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Visione europea del Piano Mattei al Summit Italia-Africa
A fine gennaio a Roma, presso Palazzo Madama si è tenuto il vertice “Italia-Africa. Un ponte per una crescita comune” per sostenere lo sviluppo economico dei paesi africani insieme alle istituzioni europee.

All’evento internazionale – primo dall’avvio della Presidenza italiana del G7 – hanno partecipato capi di Stato, di governo, ministri delle nazioni africane e dell’unione con le principali Organizzazioni Internazionali, a partire dall’Onu, le Istituzioni Finanziarie Internazionali e le Banche Multilaterali di Sviluppo. Le intenzioni del governo sono rafforzare i rapporti di cooperazione considerando le grandi capacità del continente, ricco di materie prime, risorse minerarie (30%), terre coltivabili (60%) e una popolazione con un’età inferiore ai 25 anni (60%).
Direttrici del Piano Mattei
Poiché l’Italia e l’Europa guardano al futuro, il governo ha presentato le linee del “Piano Mattei” che interessano istruzione-formazione, salute, agricoltura, energia e acqua. Per le iniziative sono state individuate diverse nazioni africane suddivise nel quadrante Subsahariano e Nordafricano che si potranno estendere in altri ambiti secondo una logica incrementale. Il Piano è una piattaforma aperta e prevede la collaborazione delle nazioni africane per la risoluzione e l’attuazione dei programmi. I lavori sono proseguiti con i tavoli tematici su Economic and Infrastructural Cooperation; Food Security; Energy Security and Transition; Vocational training and culture; Migration Mobility and Security Issues.
Risorse finanziarie disponibili
Il Piano conta su una dotazione di 5,5 miliardi di euro tra crediti, operazioni a dono e garanzie, di cui 3 miliardi saranno destinati al fondo italiano per il clima e 2,5 miliardi provenienti dalla Cooperazione allo sviluppo. “Queste risorse da sole non bastano” ha sottolineato Meloni “sarà necessario coinvolgere le istituzioni finanziarie internazionali, banche multilaterali di sviluppo, Unione Europea e altri Stati donatori che hanno dichiarato la loro disponibilità a sostenere progetti comuni”. Infine, entro l’anno sarà attivato uno strumento finanziario nuovo, insieme a Cassa Depositi e Prestiti per agevolare investimenti nel settore privato e concretizzare il Piano descritto.
Interventi e progetti pilota
L’Italia intende realizzare in Marocco un centro di formazione professionale destinato alle energie rinnovabili, rafforzare i legami tra il sistema scolastico italiano e quello delle nazioni africane, riqualificare le infrastrutture scolastiche, aggiornare le competenze dei docenti e accrescere gli scambi con gli studenti del nostro paese. Tra le urgenze c’è il tema della salute, e un primo intervento sarà in Costa d’Avorio per aumentare l’accesso ai servizi primari con un’attenzione particolare ai bambini, alle mamme e alle persone fragili. Un’altra azione verrà riservata all’agricoltura e la tecnologia può rendere coltivabili terre a lungo incolte. “La sfida” ha dichiarato Meloni “non è garantire cibo per tutti ma garantire cibo di qualità per tutti”, e la ricerca svolge un ruolo strategico per mantenere vivo il legame tra uomo-terra, assicurando colture e tecniche di coltivazioni moderne. La tecnologia è necessaria anche per la raccolta di dati per raccogliere informazioni sull’andamento della deforestazione, sprechi d’acqua e stato di salute delle colture. Il nostro Paese ha in mente di avviare in Algeria un progetto di monitoraggio satellitare sull’agricoltura, mentre in Mozambico è previstala costruzione di un centro agroalimentare per valorizzare le esportazioni dei prodotti locali. In Egitto -a200 km da Alessandria – si prevede un supporto per la produzione di grano, soia, mais e girasole con investimenti in macchinari, sementi e nuovi metodi di coltura. Fondamentale è il progetto in Tunisia, dove l’Italia sta intensificando le stazioni di depurazione delle acque non convenzionali per irrigare 8 mila ettari di terreno e creare un centro di formazione dedicato al settore agroalimentare. Le opere saranno orientate sulla gestione per l’accesso all’acqua, principale fattore d’insicurezza alimentare, conflitti e migrazioni. Vengono illustrati altri due progetti pilota: in Congo, l’Italia si impegnerà a costruire pozzi e reti di distribuzione d’acqua a fini agricoli, alimentati con energia rinnovabile, e in Etiopia per il recupero ambientale di aree nel risanamento delle acque, interventi tecnici messi a punto con le università locali. Ultimo pilastro del Piano Mattei si collega al clima – energia e infrastrutture annesse. L’Italia – ha sottolineato la premier Meloni – può essere un hub naturale di approvvigionamento energetico per l’intera Europa, e l’obiettivo è possibile se si usa l’energia come leva di sviluppo per tutti. “L’interesse del nostro Paese” ha aggiunto “è sostenere le popolazioni africane a produrre energia secondo le proprie necessità, esportare in Europa quote in eccesso per creare ricchezza nel continente, e all’Europa garantire nuove rotte di fornitura energetica”. Tra le attività viene indicato l’intervento in Kenya per lo sviluppo della filiera dei bio-carburanti che impegnerà 400 mila agricoltori entro il 2027. Per la realizzazione del Piano sarà necessario il supporto del sistema Italia, a partire dalla cooperazione allo sviluppo, e del settore privato per l’impiego di tecnologie avanzate. Il successo del programma garantisce alle giovani generazioni a non abbandonare le proprie terre, e questo è un modo per affrontare le cause alla base dell’emigrazione con il lavoro, formazione e percorsi migratori legali.
Politica estera centrale per un ponte Italia – Africa

Per la politica estera italiana, l’Africa è una priorità, e per essere al centro dell’agenda internazionale occorre un dialogo tra pari con l’Unione Europea. L’apertura dell’ambasciata italiana in Mauritania – ha spiegato Tajani – mostra l’interesse verso questo continente, e anche la diplomazia economica guarda agli scambi commerciali aprendo 3 uffici a Dakar, Nairobi e Lagos. SACE e SIMEST – società che sostengono le aziende negli investimenti all’estero – stanno rafforzando gli strumenti delle imprese per investire in Africa, e Cassa Depositi e Prestiti aprirà filiali in Marocco, Egitto e in Africa subsahariana. Inoltre, il Ministero degli Esteri insieme a Simest ha disposto un pacchetto di finanziamenti di 200 milioni di euro, e la Cooperazione allo Sviluppo ha destinato 2 miliardi di euro per salute, istruzione e sicurezza alimentare. “L’Italia”, ha detto il ministro “è pronta a fornire il proprio know-how costituito da 4 milioni di piccole e medie imprese; dalle filiere di eccellenza nel comparto agro-industriale, energia, infrastrutture fisiche e digitali, ai saperi in campo scientifico, tecnologico e spaziale per scopi agricoli”. Per Tajani la stabilità dell’Africa è connessa all’Italia e all’Europa, a partire dai flussi migratori, dove occorre intensificare il dialogo tra paesi di origine, transito e destinazione delle popolazioni migranti. Per questo l’Italia ha chiesto il coinvolgimento dell’Unione Europea, con l’impegno di creare lavoro a partire dalle joint venture tra imprese italo-africane nella trasformazione di materie prime. Per quanto riguarda le migrazioni, il governo ha aumentato le rotte legali portando a 450mila i permessi di lavoro in tre anni, puntando sulla formazione e sulle borse di studio che il Ministero ha messo a disposizione creando un ponte fra l’Italia e il continente africano.
La visione europea del Piano Mattei

“Quando l’Africa prospera, l’Europa e il mondo prosperano”, questo il messaggio di Roberta Metsola alla plenaria del vertice, sottolineando che il Piano Mattei è una visione europea. Il programma suggerisce un cambio di paradigma, una collaborazione da perseguire altrimenti altri se ne avvantaggeranno. Interscambi commerciali e investimenti possono creare posti di lavoro per una crescita inclusiva, rispetto dei diritti umani e buona governance. “Il mondo sta cambiando, l’emergenza climatica e il ritiro delle acque richiedono uno sforzo unitario; quindi, solo una solida partnership ci può trasportare verso una nuova interdipendenza internazionale che necessita una collaborazione fra le parti”. L’Europa e l’Africa sono da tempo alleate, e la cooperazione ha portato importanti investimenti; tuttavia, occorre anche ricordare i successi e le lacune per dare slancio agli investimenti in istruzione, salute e sicurezza alimentare. Questo approccio è necessario, poiché l’africa ha tutte le potenzialità per essere la prossima potenza economica e pioniera nelle tecnologie dove emerge come destinazione turistica. D’altra parte, l’Europa ha la sfida delle forniture di energia, e l’Africa può essere fornitore di energie verdi e rinnovabili, a partire dalle materie prime e le terre rare. Per concludere l’Africa e l’Europa hanno interessi comuni sulla sicurezza che si legano alle reti di scambi commerciali e il compito di rafforzare le connessioni con il mondo intero.
Saldi i principi del diritto internazionale. Sicurezza, pace e prosperità

“Siamo di fronte a crisi della natura e ambiente, della tecnologia, dell’intelligenza artificiale e la messa in discussione dei principi del diritto fondati su norme e valori, insieme alle tensioni del Mar Rosso, conflitto Russo-Ucraino e guerra israeliano-palestinese”. “Occorre” ha detto Charles Michel “mantenere saldi i principi del diritto internazionale e della cooperazione che sono un faro per le azioni future, e la visione del Piano Mattei è sollecitare una partnership tra pari, i cui cardini si basano su sicurezza, pace e prosperità”. L’Unione africana ha disegnato l’agenda di libero scambio, e l’Europa può intervenire sulle infrastrutture e nei settori economici essenziali per soddisfare le speranze delle popolazioni. Infine – ha detto – occorre risolvere il problema migratorio riflettendo sulle cause degli esodi, e parallelamente sostenere le migrazioni legali per contrastare i trafficanti di esseri umani. In conclusione, ha ribadito la necessità dell’aumento delle risorse provenienti dal settore privato, maggiori finanziamenti della Banca Mondiale e più inclusività.
Programmi di scambio per destini e interessi comuni

“E’ il momento di rinnovare la collaborazione tra l’Africa e l’Europa poiché esistono destini e interessi comuni come i cambiamenti climatici, energie pulite, forza lavoro da formare alle nuove professioni, bloccare la perdita di vite dovuta a flussi migratori illegali” così ha dichiarato Ursula von der Leyen. Il Piano Mattei ha aggiunto si integra con il Global Gateway europeo; nello specifico ricorda che il piano d’investimenti per l’Africa è stato di 150 miliardi di euro. È convinta che la collaborazione tra Africa, Europa e Italia può fare la differenza nel settore dell’energia e clima, istruzione, competenze professionali e migrazione. Per l’energia e clima, ha sottolineato che solo il 2% degli investimenti in energia pulita sono arrivati all’Africa, e considerato il potenziale del continente, ciò è scoraggiante perché mancano le infrastrutture. Con il Global Gateway – ha detto la presidente della CE – è possibile portare energia pulita a 100 milioni di persone producendo benefici all’economia del continente con le entrate delle esportazioni. A riguardo ha ricordato che sono iniziati i lavori per costruire i primi cavi sottomarini per collegare il Nord Africa all’Italia e al Sud Europa. Poi rammenta che con la nuova banca all’idrogeno si creeranno posti di lavoro per la sicurezza energetica sia per l’Africa che per l’Europa. Altro elemento che si collega al Global Gateway è la costruzione di conoscenze locali, e l’Europa è impegnata a formare competenze in Ruanda, Ghana, Senegal, Kenya e Namibia per la produzione di idrogeno. L’Italia ha un ruolo fondamentale e più di 50 università italiane hanno programmi di scambio con una controparte africana, come l’università di Parma che sta coordinando il progetto Erasmus per formare le competenze sulle energie pulite in Africa. Sono stati anche finanziati programmi per l’alta velocità, per la trasmissione dati nei paesi nord africani (Marocco, Algeria, Egitto) che con altre università avvieranno ricerche sulle sponde del mediterraneo.
Offerta di qualità nei paesi a medio – basso reddito

“Questo vertice” ha sostenuto Assoumani “è un’occasione per rafforzare i legami tra Italia e Africa; una cooperazione fondata sul rispetto e interessi condivisi”. L’Italia, ha spiegato il presidente dell’Unione africana, ha un ruolo importante in più di 20 paesi con imprese ed investimenti per oltre 24 miliardi di euro dal 2018. “L’augurio” ha dichiarato “è che possa realizzare le attività del Piano, e grazie alla presidenza del G7, possa stimolare gli investimenti e migliorare l’offerta di infrastrutture di qualità nei paesi a medio-basso reddito”. Il Summit – ha detto Assoumani – può stimolare attività in grado di assorbire il gap nelle infrastrutture fisiche, digitali, sanitarie, resilienza al clima e crescita economica dell’Africa. In particolare, sono fondamentali gli scambi economici per una cooperazione benefica tra le parti, fondata su interessi reciproci, anche per limitare i flussi migratori e incoraggiare nuovi partner a rafforzare la sicurezza alimentare, garantire la trasformazione dei sistemi di produzione agricola e stimolare finanziamenti in favore della cooperazione internazionale allo sviluppo. Infine, ha segnalato la questione della riforma del sistema economico mondiale per favorire un modello di cooperazione fondato su partnership benefiche, e tra i temi che verranno affrontati al G7, si discuterà della riforma della governance internazionale, volta all’equità e inclusività, poiché secondo Assoumani per una crescita economica sostenibile occorre la pace e la stabilità nel mondo.
Partenariato fondato su libertà e consenso

Moussa Faki si augura che con l’Italia alla guida del G7, possa intensificare la partnership con l’Africa, sottolineando che la collaborazione con l’Unione africana si fonda sulla libera scelta del partenariato per conservare ognuno le proprie diversità; un partenariato fatto di libertà e consenso. L’altro principio riguarda i vantaggi reciproci; l’Africa si impegna ad avere un rapporto equilibrato per arrivare a vantaggi condivisi e proficue collaborazioni future. Ricorda che il continente si estende per 30 milioni di kmq, 4 miliardi di abitanti e ingenti risorse naturali e i temi più urgenti sono la sicurezza, ambiente, sanità, mobilità, tecnologia, finanziamento allo sviluppo, integrazione, questioni di governance mondiali senza tralasciare gli ostacoli dovuti all’alimentazione, infrastrutture e digitalizzazione. Queste criticità, come l’elevato debito, derivano dagli effetti del cambiamento climatico, dalla crescita del terrorismo, dall’instabilità politico-istituzionale e deficit nei finanziamenti. L’Italia, ha aggiunto, è la principale rotta dei flussi migratori, e l’Africa nel condividere questa preoccupazione si dice pronta a trovare una soluzione al fenomeno. Ha poi evidenziato che la maggior parte delle migrazioni è costituita da giovani in piena forza lavoro, e questo è un dramma che indebolisce la dignità del continente; quindi, ha aggiunto che la partnership sarà limitata finché non si arrivi ad una modifica del modello di sviluppo in modo strutturale. La soluzione al problema migratorio è trasformare in prosperità le aree di povertà, e l’Africa ha l’ambizione di andare verso un nuovo modello di partenariato che possa aprire la strada verso un mondo più coerente evitando di costruire barriere ostili.
Africa zona di libero scambio: sfide dell’Agenda 2030

Il continente africano, ha spiegato Amina Jane Mohammed, ha grandi possibilità, ma il panorama geopolitico sta cambiando ed occorre un impegno diverso affinché si concretizzino le potenzialità del continente come proposto nel Piano Mattei. Gli impegni assunti negli ultimi dieci anni si sono aggravati per l’incapacità di riprendersi dalle crisi del clima, Covid, Ucraina, Israele, Gaza. Quanto ai progressi dell’Agenda 2030, il continente è in ritardo; solo il 15% degli obiettivi potranno essere soddisfatti e ciò è un insuccesso. Senza una forte spinta, le prospettive del continente su energie pulite e rinnovabili, non faranno dell’Africa una centrale di energia pulita a livello globale. La questione dipende dallo sviluppo sostenibile, dalla costruzione d’infrastrutture resilienti, dai sistemi alimentari, sanitari e investimenti in istruzione e formazione per i giovani. Il deficit finanziario – ha affermato – sta crescendo e molti paesi non hanno fondi per affrontare le sfide future. La via da seguire è stata tracciata dal vertice dello scorso anno, in cui i leader globali hanno approvato lo stanziamento di 500 miliardi di euro per concentrare le energie in settori chiave e creare un continente quale zona di libero scambio. L’Italia è impegnata a sostenere settori strategici come la digitalizzazione, in cambio l’Africa conta di costruire partnership con le istituzioni finanziarie come la banca africana di sviluppo per far sì che si realizzino i progetti tracciati con la commissione africana sull’agenda 2063; un impegno di lungo periodo come tracciato nel Global Gateway europeo. L’augurio è che l’Italia al G7 coinvolga altri paesi insieme alle agenzie dell’ONU ospitate dal governo italiano. Gli investimenti privati e le istituzioni internazionali devono impegnarsi affinché i paesi africani possano ottenere risorse dalla Banca Mondiale, dal Fondo monetario Internazionale per la riduzione della povertà, e politiche capaci di attrarre aziende sotto la protezione delle istituzioni pubbliche per una partnership pubblico-privato. “A sostegno dello sviluppo sostenibile” ha concluso Amina Jane Mohammed “l’Africa deve avere un approccio nuovo e il vertice ONU a settembre può essere una tappa decisiva”.
Saluti del Presidente del Senato, Ignazio La Russa, il Presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni. A seguire gli interventi del Vicepresidente del Consiglio dei Ministri e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani; del Presidente dell’Unione Africana, Azali Assoumani; del Presidente della Commissione dell’Unione Africana, Moussa Faki; del Presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola; del Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel; del Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen; del Vice Segretario Generale dell’ONU, Amina Jane Mohamme.
Cristina Montagni
UNITE TO ACT. Ispirata e dinamica la nuova campagna delle Nazioni Unite sugli SDGs dell’Agenda 2030
Global Week to #Act4SDGs è la mobilitazione globale che si terrà durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dal 15 al 25 settembre per manifestare ai leader del mondo che le persone sono pronte ad agire sugli obiettivi di sviluppo sostenibile. I principali focus di quest’anno si concentrano su clima, pace, uguaglianza di genere, inclusione e sistemi alimentari sostenibili.

Ispirata e dinamica è l’azione UNITE TO ACT sugli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite per un futuro a zero emissioni entro il 2050, richiama il mondo alla consapevolezza, responsabilità e tempestività nel raggiungimento degli SDG dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. La campagna lanciata attraverso i canali multimediali è entrata nel vivo nonostante la comunità internazionale segnali ritardi preoccupanti nell’attuazione degli SDG. Infatti, secondo l’ultimo SDG Progress Report, il 50% della popolazione mondiale è lasciata indietro nel perseguimento degli obiettivi e più del 30% degli SDGs è “congelato” o addirittura regredito.
“UNITE TO ACT fa appello ai partner del mondo affinché contribuiscano a spingere sugli SDG nella vita reale di tutti”, così ha dichiarato Marina Ponti, Global Director della UN SDG Action Campaign. “Le attuali sfide trascendono dalla singola persona, governo o organizzazione; siamo impotenti come singoli individui, ma insieme siamo più forti”.
La campagna sfrutta le risorse social media open-source invitando individui, organizzazioni, settore pubblico e privato ad unirsi ad un cambiamento definitivo e sostenibile per il SDG. L’attività promuove lo strumento digitale ACTIVATOR che può essere utilizzato per comunicare l’impegno nei confronti degli SDG registrando la propria azione sulla mappa globale della UN SDG Action Campaign. Nel 2022, sulla piattaforma Global Map sono state registrate oltre 140 milioni di azioni e per il 2023 si prevede il superamento di 150 milioni di interazioni. L’azione viene supportata anche dall’attivazione di UN Act Now e da un App digitale che accompagna verso un duraturo cambiamento sostenibile agli SDG.

Con questa mobilitazione le Nazioni Unite stimoleranno una rete di oltre 1.700 partner di tutto il mondo per impegnarsi sugli SDG in vista del prossimo vertice delle Nazioni Unite previsto a New York a settembre. Infatti, dal 15 al 25 settembre partiranno meeting e giornate di sensibilizzazione globali insieme ai partner chiave in occasione della settimana globale per #Act4SDGs sollecitando i leader mondiali ad un futuro sostenibile per tutti.
“Con questa campagna si crede nella capacità degli uomini di trascendere dalle divisioni per unirsi e agire verso un futuro sostenibile per tutti”, ha concluso la signora Ponti. “L’iniziativa vuole essere un appello rivolto ai responsabili del cambiamento del mondo affinché si facciano avanti, si uniscano e prendano una netta posizione verso un futuro pienamente sostenibile”.
Cristina Montagni
SMART HUMAN CITY. Analisi FIDAPA BPW ITALY per un futuro inclusivo ed economicamente sostenibile
Fidapa BPW Italy e la Consigliera di Parità della Città Metropolitana di Roma, Gianna Baldoni, l’8 giugno nella seicentesca dimora storica di Villa Altieri, hanno condiviso forti valori comuni al convegno “Pillole di coscienza collettiva: innovazione etica per l’abitare sostenibile”.

Un’occasione per pianificare i futuri effetti socio-economici in una città complessa come Roma, punto di riferimento per i cittadini che la abitano. A Roma, la Consigliera di Parità svolge infatti un ruolo cruciale per raggiungere la parità di genere con la promozione di buone prassi, formazione e informazione, guardando in particolare alle discriminazioni nei luoghi di lavoro con il controllo delle quote nelle amministrazioni locali.
La città un laboratorio di rigenerazione umana

Al seminario, curato da Rossella Poce, rappresentante FIDAPA BPW Italy, LEF Italia, sono intervenute studiose/i in vari campi dell’architettura, scienza, economia, sociologia e comunicazione per tracciare un nuovo sapere critico in grado di sostenere un sistema produttivo inclusivo ed economicamente sostenibile coinvolgendo le giovani donne negli studi scientifici. I relatori hanno ragionato sulla centralità della città – perno della vita delle persone – non solo come spazio in cui vivere, ma territorio intorno al quale costruire l’identità di un individuo. Identità che cresce all’interno di un laboratorio di rigenerazione umana dove interagiscono relazioni umane, parità di genere, benessere degli individui, scienza e innovazione. Dal confronto sono emersi spunti su come recuperare un sano principio etico e come la città si può trasformare in un contenitore di energie per giungere ad una vita sociale meno precaria grazie alla costruzione di nuove regole per vivere meglio.
Visioni e strategie per il benessere delle persone
La tendenza all’urbanizzazione delle popolazioni è in crescita anche in paesi meno sviluppati dove si concentra l’80% della popolazione mondiale. Nel 2018 un rapporto delle Nazioni Unite stimava che nel 2050 il 70% della popolazione mondiale avrebbe popolato le città: l’Italia ha raggiunto questo traguardo grazie alla forte correlazione tra popolazione urbana e PIL pro-capite. Lo scenario conduce quindi ad una visione diversa nella costruzione di una città sostenibile, orientata al benessere e alla qualità della vita delle persone. L’obiettivo per una città sana e solidale è attuare interventi orientati alla tutela ambientale, all’innovazione, alla sostenibilità economica, all’inclusione sociale e alla partecipazione attiva dei cittadini; giovani e donne. Occorre un approccio multidisciplinare ed un piano strategico per le città metropolitane che oltre a dotarsi di un networking tra politiche pubbliche e scienza, ha necessità di un uso più efficace dell’intelligenza artificiale per coniugare crescita economica, inclusione, equità e tutela ambientale. Affrontare le sfide globali significa investire in competenze per trasformare il futuro; e nel progettare le città è imprescindibile il lavoro delle donne che devono essere sostenute con strumenti di conciliazione vita-lavoro ed attrarre talenti femminili stimolando le carriere STEM a forte caratterizzazione scientifica e tecnologica.

Coscienza collettiva e sensibilità, skills per riscattare lo spazio pubblico
I cittadini sono gruppi di persone che esercitano i loro diritti attraverso la cittadinanza e nell’abitare un luogo appare chiaro il concetto di libertà e diritto. Coscienza collettiva, consapevolezza e sensibilità sono skills che servono per formare una cives. La sostenibilità perde dunque efficacia se non c’è la componente umana, elemento vitale insieme alle relazioni sociali per la crescita della città. Il concetto di città agile deve quindi includere la parola human e trasformarsi in smart human city in grado di relazionarsi con gli altri. Essa ha l’obiettivo di riscattare lo spazio pubblico, luogo nel quale riversare desideri e sogni in uno spazio aperto. Per concludere responsabilità e interdisciplinarità devono convivere affinché la città evolva nella convinzione che le “masse” muovendosi orientano umori, sentimenti e criticità.
Sostenibilità non è solo una questione di impatto
È possibile pensare alla città come una struttura conservativa fatta di energia e guidata da “animali sociali” che per sopravvivere si trasforma in habitat. La seconda e terza struttura conservativa è costituita dalla tecnologia e dall’umano; riferimento per le organizzazioni di tutti gli habitat e di tutte le città. Oggi, parlare di sostenibilità non è solo una questione di impatto, significa analizzare il fenomeno su tre parametri: habitat, tecnologia ed essere umano dove in futuro sarà necessario raggiungere un punto di equilibrio fra questi elementi.
Modello circolare unico cambiamento possibile

Ragionare su modelli di produzione di spesa significa concentrare l’attenzione su tre direttrici: regole di comando e controllo che provengono dalla società, incentivi alla spesa pubblica che definiscono modelli di produzione di spesa e promozione della responsabilità sociale provenienti dal basso. Occorre pertanto chiedersi qual è il compito dell’innovazione etica e come perseguire il benessere sociale, economico ed ambientale per raggiungere l’equità intergenerazionale. Ciò è possibile solo promuovendo un ‘economia circolare capace di sostenere modelli di spesa etici (standard di qualità, tipo di prodotto, prossimità al consumo, innovazione negli stili di vita, etc). Questa innovazione diventa etica solo se riesce ad incidere sulla sostenibilità impattando positivamente sul benessere degli individui. Tra le sfide dell’Agenda 20-30, la lotta al cambiamento climatico (Goal 13) è il settore che desta maggiore preoccupazione; occorre perciò analizzare i settori responsabili (agricoltura, mobilità, energia) ed affrontare l’innovazione etica applicando modelli di produzione di spesa delle famiglie per contrastare il cambiamento ambientale. I futuri sistemi di consumo dovranno ispirarsi al modello circolare e l’innovazione etica offrirà a famiglie e imprese processi di produzione e spesa responsabili.
Progetto “Una città per bambini e bambine” UCBB. Testimonianza della città a misura di bambino

Il progetto “Una città per bambini e bambine”, realizzato da un gruppo di professionisti a Settimo Torinese durante la pandemia, ha analizzato la città attraverso gli occhi dei giovani (14-17 anni) spesso esclusi dai processi decisionali. I ragazzi diventano riferimento per una città aperta alle esigenze di tutti. Diverse le motivazioni per realizzare l’indagine: approfondire l’evoluzione delle città, capire come nel tempo hanno perso la caratteristica di luoghi di incontro, sia in termini di autonomia di movimento che opportunità di crescita attraverso il gioco. In breve dalla testimonianza emerge con forza l’ascolto dei giovani; solo loro possono cambiare il paradigma e sviluppare all’interno della comunità una maggiore sensibilità coinvolgendo istituzioni e forze produttive di un territorio.
Cristina Montagni
Relatori al convegno:
Consigliera di Parità della Città Metropolitana di Roma Gianna Baldoni, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare Lucia Votano, Presidente IN/Arch Triveneto Lucia Krasovec-Lucas, Epistemiologo, Direttore scientifico LIS Università Federico II Alessandro Ceci, Presidente Fondazione Simone Cesaretti, Gian Paolo Cesaretti, Progetto “Una città per bambini e bambine” Aquilina Olleia.
Interventi istituzionali:
Presidente Nazionale FIDAPA BPW-Italy Fiammetta Perrone, Presidente del Distretto Centro di FIDAPA BPW Italy Anna Maria Turchetti, Presidente LEF Italia Maria Ludovica Bottarelli Leali, Commissione parità di genere OAR Ilaria Olivieri, Coordinatore Nazionale IN/Arch Beatrice Fumarola, Rappresentante FIDAPA BPW-Italy – LEF Italia Rossella Poce
BIO: Fidapa BPW Italy è un movimento di opinione indipendente, senza scopo di lucro, composto da 11mila socie in Italia e appartenente alla International Federation of Business and Professional Women. È costituito da donne senza distinzione di etnie, orientamenti politici e valorizza nella società le competenze delle donne con varie attività sociali e culturali per contrastare le disuguaglianze e le disparità di genere che sorgono durante le attività. Le associate, presenti in 300 sezioni, insieme alle rappresentanti dei vari distretti sono attive al Parlamento Europeo e in varie organizzazioni internazionali ponendosi a difesa delle donne per combattere ogni forma di discriminazione.
Phygital sustainability Expo 2021. La moda verso un modello circolare 100% sostenibile
Inaugurato a luglio al complesso archeologico dei Mercati di Traiano, il primo evento mondiale italiano dedicato alla transizione ecosostenibile della moda e design. Phygital sustainability Expo 2021, manifestazione coordinata dalla SFIS – Sustainable Fashion Innovation Society, nasce per sensibilizzare i consumatori ad acquistare moda etica e sostenibile, garantire la tutela del lavoratore, pensare al pianeta e ad una filiera produttiva virtuosa.

L’iconica kermesse ha ospitato 32 brand tra aziende italiane e straniere, piccole imprese artigiane, enti, istituzioni, aziende, associazioni e federazioni che hanno sottolineato le connessioni tra moda, politica, ambiente, salute e finanza sostenibile, insieme alle start–up ed esperti di prodotto e di processo. A fine evento ogni brand ha presentato il capo più iconico della propria collezione affermando quanto in futuro il settore moda dovrà presentarsi più sostenibile e circolare.
Moda sostenibile con uno sguardo al sociale
Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia ha anticipato di aver depositato una mozione parlamentare per inserire nel PNRR (piano nazionale di ripresa e resilienza) quote di investimenti e defiscalizzazioni per le aziende che intendono ridurre la percentuale d’inquinamento nel settore moda. Antonio Franceschini di Federmoda ha sottolineato che il manifatturiero italiano è la spina dorsale del Paese con 60 mila aziende a livello nazionale e oltre 500 mila addetti dove nel 2019 ha fatturato 97 miliardi di euro raggiungendo il secondo posto del PIL nazionale. Federmoda ha presentato all’UE un documento in cui vengono puntualizzati i temi della sostenibilità, riciclo, uso e smaltimento con una attenzione soprattutto al green. “La sostenibilità” ha detto “deve guardare al sociale, al rispetto del lavoro su tutta la filiera produttiva, agganciarsi ai valori etici e portare tali valori all’attenzione dei giovani”. Federmoda infine ha realizzato il format “cucire, tramare, ordire, tessere, formare, etica”, un vademecum rivolto ai giovani per spiegare cosa c’è dietro al mondo della moda. “Con il PNRR” ha concluso “è possibile rilanciare progetti legati alla formazione, ricostruire un bacino di competenze, tramandare la storia del settore e rilanciare l’artigianato italiano fatto di piccola imprenditoria.
La salute umana a rischio per patologie legate all’ambiente

Antonio Giordano specialista in genetica dei tumori ha denunciato che il 90% delle patologie dell’umanità sono legate all’ambiente. “Ogni forma di vita” ha sostenuto Giordano “a contatto con materiali tossici (amianto, benzopirene, metalli pesanti e diossina) tendono a trasformarsi; non è un caso che l’aumento di patologie in zone altamente inquinate è molto grave.
Associazioni e organizzazioni unite per difendere i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile
Il WFP Italia (World Food Programme Italia) supporta nel mondo attività umanitarie dell’ONU. “L’organizzazione” ha spiegato Sanasi “opera da oltre 60 anni in Italia, salva la vita a 100 milioni di persone, tra questi 18 milioni di bambini in 80 paesi nel mondo tra Asia, Africa e America Latina” ed è soprattutto impegnata nell’obiettivo 2 e 17 dell’agenda 2030 per rilanciare il partenariato tra i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile. “La moda” ha sostenuto Sanasi “riveste un ruolo centrale nel settore produttivo e nella diversificazione dei settori merceologici in varie parti del mondo”. “Il concetto di sostenibilità oltre ad avere una forte connotazione economico sociale deve porre l’individuo al centro dello sviluppo, così la finanza e l’industria devono essere al servizio “dell’uomo e non viceversa”.
La missione del WWF (World Wide Fund for Nature) commenta Alessandra Prampolini è vivere in un mondo in cui l’uomo possa essere in sintonia con la natura. L’organizzazione da anni persegue obiettivi ambiziosi; arrestare la perdita della biodiversità e prevenire il calo di specie animali nel mondo. Il settore della moda, in questo senso, è legata alla natura per due motivi: si ispira ad essa come forma d’arte e incide sull’ambiente nelle diverse fasi di produzione; dall’approvvigionamento di materie prime, ai processi dei prodotti, per arrivare alla destinazione finale del manufatto. “Questi passaggi” dice Prampolini “impattano sull’ambiente: sfruttamento del suolo, acqua, cambiamento climatico che nascono dai materiali sintetici”. Il WWF ritiene quindi che tutto il settore moda debba lanciare un messaggio ai consumatori e soprattutto ai giovani per acquisti chiari e consapevoli.
Angelo Del Favero di Ethic▪et spiega che su richiesta delle aziende tessili ha creato un marchio di certificazione privato, oggi di certificazione europeo che garantisce la tracciabilità di sostanze chimiche pericolose e informa i consumatori sui rischi di salute del prodotto finale. “Nel settore tessile” ha detto Del Favero “vengono utilizzate più di 8mila sostanze chimiche e il compito dell’associazione è vigilare durante le fasi di lavorazione, dalla materia prima al prodotto finito”.
L’ASVIS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) nasce per promuovere i 17 obiettivi dello sviluppo sostenibile dell’agenda 2030. “Oggi” dice Lo Iacono “è nata una nuova consapevolezza perché la sostenibilità non deve essere un lusso. Per questo occorre cooperare con istituzioni, imprese e società civile, per evitare i rischi ambientali e sociali legati alle catene di fornitura, cogliere le opportunità di business, dalla mobilità sostenibile alla riqualificazione delle energie rinnovabili”.
Cristina Montagni
Alleanza Italia – Stati Uniti sulla sostenibilità urbana nel quadro degli eventi organizzati dalla Nobel Foundation
L’Italia – come già anticipato in un mio precedente articolo – presiede il Summit del G20 a Roma il 30 ottobre e sarà impegnata su tre focus primari: “People, Planet, Prosperity”. È sul tema “Pianeta” che si intreccia il nostro futuro, un filo che lega le persone con la prosperità.
Per concentrarsi sulle persone e garantire prosperità, abbiamo bisogno di prenderci cura del pianeta, sviluppare attività per un mondo sicuro, sostenibile ed inclusivo. Raggiungere i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile è fondamentale e la cooperazione globale sulla sostenibilità urbana è un tema più che mai rilevante. Infine, ricordo che l’Italia oltre alla presidenza del G20 sarà anche co-presidente nella COP26, momento unico per collaborare con i principali partner, promuovere l’agenda sui cambiamenti climatici e protezione ambientale.
Nel quadro di queste ambizione aspettative, l’Ambasciata d’Italia a Washington, insieme alla Nobel Foundation e alla National Academy of Sciences, il 28 aprile ha ospitato il webinar “Smart Cities and New Green Solutions“, dedicato allo sviluppo di città intelligenti, rivolte all’individuo, con l’obiettivo di migliorare nel tempo la salute dei sistemi umani ed ecologici del pianeta. L’evento coincide inoltre con il 160° anniversario delle relazioni diplomatiche fra Italia e Stati Uniti, la co-presidenza italiana della COP26, nonché la Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo. L’incontro online è stato dibattuto da esperti di alto spessore intellettuale e scientifico che hanno illustrato ognuno le proprie ricerche, condividere raccomandazioni e raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030.
Il seminario è stato aperto dalla dott.ssa Marcia McNutt, presidente dell’Accademia Nazionale delle Scienze degli Stati Uniti, dalla dott.ssa Maria Cristina Messa, ministra dell’università e della ricerca, dall’Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti, Armando Varricchio e ospite d’onore il Dr. Stanley Whittingham, direttore del NorthEast Center for Chemical Energy Storage della Binghamton University, vincitore del Premio Nobel 2019 per la Chimica.

La ministra Messa ha sottolineato che la presenza di migliaia di ricercatori italiani nei centri di ricerca degli Stati Uniti è un principio importante per rafforzare il processo di internazionalizzazione del nostro Paese. Aggiunge che occorre lavorare in maniera serrata per favorire collaborazioni – che da una parte valorizzino e supportino coloro che rappresentano l’Italia all’estero e dall’altra consentano a coloro che sono impegnati in progetti di ricerca in Italia avere condizioni migliori – per essere competitivi in settori innovativi come la transizione digitale ed ecologica. “Partecipare al Nobel Prize Summit con un evento italiano sulle Smart Cities verdi” ha detto “è un segno della volontà e capacità del nostro Paese di condividere idee e portare soluzioni utili per affrontare insieme la sfida della sostenibilità a livello globale”.

Il nostro Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti, Armando Varricchio, ha spiegato che la cooperazione scientifica e tecnologica è sempre stata un punto di forza nell’alleanza strategica tra Italia – Stati Uniti ed occorre continuare questa sinergia in tutti i campi, comprese le tecnologie emergenti per il clima, grazie agli oltre 15 mila ricercatori italiani presenti negli USA. Nelle parole del Primo Ministro Mario Draghi al recente Climate Summit – ha proseguito Varricchio – “gli impegni sul clima che prendiamo nel 2021 possono diventare determinanti per affrontare il cambiamento climatico nel prossimo decennio e oltre. Vogliamo agire ora, per non pentircene dopo”.

La tavola rotonda è stata moderata da Alexander Kaufman, senior reporter sul clima all’HuffPost. Tra gli esperti sono intervenuti: Dr. Chris Greer, Senior Executive for Cyber-Physical Systems, National Institute of Standards and Technology, Department of Commerce, Dr. Debra Lam, Managing Director for Smart Cities and Inclusive Innovation, Institute for People and Technology, Georgia Tech’s Institute, Dr. Carlo Ratti, Director of Senseable City Lab, MIT. Dr. Paola Malanotte-Rizzoli, Professor of Physical Oceanography, MIT.
Cristina Montagni

