare e di mettersi in gioco”.

Cristina Montagni

Giovani e futuro comune

Italian Tech Week. Un salto nel futuro con i protagonisti mondiali dell’impact innovation

ITW

Dal 24 al 30 giugno Torino diventa la capitale indiscussa della tecnologia con i suoi 4 focus: Industry, Impact, Investments e Ideas.

Nasce così l’edizione zero dell’Italian Tech Week, progetto non profit dove per sette giorni un network nazionale formato da oltre 170 business Angel presenteranno un ricco programma di iniziative coinvolgendo eccellenze italiane ed europee del mondo della tecnologia, cultura e impresa. Questa prima edizione dell’ITW oltre al supporto della Camera di commercio di Torino, della Compagnia di San Paolo e della Fondazione bancaria Cassa di Risparmio di Torino, in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo Economico, è stata sostenuta da 11 associazioni e istituzioni dell’area torinese che avranno il compito di rafforzare l’integrazione dell’ecosistema territoriale dell’innovazione, offrire occasioni di riflessione per valorizzare gli aspetti economici e tecnologici che stanno a cuore alle imprese, startup, investitori e decisori pubblici. Sono previsti oltre 15 eventi gratuiti con diverse modalità di accesso tra workshop, gestori di fondi di venture capital e business Angel, presentazioni di startup e scale up, seminari e panel per studenti con esponenti dell’imprenditoria tech, laboratori per bambini e in generale per coloro che sono interessati alla tecnologia e alle sfide dell’impact innovation.

Agenda degli eventi

La settimana della tecnologia torinese si aprirà con uno spettacolo luminoso basato sulle evoluzioni coreografiche realizzate con l’utilizzo di droni ed altre tecnologie. Tra le iniziative ci sarà il Techshare Day 2019 del politecnico e università di Torino, in cui ricercatori e inventori provenienti da varie università e centri di ricerca italiani esporranno i loro brevetti e tecnologie. Grandi gruppi industriali racconteranno le esperienze di open innovation, con approfondimenti su energia, mobilità e aerospazio oltre che su salute, cibo e ambiente. Grazie a “La Tecnologia apre le porte”, le aziende a vocazione tecnologica apriranno le loro sedi per far “toccare con mano” le eccellenze dell’Innovation. Sarà poi la volta dell’UFO (Urban Flying Opera), un progetto tecnologico e artistico che sperimenta l’utilizzo di droni per realizzare dipinti e opere visive su ampie superfici presenti nello spazio urbano. Fablab for Kids e Share Festival organizzeranno l’”Estate Ragazzi Tech”. Quattro giornate dedicate ai giovani che frequentano programmi estivi presso le realtà torinesi, offrendo laboratori didattici alla scoperta dei lavori del futuro partendo dai 500 anni di Leonardo Da Vinci e 50 dall’Allunaggio. Il tutto attraverso la robotica, il coding, la stampa 3D, la creatività, l’arte e molto altro. E poi ancora all’Italian Tech WeekEnd saranno presenti oltre 250 giovani per dare vita al progetto innovativo più grande mai tentato in Italia: una no stop di 48 ore per ideare e realizzare un’idea tech che risponde ad un problema reale. L’UniCredit Tech Day consentirà a 10 scale up italiane di confrontarsi con investitori italiani e internazionali e il Club degli Investitori organizzerà il Premio Business Angel dell’anno, riconoscimento che premia l’investitore privato distintosi per capacità di sostenere la crescita di imprese innovative. Il Politecnico di Torino insieme al MISE-Uibm presenterà la piattaforma dei brevetti delle università e centri di ricerca italiani: un caso di best practice internazionale di trasferimento tecnologico per collegare l’innovazione nata dalla ricerca pubblica al mondo industriale. Per l’occasione si terrà la premiazione della prima edizione dell’Intellectual Property Award 2019, premio per il miglior brevetto italiano dell’anno. Non può poi mancare il mondo di Google che fornirà momenti di confronto sulle opportunità della “Google economy” e l’appuntamento con il CDI Labs che terrà nel corso della ITW il suo matchmaking day, incontro annuale per mettere in contatto grandi gruppi industriali con le migliori startup B2B europee. Infine, per ispirare i giovani founder a creare unicorni di successo in Europa, Fabiola Gianotti, direttrice del CERN e Daniel Ek, fondatore di Spotify, saranno intervistati da John Elkann della Fondazione Agnelli. 

Queste sono alcune delle iniziative che si andranno ad aggiungere alle altre pianificate dall’ITW in collaborazione con le organizzazioni, aziende, associazioni non profit nazionali e internazionali.

Il programma completo con gli eventi ufficiali e le iniziative è consultabile al www.italiantechweek.org.

Cristina Montagni

“La Sapienza” inaugura il corso di laurea per i professionisti del cibo

Dagli ideatori di piatti pronti ad alta qualità nutrizionale, ai consulenti sulle politiche alimentari, fino agli specialisti dell’e-commerce e della comunicazione, il 27 maggio i rettori della “Sapienza” e della “Tuscia” di Viterbo, Eugenio Gaudio ed Alessandro Ruggieri hanno inaugurato il corso di laurea triennale in “Scienze, culture e politiche gastronomiche per il benessere”.

La presentazione del corso è stata divisa in due momenti, nella prima parte della giornata i docenti hanno illustrato la didattica e gli sbocchi professionali, nella seconda hanno fatto un viaggio nel mondo del vino, dalla storia fino alla produzione, con la partecipazione delle Cantine Cotarella con Marta Cotarella, fondatrice della scuola di alta formazione di sala “Intrecci”. I relatori hanno raccontato la cultura del vino, la biodiversità vitivinicola, gli aspetti chimico-funzionali, le prospettive del Food Beverage, l’analisi sensoriale dei vini passiti per finire con l’esame sul consumo di bevande alcoliche e le linee guida per una corretta alimentazione.

Formazione accademica 2019-2020

Il corso accademico nato da un progetto interdisciplinare tra l’università di Roma “Sapienza”, Viterbo “Tuscia”, e più di quindici dipartimenti, si propone di formare figure ad alto contenuto professionale sul rapporto tra cibo, cultura, territorio, alimentazione e salute. Il percorso attivo dall’anno accademico 2019 – 2020 prevede il primo anno lo studio delle scienze di base (chimica, statistica ed epidemiologia), della produzione agroalimentare, della sostenibilità e delle scienze umanistiche (antropologia del cibo e del gusto, storia e geografia dell’alimentazione). Nel secondo anno si passerà alle tecnologie gastronomiche, alla chimica degli alimenti, all’economia e al marketing in ambito agroalimentare e gastronomico e alla gestione della sostenibilità dei sistemi agroalimentari; nel terzo e ultimo anno verranno affrontate le tematiche della comunicazione, l’analisi sensoriale degli alimenti, la ristorazione collettiva e il diritto agroalimentare. Per l’intera durata del corso gli studenti avranno la possibilità di frequentare stage in azienda, in enti ed associazioni di settore. Agli iscritti verrà data la possibilità di indicare insegnamenti e proporre attività seminariali e laboratori sul campo.

corso di laurea per i professionisti del cibo

Scelta su quattro profili professionali

L’attività didattica prevede:

1) L’esperto in scienze enogastronomiche si occuperà dell’analisi delle scelte alimentari, dello sviluppo di preparazioni ad elevata qualità nutrizionale e sostenibilità adattandola alle esigenze dell’utenza. Il profilo è destinato alle aziende finalizzate alla promozione dei territori, alle imprese di piccola e media distribuzione alimentare (compreso l’e-commerce), alla ristorazione collettiva e catering, dall’agriturismo al turismo enogastronomico. 

2) L’esperto di acquisti e vendite del settore agroalimentare dovrà realizzare analisi dei mercati relativi alle produzioni agroalimentari, valorizzare prodotti e preparazioni tradizionali dei territori. Questo sbocco interessa le aziende di piccola e grande distribuzione, i ristoranti, le enoteche e le imprese che si occupano di prodotti alimentari per la salute.

3) L’educatore nell’ambito della governance dei sistemi alimentari si occuperà di consulenza e formazione nel campo delle politiche agroalimentari in riferimento alla sostenibilità. Il profilo si rivolge alle istituzioni nazionali e internazionali che operano in ambito nutrizionale (FAO, EFSA, WHO), alle organizzazioni non governative e agli enti pubblici e privati che svolgono il controllo e le certificazioni nel settore agroalimentare.

4) L’esperto in comunicazione dovrà sviluppare strategie di comunicazione per valorizzare la qualità agroalimentare, il patrimonio gastronomico e fare scelte alimentari sulla base dei modelli comportamentali. Questo profilo può orientarsi verso il giornalismo, i social media, l’area della comunicazione, compresa la pubblicità.

Lorenzo Maria Donini, presidente del corso di laurea, ha commentato che il ciclo di studi si rivolge a quattro stakeholder: 

– ai consumatori

– al mondo della nutrizione per correggere comportamenti alimentari scorretti

– ai produttori delle industrie della trasformazione e al Terzo settore, in grado di produrre benessere con l’economia circolare riducendo gli sprechi alimentari. 

Per l’accademico la società della distribuzione chiede cibo sicuro e sostenibile su tutta la filiera nel rispetto dell’ecosistema: è il caso delle diete sostenibili che oltre ad essere rispettose della biodiversità, devono essere economicamente accessibili e nutrizionalmente adeguate. “In Italia l’industria alimentare occupa il secondo posto nel settore manifatturiero con una produzione che va oltre i 130 miliardi di euro di fatturato l’anno. Un mercato stabile sul quale occorre impegnarsi per creare figure competenti” ha spiegato Ruggeri. Questo percorso” ha concluso il rettore della Tuscia “è indirizzato ad una specifica branca del mercato del lavoro intercettando associazioni di categoria, datori di lavoro, mondo delle imprese e scuola”.

Per informazioni sul corso di laurea: prof Lorenzo M Donini – 064991-0162 – lorenzomaria.donini@uniroma1.it

Cristina Montagni

Festival dell’Economia 2019

Il Festival dell’economia a Trento quest’anno va dritto al punto. Giunto alla 14a edizione e sostenuto dalla Provincia autonoma di Trento, l’evento si svolgerà dal 30 maggio al 2 giugno per discutere sulle trasformazioni intervenute negli ultimi anni a livello globale che avranno come architrave il tema della “Globalizzazione, nazionalismo e rappresentanza”.  La maratona economica prevede oltre sessanta incontri, tra lecture, dialoghi, proiezioni cinematografiche e dibattiti a partire dai libri pubblicati negli ultimi mesi per raccontare al pubblico cosa significa globalizzazione, cioè riduzione delle distanze tra i Paesi per una maggiore circolazione di beni e persone. Ad illustrare il programma nella sede romana della casa editrice Laterza, il 16 aprile erano presenti Giuseppe Laterza, i rappresentanti della Provincia di Trento, università e Tito Boeri, direttore scientifico del Festival, che ne ha spiegato il sentiment nel rispetto delle regole del pluralismo e del libero confronto.

Festival dell'economia 2019“Il Festival non sarà una rassegna dedicata alla politica” ha detto Giuseppe Laterza “ma una manifestazione trasversale, non gerarchica per attirare una platea popolare nel senso più nobile del termine”. “La kermesse oltre ad intercettare economisti, intellettuali ed esperti” ha spiegato Boeri “si rapporterà sui temi che stanno a cuore alle persone con esponenti del mondo della cultura, società civile, politica nazionale ed internazionale”.

Globalizzazione per ridurre le differenze

“Questo Festival, rispetto alla passata edizione (Festival dell’economia 2018) è il più globale delle edizioni passate” ha commentato Tito Boeri. “La globalizzazione” ha ricordato “è un fenomeno in corso che oltre ad aver ridotto le distanze fra i popoli, ha reso facile la circolazione dei beni, capitali e persone permettendo il trasferimento di idee e culture, si pensi ad alcune religioni che nel tempo sono state “spazzate via” per effetto del sistema globalizzato”. “A seguito di queste trasformazioni” ha proseguito “sono sorte reazioni nazionaliste generando nei paesi spinte al protezionismo, innalzando barriere commerciali fino a chiudere le frontiere all’immigrazione”. Il terzo termine è rappresentanza. “Negli ultimi anni” ha spiegato Boeri “alcuni paesi hanno visto l’affermazione di partiti che si sono opposti al popolo ed una élite che ha invocato il ripristino della sovranità nazionale generando uno sconvolgimento della classe dirigente e delle rappresentanze politiche. “Interessante” ha concluso “sarà il contributo di scienziati ed economisti che dialogheranno sul bilanciamento del potere e sul ruolo dei corpi intermedi necessari per evitare l’eccessiva concentrazione di potere delle maggioranze politiche che possono minare la stessa democrazia”.      

Programma del Festival

Un’anteprima del programma sarà presentata il 23 maggio a Roma presso l’Associazione della Stampa Estera dove l’economista Guido Tabellini commenterà i risultati di una ricerca volta a capire quanto siano distanti le opinioni degli europei fornendo informazioni per interpretare il voto europeo di maggio.

Festival dell'Economia di Trento 2019Il 30 maggio dopo l’inaugurazione del Festival, l’economista e politologo James Robinson, terrà una lecture per rispondere alla domanda Cosa si può fare del populismo? Alberto Alesina, dell’Harvard University, rifletterà sul rapporto fra immigrazione e stato sociale comparando i fatti con le percezioni più diffuse. Sabino Cassese commenterà sul rapporto fra istituzioni politiche nazionali, macchina dello Stato e mercato globale. Per non dimenticare poi l’attentato a Strasburgo dell’11 dicembre 2018 in cui rimase vittima il giovane giornalista trentino Antonio Megalizi, la sera del 31 sarà dedicata al suo progetto Europhonica e a ciò che a lui stava a cuore: cioè un’Europa non solo burocratica, ma vicina alla vita delle persone e piena di opportunità. Il 1° giugno, Elhanan Helpman parlerà del rapporto fra globalizzazione e disuguaglianze, mentre Filippo Grandi, Alto commissario delle nazioni Unite per i rifugiati, fornirà una testimonianza sulle conseguenze del recente conflitto in Libia. Tra i prestigiosi relatori molto atteso sarà l’intervento di John Bercow, speaker della Camera dei Comuni inglese e del premio Nobel Michael Spence che discuterà sull’integrità delle competenze.

Il Festival nelle piazze e nelle vie di Trento

Il Festival non vive solo nelle sedi ma coinvolge le piazze del centro storico con attività apprezzate dal popolo dello Scoiattolo. In Piazza Duomo, oltre alla libreria del Festival, sarà istallato un maxi schermo che permetterà di seguire in diretta i principali eventi. Nel cortile del Palazzo Thun ci saranno laboratori creativi per i più piccoli, mentre Piazza Lodron ospiterà il Bicigrill, in cui sarà possibile noleggiare gratuitamente una bicicletta per tutta la manifestazione. In piazza Santa Maria Maggiore, la fondazione Demarchi proporrà laboratori culturali per valorizzare un’economia attenta ai temi sociali e ambientali, mentre nella galleria Civica sarà allestita una mostra fotografica per presentare i fenomeni sociali, politici ed economici di attualità.

Cristina Montagni

Congresso Mondiale delle Famiglie 2019

[Un attacco ai diritti civili, alle conquiste fatte da donne e uomini che credono nei valori della libertà come primo fondamento per una società senza discriminazioni. Tutti dovremmo preoccuparci, il mondo politico e la società civile per evitare che avanzi un tentativo di divisione nelle società tutte] (n.d.r).

Dal 29 al 31 marzo a Verona si terrà il Congresso Mondiale delle Famiglie. L’evento di portata internazionale ha l’obiettivo di unire e far collaborare leader, organizzazioni e famiglie per ribadire e affermare che la famiglia naturale è l’unica e sola unità stabile e fondamentale per la società. Al congresso parteciperà un gruppo di relatori statunitensi fortemente conservatore del WCF (World Congress of Families) il cui fondatore afferma che la crisi demografica occidentale è causata dalla rivoluzione sessuale e femminista.

Profilo dei relatori

congresso-mondiale-delle-famiglieVediamo chi sono i relatori al convegno, le loro valutazioni sulla famiglia, sul divorzio, sui diritti delle donne e della comunità.

Dimitrij Smirnov esponente importante della Chiesa ortodossa russa sull’aborto ha affermato: “aspettarsi qualsiasi tipo di vita felice dopo l’infanticidio è semplicemente ridicolo. Una persona non può trovare la felicità se è l’assassino dei suoi figli. Se vogliamo essere salvati, questi cannibali devono essere spazzati via dalla faccia della terra”. Per Smirnov l’uomo e la donna non sono uguali e ha aggiunto che la propaganda ha “spinto la donna fuori casa instillando in lei pensieri nocivi”.

L’attivista nigeriana Theresa Okafor che si oppone alle rivendicazioni della comunità omosessuale è una sostenitrice convinta della legge che ha vietato i matrimoni gay. E’ a favore di qualsiasi norma che lotti contro le derive delle unioni omosessuali e condanna la contraccezione e i rapporti sessuali protetti, perché dice “l’aspetto di unione e procreazione del sesso non deve cambiare altrimenti porterà a promiscuità e omosessualità”.

Brian Brown, presidente dell’organizzazione internazionale della famiglia, in America da anni lotta contro i diritti degli omosessuali e sta raccogliendo le firme per combattere i piani degli estremisti. Di recente ha affermato: “Quando si abbattono i pilastri della società come il matrimonio e poi si definiscono “bigotte” posizioni bibliche sulla famiglia, ci saranno conseguenze e una di queste potrebbe essere la normalizzazione della pedofilia”. Per Brown ogni bambino dovrebbe avere genitori normali: una madre e un padre.

Alexey Komov esponente dell’associazione internazionale pro-vita di CitizenGo, ha affermato che l’aborto è la prima causa di femminicidio. Komov, uno dei promotori della legge russa contro la “campagna omosessuale”, ha affermato che lo stile di vita omosessuale non è salutare perché ci sono diverse statistiche che mostrano che il tasso di mortalità tra le persone omosessuali è 20 volte più elevato.

A completare questo quadro inquietante, per l’Italia si uniranno gli interventi dei Ministri Salvini e Fontana, oltre a Zaia e Sboarina senza contare che al convegno parteciperà anche Pillon, promotore del contestatissimo DDL in tema di separazione e affidamento dei figli. Lo scorso anno ha dichiarato “non ci sono le condizioni per cambiare la legge 194 sull’aborto, ma anche noi ci arriveremo, come è successo in Argentina”. “L’Argentina” ha aggiunto Pillon “è uno dei paesi nei quali abortire legalmente è impossibile e anche quando è consentito (nei casi di gravidanza conseguente a stupro) la pratica viene ostacolata.

Di fronte a questo panel, cittadini e associazioni che da anni si battono per i diritti civili sono già sul piede di guerra e si stanno organizzando per mettere in campo una serie di iniziative proprio a Verona in occasione del Congresso Mondiale WCF.

Tematiche del Congresso

 I temi affrontati durante il congresso saranno:

  1. La bellezza del matrimonio
  2. I diritti dei bambini
  3. Ecologia umana integrale
  4. La donna nella storia
  5. Crescita e crisi demografica
  6. Salute e dignità della donna
  7. Tutela giuridica della Vita e della Famiglia
  8. Politiche aziendali per la famiglia e la natalità
Cristina Montagni

Rapporto sul Mercato del Lavoro 2018

Rapporto del lavoro 2018

Giunge alla sua seconda edizione il “Rapporto sul Mercato del Lavoro: Verso una lettura integrata”. Il report annuale 2018 frutto della collaborazione tra Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Istat, Inps, Inail e Anpal, si è posto l’obbiettivo di creare un sistema statistico condiviso elaborando informazioni armonizzate sulle attuali dinamiche nel mercato del lavoro. L’analisi presentata all’ISTAT (Istituto nazionale di Statistica) il 25 febbraio 2019 ha tracciato aspetti congiunturali, ciclici e strutturali che hanno modificato l’apparato produttivo italiano insieme alle caratteristiche e ai comportamenti individuali dell’occupazione. Le principali novità del report di quest’anno hanno riguardato anche elementi inediti: modalità d’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro, percorsi e esiti di questo ingresso, la sottoutilizzazione del mercato del lavoro e un bilancio dell’occupazione in 10 anni dalla prima crisi.

Disallineamenti nel mercato del lavoro tra inoccupazione e sottoccupazione

Il decennio appena passato è stato contraddistinto da una lunga recessione che ha trasformato il tessuto produttivo in una riorganizzazione dell’occupazione da lavoro dipendente definito da rapporti di lavoro a tempo determinato, ad un’espansione degli impieghi a tempo parziale. In Italia nonostante qualche miglioramento sulla situazione economica, in generale permane un’ampia inoccupazione e sottoccupazione dovuta ai notevoli disallineamenti formativi e dall’acuirsi degli squilibri territoriali tra il nord e sud del paese. In complesso gli analisti hanno indicato un tasso di disoccupazione fisso al 11% collocandoci al terzultimo posto nella graduatoria Ue28 (7,6% la media europea). Nel 2018 la forza lavoro non utilizzata ma potenzialmente impiegabile nel sistema produttivo ammontava a circa 6 milioni di individui (2,9 milioni di disoccupati e 3,1 milioni forze di lavoro potenziali) registrando un tasso di sottoccupazione più elevato nel mezzogiorno, tra le donne, i giovani e gli stranieri. Da un punto di vista congiunturale il nostro paese ha aumentato il numero dei posti di lavoro rispetto ai livelli pre-crisi, ma ha ridotto il numero delle ore lavorate e Pil del 5,1% e del 3,8% concentrando l’occupazione verso settori a bassa qualifica e bassa retribuzione professionale. In sintesi, l’occupazione dopo una crescita nel 2017, ha raggiunto il suo massimo storico nel 2018 con 23.3 milioni di unità pari al 58% degli occupati contro una media Ue15 del 68%. Il gap occupazionale Italia-UE ha prodotto forti criticità soprattutto sul versante dei giovani. Infatti, con il progressivo ingresso nel mondo del lavoro, si sono acuite instabilità del lavoro permanente per una sottoutilizzazione delle loro capacità potenziali dovuta all’emersione del fenomeno della sovra istruzione. I giovani secondo l’analisi risultano più istruiti rispetto alle mansioni che svolgono e questa sottoutilizzazione è condizionata da una domanda di lavoro non adeguata e da una mancata corrispondenza tra le competenze specialistiche richieste e quelle possedute. Da qui emerge un quadro negativo in quanto aumenta la quota di italiani (dottori, ricercatori, professori e specialisti) che in cerca di migliori occasioni di lavoro, abbandonano il nostro paese per migrare all’estero. Erano 40 mila nel 2008 i giovani che avevano scelto di lavorare fuori dal nostro paese, saliti poi a 115 mila nel 2017, triplicando nel decennio il dato della nostra emigrazione occupazionale.

Mercato del lavoro verso uno spreco di risorse umane

Dal rapporto spiccano nuove modalità nella distribuzione del lavoro a cui si aggiunge una diversa composizione socio demografica dei lavoratori. Un primo cambiamento è stato il part time involontario che negli ultimi dieci anni è aumentato di circa un milione e mezzo, a fronte di un calo di 866 mila occupati full time. L’indebolimento della domanda di lavoro ha anche portato ad una ricomposizione dell’occupazione per settori di attività economica. Infatti, l’incidenza dei lavoratori part time è cresciuta mentre è diminuita nei comparti con maggiore presenza di lavoratori a tempo pieno (industria in senso stretto e costruzioni). Sono soprattutto i lavoratori stranieri a crescere, passando dal 7,1% al 10,6% concentrandosi in prevalenza nel settore alberghiero, ristorazione, agricoltura e servizi alle famiglie. L’occupazione femminile nel 2018 è aumentata di 5,4 punti percentuali, mentre quella maschile ha registrato 388 mila unità in meno pari al 2,8%. In generale dalla relazione si deduce che gli occupati risultano più anziani e più istruiti, le professioni più favorite sono quelle poco qualificate a scapito di quelle altamente qualificate. Per concludere dallo screening emerge un ingente spreco di capitale umano se si pensa che per avvicinarsi al tasso di occupazione Ue15 al nostro paese mancano oltre 3,8 milioni di occupati in settori qualificati come sanità, istruzione e pubblica amministrazione.

Cristina Montagni

Donne, pace e sicurezza con Lamya Haji Bashar

donne sicurezza e pace

Lamya Haji Bashar è stata rapita dall’ISIS a soli 16 anni, quando un commando attaccò il suo villaggio, uccidendo tutti gli uomini. Dopo 20 mesi di orrore riuscì a scappare grazie al pagamento da parte della sua famiglia di alcuni contrabbandieri.

In occasione delle celebrazioni per la Giornata internazionale della Donna, Bashar è intervenuta il 6 marzo al convegno “Donne, Pace e Sicurezza: verso i 20 anni della Risoluzione 1325 del “, organizzato dalla Camera dei deputati in collaborazione con l’Ambasciata del Canada in Italia e con l’associazione Wiis Italy (Women in international security).

All’evento, che è stato aperto dal Presidente della Camera, Roberto Fico, sono intervenuti la Presidente della Commissione Affari esteri e comunitari, Marta Grande, prima donna a ricoprire tale carica, nonché l’Ambasciatrice del Canada a Roma, Alexandra Bugailiskis, e la Presidente di Wiis Italy, Irene Fellin.

L’evento è stato finalizzato a promuovere l’impegno internazionale per l’attuazione della Risoluzione n. 1325, in vista delle celebrazioni per i vent’anni dalla sua approvazione unanime da parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, attraverso il racconto e la riflessione sull’esperienza di protagoniste di eccellenza, che hanno patito e si sono spese in prima persona per la pace in aree di crisi.

women for women Italy

Accordo Italia e Santa Sede per il reciproco riconoscimento dei titoli di studio

Accordo Santa Sede E MIUR

Al via il riconoscimento reciproco dei titoli di studio conseguiti nelle istituzioni accademiche tra l’Italia e la Santa Sede. Il ministro dell’istruzione Marco Bussetti e il prefetto della Congregazione vaticana per l’educazione Cattolica Cardinale Giuseppe Versaldi, il 13 febbraio al MIUR (Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca) hanno firmato l’accordo tra Santa Sede e Repubblica Italiana sul riconoscimento dei titoli di studio relativi all’insegnamento superiore nella Regione Europea.

Università e istituzioni pontificie romane per accrescere le competenze della formazione superiore

Accordo Santa Sede e MIURFino ad oggi, secondo quanto previsto dalla revisione del Concordato tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede del 1984, venivano accettati con un apposito decreto del ministro dell’istruzione, solo i titoli di “Teologia e Sacra scrittura”, mentre gli altri titoli rilasciati dalle istituzioni universitarie della Santa Sede sul territorio italiano non avevano un analogo riconoscimento. Solo alcuni atenei ammettevano la riconoscibilità in linea con le disposizioni della Convenzione di Lisbona, mentre altri ritenevano che gli unici ad essere ammessi fossero quelli disciplinati dal Concordato. Questi ultimi continueranno ad essere accettati secondo il decreto di riferimento, ma già da ora sarà possibile accedere a questa semplificazione secondo l’attuale procedura. Con la firma dell’Accordo, disposto in 11 articoli, si traccia quindi un quadro giuridico armonico sulle relazioni tra i sistemi formativi della Santa Sede e l’Italia che prevede criteri di reciproco riconoscimento dei titoli accademici rilasciati dalle rispettive istituzioni della formazione superiore.

Provvedimenti di riconoscimento dei titoli

Il provvedimento ha come effetto accrescere le competenze disciplinando il completo accreditamento da parte dell’Italia dei titoli concessi dalle istituzioni di educazione approvate dalla Santa Sede, e quelli riconosciuti dall’Italia per facilitare le collaborazioni accademiche e la mobilità tra studenti e ricercatori. La procedura che si svolgerà in sintonia con le istituzioni dell’educazione superiore dell’Italia e della Santa Sede, pur rispettando ognuno la propria autonomia istituzionale, passerà alla valutazione individuale dei periodi di studio e dei relativi titoli finali. Successivamente le istituzioni penseranno al riconoscimento dei titoli per concedere la prosecuzione degli studi nell’ordinamento italiano o nella Santa Sede. L’accordo in sostanza è teso a valorizzare la collaborazione tra le università e le istituzioni pontificie romane creando a Roma un polo universitario unico al mondo. “Oltre alle scienze sacre” ha spiegato il cardinale Versaldi “verrà offerta una vasta gamma di altri studi superiori ecclesiastici, dall’archeologia cristiana fino alla licenza interdisciplinare sulla protezione dei minori, dalla musica sacra fino agli studi arabi e di islamistica, dalla psicologia alla comunicazione sociale, oppure dalle lingue classiche e cristiane fino agli studi sulla famiglia e il Church management”.

L’intesa entrerà in vigore tre mesi dopo la fine dei lavori che prevedono la messa a punto di un tavolo tecnico che sarà avviato a breve per svolgere le procedure interne di riconoscimento.

Ministro Bussetti“Siamo orgogliosi del risultato e del lavoro congiunto” ha dichiarato il ministro Marco Bussetti “si tratta di un accordo storico che coincide con il novantesimo anniversario dei Patti Lateranensi”. “Il passo di oggi” ha continuato il ministro “segna una svolta importante rispetto alla revisione del Concordato del 1984, quando si decise di riconoscere i titoli di studio solo per le materie ecclesiastiche. La collaborazione tra Stato italiano e Vaticano è una prassi consolidata da decenni ed è proseguita in modo costante nel tempo. È un successo che va a favore degli studenti e del diritto allo studio in entrambi i nostri sistemi formativi” ha spiegato Bussetti. “Garantire la riconoscibilità dei titoli della formazione superiore” ha infine concluso “anche per coloro che hanno scelto di svolgere un percorso di studi all’interno di istituzioni accademiche della Santa Sede, risolve una questione annosa e garantisce una stretta collaborazione tra Italia e Santa Sede a livello internazionale nel settore educativo”.

Ministro Istruzione Bussetti“Sono felice della firma di questo accordo tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede” ha commentato il Cardinale Giuseppe Versaldi. “In continuità con il Concordato tra i due Stati sottoscritto nel 1929 e confermato nel 1984, l’Accordo facilita le procedure di riconoscimento anche dei titoli accademici non concordatari per completare il quadro giuridico delle relazioni tra i sistemi formativi permettendo agli studenti la prosecuzione degli studi nell’uno o nell’altro sistema. Si tratta di un patto che favorisce gli studenti in un quadro internazionale già in vigore e che finora veniva disatteso a danno dei cittadini italiani”. “La Congregazione per l’educazione cattolica” ha concluso Versaldi “con questa firma intende incoraggiare un dialogo finalizzato al bene comune nel rispetto degli accordi istituzionali a livello nazionale e internazionale”.

Cristina Montagni

 

 

Intervista alla pianista neoclassica Antonija Pacek dal pubblico multigenerazionale e multiculturale

Antonija Pacek, compositrice e pianista neoclassica di origine croata ora residente a Vienna, il 24 febbraio ha presentato in anteprima italiana all’Auditorium Parco della Musica il suo terzo album “Il Mare” uscito il 7 dicembre 2018.

Antonija Pacek

L’artista laureata a Cambridge in psicologia che ha insegnato a Vienna per 22 anni, ha spiegato che nel comporre le sue melodie è come se si immergesse in un’altra dimensione. I brani della Pacek sono infatti ispirati alle emozioni della vita, tratteggiano una personalità minimalista e raccontano le sfide della vita da superare con determinazione, le delusioni, l’amicizia, il perdono, il senso di fede e la fiducia nelle proprie azioni. Il concerto-evento che ha ottenuto il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica di Croazia e del Forum austriaco di cultura, riflette atmosfere romantiche, raccontano in musica le bellezze del suo paese che l’artista aveva già espresso nei suoi precedenti lavori, “Soul Colours” e “Life Stories”. In quest’ultima opera “Il Mare” composta da tredici brani originali si scorgono perlopiù elementi che richiamano la natura, i boschi e l’acqua influenzando tutti i suoi pezzi musicali. Nella tournée 2019 l’artista internazionale oltre all’Italia toccherà l’Austria, la Croazia e gli Emirati Arabi.

Ecco cosa mi ha raccontato durante il nostro incontro

Intervista a Antonija Pacek

Quando inizia a coltivare la passione per la musica e cosa l’ha spinta a continuare in questa direzione?

Antonija Pacek AuditoriumSono rimasta affascinata dal pianoforte che ho sentito la prima volta nella scuola materna. A sei anni mi sono iscritta ad una scuola di musica per imparare a suonare questo strumento e ricordo che mia madre fece grandi sacrifici per comprare un pianoforte. La prima canzone “Tamed Courage” l’ho composta ad 11 anni e fu pubblicata nel mio primo album. Quando decisi di interrompere la scuola di musica, suonai in una band locale con la quale scrissi diversi brani insieme al chitarrista della band. Nel mio paese natale allo scoppio della guerra, fui costretta a trasferirmi a Vienna e per molto tempo non potei permettermi di comprare un pianoforte. Quando mi trasferii a Cambridge per studiare, nel campus c’era un pianoforte a coda ma era chiuso in una stanza e per suonare dovevo chiedere il permesso. Alla fine degli anni ’90, mio marito mi regalò un pianoforte e da quel momento non ho più smesso di suonare e capii che solo con la musica potevo esprimere le mie capacità incoraggiata soprattutto dalla famiglia e dagli amici. Nel 2009 ho pubblicato il mio primo demo che fu distribuito e venduto tramite CD Baby, da quel momento la mia musica iniziò ad essere trasmessa su Whispering Radio negli Stati Uniti.

Nel suo ultimo lavoro “Il Mare” trapelano molte emozioni. Da dove parte questa energia creativa che la rende così profonda e meditativa?

Questa è un’ottima domanda. La musica che compongo proviene dal profondo della mia anima, specialmente quando vedo qualcosa di ingiusto intorno a me. Attraverso la musica racconto con onestà storie ed emozioni ed è questo sentimento a rendere le mie composizioni profonde, meditative e poetiche. Le persone ascoltando la mia musica colgono sentimenti veri e reali.

Qual è il messaggio che vuole lanciare allo spettatore ascoltando i suoi brani in “Life Stories”?

Ancora una volta narro storie di vita reale attraverso la musica. Le storie di questo album sono ispirate alla mia famiglia. “Sorrow”, “Lost”, “Reaching Sky”, “Your Love’s Here” sono dedicate alla perdita di mia madre mentre “Soft Place” a mio padre e “We Were Meant to Meet”, “Loving You”, “You Are My Whole World” e “Ecstasy” sono ispirate all’amore per mio marito. “Strong” è invece una canzone che rappresenta un momento di rottura perché mi ha consentito di abbandonare il passato per concentrarmi sul mio benessere e sulla mia famiglia. Infine “Little Lea” e “For Alina” sono dedicate alle mie due giovani figlie. In questo modo sono riuscita ad esprimere con onestà la mia vita e tutto quello che mi circonda.

La sua musica è definita colta perché si rifà al periodo neoclassico. Pensa che questo stile si accosti alla sua personalità e perché?

Sono una persona ottimista e positiva per la maggior parte del tempo e cerco sempre qualcosa di buono anche in situazioni difficili o negative. Personalmente ascolto molti generi musicali e le mie composizioni riflettono questo mix di generi, così molti esperti definiscono questa musica una fusione tra musica classica, pop e soft jazz, mentre altri neoclassica. Fondamentalmente le persone che ascoltano i miei brani colgono la speranza nella vita e questo sentimento riflette molto bene la mia personalità. 

Antonija Pacek

Quando compone un brano, lo concepisce pensando di contribuire alla crescita della società o è solo un modo per trasmettere il suo mondo interiore?

Mi esprimo solo in maniera intima e familiare e chi ascolta i miei brani percepisce un sentimento reale perché colpisce molti lati emotivi di noi stessi. Se la mia musica poi apre la strada ad altre persone per elaborare nuove sfide, allora posso affermare di essere in grado di contribuire alla crescita della società.

Le tredici composizioni dell’album “Il Mare” sono strumentali, addolcite dall’immaginazione poetica e da suoni inesplorati, mentre il 14esimo brano è vocale. Da cosa è stata ispirata?

La quattordicesima canzone si intitola “the Sea” ed è interpretata dalla bellissima voce di Barbara Kier. Questa canzone è un addio a mia madre morta nel 2013. Dentro di me ero consapevole che non l’avrei più vista e che lei non avrebbe mai conosciuto i suoi nipoti, ascoltare i miei concerti o la mia musica. Posso dire che con questo brano ho raggiunto il più alto momento introspettivo perché ho accettato per sempre la sua scomparsa.

Quanto ha influenzato l’attività di artista con il suo secondo interesse quello per la psicologia?

La musica è un linguaggio universale pieno di emozioni e non devi tradurlo. La psicologia studia la percezione di come le persone affrontano le emozioni. Con la musica siamo in grado di comunicare il nostro dolore, la gioia, la felicità, le ansie… la musica si può definire terapeutica in questo senso. Ci sono studi che affermano che le persone si possono salvare durante interventi chirurgici se la musica viene fatta ascoltare durante un’operazione delicata. I bambini prematuri ad esempio crescono meglio se sono circondati dalla musica classica, i pazienti di Alzheimer reagiscono a livello emotivo alla musica anche se non riescono più a riconoscere i membri della famiglia. È dimostrato che ascoltare musica si diventa più creativi e felici e questi elementi si incarnano anche nella psicologia. Psicologia e musica sono quindi interconnessi più di quanto la gente pensi.

Antonija PacekPer un certo periodo della sua vita da docente si è occupata di investigare sulla natura delle persone. Le sue composizioni sono influenzate da questa passione?

Credo di sì! Queste attività ed esperienze di vita sono in qualche modo correlate.

Da chi è composto il suo pubblico?

Il mio pubblico si può definire multinazionale e proviene da diversi contesti culturali, età e generi diversi. Guardando le statistiche mi sono resa conto che la mia musica è perlopiù ascoltata in Italia, Germania, Stati Uniti, Canada, Croazia e Austria. Ciò mi rende felice perché mi sono resa conto che la mia musica è difficile da definire, così come è difficile definire i miei ascoltatori!

Cristina Montagni

 

One Billion Rising 2019

One Billion rising 2019Per il terzo anno consecutivo si è celebrato One Billion Rising 2019, l’evento planetario voluto dalla drammaturga e attivista Eve Ensler che si basa sull’idea che si può sfidare il sistema e rivendicare il diritto delle donne a decidere in pieno della propria vita. Le manifestazioni internazionali e nazionali di quest’anno hanno scelto la formula del flash mob coinvolgendo nel mondo ben 207 nazioni. In Italia dal 14 al 17 febbraio, le piazze si sono trasformate in una vera festa d’amore, una festa di rispetto profondo verso gli altri. La campagna contro il femminicidio si è concentrata in oltre 100 città con iniziative ed eventi organizzati da numerosi centri antiviolenza che operano su tutto il territorio nazionale. Nelle strade e nelle piazze di tutta Italia cittadine e cittadini si sono riuniti per cantare e ballare insieme “Break the chain”, la canzone di Tena Clark simbolo della lotta agli abusi che letteralmente significa spezzate le catene contro gli abusi. Un’invasione di cuori e trovate commerciali dove soprattutto la danza è stata la vera rivoluzione che aveva l’intenzione di infondere forza, consapevolezza e ribellione. Un messaggio chiaro: sapere cos’è la violenza contro le donne, riconoscerne la portata e scegliere di non rimanere indifferenti. L’appuntamento romano, culminato a piazza San Silvestro, ha ottenuto il patrocinio del I Municipio di Roma Centro con la collaborazione della Ong Differenza Donna. Tra le adesioni alla campagna 2019, ci sono state Amnesty International, AMREF, Assist Associazione Nazionale Atlete, Casa Internazionale delle Donne Roma, CGIL, Differenza Donna ONG, DI.RE., EMERGENCY, Gi.u.li.a, Rebel Network, Se Non Ora Quando Factory, Women in Film, Women’s March Rome.

One Billion rising 2019

La campagna di sensibilizzazione One Billion Rising

Se il tema della campagna dell’anno scorso era quello della giustizia, la parola d’ordine di quest’anno è ancora più evocativa: rivoluzione. Una scelta coraggiosa perché contro la violenza sulle donne e le bambine è proprio una rivoluzione quello che serve: una rivoluzione della politica, una rivoluzione culturale che mini alla base le strutture e i presupposti ideologici che legittimano violenza e discriminazioni di genere. Le Nazioni Unite hanno denunciato infatti che una donna su tre sul pianeta sarà picchiata o stuprata nel corso della vita e questo significa un miliardo di donne e bambine. In Italia per l’organizzazione Differenza Donna, le donne uccise nel 2018 sono state 93 e il 2019 si è aperto con maggiore aggressività.

Intervista a Luisa Rizzitelli, responsabile del coordinamento One Billion Rising Italia

Per cogliere alcuni aspetti che hanno spinto una moltitudine di donne a manifestare pacificamente in tutta Italia, ho incontrato Luisa Rizzitelli, responsabile del coordinamento One Billion Rising Italia che si occupa di sostenere, promuovere ed aiutare chi vuole aderire a questo evento mondiale.

Luisa Rizzitelli

Quando è nata questa manifestazione a livello planetario?

La prima edizione di One Billion Rising si è svolta nel 2011, attualmente abbraccia oltre 200 paesi nel mondo. È un appuntamento importante perché non si festeggia nulla, ma è un modo per ricordare quanto le donne abbiano intenzione di rivoluzionare il mondo eliminando la violenza di genere che affligge tutti i paesi non solo l’Italia. Le donne di tutto il mondo per denunciare questo fenomeno, manifestano con la danza, la musica, la loro forza, energia e bellezza. Proprio per questo è stato composto il brano “Break the chain” che vuol dire spezza le catene ed è il brano che accomuna tutte le donne e gli uomini quando partecipano alla manifestazione.

Quando si festeggia questo evento in tutto il mondo?

One Billion Rising si festeggia il 14 febbraio di ogni anno, ma in tanti paesi questa ricorrenza si allunga fino al 16 febbraio che peraltro è attiva in oltre 80 piazze italiane. Nello stesso momento Rimini, Genova, Palermo, Aosta, Trento e tantissime altre città stanno manifestando nello stesso istante. Ancora una volta c’è la voglia di tante donne di scendere in piazza e farlo anche con gli uomini per dire che la violenza sulle donne deve finire.

Con questa manifestazione si vuole denunciare anche l’entrata in vigore del disegno di legge Pillon?

In Italia quest’anno abbiamo parlato molto di scendere in piazza per ribadire l’importanza della libertà delle donne in un momento in cui questi diritti in Italia e nel mondo sono sotto attacco. Il disegno di legge Pillon che contestiamo, di cui chiediamo il ritiro, è sicuramente una di quelle espressioni della politica che non va incontro ai diritti delle donne. In realtà questa domanda è giusta perché è vero che si parla di violenza maschile sulle donne, intesa come qualunque forma di violenza, ma anche contro una cultura della misoginia e della violenza in generale. Quindi questa manifestazione si lega sicuramente anche a questo concetto.

Le Istituzioni sono a fianco alle donne per quanto riguarda il decreto Pillon?

Come One Billion Rising il nostro compito è quello di supportare le associazioni, centri anti violenza e associazioni femministe che operano confrontandosi con le istituzioni. Noi come soggetto ci preoccupiamo di fare cultura e sensibilizzare le persone attraverso i social media.

Avete pensato di fare una raccolta firme per chiedere il ritiro del decreto Pillon?

No, perché è una cosa di cui si stanno occupando altre realtà come l’associazione nazionale D.i.Re “Donne in Rete contro la violenza” e tutti i centri anti violenza d’Italia.

La violenza di genere è oramai diventata una piaga mondiale che affligge tutte le donne di ogni ceto sociale in maniera trasversale. Avete delle proposte in cantiere che state sottoponendo alle istituzioni?

Ci mobilitiamo in tantissime, soprattutto siamo tutte volontarie che si impegnano affinché le persone possano prendere coscienza della gravità del problema. Quello che noi proponiamo, come fanno tante attiviste, è che in Italia venga applicata la convenzione di Istanbul che prevede già quello che si dovrebbe fare in materia di violenza di genere. Su questo continuiamo a batterci e lo facciamo con i raduni che vogliono essere una informazione capillare tutto l’anno grazie alla passione di donne e uomini volontari.

La deputata Laura Boldrini come altre deputate italiane sono di supporto per far sì che vengano elaborati strumenti a sostegno delle donne vittime di abusi?

Laura Boldrini come altre politiche italiane sono a fianco delle donne quando si tratta di diritti inviolabili. In generale tutte le politiche italiane sono scese in piazza per manifestare su quello che è diventato un flagello quotidiano.

Quali sono i prossimi eventi che pensate di organizzare?

One Billion Rising è un evento annuale, lo prepariamo tutto l’anno lavorando a contatto con altre associazioni che raccoglie oltre 1 miliardo di donne in piazza. Quello che continuiamo a fare è mantenerci in contatto con altre realtà per sostenerci quando ci sono delle battaglie da fare e soprattutto comunichiamo con le nostre pagine social mettendo in rete documenti e materiale utile per dare una corretta informazione su questi temi.

Cristina Montagni

52° Rapporto CENSIS. Italiani immersi nel rancore e preoccupati del futuro

52 rapporto censisGiunto alla 52ª edizione, l’ultimo rapporto Censis 2018 ha descritto i fenomeni socioeconomici del Paese, tracciando una condizione segnata dall’attesa di un cambiamento ad una deludente ripresa sociale. Durante il dibattito sono emerse le difficoltà di un’Italia “preda di un sovranismo psichico” fino a arrivare alle tensioni che caratterizzano i nostri rapporti con l’Europa.

Nelle considerazioni generali l’istituto parla di una transizione che sta traghettando il nostro Paese verso un ecosistema di attori individuali con un appiattimento della società in cui gli italiani si dimostrano arrabbiati, insicuri e delusi dalla politica. Formazione, lavoro e rappresentanza, welfare e sanità, territorio e reti, sicurezza e cittadinanza, media e comunicazione, sono i temi discussi il 7 dicembre al CNEL da Massimiliano Valerii e Giorgio De Rita, direttore e segretario generale del Censis. 

Ristagno degli indicatori macroeconomici

Reintroduzione Valerii ha spiegato che l’Italia si trova immersa in un clima di forte ambiguità ed incertezza sociale. Ciò dipende da due profonde delusioni. La prima è che l’esaltata ripresa economica non c’è stata sebbene fosse auspicata fin dai primi mesi del 2018, la seconda si riferisce all’atteso cambiamento che in realtà non c’è stato. Al primo insuccesso, tutti gli indicatori economici hanno riportato valori negativi. Il Pil ha segnato un -0,1% dopo 14 trimestri di crescita, i consumi delle famiglie hanno toccato lo zero per cento, la produzione industriale ha registrato una flessione dello 0,2%, le export bloccate allo 0,8% hanno risentito del raffreddamento della congiuntura internazionale. Le retribuzioni dei lavoratori sono state insufficienti ad innescare l’atteso rilancio della domanda interna (0,8%), e gli investimenti sono scivolati a -1,1%. Quanto al secondo fallimento è sufficiente citare un dato. Più della metà degli italiani (56%), ha dichiarato che non è vero che le cose stanno cambiando. Quindi secondo il rapporto Censis, il rancore che gli italiani si trascinano, ha radici sociali profonde che il tempo ha trasformato in cattiveria e conflittualità latente.

Delusione, paura e mancanza di prospettive

Il processo che evidenzia l’attuale situazione è la totale mancanza di prospettive di crescita sia individuali che collettive degli individui. Il 96% della popolazione italiana con bassi titoli di studio è sicura che resterà nella stessa condizione ritenendo irrealistica la possibilità di diventare benestanti nel corso della vita. Il 63% è convinto che nessuno si fa carico di difendere gli interessi e l’identità dei cittadini. Il 70% degli italiani ha dichiarato di non volere come vicini di casa i rom, il 69% non vorrebbe persone con dipendenze da droghe o alcool, il 52% è convinto che il Governo sostenga più gli immigrati che i suoi abitanti. In totale il 63% degli intervistati è contrario all’immigrazione, contro una media europea del 52%. Per concludere i 2/3 degli italiani (circa il 67%) guarda al futuro con paura, delusione ed incertezza.

Consumi in forte calo

Se dal lato dei consumi il potere d’acquisto delle famiglie italiane è inferiore al 6,3% rispetto al 2008, la liquidità è invece aumentata del 12% nello stesso periodo, divaricando fortemente la forbice dei consumi tra i diversi gruppi sociali (le famiglie operaie hanno registrato un -1,8% in termini di spesa per consumi, mentre quelle degli imprenditori un +6,6%). Tra i consumi, vincono i beni e i servizi che suscitano un compiacimento fortemente soggettivo. Questo “setaccio” lo superano i consumi digitali (78% internet, 74% smartphone, 72% social network che nel caso dei giovani arriva al 90%), e la spesa per telefonia si è triplicata del 221%.

 L’Europa e le ragioni dello stare insieme

L’Europa non è più vista come un ponte verso il mondo ma una crepa che divide i popoli e genera il fallimento dei processi di coesione interna rispetto al ruolo geopolitico giocato a livello internazionale. Nonostante ciò, forti sono le ragioni dello stare insieme in Europa. Infatti, il 43% degli italiani pensa che l’appartenenza all’unione europea giovi all’Italia, contro una media europea del 68%.

Tra le convenienze dello stare insieme in Europa è necessario rammentare l’effetto traino che dall’Europa viene in termini di capacità d’innovazione. È deludente constatare che la spesa pubblica in Italia destinata alla ricerca e sviluppo è scesa da 10 miliardi nel 2008 a 8.5 nel 2017. L’Italia deve quindi approfittare di tutti i programmi che derivano dai fondi europei in ricerca e innovazione come ad esempio Horizon 2020. Nell’ultima programmazione sono stati assegnati 2.8 miliardi, oggi rappresentiamo il 5° paese europeo per finanziamenti ricevuti. “I veri europeisti, oggi sono i giovani” ha commentato Valerii “che però sono una generazione in “via di estinzione”. I giovani europei tra i 15-34 anni rappresentano il 23% della popolazione europea, diminuiti dell’8% nell’ultimo decennio. L’Italia si attesta su una quota di giovani più bassa (20.8%) segnalando una diminuzione nell’ultimo decennio del 9.3%.

Formazione, innovazione e occupazione per i giovani

“La soluzione da cui ripartire” ha dichiarato Valerii “è la capacità di produrre lavoro”. Nel nostro paese tra il 2000 ed il 2017, il salario medio annuo dei lavoratori è aumentato in termini reali dell’1.4%, circa 400 euro annui. Nel medesimo periodo la Germania ha registrato un aumento del 13.6%, 5 mila euro annui, la Francia è cresciuta di oltre 20 punti percentuali, circa 6 mila euro annui in più. Se nel 2000 il salario medio degli italiani costituiva l’83% di quello tedesco, nell’ultimo anno è sceso al 74%, allargando la forbice di oltre 9 punti percentuali. Negli ultimi 10 anni in Italia sono scomparsi 1 milione e 400 mila giovani lavoratori, gli occupati tra i 24-34 anni sono diminuiti del 27% e gli occupati over 55 sono cresciuti del 73%. “Questi dati” ha commentato Valerii “dovrebbero far riflettere sulla capacità del nostro Paese di generare nuove competenze in innovazione, plasmare forza lavoro capace di partecipare nell’impresa e nella pubblica amministrazione, poiché stiamo assistendo ad uno svuotamento delle classi lavoratrici più giovani”. “A seguito di questo svuotamento” ha spiegato “in 10 anni siamo passati da un rapporto di 236 giovani occupati ogni 100 anziani ad un rapporto di 99 su 100 anziani. Analizzando il segmento più istruito dei laureati, siamo passati da 249 giovani laureati occupati ogni 100 anziani, ad un rapporto di 143 su 100”. La situazione per i giovani si aggrava se esaminiamo quelli in condizione di sottoccupazione (nell’ultimo anno erano 237 mila, valore più che raddoppiato rispetto al 2011) in più è aumentato il numero di giovani costretti a lavorare part-time (650 mila nell’ultimo anno, 150 mila in più rispetto al 2011). Il nodo secondo il direttore del Censis risiede nei persistenti squilibri del capitale umano. L’Italia investe in istruzione e formazione il 3.9% del Pil rispetto al 4.7% della media europea. “Peggio di noi” ha commentato Valerii “si trovano la Slovacchia, la Romania e l’Ungheria e in più l’Italia ha un gap per numero di giovani laureati di oltre 13 punti percentuali rispetto alla media europea.

Chiusura di un ciclo e passaggio ad un ecosistema degli attori

Giorgio De Rita, ha sostenuto che non esiste una relazione diretta tra economia e sistema sociale. “Quello che è avvenuto negli ultimi anni” ha sostenuto “è il rabbuiarsi di un modello di sviluppo economico e sociale incapace di portare avanti la società italiana nel suo complesso”. Le stime Censis prevedono la chiusura di un ciclo e la crescita di un nuovo modello spinto dal basso. “Siamo difronte ad un ecosistema degli attori che ha sostituito i sistemi sociali” ha commentato De Rita “che va regolato in modo diverso in cui conta l’ambiente nel quale si realizzano i comportamenti”. “Le attuali percezioni soggettive sull’uguaglianza, cittadinanza, sicurezza per la gestione del territorio” ha detto “si realizzeranno all’interno di un ambiente chiuso che studia soluzioni a dimensioni ridotte. “Gli italiani” ha concluso il segretario “chiedono alla classe dirigente, di assumersi questa responsabilità all’interno dell’ecosistema, e per ottenere l’obiettivo, occorre riconoscere le diversità e le disuguaglianze per produrre benessere agli abitanti del proprio paese.

Cristina Montagni

 

 

Diritto alla pace. Oggi 10 dicembre la Giornata internazionale celebra 70 anni dalla Dichiarazione Universale

Dichiarazione Universale Diritti UmaniRicorre oggi il 70 esimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, che fu adottata dalle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948. Da allora, ogni anno, il 10 dicembre si celebra la Giornata internazionale dei diritti umani.

Realizzazione video di Miriana Ronchetti

L’Italia è fortemente impegnata a livello internazionale per la promozione e il rispetto dei diritti umani, nella convinzione che la tutela dei diritti inalienabili della persona e delle sue libertà fondamentali sia elemento imprescindibile per la costruzione di società inclusive e pacifiche, dunque fattore determinante di sicurezza e stabilità. Il nostro Paese conferma il proprio impegno in quanto neoeletto membro del Consiglio Diritti Umani dell’ONU per il triennio 2019-2021, con il proposito di contribuire a rafforzare l’azione delle Nazioni Unite in questo settore, ispirandosi ad un approccio inclusivo,aperto al dialogo e rispettoso delle diversità. La campagna per una moratoria universale della pena di morte, figura tra le priorità dell’azione internazionale dell’Italia in materia di diritti umani, insieme alla promozione dei diritti delle donne, dei bambini, delle persone con disabilità e dei difensori dei diritti umani, alla tutela della libertà di religione e del patrimonio culturale, alla lotta ad ogni forma di discriminazione e alla tratta di esseri umani.

In coerenza con gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile, l’Italia continuerà a impegnarsi nella difesa dei diritti umani e delle libertà fondamentali che rappresentano uno dei pilastri essenziali da cui dipendono la pace e la sicurezza nel mondo.

Come ha dichiarato il Segretario Generale António Guterres lo scorso giugno, “per ottenere una pace duratura occorre scendere in campo per i diritti umani”. Inoltre, ha ribadito l’importanza degli sforzi per il raggiungimento dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile che costituiscono uno dei pilastri fondamentali al perseguimento della pace globale. In particolare, l’obiettivo 16 “Pace, giustizia e istituzioni forti” richiama il nesso inscindibile che sussiste tra l’accesso alla giustizia, la creazione di istituzioni efficaci, responsabili ed inclusive e la costruzione della pace. “Una società pacifica” ha dichiarato Guterres “è quella che sa garantire giustizia e uguaglianza per tutti. La pace consente di creare società sostenibili e le società sostenibili contribuiscono a promuovere la pace”.

Breve storia dei Diritti Umani

diritti umaniLa Seconda guerra mondiale aveva imperversato dal 1939 al 1945, e verso la sua fine le città di tutta l’Europa e dell’Asia erano ridotte a cumuli di macerie fumanti. Milioni di persone erano morte, altri milioni erano prive di casa o morivano di fame. Nell’aprile del 1945, i delegati di cinquanta paesi si riunirono a San Francisco, pieni di ottimismo e di speranza. Gli ideali dell’organizzazione erano asseriti nel preambolo dello statuto proposto: “Noi, popoli delle Nazioni Unite, siamo determinati a preservare le generazioni future dal flagello della guerra, che già due volte nella nostra vita ha portato indicibili sofferenze all’umanità”.

Lo statuto della nuova organizzazione delle Nazioni Unite entrò in vigore il 24 ottobre 1945, data che viene celebrata ogni anno come il Giorno delle Nazioni Unite.

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948) 

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani ha fatto nascere diverse leggi e trattati sui diritti umani in tutto il mondo. Entro il 1948, la nuova Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti Umani aveva catturato l’attenzione del mondo. Sotto la presidenza di Eleanor Roosevelt (vedova del presidente Franklin Roosevelt), la Commissione decise di redigere un documento che divenne la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. La Roosevelt parlò della Dichiarazione come la Magna Carta internazionale dell’intera umanità che fu adottata dalle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948.

Nel preambolo e nell’articolo 1, la Dichiarazione proclama inequivocabilmente i diritti innati di ogni essere umano: “La noncuranza e il disprezzo per i diritti umani hanno prodotto atti barbarici che hanno oltraggiato la coscienza dell’umanità; l’avvento di un mondo in cui gli esseri umani possono godere di libertà di parola e credo, libertà dalla paura e dalla povertà è stata proclamata come la più elevata aspirazione della gente comune… Tutti gli esseri umani sono nati liberi e con uguali diritti e dignità.”

Cristina Montagni