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Rappresentanza delle donne e l’impegno della European Women’s Lobby alle elezioni di giugno 2024
Sostenere il ruolo delle donne nella famiglia, lavoro, economia, finanza e salute, sono le direttrici della Lobby Europea delle Donne (LEF-Italia) che da tempo ha avviato un dialogo con gli europarlamentari per tradurre in legge le istanze provenienti dal basso vigilando affinché l’iter legislativo raggiunga un reale riscontro nei singoli paesi.

LEF-Italia ha tracciato un piano ratificato a Bruxelles con la vigilanza degli europarlamentari italiani che avranno l’incarico di promuovere il nostro Paese in sede europea. Per raggiungere gli obiettivi, la Lobby Europea ha definito fino al 2026 un pacchetto di proposte per equilibrare la rappresentanza femminile in una prospettiva di europa democratica e inclusiva, nonché offrire una visione dei contesti sociali, politici ed economici per rendere vincolante una legge europea anche nei paesi in cui la donna è poco valorizzata.

All’incontro del 13 novembre presso l’ufficio di collegamento in Italia del Parlamento Europeo, si è discusso del patto della Lobby, attività per contrastare la violenza di genere e giungere ad una direttiva contro la violenza domestica e violenza contro le donne. L’evento, primo di futuri altri incontri e coordinato dalla presidente della LEF-Italia Rossella Poce, ha accolto i contributi dell’On. Beatrice Covassi del gruppo S&D, l’On. Francesca Peppucci del gruppo PPE, l’esperto di politiche di genere Dott. Maurizio Mosca, l’avvocata Titti Carrano dell’associazione D.i.Re, Ziva Modiano Fischer responsabile per gli enti esterni della ADEI-WIZO, Oria Gargano presidente della Cooperativa Sociale BeFree, Maria Ludovica Bottarelli segretaria generale della Lef-Italia.
Informare e promuovere la mission della lobby europea delle donne

(a destra) M. Ludovica Bottarelli, Segretaria Generale Lef-Italia- Osservatorio EWL
La lobby europea delle donne nasce nel 1990 ad opera di vari coordinamenti, e quello italiano si sviluppa per la lungimiranza politica di alcune donne che hanno anticipato la conferenza mondiale delle Donne di Pechino. Da qui la piattaforma Lef Italia sostiene le politiche di genere dell’UE proponendo le questioni femminili in un linguaggio comunitario. La costruzione della lobby definisce una base minima di priorità sulla quale si indirizza il consenso dei membri che deve essere esente da ogni condizionamento ideologico; una politica femminile al disopra di ogni schieramento politico e partitico. L’azione di lobbying e l’inserimento delle questioni di genere negli ambiti della vita civile e sociale hanno un approccio strategico, manifesta una posizione chiara e contribuisce allo sviluppo e al dialogo civile europeo rafforzando l’elemento della rappresentatività. Infine, come ha sottolineato Bottarelli, le azioni della European Women’s Lobby hanno la capacità di tradurre in linguaggio politico le istanze delle donne e ponendo la stessa EWL uno fra gli interlocutori più credibili nelle istituzioni europee in materia di pari opportunità.
L’impegno delle donne alle prossime elezioni europee

Siamo alla vigilia di un appuntamento cruciale; sei mesi dalle elezioni europee che sarà un banco di prova per tutte le donne. Così Beatrice Covassi richiama alcuni obiettivi dell’Unione Europea sottolineando che l’Unione rappresenta ancora un buon indirizzo per le donne rispetto a quelle che vivono in altri Paesi del mondo. Il principio di parità e trattamento salariale, riconosciuto nei trattati dalla nascita dell’Unione ha sempre affermato l’uguaglianza tra i sessi, e nel tempo si sono aggiunte politiche per affermare questo principio, anche se l’Italia è lontana dalla piena occupazione. L’Unione richiama a politiche per contrastare la violenza contro le donne, quelle per riequilibrare i tempi di cura e lavoro per entrambi i sessi e politiche prettamente sociali. Covassi osserva che in Italia il divario retributivo è una realtà, un gap salariale uomo-donna del 12% nell’UE per stesse funzioni, ma l’Italia ha il record del basso tasso di occupazione femminile; 10% sotto la media europea e il 54% rispetto l’intera Europa, dietro di noi Malta che non è impattante come il nostro Paese. I dati hanno anche confermato che durante la pandemia c’è stato un incremento della disoccupazione femminile dovuto al maggior carico di lavoro nella cura dei figli e famiglia, persone con disabilità, anziani, etc. Questi effetti hanno prodotto disagi per molte donne, quelle impiegate soprattutto in lavori precari che hanno visto peggiorare la condizione economica; mentre con lo smartworking e la digitalizzazione ci si attendeva una equa distribuzione del lavoro di cura che non c’è stata e i vecchi stereotipi sono rimasti inamovibili. L’europarlamentare ha fatto riferimento al digitale e l’intelligenza artificiale sottolineando che le italiane sono ancora “fanalino di coda” nelle discipline STEM, poche le ragazze impegnate in queste materie come specialiste in tecnologia e cybersicurezza: in Italia, solo il 2% degli esperti è donna. Covassi sottolinea la necessità di cogliere queste opportunità, incentivare la formazione professionale per essere protagoniste nella futura transizione digitale e ambientale. Queste transizioni impatteranno nel modo di produrre e lavorare, sarà quindi necessario sviluppare la presenza femminile nelle materie scientifiche. “La questione è determinante” ha dichiarato “perché se non siamo noi quelle che decidono gli algoritmi o studiano gli impatti sociali e l’economia verde, il futuro non ci apparterrà e sfuggirà una leva importante di potere per modificare il mondo e creare una società più equilibrata e sostenibile”. Un altro tema cui fa riferimento riguarda la direttiva sul Gender Pay Gap che dovrà essere implementata dagli stati membri entro il 2026 dove occorrerà monitorare l’andamento affinché venga recepita dal nostro ordinamento. C’è poi la questione della salute femminile che riguarda la medicina di genere, poiché come ha affermato Covassi, i test sui farmaci sono effettuati sulla popolazione maschile ed è provato che i risultati producono effetti negativi sul corpo delle donne. Gli studi sulla medicina di genere saranno determinanti perché con l’intelligenza artificiale, la possibilità di mappare il genoma umano e la medicina personalizzata, ci sarà l’opportunità di esercitare un diritto alla salute adattandolo alle esigenze delle donne. Covassi commenta che le elezioni europee si svolgono in un momento in cui si registra una forte crisi della democrazia per l’aumento dell’astensionismo oltre il 40%, due conflitti militari (Ucraina e Medio Oriente), crescita delle diseguaglianze economiche, effetti pandemici non ancora risolti; perciò, è importante una maggiore presenza di candidate sostenute da programmi attinenti alle esigenze femminili. Conclude infine sulla necessità di sensibilizzare associazioni e federazioni sul voto europeo e lavorare su un manifesto da proporre a candidate con obiettivi precisi da seguire nei prossimi mesi.
Strategie sulle parità di genere
Ambire ad una maggiore presenza femminile nei contesti decisionali non basta, occorre una visione ampia, una proposta politica femminile che passi attraverso il dialogo maschile; quindi, l’attribuzione di quote può rivelarsi un mezzo per garantire una maggiore rappresentanza femminile. Se si guardano i dati dell’ultimo Global Gender Gap Report, emerge come l’Italia ha peggiorato il livello di partecipazione politica passando dalla 40esima posizione alla 64esima e in particolare il paese ha registrato un progressivo deterioramento rispetto alcuni indicatori; sanità, qualità del lavoro e segregazione professionale in cui il nostro paese detiene un primato negativo quanto ad occupazione femminile. Così anche il rapporto ASVIS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) conferma un peggioramento sull’accesso al reddito, occupazione e formazione nelle materie STEM. Per rilanciare le politiche femminili – in un’ottica di lungo periodo – sarà necessario impegnarsi sulle strategie nella parità di genere e proporre un dialogo con chi è sensibile su queste materie, ma soprattutto la lobby delle donne dovrà assumersi la responsabilità di dare un senso alle politiche nazionali ed europee sottese alle donne.
Interventi per abbattere stereotipi e pregiudizi

La cooperativa sociale Befree attiva nel nostro territorio per contrastare fenomeni di tratta, violenze e discriminazioni, grazie al supporto di operatrici ed esperte, sostiene le vittime di soprusi, abusi, maltrattamenti, traffico di esseri umani e violazioni dei diritti umani. Queste situazioni ha dichiarato Oria Gargano non sono casuali, si manifestano perché esiste un minus delle donne sul piano politico, economico, lavorativo e nella rappresentatività che si traducono in effetti sistemici. La cooperativa svolge un ruolo di trasformazione e le modalità di rigenerazione passano per l’advocacy in grado di aumentare le connessioni in ambito politico e sviluppare proposte con commissioni ad hoc. Befree partecipa anche ai shadow reporter (rapporti ombra) dove a fronte di varie convenzioni, la società civile è chiamata ad elaborare un contro rapporto rispetto a quanto viene prodotto dai governi generando un balance tra ciò che i governi fanno ed il vissuto della società civile. Gargano afferma che molte donne non si rivolgono ai centri antiviolenza e ciò mostra quanto la società tende a farle sentire responsabili del proprio fallimento. Molto c’è da fare, ad esempio agire sulla narrazione, abbattere stereotipi e pregiudizi; infatti, i tribunali ancora oggi assumono atteggiamenti sospetti sulla moralità della donna che ha subito violenza. Per concludere occorre intervenire sugli status sociali delle donne e contemporaneamente studiare le radici profonde dei problemi per sconfiggere i malesseri della nostra società.
Diritti dei minori e donne vittime di violenza

D.i.Re – donne in rete contro la violenza – membro della piattaforma Lef Italia, gestisce in Italia centri antiviolenza e case rifugio con 87 associazioni e 100 centri antiviolenza. “I centri antiviolenza” ha spiegato Carrano “vanno oltre l’accoglienza, sono il motore di un cambiamento culturale che dialoga con politici italiani, internazionali e Nazioni Unite”. L’Osservatorio sulla vittimizzazione secondaria nasce nel 1997, due anni dopo la piattaforma di Pechino, dove gli Stati si erano impegnati a contrastare la violenza contro le donne ed è costituito da 35 donne provenienti da 29 paesi con specifiche competenze sul tema. Tra i compiti dell’Osservatorio c’è un lavoro di advocacy che individua le lacune legislative dei paesi per intervenire sulle criticità. All’interno di esso esistono attività di prevenzione sulla violenza e nell’ultimo anno ha esaminato la proposta che è in fase di discussione. La bozza di direttiva promossa l’8 marzo 2022 dalla Commissione Europea, venne adottata dal PE e dal Consiglio per costruire una normativa ad hoc considerando che non era stata esaminata da nessun atto legislativo a livello di Unione. Sul tema, sempre a marzo del 2022 la Presidente Ursula Von Der Leyen espresse la volontà di combattere la violenza maschile contro le donne quale obiettivo della strategia della parità di genere 2020-2025. La direttiva si realizza fissando criteri minimi e lasciando agli Stati la flessibilità di regolare la materia secondo le specificità dei singoli sistemi legislativi. Le misure configurano il reato secondo diverse forme di violenza: reato di stupro per assenza di consenso, mutilazioni genitali femminili, diverse forme di violenza online, rafforzamento dell’accesso alla giustizia per le vittime, attenzione alla protezione, riconoscimento dei servizi specialistici dei centri di violenza e case rifugio, prevenzione della violenza attraverso azioni di sensibilizzazione. Alla luce dei negoziati in UE, la lobby europea ha una funzione di pressione affinché gli Stati giungano all’approvazione della direttiva. Nel corso dei negoziati è emerso un elemento critico sul reato di stupro definito dall’art.5 della direttiva, dove in riferimento alla Convenzione di Istanbul, si individua l’atto sessuale non consensuale, affermando che il consenso debba essere prestato volontariamente dalla donna. Nonostante le valutazioni della Convenzione di Istanbul, pochi Stati hanno modificato la normativa interna, tra cui l’Italia che definisce il reato in base alla coercizione, forza e minaccia. La direttiva garantisce l’integrità sessuale della vittima adottando una visione comune dello stupro basato sul mancato consenso. Anche il PE per le libertà civili e dei diritti delle donne ha migliorato la proposta specificando che il consenso può essere revocato anche per atti futuri. Il testo amplia la nozione di stupro e questo è un passaggio storico perché l’azione degli stati membri sarà oggetto di controllo da parte della Commissione e dalla valutazione del GREVIO (esperti indipendenti nominati dal Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e violenza domestica). In breve, il Consiglio UE vorrebbe sopprimere l’art.5 dalla direttiva, svuotandone il significato, in particolare Francia e Germania stanno facendo opposizione ritenendo che il reato di stupro non rientri tra le competenze dell’Unione a differenza del reato di tratta degli esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale.
Rilevazione sistematica dei procedimenti sulla violenza sessuale e stupro
I dati sui procedimenti giudiziari in Italia sono di difficile interpretazione, manca una rilevazione sistematica e una disaggregazione per genere, soprattutto emerge dai dati del ministero della Giustizia 2019-2021 che il 50% dei procedimenti sulla violenza sessuale e stupro vengono archiviati, i tassi di condanne (1000 l’anno) sono bassi rispetto ai reati effettivi che sfiorano i 7 mila l’anno dove sono radicati gli stereotipi e pregiudizi (oltre il 40%) secondo un rapporto Istat del 2019. La cultura dello stupro in Italia è forte anche tra gli operatori del diritto, magistrati, consulenti, operatori socio-sanitari e nelle aule di giustizia la protagonista del processo è la donna che viene giudicata dai comportamenti, abitudini, costruendo una narrazione distorta che pone al centro la vita della donna. L’ideologia dello stupro mira ad occultare il dolore delle donne e l’impunità degli aggressori assolve alla funzione di controllo alimentando un sentimento di paura su tutte le donne. L’attenzione si sposta quindi sulla sicurezza, sulle fasce di marginalità, dimenticando che il fenomeno è trasversale e misure repressive non producono una diminuzione del fenomeno. Tutto ciò alimenta una cultura basata sull’emergenza dove la matrice dello stupro sta nel sessismo, nella violenza e in una cultura che non riconosce la soggettività delle donne.
Cristina Montagni
“Innovazione Sostantivo Femminile 2019”. La Regione Lazio punta sull’empowerment femminile
Il bando “Innovazione Sostantivo Femminile 2019” alla sua 4° edizione, presenta delle novità sul concetto d’impresa femminile. Ad illustrarne le fasi, il 25 settembre presso la sede di Confcooperative Roma, esperti della Regione Lazio hanno chiarito che è possibile finanziare un’impresa con una donna a capo di essa.
È sufficiente che nel consiglio di amministrazione, l’amministratore unico sia donna per chiedere i contributi alla partecipazione. Da un punto di vista dei contenuti, l’avviso introduce elementi in una logica dell’empowerment femminile verso le discipline STEM (discipline scientifiche e tecnologiche), dall’altra riduce il concetto d’innovazione, perché vengono valutati processi innovativi con soluzioni ICT (tecniche d’informazione ed elaborazione dati con l’uso di tecnologie digitali). Per valorizzare la progettualità delle donne, il Fondo messo a disposizione dalla Regione Lazio, ammonta ad 1 milione di euro e la call è aperta dal 11 settembre 2019 fino al 12 novembre 2019.
Chi può partecipare
L’avviso è rivolto alle micro, piccole e medie imprese (MPMI) in forma singola, libere professioniste equiparate alle imprese, anche se non ancora costituite alla data di presentazione della domanda, o libere professioniste con partita IVA che hanno sede nel territorio della Regione Lazio.
Le imprese femminili devono rispettare i seguenti requisiti:
- la libera professionista è donna;
- l’impresa individuale il cui titolare è una donna;
- la società di persone, società cooperativa e studio associato dove la maggioranza dei soci è costituita da donne o la maggioranza delle quote di partecipazione è detenuta da donne;
- la società di capitale in cui la maggioranza dei componenti dell’organo di amministrazione è costituita da donne o la maggioranza delle quote di capitale è detenuta da donne;
- i consorzi composti dal 51% o più da imprese femminili
Progetti ammessi
Nel valorizzare lo sviluppo delle imprese femminili, la Regione Lazio, sostiene i seguenti progetti:
- Innovazione dei processi produttivi aziendali con l’uso di tecnologie digitali e processi robotizzati intelligenti;
- Innovazione di prodotti e/o servizi digitali;
- Innovazione guidata dal design e creatività. Ovvero studiare sistemi di fabbricazione digitale con l’uso di tecnologie a supporto dei processi produttivi (stampa 3D, prototipazione rapida etc);
- Innovazione organizzativa e manageriale. Uso di tecnologie per memorizzare, elaborare, ed archiviare dati in modalità multilingua, impiegando risorse hardware e software distribuite in rete sfruttando l’architettura del Cloud computing (realtà aumentata, data mining, IoT (Internet of Things), web 2.0, social media, eCommerce, new media, editoria digitale, sistemi di tracciabilità per autenticare prodotti e ottimizzare i processi logistici);
- Sistemi innovativi per comunicazioni strategiche e strumenti di marketing digitale;
- Sistemi di eco-innovazione per migliorare le performance aziendali nella produzione di prodotti (macchine a controllo numerico) che in termini di sicurezza e sostenibilità riducono l’impatto ambientale con una diminuzione di risorse di energia e acqua;
- Safety-innovazione. Progetti capaci di elevare la sicurezza nei luoghi di lavoro inclusa l’introduzione di tecnologie utili all’inserimento lavorativo delle persone con disabilità.
Il Fondo, l’aiuto e il contributo concesso

La dotazione finanziaria di 1 milione di euro attinge dal POR FESR 2014-2020 – Asse 3 Competitività. Una quota del fondo, 200 mila euro (20%), è riservata alle imprese localizzate nei territori individuati come Aree di Crisi Complessa della Regione Lazio (Colleferro, Rieti, Frosinone, Anagni e Fiuggi). Un contributo a fondo perduto (sotto forma di aiuto) è destinato in regime di De Minimis. Con il De Minimis vengono concessi piccoli importi che non superano i 200mila euro o in alternativa vengono erogati in regime di esenzione. In particolare, con il De Minimis è possibile ottenere alte percentuali di copertura finanziaria per bassi importi, mentre in regime di esenzione gli aiuti sono più elevati ma la copertura è più bassa, ciò dipende dall’ampiezza dell’azienda (micro, piccola, media o grande) che va dal 15 al 30%, solo in alcuni casi raggiunge il 50%. Il contributo a fondo perduto si riferisce ad una quota compresa fra il 50 ed l’80% e la scelta è stabilita dall’azienda per importi fra i 15 e i 40mila euro. A riguardo l’azienda è tenuta a presentare una rendicontazione dettagliata (fatture di acquisti di beni). In aggiunta all’importo richiesto si può inserire un 15% forfettario (da non rendicontare) che vale per i costi del personale impiegato nel progetto. Significa che se l’azienda presenta un piano d’investimenti di 20mila euro e aggiunge il 15% (23mila euro in totale) può chiedere il 50% su 23mila euro. Quindi presentando un piano d’investimenti, l’azienda anticipa 20mila euro più IVA (a carico dell’azienda) rendicontando le spese e dopo 6 mesi, verrà restituito l’importo che ammonta a 11.5mila euro. A quel punto l’azienda avrà 9 mesi per realizzare il progetto.
Costi ammissibili
I costi da rendicontare non potranno superare il 20% dell’intero importo e le voci di spesa ammesse sono:
Investimenti materiali: acquisto di attrezzature, strumenti e sistemi nuovi di fabbrica, dispositivi, software, applicativi digitali e strumentazione aziendale;
Investimenti immateriali: acquisto di brevetti, licenze, o altre forme di proprietà intellettuale; canoni per servizi erogati in modalità Cloud computing, software e sistemi applicativi integrati e connettività dedicata; consulenze specialistiche per l’acquisizione di servizi ICT; costi del personale a forfait che si riferiscono alle risorse impiegate dalle MPMI per realizzare il progetto.
Compilazione del formulario e gestione delle domande
Per partecipare occorre accedere alla piattaforma GeCoWEB dal sito http://www.lazioinnova.it. Da qui è possibile reperire i formulari ed inviare la candidatura, dopo aver compilato i box tecnici, al portale GeCoWEB e alla posta certificata incentivi@pec.lazioinnova.it.
Per la documentazione è attiva la pagina Lazio Innova.
Cristina Montagni
Donne 4.0: la sfida vincente delle donne nell’era delle reti e dello smart working

Si è tenuta lo scorso 18 luglio presso la Camera di Commercio di Roma, nella sala del Tempio di Adriano, la Conferenza annuale di Confassociazioni dedicata ad un asset strategico del mercato del lavoro: “Donne 4.0” nell’era delle reti e dello smart working. I lavori, coordinati da Angelo Deiana e Federica De Pasquale, rispettivamente presidente e vice presidente alle Pari Opportunità di Confassociazioni, hanno visto la presenza di numerosi esponenti del mondo della politica, dell’economia e delle Istituzioni. Fra i partecipanti Veronica De Romanis, docente di economia della Stanford University, Noemi Di Segni, presidente UCEI, Unione Comunità Ebraiche Italiane, Irmgard Maria Fellener, vice ambasciatore di Germania, Stefano Parisi, leader Energie per l’Italia, Maria Pia Camusi, direttore Rete Imprese Italia, Monica Parrella, ufficio di Parità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Tiziano Treu, presidente CNEL e Maurizio Sacconi, presidente Associazione Amici di Marco Biagi.
La rivoluzione delle donne e i futuri fattori competitivi
“Bisogna raggiungere una leadership culturale in tutti i settori possibili. Leadership culturali per trovare un senso durevole in un futuro in cui dovremmo essere quello che non siamo mai stati: azionisti e non obbligazionisti del Paese”. Ne è convinto Angelo Deiana, presidente di Confassociazioni, affermando che la rivoluzione non sarà la tecnologia, ma le donne, vero motore per la ricostruzione etica del mondo produttivo del Paese Italia. “Dal 70 ad oggi”, ha precisato, “2 posti su tre sono stati creati per le donne, ma sarà nell’era 4.0, che daranno prova di molteplici fattori competitivi vincenti”. Nei prossimi 10 anni, ha sostenuto Deiana, l’Istat ha calcolato che tra i 5 e i 7 posti di lavoro, saranno sostituiti da macchine. L’80% delle attività professionali o rutinarie, ha aggiunto, verranno rimpiazzate dall’intelligenza artificiale, solo il 20% delle funzioni “sofisticate” saranno prodotte da due fattori: competenze verticali (problem solving complesso) e soft skills (quello che le macchine non sanno fare). Le donne, definite multitasking, dimostrano una naturale capacità di fare rete e generare modelli interdipendenti (lavoro, famiglia, affetti, cura dei parenti, etc.). Con la crescita dello smart working, si apre un mondo legato alle politiche di conciliazione e di compensazione sui tempi di vita e di lavoro. “Un provvedimento su cui è necessario lavorare” ha spiegato Deiana “è mettere la maternità a carico della fiscalità generale. Finché esisterà il deterrente per cui sarà più conveniente assumere un uomo piuttosto che una donna, avremo due conseguenze: meno Pil e meno tasso di natalità. Con un tasso di occupazione femminile “congelato” al 48,8% si potrebbero utilizzare i finanziamenti stabiliti dai datori di lavoro, lo 0,30% per la formazione di fondi interprofessionali”. Secondo stime del centro studi della Confederazione, sarebbero sufficienti tra gli 8 e i 10 miliardi di euro l’anno, ma con un’occupazione al 60% si guadagnerebbe un punto percentuale di Pil l’anno, circa 17 miliardi di euro. “Un investimento che nel breve periodo avrebbe ricadute positive in termini occupazionali, demografici e previdenziali e nel lungo proteggerebbe dalla povertà le future generazioni di pensionate” ha concluso Deiana.
Per approfondimenti consulta anche la Position Paper Conferenza Annuale di Confassociazioni
Opportunità delle donne per creare un futuro sostenibile
Secondo Riccardo Alemanno, per migliorare la qualità della vita delle donne occorre che il lavoro autonomo e dipendente, abbia margini di miglioramento. “Per chi fa impresa, soprattutto se è donna” ha ribadito “l’onere è sradicare una mentalità maschilista, riportarla sulla sfera del lavoro e offrire pari opportunità a coloro che hanno voglia di lavorare ed intraprendere”. Per Federica De Pasquale, la conferenza ha rappresentato una vera rivoluzione per chi segue il mondo delle pari opportunità da oltre 20 anni. “L’evento” ha concluso “conferma la capacità di analizzare il mondo lavorativo delle donne oltrepassando il concetto di leadership al femminile o di difesa delle quote rosa”. Le pari opportunità non rappresentano solo una questione di legittimità, ma di puro pragmatismo. “In un’era in cui la demografia è in caduta libera” ha commentato la Fellner “l’economia ha bisogno di mantenere la capacità d’innovare e creare un futuro sostenibile. Il futuro delle economie globali non dipende dal potere, ma dal grado d’istruzione e dalla capacità di pensare fuori dagli stereotipi”. La formazione delle donne italiane è elevata, ha concluso l’ambasciatrice, il 63% possiede un diploma contro l’80% degli uomini, il 21,5% consegue una laurea contro il 15,8% dei colleghi uomini.
La condizione italiana ed europea sui tassi di occupazione femminile
L’economista Veronica De Romanis, ha commentato che le donne per decidere devono contare nei processi decisionali. Nelle istituzioni sono sottorappresentate, e nel contratto di governo addirittura eliminate, se ne parla solo in termini di mamme o pensionate, non esiste mai la relazione donne-lavoro. Secondo l’Eurostat, l’Italia è ultima in termini di crescita 1,3%, contro 1,9% della Grecia, il 2,2% del Portogallo, il 2,8% della Spagna e del 5,4% dell’Irlanda. Nella classifica europea per tassi di occupazione siamo penultimi, 10 punti in meno nell’area euro, un gap che aumenta di 14 punti per l’occupazione femminile. In sintesi, poche donne lavorano rispetto ai partners europei e in più con offerte di lavoro di bassa qualità. In aggiunta, l’Eurostat con la pubblicazione degli ultimi dati sul part-time involontario, ha annunciato che l’Italia compare al secondo posto dopo la Spagna, ciò potrebbe incidere sulle pensioni future, materializzando un esercito di anziane povere. Anche l’Inps (Istituto nazionale della previdenza sociale), a fronte di un tasso di occupazione femminile invariato fino al 2040, stimerebbe minori entrate pari a 42 miliardi di euro. “Tra il 2014 e il 2017, le risorse pubbliche sono state male allocate” ha spiegato la De Romanis “zero spending review, taglio di investimenti per oltre 5mld di euro, flessibilità per oltre 42mld di euro inutilizzati per fare riforme”. E le riforme che occorrerebbe effettuare”, secondo il parere dell’economista, “dovrebbero riguardare la formazione nella scuola e nell’università, investimenti in politiche attive e politiche a sostegno della famiglia”, sottolineando che la spesa pubblica in Italia è collocata sotto il 2% contro il 3,5% della Francia. Gli interventi a costo zero, che ha suggerito la docente, riguarderebbero l’introduzione in maniera forzata delle quote rosa nei Cda, l’inserimento delle aliquote agevolate per sollecitare il lavoro femminile e l’istituzione di un tetto per incentivare le donne ad entrare nelle istituzioni.
Un futuro incerto con scarse prospettive di crescita nell’economia 4.0
Secondo Stefano Parisi il tema del lavoro femminile è correlato alla produttività. L’Italia dimostra di essere un paese immobile, incapace di costruire un modello in grado di fornire adeguati servizi rispetto gli attuali. “Per mettere in moto l’economia” ha sostenuto “è necessario che la donna sia competitiva sul mercato del lavoro con una formazione più tecnica”. Per Sacconi, il lavoro dipendente e autonomo necessita di garanzie e tutele perché porta con sé fragilità impossibili da governare autonomamente. Lo smart working si misurerà per obiettivi ed ogni lavoratore e lavoratrice dovranno aumentare le proprie abilità per restare costantemente occupabili. “Di fronte a percorsi di lavoro discontinui” ha dichiarato “il sistema previdenziale contributivo non è realizzabile, tuttavia sia le tutele alla maternità che la cura delle persone con disabilità, dovrebbero essere a carico della fiscalità generale. Maria Pia Camusi ha ricordato che le donne imprenditrici rappresentano il 54% sul totale degli imprenditori, al pari delle professioni intellettuali e non ordinistiche. Secondo il politecnico di Milano, l’8% degli occupati lavora nella smart working, mentre per l’Istat gli occupati nel digitale si attestano al 3% con una caduta delle imprenditrici al 19%. “Quindi nell’economia 4.0” ha sostenuto la Camusi “sono poche le donne impiegate nella robotica e nella progettazione, nelle figure chiave si trovano in una posizione di nicchia e ciò che gli viene offerto è limitato alle soft skills, ruoli confinati alle pubbliche relazioni, alla mediazione e all’organizzazione”. “In sintesi” ha spiegato la Camusi “è necessario incidere sull’educazione, da un lato indirizzando le bambine delle scuole primarie allo studio delle materie scientifiche (STEM), poi insistendo sulla formazione continua quando la donna è imprenditrice”. Per la Parrella, le donne nonostante le competenze nei settori scientifici e tecnologici, non trovano sbocchi lavorativi/professionali per gli stereotipi di genere che derivano dall’infanzia e per un contesto sfavorevole nella scuola che le vede meno portate per le materie scientifiche. In Italia la percentuale di impiegate nelle ICT (Information and comunication technology) è bassa, circa il 13,8%. “Il dipartimento delle pari opportunità” ha spiegato “tra il 2017 e 2018, ha stanziato risorse per 318 campi estivi gratuiti in tutta Italia per le scuole elementari e medie rivolti alle materie scientifiche e tecnologiche a cui hanno collaborato importanti università italiane”. Per la Bagni Cipriani, la discriminazione principale che le donne subiscono sul posto di lavoro è legata alla scelta della maternità. Il 24,4% delle neomamme italiane viene licenziata dopo il primo figlio e la prima causa di dimissioni (2017 circa 30mila donne) non è la mancanza di asili nido, ma l’assenza di servizi a supporto della maternità. “Le donne all’inizio della carriera fanno scelte lavorative residuali” ha sostenuto la Cipriani “consapevoli di occupare posti con scarse prospettive di carriera”. Per controllare tali distorsioni, ha concluso la consigliera, il Ministero del Lavoro dovrebbe applicare la norma europea già in vigore dal 2016 e recepita in Italia nel 2017, che prevede sanzioni per contrastare la segregazione professionale e settoriale di genere.
Cristina Montagni
Donne, media e tecnologie: quale futuro nell’era digitale?
I media possono influenzare l’opinione pubblica, strutturare l’informazione, le ICT permeano ogni livello e area della società, hanno un potenziale considerevole per promuovere l’empowerment femminile. In Europa, solo il 9% degli sviluppatori, il 19% dei capi nei settori della comunicazione e il 20% dei laureati in informatica e nuove tecnologie, sono donne. Nel servizio pubblico dell’Unione europea la rappresentanza delle donne risulta bassa, sia nelle posizioni strategiche e operative di alto livello (36%) che nei consigli di amministrazione (33%). In generale, nei mezzi di comunicazione solo il 37% delle notizie è riportato da donne, una situazione che non è migliorata negli ultimi dieci anni; le donne sono per lo più invitate a fornire un’opinione popolare (41%) o un’esperienza personale (38%) e raramente sono citate in qualità di esperti (soltanto nel 17% delle notizie).

In occasione della Giornata Internazionale della donna, l’Ufficio del Parlamento europeo in Italia ha scelto di portare all’attenzione del pubblico queste tematiche con un dibattito dal titolo “Donne, media e tecnologie -quale futuro nell’era digitale?”. L’incontro organizzato lo scorso 9 marzo dall’Ufficio del Parlamento europeo in Italia, insieme al Sakharov Prize Network del Parlamento europeo e in collaborazione con l’Associazione Donne e Tecnologie, ha visto come protagoniste dell’evento: Asma Kaouech, Sakharov Fellow, attivista e blogger tunisina, Fanni Raghman Anni Association; Valentina Parasecolo, giornalista RAI e blogger; Micaela Romanini, associata Donne&Tecnologie, vicedirettrice della Fondazione Vigamus (Video Game Museum).
Le protagoniste del dibattito
Alessia Gizzi, giornalista RAI TG3 PIXEL ha introdotto il tema dell’era digitale e della rappresentanza femminile nei media con una frase davvero significativa: “La donna non va rispettata, non è una specie protetta, la donna è un essere umano pari all’uomo, ha gli stessi ruoli e soprattutto lo stesso spazio di movimento”.
Il responsabile dell’ufficio di collegamento in Italia del Parlamento europeo, Pier Paolo Meneghini pone l’attenzione sull’importanza delle testimonianze, dello storytelling, e rivolge un augurio alle nuove generazioni sperando in un futuro che possa dare spazio e voce alle donne anche in ambiti manageriali.
Asma Kaouech, 25 anni e avvocato, fondatrice dell’Ong “Fanni Raghman Anni”, che significa “Artista nonostante me”, è stata testimone di come la tecnologia abbia fatto da trampolino di lancio per la rivoluzione tunisina del 2011. L’attivista parla della sua esperienza toccante e parte dalla visione di una società di eguali senza discriminazioni. Si racconta partendo da quella che è la sua grande ispirazione: la rivoluzione tunisina. Spiega con voce commossa la situazione della donna nei Paesi arabi e mette in evidenza quanto sia difficile sradicare alcune ideologie dalle menti dei gruppi tradizionalisti. Lei, come tanti altri, ha cominciato la rivoluzione con Facebook, unico media digitale accessibile dalla popolazione tunisina perché piattaforme come Youtube sono vietate dal regime Ben Ali.
Grazie ai nuovi media, in questo caso ai social media, Asma e gli attivisti tunisini sono riusciti a coinvolgere la popolazione nella lotta per le pari libertà e opportunità, perché le donne tunisine – ma in generale i tunisini – di ogni età e gruppo di appartenenza, sono in primis “human beings”. Attualmente Asma utilizza approcci alternativi basati sull’arte e sulla cultura per difendere e sostenere i diritti umani principalmente nelle regioni sfavorite. L’organizzazione “Fanni Raghman Anni”, da lei diretta, sta lavorando nel campo della prevenzione e del contrasto all’estremismo violento in Tunisia, aumentando la resilienza dei giovani, delle donne e delle comunità locali utilizzando il concetto di patrimonio culturale. Asma spiega quanto sia importante l’educazione familiare, quanto i genitori possano fare la differenza nell’educazione dei propri figli e soprattutto delle proprie figlie, perché ci sono altre cose oltre al matrimonio. Esistono le idee, le opportunità di viaggiare, avere un buon lavoro e conoscere nuove persone. A chiusura del dibattito su tecnologia e futuro, Asma ha posto il problema tunisino nella difficoltà di accesso ai laptop o agli smartphone da parte delle donne a causa dei costi elevati e come nel settore della comunicazione le donne sono considerate “complementi d’arredo”. Ma avverte, “il futuro dipende da noi. Non possiamo arrenderci. Non abbiamo scelta”.
La giornalista Valentina Parasecolo, co-fondatrice de ilbureau.com, consulente web per Rai Cultura e autrice per il programma Community di Rai Italia, spiega la sua esperienza personale nel mondo del lavoro e dei media con grande entusiasmo. Concentra la narrazione sulla figura della donna soprattutto nel mondo del lavoro e sulla difficile conciliabilità legata all’essere di sesso femminile. Incita le giovani a non rinunciare alla propria identità e alla maternità per il lavoro e invita i giovani a non arrendersi mai, a fare ricerche ed essere sempre aggiornati perché le opportunità ci sono, basta sapere dove “pescare”!
Micaela Romanini, Vice Direttrice di Fondazione VIGAMUS, Event Director di Gamerome, nel suo intervento presenta l’associazione Women&Tech nata nel 2009 da un’idea di Gianna Martinengo. La Martinengo si occupa principalmente di valorizzare il ruolo delle professioniste nel settore dei media e della tecnologia mettendo insieme tantissime donne provenienti dal settore STEAM. La Romanini evidenzia l’assenza completa della figura femminile nei ruoli manageriali nei settori con i quali ha collaborato. Invita quindi le ragazze a non scoraggiarsi perché nel settore del videogioco non bisogna essere un “nerd” ma si può aspirare ad una carriera diversa da quella del game designer o del programmatore.
